(NPG 1981-08-67)


Il mese di Ottobre in molti ambienti educativi, soprattutto nei centri giovanili, è dedicato alla programmazione e alla elaborazione delle mete educative. Offriamo ai gruppi e alle comunità educative uno strumento di lavoro nato nel concreto dei gruppi.
Si interroga sui «valori di base» attorno a cui ridefinire il giovane e l'uomo in tempo di disincanto e, per molti versi, di disimpegno. Riprende le tematiche sui valori ai quali abbiano dato lo scorso anno ampio spazio (soprattutto nel dossier di giugno) e può diventare una traccia per una conversazione tra educatori o con gli stessi giovani all'inizio dell'anno.


Una proposta di vita deve riflettere su due aspetti del problema. Anzitutto un'analisi attenta della situazione: proposte per quali giovani? Quali le domande e i bisogni?
In secondo luogo una proposta educativa adeguata alla situazione: cosa proporre in concreto come obiettivo?

CARATTERI E BISOGNI DEL GIOVANE OGGI

Chi sono, cosa vogliono, come vivono, dove stanno andando?

I giovani oggi

C'è nei giovani d'oggi una scarsa predisposizione ad assumere scelte fondamentali e definitive. Essi rifiutano scelte totalizzanti per non precludersi nessuna possibilità nei vari ambiti affettivi, professionali, ecc. Essi, perciò, giocano la loro vita sulla «centralità dell'esperienza». Si tratta di esperienze spicciole, quotidiane, molte volte contraddittorie.
A partire da questo dato il giovane cerca di costruirsi un progetto, evitando o limitando al massimo le elaborazioni teoriche.
Infine essi tendono a identificare i «valori» con i «bisogni». «Ciò che mi piace in questo momento... Ciò che mi va di fare adesso... Ciò di cui ho voglia...»: viene assunto come valore, come qualcosa di valido per la vita.
L'adulto sa che non tutti i bisogni sono valori.
Ci possono essere bisogni indotti (per esempio il bisogno di bere Coca-Cola o di vestire i jeans Jesus) o superficiali o istintuali o che indicano una regressione (il bisogno per es. di farmi i fatti miei).
Il giovane, invece, non fa molte distinzioni al riguardo.

Alla ricerca delle radici socio-culturali

Sappiamo che ogni situazione della vita si spiega, almeno in parte, con l'aria che si respira, con il clima e la mentalità in cui si vive, con le strutture con cui si devono fare i conti. Per capire i punti di cui sopra è perciò necessario tentare una sia pur breve analisi di questo contesto.
Se fino ad alcuni decenni fa i luoghi di appartenenza del giovane erano pochi (famiglia, scuola, parrocchia), oggi si sono moltiplicati. C'è sempre la scuola, o la famiglia, o il gruppo ecclesiale, ma in più c'è la compagnia dei coetanei, la discoteca, il movimento degli studenti, ecc.
Inoltre se fino ad allora i progetti che questi luoghi di appartenenza proponevano erano sostanzialmente omogenei tra loro, oggi sono profondamente diversi e contrastanti. Cosicché si respira più che in altre epoche un pluralismo culturale, ideologico, esperienziale molto pronunciato per non dire esasperato, e il giovane stenta a riconoscersi in un progetto che unifichi la sua vita.
Il contesto culturale, inoltre, è contrassegnato dalla caduta della «metafisica» cioè di un sistema di «idee e principi oggettivi» da cui si ricavavano comportamenti conseguenti. Al suo posto sta prendendo piede una mentalità pragmatica che si lascia alle spalle come inutile o irrilevante qualsiasi elaborazione teorica che àncori il vissuto a idee-valori di fondo.
Si vive, infine, in una società bloccata.
L'adulto di oggi è uno che si è fatto da solo: è cresciuto in un ambito culturale e sociale dove a determinati sforzi corrispondeva un certo esito.
Oggi il giovane non ha una prospettiva di questo tipo. Percepisce ad es. che, per quanto studi di buona lena, è fin troppo facile che rimanga disoccupato o che riesca a trovare un lavoro diverso e meno qualificato rispetto al diploma che ha conseguito con fatica. Capisce, inoltre, che, per quanto si impegni a partecipare e a lavorare per costruire una scuola diversa, un quartiere più umano, ecc., niente cambierà.
E così cade qualsiasi speranza verso il futuro.

Le ripercussioni psicologiche nei giovani

Il giovane «manca di radici», di «pilastri» a cui ancorare la propria vita e non essere così in balla degli uragani che di volta in volta si scatenano.
Di qui l'incertezza, la confusione, la rottura interiore, la contraddittorietà, la frammentarietà della propria vita.
Nasce uno sfrenato individualismo per cui viene a mancare la lealtà, la fedeltà verso la società, verso gli altri in genere con il rischio che crollino i fondamenti stessi del vivere civile senza il quale, peraltro, non si può neppure sopravvivere. Il giovane, infine, identificando i valori con i bisogni è portato a vivere superficialmente, senza cioè tener conto delle dimensioni più vere e più profonde dell'uomo.
In fondo rischia di non essere fedele neppure a se stesso, cioè alla parte più vera ed irrepetibile del suo essere.

PER UNA PROPOSTA CHE SI PUÒ ASCOLTARE

Possono i giovani di oggi costruirsi in modo positivo a partire da questo contesto così ambiguo? Possono diventare «nuovi», rafforzando gli aspetti positivi e lasciandosi alle spalle gli aspetti negativi?

Rifondare la vita su valori condivisi

Area della «personalizzazione»
^ Vivere la solitudine come capacità di fermarsi per guardarsi dentro, per ricostruire la propria interiorità, per capire chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, per riappropriarci di noi stessi dopo che questa civiltà fa di tutto per spersonalizzarci.
^ Vivere la propria diversità, coscientemente accettando i propri limiti (non volendo diventare come un altro) e le proprie possibilità.
^ Vivere la recettività intesa come capacità di «lasciarsi fare» e «lasciarsi amare».
I giovani nuovi sono coloro che sentono il bisogno di riesaminarsi, che non si fanno massificare né dalla moda né dalla politica né da nessun'altra cosa, che cercano di uscire dalle esperienze contraddittorie e tentano di ricomporre la propria identità attraverso il silenzio («il silenzio ti ricompone»), la riflessione personale, l'ascolto della vita.

Area della socializzazione
^ Superare l'atteggiamento di ostilità e di inimicizia (che nasce dalla paura della «diversità») per diventare ospitali, capaci di dialogo e di confronto, creando spazi di amicizia all'interno dei quali ricercare insieme soluzioni comuni ai problemi fondamentali della vita.
^ Superare l'atteggiamento del possesso in favore della povertà.
La povertà è da intendersi come capacità di vivere i rapporti in forma nuova:
rapporti con la natura e con il proprio corpo
rapporti con il tempo
rapporti con gli altri.
^ Pensare e creare una nuova qualità della vita segnando limiti precisi al progresso
^ all'utilizzazione delle risorse sulla base di un modello che faccia spazio ai veri bisogni della persona.
I giovani nuovi, in questo caso, sono coloro che ricercano rapporti personali gratuiti, amichevoli e liberi.
Rapporti non funzionalizzati o dettati dalla logica del produrre («a cosa mi può servire?») e dell'appropriazione.
Sono quelli che non vogliono essere dominati dal tempo continuando a vivere in modo frenetico e incalzante, perché in questo modo non si riesce a cogliere la ricchezza dei momenti che si sono vissuti.

Area dell'impegno e della creatività
^ Abituarsi a non «illudersi», passando dal sogno alla presa di coscienza realistica delle possibilità storiche del cambiamento.
Accentuare il limite della politica ma riconoscendone altresì il valore essenziale.
^ Recuperare la ragione sia nell'analisi della realtà che nella scelta degli strumenti per cambiarla.
Superare l'utopia e la disperazione, ambedue frutto della tentazione dell'onnipotenza.
^ Recuperare i valori creativi come l'umorismo, il gioco, la capacità di sorridere, la festa e la contemplazione.
L'assenza della gioia nella vita conduce inevitabilmente o allo stordimento del piacere o alla prevaricazione dell'istinto di morte.
I giovani «nuovi» sono coloro che sanno vivere i problemi collettivi e strutturali, che non si cacciano in «oasi» o in «rifugi», che non smettono di interessarsi di politica e che nello stesso tempo non dimenticano di sorridere, di pregare, di giocare, di contemplare la vita.

Educarsi agli atteggiamenti

Non si arriva ad acquisire e a vivere questi valori in un giorno o limitandosi a fare delle cose, ma educandosi ad «atteggiamenti» che sono come delle «precondizioni» per una effettiva crescita.
Ecco una proposta di atteggiamenti maturata da un gruppo di giovani:
- gratuità come capacità di vivere gioisamente, nonostante tutto, consapevoli che progettare una nuova qualità di vita è già un fatto positivo, perché la salvezza di Dio è promessa di futuro certo;
- pace interiore ed unità nella profondità di se stessi, per passare dalla frammentazione e dall'affanno etico (come «comportarsi» qui-ora) alla ricerca di un progetto di sé;
- accettazione della povertà interiore e della frammentazione, consapevoli che la «vita nasce dalla morte»;
- progressiva scoperta dei doni di cui siamo fatti ricchi (il primo dono è l'altro, proprio perché diverso da me), verso la consapevolezza dell'esistenza come vocazione (la mia risposta al dono dell'altro), da vivere in responsabilità;
- vita in comune nella condivisione, per costruire dal basso quel «popolo» che vogliamo essere;
- capacità di decisione, sapendosi giocare nel costruire, nel fare, nell'andare avanti;
- progressiva scoperta che il «negativo» (fallimento), la lotta, la non-pace sono produzione di vita nuova;
- speranza come cercare il piccolo seme di nuovo, di bene, da portare avanti;
- coscienza critica e capacità «di arrabbiarsi» perché c'è il male, perché c'è la morte;
- capacità di vita e di gesti radicali, contro il perbenismo;
- capacità di ritagliarsi un ideale nel conflitto di ogni giorno;
- saper cogliere sempre la persona dentro le funzioni, i ruoli, le etichette;
- la competenza come amore che si fa passione professionale;
- gioia, fiducia che si fa impegno, sapendo accettare la vita e accettare se stessi, consapevoli che i limiti si possono superare;
- «morire a se stessi» ogni giorno per rinascere «liberi», capaci cioè di dare quel tanto che ci si chiede;
- capacità di accogliere e di accettare l'altro, anche quando è scomodo;
- la fatica di credere che è possibile vivere una qualità di vita nuova, anche se la realtà è dura;
- amare il nostro tempo, per vivere in compagnia con l'oggi, standoci dentro, sapendo ascoltare le cose, la voce dei fatti;
- lottare con cuore riconciliato;
- ragionare con entusiasmo: ragionare cioè con tutta la persona, con la fantasia e con la capacità creativa, convinti che non basta più la razionalità fredda;
- il senso della croce, come luogo in cui ricostruire fiducia, speranza, solidarietà;
- non fuggire i conflitti, ma starci dentro, elaborandoli con atteggiamento di compagnia con tutti e nel rispetto della molteplicità e della diversità.

La vita fondata sui valori e la fede

Il credente trova nella sua fede un motivo in più per camminare in questa direzione e per andare oltre.
Il credere, intanto, si vive in comunità.
Ed inoltre la fede si innerva su tre elementi fondamentali: la Parola ascoltata, celebrata, vissuta.
Si ascolta e ci si nutre della Parola da soli, insieme nella comunità, attraverso la direzione spirituale, ecc.
^ Questa Parola ci stimola a riesaminarci, a scoprire noi stessi, la nostra identità, la peculiare vocazione a cui Dio ci ha destinati (cf area della personalizzazione).
^ La Parola ci propne un Dio trinitario, cioè un Dio che è dialogo e comunicazione. Il credente trova un motivo in più per passare dall'estraneità-ostilità all'ospitalità, se vuole essere davvero «immagine di Dio».
^ State pronti, vigilate, perché nel momento e nel luogo più impensato Iddio viene».
Attendere il Signore non passivamente, ma vigilando, è uno stimolo continuo verso un'attesa impegnata per costruire le terre nuove, preludio necessario all'avvento dei cieli nuovi.
«Voi siete i tralci, io sono la vite. Un tralcio non porta frutto se non è unito alla vite
Celebrare la Parola significa incontrarsi con il Signore: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro». «Fate questo in memoria di me». La Parola vissuta ci stimola a camminare verso una vita rinnovata dove ciò che conta non è l'avere, né il possedere, né il fare, ma l'essere e dove il posto privilegiato è di coloro che non hanno posto alcuno.

Per approfondire il discorso

Nanni C., L'attuale condizione giovanile come problema educativo, NPG maggio 1981.
Garelli F., I giovani della vita quotidiana, intervista di G. De Nicolò, NPG giugno 1981.
Piana G., Giovani e valori: ipotesi per una lettura teologica, NPG luglio 1980.

Bianchi E., Garelli F., Piana G., La domanda radicale dei giovani, NPG dicembre 1980.
Sigalini D., Dossier: fare l'animatore con i giovani, NPG luglio 1981.