PREADOLESCENTI

Severino De Pieri

(NPG 1982-05-57)

 

Con l'articolo di A. Martinelli comparso nel numero precedente con il titolo «Una rinnovata attenzione pasttorale per la preadolescenza» abbiamo iniziato una nuova serie di riflessioni educative e pastorali sui ragazzi della scuola media.
In quell'articolo abbiamo anche indicato il nostro piano di lavoro che si sviluppa su tre linee.
La prima linea è quella degli studi. Abbiamo chiesto ad alcuni esperti di riflettere sull'articolo appena pubblicato e di approfondirlo secondo la propria competenza. Il contributo di Severino De Pieri riprende e problematizza la prima parte del discorso: cosa sta succedendo ai preadolescenti?
Nei mesi seguenti pubblicheremo successivamente un contributo di Giorgio Borghi che analizzerà più da vicino i problemi connessi alla presenza dei PA nella chiesa italiana ed un articolo di Giuseppe Morante sull'obiettivo e sul metodo educativo e pastorale con i PA. Comparirà infine un articolo di Luciano Tavazza con una serie di strategie operative per sollecitare la chiesa italiana ad uscire dall'attuale crisi di interesse per i PA.
Questa è la prima proposta di NPG. La seconda è collegata a questa. Dal 18 al 21 giugno si terrà a Roma un «convegno di ricerca» per confrontarsi con gli operatori su questo primo giro di opinioni comparso sulla rivista e per avanzare ipotesi di lavoro redazionale per il futuro. ( Per una presentazione più articolata del Convegno si veda NPG di aprile, alla seconda pagina di copertina).
Veniamo alla terza linea operativa per i prossimi mesi.
Sia gli articoli che compaiono in questi mesi sulla rivista sia il convegno di giugno convergono verso una iniziativa molto concreta e cioè una indagine nazionale sul mondo dei PA coordinata da Note di pastorale giovanile e Da mihi animas e affidata sul piano tecnico ai Centri di orientamento scolastico e professionale salesiani (COSPES). Essa comincerà quanto prima. Ne terremo continuamente informati i lettori.


Torna di moda la preadolescenza

Indubbiamente da un po' di tempo a questa parte sta rispuntando l'interesse per la preadolescenza. L'età dimenticata incomincia a riemergere e a far parlare di sé. Non è solo il film «Il tempo delle mele», con i suoi milioni di spettatori, a risvegliare l'attenzione e a ripresentare il problema. Non sono soltanto i produttori di canzonette per discoteca ad alimentare il mercato in questa direzione. Oggi sono soprattutto gli educatori e gli studiosi che si pongono alcuni interrogativi su questa età negata. Per molti anni infatti si è parlato degli adolescenti e dei giovani, trascurando del tutto i preadolescenti. Di essi circola in genere una immagine prefabbricata, che non tiene conto di come le recenti trasformazioni socio-culturali hanno influito sulla evoluzione della loro personalità. Questo avviene proprio nel momento in cui le più importanti istituzioni educative (famiglia, scuola, chiesa, mezzi di comunicazione...) non riescono a dare adeguata risposta ai bisogni di crescita e maturazione dei ragazzi e ragazze di questa età.
Accanto all'approccio genetico tradizionale, che tendeva a privilegiare una interpretazione prevalentemente psicofisica portando alla individualizzazione di alcuni tratti perenni nella descrizione di questa età (la pubertà e lo sviluppo intellettivo e sociale, ecc.), oggi si fa sempre più strada l'approccio culturale come chiave interpretativa capace di spiegare più compiutamente i mutamenti intervenuti nel «vissuto» e nei comportamenti dei ragazzi di 11-14 anni, profondamente coinvolti e modellati dal trapasso culturale che investe il nostro tempo.
Non solo per aggiornare l'identikit del preadolescente d'oggi ma soprattutto per rispondere a rinnovate istanze educative e pastorali sembra importante riportare l'attenzione di educatori e studiosi su alcune constatazioni, emergenze e linee di tendenza di questo importante segmento di età evolutiva.
In tal senso le annotazioni che seguono costituiscono più che altro uno stimolo per aiutare a riflettere sul problema in maniera più completa e sistematica. E il primo passo da fare sarà indubbiamente l'avvio di una grande rilevazione scientifica nella preadolescenza, negli anni '80, a respiro nazionale, con l'intervento di studiosi e specialisti di varie competenze e discipline.
Quando si comincerà a capire che i preadolescenti non sono soltanto dei grandi consumatori passivi di beni prodotti dalla società in trasformazione, ma rappresentano anche un polo dialettico e dinamico, e pertanto interagente, che oggettivamente stimola e condiziona il mondo stesso degli adulti imprimendovi precise e ben delineate «controspinte», allora crescerà la consapevolezza attiva e si potrà iniziare con essi un serio dialogo, in quanto considerati protagonisti a pieno titolo della loro storia e del loro progetto di vita.

Il dato bio-psichico e i fattori sociali

Appare sempre più riduttivo circoscrivere il complesso fenomeno psico-sociale della preadolescenza dentro l'ambito della pubertà fisiologica. Infatti la mutazione della genitalità del preadolescente avviene in un contesto sempre più influenzato da fattori sociali e connotato da aspetti culturali di enorme portata.
Il preadolescente d'oggi, anche se pieno di contraddizioni e socialmente ancora poco considerato, vive una tappa essenziale e importante della propria maturazione individuale e sociale.
In breve tempo infatti, senza che spesso gli altri se ne accorgano, egli passa dallo stadio del bambino, in tutto dipendente dagli adulti, allo stadio dell'adolescente già autonomo e capace di scelte personali e sociali.
Questa trasformazione avviene in forza di fattori sia psicofisici che ambientali e sociali.
In particolare oggi è la nostra società che cambiando rapidamente influisce in modo determinante sullo sviluppo dei ragazzi di questa età.
migliorata - con la qualità della vita - la salute fisica (alimentazione, ginnastica, sport, viaggi, vacanze, tempo libero, ecc.). La civiltà tecnologica ha cambiato volto all'ambiente ed ha contribuito a modificare atteggiamenti e comportamenti. L'aumento medio del tenore di vita e soprattutto l'orientamento consumistico stanno costruendo nei bambini e nei ragazzi d'oggi un quadro motivazionale ispirato alla gratificazione immediata, al senso del provvisorio, alla ricerca continua della novità per la novità.
Sul piano fisico importanti cambiamenti sono stati registrati da una decina d'anni a questa parte: tra gli altri ricordiamo la crescita media in altezza di circa 10-15 cm e l'abbassamento continuo nelle ragazze dell'età della prima mestruazione (che generalmente avviene in prima media e già, in molti casi, in quinta elementare).
Anche lo sviluppo intellettuale segnala precocità rispetto al passato: i ragazzi d'oggi anticipano la maturazione della dimensione logico-formale dell'intelligenza e dispongono generalmente di un notevole bagaglio di nozioni. Il lessico è certamente aumentato; come pure la comprensione generale, mentre lo spirito critico non risulta in genere accresciuto in pari misura.
Inoltre all'aumento della socializzazione non corrisponde una eguale crescita nell'autocontrollo emozionale e nello sviluppo affettivo.
In particolare si verifica tra i preadolescenti d'oggi una preoccupante disarmonia tra lo sviluppo fisico e sociale fortemente anticipati e l'equilibrio del carattere che sovente presenta immaturità, turbe e disadattamenti notevoli. Sono così aumentate le malattie psicologiche tra i ragazzi di questa età che in passato godevano tradizionalmente di buona stabilità e adattamento. Troviamo infatti sempre più soggetti ansiosi, incerti, fragili nel sistema nervoso, svogliati o gravemente irrequieti e aggressivi.
Se queste manifestazioni non vengono superate in tempo e nella maniera più opportuna possono costituire un serio pericolo per la salute mentale e rappresentano una triste premessa per più gravi disadattamenti durante l'età adolescenziale. Infine lo sviluppo morale appare precario e disorientato per carenza o errata presentazione di certi valori nella nostra società. Il ragazzo è preso d'assalto dai mezzi di comunicazione e dalle diverse agenzie di valori, che offrono un pluriforme e spesso contraddittorio quadro di riferimento. Ciò è particolarmente nocivo perché il preadolescente in genere non sente il bisogno di dare una risposta alla propria identità, compito che caratterizza l'adolescenza e la giovinezza e rischia di restare in tal modo notevolmente condizionato.
Da più parti si avvertono questi mutamenti e si sente sempre più il bisogno di disporre al riguardo di una conoscenza più rigorosa e documentata.

La maturazione psico-sessuale

Dagli 11 ai 14 anni si sviluppano i caratteri secondari del sesso. Gli organi genitali maturano la capacità adulta di generare. In breve tempo i preadolescenti da bambini diventano donne e uomini. E i genitori talvolta neppure s'accorgono di quanto avviene rapidamente sotto i loro occhi, non preparano i figli, soprattutto non cambiano mentalità e atteggiamento educativo nei loro confronti.
I cambiamenti fisici e sessuali influiscono sulla personalità. Anche il carattere subisce il contraccolpo della pubertà fisiologica.
Indubbiamente oggi i ragazzi e le ragazze di questa età dispongono di maggiori informazioni rispetto al passato. L'età del «silenzio» sembra definitivamente chiusa e la rivoluzione sessuale in atto ha avuto - tra gli altri effetti - anche quello di avviare una precoce e differenziata informazione sessuale.
Si verificano anzi dei comportamenti socio-affettivi abbastanza inediti, forse più montati dalla pubblicità e dalle esigenze del mercato che reali: sembra apparire anche tra i preadolescenti un certo neoromanticismo in cui la genitalità viene precocemente «sublimata» e incanalata in direzione affettiva (baci, carezze, tenerezza, ecc.).
Anche di masturbazione si sente meno parlare: questa più che rimossa o diminuita forse viene percepita come meno inquietante e problematica nella sensibilità comune della gente d'oggi.
In compenso i preadolescenti sanno tutto o quasi sulle patologie sessuali (anche perché i film li hanno lungamente trattenuti su questo filone morboso e piccante) e nelle discussioni con loro trovano frequentemente ospitalità temi come l'aborto, la violenza carnale e la contraccezione che un tempo erano riservati a età superiori.
Queste «anticipazioni adulte», che contrassegnano il dato socio-culturale odierno più diffuso circa i problemi di sviluppo sessuale dei ragazzi e ragazze di 13-14 anni, non trovano il corrispettivo in termini di adeguata informazione circa altri e forse più importanti aspetti di tale maturazione, quali la consapevolezza critica e riflessa della forza e della finalità dell'istinto sessuale, l'informazione chiara ed adeguata sui turbamenti emotivi connessi con la scoperta del piacere sessuale, la componente rappresentativa-fantastica della sessualità, i desideri erotici, l'importanza dell'igiene mentale e dell'autocontrollo, ecc.
Il capovolgimento in atto, in cui «i grandi si comportano come bambini e i bambini si addestrano a fare i grandi», merita di essere meglio approfondito, perché - se documentato e non corretto - porterebbe nei prossimi anni a gravi distorsioni nel costume e nei comportamenti della gente del nostro tempo.
L'informazione inoltre, abitualmente dissociata da un quadro valoriale di riferimento, contribuisce ad instaurare e rafforzare la più volte conclamata «schizofrenia tra cultura e morale», dove il dato sociologico diviene motivazione di comportamento e l'appello morale finisce per essere relegato al rango di super-io e tabù.

Il faticoso avvio verso l'autonomia e lo spirito critico

L'iperprotezione, quale atteggiamento largamente diffuso nella prassi educativa del nostro tempo, unita al condizionamento socio-culturale indotto dai «mass-media» costituiscono i maggiori e più gravi ostacoli per l'autonomia e la maturazione dello spirito critico tra i preadolescenti d'oggi.
La contrazione della famiglia (ormai «nucleare») con la denatalità (abbiamo raggiunto la «quota zero» nel rapporto tra nascite e morti) e la sparizione delle età intermedie, la mentalità garantista e consumistica e lo strapotere dei mezzi di comunicazione costituiscono altrettanti fattori che - se non vengono controbilanciati da validi interventi correttivi - finiscono per incidere negativamente sullo sviluppo globale della personalità in tutto l'arco dell'età evolutiva.
In particolare, per quanto riguarda la preadolescenza, questi condizionamenti non facilitano il salto qualitativo che dovrebbe verificarsi nello sviluppo cognitivo e intellettivo, attraverso la conquista dello spirito critico e dell'autonomia di giudizio.
La scuola è «media» oggi in tutti i sensi per i preadolescenti: largamente livellata, essa appare anche scaduta nella mediazione culturale.
Al livello dei contenuti si preferisce generalmente quello della formalità verbale: stiamo registrando un equivoco e dannoso adultismo linguistico, che sottende gravi carenze e immaturità di base. Più che ad «essere», anche i preadolescenti sono portati ad apparire, sull'onda di una male intesa socializzazione collettiva. Stanno nascendo nel mondo qua e là studi sulla personalità del «bambino teledipendente» e già si pensa a programmi di recupero per i ragazzi più o meno affetti da malattie da televisione. Mancano tuttavia studi sui danni già intervenuti nei riguardi dell'attuale generazione di preadolescenti, come pure non conosciamo gli eventuali aspetti positivi indotti dalla «scuola parallela», attraverso tutta la gamma con cui essa oggi si esprime (cinema, radio, TV, dischi, fumetti, pubblicità, ecc.).
La civiltà dei consumi ha creato una sua didattica altamente funzionale, espressiva ed efficace, mentre la scuola e le altre agenzie tradizionali di socializzazione non hanno trovato ancora canali di comunicazione che stiano perlomeno alla pari. Questo fatto dovrebbe da solo far riflettere tutti gli adulti a diverso titolo responsabili dell'educazione e affrettare soluzioni adeguate.

Sviluppo affettivo e tendenziale

La maturazione fisica e intellettuale conduce i preadolescenti a modificare abbastanza presto e radicalmente i rapporti tra i sessi. In breve tempo essi passano dall'indifferenza e dal cameratismo ingenuo della fanciullezza alla reciproca attrazione, che dà piacere e produce strani turbamenti. L'attrattiva tra i sessi può così sfociare nell'amicizia: è l'inizio timido e delicato del sentimento dell'amore, sperimentato all'inizio come innamoramento.
Ci sono dei modi sbagliati di guardare alle prime acerbe manifestazioni di amicizie tra ragazzi e ragazze, come per esempio credere che l'attrazione sia un male, una cosa di cui vergognarsi o di cui aver paura. Le minacce dei genitori non servono a tenere lontani questi «pericoli», anzi finiscono talora per complicare le cose, alimentando l'aria del sospetto e il gusto del proibito.
Sbaglia ancora chi crede che i ragazzi di questa età si guardino e si cerchino con la malizia di certi adulti o secondo quanto lascino credere i manifesti del cinema o i fumetti erotici. I preadolescenti sono capaci di esprimere affetti e sentimenti puliti e seri. £ vero che vanno soggetti a turbamenti e che possono essere trascinati verso la morbosità, ma in essi c'è anche la possibilità di orientare bene le proprie tendenze affettive in una crescita psicologicamente sana e gioiosa.
I preadolescenti hanno bisogno di essere convinti con i fatti, vogliono essere trattati da grandi sul serio, anche se essi sono per primi persuasi di essere ancora instabili ed immaturi.
Come affrontano oggi genitori e insegnanti le prime forme di amicizia e di «innamoramento»? Quando i genitori si accorgono che sta succedendo qualcosa nel mondo affettivo dei figli, hanno coraggio di parlarne subito, portando una parola di chiarificazione e di incoraggiamento? Gli insegnanti a scuola colgono opportunamente l'occasione per indirizzare positivamente i primi approcci e le prime «cotte»? Il modo migliore è di invitare questi ragazzi a non chiudersi in una amicizia a due, ma a vivere il loro rapporto nel gruppo, alla luce del sole. Genitori ed insegnanti dovrebbero far capire, specialmente a certe ragazze, che alcune forme di innamoramento corrono il rischio di essere troppo precoci, egocentriche, senza possibilità di sfociare in amore vero.
Oggi il rischio maggiore che corrono i preadolescenti circa la vita affettiva è di non svilupparla normalmente.
Assistiamo infatti a due comportamenti abbastanza comuni e antitetici: da un lato troviamo una certa parte di ragazzi che vivono chiusi, isolati dai compagni, incapaci di incanalare le proprie pulsioni affettive e sessuali in una sana amicizia e vita sociale; dall'altro assistiamo sovente alla ricerca di comportamenti sessuali abbastanza spinti, dove il sesso è cercato senza amore, per curiosità, autoassicurazione, morbosità, acquiescenza a modelli ambientali di comportamento.
Con una certa frequenza si parla ormai di ragazze che rimangono incinte in terza media e non poche hanno già avuto a questa età l'amara esperienza dell'aborto. Su questo punto esistono dati abbastanza sparsi e disomogenei, ma avremmo bisogno di conoscere il grado e l'incidenza dei cambiamenti intervenuti a questo riguardo.
Tra l'altro è stato rilevato che i preadolescenti del nostro tempo, cresciuti nell'ambito della famiglia «nucleare», non dispongono abitualmente di conoscenze corporee e sessuali reali, in quanto mancano in casa fratelli, sorelle o coetanei con cui confrontarsi.
I «ragazzi di appartamento» risultano molto più svantaggiati sotto questo profilo di quelli di campagna o di cascina di un tempo, che potevano avvalersi con maggiore ricchezza di stimoli naturali e non solo di informazioni libresche o di seconda mano.

Apertura sociale e vita di gruppo

Durante la preadolescenza il ragazzo e la ragazza tentano di realizzarsi in maniera più personale e autonoma. Per questo si distaccano dalla famiglia e ricercano sicurezza e realizzazione nell'amicizia e nella vita di gruppo.
Gli psicologi definiscono questa fase come «processo di desatellizzazione». Quando erano bambini, infatti, essi ruotavano attorno ai genitori come i satelliti intorno al sole. Ma ora diventano pianeti autonomi e ciascuno cerca un'orbita nuova. Essendo tuttavia ancora immaturi e insicuri, non fanno il viaggio da soli ma si mettono in compagnia di coetanei, nei quali tentano di trovare appoggio e sicurezza.
Per questo la vita di gruppo è molto importante per i preadolescenti. Essa rappresenta un bisogno insopprimibile. Nel gruppo infatti il preadolescente si sente «uno eguale agli altri». Egli può prendere delle decisioni «alla pari e insieme» agli altri e non più subordinato, come avviene a casa e a scuola. Il gruppo gli dà occasione di sviluppare l'intelligenza pratica e lo spirito critico. In più egli trova un potente stimolo per l'iniziativa e per la formazione del carattere.
In tal modo il ragazzo e la ragazza imparano concretamente le esigenze della vita sociale e vengono avviati alla responsabilità e alla partecipazione. Vivono la felicità e l'avventura del «fuori casa». Inizia la controdipendenza dai genitori. Si creano un mondo proprio.
Nei gruppi di preadolescenti abbiamo oggi svariate forme di attività sociali e di gruppo, dallo sport al divertimento, dalle discussioni alle gite, dalle ricerche scolastiche al lavoro nella parrocchia, nel quartiere, ecc.
Caratteristica principale di questi gruppi è la solidarietà, sia nel bene che nel male. In quest'ultimo caso più che di gruppo si parla di bande, soprattutto nelle periferie delle grandi città. I ragazzi fanno volentieri un fronte comune per qualche scopo ed è necessario offrire loro occasioni per occuparsi in maniera costruttiva e soddisfacente.
Il gruppo dunque rappresenta un grande spazio per la crescita dei preadolescenti. Ma per ottenere un risultato positivo bisogna riempire di valori autentici queste esperienze e preservare i ragazzi dalla manipolazione e dal conformismo. A questa età i preadolescenti sono capaci di formulare dei progetti di vita con dei valori dentro, anche se non hanno ancora la coscienza delle motivazioni profonde dell'agire. Essi intuiscono che si può vivere rincorrendo valori ambigui come il successo, il piacere e il denaro, oppure valori impegnati come l'amore, la giustizia e la responsabilità.
Nel gruppo attraverso mille piccole e concrete decisioni, i preadolescenti fanno esperienza di valori e, poco a poco, pongono delle basi per i loro progetti orientati verso il consumismo, l'individualismo oppure verso la solidarietà, il lavoro e la formazione positiva della personalità.
A 14 anni, anche se gli adulti non se ne accorgono, certe scelte vengono compiute e forse per sempre. E nella vita di gruppo essi incontrano il più delle volte l'occasione concreta per il sorgere di progetti positivi o - purtroppo - anche negativi per tutta l'esistenza.
In negativo poi la tendenza socializzante deve essere oggi verificata in rapporto all'estensione del fenomeno droga e dell'incidenza su di essi dei modelli di «violenza organizzata». I preadolescenti non sono immuni come un tempo rispetto a questi pericoli. Oggi la soglia di rischio e di contagio si è fortemente abbassata e sono richiesti rapidi aggiornamenti statistici per fronteggiare nella maniera più opportuna la dilatazione di questo problema.
Uno degli aspetti del tutto nuovo che tocca il tenore e la qualità della socializzazione dei preadolescenti è - inoltre - quello costituito dall'inserimento scolastico e sociale degli handicappati. L'ondata dell'inserimento generalizzato dalle elementari giunge ora massivamente alle medie e si possono scorgere per la prima volta - come in un grande laboratorio sperimentale - gli effetti sociali dell'accettazione o meno dei «diversi».
I bambini e i ragazzi d'oggi sono la prima generazione dopo l'inserimento e stiamo assistendo a situazioni sia positive, di accoglienza e collaborazione, sia negative di rigetto o rimozione (il vocabolario dei preadolescenti d'oggi si è «arricchito» con parolacce nuove, come mongolo, handicappato, caratteriale, ecc.).

Educazione al lavoro e orientamento alla vita

Le ricerche socio-economiche sembrano prevedere un aumento della disoccupazione ancora per alcuni anni, fino a quando il dilatarsi della denatalità inizierà a far sentire i suoi effetti sulla fascia giovane del mercato di lavoro. C'è forse da prevedere un tempo in cui, per una specie di pena del contrappasso, agli attuali ragazzi abituati ad essere mantenuti, toccherà darsi molto da fare per garantire una dignitosa sopravvivenza in un mondo fatto per due terzi di vecchi.
In ogni caso è da prevedere che il clima di disaffezione dal lavoro e la piaga dell'assenteismo finiscano per portare i loro effetti negativi sugli atteggiamenti verso il lavoro quali vengono costruiti tra i preadolescenti d'oggi, che - tra l'altro -hanno perso del tutto l'abilità e il gusto del lavoro manuale.
La scuola media attuale non è riuscita ad introdurre in maniera credibile il lavoro (sul quale pure la Costituzione Italiana si fonda!), in quanto non è stata capace di fornirgli dignità culturale né ha predisposto una metodologia formativa adeguata al riguardo (non c'è un solo obiettivo concreto - a questo proposito - in tutta la programmazione didattico-educativa della scuola media italiana).
Inoltre anche l'orientamento alla vita è più frutto di costrizioni e condizionamenti che di progressiva maturazione alla e nella libertà.
A 14 anni non sono certo maturi per scegliere una professione né un corso di studi che ad essa conduca.
Eppure la scuola d'oggi li costringe a scegliere anzitempo. Non si pone certo l'obiettivo di aiutarli ad elaborare un loro progetto di vita in un'età in cui questo traguardo educativo risulta privilegiato e fecondo.
Psicologicamente parlando il progetto si radica nelle motivazioni profonde del comportamento, a livello psico-esistenziale, e, pur presente in maniera primordiale nella prima età, si rivela durante il periodo adolescenziale, quando le strutture dell'autonomia dell'io e della relazione interpersonale hanno raggiunto una discreta maturazione. In quanto motivazione è per molti aspetti permeato di inconscio, ma non raggiunge la sua maturità senza interessare le zone superiori della coscienza, investendo il potere critico e decisionale.
Il progetto di sé assume dunque i valori» come criteri di valutazione e manifesta la sua validità operativa soprattutto nelle varie scelte di fronte alle quali il ragazzo viene a trovarsi.
Questi elementi costituiscono il banco di prova del progetto di vita, in quanto permettono di superare il livello fantastico e puramente rappresentativo dell'ideale, e in pari tempo lo sostanziano di elementi concreti attraverso l'impatto e la verifica con la realtà.
Dopo la pubertà fisiologica inizia quello che abbiamo chiamato il processo di controdipendenza o desatellizzazione: gli adolescenti passano infatti da un progetto eteronomo, costruito durante l'infanzia con la collaborazione di genitori, educatori e ambiente primario di vita, a un progetto autonomo, realizzato mediante autoprogettazione e introiezione di modelli secondari (gruppo, ambiente sociale, contesto socio-culturale, profili professionali, modelli vocazionali, ecc.).
Questo è il momento più decisivo e delicato per la strutturazione del progetto di vita in rapporto anche allo sviluppo vocazionale.
Per questo oggi si torna ancora a parlare di vocazione anche per i preadolescenti, intesa come chiamata a dire di sì alla vita, al proprio progetto interiore, alla proposta cristiana e anche all'impegno in alcune vocazioni specifiche, come quelle al matrimonio cristiano, al sacerdozio, alla vita religiosa o ai vari ministeri ecclesiali.

Sviluppo morale e religioso

Fino ai dieci anni il ragazzo vive una moralità d'ambiente. Il suo comportamento dipende quasi del tutto dalle norme ricevute nell'educazione.
Solo un'atteggiamento sereno e motivato dei genitori e degli educatori può far crescere una moralità sana e positivamente orientata.
Coscienza morale è la capacità di distinguere il bene dal male e agire di conseguenza: questa consapevolezza si acquista gradualmente, ma durante la preadolescenza essa giunge a un buon livello di maturazione, attraverso la crescita dell'intelligenza e del senso critico.
Accanto allo sviluppo psicofisico si sviluppa anche quello morale. Si assiste infatti ad un passaggio da una moralità dipendente ad una moralità autonoma. In concreto la coscienza morale nei preadolescenti si forma mediante progressiva assunzione di responsabilità. Il ragazzo e la ragazza devono essere avviati ad assumersi rischi e impegni proporzionati al livello raggiunto nello sviluppo. Le occasioni non mancano, specialmente a casa, a scuola e nell'ambiente sociale.
Il vero e autentico sviluppo della moralità avviene aiutando i ragazzi a fare delle scelte basate sui valori. Essi, a questa età, devono essere messi di fronte a piccole decisioni, in modo che possano prendere posizione liberamente. Per scegliere hanno bisogno di possedere dei criteri, cioè delle ragioni sia per valutare sia per decidere. Questi criteri di scelta sono in pratica i criteri di valore come la bontà, l'amore, il rispetto della persona, la giustizia, la solidarietà, ecc. In ogni scelta essi dovrebbero ispirarsi a questi principi e contrastare la tendenza corrente ai nostri giorni a ripiegare verso la violenza, l'ingiustizia, l'egoismo e l'indifferenza.
Anche la religiosità durante la preadolescenza si costruisce mediante la conquista dello spirito critico e della propria autonomia psicologica, superando abitudini apprese nell'infanzia, quando il sentimento religioso era carico di stupore magico e di rappresentazioni fantastiche.
Durante la preadolescenza, in parallelo con lo sviluppo fisico e sessuale, si attua anche il passaggio da un modo di credere infantile, che dipende dall'educazione ricevuta dai genitori, ad un modo di credere più personale e autonomo, che si costruisce mediante riflessione propria e confronto con gli altri. Con la crisi della pubertà c'è dunque anche una crisi della fede. Aumentano infatti i dubbi religiosi, circa l'esistenza di Dio e altre verità di fede.
Come reagisce il preadolescente? Di solito egli ripiega su di sé, oppure evita di affrontare il problema attraverso evasioni o distrazioni.
I ragazzi più fortunati compiono una certa revisione critica della religione che è stata loro data dalla famiglia, dalla chiesa o dalla scuola. Attraverso iniziative, lettura di libri, discussioni e l'aiuto di educatori capaci possono trasformare la religione del bambino in una fede da adulto. Ma molti non riescono ad attuare questo passaggio senza traumi. E sovente prendono precocemente la strada dell'indifferenza o della incredulità.
Ai nostri giorni soprattutto una grossa difficoltà proviene ai preadolescenti dal trapasso culturale che attraversa l'istituzione ecclesiale in alcune sue strutture tradizionali, a seguito delle trasformazioni in corso nel nostro tempo e dei nuovi modi di vivere il Vangelo dopo il Concilio Vaticano II. In particolare i ragazzi della scuola media vivono il dramma della caduta di certe abitudini tradizionali che davano sicurezza, e sperimentano la difficoltà da tutti riconosciuta di trovare nuovi e validi modelli di comportamento religioso, più adeguati alle necessità e allo spirito del nostro tempo. Spesso i genitori non sono in grado di favorire in modo appropriato questo loro bisogno di maturazione.

Conclusioni e ipotesi operative

Abbiamo presentato questa rapida carrellata di stimoli per iniziare una lettura della situazione dei preadolescenti anni '80.
Come abbiamo visto, si impone una vasta, completa e sistematica rilevazione sul fenomeno «preadolescenza», sotto il profilo non solo sociologico ma anche educativo, morale e religioso. Per questo sarà da evidenziare con adeguati parametri positivi di rilevazione non solo il vissuto e i comportamenti del preadolescente, ma anche il contesto socio-culturale in cui è inserito e il peso determinante delle istituzioni educative (famiglia, scuola, chiesa, gruppi, mass-media, ecc.), che hanno direttamente a che fare con lui.
Questo rilevamento è ritenuto necessariamente previo ad ogni corretta progettazione educativa e pastorale nei loro confronti.
Chissà che non sia la volta buona per affrontare validamente i problemi di quella che abbiamo chiamata l'«età negata»?