«Ragazzi in preghiera»: per educare alla preghiera pregando

Inserito in NPG annata 1981.

 

Franco Floris

(NPG 1981-01-55)

 

Da qualche settimana è in libreria la seconda edizione di Ragazzi in preghiera (Per pregare in gruppo, in famiglia, da soli, LDC, pp. 512, L. 4.000), «il libro della preghiera» pensato per l'età della scuola media e del biennio. La prima edizione, frutto di una collaborazione fra liturgisti, biblisti ed educatori, uscì nel 1975 e fu accolta con molto interesse. Veniva a riscoprire un vuoto preoccupante nel campo della proposta di preghiera alle nuove generazioni.
Fin dagli inizi sono stati sottolineati due aspetti caratteristici. Ragazzi in preghiera si è proposto come strumento di educazione alla preghiera, e non solo come manuale per far pregare i ragazzi. È il primo libro che in effetti impegna concretamente gli educatori a creare momenti di scuola di preghiera per ragazzi.
Il secondo aspetto caratteristico è il superamento dell'opposizione tra linguaggio antropologico e linguaggio kerigmatico. Ragazzi in preghiera ha aiutato gli educatori a superare due errori. L'errore di chi vedeva l'educazione alla preghiera e alla liturgia in termini di pura iniziazione ad un linguaggio preesistente a cui il ragazzo doveva adeguarsi. L'errore di chi invece concepiva l'educazione alla preghiera come puro e semplice parlare di se stessi a Dio.
La seconda edizione di Ragazzi in preghiera esce profondamente rinnovata, anche se le scelte di fondo sono rimaste immutate.
Per preparare la nuova edizione ci si è posti anzitutto in contatto con gli educatori che lo stavano utilizzando. Il lungo questionario che si è fatto loro pervenire e a cui molti hanno risposto, ha permesso di avere un quadro delle loro esigenze e delle integrazioni per una nuova edizione. Dietro loro consiglio abbiamo richiesto a diversi gruppi di ragazzi di rileggere il libro e segnalare i termini e le frasi difficili ed incomprensibili. Intere parti della nuova edizione infine sono state lette e discusse con gruppi di educatori per verificare contenuti e forma.

LA PREGHIERA DI «RAGAZZI IN PREGHIERA»

Il rinnovamento di cui Ragazzi in preghiera si è fatto portatore in questi anni non è solo di forma (una maggior varietà e vivacità di schemi) ma anche e soprattutto di contenuti. Quella che è stata profondamente rinnovata è la teologia della preghiera. Vengono superati gli schemi devozionalisti, intimisti e moraleggianti e, più in generale, gli schemi troppo legati a teologie che esaltano l'incontro con Dio nella preghiera, a scapito della esperienza di Dio nella vita di ogni giorno. Fin dalle prime pagine Ragazzi in preghiera si premura di educare a distinguere una duplice esperienza di Dio: l'esperienza di Dio nella vita di ogni giorno, nel «sacramento» del fratello e delle varie situazioni della vita attraverso cui Dio provoca ad accogliere il Regno, e l'esperienza di Dio nella preghiera e liturgia. Due immagini bibliche sottendono la teologia di Ragazzi in preghiera. La prima è l'immagine del Regno di Dio che è «già» in mezzo a noi, per dono di Dio, ma che insieme «non è ancora» e ne attendiamo il compimento. Della presenza e della assenza del Regno l'uomo fa esperienza nella vita quotidiana, giorno per giorno. La seconda immagine è quella della Pasqua: la vita è il lungo cammino di un popolo dalla schiavitù alla libertà e all'alleanza con Dio. La liberazione di Dio la si sperimenta nella storia, prima che nella preghiera e nella liturgia.
E la preghiera? La preghiera è vista come il momento in cui si fa «memoria» della presenza di Dio nel quotidiano. Un momento in cui si riprende in mano la vita e si cerca di capirla, illuminati dalla parola di Dio come luogo di responsabilità e come luogo di esperienza di salvezza. Nella preghiera si arriva al cuore della vita per uscirne più ricchi e trasformati dal di dentro.
Un'altra categoria con cui si parla della preghiera è quella che può essere sintetizzata nell'espressione: «pregare è bello». Si è fatto di tutto per superare un modello di preghiera come «dovere» (il cristiano deve rendere culto a Dio, è suo dovere) con tutta la pesantezza che il concetto comporta, per presentarla come il compito gioioso che il cristiano ha, a nome di tutti gli uomini, di capire fino in fondo quello che tutti vivono. Il cristiano è chiamato da Dio ad essere consapevole della «notizia» che il Regno è in mezzo a noi e che la storia dell'umanità è una grandiosa Pasqua. Certo la preghiera implica fatica, impegno. Ma è un impegno che va nella direzione della gioia e della pace interiore.

Il grande mosaico della preghiera

L'avere recuperato una teologia di grosso respiro ha permesso di dare un quadro abbastanza ricco delle modalità con cui la preghiera si esprime. Pregare non è solo invocare, ma anche lodare, ringraziare, accogliere, confessarsi peccatori, lasciarsi prendere da una gioia profonda per la presenza del Regno nella storia... È in atto, soprattutto a livello giovanile, una grossa trasformazione dei moduli di base della preghiera. Ragazzi in preghiera l'ha accolta. Uno degli impegni che traspare continuamente è di aiutare a concepire la preghiera come un grande mosaico in cui ci devono inserire tessere molto diverse, che insieme danno un grande effetto artistico. Pregare è momento creativo in cui, a seconda delle occasioni, si mette insieme un mosaico in cui può risaltare maggiormente la lode o l'invocazione, il ringraziamento o il riconoscimento del proprio peccato. Mentre i vecchi manuali si preoccupavano di far apprendere a memoria determinate formule, Ragazzi in preghiera si preoccupa maggiormente che il ragazzo sperimenti la preghiera in tutta la sua ricchezza di atteggiamenti e sentimenti e impari a crearla mettendo insieme le varie tessere del mosaico.
In questa direzione sono da capire le pagine dedicate alla scuola di preghiera seguendo il Vangelo di Luca (pp. 29-74). È una parte importante del libro, come del resto molti educatori hanno riconosciuto. Si è voluto proporre una specie di laboratorio in cui il gruppo si esercitasse di volta in volta ad affinare la sua sensibilità alla preghiera di lode, di supplica, di perdono...

Pregare la Bibbia ed il giornale

Fin dalla prima edizione Ragazzi in preghiera ha favorito l'incontro tra il linguaggio della tradizione biblica e liturgica, e il linguaggio dell'uomo d'oggi. Si è sempre proceduto in modo che i due mondi di simboli si illuminassero reciprocamente fino a far toccare con mano che i simboli biblico-liturgici non dicono niente se non «assumono» l'esperienza dell'uomo d'oggi, e che le esperienze dell'uomo d'oggi non sono comprensibili se non quando vengono interpretate mediante i simboli-base della fede e preghiera cristiana.
Il problema non è solo di citare nella preghiera brani della Bibbia o brani del giornale. Il discorso è più profondo: l'obiettivo è raggiunto quando il racconto dell'Esodo dall'Egitto non è più visto come un episodio del passato, ma come il modo di «narrare» la nostra storia oggi. Ed è raggiunto quando volendo capire la vita si ricorre al racconto della giornata di Gesù in mezzo a noi: la sua presenza è liberante e rassicurante per l'oggi. Il suo amore permette di dare assenso positivo alla vita e aiuta a relativizzare ciò che non è Regno di Dio.
Pregare con la Bibbia ed il giornale ha voluto dire aiutare il ragazzo a percepire tutti i messaggi di Dio. Il messaggio principale è la Bibbia. Ma non è l'unico. Tutto, in un certo senso, è messaggio di Dio. I fatti della vita, gli altri vicino a noi, la gioia ed il dolore, la saggezza umana, l'esperienza dei santi... Una concretizzazione di questo principio è stata fatta nella scelta dei «messaggi» della preghiera del mattino e della sera (per es., pp. 79-80). Per ogni incontro vengono proposti diversi messaggi: alcuni biblici, altri di autori moderni. Non si è voluto certo svilire la parola di Dio anche se si è voluto reagire ad un suo uso eccessivo.
Alcuni incontri di preghiera sono stati costruiti, per fare un esempio, utilizzando alcune favole di autori moderni (pp. 118-123). L'idea che ha sorretto questa scelta è che la Bibbia come parola di Dio trova il suo senso solo se si aiuta il ragazzo a cogliere tutti i messaggi di Dio. L'uso eccessivo della Bibbia soffoca le altre voci e rende sterile la sua stessa lettura.
E importante però aggiungere che Ragazzi in preghiera propone un vero e proprio lezionario per ragazzi, come risulta dall'indice biblico, al termine del libro (pp. 511-512). I testi base della Bibbia sono stati spezzettati e offerti di volta in volta all'assimilazione del ragazzo. Nell'avvento, ad esempio, sono stati presentati i grandi personaggi che hanno atteso Gesù. Nella Quaresima sono state proposta le letture del primo ciclo del lezionario domenicale. Nel periodo della Pentecoste sono stati proposti come testo base gli Atti degli apostoli.

Pregare insieme e pregare da soli

Il passaggio dalla prima alla seconda edizione ha segnato un'attenzione maggiore alla preghiera personale. L'attuale edizione ha per sottotitolo: per pregare in gruppo, in famiglia, da soli. Naturalmente non è cambiato solo il sottotitolo. Fin dalle prime pagine si parla direttamente al singolo (pp. 5-28). Si chiede al ragazzo un forte impegno per ripensare l'immagine di Dio che si porta dentro dalla fanciullezza: perché credere in Dio e dove incontrarlo? che significa pregare? come essere sicuri che si prega Dio e non una falsa immagine di Dio? Tutte queste domande vengono poste al ragazzo perché prima di pregare si chieda perché pregare e chi pregare.
La preoccupazione di provocare il singolo ad impegnarsi in prima persona nella preghiera pervade non solo le prime pagine ma tutto il libro. Si è sempre fatto attenzione a lasciare discreti spazi di silenzio, di lettura personale, di esame di coscienza. D'altra parte si è anche voluto evitare una proposta di preghiera intimista.
Pregare da soli non vuol dire pregarsi addosso. Prega da solo colui che è capace di raccogliersi, da solo o in gruppo non importa, ed esprime i suoi sentimenti facendosi carico oltre che della sua piccola storia, e anche della storia del gruppo, della famiglia, della chiesa, dei poveri, della società... Il luogo vero della preghiera personale è quindi la capacità del singolo di proiettarsi negli altri.
La preghiera comunitaria non è tale anzitutto perché si prega insieme nello stesso ambiente, ma perché ognuno si fa carico degli altri e della loro storia e la porta davanti a Dio.

Atteggiamenti, parole, linguaggio del corpo

Le pagine di educazione alla preghiera che vanno sotto il titolo «a pregare s'impara» (pp. 29-74) hanno un andamento di fondo che va sottolineato. L'educazione alla preghiera è presentata come sequenza in tre tempi: pregare è «avere dentro», pregare con le parole, pregare con il corpo. La successione dei tre momenti è di tipo educativo.
La preoccupazione di Ragazzi in preghiera è che le parole nascano sempre da una riflessione, da un attimo di silenzio, dall'ascolto di un messaggio e dalla sua interiorizzazione. Il momento centrale di ogni esperienza-scuola di preghiera è la risposta alla parola di Dio. Meditazione, invocazione, ringraziamento, domanda di perdono... tutto viene presentato come espressione di un qualcosa che prima si è lasciato sedimentare dentro.
Il collegamento tra parole e gesti è presente, ma in modo limitato. Due i motivi. Non è facile indicare dal di fuori i gesti che possono caratterizzare la preghiera di un gruppo. Alcune volte, poche, (per es., pp. 342-343; 366) si sono date indicazioni, altre a volte ci si è limitati ad invitare il gruppo alla creatività. D'altra parte si riconosce che l'educazione al linguaggio del corpo è essenziale per superare l'attuale frattura tra parole e gesti che si riscontra nella liturgia. I gesti che Ragazzi in preghiera propone sono sobri, senza grosse coreografie che rischiano di essere superficiali anche se cariche di fascino.
La gestualità va liberata in alcuni incontri specifici da cui poi potrà rifluire creativamente verso gli altri momenti di preghiera e di liturgia. Ragazzi in preghiera ha fatto questa scelta e propone delle esperienze di gruppo abbastanza semplici in cui tentare un nuovo approccio al linguaggio del corpo (pp. 60-74).

UN BREVIARIO PER I RAGAZZI DEGLI ANNI '80

Con una immagine ben conosciuta si può dire che Ragazzi in preghiera vuole essere una specie di breviario» per i ragazzi degli anni '80. Partendo dalla consapevolezza che il ragazzo ha il diritto di pregare e di pregare secondo le sue capacità, il libro propone una lunga serie di incontri di preghiera che coprono i principali momenti dell'anno liturgico e della vita ecclesiale e civile.
Il materiale è organizzato secondo quattro filoni che ora vengono esaminati per una presentazione sommaria dei contenuti.

Indicazioni per una «scuola di preghiera»

Il materiale di Ragazzi in preghiera è sempre pensato con una grossa attenzione educativa. Ogni incontro è organizzato come piccola esperienza di iniziazione al mondo complesso della preghiera. Alcune parti sono state tuttavia preparate in modo specifico come educazione alla preghiera.
Il libro si apre con una iniziazione-meditazione che va sotto il titolo «Pregare è un'avventura».(pp. 5-28). L'avventura è la vita che il ragazzo vive con gli altri: l'avventura diventa affascinante quando impara a scorgere al suo fianco un compagno di viaggio di nome Gesù. La meditazione è divisa in tre parti: «Ragazzi davanti a Dio» (chi è Dio, quale Dio pregare?), «Il Dio di Gesù Cristo» (Gesù rivela il vero volto di quel Dio a cui tutti gli uomini tendono), «Signore, insegnaci a pregare» (Gesù è il maestro della preghiera).
La vera scuola di preghiera è la sezione successiva con il titolo «A pregare si impara». Vengono proposte una ventina di esperienze di catechesi e preghiera organizzate secondo lo schema già accennato: atteggiamenti, parole, linguaggio del corpo.
Tipico è il modello di base per ogni incontro.
Esso prevede questi momenti: in un primo momento si cerca di rintracciare nella vita dei ragazzi alcuni fatti che incarnano l'atteggiamento di preghiera che si vuol far vivere (lode, ringraziamento, perdono...). Il secondo momento è di illuminazione di quei fatti con un brano del vangelo di Luca in cui l'atteggiamento di lode (o di ringraziamento) è vissuto nel rapporto tra l'uomo e Dio. Da questo confronto nasce il terzo momento: la riflessione: si invita il ragazzo a trovare dentro la sua esperienza delle motivazioni dalle quali può nascere quel tipico modo di fare esperienza di Dio nella preghiera. Il quarto momento è invece la preparazione di un breve incontro di preghiera in cui «dilatare» l'atteggiamento che si vuole sperimentare. Il quinto ed ultimo momento è la stessa preghiera che nasce quindi da un'esperienza coinvolgente.
Sempre come materiale per una scuola di preghiera vanno segnalate altre pagine. Va segnalata una introduzione ai salmi (pp. 186-189), che sono una forma di preghiera molto ricca, ma anche (non sempre lo si riconosce) abbastanza difficile. Mentre non si condivide l'uso eccessivo che si sta facendo dei salmi e della liturgia delle ore con adolescenti e i giovani, si crede importante educare i ragazzi a pregare con i salmi.
I salmi vengono presentati con il titolo «camminando e cantando la stessa canzone»: sono i canti di un popolo in cammino che racconta la sua storia per capirla come spazio in cui Dio lo provoca a lottare per la sua piena liberazione. Al ragazzo si insegna come «raccontare» la sua vita e quella degli altri utilizzando i canti degli israeliti.
Un'altra sezione dedicata alla scuola di preghiera è la introduzione al sacramento della Penitenza (pp. 424-429). Se ne parlerà più avanti.

La preghiera del mattino e della sera

Per la preghiera ordinaria Ragazzi in preghiera offre otto schemi per il mattino ed otto per la sera, per la maggior parte nuovi (pp. 75-183).
Un grosso sforzo è stato fatto nel riformulare la teologia di lodi e di vespro per i ragazzi.
Pur con schemi diversi l'immagine della preghiera del mattino è abbastanza costante: prevale la lode, la sete di Dio, il desiderio di realizzarsi nella giornata che viene, l'invocazione per dare compimento alla propria speranza, il «messaggio» da utilizzare come chiave di lettura degli avvenimenti del giorno.
La preghiera della sera è invece caratterizzata da atteggiamenti come il ringraziamento, la consapevolezza del proprio peccato e l'apertura alla riconciliazione, la fiducia e l'attesa del mondo nuovo come «dono» di Dio, l'abbandono nelle sue braccia al termine della fatica di una giornata.
La diversa teologia tra la preghiera del mattino e quella della sera è perseguita in tutti gli schemi, i quali poi si differenziano per lo stile e i contenuti. Gli incontri numero uno del mattino e della sera sono i più classici e tradizionali. Lo stesso si deve dire degli schemi numero due, anche se ci sono vari elementi più vicini alla sensibilità del ragazzo. Gli schemi numero tre sono una specie di lodi e vespro (compieta) per ragazzi: tre salmi, lettura, responsorio...
Gli schemi dal quattro all'otto sono i più creativi e moderni. Un esempio. Uno schema della sera è ritmato sul testo della canzone Aggiungi un posto a tavola (pp. 165-169). Riprendendo l'immagine del mangiare insieme si propone successivamente un'esame di coscienza ed una richiesta di perdono (quanta gente non hai accolto alla tua mensa?), una lettura di fede della vita quotidiana ed un momento di ringraziamento (quanta gente ti è stata oggi vicina), un momento di proclamazione di fede in Gesù (è Lui l'amico in più che sta dietro quanti ti sono vicini), una confessione di speranza (ci sarà una mensa ed una festa definitiva: il grande invito di Dio alla sua mensa).
Alcuni schemi sono troppo lunghi per un solo incontro con i ragazzi. Più che ad uno solo si è pensato in effetti a più incontri nell'arco di una settimana o di un altro periodo di tempo. Ogni mattina (o sera) si prega utilizzando una specie di «comune» di introduzione e conclusione, mentre il corpo centrale è variabile ed è costituito da un insieme di lettura-riflessione-meditazione.
Caratteristico della preghiera di mattino e sera è il «messaggio». Nella precedente edizione i messaggi erano stati scelti unicamente dalla Bibbia. Ora invece sono stati scelti anche da autori che hanno detto qualcosa di profetico per le nuove generazioni (da Follereau a M.L. King, da don Bosco a Baden Powell, da Madre Teresa a papa Giovanni Paolo II).

«É la tua strada, Signor, che porta a te»

La sezione più lunga del libro è dedicata alla preghiera lungo l'anno (pp. 207388). Partendo dal principio di pregare la vita, sono stati «pregati» gli appuntamenti più grossi dell'anno, scelti in modo da rappresentare i vari momenti della vita sociale ed ecclesiale. Agli schemi della prima edizione (l'inizio dell'anno scolastico, il ricordo dei cari defunti, l'avvento, la giornata della pace, l'unità dei cristiani, la Quaresima, le feste della Madonna, la preghiera in occasione di avvenimenti sportivi), se ne sono aggiunti degli altri, su suggerimento anche degli educatori. Sono stati aggiunti questi schemi: tre per i giorni di Natale, due per il tempo dopo Pasqua, quattro sulla vocazione, un lungo schema da utilizzare nel periodo della Pentecoste.
A parte il materiale nuovo c'è da dire che tutti gli schemi della prima edizione sono stati ritoccati, semplificati, arricchiti di nuovi spunti.

I tempi forti dell'Avvento e della Quaresima

Un'attenzione particolare è dovuta all'abbondante materiale per l'Avvento e la Quaresima. Per ogni settimana Ragazzi in preghiera presenta uno schema originale pensato all'interno di un unico discorso che permetta al ragazzo di appropriarsi della grande esperienza religiosa proposta per quei tempi liturgici.
Le quattro settimane dell'Avvento vanno sotto il titolo «Dio cerca una tenda» (pp. 231-258) e sono organizzate come un itinerario di avvicinamento a Cristo. Nella prima settimana si prende coscienza del fatto che Gesù è già venuto, ma gli uomini non lo hanno accolto con cuore sincero. Da questa confessione nasce l'invocazione affinché venga di nuovo.
Nella seconda settimana, per aiutare i ragazzi a cogliere gli atteggiamenti di fondo dell'Avvento, vengono presentati alcuni personaggi biblici che hanno atteso la
venuta di Gesù. Ognuno di loro diventa una guida nel cammino verso il Natale. Nelle due settimane successive al centro della preghiera sta la figura di Maria come colei che meglio di tutti ha saputo attendere Gesù (terza settimana) e lo ha accolto (quarta settimana). L'Avvento diventa così il «tempo mariano» per eccellenza.
Evidentemente per una utilizzazione adeguata di queste pagine occorre che la-vita di gruppo sia ripensata nella direzione dei contenuti che si pregano. Catechesi e preghiera devono andare insieme. Così, per fare un esempio, nella prima settimana, dedicata come si è visto a delineare alcuni fatti che provocano ad invocare la venuta di Gesù, si dovrà fare spazio ad interventi che sottolineano questa attesa. Quali sono i fatti a cui fare riferimento? Come aiutare i ragazzi a rifletterci? C'è grande spazio per la creatività: dal recital, alla ricerca in gruppo, dai cartelloni al montaggio di diapositive.
Anche per le cinque settimane della Quaresima viene offerto abbondante materiale di riflessione e preghiera (pp. 299-338). I temi di fondo per ogni settimana sono stati ricavati prendendo come punto di riferimento le letture bibliche del ciclo «A» domenicale con la loro sequenza di «fatti»: le tentazioni, la trasfigurazione, la samaritana, il cieco nato, la risurrezione di Lazzaro. Queste pagine del vangelo sono state utilizzate per secoli come grande catechesi battesimale, come «fatti» attraverso cui i cristiani possono ricercare le «radici» della loro identità. Proprio in questi incontri emerge l'impegno di Ragazzi in preghiera per ripensare i «fatti» evangelici a partire dalle problematiche del ragazzo e l'impegno per aiutare il ragazzo a capire le sue domande «dentro» i grandi simboli biblici della lotta (prima settimana), della trasformazione-trasfigurazione (seconda settimana), dell'acqua (terza settimana), della luce (quarta settimana), della vita (quinta settimana).
Tipico è il caso della trasfigurazione interpretata come vocazione a «trasformarsi» e fare della crescita il momento per decidere che la propria vita sarà a servizio della causa per cui è vissuto Gesù (pp. 309-315).
Per ogni settimana si dà un «ordinario» di inizio e di conclusione e tre letture bibliche seguite da una riflessione e una meditazione corale. Le pagine dedicate alla Quaresima come già quelle dedicate all'Avvento sono pagine su cui impegnare il gruppo e anche i singoli che non possono fare vita di gruppo ma si vogliono preparare alle feste di Natale e Pasqua. Meglio ancora se queste pagine diventano preghiera in famiglia.

Le settimane dopo Pasqua e la festa di Pentecoste

Per la settimana santa Ragazzi in preghiera non offre niente di specifico, ma è facile utilizzare altre pagine. Si è preferito offrire del materiale per le settimane dopo Pasqua. Dato che i giorni di Pasqua sono ormai giorni caotici, vissuti dai ragazzi e dalle loro famiglie in modo tumultuoso, nelle due settimane dopo Pasqua si offre la possibilità di ripensare nella preghiera le feste di Pasqua (pp. 339-357). Il primo incontro dopo Pasqua inizia proprio con il racconto delle grandi feste del giovedì, venerdì, sabato santo e riprende il racconto dei discepoli di Emmaus, diviso in tre tempi: l'inizio del cammino e Gesù che fa la strada con i due discepoli, Gesù che interpreta ai due discepoli la sua storia e quella dell'umanità, il segno della cena e il bisogno dei due discepoli di «annunciare» ad altri la loro gioiosa esperienza del Cristo risorto.
Il secondo incontro offre come meditazione pasquale il grande racconto dell'Esodo nelle sue varie tappe: la schiavitù, l'arrivo di un liberatore, l'uscita ed il cammino nel deserto sotto la protezione di Dio, la festa della vittoria e la alleanza con Dio. Il racconto biblico è visto come una parabola della vita.
La preghiera che l'accompagna si fa ricca e affascinante. Di volta in volta diventa invocazione, confessione di fede, abbandono alla provvidenza, festa e ringraziamento per la liberazione, gioia di stare con Dio e di «mangiare e bere» davanti a Lui.
Con il titolo «il grande fuoco di Pentecoste» (pp. 359-368) viene presentato un itinerario verso la festa di Pentecoste la cui caratteristica principale è la lettura della figura dello Spirito come anima della chiesa fin dalle sue origini, e come anima del mondo intero fin dalla creazione. Si tratta quindi di un itinerario alla scoperta dello Spirito misteriosamente attivo nel mondo e nella Chiesa.

La vita come vocazione

Il ciclo pasquale si chiude con un ritorno alla responsabilità dell'uomo. Dopo aver a lungo interiorizzato che la liberazione è anzitutto «dono» gratuito da parte di Dio, l'uomo può fare i conti con la sua dignità e con la sua vocazione. Alla vocazione sono stati dedicati quattro incontri (pp. 369-388). Li carattetizza, oltre la collocazione in questo tempo dopo Pasqua e dopo Pentecoste, il fatto di tentare un dialogo con il ragazzo che assume i problemi ed il linguaggio del suo quotidiano. «A chi vuoi rassomigliare?» dice il titolo di una di queste propote di preghiera. Il ragazzo si porta dentro una un forte bisogno di identificarsi in modelli credibili. Il suo bisogno viene accolto e purificato. Essere un «buon samaritano»: ecco la proposta conclusiva. Tra i tanti modelli d'uomo in circolazione questo è un modello ricco di fascino, come si dimostrano alcune figure di grossi leader di altruismo nel mondo moderno. Come si vede il tema vocazionale è a largo respiro: il ragazzo è invitato a concepire la sua vita come chiamata, come appello di Dio. La vocazione sacerdotale e religiosa è proposta come esempio coraggioso e stimolante di risposta, come esempio concreto di buon samaritano.

Le feste della Madonna

Alla contemplazione del mistero di Maria nella nostra vita e nella storia della salvezza Ragazzi in preghiera dedica uno spazio privilegiato (pp. 389-412). L'invocazione a Maria è frequente, al mattino e alla sera, attraverso l'A ve Maria, l'Angelus ed il Regina Coeli (in italiano naturalmente), la Salve Regina. Al mistero di Maria è dedicato soprattutto un grosso spazio nell'Avvento: accogliendo la proposta della liturgia, si fa dell'Avvento il «tempo mariano» per eccellenza. Sempre ispirandosi al rinnovamento della liturgia vengono presentati incontri di preghiera per le feste della Madonna lungo l'anno: dall'Immacolata alla Assunzione, alla festa di Maria Madre nostra. La sezione dedicata alla preghiera mariana termina con la proposta del Rosario per il quale sono offerte, mistero per mistero, delle invocazioni di attualizzazione (pp. 407-412).

LA FESTA DEL PERDONO

Una delle critiche alla precedente edizione era lo scarso rilievo dato al sacramento della Penitenza.

I concetti base della Penitenza

L'attuale sezione dedicata alla Penitenza si divide in quattro parti (pp. 423-464). La prima è una lunga meditazione sulla parabola del padre che accoglie il figlio prodigo. Lo scopo è dare al ragazzo (e agli educatori, perché no?) i concetti base di una rinnovata teologia della Penitenza: peccato, pentimento, conversione, perdono. Dalla meditazione sulla parabola si passa ad una presentazione della festa del perdono in termini di celebrazione liturgica e prima ancora come atteggiamento quotidiano di conversione. Il sacramento è presentato come momento di un cammino più vasto che inizia con la consapevolezza del peccato e arriva alla celebrazione attraverso la preghiera, l'ascolto della parola di Dio, la conversione di mentalità e di stile di vita. La festa del perdono è a sua volta, un modo originale di fare esperienza di Dio, un modo preciso di confessare che Dio è presente nella storia come amore che perdona e continuamente ricostruisce l'uomo, anche quando l'uomo si dimentica di Lui.

Il rito della «festa del nostro perdono»

All'introduzione ai concetti base segue il rito della celebrazione comunitaria (pp. 431-448). La presentazione è fatta seguendo alcuni criteri precisi. Il primo criterio è quello di proporre il sacramento come momento di rilettura della vita personale e comunitaria per riconoscere lealmente la propria povertà e per riconoscervi la presenza liberante di Dio.
In questo modo la visione del sacramento si decentra. Al centro non sta più il peccato dell'uomo, ma Dio che giorno per giorno libera l'uomo. Ciò si concretizza in un clima di fiducia e di speranza che avvolge la celebrazione. Il sacramento non è il compianto più o meno triste sull'uomo, ma è una grande festa a Dio che accoglie l'uomo nonostante le sue manchevolezze.
Fondamentale è allora il recupero di due aspetti che nella vecchia liturgia rimanevano nell'ombra: la confessione di fede e il ringraziamento. A questi due momenti e
Ragazzi in preghiera dedica molta attenzione. La confessione di fede e il ringraziamento sono costituiti da due lunghi e densi testi in cui si racconta la storia della salvezza, la prima per riconoscere la grandezza di Dio Liberatore e la seconda per rendere grazie per il perdono dei propri peccati e soprattutto per la grande storia di liberazione dell'uomo dalla creazione all'Esodo, da Gesù Cristo all'uomo d'oggi. La confessione di fede e il ringraziamento acquistano peso tuttavia solo se si recupera la parola di Dio e la sua attualizzazione nella assemblea. Ragazzi in preghiera insiste perché il recupero non sia formale. Qualcuno aveva criticato
l'esame di coscienza della prima edizione. La critica era giusta, anche se solo in parte. Era giusta perché si riduceva a un gesto un poco sbrigativo. Era sbagliata perché la critica veniva fatta a partire dal vecchio ruolo attribuito all'esame di coscienza.
L'esame di coscienza durante la liturgia deve rispettare due «leggi»: la legge della preghiera e la legge della responsabilità collettiva e personale. Per legge della preghiera si intende il fatto che tutti gli elementi della celebrazione devono favorire il rapporto con Dio. Un esame di coscienza che prolunga l'attenzione del ragazzo su se stesso finisce per distrarre: la propria colpa e la sua «cancellazione»diventa più importante dell'incontro con Dio. D'altra parte il dialogo con Dio è falso se il ragazzo non riesce a riconoscere concretamente, cioè in relazione a fatti particolari, che Dio lo ama nonostante il suo peccato. Se il ragazzo non si conosce e non si sente responsabile non può avere una esperienza di Dio che accoglie e perdona.
Non è forse anche per questo sorvolare sulla responsabilità dei singoli che le celebrazioni comunitarie stanno diventando molto formali e sterili?
Nella nuova edizione per salvare le due leggi appena descritte si è lasciato che l'esame di coscienza dentro la celebrazione fosse breve e visto soprattutto come momento di preghiera, e si è preparato uno schema nuovo e ben nutrito da utilizzare nei vari incontri di preghiera.
Quanto detto sull'esame di coscienza introduce il discorso dell'equilibrio tra gesti personali e gesti comunitari nella celebrazione. Soprattutto in questa seconda edizione si è fatto in modo che ci fosse un serio equilibrio tra azione personale (sottolineata dai momenti di riflessione e di silenzio e dal fatto di dare il giusto peso all'accostarsi al sacerdote e al compiere altri gesti come il baciare il libro della parola di Dio o un crocifisso) e azione comunitaria. Fin dall'inizio si invita i presenti ad accorgersi degli altri, sia dei coetanei che degli adulti che stanno insieme in preghiera. L'invito al sacerdote e a tutti è di essere attenti agli altri, di accoglierli con semplicità, di sentirsi una famiglia. Con questo non si è voluto affatto confondere la comunità con il buon clima di celebrazione. Il discorso comunitario a cui si invita è la responsabilità verso gli altri, l'interesse per i loro problemi, la partecipazione alla loro vita. I gesti di accoglienza fraterna hanno senso se espressione di questa scelta di vita.

La vita al rallentatore e la celebrazione personale

Dell'esame di coscienza posto nel libro subito dopo la celebrazione comunitaria si è già detto (pp. 449-456). Va solo ripetuto che è importante utilizzarlo nei vari momenti di preghiera, sapendo scegliere le domande più significative. I contenuti sono distribuiti secondo i seguenti temi: la maturazione umana e cristiana, l'amicizia con Gesù come scelta di vivere come Lui, la collaborazione con i genitori e gli educatori, la fedeltà agli impegni del cristiano, la preghiera, il rispetto del proprio corpo e della natura, la gioia di vivere.
Per ultimo viene il rito per la celebrazione personale (pp. 457-463). Nella introduzione si spiega al ragazzo il rapporto tra celebrazione comunitaria e celebrazione personale per poi offrirgli alcuni criteri per decidere quando compiere questo gesto.
La celebrazione personale è vista come l'arrivo di un cammino in cui entrano queste tappe: prendere la decisione, pregare, passare la vita al rallentatore, convertirsi. Come si vede, si è voluto educare il ragazzo a non confessarsi all'ultimo momento e a concepire invece l'incontro con il sacerdote come arrivo di un piccolo «itinerario penitenziale».
Sul rito solo due brevi osservazioni. un rito semplice che dà spazio alla parola di Dio: è un servizio sia ai ragazzi che ai sacerdoti che così potranno trasformare l'incontro a volte burocratico in ascolto della parola di Dio e preghiera. L'altra osservazione riguarda la conclusione del rito. Si è accentuato l'aspetto di gioia e di festa con un breve dialogo tra il sacerdote ed il ragazzo.

«RAGAZZI IN PREGHIERA» PER UNA NUOVA SPIRITUALITÀ

Come ogni libro di preghiera Ragazzi in preghiera sottende una sua spiritualità, e prima ancora una sua teologia ed antropologia. Da questo punto di vista Ragazzi in preghiera accoglie Io sforzo compiuto in questi anni per riformulare gli orientamenti teologici e antropologici di fondo e i tratti particolari di una nuova spiritualità. Quali sono questi orientamenti di spiritualità, intesa come modo nuovo di ridefinire l'identità cristiana per i giovani degli anni '80?

Una spiritualità del quotidiano

In Ragazzi in preghiera è evidente anzitutto una spiritualità del quotidiano. Tutto il libro respira la teologia della Incarnazione: poiché Dio si è fatto uomo in Gesù, tutto ciò che è umano è stato reso spazio in cui si svolge l'appello salvifico di Dio e la risposta dell'uomo. Le azioni umane, dal mangiare al giocare, allo stare insieme e al lavorare, hanno uno «spessore divino». Ragazzi in preghiera invita il ragazzo ad accogliere la sua esperienza come luogo di incontro con Dio. Nessuna concessione viene fatta al soprannaturalismo in cui l'umano è del tutto opposto al divino. E insieme nessuna concessione vien fatta a visioni della vita legate a «cose eroiche». Si indica una strada alla santità nelle «cose ordinarie», nella concretezza del quotidiano.

Una spiritualità della responsabilità

In secondo luogo Ragazzi in preghiera educa ad una spiritualità della responsabilità, in continuità con la valorizzazione dell'uomo espressa dalla teologia dell'Incarnazione. Pagina dopo pagina traspare una profonda fiducia nelle possibilità del ragazzo. Una fiducia non spontaneistica ma evangelica, in un'ottica dunque di educazione liberatrice: il ragazzo imparerà ad usare le sue energie potenziali solo se qualcuno lo aiuterà.
Il ragazzo viene sollecitato a considerarsi non parte di una massa anonima, ma soggetto originale, non standardizzato, anche se allo stato potenziale. Per passare dallo stato potenziale a quello operativo lo si invita ad una «discesa in profondità» nella sua vita per scoprire le sue doti come dono di Dio. La vita si fa così vocazione, grande chiamata di Dio a vivere utilizzando le proprie energie per costruire, seguendo l'esempio di Gesù, il «mondo nuovo», il Regno di Dio. Solo nel dedicare la propria vita alla causa del Regno si dà una risposta effettiva alla domanda di identità personale.
Per rendere possibile la scoperta della propria vocazione si propone al ragazzo di fare suoi alcuni precisi atteggiamenti: la capacità di analizzare se stesso ed il mondo in cui vive, la criticità verso se stesso e gli altri nel nome del vangelo, la disponibilità a lasciarsi aiutare dagli educatori per scoprire le proprie ricchezze ed imparare ad incanalarle verso un fine, l'apertura progressiva all'impegno e alla corresponsabilità nelle piccole cose di ogni giorno, il confronto continuo con il messaggio di Gesù e con i messaggi dei profeti del nostro tempo.

Una spiritualità dell'azione

Un terzo tratto tipico delle spiritualità di Ragazzi in preghiera è quello che parole un poco altisonanti può essere definito «la mistica dell'azione». Al ragazzo si insegna che il mondo è la «grande impresa» di Dio a cui ognuno è chiamato a collaborare. L'azione, il lavoro, l'impegno non sono visti in opposizione al farsi del Regno di Dio, quasi che questo fosse puro «dono» che esclude la collaborazione dell'uomo. Si dice invece che anche l'azione dell'uomo è azione «divina», quando si cerca il Regno di Dio.
Non si esalta l'azione quindi a scapito della preghiera, ma neppure si esalta la preghiera contro l'azione.
La spiritualità di Ragazzi in preghiera è tutt'altro che intimista. In un tempo in cui molte spiritualità sembrano rinascere sulle ceneri dell'impegno storico e come espressione di una certa fuga mundi, si propone l'identità del cristiano come colui che nel nome di Cristo sopporta attivamente le contraddizioni e la conflittualità del mondo d'oggi. Anche se si evitano i toni del messianismo dell'impegno dell'uomo come «salvatore» della storia, si parla di un cristiano che vive per la causa del Regno con le maniche rimboccate.
La preghiera, pur non essendo vista come «fertilizzante dell'azione» è presentata in stretto rapporto con questa mistica dell'azione. È lo spazio in cui si interpreta l'azione dell'uomo come compiersi del Regno di Dio e ci si abilita ad un'azione rinnovata nel nome di Cristo Risorto.
La mistica del lavoro sottesa a Ragazzi in preghiera non è che la traduzione di un modo unitario di concepire la salvezza di Dio nella storia: la salvezza è evento umano e divino, interessa il singolo e la comunità, tocca l'interiorità e la materialità della vita, ha una dimensione visibile ed una invisibile, è già in mezzo a noi ma «non ancora» e per questo la invochiamo come dono dello Spirito Santo. Perché il ragazzo impari a fare della sua attività un modo di costruire il Regno di Dio vengono evidenziati atteggiamenti evangelici come la povertà, l'apertura agli altri, la disciplina verso se stessi, la resistenza alla fatica, l'umiltà nel valutare il proprio operato, il disinteresse nell'amore, il riconoscere il bene che fanno gli altri...

Una spiritualità della festa

Una quarta caratteristica è la spiritualità della festa che nasce dal sapere che il Regno di Dio è in mezzo a noi o, con altra immagine, dal sapere che la vita è, per dono di Dio, una Pasqua, un cammino verso la piena liberazione. La gioia e la festa non sono presentati quindi solo come un bisogno del ragazzo ma come l'atteggiamento di chi crede nella «buona novella», come atteggiamento «cristiano». Ragazzi in preghiera educa a guardare con ottimismo la vita, il futuro: da questo ottimismo pasquale nasce un modo nuovo di impegnarsi, imbevuto della consapevolezza di partecipare ad una grande impresa in cui Gesù è il vincitore del peccato, della paura, della morte.
L'immagine del cristiano che ne emerge è quella di un ragazzo che non ha paura di se stesso o degli altri: egli si sente pienamente accolto da Dio. Questa consapevolezza alimenta la fiducia non solo in se stesso e nel proprio futuro, ma anche negli altri. Gli altri infatti non sono più un nemico, ma qualcuno a cui voler bene o qualcuno da aiutare nel cammino di liberazione. Gli altri del resto sono nelle mani di Dio: non si ha paura per loro né si esprime mai un giudizio definitivo su di loro perché lo Spirito li provoca sempre alla conversione. Prevale verso tutti un atteggiamento di speranza.
Gioia e festa, accoglienza degli altri e voglia di stare insieme sono di conseguenza disposizione di fondo della stessa preghiera. Non si prega nella disperazione, anche quando non si capisce niente della vita. Non si è disperati neppure nel peccato. Cantare, esprimersi nella lode e nel ringraziamento, sorridere a quanti sono vicini nella preghiera è un modo di confessare che la Pasqua avvolge tutti e che stiamo camminando verso «cieli nuovi e terra nuova».
La dimensione escatologica in Ragazzi in preghiera ha perso i toni e i colori della paura, del buio e aiuta a superare un attaccamento eccessivo alle cose del mondo: il paradiso (è un ritornello che torna di frequente) ci attende. Dio sta preparando per tutti un grande banchetto, una grande festa nel paradiso.
Alla festa sono chiamati tutti. Ma non tutti sono in grado di fare festa. C'è chi vive in situazioni disumane e, c'è chi rifiuta in qualche modo l'invito alla festa. In entrambi i casi emerge il peccato dell'uomo. Ragazzi in preghiera ha una sua spiritualità del peccato. Al centro sta l'affermazione che la grazia è più forte del peccato: l'uomo è peccatore ma è soprattutto un «salvato» da Dio. Il peccato è visto come non-risposta all'appello di Dio. Dio è interessato alla nostra autenticità: il peccato è irresponsabilità di fronte al nostro diventare uomini e all'interesse di Dio per la nostra felicità. Il peccato non è quindi presentato nella direzione di azioni che trasgrediscono un ordine, ma anzitutto come caduta di responsabilità davanti a se stessi, a Dio e agli altri e incapacità di diventare, come Gesù, uomini che sanno dare la vita per un mondo nuovo».

LA UTILIZZAZIONE DI «RAGAZZI IN PREGHIERA»

Dove utilizzarlo

Dove utilizzare Ragazzi in preghiera e come? Incominciamo dal dove.
Il libro è pensato per i ragazzi della scuola media e del biennio e per le famiglie che desiderano pregare sia da sole che in gruppi-famiglia. Può essere utilizzato dovunque ci siano ragazzi. Nei gruppi oratoriani e parrocchiali dove c'è la tradizione della preghiera quotidiana sul far della sera. Nei gruppi di catechesi, soprattutto in preparazione alla cresima. Troppe volte si è ridotta l'esperienza di iniziazione cristiana alla parola spiegata, troppo poco spazio si è dato alla parola pregata.
Altro spazio privilegiato di utilizzazione sono le scuole di ispirazione cristiana che sentono il dovere di proporre momenti di preghiera non formale ai ragazzi. Spesso si sente dire di scuole cattoliche in cui i ragazzi pregano in massa, senza un qualsiasi foglio o libro in mano, recitando a voce alta le cosiddette preghiere del buon cristiano. Troppe volte queste scuole si preoccupano (giustamente) del rinnovamento della metodologia delle materie scolastiche e non si preoccupano di come educare i ragazzi alla preghiera. E evidente per tutti che non si può insegnare matematica a una scolaresca molto numerosa e ci si meraviglia che i ragazzi non imparino a pregare quando le uniche esperienze di preghiera sono gli incontri di massa. Ed è naturale per tutti che per un qualsiasi insegnamento ci vogliono degli «strumenti», mentre per la preghiera non ci si pone neppure il problema. Ragazzi in preghiera è anche un libro per la preghiera personale. Un momento decisivo di preghiera personale è quello comunitario, purché si sia attenti a responsabilizzare i singoli e dare spazio perché possano davvero pregare da soli. Tuttavia è importante educare i ragazzi a darsi dei tempi, magari brevi, di preghiera del tutto personale, al mattino o alla sera. Ragazzi in preghiera può dare molto aiuto alla riscoperta che la preghiera è anzitutto un fatto intimo e personale.
Perché infine questo libro non può entrare nelle famiglie italiane? Da quando non si usano più le preghiere del buon cristiano molte famiglie non sanno più come pregare insieme. Spesso l'unica proposta che trovano è la preghiera salmica che per la maggioranza è difficile. Il linguaggio di Ragazzi in preghiera è invece abbastanza comprensibile per tutti, che così possono insieme vivere davanti a Dio i grandi appuntamenti dell'anno.

Quando utilizzarlo

Indichiamo tre momenti in cui utilizzare Ragazzi in preghiera: al mattino e alla sera, nelle giornate di ritiro e di esercizi spirituali, nella catechesi.
Della preghiera al mattino e alla sera si è già parlato. Ragazzi in preghiera offre molto materiale. E comprensibile che nelle scuole è più facile utilizzare gli schemi del mattino, mentre nei gruppi oratoriani e parrocchiali è più facile utilizzare quelli della sera.
Per i ritiri e gli esercizi spirituali, Ragazzi in preghiera offre davvero molti spunti. Intere giornate possono essere ritmate a partire con i suoi schemi, che offrono materiale per la preghiera in gruppo e da soli, la riflessione, l'ascolto della parola di Dio, il dialogo insieme. Molti spunti sono traducibili in attività di gruppo attraverso cartelloni, diapositive, mimi. Perché il ritiro non sia un momento solo intellettuale è importante che si faccia spazio alla preghiera. E perché la preghiera non si riduca sempre e soltanto alla messa si possono utilizzare spunti come quelli offerti da Ragazzi in preghiera.
Un terzo spazio di utilizzazione del libro è la catechesi e la vita di gruppo. Anche per la catechesi occorre ripetere quanto si è detto per i ritiri: sono troppo intellettuali, troppo pieni di parole. Si deve favorire di più la interiorizzazione dei contenuti, in momenti di rilettura personale tranquilla, e in momenti di preghiera nell'ambito dell'incontro di catechesi. È da augurare che i catechisti sappiano far pregare i ragazzi partendo dai contenuti catechistici svolti, in modo che la fede «vissuta» nel quotidiano diventi prima fede «compresa» ed infine fede «pregata». Non sempre questo è facile. Ragazzi in preghiera offre degli spunti preziosi per essere creativi o semplicemente offre schemi collaudati e di facile utilizzazione anche in queste occasioni.

UN INVITO AI LETTORI

Con il nuovo anno iniziamo, come si è visto, una nuova formula di NPG. In particolare vogliamo dare maggior spazio ai «materiali 4 cioè ai sussidi prodotti dai gruppi e messi da NPG a disposizione di tutti.
L'invito che NPG rivolge ai lettori è di far pervenire in redazione i «materiali» elaborati dai gruppi: recitals, schemi di preghiera, tracce di ritiri, itinerari penitenziali, tracce di catechesi... È un servizio che ci è richiesto da molti e per questo sollecitiamo i lettori.