Orientamento vocazionale

Inserito in NPG annata 1981.

 


PREADOLESCENTI

Giuseppe Clementel

(NPG 1981-01-70)


L'orientamento è sempre una coordinazione tra l'opera dell'educatore, inteso come complesso di tutti coloro che si occupano della sua formazione alla vita, e quella dell'educando.
È bene che in questa opera di coordinazione intervenga un orientatore che sarà la persona indicata a fare la sintesi. La sua sarà un'azione a due che però ha la particolarità di essere totalmente a vantaggio di uno solo: il ragazzo.
Perché questa coordinazione sia veramente espressione di libera iniziativa, è necessario fare in modo che le conclusioni sulla via da seguire maturino nella mente del ragazzo stesso, dopo avergli opportunamente messo in rilievo tutta una serie di elementi che
possono farlo riflettere sulle sue possibilità di seguire una certa strada. Si tratta in pratica di una discussione in cui l'orientatore esercita la funzione di guida indiretta per portare il ragazzo all'autodecisione sulla via da seguire anche se essa fosse contraria alle ispirazioni di un
primo momento. Questa opera di collaborazione è evidente se si osserva il fine che ci si è proposto: consigliare di seguire quella via che è più consona alle condizioni individuali, familiari e sociali del ragazzo.
Un'azione che non rispetti l'individuo e non parta dall'individuo com'è, è destinata a fallire. È importante che vi sia partecipazione attiva da parte del ragazzo altrimenti l'aiuto dell'orientatore può essere rifiutato. Per questo l'orientatore non dovrà conoscere solo le varie vocazioni, gli interessi degli individui, e le loro attitudini, ma dovrà possedere una profonda consapevolezza delle motivazioni umane, e cosi possa aiutare il ragazzo a raggiungere la comprensione di sé.
In questo contesto di principi pedagogici, che abbiamo ricavato in gran parte da M. Viglietti (Orientamento,«Dizionario Enciclopedico di Pedagogia», III, SAIE, Torino), si inserisce lo studio di G. Clemente!, uno specialista dell'orientamento vocazionale. Egli vede la vocazione di ogni uomo nella sua realtà più profonda: la realizzazione del piano di Dio nei suoi molteplici aspetti.
E alla luce di questa realtà e di queste verità presenta un modello di orientamento vocazionale che comprende tutte le scelte: da quelle più circoscritte e particolari a quelle più oblative e universali.


Orientamento vocazionale: sono due parole unite da un legame di dipendenza reciproca.
Orientare è educare: è l'obiettivo dell'educazione; è guidare l'adolescente a formarsi e ad affermarsi come adulto, come persona e come membro della società; e, nell'interpretazione cristiana della vita e della storia, vuol dire realizzare con una risposta personale la chiamata universale alla vita, alla fede, alla grazia e specificare questa vocazione individuale sulla matrice della comune vocazione cristiana orientandosi «a quel destino che Dio propone a ciascuno» (Lett. Enc. «Populorum progressio», n. 15-17).

PROBLEMA DEI PREADOLESCENTI IMPEGNO DEGLI EDUCATORI

Orientamento vocazionale: praticamente s'intende l'impegno dei fanciulli, adolescenti e giovani a costruirsi una personalità capace di inserirsi nella società secondo un progetto d'esistenza che coincide col progetto di Dio su ciascuno: la propria vocazione, qualunque essa sia.
Ora questa precisazione, con l'impegno dei preadolescenti in prima persona, comporta anche l'intervento degli educatori, perché prestino ai ragazzi e ragazze un servizio, cioè un insieme organico di aiuti adatti a guidarli nel loro orientamento, per realizzarlo in tutte le sue dimensioni, comprese le prospettive della fede.
Così l'orientamento si configura come la meta dell'educazione cristiana, il coronamento della pastorale giovanile (cfr G.E., 2).
Ha accennato a questo impegno educativo per l'orientamento, di recente, anche l'Ufficio Internazionale per l'Educazione, precisando che la scuola non si deve impegnare prima di tutto su risultati quantitativi per moltiplicare titoli professionali, ma per risultati qualitativi, cioè a fare uomini e donne autentici in sé e validi per il mondo di domani.
Lo ha evidenziato la riforma della scuola media in Italia, precisando che la scuola non dovrà essere selettiva, ma orientativa, cioè impegnata a formare l'uomo e il cittadino; e a prepararlo alle scelte ulteriori (cfr Legge istitutiva, 31 dicembre 1962, n. 1).
Lo ha ripetuto il documento base del rinnovamento della catechesi in Italia.
«La catechesi illumina le molteplici situazioni della vita, preparando ciascuno a scoprire e vivere la sua vocazione cristiana nel mondo» (RdC, n. 33). E questo in rapporto sia al Cristo che alla Chiesa.
«La catechesi ridesta continuamente la coscienza dei battesimo ricevuto... guida ad assumere la missione della Chiesa secondo la propria personale vocazione» (RdC, n. 43).
È la catechesi rinnovata che muovendo dai problemi umani presenta «il Dio che chiama, salva e dà senso alla nostra vita... per rivelare ad ogni uomo la sua vera vocazione e dargli modo di realizzarla» (RdC, n. 77).

REALTA DIVINA E UMANA DELLA VOCAZIONE

Da questa prima rete di indicazioni appare sufficientemente che il servizio degli educatori all'impegno dei preadolescenti per il loro orientamento dev'essere «totale»: estendersi a tutte le aree di sviluppo della personalità e del suo inserimento nella società in prospettiva vocazionale: cioè vivere la vocazione umana nella linea della vocazione cristiana e una vocazione cristiana particolare, cercata, scoperta e realizzata tra le varie vocazioni ecclesiali: laicato, sacerdozio, vita consacrata (religiosa, secolare, missionaria).
Ma pur graduale (perché la gradualità è legge fondamentale in pedagogia), non per questo tale servizio dovrebbe concretarsi in una formazione fatta di interventi successivi: prima la vocazione umana, poi quella cristiana, fondamentale, comune... poi la vocazione specifica, individuale. Gli esperti negano che si possa applicare questa successione di interventi e affermano, al contrario, che si deve adottare la simultaneità: è all'interno della vocazione umana - è non dopo - che si sviluppa per sublimazione e per integrazione la vocazione cristiana; ed è su questa matrice comune che si specifica la vocazione individuale, sul ventaglio delle vocazioni ecclesiali (cfr Paolo VI, Lett. Apost. «Summi Dei Verbum», 1963).
Infatti nella vocazione altro è l'iniziativa divina - la chiamata - e altro è l'adesione umana - la risposta -. Se quella, la chiamata, può manifestarsi in un tempo determinato, la seconda, la risposta, non può che realizzarsi lungo tutta l'età evolutiva fino all'età della maturità, della libertà e perciò della responsabilità di un sì che impegna su tutto il piano della vita, per sempre.
Perciò la risposta da dare a quella chiamata investe tutta la struttura personale, il suo dinamismo con i suoi condizionamenti interni ed esterni, le sue potenzialità; e il progetto di vita.
Si svolge, si sviluppa, si plasma con lo svolgersi della personalità umana integrata e potenziata dalle verità, princìpi morali e valori religiosi propri della fede cristiana.
Si unifica attorno a questa fede, si configura nel progetto esistenziale di Dio su ciascuno.
La risposta totale, definitiva non può essere un punto di partenza, tanto meno nell'età evolutiva, ma è un punto di arrivo. Non è prefabbricata, precostituita o definita una volta per sempre... ma si costruisce giorno per giorno, per tutta la vita. Comunque si verifica, si conferma e precisa nell'età di una sufficiente maturità.

L'ADESIONE UMANA ALL'INIZIATIVA DIVINA

Nella fanciullezza e preadolescenza la risposta è ancora «un'intuizione di avvenire», molto idealistica, carica di fantasia e di sentimento, legata a persone, situazioni ed avvenimenti; e destinata a dissolversi al più presto. Ma non per questo è priva di importanza, soprattutto se è in linea con il tipo di personalità che si sta sviluppando. Ad esempio, nel documento ecclesiale sulla promozione e formazione delle vocazioni sacerdotali si afferma che tale vocazione, cioè una certa recettività e disponibilità ad essa, si può presentare anche nei fanciulli, «nei quali come un certo germoglio spesso si manifesta unita a una singolare pietà, a un ardente amore di Dio e del prossimo, a una inclinazione dell'animo all'apostolato» (Doc. S. Congr. Educ. Catt. «Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis», n. 7; cfr «Sacerdotalis coefibatus», n. 62; P.O., n. 11).
E ancora l'età del confronto con modelli di vocazione vissuta, perché agli adulti la vocazione si dimostra, ai giovani si mostra e ai preadolescenti si traduce attraverso modelli di comportamento e di vita (S.A. Riva).
Nella preadolescenza e prima adolescenza quell'intuizione può diventare già «progetto di esistenza», abbastanza realistico, confrontato sulle proprie capacità e tendenze, reazioni e aspirazioni; e su primi, vaghi, ideali.
Ed è soprattutto il dinamismo delle reazioni che dà consistenza alle aspirazioni verso un tipo di persona e di esistenza; verso una vocazione piuttosto che verso un'altra (cfr P. Babin, Il tuo domani, LDC, cap. III).
Comunque è l'età in cui l'adolescente mette in crisi le scelte precedenti, tenta un progetto di vita abbozzato tra entusiasmi e tormenti, tracciandolo quasi da solo perché l'adolescente rifiuta le incursioni degli adulti nel suo mondo interiore, senza per questo respingere un aiuto discreto e paziente (un aiuto che adotta «la pastorale della pazienza», annota P. Babin, o.c.).
Nella gioventù - oltre i 17 anni - quel progetto si può già concretare in un'«opzione fondamentale di vita», una scelta che condiziona alcune ed esclude altre scelte...
Tale opzione si realizza soprattutto attraverso l'esperienza, la prassi, con una verifica che sia convincente e soddisfacente, confermata sulla conoscenza di sé, della realtà, di uno scopo per cui il giovane si senta destinato a vivere, in cerca com'è «non tanto di mezzi, ma di ragioni per vivere» (G.M. Garrone).
E l'età in cui, superata la crisi del progetto adolescenziale, il giovane dovrebbe arrivare alla decisione, alla oblatività, cioè al dono di sé, alla capacità di amare... ma in cui persistono ancora, se addirittura non si esasperano, tracce di problematicismo, fino a far credere che l'età giovanile sia diventata una specie di area di parcheggio, di attesa delle scelte definitive.
Vuol dire che, come per le età precedenti, anche per i giovani resta essenziale, pur con una presenza diversa, una guida spirituale (cfr Lettera di Paolo VI al Congresso Europeo Vocazioni, Roma 1967).

INTERVENTI EDUCATIVI

Il servizio degli educatori all'orientamento vocazionale dei preadolescenti fa parte, dunque, di un'unica azione educativa, stesa a tutta l'età evolutiva, che tende allo sviluppo della personalità in tutte le sue dimensioni, al suo inserimento nella vita sociale con prospettive altruistiche, in vista di uno stato di vita e un tipo di servizio che corrisponda al piano provvidenziale, o disegno storico, o progetto esistenziale che Dio fa su ciascuno, cioè alla vocazione individuale.
Per questo dev'essere un'azione educativa:
- personalizzata, che ponga al centro il preadolescente da aiutare nel problema più importante per lui, che è il suo orientamento alla vita, nella fede;
- differenziata, che tenga presente il suo grado di apertura sul problema del proprio orientamento; di recettività e disponibilità ad una educazione che guidi al confronto del proprio progetto di vita col progetto di Dio;
- globale: che sia graduale, però con interventi non in successione, ma simultanei, su tutt'e tre le dimensioni: umana, cristiana, vocazionale.
È certamente un impegno di promozione umana, corrispondente alla sensibilità antropologica attuale, ma nelle prospettive della storia della salvezza. Perciò si dovrà
- intervenire sulla struttura della personalità, in tutte le sue dimensioni: fisica, affettiva, culturale, morale e religiosa, per guidarla gradualmente alla liberazione dai condizionamenti e allo sviluppo di tutte le potenzialità;
- influire positivamente sul suo dinamismo, su tutti gli elementi che vi partecipano, dagli istintivi alle motivazioni razionali, dagli interessi ai valori, agli ideali, atteggiamenti, comportamenti... fino alla scelta fondamentale della vita;
- guidare concretamente l'avvio del progetto di vita, dando gli aiuti richiesti, sostenendone l'attuazione nel rispetto del piano di Dio e dei ritmi di maturazione degli adolescenti.

1. Intervenire su tutte le aree di sviluppo della personalità

- Fisica: liberarsi dalla schiavitù delle cose, un'operazione sempre attuale in mezzo a tanto consumismo che spinge all'edonismo e all'egoismo: a bloccare l'apertura alla generosità, cioè al dono di sé; insistere sul valore della sobrietà, del lavoro, della ricreazione e dello sport per lo sviluppo armonico del corpo, sull'importanza di utilizzare le risorse ambientali e il tempo libero.
Guidare a liberarsi dal superfluo per concentrarsi sull'essenziale.
- Affettiva: sviluppare un'ordinata esperienza della vita individuale; affrontare i problemi insorgenti dalla sessualità e dal bisogno di ricevere ed esprimere benevolenza, stima, sicurezza, accoglienza, amicizia...; operare un distacco progressivo dalla dipendenza dagli adulti e avviarsi all'esercizio della responsabilità personale.
Guidare a passare gradualmente dall'eteronomia all'autonomia, alla responsabilità.
- Culturale: condurre un'esperienza positiva di vita sociale; acquistare la capacità critica sui propri pensieri, sentimenti, giudizi, atteggiamenti, comportamenti, ma anche su ciò che si recepisce dall'ambiente, attraverso i contatti interpersonali, i mass-media, ecc.; confrontarsi con persone, situazioni, avvenimenti; aprirsi agli altri per offrire la propria disponibilità all'impegno sociale.
Guidare a superare l'intimismo per aprirsi all'altruismo, all'impegno. Un'osservazione. Si parla da qualche tempo di «riflusso», di un ritorno dal «pubblico» al «privato». Può essere un fenomeno di assestamento, che segue una esasperata attenzione alla vita sociale. Sarebbe un errore esaltare il fenomeno come fosse un segno di progresso. Ma sarebbe continuare in un grave errore educativo, sembra, forzare artificiosamente i preadolescenti sui problemi del «terzo mondo», trascurando i gravi problemi del primo mondo, che è la loro personalità in costruzione...
- Morale: arrivare al dominio di sé, a controllare istinti, sensazioni, passioni; a utilizzare l'intelligenza e la volontà; a seguire la coscienza; accettare l'ordine morale, la legge nella vita individuale e nel rapporto con gli altri; assolvere i propri doveri come fondamento all'esercizio dei diritti; aprirsi agli altri, vivere con gli altri, operare per gli altri... muoversi verso una vera capacità di amare. Guidare a vincere l'egoismo, a dedicarsi all'altruismo fino al dono di sé.
- Religiosa: tendere alla maturazione della fede, a interiorizzare e personalizzare il rapporto con Dio e con gli altri - senza però «privatizzare» la propria fede -, fondandolo gradualmente su un sistema di convinzioni che integrino l'insieme dei sentimenti religiosi della fanciullezza.
Guidare a passare da una religiosità espressa a parole, gesti, azioni... a una religione più cosciente, sentita e vissuta.

2. Influire sul dinamismo motivazioni-interessi-valori

Un'importanza particolare nella crescita della personalità dei preadolescenti in «personalità cristiana» viene ad avere quel dinamismo interiore, che proviene da elementi interni ed esterni e che condiziona tanto il loro pensare, sentire, giudicare e agire.
Questi elementi qui vengono appena accennati.
Gli «impulsi»: sono stimoli provenineti da necessità e attese interne ed esterne alla persona, di natura fisica, affettiva, culturale, morale e religiosa. Tra gli impulsi si dicono «motivazioni» quelli più frequenti e prevalenti nel muovere un preadolescente ad atteggiarsi o comportarsi in un modo piuttosto che in un altro; e perciò da considerare più o meno autentiche e valide per lo sviluppo di una personalità cristiana.
Le motivazioni suscitano la ricerca di «interessi», ciò che interessa, perché può soddisfare una motivazione più o meno importante per lo sviluppo della personalità.
È qui il punto critico. È facile per gli educatori discendere sul piano degli interessi adolescenziali, suscitarli, svilupparli... e anche strumentalizzarli, come fa la società industriale. Ma non lo è altrettanto guidare i preadolescenti a selezionare gli interessi, gerarchizzarli in funzione della propria personalità in costruzione; far salire i ragazzi sul piano dei valori.
Gli interessi che contano si qualificano come «valori»: ciò che vale, è un valore, ha valore... perché può concorrere allo sviluppo della personalità, all'inserimento nella società.
Un insieme di valori viene assunto come proprio «ideale» di vita quando si crede in essi, diventano una ragione di vita, si aspira a realizzarli con scelte coerenti e obiettivi concreti, unificano gli atteggiamenti, configurano il comportamento fondamentale della vita.
È un quadro di riferimento - dagli impulsi all'ideale - che non ha bisogno di esemplificazioni: perché è materia costante di esperienza educativa. Piuttosto è da rilevare che in un'azione educativa che abbia per meta l'orientamento si può, si deve intervenire su questo dinamismo positivamente, con questi intenti:
- far riflettere i preadolescenti sulla vita, la sua importanza, il suo scopo, i suoi obiettivi immediati, le sue mete future...
- guidarli a una costante, franca revisione delle proprie motivazioni, a selezionare gli interessi, ad aderire ai valori;
- incoraggiarli a confrontarsi con modelli di persone, di comunità, di vita veramente realizzati; e nelle prospettive della fede.

3. Guidare a realizzarsi nel progetto di vita

Un'importanza essenziale riveste per i preadolescenti il loro «progetto di vita». Progetto. È una parola molto adatta per la mediazione culturale con cui va presentato ad essi il problema del proprio avvenire, della vocazione di ciascuno. Infatti la vocazione, come risposta alla chiamata, è in pratica il «progetto di sé» confrontato, identificato e soprattutto realizzato sul progetto di vita proposto a ciascuno da Dio.
Ma c'è un'alternativa e perciò una scelta da fare: da quale progetto partire? Anche qui «chiunque voglia fare al mondo d'oggi un discorso su Dio deve muovere dai problemi umani...» (RdC, n. 77). E il problema dei problemi per i preadolescenti è il progetto di vita.
Allora sembra doveroso, come metodo e prassi educativa, partire dall'impegno del preadolescente su un abbozzo di progetto di vita con le sue istanze e attese, il suo ideale, per guidarlo a riconoscere che il suo vero, pieno compimento si avrà nel realizzare il piano di Dio, con propria libera adesione alla sua libera iniziativa.
Perciò dare priorità, come metodo, al progetto dell'adolescente non vuol dire esaurire in esso la realtà della vocazione: questa, qualunque essa sia, si attua nell'assoluto di Dio, perché è il Cristo che «rivelando il mistero del Padre e dello Spirito, svela pienamente l'uomo all'uomo e gli rivela la sua altissima vocazione» (G.S., 22).
Progetto di vita. È nella preadolescenza che i ragazzi cominciano a prendere coscienza che come hanno avuto origine un giorno, vivono ora nel tempo, sono orientati verso il futuro per proiettarsi-progettarsi nel loro avvenire. È importante: l'uomo è il suo progetto (J.P. Sartre).
Ed essi abbozzano questo progetto di uomo, o donna, e di vita: sul piano dell'essere e dell'agire, prima in modo idealistico e poi sempre più realistico. S'interrogano: Chi sono, a chi voglio somigliare, quali sono le mie attitudini e tendenze, quale meta voglio dare alla mia vita, qual è il mio posto nel mondo... Dio ha qualche progetto su di me?
Sono interrogativi importanti, da non lasciar cadere, per non bloccare i preadolescenti nell'avvio del loro progetto. Anzi, si deve accertare se stanno progettandosi. Rilevare il contrario sarebbe dover constatare mancanza di graduale, ordinata maturazione.
La presenza di questo impegno è indicata dallo spirito di iniziativa pur di fronte all'incertezza e alle possibili difficoltà; e nell'accettazione anche di mete a lunga scadenza.
L'assenza, invece, si riscontra sulla ristrettezza delle vedute, l'apatia verso tutto, l'evasione di distrazioni o capricci; il rifiuto di mete da raggiungere, anche a breve scadenza.
Il progetto: si può indicarlo, non definirlo.
È un progetto di vita e di azione.
È la storia del passato e la tensione verso il futuro. È stato scritto: l'avvenire di un ragazzo dev'essere scoperto sul suo passato (A. Léon), parole da accettare senza determinismi, tenendo conto di ciò che possono la educazione e la grazia, ma feconde per educare alle scelte e al progetto.
È l'insieme delle motivazioni-interessi-valori a cui uno si orienta e aderisce, con una scelta che condiziona o esclude tutte le altre; si tratta di decidere tra scelte «egoistiche» (profitto, benessere, successo...) o semplicemente «altruistiche» (solidarietà, uguaglianza, progresso) oppure «cristiane» (amore di Dio e degli altri, testimonianza e servizio ecc.).
È il principio che unifica gli elementi diversi e successivi raccolti dall'esperienza di ogni giorno; l'asse portante della personalità in costruzione; il nucleo attorno al quale si muove l'esistenza.
È il senso da dare alla vita.
Ora, la scelta cristiana è prima di tutto scelta del Cristo-Dio, che porta a confrontarsi con lui «uomo perfetto» (cfr G.E., n. 2) e a condividere la sua missione nel mondo, attraverso la Chiesa, secondo la comune vocazione cristiana nelle sue specificazioni (cfr L.G., capp. III, IV, VI).

LINEE OPERATIVE

Si tratta di un servizio: un'azione educativa per guidare i preadolescenti a crescere nella coscienza della loro vocazione cristiana con apertura sulle vocazioni ecclesiali; un servizio che scaturisce da fondamenti dottrinali e si concreta in una strategia pastorale che si avvale di obiettivi, criteri, metodi, mezzi, interventi, strutture, centri di animazione e di orientamento vocazionale.

A. Obiettivi

Sono le mete parziali o globali che si vuol raggiungere.
Riassumendole: guidare i preadolescenti a verificare e confermare la loro vocazione cristiana, con apertura sul ventaglio delle vocazioni ecclesiali senza escludere, anzi includendo almeno per qualcuno, qualcuna di essi, una vocazione di speciale consacrazione: sacerdozio, vita consacrata negli istituti religiosi, o secolari, o missionari.
L'attuale crisi di queste vocazioni (che investe anche la vocazione cristiana al matrimonio) è considerata radicalmente crisi della vocazione cristiana, che mette in crisi perciò le vocazioni particolari.
Sarà necessario, allora, rivedere ed eventualmente rinnovare il piano della pastorale giovanile, sulle linee essenziali di crescita cristiana: catechesi, vita liturgica e iniziazione all'apostolato.

B. Criteri

Sono i principi ispiratori degli obiettivi da raggiungere; e nel servizio all'orientamento vocazionale sono:
- il diritto all'orientamento dei preadolescenti;
- il dovere di orientare da parte degli educatori, secondo il loro ruolo specifico: genitori, insegnanti, animatori, il sacerdote...
- le istanze della storia della salvezza: le sollecitudini del Cristo, le esigenze della Chiesa, gli appelli del mondo, di cui i cristiani sono l'anima, perché come l'anima è per il corpo così i cristiani sono nel mondo» (cfr L.G., 38 dalla Lettera a Diogneto e P.O., 11).

C. Metodi

Sono legati alla natura stessa dell'orientamento vocazionale: la crescita della vocazione cristiana e all'interno di questa il discernimento e la maturazione degli elementi iniziali di una vocazione particolare.
Gli elementi iniziali sono:

I «germi»:

- l'idoneità. È oggettiva, perché riscontrabile sulla struttura della personalità dei preadolescenti; e si rileva sulla salute, l'equilibrio psichico, la capacità intellettuale, la sensibilità morale, la religiosità: una personalità in formazione nelle prospettive della fede;
In caso di dubbio su alcuni di questi elementi si può, si deve ricorrere agli specialisti, rispettivamente: medico, assistente sociale, orientatore psicologo, sacerdote.
- l'intenzionalità. t soggettiva, perché legata al dinamismo della personalità; ed è l'inclinazione, almeno implicita: più che dichiarata a parole, è manifestata nelle azioni, è dimostrata nella vita... e soprattutto «retta», cioè fondata su motivazioni autentiche (sincere) e valide (adatte) in riferimento a una data vocazione. É rivelata da cinque gradi, crescenti: la sensibilità al problema, la recettività e disponibilità a una educazione impegnativa, la capacità di confronto, la volontà del dono di sé, o oblatività.

I «segni»:

sono mezzi anche non straordinari: impulsi che vengono da persone, situazioni, avvenimenti, momenti particolari di fede, ispirazioni della grazia, esterna e interna... dell'azione illuminante e stimolante di Dio (cfr P.O., 11).
Il discernimento: è la scoperta e la verifica dell'autenticità e validità di questi elementi iniziali, che possono far rilevare in un preadolescente lo «stato di vocazione», perché la validità della risposta può rivelare l'autenticità della chiamata. La maturazione: consiste nella conferma e sviluppo degli elementi iniziali che indicano uno «stato di vocazione»; e si realizza attraverso:
- la coltivazione dei germi, che di per sé sono base necessaria per più vocazioni;
- l'accoglienza dei segni, che sono già indice di una vocazione specifica. Discernimento e maturazione sono opera di educazione. Comunque, «il modo più sicuro di scoprire una vocazione è quello di educarla» (R. Izard).

D. Mezzi

Sono quelli propri di ogni servizio di orientamento:
- l'informazione, richiesta dalla prima esigenza dell'orientamento, la conoscenza: per sapere in quali modi si possa vivere la fondamentale vocazione cristiana, le caratteristiche di ogni vocazione, il loro contributo alla comunione e missione della Chiesa nel mondo; per poter esercitare una effettiva libertà di scelta. Parlare di vocazione, di vocazioni, dunque, è necessario e perciò doveroso, ma anche possibile, attraverso la predicazione, la catechesi, il colloquio spirituale -nella confessione e fuori -; racconti, letture, albi, registrazioni, filmine, films, mostre, interviste, inchieste, ricerche, dibattiti, concorsi su temi, disegni; recitals e meeting, ecc.
- il contatto interpersonale: per il confronto diretto con persone che vivono una data vocazione, in situazioni di fede ordinarie o importanti, come gli incontri di spiritualità, o in eventi significativi, ad esempio ordinazioni sacerdotali, professioni religiose, partenze e arrivi di missionari...
- l'esperienza esistenziale, cioè una presenza prolungata in un dato ambiente, con partecipazione attiva alla vita di persone che vivono una data vocazione, soprattutto se in comunità, cioè in «convivenza» con esse, per cogliere dal vivo di un'esperienza le caratteristiche di una vocazione nel carisma da cui deriva e nel ministero cui è destinata, cioè la spiritualità, lo stile di vita e il tipo di apostolato; per la possibilità di un confronto, l'eventualità di una decisione. Dev'essere un'esperienza di fede, di impegno e di identità, evidentemente riservata ad adolescenti maturi.

E. Le iniziative

Tutte quelle ordinarie di pastorale giovanile, più alcune specifiche che costituiscono tempi forti, luoghi privilegiati per l'orientamento vocazionale:
- l'incontro personale, sempre prioritario e insostituibile: occasionale, o come colloquio spirituale, o nel sacramento della riconciliazione; a voce o anche indirettamente attraverso una serie di lettere, ecc.;
- i raduni periodici di preadolescenti dotati, impegnati, desiderosi di affrontare sistematicamente il problema dell'orientamento cristiano alla vita, e alla vocazione individuale: in week-end, incontri di spiritualità, ritiri, esercizi, corsi di orientamento ricorrenti - durante l'anno - o residenziali - durante l'estate -; per le diverse età; per zone diverse;
- i gruppi-comunità, per preadolescenti aperti e generosi; con riunioni frequenti e periodi di esperienza comunitaria.

F. Le strutture

Tutte quelle che educano, e perciò orientano: dalla famiglia, alla scuola, ai gruppi legati a movimento o associazioni ecclesiali, o gruppi a scopo specifico vocazionale... tutto ciò che può concorrere con ruolo proprio, ma anche in collaborazione, non a suscitare suggestioni o pressioni unidirezionali, ma a guidare i preadolescenti ad affrontare il problema del proprio orientamento... fino all'atteggiamento di oblatività: -«Eccomi, qui, Signore: manda me!» (Is 6,8).
Tra queste può trovare giustificazione e collocazione anche il «seminario» per preadolescenti (il seminario minore-scuola media inferiore), da non giudicare sul suo passato, ma sullo sforzo e sui progressi del suo aggiornamento (cfr «Orientamenti e norme» doc. CEI, riveduto e approvato dall'Ass. Gen. CEI, maggio 1980).
Non è l'unica forma, anche se è considerata «preminente»: può essere affiancata da altre, secondo le opportunità e possibilità studiate e programmate nella Chiesa locale.
È una comunità educativa, tempo forte e luogo privilegiato di orientamento non solo per ragazzi allievi interni, lo può essere per allievi esterni; od essere comunità aperta e di riferimento per il servizio di orientamento vocazionale, come fulcro della pastorale vocazionale nella zona (cfr «Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis», n. 12).

G. I centri pastorali

Sono istituzioni «unitarie» per tutte le vocazioni: il Centro diocesano vocazioni (CDV), regionale (CRV) e nazionale (CNV); o istituzioni specifiche per il Clero diocesano (OVE), ecc.
I Centri «unitari» hanno redatto in questi ultimi anni - su richiesta della S. Con-gr. Educ. Catt. - prima il «piano nazionale» e poi il «piano diocesano» vocazioni, da promulgare nella Chiesa locale e che dev'essere «elaborato col concorso, sostenuto dal consenso ed attuato con la collaborazione di tutte le componenti vocazionali» (cfr Lettera ai Vescovi, del 2-1-1978, e Allegato, par. II).
Scopo prioritario dei Centri, precisato in Statuti e Regolamenti, è quello dell'«animazione» degli altri Centri ecclesiali perché diano una dimensione vocazionale a tutta l'azione educativa-pastorale; e dei responsabili delle istituzioni, comunità, gruppi; degli operatori in genere e degli educatori, in particolare.
Scopo subalterno è quello dell'«orientamento», con interventi diretti per iniziative - anche per preadolescenti - che sono possibili od opportune più a livello di Chiesa locale che di Parrocchia, o altra comunità cristiana.