Orientamento: impegnativo problema pedagogico

Inserito in NPG annata 1980.


Giuseppe Morante

(NPG 1980-08-56)


PERCHÉ ORIENTARE

Urgenza sul piano psicologico

L'orientamento è un problema che assorbe seriamente adolescenti e giovani, impegnati come sono a cercare soluzioni adeguate all'attuale situazione esistenziale; nel cammino verso la maturità, se lo stimolo delle loro energie di crescita non trova sbocco, se la richiesta di responsabilità non trova risposte adeguate, possono sentirsi frustrati e quindi portati a facili evasioni.
Non è un problema da sottovalutare per l'importanza che ha, dal momento che l'adolescenza è l'età in cui l'uomo cerca di scoprire la propria vocazione. A poco a poco, cioè, egli elabora un progetto di vita a dimensione della propria persona, che diventerà un «personale stato di vita» quando avrà raggiunto l'età della maturità.
In altri termini l'orientamento è per l'adolescente un problema di identità e di vocazione. «Attraverso una matassa di compiti molteplici si delinea, nell'adolescenza, un compito principale, la scelta di un compito irreversibile, la scoperta di una nicchia che è veramente propria, un impegno " a vita". E questo compito principale, realizzazione di un progetto di vita, scelta di una vocazione e di una professione, è inseparabile da una crisi di crescita...; la soluzione di questa crisi è un compito primordiale che è la scelta della vocazione» (1).
Urge perciò una guida educativa che aiuti l'adolescente a cercare il bandolo di questa matassa: tale guida ha il compito di dirigere la crescita, di accompagnare la formazione fmo all'età adulta, di illuminare e stimolare l'orientamento alle scelte importanti della vita (il tipo di scuola o la scelta di un lavoro, il ruolo professionale, l'ideale di vita) in base ad un quadro di valori.
Il dirigere la crescita, su questo piano psicologico, significa fondamentalmente assistere lo sviluppo della personalità dall'interno, tenendo conto delle disposizioni e delle prospettive iniziali di vita e dei condizionamenti cui è sottoposta la persona da parte dell'ambiente sociale. Non si tratta quindi di imporre delle scelte orientative dall'esterno.

Urgenza sul piano socio-culturale

La società contemporanea offre un quadro di riferimento molto instabile, insicuro, precario; ricco di problemi complessi come quello della emarginazione di interi gruppi etnici, quello della disoccupazione giovanile, quello del decadimento dei valori, ecc. L'attuale disagio sembra che non dipenda tanto dalla struttura politica e dal benessere economico, quanto piuttosto trovi una matrice comune nel mutato modo di percepire l'esistenza.
Oggi, nella mentalità consumistica imperante, la persona vale più per quello che ha che per quello che essa è; apprezza la vita più per il riconoscimento che le viene dall'esterno, dal gruppo di riferimento, dagli altri, che per il suo intimo significato.
Stiamo sperimentando un cambio di prospettive: la persona in effetti sta mutando il suo modo di vivere, le sue aspirazioni, le sue pretese, la coscienza dei suoi diritti e dei suoi doveri. La stessa incomprensione tra vecchie e nuove generazioni sembra consistere nel diverso modo di concepire l'esistenza: oggi sembra fondamentale per la realizzazione della persona il riconoscimento che le viene dall'esterno, il rapporto interpersonale.
Anche in queste diversificazioni, chi vuol veramente compiere opera educativa, deve saper cogliere i segni dei tempi ed attuare modelli di educazione motivati e coscienti
delle difficoltà che il presente impone alla piena realizzazione della persona.
In un contesto così complesso e sempre più dinamico, così come si caratterizza quello attuale, porsi al servizio degli effettivi bisogni della persona negli ambienti in cui essa vive non è tanto facile; né quella dimensione tanto delicata dell'educazione che si chiama orientamento può essere affidata alla improvvisazione.
Se perciò la richiesta della società alle istituzioni educative è di un certo tipo ideale di persona che sappia fronteggiare situazioni diverse, che abbia capacità di interpretare ruoli molteplici e lavori nuovi, è evidente il grave compito della famiglia e della scuola. Quello che una volta era affidato all'istinto educativo ed alla tradizione, oggi è necessario farlo con studio approfondito e scelte motivate.

Urgenza sul piano delle finalità della scuola

Nonostante la riforma della scuola media dell'obbligo e della sua pedagogia; nonostante le sollecitazioni stimolanti che le provengono dai moderni indirizzi delle scienze dell'educazione; nonostante la necessità impellente di aprirsi alle esigenze della società per ridurre il divario che ancora la separa da essa... la scuola teme di abbandonare le sue vecchie sicurezze: i suoi programmi angusti e stereotipati, la selezione tramite il voto di profitto, l'autoritarismo della cattedra. Eppure la scuola dell'obbligo si caratterizza perché «formativa ed orientante»; i programmi si sono trasformati in programmazione curricolare; i voti di profitto sono diventati giudizi di valutazione orientante; la gestione autoritaria si è democratizzata in collegialità corresponsabile.
Di fatto però, queste trasformazioni pedagogiche, molto significative sul piano dei valori, sono per lo più solo sulla carta, perché in pratica non si verificano che cambiamenti «gattopardiani»; anzi assistiamo ad una varietà di situazioni scolastiche per cui convivono l'una accanto all'altra, senza eccessivo pudore, scuole alla De Amicis, alla «Maestro di Vigevano», alla «Barbiana di Don Milani» e scuole che - poche in verità - usufruendo delle passate esperienze e appoggiate sugli indirizzi delle scienze dell'educazione, si danno un volto nuovo assumendo la crescita della persona dell'alunno al centro della propria attenzione educativa. In una simile situazione di disparità, l'orientamento viene concepito, per lo più, come una selezione degli alunni più versatili e dotati verso l'indirizzo classico o scientifico (chi soprattutto crede ancora al mito del prestigio umanistico) e degli altri meno fortunati, verso il lavoro o un tipo di scuola di serie inferiore...
C'è chi, tra gli operatori scolastici, ritiene l'orientamento una bellissima teoria educativa, ma molto complessa ed inattuabile nella pratica didattica di ogni giorno, per le note difficoltà di conduzione della scuola.
Né manca chi, nostalgico della vecchia ma «classica scuola media», ritiene quella attuale facile e culturalmente sprovveduta e quindi incapace di formare e di orientare. La naturale conseguenza di questo non raro atteggiamento è il disimpegno pedagogico.

CHE COSA È ORIENTAMENTO

Da alcuni documenti

«Senza perdere il proprio carattere essenzialmente formativo, la scuola media assolve in pari tempo a funzione orientativa. Infatti, assecondando i vari insegnamenti, anche facoltativi, la maturazione dei singoli alunni, essa ne chiarisce e ne sviluppa le inclinazioni e gli interessi e permette a tutti di rivelare le proprie attitudini, anche in vista delle ulteriori scelte scolastiche e professionali, con esclusione di ogni determinazione prematura e di considerazioni e fattori esterni alle capacità e alle tendenze di ciascun alunno» (Decreto Ministeriale 1963). «La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizione di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale, tramite un processo continuo cui debbono concorrere unitariamente le varie strutture scolastiche e i vari aspetti dell'educazione. La possibilità di operare scelte realistiche nell'immediato futuro, pur
senza rinunciare a sviluppare un progetto di vita personale, deriva dal consolidamento di una capacità decisionale che si fonda su una verificata conoscenza di sé» (Premessa dei Nuovi Programmi della Scuola Media, 1979).
«L'orientamento consiste in una prospettiva di educazione permanente, di cambiamento rapido delle strutture sociali e dei bisogni delle popolazioni, di evoluzione accelerata delle scienze e della tecnica, di sviluppo massivo dei mezzi d'informazione e di uso efficace delle risorse, nel mettere l'individuo in condizione di prendere coscienza delle proprie caratteristiche personali e di svilupparle in vista della scelta dei suoi studi e delle sua attività professionali in tutte le circostanze della sua esistenza, con la preoccupazione congiunta di servire lo sviluppo della società e l'espansione della propria personalità» (Conferenza di Bratislava, Unesco, 1970).
L'orientamento non è da considerare come un fatto diagnostico che incombe sull'alunno al termine di un ciclo di studi, ma «è processo attraverso cui si fornisce un aiuto alle persone perché possano raggiungere la conoscenza e il controllo di se stessi, necessari per ottenere il miglior inserimento nella scuola, nella famiglia e nella comunità; l'attuazione dell'orientamento costituisce un processo globale, tanto unitario quanto quello della vita della persona che coinvolge; perciò richiede un'azione educativa continua, organica, completa» (Fondazione Rui).
«L'orientamento è un processo multilaterale del singolo e del gruppo, al quale concorrono la famiglia, la scuola, gli esperti e gli organismi sociali formativi come fattori concorrenti, e che trova il suo fulcro di attuazione nella maturazione personale progressiva verso la partecipazione» (2).
Ed ecco le conclusioni del Seminario Internazionale dell'orientamento:
- l'orientamento non può essere affidato a persone senza preparazione specifica e senza esperienza relativa; ma che sia in rapporto diretto col destinatario e servendosi della collaborazione della famiglia e della scuola;
- l'orientamento non si riduce all'informazione, ma è attuabile solo in un rapporto interpersonale;
- l'orientamento è educativo...;
- non vi è effettivo contrasto tra lo sviluppo individuale della personalità e quello sociale partecipativo (3).

La vita come sviluppo di scelte continue nella prima infanzia

Ogni organismo, ogni cellula, ogni unità materiale è dotata di un suo proprio orientamento. Basta osservare l'attrazione degli atomi, delle molecole, delle cellule per comprendere il grande fenomeno della direzionalità o orientamento, attraverso cui ogni pur piccolo elemento determina la sua funzione e la sua differenziazione.
Si può affermare che la vita è un continuo processo di scelte; anzi essa si arresterebbe se nell'organismo vivente non vi fossero continue scelte e differenziazioni.
Sarebbe interessante osservare, per esempio, come nelle piante si differenzino le funzioni delle cellule che svolgono il processo di fotosintesi, da quelle che svolgono il processo di osmosi. Il confronto ci serve per riflettere e meditare sui processi naturali alla luce dei quali comprendere meglio quelli umani: come in biologia le scelte operative avvengono secondo due determinanti, una interiore maturativa e l'altra esteriore di adattamento all'ambiente, così avviene anche nello sviluppo della persona, che è la realtà creata più perfetta.
Nella vita è quindi riscontrabile un orientamento spontaneo e naturale in sintonia positiva o negativa con l'ambiente e uno veicolato dall'ambiente stesso.
L'orientamento perciò, alla luce di queste riflessioni, non è solo quell'aiuto esterno che talvolta i genitori o la scuola richiedono ai Centri psicodiagnostici per una maggiore efficacia del rapporto educativo, ma qualcosa di ben più profondo qual è il processo stesso di maturazione della personalità; per questo si richiede un tipo di educazione che abbia per fine la promozione della persona ed il suo pieno sviluppo, mediante l'aiuto intersoggettivo.
Tenendo presenti i dati della psicologia dell'età evolutiva e osservando le reazioni dell'ambiente, negative e positive, del bambino nei primi due anni di vita, ci accorgiamo che l'organismo psichico «si orienta a scegliere» reazioni e comportamenti che, ripetuti, diventano gradualmente costitutivi della sua prima personalità. Il bambino è portato a conquistare ciò che lo circonda e di cui inconsapevolmente cerca d'intuire l'intimo significato, prima aiutato dalle stimolazioni sensoriali (bocca ed altri sensi), poi soprattutto attraverso l'amore che i suoi familiari sanno donargli. A questo proposito è possibile affermare che la prima scelta positiva della vita è l'amore, tanto che «lattanti privi d'amore saranno domani adulti pieni d'odio».
Quando il bambino raggiunge lo stadio dell'Io e del No (dai due ai quattro anni), ha già fissato in sé le prime funzioni, attraverso cui sceglie in modo autonomo di piangere, negare, mostrarsi arrendevole o cocciuto, esibirsi, ecc. Egli orienta così, attraverso questi meccanismi psicofisici che sperimenta efficaci, la sua crescita e lo sviluppo personale nella direzione che ha percepito come favorevole alle sue finalità che sono soprattutto ricerca di sicurezza e di piacere... Rogers scrive che «ogni organismo è animato da una tendenza innata a sviluppare tutte le sue potenzialità e a svilupparle in modo da favorire la propria conservazione ed arricchimento. Questa tendenza attualizzante mira non solo alla soddisfazione dei bisogni primari della sicurezza e del piacere sperimentato attraverso l'amore, ma anche ad attività più complesse ed evolute come «la differenziazione crescente degli organi e loro funzioni, al progresso dell'essere per via di apprendimento di ordine intellettuale, sociale, pratico, alla estensione delle capacità e della loro efficienza mediante la creazione di strumenti e tecniche» (4).
Questo senso orientativo innato ha per effetto di dirigere lo sviluppo dell'organismo verso l'autonomia e l'unità, in opposizione all'eteronomia che risulta dalla sottomissione forzata ai condizionamenti delle forze ambientali.
I bisogni di attualizzazione si presentano come sistema di relazioni ideali dell'io con la realtà; come un nucleo organizzativo di valori che diventano motivi-spinte all'azione. Così ogni persona si sente portata a realizzare quell'insieme di caratteristiche che vorrebbe poter reclamare come descrittive del suo io-ideale. Da un punto di vista pedagogico, inserirsi in questa tendenza attualizzante, significa giocare una grande parte della propria azione educativa.

Lo sviluppo della persona lungo l'arco dell'età scolare

La scuola, da quella materna fmo al termine dell'obbligo, può offrire al bambino enormi possibilità di sviluppo e di crescita: in essa egli incomincia a compiere le prime esperienze del vivere in una società più vasta di quella familiare, tutta da scoprire e da amare. A patto però che non sia per lui un parcheggio, ma gli offre stimoli culturali capaci di fargli realizzare scelte valide attraverso il suo modo di esprimersi, produrre, combinare rapporti nuovi tra le cose e le idee.
La scuola elementare, inserendo il fanciullo in un mondo più allargato, gli offre la possibilità di nuovi e più intensi rapporti interpersonali che modellano ulteriormente la sua impostazione di vita. In questo più ampio orizzonte egli verifica l'efficacia del suo parlare, giustifica a se stesso certi rapporti di causalità operanti nel sociale e viene sollecitato a mettersi davanti a problemi storici, geografici e scientifici, che diventano palestra di assimilazione di valori. Emerge così competitività, spirito di iniziativa, di industriosità; oppure, all'opposto, gregarismo e complessi d'inferiorità.
La scuola diventa così il luogo più idoneo per la scelta e la formazione di nuovi atteggiamenti attraverso la valutazione delle esperienze ed il confronto con gli altri.

Inizio della preadolescenza

L'undicenne, che si affaccia alle soglie della scuola media, si presenta con molte caratteristiche psicologiche del periodo precedente (cosiddetto della latenza) e, nello stessd tempo, con il desiderio e l'entusiasmo di scoprire le novità che gli vengono dal sentirsi e dall'essere nella scuola degli adulti. Incomincia ad assaporare la gioia di aver assunto nella scuola e nella famiglia un ruolo nuovo; si sta faticosamente allontanando dal mondo tranquillo dell'infanzia e nuovi compiti lo attendono nella vita.
In fase di scoperta piacevole del mondo in cui vive, più vasti orizzonti si aprono allo sguardo attonito del ragazzo: desiderio di fare da sé per valorizzare le energie di cui ci si sente ricchi, voglia di confrontarsi coi compagni per farsi apprezzare, capacità di lavorare insieme, desiderio di rinnovamento e di crescita, stimolo a rinnovare il mondo in un desiderio di perfezione.
È bello prendere coscienza della propria vita che cresce, in un mondo che si sviluppa; è motivo di profonda soddisfazione accorgersi di essere al centro di un progetto proposto e voluto proprio per ciascuno di noi; è esaltante avviare la costruzione di questo progetto che è pienezza di vita.
Il processo educativo reclama un'attenzione costante a queste motivazioni, agli interessi e al ritmo di sviluppo di ciascun ragazzo. Un'autentica crescita non è mai forzata, né manipolata. Si tratta di impostare una vera e propria pedagogia dello sviluppo. Accettare una tale pedagogia significa chiaramente rinunciare ad ogni intenzione o pensiero nascosto di reclutamento, accettare i barcollamenti e le approssimazioni delle ricerche, con le sue inevitabili svolte e i suoi traguardi imprevedibili. È una pedagogia particolarmente carica di conseguenze sul piano della guida e del ruolo dell'educatore; ruolo che si qualifica come ricerca comune, come stimolo verso il raggiungimentt di mete ed ideali; come iniziazione alla vita, nel senso pieno del te'mine religioso.
I rapidi cambiamenti fisici, che spesso si verisiiano nel breve tempo che intercorre tra la fine della prima media e l'inizio della seconda, incidono sulla psiche di ragazzi in genere e delle ragazze in modo particolare. Tra gli effetti più immediati, come contraccolpo psicologico, si notano i seguenti atteggiamenti: desiderio di isolamento, avversione e fatica del lavoro, antagonismo sessuale, inquietudine, fantasticherie, cattiva condotta... problemi che spesso provocano scarso adattamento sociale ed incomprensione con gli educatori.
La caratteristica fondamentale di questo periodo preadolescenziale è la scoperta del proprio io interiore, facilitata da una prima maturazione intellettuale, che permette ai ragazzi di stabilire i primi veri rapporti interpersonali con gli altri. Si apre, quindi, per loro una nuova valutazione di cose e di persone, che incide fortemente sulla crescita morale, religiosa, sociale, affettiva. Questo lento ma significativo processo di interiorizzazione porta il ragazzo alla ricerca del senso di ciò che sperimenta: della propria ieentità, del ruolo che gli compete nella comunità, del significato del rapporto con gli altri.

Termine della preadolescenza

Verso il 14° anno di età si riscontra una prepotente forza che li spinge verso una maggiore indipendenza e verso un più vasto raggio d'azione. In particolare si può affermare che, mentre si va placando l'inquietudi e, l'aggressività, la crisi dei repentini sbalzi di umore che per lo più accompagnano la pubertà, si accentuano i bisogni e le tendenze che caratterizzano l'età adolescenziale. La terza media rappresenta nella vita del ragazzo un anno di transizione decisivo per l'orientamento successivo, non solo scolastico e professionale, ma anche e soprattutto esistenziale.
L'esigenza delle decisioni personali, anche in contrasto con gli adulti da cui dipendono, rappresenta per essi il momento privilegiato dell'assunzione della propria responsabilità. Se l'esigenza di fondo è l'autonomia (fonte autentica di crescita e di maturazione morale) è dovere dell'educatore mettere il ragazzo di fronte ai nuovi problemi ed assumere un atteggiamento di guida alle nuove esperienze, alla richiesta di collaborazione, alla esigenza di apertura agli altri, agli orientamenti di fondo della propria vita. L'uomo è veramente maturo quando, in forma rispondente ai suoi problemi, alle pulsioni fondamentali della propria natura, in accordo con i bisogni della comunità in seno a cui vive, sa decidere da sé la propria condotta, armonizzandosi con l'ambiente. Una persona ben orientata nella vita è quella che sa prevedere l'opportunità delle scelte da compiere. «Lo sviluppo maturativo consiste soprattutto nell'acquisizione del senso prospettico del tempo e del suo valore in contrapposizione all'indolenza; nella coscienza di sé e della propria realtà in contrapposizione all'apatia; nella capacità di sperimentare un ruolo positivo in opposizione a immagini identificatorie negative; nell'abilità di anticipare e completare un compito in contrapposizione all'incertezza e alla paralisi lavorativa; nell'identità sessuale ben definita in contrapposizione all'incertezza sessuale e alla bisessualità; nell'attuare una precisazione degli orientamenti verso l'autonomia (propria e altrui) e dei valori in contrapposizione alla confusione dei valori e alla instabilità» (5).

Il lavoro e la professione nello sviluppo della persona

La storia ha classificato lungo i secoli l'uomo in vario modo: sapiens, faber, ludens, religiosus, aeconomicus; e poi ancora suddito, conquistatore, leader, schiavo, capitalista, proletario...: tutte classificazioni parziali, unilaterali, ma soprattutto avvilenti per l'uomo immagine-di-Dio, chiamato a realizzarsi nell'Amore.
L'«homo amans» è l'uomo che può e sa abbracciare tutto l'universo: in questo modo egli diventa amante della vita, del bene suo e degli altri, vicini e lontani, della natura e del mondo intero.
Un breve aneddoto illumina orientativamente questa affermazione: un turista passa per una strada assolata in un caldo pomeriggio estivo, e vedendo alcuni lavoratori intenti a spaccar pietre lungo il ciglio della strada, chiede ai primi tre che cosa stiano facendo. Le risposte sono: «spacco pietre», «guadagno per vivere per me e la mia famiglia», «costruisco una cattedrale».
L'atteggiamento di apertura, di collaborazione, di appartenenza espressi sinteticamente dal terzo operaio nella forma simbolica della costruzione della cattedrale, offre la dimensione esatta del lavoro: esso è prima di tutto relazione, creazione di qualcosa per sé e per gli altri, partecipazione all'opera creatrice di Dio.
La patologia clinica dimostra che l'uomo regredito, l'uomo che rifiuta di lavorare, di produrre, di procreare, di giocare, di conoscere è colui che si dimostra incapace di amare.
Se l'adolescenza è l'età delle scelte realistiche e quindi anche della scelta professionale, questa gli offre un momento privilegiato per provare la sua maturità, per equilibrare la sua spinta all'essere nella società che richiede le sue prestazioni.
Realizzare ciò nel giusto equilibrio tra la spinta naturale interiore e quella esterna veicolata dai condizionamenti della società, gratifica il giovane e diventa fattore determinante per il raggiungimento dello status di adulto.
Dall'aneddoto precedente emerge anche che il modo con cui si esplica l'attività operativa, distingue tre significati diversi, anche se il lavoro o la professione esercitata è la stessa.
- Il lavoro inteso come mestiere è troppo povero di significati, perché ne mette in risalto il solo senso strumentale, estraneo alla stessa attività della persona (lavoro o professione che sia...). Assume importanza la sola soddisfazione dei bisogni economici e biologici. In questa concezione del lavoro, l'orientamento è basato su fattori esterni: disponibilità del posto, richiesta del mercato, retribuzione, prestigio sociale. I fattori estranei al lavoro prevalgono, che anzi c'è spesso strumentalizzazione del lavoro come è chiaro da mentalità di questo tipo: «non mi i teressa quale lavoro, purché mi dia molto guadagno...». L'attività lavorativa scade sul piano banale del mestiere e spesso porta l'uomo all'alienazione, abbassandolò a forme di immaturità permanente...
- Il lavoro inteso come professione esprime una normale maturità uhana relazionale, in cui l'uomo normalmente non si aliena perché sente realizzata la sua umanità, socialità e creatività. L'interessamento, lo sforzo, la ricerca, il contributo personale sono i valori a base delle motivazioni del servizio professionale.
Ci si pone sul piano delle finalità, più che sul piano degli strumenti immediati. «La professione permette di concretare le capacità di collaborazione, di donazione, lo scambio interpersonale e rappresenta la modalità reale di rendersi autonomi ed indipendenti. Ciò non solo dal punto di vista economico, ma specialmente da quello psicologico, che consiste precisamente nel superare quello stadio di incontentabilità invidiosa e pretesa verbalistica, quegli atteggiamenti di attesa e di passività rispetto all'efficienza che è propria dell'immaturo» (Scarpellini, o.c.).
- Nel lavoro vissuto come vocazione, invece, è presente un significato oblativo, espressioni di una maturità umana creativa, ed è determinato da valori che ci trascendono. Chi vive la propria professionalità sul piano della vocazione si sente impegnato per un ideale vissuto (politico, religioso, umanitario) ed è quindi capace di rinunce, perché nell'ideale che gli si staglia dinanzi è sicuro di realizzare l'appagamento delle aspirazioni essenziali della sua esistenza. E sono valori che trascendono il contingente, non sono soggetti a consumo, appagano.

GLI EDUCATORI DELL'ORIENTAMENTO

La famiglia, nucleo essenziale per una reale crescita umana
Nella famiglia il bambino trova la prima palestra di sviluppo nei modelli parentali e nei valori ambientali vissuti; in questo senso essa è il primo e più importante agente dell'orientamento spontaneo.
Quanto sia importante per una equilibrata soluzione del problema della vocazione come autentica crescita umana e cristiana dei figli un sano ambiente familiare, ricco di rapporti interpersonali di fiducia e di rispetto, aperto alle istanze dei singoli e della società, permeato di ottimismo e di spirito costruttivo, non è da dimostrare, tanto è evidente! C'è solo il rammarico oggi delle enormi difficoltà che appesantiscono il già travagliato ruolo della famiglia nella società contemporanea...
Per la ricchezza del quadro di riferimento esistenziale e soprattutto per la soddisfazione dei bisogni fondamentali di sicurezza, di approvazione comportamentale e di affetto, la vita in famiglia - anche per il preadolescente - è la prima e la più significativa esperienza, ricca di implicanze educative. E non si tratta per il ragazzo di una esperienza monotona, a meno che non sia tale l'ambiente familiare gestito in uno stile autoritario e dove tutto è già programmato; perché la sua gamma spazia dai valori individuali e sociali, a quelli umani e cristiani. Tale ricchezza ha la capacità di strutturare la personalità fortemente assorbente, a causa dell'età, con quegli elementi che saranno punti di riferimento costante anche nell'età adulta.
Si può facilmente affermare che in certo modo anche in un clima di libertà e di scelte corresponsabili, lo stesso tipo di scuola o il lavoro, la professione che realmente si eserciterà in seguito, lo stato di vita che i figli sceglieranno e realizzeranno da adulti sono in relazione all'ambiente familiare. E non si può dire in questo caso che si tratti di un condizionamento obbligante. Perciò nessun genitore può credersi in posizione di osservatore circa l'orientamento dei figli, ma deve sentirsi collaboratore cosciente e attivo alla scoperta e alla realizzazione della loro vocazione.
Deve diventare sempre più coerente nei genitori il loro ruolo di guida e di stimolo al senso dell'impegno personale, familiare, scolastico, sociale, religioso; la famiglia educa ed orienta in una direzione quando i genitori sono in essa orientati.
In questo senso la famiglia educa concorrendo a costruire nei figli la personalità sviluppando le diverse dimensioni della vita, favorendo la maturazione come crescita, concorrendo alla soddisfazione degli interessi con la proposta e l'offerta di valori creduti e vissuti in prima persona.
Si porta ciò alla coscienza dei ragazzi, proponendo il proprio mondo di genitori, il senso del lavoro e della propria unione familiare, la disponibilità agli altri membri della famiglia, il coraggio e la capacità di affrontare le situazioni anche difficili del quotidiano, il proprio impegno sociale per migliorare il mondo.
Così facendo essi diventano i costruttori dell'ambiente familiare: questi atteggiamenti hanno la possibilità educativa - senza troppe parole - di favorire la ristrutturazione della personalità dei figli nella percezione di sé e degli altri (favorendo il superamento dell'egocentrismo), svegliando attitudini e capacità latenti e tendenze operative (impulsi, motivazioni, interessi), stimolando un principio unificatore (verità, valori, fede) assunto dalla persona e prospettato nella vita. I genitori sono per i figli «orientamenti» per le scelte, le decisioni, gli impegni che qualificano la vocazione personale. E questo vale per qualunque vocazione, nel cui concetto è implicita la potenzialità di cui l'uomo è dotato e di tutto quello che è necessario per lo sviluppo integrale.
Se il senso dell'orientamento, come tema di fondo di tutta l'opera educativa, non permea l'iter della educazione, invano ci sarà da sperare che il problema vocazionale possa essere correttamente impostato e risolto.

Il compito della scuola circa l'orientamento

Poiché l'istituzione scolastica è finalizzata «al pieno sviluppo della personalità dell'alunno» (Legge 477 art. 2); e, come ribadiscono e completano i successivi ritocchi «a promuovere attraverso il confronto di posizioni culturali la piena formazione della personalità...» (DPR 417-1974), «nel rispetto della coscienza morale e civile degli alunni» (Legge 477 n. 4)... si può affermare che la scuola italiana, rifiutando il nozionismo, il fraMmentarismo e l'informazione generica, si assume il compito di promuovere il pieno sviluppo della persona attraverso l'interpretazione della realtà e della vita stessa, con l'adesione al metodo dell'educazione positiva della libertà e con l'analisi della evoluzione storica dei contenuti delle singole discipline.
Il richiamo specifico riportato precedentemente sull'orientamento, afferma che la scuola, come luogo educativo originale, si esprime attraverso le programmazioni, gli obiettivi, i metodi in vista della piena maturazione degli alunni ed offre loro, all'interno delle sue strutture, gli spazi corrispondenti allo sviluppo delle diverse attitudini delle singole persone.

Finalità della scuola
Così concepita, la scuola dell'obbligo diventa il luogo della promozione umana integrale, all'interno di una esperienza culturale. Essa intende formare uomini liberi e responsabili, capaci di continuare il proprio processo di maturazione umana, rispettosi dei diritti della persona, della verità, orientati verso una convivenza pacifica ed uno spirito di comprensione reciproca e di tolleranza in una società pluralistica, stimolando il senso dell'autocontrollo, dello sforzo e della collaborazione.
Attraverso la scelta dell'obbligo, la nuova scuola media è e vuole essere una scuola per tutti, non solo perché aperta numericamente a tutti, ma soprattutto perché, per promuovere in tutti il massimo sviluppo della persona, essa si configura non più come scuola di selezione, ma come scuola di promozione orientativa. Tale impostazione è conseguente anche di una concezione più personalistica e democratica dell'uomo, della società e quindi di una nuova e più approfondita visione dei rapporti tra scuola e società, di una considerazione dinamica delle classi sociali, della volontà di impostare una educazione più aperta alla vita, al mondo del lavoro e meglio orientata ad aiutare i giovani a compiere il loro inserimento attivo nelle formazioni sociali democratiche.
Questo tipo di scuola, dal punto di vista psicologico, si propone di costituirsi in stretta corrispondenza con le caratteristiche proprie dell'età del ragazzo e con i ritmi della sua crescita, tenendo presente i processi formativi che si possono promuovere durante questo periodo triennale. In secondo luogo, come dice l'àrt. I della legge, deve «favorite l'orientamento dei giovani ai fini delle scelte delle attività successive».

Scelte metodologiche
Per raggiungere tali finalità, la scuola si fa carico di alcune scelte metodologiche così brevemente delineate:
- «lo sviluppo della personalità in tutti i suoi aspetti e la costituzione di una comunità scolastica per tutti ugualmente stimolante, qualunque sia l'ambiente di provenienza degli scolari, rende possibile, con opportune iniziative, il superamento di eventuali difficoltà di sviluppo»;
- «garantirà il successo della scuola la convergenza dell'opera di tutti gli insegnanti, volta a rispondere alle varie esigenze degli alunni».
- Una scuola per tutti, formativa, orientativa, democratica, rispettosa della persona, sollecitatrice di vita comunitaria, non può fondarsi su rapporti autoritari, provocatori di sentimenti di inferiorità, di insicurezza, di timore. Perciò è necessario «instaurare una serena atmosfera di classe in uno spirito di comprensione e in un rapporto educativo che dia senso e sicurezza e incoraggi le iniziative personali e sociali dell'alunno, nel quadro di una comunità scolastica».
- Tutte le discipline devono confluire armonicamente nella formazione della personalità dell'alunno.
- L'insegnamento deve essere individualizzato in modo da «soddisfare i bisogni e sviluppare gli interessi e le capacità dei singoli alunni e promuovere i più efficaci modi di apprendimento di ciascuno».
- «L'insegnamento e lo studio delle singole discipline comportano la più vasta adozione di processi induttivi cbe muovano dalli esperienza e dalla osservazione e pervenga no ad un grado di sufficiente e proporziona ta organizzazione delle cognizioni acquisi te».
- «Nella loro differenziata specificità le discipline sono, dunque, strumento ed occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco di funzioni, conoscenze, capacità ed orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili ed in grado di compiere scelte. Si tratta del resto di soddisfare l'esigenza che il preadolescente manifesta, passando da esperienze di vita più globali e di culture più differenziate, proprie della scuola primaria, a quelle più articolate e specifiche della scuola secondaria di primo grado, sulla linea della necessaria e appropriata pluralità delle discipline e dei contributi che esse forniscono».
Rileviamo così che la scuola media non può disattendere al suo compito prioritario che può così riassumersi: educazione al senso critico, rilevamento e sviluppo delle attitudini personali, educazione a scelte libere e responsabili, orientamento alla retta interpretazione della realtà.
Una simile impostazione pedagogica esige una didattica operativa tale che riesca ad accendere le operazioni proprie delle singole discipline di studio attraverso una sapiente programmazione curricolare che tenga conto anche dei bisogni della società in cui si opera. Attraverso tale didattica sono reperibili due fulcri essenziali per l'orientamento e l'autorientamento; l'esercizio continuo delle operazioni delle diverse discipline consente all'alunno di scoprire quelle che a lui sono più congeniali, e la scoperta del valore di una disciplina di studio gliene svela il significato e l'importanza nell'attività pratica.
Accanto a questa linea educativa propria di tutti gli insegnanti, sarà utile per la scelta dopo la scuola dell'obbligo, l'aiuto del «consigliere d'orientamento», una figura non ancora presente nella scuola, ma certamente di prossima istituzione. Dovrà essere una persona esperta delle situazioni scolastiche oltre che della situazione lavorativa della società, perché possa con competenza prospettare la situazione reale e consigliare secondo le attitudini di ciascuno.
La scuola a programmazione curricolare ha implicanze fondamentali per la ricerca e la pratica dell'orientamento, ma il tutto è appena intuito e condensato e aspetta di essere esplicitato nella sperimentazione e nella pratica scolastica.

IN CONCLUSIONE

Concretamente, un elenco di impegni operativi per gli educatori, anche se limitato. Potrebbe riassumersi nelle seguenti linee pedagogiche:
- guidare i ragazzi a scoprire la ricchezza della propria perso a e le specifiche attitudini di ognuno;
- sviluppare e potenziare le capacità che man mano si acquistano, attraverso un esercizio proporzionato e costante;
- guidare e rinforzare tutte le tendenze positive di cui si dimostrino portatori;
- farli partecipare attivamente ai beni della cultura e della educazione;
- guidarli all'inserimento nella società con proprie possibilità e con proprie scelte;
- far emergere la propria coscienza vocazionale;
- promuovere la razionalità, la disponibilità, la libertà;
- individualizzare l'insegnamento, l'assistenza e l'educazione degli allievi, per irrobustirli nell'impegno personale;
- guidare a motivazioni, interessi, valori il più possibile personalizzati;
- studiare i pari allievi sotto gli aspetti fisici, l'equilibrio sociologico, le doti i tellettuali, le qualità morali, la religiosità;
- rivelare a ciascuno la consiste za della propria identità, la validità delle motivazioni che porta, la profondità dei suoi interessi.

NOTE

(1) De Lorimier, Progetto di vita dell'adolescente, LDC, Torino.
(2) Scarpellini-Strologo (a cura di), L'orientamento, problemi teorici e metodi operativi, La Scuola, Brescia.
(3) Seminario Internazionale dell'Orientamento, Roma, 1968.
(4) Rogers, La terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze.
(5) Scarpellini, L'orientamento della persona, in Nuove Questioni di Psicologia, Vol. 2°, Brescia, La Scuola.
Si possono anche consultare
Mencarelli, Metodologia didattica e creatività, La Scuola, Brescia.
Trastulli, La funzione orientativa della scuola, Fond. Rui, Roma.