Aldo Del Monte

(NPG 1979-01-25)

 

Mons. Aldo Del Monte è il presidente della Commissione Episcopale per la dottrina della fede, responsabile della elaborazione del «Catechismo dei Giovani». Egli è quindi la persona più indicata per suggerire alla comunità ecclesiale italiana il significato e gli obiettivi di questo documento.
Questa intervista, rilasciata esplicitamente alla nostra rivista, ci aiuta a collocare concretamente l'invito a «prepararci» per questo importante evento ecclesiale.

 

La pubblicazione del Catechismo dei Giovani è un evento ecclesiale che interessa i giovani di tutta la comunità cristiana. Cosa può significare in concreto questo avvenimento per le nostre comunità? Cosa per i giovani italiani, compresi coloro che non si riconoscono direttamente nelle nostre comunità?

Il Catechismo dei Giovani si inquadra nel piano dei cinque catechismi previsti dal rinnovamento della catechesi in Italia, già portato a quasi completa ultimazione, e che nella sua globalità costituisce indubbiamente uno dei fatti ecclesiali più rilevanti nella chiesa italiana del post-concilio. Se non vado errato è un fatto senza precedenti, che una Chiesa si sia sforzata di rivivere il magistero di un concilio traducendolo fedelmente in vari catechismi destinati alle varie età dell'uomo. Pure essendo molteplici costituiscono nel loro insieme un unico libro della fede, che vorrebbe sorreggere il lungo itinerario di crescita spirituale che accompagna il cristiano in tutto l'arco della vita.
In questo panorama globale di rinnovamento della catechesi stanno uscendo contemporaneamente, per la consultazione e la sperimentazione, il Catechismo dei Giovani e il Catechismo degli Adulti. Anche preso in se stesso il Catechismo dei Giovani costituisce per il nostro paese un singolare avvenimento ecclesiale. È vero che è destinato a tutta la comunità cristiana, perché continuiamo a credere che qualsiasi catechesi, per essere efficace, debba avere come soggetto l'intera comunità. Ma gli interlocutori diretti sono i giovani; e questo gesto della Chiesa di rivolgersi ai giovani per una presentazione specifica del mistero di Cristo è indubbiamente un fatto eccezionale. Credo che lo sarebbe per tutti i tempi: difatti nella storia sono rarissimi gli esempi di catechismi destinati solamente ai giovani (cfr. «Christiani hominis Institutum» di Erasmo). Ma rimane veramente singolare che in un momento culturale come il nostro, dove i giovani sono immersi nell' occhio di un ciclone che appena ora sembra avviarsi ad una attenuazione, l'Episcopato italiano abbia deciso di iniziare un colloquio diretto con loro, al di sopra del frastuono di tutti i messaggi, con un gesto di impegno e di fiducia quale risulta il catechismo dei giovani.
Che cosa significa? Come fatto ecclesiale significa una riconferma dell'atteggiamento di evangelizzazione col quale la Chiesa intende portare Cristo nel cuore della nostra storia; nei rapporti coi giovani cristiani, rappresenta un incoraggiante invito a credere nella via dell'evangelizzazione per costruire un mondo nuovo; per quelli che non si riconoscono ancora nelle nostre comunità, è uno stimolo fiducioso al confronto di tutti i messaggi più attuali con quello di Cristo, apparentemente il più antico, ma probabilmente il più rivoluzionario per la creazione di una nuova società.

Il Catechismo dei Giovani ha già una lunga storia. Dalle prime ipotesi di un catechismo per i giovani al testo attuale, è passato quasi un decennio: i giovani sono cambiati. Come si inserisce nella scelta della evangelizzazione, a cui la CEI ha chiamato tutta la comunità ecclesiale italiana? I nuovi stimoli offerti dalla condizione giovanile, i suoi problemi e drammi, sono stati presenti nella scrittura del Catechismo?

In effetti la storia del Catechismo dei Giovani conta perlomeno 8 anni, anche se la sua programmazione risale al 1968, quando era ancora particolarmente intenso il lavoro per il documento di base. Un così lungo lasso di tempo potrebbe far dubitare, dati i molti cambiamenti avvenuti in questi anni, che lo stesso catechismo nasca inattuale, cioè già invecchiato. La verità non è questa. Mentre i principi fissati nel documento di base esigevano una tale fedeltà all'uomo, oltre che a Dio, da costringere a rincorrere i tempi per essere in grado di comunicare il messaggio nel vivo della realtà esistenziale, lo stesso eccezionale prolungarsi della compilazione del testo è una documentazione dello sforzo fondamentale vissuto dai compilatori e dalla Commissione Episcopale, per seguire passo per passo la grande avventura del cambiamento giovanile. Urgeva non perdere mai il contatto con le nuove generazioni, per vivere insieme a loro tutte le traversie problematiche e culturali ed in questo modo stendere un catechismo che per la fedeltà a Dio presentasse la verità di sempre, ma per la fedeltà all'uomo avesse il coraggio di inserirsi profondamente nella più attuale condizione giovanile. È avvenuto che, attraverso a molteplici rifacimenti, tutti commensurati sui drammi e sui problemi cangianti della situazione giovanile, si è pervenuti alla scrittura di un catechismo che probabilmente, per il suo stile, per la sua architettura, per la forza dei suoi contenuti e la fiducia nel senso critico dei giovani, potrà persino sorprendere. La ragione è che quell'inseguimento pieno di amore e irto di difficoltà ha convinto i compilatori che, alla fine, il vero appuntamento con i giovani, per essere leale, non doveva seguire i conformismi di moda, ma dare un vigoroso appuntamento ai valori essenziali della ricerca umana.

Quale obiettivo si pone il Catechismo dei Giovani? Riaffermare delle astratte «verità cristiane» oppure offrire, mediante alcune linee teologiche fondamentali, un «modello» di giovane cristiano per il momento culturale ed ecclesiale, che attraversiamo? E, concretamente, quale modello?

L'obiettivo del Catechismo dei Giovani non è quello di verificare il numero di coloro che camminano con noi. A nostro avviso sarebbe stato un intento troppo superficiale. La nostra preoccupazione di fondo fu uno sforzo leale di afferrare il vero dramma giovanile di oggi, di superare le confuse e ambigue metodologie con le quali viene sovente avvicinato, interrogarci sulla sincerità della richiesta del senso della vita che sta sorgendo nelle nuove generazioni e poi andare al di là delle mode, della fretta, del provvisorio, dei sentimentalismi, per fare la presentazione, la più franca e chiara possibile, dell'unico modello che è Cristo. A questo fine il catechismo dei giovani pone una prima e fondamentale attenzione ai veri elementi che oggi possono mettere il giovane alla ricerca, insoddisfatto degli indefiniti imbonimenti che piovono su di lui. Poi, rispettando l'essenzialità delle sue esigenze e facendo credito alla sua capacità critica, il Catechismo, affrontando direttamente le problematiche anche più difficili intorno alla figura di Cristo, intende introdurre negli elementi caratterizzanti il suo mistero: la croce e la risurrezione. Essi costituiscono l'appuntamento più impegnativo di chi vuol camminare alla sequela di Cristo. È solo a questo punto, verificate cioè le disponibilità del giovane, a credere in questo mistero, che il Catechismo gli apre dinanzi la reale problematica della vita e della storia: lo interroga cioè se ha il coraggio di assumere lealmente la visione evangelica per risolvere tutti i momenti della problematica esistenziale e diventare così un uomo diverso. Il Catechismo è un libro da studiarsi, prima di tutto; e poi è un libro da viversi. Sappiamo che è una strada difficile, ma che è una strada possibile, purché vi sia una vera sete di ricerca. È saltata quindi la «riduzione antropologica» mentre, nel mistero di Cristo, ritrova tutto il suo spazio la dimensione antropologica.

Anche se a livelli differenziati, come possiamo prepararci a questo evento per la nostra comunità? Quale il suo utilizzo? Che suggerimenti ci offre, nella sua esperienza e responsabilità pastorale?

A mio avviso urge che ci interroghiamo responsabilmente se, anche all'interno della Chiesa, non sia giunto il tempo di cambiare metodo nell'accostarci ai giovani, ricorrendo ad uno stile di lealtà e di serietà, di cui troviamo pochi esempi nella comune letteratura a loro destinata. Da una parte è inutile e dannoso continuare a credere in certi facili irenismi, luoghi comuni, compromessi, che non fanno che generare ambiguità. In questo modo i giovani finiscono con l'avere idee approssimative sia sulle ideologie moderne che sulla verità del messaggio evangelico. Ne nascono delle esaltazioni senza fondamento, premessa di rovinose frustrazioni. Dall'altra parte occorre un più sincero ascolto dei dubbi, degli interrogativi, delle tensioni e delle perplessità che sono propri della condizione giovanile, costretta ad esperienze e a dilemmi interiori non comuni. Dobbiamo credere e fare credere che una seria fondazione culturale, che non trascuri il cuore, ma che valorizzi coraggiosamente la ragione, a lungo andare è la via più sicura per raggiungere la verità. Se le nostre comunità condividono questo orientamento supereranno facilmente la difficoltà del primo impatto con il Catechismo dei Giovani: esso non fa dei discorsi approssimativi, invita ad andare seriamente a fondo ad ogni questione. Per questo un primo utilizzo del nuovo catechismo potrà essere fatto vantaggiosamente nella scuola, dove gli insegnanti di religione vogliono condurre gli alunni a verificarsi apertamente con l'autenticità del messaggio cristiano e della sua effettiva incidenza nella vita vissuta e nella storia. Ma se ci fermassimo a questo uso coglieremmo solo parzialmente la ricchezza del Catechismo dei Giovani. Il suo uso privilegiato è quello che dovrebbe avvenire nei gruppi e nelle comunità: là dove la catechesi riesce ad esprimere la pienezza delle sue dimensioni. In questo caso il Catechismo dei Giovani, specialmente nei suoi vastissimi riferimenti biblici, del NT e dell'AT, potrebbe offrire un'interessante antologia di letture cristologiche e sarebbe questo il momento della celebrazione della Parola.
L'itinerario di crescita di fede nel gruppo, sentirebbe immediatamente il bisogno di incarnare la parola nella celebrazione della memoria sacramentale, specialmente nell'offerta eucaristica, e questo sarebbe un incontro vivo col Cristo della storia e della fede, che continua a camminare con noi. Questa sua presenza, infine, accettata e vissuta con vero spirito di fede, ci darebbe uno stile nuovo per essere uomini e per essere cristiani, fino al punto da portare la luce e il vigore di trasformazione insito nel suo mistero, nei problemi più concreti della vita quali sono il dolore, l'amore, il lavoro, la giustizia, il servizio ai fratelli e la costruzione della pace.
È mia convinzione che quelle comunità che avranno la costanza e la pazienza di far uso del Catechismo dei Giovani, dapprima per comprenderlo nella sua fórte fondazione culturale, in seguito per viverlo in tutta la sua ricchezza di strumento per un itinerario cristiano, scopriranno una strada nuova sia per incontrarsi con Cristo e la Chiesa, sia per inventare un modo diverso di fare storia.