L'orientamento come ottica e problema centrale dell'età evolutiva

Inserito in NPG annata 1980.

 

Luciano Cian

(NPG 1980-08-36)


L'adolescenza pubertaria è un periodo importante della vita di un individuo. Occupa pochi anni (12-16 circa) ma si concretizza in cambiamenti ed evoluzioni così decisive che ad ogni educatore balzano immediatamente agli occhi. Il contatto al di fuori della famiglia si fa più esteso ed impegnativo, scuola, gruppi di amici, rapporto incipiente con l'altro sesso, interessi variabili che portano a seguire aspirazioni e desideri spesso in contrasto con le esigenze dei genitori o degli insegnanti. L'asse attorno al quale si articola lo sviluppo è quello dell'identità personale, l'avvio cioè delle prime scelte mediante alcune decisioni che riguardano la propria vocazione, il tipo di scuola o di lavoro da seguire, il modo di inserirsi nella società. A volte il movimento evolutivo soffre di disturbi particolari, momentanei o permanenti, leggeri o profondi che però si traducono ugualmente in un sentimento di malessere, di disagio o più spesso di confusione, disorientamento, insoddisfazione. La linea educativa efficace in questo periodo si concentra nella acquisizione di una virtù di base (= abitudine, atteggiamento comportamentale) particolare che si può tradurre col termine «fedeltà»; come capacità cioè di consacrarsi ad un progetto, anche solo embrionalmente, concepito come proprio e di rimanervi fedele.
La giovinezza è la tappa evolutiva successiva (17-21 anni) nella quale le scelte o opzioni parziali si definiscono del tutto con decisioni il più delle volte irreversibili. Tale età mantiene ancora molte difficoltà che però vanno diminuendo sotto il profilo psicologi co perché meno intense e tormentose, meno concentrate sull'«io» il quale trova possibilità di sviluppo nei contatti con gli ambienti sempre più vasti che incontra, fino a raggiungere i limiti del mondo. In questa fase si va approfondendo «un» contatto particolare che può divenire privilegiato se vissuto in profondità e in termini di progettazione; si tratta in altre parole della scelta della propria vocazione che comprende non solo lo stato di vita (matrimonio o scelte di vita diverse come quella religiosa o sacerdotale: ampiezza massima dell'orientamento come progetto di vita) ma anche il tipo di lavoro e di professione futura (ampiezza minima dell'orientamento). Di norma la maturazione psicoaffettiva e sessuale conduce verso un partner con cui il giovane elabora un tipo di accostamento il quale mentre coltiva la tendenza verso l'«intimità», lo matura nella direzione della «solidarietà». In caso contrario la tendenza involutiva può piegare tutta la personalità nella direzione dell'«isolamento» e della solitudine inibente. Ciò che meglio caratterizza questa età dal punto di vista psicologico è la virtù di base dell'«amore oblativo», fatto di un dare-ricevere equilibrato; esso tiene conto più della gratuità che sviluppa che dell'interesse che ne può derivare.

UNA PROSPETTIVA GLOBALE DI EDUCAZIONE: L'ORIENTAMENTO

Gli educatori si pongono il problema del come aiutare un ragazzo a «ritrovarsi» nella società in cui vive e a ritrovarcisi come «uomo maturo», libero e creativo, autonomo e responsabile. Alla luce di riflessioni pedagogiche interessanti sembra importante impostare tutta l'educazione da un punto di vista sintetico e globale, da una ottica specifica: l'orientamento. In prospettiva di identità personale e sociale l'orientamento risulta un impegno prima di tutto per l'interessato, poi per gli educatori (auto ed eteroorientamento), un'opera continuativa e non momentanea, legata a tutte le età ma in modo particolare al periodo delle scelte, dell'adolescenza, delle tappe che immediatamente la precedono e la seguono: la preadolescenza e la giovinezza. Per capirci meglio occorre collocare il ragazzo nel suo contesto evolutivo e comprenderne le principali difficoltà che la sua età presenta.
A. Vive il tentativo di modificare il concetto inconscio che ha di entrambe le figure dei genitori da cui traeva prima forza, guida, sicurezza, affidamento, protezione. Per divenire adulto deve superare la dipendenza da esse ed acquisire capacità di controllo autonomo, di scelte autodirette. La riduzione dell'autorità dei genitori sul proprio comportamento viene ricercata spesso con forza, con tentativi di controdipendenza. È difficile da vivere perché tale ricerca comporta la svalutazione dei genitori e la messa in discussione di tutto ciò che li riguarda o proviene da loro, fino al rifiuto della loro autorità, accompagnato dal desiderio di altri punti di riferimento che vengono a colmare il vuoto e l'incertezza nei quali si viene così a trovare. Non tutti i ragazzi vivono questo problema, né lo vivono allo stesso modo; è per questa ragione che molti adulti rimangono in parte adolescenti per tutta la vita, sempre dipendenti cioè e bisognosi di aiuto, di appoggio, di qualcuno che dia loro sicurezza e che prenda al loro posto le decisioni.
B. L'esigenza di acquisire modelli di moralità accettabili e adatti alla società in cui l'adolescente si inserisce, criteri chiari e non equivoci che l'aiutino a non sentirsi in ansia e in uno stato di insicurezza, derivante dall'impossibilità di attenervisi.
C. La ricerca di identificazione definitiva con il ruolo del proprio sesso per il quale è stato biologicamente determinato, per divenire dal punto di vista psicologico veramente uomo o donna. La società, i genitori gli chiedono di rimanere ancora bambino da una parte, mentre dall'altra fanno pressioni perché abbia un comportamento da grande. Dal punto di vista della sessualità gli si chiede di controllare i suoi impulsi e di rimandare nel tempo l'esercizio della sessualità. Tutto ciò è vissuto con molte paure perché
questo problema spesso non è affrontato in modo educativamente sereno; viene anzi ancor più problematizzato ed ostacolato, così da favorire l'attenzione ai messaggi ambigui e contraddittori che disorientano ancora di più, in un momento in cui il bisogno di chiarezza e di corretta informazione è enorme.
D. Un quarto problema è legato alle decisioni e alle scelte che i ragazzi sono chiamati a prendere circa il loro futuro scolastico e professionale e, più in là, circa il loro progetto di vita globale e definitivo. Esso include un modo ed uno stile con cui condurre la propria vita alla luce di motivazioni di valore perché la persona sia felice anche spiritualmente, specie là dove la professione è vissuta all'interno di una dimensione vocazionale che proietta l'essere intero al di là dell'angusto limite del materiale, del provvisorio e del finito.
Questo problema in altre parole non è piccolo e ristretto alla scelta di un corso di studio o di un futuro lavoro specifico: implica dei conflitti interiori, delle scelte anche definitive di carattere cosciente alle quali si arriva anche per la presenza di bisogni inconsci e profondi che urgono, per esprimersi attraverso la professione e la scelta di vita. Queste scelte, già in sé complesse, sono ulteriormente complicate dalle pressioni familiari e sociali, dalle diverse valutazioni delle occupazioni che vengono fatte, dalla paura che un impegno circoscrivi la propria vita con la conseguente restrizione dell'area di libertà che diminuirà in seguito le possibilità di espressione individuale.
Il vissuto personale relativo all'orientamento è molto importante per un ragazzo anche se non sempre è visibilmente constatabile. Infatti chi ha contatto con adolescenti di terza media si accorge che gli interrogativi: «chi sono? che farò domani? come si situa in rapporto agli altri mediante un lavoro, un tipo di scuola...?» rendono questa fase molto problematica, fluttuante e contraddittoria, dispersiva, carica di malessere e di tensione.
Se gli educatori comprendessero che la soluzione corretta e tranquilla, personalizzata e soddisfacente dell'identità nell'adolescente ha dei riflessi benefici su tutto il suo comportamento per tutta la sua vita futura si preoccuperebbero certamente di più di questo nodo educativo e comincerebbero presto a fare qualcosa, specialmente in famiglia, nella scuola e nei gruppi.

Concretamente che cosa fare?

Prima di prendere il problema da un punto di vista più complessivo e globale tentiamo di rispondere a questa domanda subito, ponendoci dentro due realtà nelle quali il ragazzo vive: la famiglia e la scuola. Che cosa possono fare la famiglia prima e poi la scuola per vivere accanto e in sintonia questo nucleo dell'identità personale e sociale?

La famiglia
Per prestare un aiuto efficace al ragazzo, dovrebbe conoscerlo bene, valutare realisticamente i suoi gusti, le sue capacità, i suoi desideri; lo dovrebbe incoraggiare fin da piccolo e sperimentare, vedere, provare, prendere decisioni, assumersi responsabilità. I genitori spesso hanno difficoltà a fare una valutazione di questo tipo perché identificano il proprio figlio con un'immagine che è più vicina alle loro aspettative che alle sue reali doti, possibilità, aspirazioni. Spesso li identificano con se stessi attribuendo al figlio i propri desideri, le proprie ambizioni, aspettandosi che sia lui a realizzare quello che loro non sono riusciti a fare. Il figlio spesso condivide i progetti dei genitori ma per la sua salute psichica è bene che sia lui stesso a prendere decisioni senza ricatti affettivi e forzature. A volte l'identificazione è giocata nei confronti di persone vicine alla famiglia o molto note per cui ci si aspetta che cresca simile a loro, che prosegua per una strada quasi preordinata dalla tradizione. Per gli adolescenti non è facile sottrarsi a questi meccanismi e riuscire a scegliere in modo «realistico» e personale.
A volte c'è nei genitori un bisogno irresistibile che il figlio emerga come individuo eccezionale; non ci si accontenta della sua normalità, ma si aspettano da lui risultati assolutamente eccezionali. Un adolescente ha bisogno di essere felice ed adattato là dove le sue aspirazioni possono coerentemente esprimersi secondo le sue reali possibilità. Un orientamento così impostato crea enormi problemi e gli ostacoli che poi verranno non saranno che fonte di pesanti insoddisfazioni. Ai genitori è richiesto l'impegno di non sbagliare in questo momento prevaricando sui figli; hanno bisogno di controllare i loro desideri e di mettersi in una posizione di autentica disponibilità.

La scuola
Si può fare di più anche a scuola, per una positiva e realistica valutazione dell'adolescente in vista del suo futuro che abbia un minimo di garanzia di successo.
Occorre esprimere verso il ragazzo incoraggiamento e stima mediante una positiva considerazione delle sue possibilità e del suo futuro inserimento senza valutazioni restrittive e perentorie. Questo atteggiamento può rendere l'alunno giustamente orgoglioso delle sue reali qualità, può modificare o eliminare alcuni sentimenti di inadeguatezza che possono temporaneamente insorgere e sostenere quanto già esprime o accenna ad esprimere.
La scuola può fare molto impostando la sua azione educativa in senso formativo, fornendo ai ragazzi gli strumenti per conoscersi e per conoscere la realtà, aumentando quindi il loro potere decisionale; può organizzare momenti specifici di informazione per offrire loro maggiori conoscenze e coscienza del più ampio numero di opportunità di studio, di lavoro che la società offre o potrebbe offrire. Esistono infatti numerosi modi per realizzare desideri, fantasie ed aspirazioni malgrado le molte difficoltà sociali a tutti note. Ma occorre conoscerli per cui quanto più materiale informativo è messo a disposizione dell'adolescente, tanto più questi avrà la possibilità di chiarire a se stesso i suoi progetti, di esprimerli e di sceglierne uno.
Questa età è una fase evolutiva nella quale l'indeterminatezza e l'incertezza su chi si è e cosa si vuole diventare, il vuoto temporaneo di punti di riferimento stabili, la ricerca di risposte e interrogativi pressanti sono la regola. L'avere a disposizione chiare informazioni le più ampie possibile, l'essere tranquillizzati sulla paura di sbagliare e l'irrevocabilità delle scelte, riflettere intorno alle motivazioni di un'eventuale proposta, costituisce un fatto positivo ed educativo importante.
Ma è giusto vedere il problema nella sua collocazione più ampia e globale che la prospettiva dell'orientamento pone agli educatori. L'orientamento come nodo educativo supera infatti la prospettiva tecnica e politica delle scelte di una scuola o di un posto lavoro. Abbraccia tutto ciò che l'adolescente è e vuole essere come uomo e, se credente, come cristiano che vive nella storia la sua «chiamata» ad essere qualcosa e qualcuno che ha altrove la sua sorgente e la sua destinazione; la volontà di Dio e il suo piano di amore e di salvezza sull'uomo, su «questo» uomo «già» salvato in Cristo ma «non ancora» completamente redento perché la sua salvezza definitiva passa attraverso i «sì» interiori espressi nella vita, nel lavoro, nella professione e nella vocazione liberamente scelta in «sinergia» con Dio.

Il significato dell'azione orientativa

Una prima percezione
Una delle percezioni più condivise dai pedagogisti oggi è la seguente: al centro del sistema educativo non stanno le cose, gli strumenti, le istituzioni, le esperienze dell'educatore, i beni educativi, i valori da trasmettere, i metodi, ma il ragazzo. Tale sistema è considerato un aiuto per armonizzare il naturale e normale processo di presa di coscienza e di differenziazione di ogni singola personalità. Attorno ad essa si muovono, con interventi diversi e complementari, tutti gli educatori: scolastici (non i soli insegnanti), familiari, ambientali con il peso e la qualità delle loro proposte e possibilità.

Una seconda percezione
Il fatto educativo è assimilabile ai contenuti che il termine «orientamento» ha assunto in questi anni. Esso non è soltanto e anzitutto il servizio, tutt'ora importante ed attuale, che offre una chiarificazione psicologica e
dei consigli per la scelta dell'attività scolastico-professionale-lavorativa da intraprendere dopo la scuola dell'obbligo in conformità con le caratteristiche del soggetto, estensivamente e scientificamente accertate, e con quelle dell'ambiente di scuola e di lavoro a lui concretamente accessibili; è essenzialmente un aiuto offerto ad una persona che si autocostruisce, che cerca di esprimere le proprie potenzialità, che si libera e autodefinisce:
- in rapporto ad un'immagine di sé percepita sempre meno confusamente, esperimentata nei riflessi sociali del suo comportamento e proiettata nel futuro in un progetto di vita;
- in rapporto agli altri e alla realtà sociale-comunitaria, alle strutture e istituzioni in cui non ha scelto di vivere ma si è ritrovata;
- in rapporto ai valori assoluti che vengono proposti o ricercati.
Questo processo di autodefinizione e di percezione di sé, degli altri, dei valori, inizia con la venuta al mondo, culmina nel periodo adolescenziale per protrarsi ancora nell'età adulta e oltre, in un cammino che termina con la morte. A quel punto ogni persona raggiunge il vertice della propria espansione spirituale che viene assunto e potenziato, per dono, nella vita eterna.

Caratteristiche dell'orientamento sono la globalità e la continuità
Orientare vuol dire assumere il bambino, qualificabile come egocentrico e primario, dominato dalla pretesa di soddisfare immediatamente i propri desideri, dipendente dagli altri, incapace a condividere, impaziente, distruttivo, soggiogato dal «principio del piacere-dispiacere» con assenza di ogni oggettivazione della realtà; assumere per guidare verso stadi più maturi, nei quali la sua personalità in crescita percepisca le distanze che separano la rappresentazione soggettiva dalla realtà oggettiva, le possibilità di soddisfazione entro certe condizioni, il bisogno addirittura di rinuncia e di sacrificio per non rompere una presenza affettiva, una collaborazione. La percezione che «il principio della realtà fisica e sociale» impone un modellamento meticoloso delle proprie esigenze e l'integrazione della sfera affettiva nella personalità totale. Lo sviluppo del campo razionale permette al soggetto in crescita, già dall'adolescenza, di vedersi come «un frutto» orientato verso la acquisizione di beni sempre meno parziali e sempre più elevati, considerando non gli aspetti utilitari del bene, ma il suo significato in quanto valore, in rapporto al bene integrale e agli altri che sono visti come degli «io totali». «Il principio del valore» eleva la persona al di sopra degli interessi e scopi egoistici; il bene dell'altro è vissuto come un bene proprio; le forze di attrazione e di aggressività diventano forze di amore e di progresso in un incontro reciproco, armonico, soddisfacente.
Momenti di ricerca, di informazione su se stesso e sull'ambiente in generale e scolastico-professionale in modo specifico, formulazione di ipotesi, esplorazioni, tentativi, scelte provvisorie, verifiche e sostituzioni: sono i vari elementi che conducono un giovane verso i 18-20 anni a trovare l'immagine di sé o l'ideale di sé realizzato in un posto di lavoro stabile, in una facoltà universitaria che soddisfa, in un impegno di vita carico di responsabilità (matrimonio, vita di speciale consacrazione, sacerdozio, impegno apostolico-missionario...).
In altre parole l'orientamento è un itinerario di maturazione per costruire un «io» funzionale ed equilibrato, soddisfatto nelle scelte scolastico-professionali-lavorative (ampiezza minima dell'orientamento) e nel modo di assumere la propria esistenza all'interno di queste scelte (ampiezza massima dell'orientamento).

I criteri fondamentali dell'orientamento

Come può arrivare un adolescente a ritrovare se stesso in una scelta scolasticaprofessionale-lavorativa o in uno stile di vita stabile, in modo tale che la immagine di sé sia in accordo con le esigenze ambientali e i valori? L'azione educativa è pertinente se si muove come metodo e come coscientizzazione graduale in tre precise linee di azione che ispirano i criteri dell'orientamento:
- la conoscenza o coscienza di sé e la percezione «esperienziale» delle proprie possibilità di realizzazione;
- la conoscenza della società nelle sue implicane umane, sociali, culturali, tecnico-organizzative, professionali;
- la presa di coscienza dei valori mediante un'apertura critica nella presente situazione pluralistica, con possibilità di accettare, nella storica situazione del cristianesimo, la dimensione religiosa-soprannaturale.

Un primo obiettivo: la percezione e l'esperienza di sé

Essa scaturisce dalla presa di coscienza:
- delle proprie attitudini;
- dei propri interessi;
- della propria personalità di base.
Le attitudini sono un complesso ereditario ed acquisito di doti e potenzialità che si vanno a poco a poco specificando nel periodo evolutivo e che servono a svolgere bene un compito determinato, un lavoro. Sono capacità che con l'esercizio rendono facili e soddisfacenti i propri progetti. A titolo esemplificativo si possono distinguere attitudini sensoriali-percettive (sensibilità tattile, termica, muscolare, olfattiva, visiva, uditiva, cromatica, cinestetica...), attitudini psicomotorie (destrezza manuale, coordinazione occhio-braccio-mano, impulso-esecuzione...), attitudini intellettive-scolastiche (verbale, numerica, percettiva, spaziale, attentiva, critica, creativa...).
Gli interessi sono sensazioni di piacere destate da attività particolari sperimentate con il pensiero e con l'azione. Attivano nell'animo dell'adolescente un potente bisogno di prolungare ed approfondire il rapporto con l'oggetto percepito come piacevole. L'interesse stimola molto l'attività che piace; alleggerisce la fatica di un lavoro, moltiplica i risultati e garantisce una costante base di soddisfazione, essenziale perché la persona perseveri a lungo nell'attività senza scompensi di ordine psichico. Per esemplificare ecco alcune aree di interessi: letterario, sociale, persuasivo, politico, amministrativo-statistico, scientifico, tecnico-meccanico, musicale...
La conoscenza della personalità è assai più complessa. La gioventù di oggi sta vivendo un momento di passaggio da valori familiari-ambientali a valori personali (dal familismo al personalismo). È una gioventù più critica, più creativa, più estroversa, esistenziale, consapevole della propria individualità, più sensibile a valori come l'autonomia, la partecipazione... Non di rado però notiamo la presenza di sintomi non positivi: eteronomia, mobilità affettivo-comportamentale, dispersione e confusione, distorsioni della personalità e delle relazioni interpersonali. La percezione della dinamica della personalità e dei processi specifici che presiedono allo sviluppo armonico dell'adolescente è una condizione che facilita la presa di coscienza di sé, permette di dare un nome alle eventuali tensioni, di veder chiaro nel groviglio dell'inconscio e dei meccanismi di difesa che sono dei procedimenti di cui l'io si serve per proteggersi da rappresentazioni inammissibili e da conflitti interni penosi. Questo aiuto rientra nella sfera delle facilitazioni che un'educazione liberatrice offre ad un adolescente che si autodefinisce, specialmente in rapporto al bisogno fondamentale di amare; la storia di ogni persona è la storia di questo bisogno e di questa capacità.

Un secondo obiettivo: la conoscenza della società

Nel processo di maturazione di un adolescente, il gruppo e l'ambiente hanno una particolare importanza: il modo individuale di dominare l'esperienza è una variante del modo con cui i membri del proprio ambiente la dominano. Sviluppando la propria identità un adolescente si integra contemporaneamente nella identità del suo gruppo sociale, dal quale viene riconosciuto e sostenuto. Tra la persona e l'ambiente vi è un'interazione continua e senza questo appoggio e riconoscimento l'identità cede il posto al sentimento di dispersione, provocando divisione nell'immagine di sé, mancanza di centralità e timore di dissoluzione.
In uno sviluppo regolare avviene un passaggio progressivo dalla fase egocentrica, con cui viene percepita tutta la realtà anche sociale, alla fase di idealizzazione, che porta in genere a scoprire solo alcuni aspetti del reale idealizzandoli, alla fase sociocentrica, in cui vi è un accostamento del proprio essere a quello altrui in modo oblativo: la realtà scolastica, professionale e lavorativa viene assunta con senso di responsabilità, con oggettività, con capacità di rinuncia all'ottimale per sé, quando è in gioco il bene altrui e il servizio comunitario. Per aiutare il processo di sviluppo della dimensione sociale che sta al fondo di ogni individualità, sono molto utili tutte le informazioni e le prese di contatto con la realtà umana, ambientale, tecnico-organizzativa, sindacale, politica, religiosa.

Un terzo obiettivo: la presa di coscienza dei valori

È il terzo aspetto che solitamente è meno considerato ma che in realtà sta al vertice del processo orientativo. I valori sono i criteri secondo i quali una persona giudica l'importanza delle cose, dei modelli culturali e di comportamento, dei fini, dei mezzi che l'ambiente propone. Formulare a se stessi, con chiarezza, il quadro dei valori su cui poggia la propria esistenza, assimilare un punto di riferimento stabile e centrale del proprio agire vuol dire dare unità alla propria personalità, sicurezza nell'incontro con situazioni nuove, capacità di puntare ad un certo tipo di impegno e di successo anziché ad un altro, identità sessuale pacificata, ricerca di reciprocità in dimensione oblativa, salvaguardia del proprio stile di vita contro le minacce di ogni specie.
In caso contrario c'è povertà, confusione, insicurezza, paralisi psichica e spirituale. Il centramento su valori riconosciuti validi provoca atteggiamento critico e rifiuto di quelli riconosciuti non umanizzanti. I valori oltre che difendere la propria integrità, promuovono la realizzazione di sé, esattamente là dove la maturità di una persona si misura continuamente e cioè: nel lavoro-professione-stile di vita (vocazione) e nella capacità di amare.

IL PROGETTO DI VITA: UNA COSTRIZIONE O UNA SCELTA?

L'orientamento è essenzialmente l'ottica con cui ogni persona conduce la propria vita, la sviluppa in quelle direzioni e scelte che si propone di attuare. Il progetto che elabora nel divenire della sua esperienza e nel fluttuare della realtà che la circonda è l'asse centrale attorno a cui si coordinano i mille gesti di una vita. Questo «modo di essere», che raccorda l'esistenza personale con il contesto sociale in modo dinamico e creativo, è il pilastro portante della identità propria di ciascuno nei momenti personali, nei rapporti sociali, nella relazione con i valori scelti come importanti per sé.
L'orientamento come ricerca di identità avviene attraverso un divenire faticoso, sovente conflittuale, spesso condizionato da fattori esterni quali l'ambiente educativo, i modelli di comportamento, la presenza di strutture più o meno umanizzanti; si compie al ritmo di continue scelte che conducono verso il progetto di vita. Così una persona diventa se stessa, nella sua originalità, incarnata in una certa realtà professionale e in una condizione di vita. Il progetto consente ad un ragazzo, divenuto poi giovane ed adulto, di realizzare pienamente se stesso superando, con lo sforzo e l'inventiva personale, i condizionamenti e le manipolazioni possibili.

Abilitare a scelte autonome

Uno dei punti-chiave dell'intervento educativo è questo: abilitare un ragazzo a fare delle scelte sempre più autonome e a prendere delle decisioni personali. Attraverso scelte autonome l'«io» è in grado di entrare in rapporto con la realtà, il mondo degli altri in termine di partecipazione, di interdipendenza per cui la scelta professionale, il modo di vivere il ruolo sessuale ed affettivo, l'impegno sociale e politico, la ricerca etico-religiosa assumono una specificazione personalizzata, sullo sfondo di un quadro di valori che la persona vive storicamente e a cui cerca di essere fedele nel suo ambiente di vita.
Le decisioni e le scelte sono molto diverse perché il ragazzo può vivere fasi diverse della sua evoluzione: a volte sono dominate dall'emozione e dalla sua sensibilità, a volte dalla razionalità e dalla logica, altre volte dalla profondità del suo essere che vive le domande cruciali che toccano il senso dell'esistenza. Esse possono perciò essere superficiali o guidate dal pregiudizio e condizionate dall'ambiente, o ancora impulsive e dominate dall'inconscio; o infine centrate sul nucleo della personalità in quanto l'io profondo e spirituale viene coinvolto nella direzione fondamentale del suo sviluppo e della sua esistenza condotta dal progetto di vita sulla cui piattaforma poggiano le scelte affettive, sociali, politiche, professionali, vocazionali e religiose.

Importanza della stabilità del progetto di vita

Ciò che nella vita di una persona dovrebbe rimanere sempre stabile, pur tra le inevitabili crisi, è il progetto di vita, come asse centrale della propria esistenza. Quanto più tale progetto è denso, concreto, scelto, elaborato, pesante e sicuro come la chiglia zavorrata di una nave tanto più la vita conserva intatta la sua direzione anche tra le onde più tempestose e i mari più tormentati dalle bufere. In questo modo la vita diventa dinamica anche nei periodi difficili o negli inevitabili cambiamenti o nei periodi di sfida che vengano dall'interno o dall'esterno.
Il progetto di vita è sempre in qualche modo creativo, perché la fedeltà ad esso spinge al superamento del disturbo, dello scetticismo, a riempire il divario tra ideale e realtà con la speranza e l'ottimismo, a riprendere quota perché poggia su certezze e idee-forza sicure che aiutano a leggere la realtà in modo critico ma senza inutili contestazioni, a pensare alternative ma senza ipotesi avventurose, a ricercare un modo nuovo di essere ma senza abbandonare l'antico, a trasformare la realtà personale e comunitaria mediante la partecipazione esigente.
Tutto ciò che si fa per consolidare nei ragazzi i germi del progetto di vita è anticipazione nell'oggi della sicurezza e della solidità, dell'unità e dell'armonia di domani.
Questo non dovrebbe essere un lusso di pochi ma una possibilità di tutti i giovani.

AMBIGUITÀ POSSIBILI PER IL RAGAZZO CHE STA PROGETTANDO

La capacità di scegliere è il frutto permanente di una crescita riuscita; permanente perché in ogni fase ci sono scelte da fare, sempre più razionali, complesse e mature, adeguate all'età del bambino e del ragazzo. A 8 anni è difficile scegliere in un pomeriggio di sole tra i compiti da fare e il gioco con gli amici. Eppure è proprio nel «come» il fanciullo o il ragazzo fa quella scelta, nel «come» è aiutato a compierla, la migliore premessa perché sappia in seguito fare delle scelte in ordine ad un personale progetto di vita.
Il ragazzo cresce attraverso un'autodeterminazione sempre più libera e cosciente, indirizzata a tutto ciò che favorisce il pieno sviluppo della sua personalità; il traguardo non può raggiungerlo da solo ma con l'aiuto degli educatori.
Essi devono saper comprendere il mondo complesso e contradditorio dei ragazzi e, nei limiti del possibile, soccorrerli mediante un modo che si incarni nella loro reale esperienza di vita, facendo la strada insieme, con comprensione e fermezza.
È senza dubbio utile conoscere a fondo il terreno psicologico e spirituale dentro il quale l'adolescente evolve, le zone che attraversa e che sono vitali per il suo sviluppo ma che possono anche coincidere con momenti di regressione e di non liberazione della sua personalità fragile. Offriamo un elenco di possibilità ambigue dentro le quali si alterna il suo modo di vivere e di operare delle scelte che avviano l'autoprogettazione.

Prospettiva temporale o confusione relativamente al tempo

La eventuale fiducia che l'adolescente può avere acquisito negli anni precedenti può essere messa alla prova nella sua relazione con il tempo. Infatti egli si sente come sospeso tra passato e futuro: si sente «terra di nessuno». Si rende per lui urgente una prospettiva che merita l'investimento delle proprie energie.
In caso contrario si insinua in lui confusione, diffidenza, rabbia impotente e tensione. In questo caso ogni ritardo gli appare come una delusione; ogni attesa un'esperienza di impotenza; ogni speranza un pericolo; ogni piano una catastrofe; ogni educatore un traditore.
È perciò urgente nel momento educativo soccorrere l'adolescente e formare in lui l'istanza prospettica senza della quale si troverà adulto col bisogno compulsivo di avere presto, tutto e il meglio, senza saper attendere.

Sicurezza o disagio di quello che si è

L'adolescente vive un momento dialettico che può opporre la sicurezza di sé al disagio per quello che è.
Il sentimento e l'esercizio crescente di indipendenza dalla famiglia, come matrice di identificazione dell'infanzia, è relativo all'inserimento in un gruppo. Mostra indipendenza di fronte al mondo degli adulti, e nello stesso tempo dimostra molta dipendenza rispetto alle regole ed al codice di un gruppo da lui scelto. La sicurezza di sé, ancora in costruzione e fragile, si appoggia sulla sicurezza garantita da un gruppo di pari.
La sperimentazione di questa doppia realtà (bisogno di sicurezza e rischio sociale) fa riaffiorare la preoccupazione dell'immagine di sé: l'adolescente è preoccupato della propria identità nel momento in cui la sta conquistando; fa attenzione a se stesso esprimendo non poca meraviglia per quello che è e quello che diventerà.
Se prevale il disagio di quello che è, si risveglia una vergogna penosa, dominante, paragonabile alla vergogna ed alla rabbia originale che dipendeva dal fatto di essere visibile ovunque dagli adulti onniscenti ed onnipotenti.

Sperimentazione di compiti nuovi o identità negative

Per superare il contrasto fra sentimenti di colpevolezza-diffidenza e bisogno di iniziativa, l'adolescente deve sperimentare nuovi compiti, aiutato in ciò da codici di gruppi di coetanei e dagli educatori. Un simile esperimento di compiti lo prepara a compiere delle scelte che si tradurranno in doveri-diritti, iniziative e responsabilità.
Questo esperimento di compiti deve continuare con l'accettazione, l'accordo e l'appoggio della generazione precedente. Se vengono meno queste condizioni possono risultare: competizione con il mondo adulto o conflitto di generazioni.
Sotto il profilo sociale, al limite, si riallacciano a questo disaccordo la delinquenza, il teppismo, i movimenti giovanili reazionari, le ostilità altezzose, il rovesciamento dei valori, l'annullamento di prospettive sociali, gli estremismi teppistici, eversivi e terroristici.

Capacità di anticipare il successo o paralisi nel lavoro

L'adolescente deve essere in grado di considerare il suo «essere adolescente» come una reale ed efficace preparazione dell'avvenire. Il tempo degli studi potrà dare forza all'identità e permettergli di sviluppare il suo «io» in modo distinto. L'ambiente familiare e scolastico devono fornire uno statuto provvisorio di attesa e di competizione, di libertà, di coscienza, in modo che tutti questi valori possano essere assunti in una vocazione, in una professione.
Se, per esempio, non è capace di sentire il valore del suo studio attuale per preparare efficacemente il suo avvenire, egli sarà paralizzato nel suo lavoro, sentirà l'insufficienza delle sue capacità personali: sentimento che mortifica le esigenze non realiste di un io-ideale desideroso di onnipotenza ed onniscenza.
In questo caso non sarà più capace di concretarsi sui compiti suggeriti od imposti; e, di riflesso, si rifugerà in attività di riflusso nel «privato».

Identità sessuale o confusione bisessuale

La conquista di una identità sessuale riuscita, alla fine della adolescenza è necessaria per superare la tappa successiva della prima età adulta: l'intimità.
Bisogna sapere che sorta di uomo o di donna si è prima di ingaggiarsi nella ricerca selettiva di una intimità (= identità con il proprio sesso).
Se questo non avviene, cade la capacità di reciprocità e di una vera relazione affettiva interpersonale.
In questo caso è disturbato lo sviluppo della identità con un'attività genitale affrettata senza intimità; oppure, al contrario, si può concentrare su valori sociali o intellettuali che rimuovono l'aspetto sessuale della vita o anche su valori religiosi in modo esclusivo, con il risultato di una debolezza permanente nella polarizzazione dell'altro sesso.

Polarizzazione o confusione intorno all'identità

La capacità dell'adulto di domani di comunicare agli altri la vita od anche dei valori intellettuali o religiosi riposa sulla capacità di unirsi, nel corso dell'adolescenza, ad un capo, ad un maestro, ad un modello che incarna dei veri valori. Il giovane non si aprirà ai valori duraturi se non si appoggia dapprima su adulti che, non solo insegnano delle verità, ma incarnano valori (modelli di comportamento).
Diversamente i valori tramandati dalla tradizione, dalle istituzioni, dalla cultura di una società, ed anche dalla religione, perderanno in fretta molta della loro consistenza. Quindi il compito dell'adulto è capitale per lo sviluppo dell'identità dell'adolescente. L'accettazione di un ordine privato o pubblico, come pure le concezioni dell'autorità si trasmettono e favoriscono oppure no l'obbedienza e la generatività.
Se non incontrano simili adulti, gli adolescenti saranno sempre alla ricerca di nuovi idoli, inadatti tuttavia a dar loro il senso di sicurezza e creatività che essi cercano. Sballottati continuamente dalle molteplici correnti di idee lanciate dai «profeti del momento», perdono fiducia nelle generazioni precedenti, rischiano di bloccare il loro sviluppo allo stato adolescenziale, sempre pronti alla ribellione e alla critica, invece di unire le loro energie in una azione costruttiva.

Polarizzazione ideale o confusione di ideali

L'integrità dell'adulto suppone che ognuno sia capace di difendere il proprio stile di vita contro le minaccose pressioni di ogni specie. L'adulto possiede un concetto di uomo e un concetto del mondo, della vita polarizzato attorno ad alcuni valori fondamentali, dominanti e ben definiti che danno un significato a tutto ciò che fa e vive.
Questa concezione, che chiamiamo per brevità «ideologia di base», ha il vantaggio di offrire all'adolescente una prospettiva chiara del futuro, un significato alla vita, un riferimento per il confronto critico con altri valori fino al rifiuto motivato o all'accettazione di essi.
L'ideologia è fattore coesivo della personalità individuale e sociale. Grazie all'ideologia e al progetto di uomo che essa esprime, l'identità collettiva sostiene l'identità individuale degli adolescenti e dei giovani, raduna le loro energie.
La mancanza di polarizzazione ideologica rende quasi impossibile un impegno irreversibile e la scelta di una vocazione personale. Il giovane non si concentra, perciò confonde tutto; nei suoi valori non si evidenzia nessuna gerarchia. Al limite ripiega su pseudo-valori che però non lo salvano dalla disintegrazione psicologica.

IL RUOLO DELL'EDUCATORE NELL'ATTIVITÀ ORIENTATIVA

Riaffermato il principio che al centro del sistema educativo sta il soggetto come responsabile numero uno di ogni scelta o cambiamento (tenendo conto delle sue varie fasi di sviluppo che esigono una presenza-guida variamente modulata) troviamo attorno a lui la famiglia, la scuola, la comunità umana ed ecclesiale come cause dispositive ed esemplari, la società globale come ambiente culturale con l'insieme di tutti gli operatori che creano «variabili» e «interferenze», liberanti o meno, al di fuori dei tempi strettamente familiari, scolastici, ecclesiali; troviamo gli operatori psicologi dell'orientamento che si pongono a fianco dell'a-
dolescente, della famiglia e della scuola per approfondire situazioni personali e collettive, suggerire mezzi didattici e pedagogici per lo sviluppo pieno del soggetto.

Una relazione educativa soddisfacente

Non basta che l'educatore aiuti il ragazzo a crescere, ad aprirsi criticamente verso la realtà senza una contemporanea sua evoluzione.
In pratica la guida non è guida, l'orientamento non è orientamento senza un rapporto interpersonale soddisfacente, senza una relazione educativa diversa rispetto al passato rapporto dominativo e autoritario.
La relazione umana è legata anzitutto ad una positiva considerazione che l'educatore deve avere di sé, e poi ad una valutazione di sé non condizionata da un quadro di valori esterni (successo, stima, appoggio altrui...), ma legata ad un quadro di riferimento interno e personale (riconoscere quello che si è oggettivamente, autovalutarsi in modo autonomo, con libertà esperienziale, e cioè con percezione aperta delle proprie esperienze, senza negarne nessuna con meccanismi di rifiuto o difensivi). In altre parole un simile educatore è una persona che ama, capisce se stesso, si lascia vivere e rinnovare continuamente.
Occorre poi che sappia «comunicare» all'adolescente la stessa considerazione incondizionata e positiva. Come? Bisogna che desideri e acconsenta di mettersi a contatto con lui, facendogli percepire questo desiderio e questo bisogno perché anch'egli non rifiuti l'incontro e la comunicazione, fermo restando il punto fondamentale: che l'educatore già viva in accordo con se stesso, che sperimenti già quel sentimento di considerazione positiva sia verso di sé sia verso l'altro con cui intende comunicare. Questa disponibilità di base impedisce al rapporto di tradursi in termini di aggressività e di dominio perché entrambi esperimentano una fondamentale congruenza e sincerità di fondo. Allora nasce una comunicazione effettiva, caratterizzata da una progressiva stima reciproca e dalla confidenza che permette la trasfusione nell'altro dei propri sentimenti, delle proprie esperienze.
Nel settore educativo ci sono risultati poco consolanti quando manca la comunicazione; tale carenza è sintomo patologico di una relazione umana emotiva, difensiva, aggressiva, non creativa; ogni tentativo per comunicare diviene motivo di ulteriori rotture e separazioni. Qui si ferma e deteriora il senso dell'orientamento.
A chi ha il compito di mettersi accanto ad un altro per aiutarlo a realizzarsi pienamente si richiede il desiderio e l'impegno permanente di crescere ed evolvere attorno ad alcuni nuclei:
- maturità affettiva che è quella particolare capacità di mettersi al servizio dell'altro e dei suoi valori perché si sviluppino;
- equilibrio generale interno che è quel normale controllo (senza repressione) delle principali fonti di conflitto (nella sfera morale - sentimenti di colpa, paure, rigidità, perfezionismo, intolleranza -; nella sfera sessuale - distorsioni psico-organicocomportamentali -; nella sfera della aggressività - autoritarismo, compulsività, egocentrismo, insaziabili esigenze di affetto, di prestigio, rivalità, vendette, non accettazione -; nell'area della tolleranza delle frustrazioni...);
- capacità di empatia come capacità di immergersi nel mondo soggettivo di un'altra persona e di partecipare alla sua esperienza in tutta la profondità consentita dalla comunicazione verbale e non verbale;
- oggettività che è l'attitudine al contatto con la realtà senza che il giudizio sulle cose o sugli avvenimenti venga turbato eccessivamente da elementi emotivi;
- motivazioni autentiche e cioè la coscienza della propria missione fondata su centri direzionali validi, secondo un'autentica tendenza ad essere-per-l'altro, con esclusione di compensazioni di ogni specie;
- esemplarità che richiama il bisogno di incarnare in forma viva il mondo dei valori che si vogliono comunicare efficacemente;
- capacità di animazione cioè l'abitudine a destare l'energia di vita già presente nell'altro per farla crescere dall'interno. La persona raggiunge così il suo bene particolare nella massima unità interiore e nella collaborazione con gli altri del gruppo di appartenenza, sollecitando l'iniziativa personale e la convergenza comunitaria;
- competenza che sottolinea quella capacità a stabilire un rapporto di reciprocità con il ragazzo; questo rapporto costringe l'educatore a maturare continuamente, a cercare ancora, ad evolvere, a mantenersi in uno stato di fluidità spirituale che gli permette di essere sempre «nuovo» con ogni adolescente, ad adattarsi a ogni sua tappa e ritmo, a situarsi in una posizione fondamentale che accoglie come necessaria la formula e i presupposti della educazione permanente. È più importante che l'educatore sia un modello di competenza che un modello di comportamento.
Per concludere si può dire che un educatore-orientatore si muove all'interno di questa dinamica: amore autentico ragionevolmente manifestato, accompagnato dallo sforzo costante di comprendere «empaticamente», mediante la accettazione incondizionata di sé e dell'altro, e la considerazione positiva sia di se stesso come dell'altro. Qui sta il cuore del «sistema preventivo» di Don Bosco, condensabile nel termine da lui varie volte usato: «amorevolezza». Essa permette il superamento delle differenze di età, di cultura, le differenze etniche, di linguaggio, di sesso perché prescinde in certo senso dagli aspetti più esteriori della persona per mettersi sulla lunghezza d'onda dell'altro, amato per se stesso, disinteressatamente.

Conclusione

Un ragazzo oggi non viene sistematicamente aiutato a orientarsi, «a modo suo», verso ciò che può permettergli di essere se stesso; ci sono da una parte le persone rigide che preferiscono guidare con sistemi poco flessibili, rigorosi cercando di ottenere dei risultati secondo un ordine previsto, ideali precostituiti, valori anche importanti ma non abbastanza ricercati e motivati.
Altri educatori più permissivi che lasciano il ragazzo aperto a qualunque tipo di esperienza, senza preoccuparsi di liberarlo dall'ansia e dall'insicurezza perché esse non diventino stabili e permanenti.
Altri invece preferiscono un itinerario più lento ma più profondo per formare persone creative e libere, felici.
I loro metodi seguono non la via del condizionamento, non quella della manipolazione aperta o subdola, non quella della permissività anarcoide e radicale ma:
- il dialogo liberante e paziente fatto di presenza, di accompagnamento di meraviglia, di tenerezza, di disponibilità, di apertura, di fermezza secondo i casi;
- il rapporto interpersonale ed educativo mosso da un obiettivo di fondo: aiutare il ragazzo a scegliere liberamente e orientarsi in modo cosciente all'interno della propria vocazione e dell'ambiente sociale ed ecclesiale;
- l'autonomia e la libertà partendo dall'interno. Libertà attinta attraverso il vaglio critico accettato e proposto perché prima di tutto diminuisca l'egoismo e la persona si liberi da ciò che le nuoce per operare poi anche all'esterno dell'io, per il cambiamento di situazioni non umanizzanti;
- la testimonianza, il metodo dei modelli di comportamento che richiede coerenza negli adulti tra ciò che dicono e ciò che fanno. La testimonianza soprattutto della fiducia e dell'amore come espressione di un amore più grande e più universale che viene da Dio e che viene partecipato così nel contesto educativo senza molte parole ma con molti fatti.
Il ragazzo si attende forse proprio questi doni dalla famiglia, dalla scuola e nei gruppi perché la sua struttura di base venga solidamente maturata in modo armonico.
La scuola e la famiglia, le associazioni e i gruppi possono rappresentare gli ambiti educativi in cui innestare il contributo pedagogico di altre strutture ai fini dell'orientamento. I mezzi a disposizione sono molteplici.
1. L'apertura informativa delle possibilità occupazionali e scolastiche, sollecitando nello stesso tempo l'interesse verso quei valori che permettono l'attuazione professionale, cioè la realizzazione delle dimensioni personali in campo operativo e produttivo. In questi ultimi anni, specie per iniziativa degli organi collegiali, si sono moltiplicati
nelle scuole medie e superiori, gli incontri con le persone esperte e preparate che conoscono il panorama delle alternative scolastiche e lavorative. Ragazzi e genitori, insegnanti ed alunni vengono così informati di tutte le scelte che è possibile operare. Ma se la scuola e la famiglia non costituiscono un contesto orientante, l'informazione non può essere accolta con efficacia.
2. L'impegno educativo per formare atteggiamenti interiori atti a risolvere i problemi della propria esistenza in modo non conformista. Per esempio, non sempre si pensa che un atteggiamento autoritario, impositivo da parte dei genitori o dei docenti è contrario alla crescita dell'autonomia. Quante volte il ragazzo è schiacciato dal peso della competenza, dell'esperienza, della cultura di certi adulti, così che il rapposto con loro è vissuto in termini di rifiuto anziché di arricchimento. La responsabilità di questo rifiuto è soprattutto dell'adulto che non sa o non vuole «partire dal ragazzo», accogliere i suoi interessi, il suo linguaggio, la sua insicurezza come realtà che hanno pieno diritto di cittadinanza a scuola e in casa. Il ragazzo non è un contenitore vuoto che va riempito; al contrario è pieno di tante ricchezze, un po' informi ancora, che devono prendere consistenza e indirizzo: intelligenza, sensibilità, speranze, idee, desideri, capacità, attitudini, interessi; un bagaglio enorme, ricchissimo, che rischia di essere appiattito, sprecato con un rapporto educativo errato.
3. La visione teologica della vita come «chiamata» a collaborare con Dio alla liberazione degli uomini anche attraverso il lavoro e la professione, realizzando la vocazione e il progetto di vita in un'immagine di futuro da Lui proposto e attuato con risposte personali e libere dall'uomo. Secondo la visione portata da Cristo il progetto di vita è qualcosa che la persona elabora accogliendo l'invito rivoltogli dalla volontà del Signore: la persona si realizza nell'incontro con i suoi fratelli, in atteggiamento di apertura, di amore, di solidarietà, di servizio, di impegno gratuito.
«Questa unione del Cristo con l'uomo è in se stessa un mistero, dal quale nasce "l'uomo nuovo", chiamato a partecipare alla vita di Dio, creato nuovamente in Cristo alla pienezza della grazia e della verità. L'unione del Cristo con l'uomo è la forza e la sorgente della forza, secondo l'incisiva espressione di S. Giovanni nel prologo del suo Vangelo: "Il Verbo ha dato potere di diventare figli di Dio". Questa è la forza che trasforma interiormente l'uomo, quale principio di una vita nuova che non svanisce e non passa, ma dura per la vita eterna. Questa vita, promessa e offerta a ciascun uomo dal Padre in Gesù Cristo, eterno ed unigenito Figlio, incarnato e nato "quando venne la pienezza del tempo" dalla Vergine Maria, è il compimento finale della vocazione dell'uomo. È in qualche modo compimento di quella "sorte" che dall'eternità Dio gli ha preparato» (Papa Wojtyla, il Redentore dell'uomo, N.18).
Il discorso teologico guarda alla vocazione come qualcosa di dinamico che parte dalla vocazione alla vita, per giungere alla vocazione cristiana che è la realizzazione della propria vita in Cristo e nella Chiesa, a livello personale e comunitario-ecclesiale nelle diverse specificazioni in cui essa si può esprimere. La teologia aiuta a comprendere l'azione di Dio nella vocazione di ciascuno, a scoprire i modi diversi con cui Lui agisce nel rispetto del cammino di maturazione proprio di ognuno. La Storia globale si compone delle piccole storiche evoluzioni attraverso le capacità, le inclinazioni, i progetti, le occasioni, la possibilità che interpellano e chiamano.
Col Concilio Vaticano II l'ottica «vocazionale» si è allargata e la riflessione teologica aiuta a comprendere meglio il senso dell'orientamento, nella considerazione del disegno di Dio sull'uomo e il ruolo che ha ogni persona come individuo e come membro della collettività umana ed ecclesiale, nello svolgimento di quel particolare compito che gli è proprio.
Vocazione è chiamata a uscire dagli schemi di una esistenza chiusa nel cerchio delle certezze umane per ampliare la prospettiva verso l'esistenza come impegno, proposta a collaborare con Dio nella storia della salvezza. È più che autorealizzazione: è auto-trascendenza; è più che attualizzazione delle proprie doti e inclinazioni personali; è piuttosto realizzazione di un ideale che supera le aspirazioni umane e che va oltre i determinismi della psiche o la semplice regolazione razionale delle cose. È chiamata ad essere veramente persone, orientate verso qualcosa che trascende il visibile, qualcosa che sta al di là e al di sopra di se stessi, qualcosa o qualcuno, un significato da realizzare o un altro essere umano da incontrare e da amare. È essere pienamente se stessi superandosi e dimenticandosi, per attingere qualcosa che supera le aspirazioni terrene ed immanenti.
Educare ad una visione di fede e ad impegnarsi nella vita per servire Dio e i fratelli in qualsiasi concretizzazione possibile e soddisfacente per sé e per gli altri: questo è un punto importante che coglie il nucleo centrale del problema dell'orientamento della vita o verso il matrimonio o verso il sacerdozio e la vita consacrata o verso una professione. L'Orientamento è l'atteggiamento interiore che dà l'anima ad ogni professione e allo stato di vita prescelto.