Severino De Pieri

(NPG 1980-08-67)

 

L'ORIENTAMENTO COME ATTUAZIONE DEL PROGETTO DI VITA

Orientamento non è soltanto l'aiuto esteriore che viene offerto da esperti e istituzioni specializzate perché una persona si indirizzi al raggiungimento dei suoi scopi. Esso è soprattutto ed essenzialmente il modo personale con cui ciascuno conduce la propria esistenza, sviluppandola in quelle direzioni e scelte che gli si propone sulla base di un preciso progetto e in rapporto alla realtà in divenire (1).
Nella persona esiste in realtà solo l'auto-orientamento, anche se questo obiettivo può essere sollecitato o condizionato da fattori esterni quali l'ambiente educativo, i modelli di comportamento, l'ausilio di strutture e di esperti cui ricorrere per consultazione.
Affrontiamo anzitutto l'orientamento personale, quello che ciascuno attua come realizzazione del progetto di sé.

Ricerca dell'identità

Durante l'età evolutiva questo compito si precisa più esattamente come ricerca della propria identità, sia personale che sociale ed operativa.
Tale ricerca avviene mediante scelte successive: in altre parole l'orientamento rientra nel più vasto processo della dinamica della decisione, quella che ciascuno tenta di attuare nel concreto della sua esistenza.
L'orientamento come ricerca di identità avviene attraverso un divenire faticoso e sovente conflittuale, al ritmo di continue scelte che scandiscono la direzione dello sviluppo, intravista nel progetto generale di vita.
L'identità presuppone dunque lo sforzo che ciascuno compie per la diversità, per essere cioè se stesso in quanto distinto dagli altri, originale e personalizzato (2).
Tale processo, che inizia nell'infanzia, si precisa e si accelera durante la preadolescenza e l'adolescenza, età nelle quali la ricerca di sé raggiunge la massima intensità.

Molteplicità di scelte

In questa ricerca di identità personale vengono a prendere concretezza i diversi modi' di essere con cui ciascuno si realizza: abbiamo così le varie «scelte» professionali, sociali, affettive, politiche, morali, religiose (per accennare alle principali). Queste scelte nelle quali l'orientamento si esprime, rappresentano in pratica i vari modi con cui è vissuta la propria identità intravista nel progetto di vita. Attraverso queste modalità di attuazione il proprio io è anche in grado di entrare in rapporto con la realtà, il mondo, gli altri. In altri termini esse sono nel contempo dei fattori di partecipazione.

Capacità di partecipazione

Progetto di sé e partecipazione sono dunque strettamente collegati-nel processo di autodefmizione. È infatti una concezione dinamica della personalità che consente di stabilire un circuito di interdipendenza tra la ricerca della propria identità e gli aspetti particolari, come la scelta professionale, la sessualità matura, il ruolo sociale, l'impegno politico, la ricerca etico-religiosa.
Il progetto di sé attraverso l'orientamento si specifica dunque nella definizione pluridimensionale della propria personalità, sullo sfondo di un quadro di valori che agisce da sostegno motivazionale e nell'ambito di un divenire storico, quale è dato dal tipo di ambiente e di società in cui siamo inseriti, alla luce del piano che Dio ha su di ciascuno (3).

ORIENTAMENTO, SCUOLA E PROFESSIONE

Ai nostri giorni si sta affermando una concezione di orientamento come processo di maturazione verso le scelte della vita. Si tende quasi dappertutto a integrare il momento informativo con quello formativo, in un sistema flessibile che in caso di errore o di insuccesso permetta la possibilità di cambiare (processo di orientamento). Nonostante ciò molti giovani sbagliano indirizzo scolastico e la professione viene scelta più in forza di condizionamenti ambientali che in vista di un progetto di vita. Come ovviare in concreto a questi inconvenienti?
Si è soliti dire che il vero orientamento si matura in sede scolastica: la scelta della scuola è in certo qual modo presupposto di quella professione. Quest'ultima rappresenterebbe solo il momento finale, che non si riferisce in linea di massima alla scelta di fondo, ma piuttosto alla scelta delle circostanze concrete di addestramento e inserimento lavorativo. In questa prospettiva, più lungo e complesso è il periodo di formazione scolastica, più elevato sarà il grado di realizzazione di una professione. A questa logica purtroppo obbedisce ancora nel nostro paese la distinzione tra istruzione professionale (a breve termine) che porta al «mestiere» e la istruzione secondaria superiore e universitaria che porta (a medio e lungo termine) alla «professione». In tal modo chi non intende proseguire negli studi o si propone un breve periodo formativo viene incanalato verso occupazioni meno stimate e meno retribuite. All'opposto, anche una mansione che comporta la qualifica di professione viene in non pochi casi declassata al rango di mestiere quando viene svolta in ruoli scarsamente autonomi e con routine.
Come uscire da queste contraddizioni?

Criteri per la scelta della professione

Nel proprio orientamento verso un lavoro o una professione ciascuno esprime in concreto il modo personale con cui intende condurre la propria esistenza, sviluppandola nella direzione che in qualche modo ha previsto. Senza trascurare il peso dei fattori ambientali e del condizionamento socio-economico che ostacolano ai nostri giorni in maniera spesso drammatica l'inserimento sociale e lavorativo dei giovani, la realizzazione di sé mediante la professione può - in definitiva - avvenire solo nella misura in cui ciascuno tenta di immaginare e preparare il proprio futuro con aderenza a criteri oggettivi e di valore. Spesso infatti la scelta della professione non avviene in base ad un proprio progetto fondato su doti, attitudini e interessi personali, bensì in forza di mode ambientali, pressioni familiari, passività, conformismo, utilità materiale, ambizione, egoismo. In altri termini, in questo tipo di scelte giocano criteri ispirati a «pseudovalori» tali cioè da condurre la persona - a lungo andare - verso l'atrofia psicologica o il disadattamento sociale.
Infatti ciò che distingue il «mestiere» dalla «professione» - più che allo studio, alla retribuzione o al prestigio - è dovuto a fattori personali e sociali che qualificano in quanto tale una attività, una mansione, un impiego. Perché ciò avvenga c'è da chiedersi se esiste in concreto rispondenza tra il lavoro scelto e i seguenti criteri di qualificazione che determinano la «professionalità»: •
- dignità personale, in rapporto alle scelte di fondo che ciascuno compie sulla base del proprio progetto di vita, con esclusione pertanto del solo tornaconto, accaparramento, ecc.;
- attitudini e inclinazioni corrispondenti alla scelta effettuata, evitando controindicazioni che a lungo andare possono portare a serio disadattamento e a danni sociali;
- preparazione adeguata al tipo di lavoro che si intraprende, con necessità quindi di una continua qualificazione in ogni ambito di attività (aggiornamento e formazione permanente);
- gestione democratica e partecipazione, nel caso soprattutto che si faccia un lavoro non in proprio o in qualunque modo dipendente;
- retribuzione congrua, in ragione a complessi fattori quali la fatica, il rischio, la nocività, il ruolo, gli orari disagiati, l'utilità sociale, ecc.
Come si vede, si tratta di riportare praticamente ogni attività, lavoro, mansione, impiego, compreso il lavoro manuale, all'interno di un progetto di vita lungamente preparato e attivamente perseguito.

Itinerario per maturare alla professione

Nel cammino di maturazione verso la professione è necessario raggiungere alcuni importanti obiettivi di crescita personale e sociale che contraddistinguono tutto il periodo formativo.
Anche se di solito ogni ragazzo o giovane procede con grande incertezza e attraverso vari tentativi prima di pervenire a un traguardo di scelta, è abbastanza importante prefiggersi un itinerario di maturazione ispirato alle tappe seguenti:
- curare anzitutto la maturazione globale della personalità, giungendo un po' alla volta a conoscersi, accettare se stessi, sapersi dominare, essere capaci di giudicare e agire con coerenza, autonomia e responsabilità;
- acquisire una buona base di cultura generale, mantenendosi svegli e aperti Culturalmente per capire la storia e il proprio tempo;
- coltivare una costante apertura sociale, vincendo i propri complessi, superando residui infantili di timidezza, creando facilità di contatti, amicizia, collaborazione e partecipando alla vita di gruppo;
- lottare decisamente contro i pregiudizi e i condizionamenti ambientali e culturali che portano al plagio psicologico, alla subordinazione, al conformismo;
- preoccuparsi infine di acquisire una preparazione professionale specifica nel settore di attività prescelto, coltivando con passione lo studio, la competenza tecnico-scientifica, la sperimentazione.

Diversità di maturazione

L'itinerario verso la professione è segnato da diversi stadi che si succedono nel tempo e che qualificano, sul piano psicologico e sociale, un processo di crescita che progressivamente conduce alla maturità;
- stadio dell'interesse, tipico del periodo preadolescenziale («mi piacerebbe fare questo o quello»): scelte perlopiù fantastiche, basate sulla suggestione, condizionate dai modelli familiari e dell'ambiente sociale; scelte nelle quali gioca molto spesso un peso determinante la civiltà consumistica in cui siamo inseriti;
- stadio delle capacità, tipico dell'adolescenza («faccio questo perché mi sento»): l'individuo si confronta con se stesso, si conosce meglio e si misura di fronte ad un determinato impegno (sono scelte di solito più vere, realistiche, perché nascono dal confronto tra i desideri e le possibilità reali); è importante a questo riguardo, oltre che conoscersi, assumere anche informazioni su tutto ciò che comporta un certo tipo di lavoro o di impegno professionale;
- stadio dei valori, tipico della giovinezza («faccio questo perché ho delle motivazioni valide»); sono scelte di solito ben fondate, con buona garanzia di esito (tutto però dipende da quali «valori» si mettono a fondamento delle motivazioni, perché in non pochi casi ci si può ingannare...);
- stadio della vocazione, tipico dell'età un po' matura («mi realizzo secondo un progetto personale di vita»): il lavoro e la professione vengono vissuti secondo uno stile personale di esistenza che punta alla qualità e al valore in termini «esistenziali», che coinvolgono cioè il senso intero della vita e il proprio rapporto con la totalità dell'essere (4).

SUGGERIMENTI PRATICI PER EDUCATORI E GENITORI

Ecco dei materiali utili per educatori e genitori circa l'orientamento dei preadolescenti.

A. Per educatori
Il quadro evolutivo del preadolescente (fase puberale o della ricerca dell'identità).
- Verso i 12-13 anni si determina una svolta nella maturazione: è l'età puberale, che durerà fmo ai 16-17; attraverso questa fase il bambino diviene adulto, cioè capace di oblatività, di darsi con gioia e autenticità.
- È l'età in cui, parallelamente alla crisi ormonale e ad un nuovo incremento dello sviluppo organico e intellettuale, l'adolescente pone in «crisi» tutte le acquisizioni precedenti e si chiede, per la prima volta in maniera davvero personale: Chi sono io? Cosa farò nella società?
- Alla fine di questa età, avrà preso coscienza delle sue capacità, dei suoi diritti e dei suoi doveri: è l'r identità» psicologica, che comprende la presa di coscienza di sé (immagine di sé) e del futuro (sviluppo dell'io ideale e dell'impegno nella società: orientamento).
- Se l'adolescente non integra le sue energie e tendenze, diviene incapace di scegliere la propria strada, di inserirsi in un ruolo, e perciò entra in crisi di identità che genera confusione.
Le mete pedagogiche nella maturazione del ragazzo di III media (avvio al processo decisionale cosciente).
- Viste le esigenze della maturazione, sembra che siano due le meté da far raggiungere: l'autocoscienza umana e cristiana (risposta alla domanda «chi sono io!», mediante l'introspezione e l'aiuto del colloquio educativo con gli educatori, anche per superare gli inevitabili conflitti evolutivi con le strutture familiari, scolastiche, sociali, religiose, di gruppo, ecc.); e l'autorientamento (come risposta alla domanda «cosa farò nella società?», in senso non solo scolastico-professionale, ma soprattutto come «vocazione» umana e cristiana di impegno).
- I mezzi insostituibili - a livello di III Media - sono i seguenti: Amicizia (capacità di amare) e l'Impegno (capacità di fare concretamente, sia a livello individuale che di gruppo).
Così l'introspezione dell'autocoscienza diviene progettazione: progetto di vita. L'educatore deve divenire sempre più esperto nel dare un aiuto nella formulazione e nella revisione del progetto di vita.
- Urge perciò riscoprire il colloquio educativo, di chiarificazione e di sostegno, e la ricerca collettiva di gruppo: l'orientamento come processo di maturazione per le scelte della vita viene favorito attraverso il dialogo educatore-ragazzo e si concretizza in forme ben guidate di impegno e progetto.

B. Per genitori
Incontro Genitori e Figli sull'Orientamento dopo la Terza Media.
Traccia per la discussione di gruppo
1. In genere le scelte scolastiche e professionali effettuate al termine della scuola media sono precoci e incerte. È infatti piuttosto alto il rischio di sbagliare. Si rende perciò indispensabile un'opera di accurata e sicura informazione.
- Domanda: cosa fare per fornire informazioni sufficientemente ampie e precise sulle scelte scolastiche e sulle future professioni? quali elementi sono da tenere in considerazione per diminuire la percentuale di rischio o di errore?
2. Oggi i preadolescenti vengono sottoposti a molteplici condizionamenti familiari e sociali.
Talora, anzi, assistiamo anche ad una vera e propria manipolazione circa le loro scelte. Anche i genitori e talora gli stessi insegnanti contrastano il loro progetto di vita.
- Domanda: come assicurare in concreto libertà di scelta ai figli, in rapporto al loro grado di autonomia e maturazione?
3. Si lamenta sovente una situazione di incomprensione e di mancanza di dialogo tra genitori e figli, anche a riguardo delle scelte vocazionali.
- Domanda: come garantire maggiore apertura e comunicazione in famiglia e più dialogo?
4. Oggi la scuola secondaria in Italia (compresa la scuola professionale) è sovente fonte di grave disadattamento e disorientamento per i giovani, anche a causa del clima fortemente politicizzato nel quale siamo inseriti. Parecchi preadolescenti vengono gravemente manipolati circa il loro futuro.
- Domanda: come aiutarli a compiere un inserimento abbastanza libero da disorientamenti morali e da condizionamenti culturali?

NOTE

(1) Per «orientamento» non si può intendere ciò che un giovane farà al termine degli studi (a questa concezione tradizionale si riferiva infatti l'orientamento scolastico e professionale), ma in una visione rinnovata si preferisce oggi fare riferimento piuttosto al «modo di essere» che ciascuno assume di fronte alla realtà, letta ed interpretata più alla luce del futuro che del presente.
È questo l'orientamento «esistenziale» e pertanto dinamico e creativo, profondamente collegato con la maturazione della personalità in un contesto sociale mutevole.
(2) Nel momento in cui un giovane sta per decidersi deve dunque guardare più a se stesso, che al posto di lavoro o alla sistemazione sociale.
È l'intuizione del «progetto di vita» che consente a ciascuno la possibilità di realizzare pienamente se stesso, superando nella inventività personale pesanti condizionamenti o insidiose manipolazioni. Ciò pone il problema della motivazione al centro del processo formativo-orientativo della persona.
(3) Per un cenno di bibliografia sugli aspetti affrontati si veda:
- per il «progetto di vita»:

De Lorimier J., Progetto di vita nell'adolescente, LDC, Torino 1969. Sovernigo G., Progetto di vita e scelta cristiana, LDC, Torino 1974. Thomae H., Dinamica della decisione, Pas-Verlag, Zürich 1964. Allport G.W., Divenire, Editrice Universitaria, Firenze 1964.
De Pieri S., Progetto di sé e partecipazione, Edizioni Paoline, Roma 1976.
- per l'orientamento:

Drevillon J., L'orientamento scolastico e professionale, La Scuola, Brescia, 1970. Lo Gatto C., Orientamento scolastico e professionale, Le Monnier, Firenze 1973. Reuchlin M., Il problema dell'orientamento, La Nuova Italia, Firenze 1975.
Scarpellini C., Orientamento della persona verso la professione, in «Nuove questioni di Psicologia«, vol. 2°, La Scuola, Brescia 1972.
Aa. Vv., L'orientamento. Problemi teorici e metodi operativi, La Scuola, Brescia 1976.
(4) Cf De Pieri S., Orientamento, professione e vocazione, Queriniana, Brescia 1979.