Insieme per vivere e sperare

Inserito in NPG annata 1980.


«Pastorale adolescenti» della Diocesi di Verona

(NPG 1980-06-26)


1. PERCHÉ IL CONVEGNO

Molti motivi hanno concorso a far maturare l'idea di tenere un Convegno Ecclesiale per tutti gli adolescenti della diocesi sul tema «insieme per vivere e sperare». Negli anni scorsi, in particolare a partire dal settembre del 1972, data del Convegno Animatori adolescenti, abbiamo cercato di impostare un lavoro pastorale con e per gli adolescenti affiancando e integrando il lavoro fino allora svolto dall'A.C., cercando di essere attenti alle esigenze della proposta cristiana e della vita concreta degli adolescenti.
Passando gli anni ci siamo accorti che gli adolescenti dell'ottanta esprimono domande nuove e chiedono a tutta la chiesa una nuova risposta pastorale. Per questo, col desiderio di comunicare la vita vera in abbondanza (Gv 10,10) e col desiderio di lavorare insieme, abbiamo cercato di metterci in ascolto per un anno di tutte le voci fresche e ricche di speranza dei nostri adolescenti...
Al termine del nostro lavoro di ricerca, di verifica e di nuova progettazione, ci sembra importante richiedere a tutti uno sforzo sincero e corresponsabile per arrivare ad una linea comune, il più possibile concorde e unitaria: è questo il servizio e lo stimolo che Casa Serena vuol offrire.

2. REALTÀ SOCIALE E PASTORALE IN CUI VIVE L'ADOLESCENTE

Conoscere e far conoscere la realtà degli adolescenti (14-17 anni) della diocesi di Verona è il primo passo per un servizio pastorale ed educativo nei confronti di tale realtà.
«Educare» ed «educare alla fede» non vuol dire solo trasmettere delle idee o un comportamento, ma è soprattutto un camminare «con» le persone, per maturare con loro i valori fondamentali della vita, per aiutarle a realizzare la propria vocazione e potenziare le ricchezze che sono in loro secondo il modello che è in Gesù Cristo. Allora l'attenzione alla persona nelle sue realtà più profonde e nel rapporto con il mondo che la circonda non è solo necessità, ma è già atteggiamento previamente educativo, da parte di una comunità che è continuamente mandata dal suo Signore ad evangelizzare ogni uomo, ogni realtà.

2.1. ALCUNE BREVI INFORMAZIONI

- La diocesi di Verona ha una superficie di kmq 3.098: totale popolazione 771.080; cattolici 750.470.
- Le parrocchie sono 379 così suddivise: sotto i 1.000 abitanti 169; sotto i 3.000 abitanti 129; sotto i 6.000 abitanti 51; oltre i 6.000 abitanti 30. Le parrocchie della città e periferia sono 72.
- Gli adolescenti in diocesi sono circa 50.000. Gli studenti delle scuole statali sono circa 20.000 (19.540); gli studenti delle scuole legalmente riconosciute circa 5.000. Il rapporto studenti/lavoratori 50% circa.
- Per il Convegno Ecclesiale su 379 parrocchie 340 hanno lavorato, di queste circa 150 con forte impegno.
- Fra gli adolescenti le associazioni e i movimenti non sono molto presenti (c'è un discreto numero di «giovanissimi di A.C.» e di scouts).
- La proposta vocazionale sembra essere un tema che interessa gli adolescenti.
- Notiamo generale disinteresse alla partecipazione e alla gestione della scuola. Segnaliamo buoni tentativi di rinnovamento da parte di alcune scuole cattoliche.
- Nel mondo degli adolescenti notiamo una mancanza di partecipazione a movimenti politici e sociali: buono l'interesse sportivo (soprattutto calcio e pallavolo).
- Per i mezzi di comunicazione sociale gli adolescenti sono interessati alle Radio e alle TV private; per le letture notiamo poco interesse per quotidiani, riviste e libri. - Per tutte le forme di emarginazione, notiamo forti denunce soprattutto pornografia, droga leggera, isolamento, lavoro nero, menomazione e malattie. Forte il disimpegno.
- Nella società moderna sono entrati in crisi, almeno parzialmente, i luoghi tradizionali di educazione e di socializzazione: la famiglia (2.2.), la scuola (2.3.), il mondo del lavoro (2.4.) e la comunità parrocchiale (2.5.). Essi sono stati messi in crisi dallo sviluppo accelerato dei meccanismi economici e culturali e so tituiti spesso dai mass-media, dal piccolo gruppo dei pari, dai grandi momenti collettivi.

2.2. L'ADOLESCENTE E LA FAMIGLIA

- Nella diocesi di Verona, la famiglia è sempre la struttura base nella vita delle nostre comunità e dei nostri adolescenti, ma anch'essa risente dei più generali fenomeni sociali:
- disorientamento educativo; carenze di valori; consumismo, spesso frutto di situazioni alienanti;
- particolare assenza della figura paterna nell'opera educativa e, soprattutto nei maschi, la figura materna scompare;
- difficoltà di dialogo, di incontro e confronto sereno tra genitori e figli;
- iperprotezione educativa e, per altro verso, latitanza di presenza autorevole (generazione di figli senza padre).
- Al di là di queste carenze avvertite dagli adolescenti con sofferenza per l'importanza che essi, nonostante tutto, attribuiscono alla loro famiglia, vanno moltiplicandosi nuclei familiari che al «magistero della vita» uniscono provvidamente il «magistero della parola» che in famiglia è quanto mai semplice e spontaneo.

2.3. L'ADOLESCENTE E LA SCUOLA

- Nella diocesi di Verona l'indice di scolarizzazione arriva a circa il 50% degli adolescenti con grosse diversità tra città e diocesi: in alcune zone si preferisce il lavoro perché più redditizio; talvolta questa scelta è frutto di situazioni di necessità o strutturali. È alto l'indice di abbandono dopo il primo anno di scuola media superiore: per carenze culturali di base? per disimpegno? per selezione?
- Va diminuendo, in questi ultimi anni, la percentuale degli studenti e degli iscritti nei licei a vantaggio di apprendisti e di iscritti a scuole tecniche e professionali o comunque in grado di offrire un titolo di studio immediatamente abilitante al lavoro. La scuola ha troppo spesso perso il suo prestigio educativo, ha troppo spesso rinunciato alla sua funzione educativa e culturale; è diventata per molti adolescenti un «parcheggio», un passaggio obbligato; è troppe volte incapace di educare; di preparare alla vita e al lavoro; questa scuola si dimostra spesso impermeabile alla realtà che la circonda e lontana dalle profonde esigenze degli studenti: per esempio, lo studente ignora completamente il mondo del lavoro con i suoi problemi e valori e ciò causa un atteggiamento di disimpegno. La crisi fa definire questa generazione come «povera culturalmente».
Nelle scuole torna la domanda: che senso ha lo studio? In questi fenomeni incide indiscutibilmente il periodo di crisi generale e di precarietà politica ed economica che il paese sta attraversando: la scuola ne è uno specchio fedele.
- L'insegnamento della religione, per molti motivi, non sempre è stimolante. Anche le scuole cattoliche, pur così numerose, talvolta non assolvono il loro compitò specifico di essere luoghi di formazione integrale dell'uomo, luoghi che operano una sintesi tra cultura e fede e tra fede e vita.
- La scuola resta, però, uno dei luoghi privilegiati di socializzazione (amicizia) degli adolescenti, di confronto culturale e ideologico, di dialogo con il mondo degli adulti, di approfondimento culturale altrove impossibile, occasione di partecipazione e di coinvolgimento delle famiglie.

2.4. L'ADOLESCENTE E IL LAVORO

Nella diocesi di Verona sono circa il 50% gli adolescenti che sono impegnati nel mondo del lavoro.
È il dato più importante, da richiamare all'attenzione di tutti. Finora si è impostato l'impegno pastorale tenendo presenti soprattutto o quasi esclusivamente gli studenti. A parte alcuni gruppi costituiti da adolescenti lavoratori, si riscontra la quasi totale emarginazione di questi ultimi dai gruppi parrocchiali.
- Non sempre il lavoro è una libera e consapevole scelta dell'adolescente: le necessità familiari lo spingono alla ricerca urgente di un lavoro; la situazione economica gli offre limitate possibilità di lavoro cui deve adattarsi; talvolta sono gli stessi genitori che scelgono per lui, preferibilmente un lavoro «sicuro», «tranquillo», «redditizio». Pochi scelgono il lavoro come realizzazione di un progetto di vita.
La maggioranza sceglie il lavoro solo in vista di un maggior benessere economico familiare e personale e in base a criteri di comodità e di guadagno immediato.
- Entrando poi nel mondo del lavoro, gli adolescenti si trovano nella difficoltà di inserirsi in un mondo che essi trovano già organizzato al di sopra di loro e che li tratta non tanto come persone, ma come «bocia» a cui si fa fare di tutto; e l'adolescente, per diventare grande al più presto possibile, rischia di assumere atteggiamenti, modi di fare e di parlare, che certamente sono delle maschere e non maturano la sua personalità.
- Il lavoro è ambiente che può produrre una maggiore maturità negli adolescenti perché li fa incontrare con la fatica, con l'impegno costante, con problemi reali.
- Il lavoro crea, attraverso anche la disponibilità del denaro, senso di indipendenza, di libertà. Questo può aiutare l'adolescente a sentirsi realizzato. Spesso, però, tale indipendenza e libertà è legata solo al fatto di «portare a casa la busta paga» e diventa nei confronti dei genitori e adulti, una rivendicazione continua di una libertà che non accetta più alcun suggerimento e alcun impegno formativo.
- Gli adolescenti lavoratori non hanno più nessun contatto culturale e, in genere,, formativo, né con istituzioni civili, né con la comunità ecclesiale. Cosicché l'ambiente di lavoro che viene decantato come realtà comunitaria e aggregante, è oggi fonte di profondo individualismo, in cui emergono gli interessi personali, e spesso soltanto economici. «Lavoro per i miei interessi, non per condividere, lavoro per avere di più, non per essere migliore».

2.5. L'ADOLESCENTE E LA COMUNITÀ CRISTIANA

2.5.1. Dati statistici
A grandi linee possiamo suddividere il tipo di rapporto che gli adolescenti hanno con le nostre comunità parrocchiali, e con il fatto ecclesiale in genere, nel seguente modo:
- il 10% circa sono adolescenti impegnati cristianamente;
- il 30% circa partecipano normalmente alla vita cristiana;
- il 30% circa partecipano saltuariamente alla vita cristiana;
- il 30% circa non si incontrano mai con nessuna esperienza cristiana. Tali dati variano evidentemente da parrocchia a parrocchia. La percentuale degli adolescenti raggiunti dalla proposta cristiana tende a crescere nelle piccole parrocchie e a diminuire nelle parrocchie dei grandi centri. Ma anche questo criterio incontra notevoli variazioni, dovute, crediamo, alla situazione locale e alla diversa capacità di fare proposte pastorali credibili per gli adolescenti.

2.5.2. Osservazioni degli adolescenti alle loro comunità parrocchiali Emergono con frequenza le seguenti osservazioni:

Osservazioni positive
Gli adolescenti riescono subito a valutare positivamente anche i più piccoli segni di rinnovamento e lo fanno rilevare nei loro discorsi; notano soprattutto come la comunità parrocchiale sia l'unico ambiente che si interessa degli adolescenti e che offre agli adolescenti uno spazio di sviluppo e di crescita senza strumentalizzarli a fini economici o politici; nel gruppo parrocchiale riescono a trovare l'unico luogo umanizzante che permetta loro veri rapporti di amicizia e di crescita umana.
Gli adolescenti sanno apprezzare il lavoro svolto in mezzo a loro da animatori che dedicano gratuitamente tempo ed energie; tanto meglio se gli animatori non sono isolati, ma sono un gruppo di preti, religiose, giovani, famiglie: in questo senso stanno crescendo alcune esperienze molto significative.

Osservazioni negative
Vanno da una critica globale che afferma l'inesistenza di vere comunità, alla loro presenza insignificante o alla loro incapacità di fare proposte con un po' di mordente per gli uomini d'oggi: spesso, si dice, tali difficoltà derivano dal fatto che le nostre comunità cristiane non sono sufficientemente attente alla vita e tanto meno alla vita degli adolescenti, con il loro particolare ritmo di crescita, i loro ritardi, le loro stravaganze.
Alle nostre comunità poi, gli adolescenti rimproverano di svolgere una pastorale solo intra-ecclesiale, cioè poco attenta ai lontani o a chi è alla ricerca della verità, al mondo civile, alle realtà profane.
Trovano comunità prevalentemente infantili o giovanilistiche o formate soprattutto da anziani. Notano come spesso i sacerdoti e le religiose siano gli unici protagonisti della pastorale, senza una presenza laicale seria e qualificata.

2.5.3. Esigenze degli adolescenti nei confronti delle loro comunità
Le domande di fondo che dalla vita degli adolescenti emergono a partire dalla loro situazione, sono sostanzialmente riconducibili a:
- il desiderio di sentirsi accolti, considerati, amati nella concretezza della loro esistenza;
- la ricerca profonda di un senso da dare alla loro vita come persone e come gruppo, ricerca che si fa domanda di umanità, di fede, di impegno, di cultura; -
- il desiderio di essere protagonisti nel progetto intorno al quale sono convocati e impegnati, ma anche desiderio di essere protagonisti del progetto più ampio di tutta la comunità ecclesiale e civile;
- l'esigenze di riscoprire il prete come «portatore di speranza», animatore entusiasta della , comunità, uomo-amico che stimi i loro valori, attento e rispettoso della personalità altrui, che testimoni un Dio Padre, misericordia, amore.

2.5.4. Contributi degli adolescenti alla comunità cristiana
È la concretizzazione del loro essere protagonisti nella Chiesa. Per la loro situazione possono offrire alla comunità, pur con le loro intemperanze:
- il coraggio della novità e della speranza, che portano con la loro vita che si apre al futuro e che si esprime come gioia di vivere;
- la capacità di custodire e far germogliare ideali sempre alti e impegni di generosità molto forti;
- il senso della fraternità e dell'amicizia, che rompe molti schemi e barriere create dagli adulti;
- la capacità critica nei confronti di tante ipocrisie e insieme il desiderio di impegnarsi come protagonisti per costruire un mondo migliore;
- l'attenzione ad alcune forme di emarginazione e ai problemi del terzo mondo;
- notevole capacità di espressione: sanno far festa...

2.5.5. Situazione della pastorale adolescenti a Verona
Si tratta di cenni estremamente sommari e che non intendono comportare giudizi anche per l'estrema diversità di situazioni e di prospettive.
- Si è constatato certamente un aumento di attenzione e di vivacità dei gruppi adolescenti nella pastorale delle nostre comunità.
Maggiori difficoltà si incontrano per certi versi nelle piccole parrocchie che avvicinano sì un numero maggiore di adolescenti, ma spesso senza una proposta pastorale specifica e quindi più efficace.
- In alcune parrocchie ci si ferma alla «proposta umana» senza il coraggio di una proposta specificamente cristiana anche se in chiave pedagogica: l'importante, si dice, è che ci stiano vicini!
- Si è superato un momento di incontro prevalentemente nozionistico ma nel proporre un'esperienza più vitale, quale quella del gruppo, talvolta si è dimenticata la massa, gli adolescenti che non frequentano o frequentano saltuariamente.
- A livello di vita di fede molti nostri adolescenti fanno ormai parte di una generazione non più evangelizzata anche se battezzata: c'è bisogno di aiutarli a scoprire la novità del cristianesimo.
- Faticosa ci sembra anche la maturazione di un profondo senso di Chiesa, più che per la contestazione tipica dell'età, per l'insignificanza che troppe comunità cristiane hanno per i giovani d'oggi.
- A livello sacramentale ci sembra discreta la partecipazione alla Messa, sia come stile che come partecipazione piena con la comunione anche se vissuta soprattutto come fatto «spontaneo», rifiutando ogni imposizione e con una partecipazione prevalentemente individuale o di gruppo.
Molto più problematica ci sembra la celebrazione del sacramento della riconciliazione: hanno perso il senso del peccato o prima ancora il senso di Dio? Un certo modo di celebrare questo sacramento non li aiuta affatto.
- Sembra spesso difficile la maturazione di una preghiera personale anche per carenze di proposte o per delega al gruppo.
- Troppo facilmente si evita di presentare, soprattutto agli adolescenti più generosi, anche la proposta vocazionale specifica di vita consacrata, sacerdotale, religiosa... talvolta per timori infondati o anche per scarsa sensibilità al problema.
- Spesso vi è una frattura tra vita morale e vita di fede; tutto ciò che in qualche maniera è «spontaneo» è ritenuto buono e lecito, si sviluppa un'attenzione solo per certi valori e tipi di servizio e impegno.
- Alcuni gruppi si sono rinchiusi in se stessi in un rapporto molto vivo di legame reciproco, ma chiusi verso gli altri adolescenti e soprattutto verso le altre componenti della comunità cristiana.
Altri hanno fatto una scelta di impegno di servizio umano vissuta come un'avventura, aprendo il gruppo alle realtà socio-politiche; si sono sentiti guardare con diffidenza dalla comunità ecclesiale e con sufficienza, o con strumentalizzazione dalla comunità civile.

2.5.6. Gli animatori
Anche se della pastorale degli adolescenti si deve far carico tutta la comunità, è importante che il servizio agli adolescenti si concretizzi in un gruppo di animatori composto da sacerdoti, religiose, giovani, adulti e famiglie, non isolato dalla comunità. Concretamente nella nostra diocesi, da quanto emerso dai documenti parrocchiali, la situazione degli animatori si presenta con aspetti positivi e negativi.

Aspetti positivi
- Certamente sono persone ammirevoli per la loro disponibilità e generosità;
- da qualche tempo a questa parte si nota poi una certa stabilità nel servizio agli adolescenti;
- cominciano ad essere presenti nell'opera educativa anche alcune famiglie o alcune coppie di giovani sposi;
- si sente il desiderio di apertura e di legame con la diocesi e da più parti si sollecitano vari incontri per la formazione personale;
- prezioso si sta rivelando il ruolo e il servizio delle religiose nelle nostre parrocchie.

Aspetti negativi
- Gli animatori sono ancora troppo spesso giovani e rivelano insufficiente maturità umana e cristiana;
- rischiano di vivere solo in funzione degli adolescenti, senza un loro itinerario di fede e di formazione; sono preoccupati più del fare che del loro essere;
- la scelta del servizio molte volte è frutto di sola decisione personale, senza nessun mandato da parte della comunità con conseguente isolamento.

2.5.7. Centro di pastorale diocesana adolescenti (Casa Serena)
Dai documenti parrocchiali e vicariali emerge l'utilità del Centro di Pastorale Unitaria per gli adolescenti (Casa Serena), notando valori e limiti.
Aspetti positivi
- Si propongono alcuni contenuti essenziali che ruotano attorno ad ascolto, celebrazione, vita;
- si superano le dimensioni della parrocchia e quindi nasce la possibilità di un confronto a vasto raggio, creando una mentalità ecclesiale globale;
- si opera il tentativo di unificare e coordinare unitariamente il servizio a tutti gli adolescenti e non solo di quelli che vivono in associazioni e movimenti.

Aspetti negativi
- La proposta metodologica del «gruppo» è talvolta assunta in modo acritico dalle parrocchie che si accontentano di un piccolo gruppo e non si interessano degli altri adolescenti;
- impostazione legata al mondo della scuola e che non tiene conto del mondo del lavoro;
- impossibilità di seguire in modo sufficiente gli animatori e quindi farli maturare.
Dai documenti nasce l'esigenza di un Centro di Pastorale per Giovani oltre i 18 anni; spesso infatti gli unici giovani che gli adolescenti incontrano sono i loro animatori o i gruppi di animatori.

2.6. ADOLESCENTI E «RIFLUSSO»

La crisi che oggi investe i luoghi tradizionali di educazione e di socializzazione sembra assumere oggi connotazioni nuove per il fenomeno del «riflusso» e disimpegno che interessa in particolare adolescenti e giovani.
Dalla documentazione fornita dai gruppi risulta un ritorno al privato, ma ad un privato «pieno di pubblico» perché gli adolescenti sarebbero desiderosi di impegnarsi nella trasformazione della società, ma mancherebbero di strumenti; c'è chi insiste sul fenomeno del «travoltismo» o comunque della discoteca, considerati ormai i nuovi santuari degli adolescenti e sul «consumismo» dilagante anche in un periodo di forte crisi economica.
È certo che da questa nuova generazione emerge con forza la domanda del soggetto, dell'interiore: l'amicizia, il rapporto di coppia, il piccolo gruppo, tornano ad avere la meglio sul movimento politico, sulla rivoluzione.
L'adolescente è oggi portato a vivere individualisticamente l'immediato, lo spontaneo, in forma di disimpegno e disorientamento, con molta fatica o paura a guardare al passato e al futuro; c'è una disponibilità di fondo a qualsiasi proposta purché non richieda un impegno troppo prolungato o capacità di analisi o impegno personale e critico. La stessa vita di gruppo è vista come luogo di risposta a queste esigenze personali. Anche nelle esperienze di preghiera, talvolta, prevale l'intimismo e l'amicizia in una fuga dalla più vasta realtà.
In questo quadro si pone spesso in modo quasi drammatico il problema del tempo libero, vissuto dagli adolescenti come evasione dalla loro solitudine, dall'isolamento, dall'incapacità a comunicare in profondità.

2.7. ADOLESCENTI ED EMARGINAZIONE

- Nell'analisi della realtà adolescenziale veronese di oggi ci sembra di dover richiamare alcuni fatti di marginalità e di emarginazione degli stessi adolescenti. Dai dati inviati dai gruppi parrocchiali risultano particolarmente presenti alcuni fenomeni:
- Menomazioni e malattie di fronte alle quali si rileva l'incapacità di attenzione da parte di molti gruppi di adolescenti.
- Isolamento, disadattamento: molti adolescenti soffrono di solitudine e mancanza di amicizia, sono isolati, non percepiscono sufficiente attenzione alla loro persona.
- Pornografia, triste rifugio dell'adolescente manovrato dagli adulti, incapace di trovare altrove i valori; è sempre più diffusa anche tra i più giovani.
- Droga: fenomeno in preoccupante aumento (per la diocesi di Verona si parla di circa 10.000 giovani che in qualche modo hanno fatto esperienza di droga: quanti adolescenti?) anche nei piccoli centri ed a partire dalla scuola media inferiore.
- Lavoro nero: si pensi in particolare all'artigianato del mobile, della calzatura, al turismo stagionale, al lavoro a domiciglio. Ragazzi e ragazze costretti a ore ed ore di lavoro. Tutte forme gravi di sfruttamento di minorenni. Snervante, intristiti nel fisico e nello spirito, senza un contratto di lavoro regolare, senza difese di alcun genere.
- Queste forme di emarginazione costituiscono una specie di «società parallela» costretta ai margini dei centri decisionali, dei beni economici e dei beni culturali, oggetto di sfruttamento economico (un terzo dei beni di consumo sono destinati agli adolescenti), oggetto talvolta di emarginazione all'interno della stessa comunità ecclesiale.
Gli adolescenti emarginati sono messi facilmente a tacere. Il risultato è spesso il qualunquismo o il rifugio nel gruppo dei coetanei; ma certamente è sempre più preoccupante il fenomeno della droga, della fuga dalla famiglia, della delinquenza comune, della violenza politica, delle «bande» di quartiere.

3. OPZIONI DI FONDO

Una Chiesa che vuole servire una porzione di umanità ad essa affidata è chiamata a riflettere e a riprogettare tutta la sua vita e la sua missione a partire dalle esigenze delle persone alle quali è mandata. Ugualmente dovrà intravvedere ed operare alcune scelte di fondo che aiuteranno tutta la comunità, ed in essa alcune persone in particolare, a servire in modo specifico ed opportuno le singole situazioni, nel rispetto della originalità di ciascuno.

3.1. SCELTE DI FONDO

Ci sembra di poter individuare, tali scelte di fondo, anche tenendo presente l'analisi precedente, nelle seguenti linee:
«Fedeltà a Dio e fedeltà all'uomo: non si tratta di due preoccupazioni diverse, bensì di un unico atteggiamento spirituale, che porta la Chiesa a scegliere le vie più adatte, per esercitare la sua mediazione tra Dio e gli uomini. È l'atteggiamento della carità di Cristo, Verbo di Dio fatto Carne» (DB 160).
Integrazione tra fede e vita: «La fede deve essere integrata nella vita, come si ama dire per indicare che la coscienza del cristiano non conosce fratture, ma è profondamente unitaria» (DB 53).
Incarnazione storica e dinamicità: c'è oggi l'esigenza di ripensare e riformulare in modo sempre nuovo il progetto cristiano di vita: la rapidità dell'evoluzione investe tutto il nostro mondo, in tutte le sue componenti, e gli adolescenti in modo tutto particolare. Tale necessità di rinnovamento si esprime oggi radicalmente nella ricerca dell'«identità cristiana», nella domanda che torna spesso: chi è cristiano oggi? che senso ha essere cristiani? come si deve comportare il cristiano? quale tipo di cristiano è da ipotizzare e da realizzare?

3.2. LINEE FONDAMENTALI DI RIFERIMENTO

Queste scelte possono concretizzarsi in alcune linee fondamentali di riferimento: adolescenti, che vivono un'esistenza cristiana, nella Chiesa, nel mondo e per il mondo.

3.2.1. Fedeltà alle attese ed esigenze della condizione adolescenziale
La fedeltà a tutte le esigenze e i problemi del mondo degli adolescenti è condizione essenziale per un progetto pastorale per gli adolescenti di oggi.
Alcune esigenze collegate:
- Non pastorale per gli adolescenti, ma pastorale degli adolescenti. Gli adolescenti sono soggetti, protagonisti, non semplice oggetto di attenzione pastorale.
- Pastorale adolescenti, non pastorale grgiovanilistica si intende evitare l'isolamento della problematica adolescenziale, sia dal contesto socio-culturale in cui necessariamente è inserita, sia dal mondo degli adulti a cui deve fare riferimento.
- Attenzione alle domande degli adolescenti risultanti sia dalle tipiche esigenze proprie (spontaneità, libertà, creatività, autonomia, ecc.), sia dalle concrete richieste della condizione adolescenziale di oggi (nuova qualità della vita, richiesta di senso, bisogno di sicurezza, ritotalizzazione, crisi di valori, ecc.).
- Educazione alle domande degli adolescenti: ogni proposta seria di pastorale adolescenti deve porsi in una prospettiva educativa di promozione della maturità personale e comunitaria, umana e cristiana degli adolescenti, superando i pericoli, sempre incombenti, di religiosità funzionale, compensatoria, di rifugio, evasiva, di frattura tra fede e vita, ecc.

3.2.2. Fedeltà al tratti essenziali del progetto cristiano di vita
Cristo-Chiesa è la prima e fondamentale linea di riferimento, ciò che permette ad ogni progetto, pur nella varietà delle sue riattualizzazioni, di essere riconosciuto come cristiano.
È proposta di piena maturità umana e cristiana fatta all'adolescente.
Tra le diverse esigenze che potrebbero essere richiamate ne ricordiamo due:
- Esigenza di autenticità: contro ogni tentazione di snaturare il progetto esistenziale cristiano in forme vaghe di accomodamento o livellamento, va salvaguardata l'autenticità e la radicalità della vita cristiana come «sequela Christi», e come «vita nello Spirito».
- Esigenza di completezza: contro ogni possibile riduzionismo del progetto cristiano a qualcuna delle sue dimensioni. C'è da tenere presente la totalità dell'esperienza cristiana ecclesiale, coi suoi momenti caratterizzanti: parola, celebrazione, comunità, servizio.

3.2.3. Fedeltà alla dimensione ecclesiale dell'esistenza cristiana
Ogni progetto autentico di pastorale adolescenti si esprime necessariamente come progetto unitario di Chiesa, nella Chiesa, in un senso di appartenenza e di fedeltà che oggi appare difficile, problematico; è fedeltà a Cristo vivente nella sua Chiesa. E tutto ciò esige:
- Fedeltà alla Chiesa del passato e del presente: nonostante la generale contestazione e disaffezione (specie tra gli adolescenti), una proposta di pastorale per gli adolescenti deve considerare:
- senso di appartenenza e di partecipazione;
- critica, costruttiva e responsabile;
- da parte della comunità ecclesiale: autocritica e riconoscimento dell'esperienza adolescenzi ale.
- Fedeltà alla Chiesa del futuro: alla Chiesa che sta nascendo e alla Chiesa che è da costruire.
È molto importante aprire agli adolescenti questo orizzonte di rinnovamento ecclesiale, affinando la sensibilità per la Chiesa che già oggi sta nascendo e aprendo l'orizzonte della Chiesa al futuro, nella linea del rinnovamento conciliare. Gli adolescenti sono certamente tra i principali costruttori di questa Chiesa del futuro, di cui è possibile intravvedere alcune caratteristiche:
- Chiesa per il mondo in stato di servizio;
- Chiesa in stato di evangelizzazione e di dialogo;
- Chiesa dalla parte dei poveri, al servizio della promozione e liberazione di tutti, testimone credibile di ciò che annuncia;
- Chiesa-comunità in nuove esperienze di comunità;
- Chiesa in preghiera, celebrazione del Regno;
- Chiesa di adulti credenti al posto di solo praticanti;
- Chiesa di adulti per una presenza autorevole e un'opera educativa con gli adolescenti;
- Chiesa popolo di Dio, mistero ed istituzione;
- Chiesa comunione di Chiese particolari e locali;
- Chiesa aperta al dialogo, al senso della realtà e del futuro.

3.2.4. Nel mondo e per il mondo
Il mondo di oggi con le sue contraddizioni e i suoi problemi, ma anche con le sue attese e i suoi valori, offre tutta una serie di indicazioni e di esigenze che i singoli adolescenti e l'intera comunità non possono disattendere.
Alcune tra le istanze più significative ci paiono:
- Attenzione ai valori emergenti nel mondo di oggi. L'attuale divario tra il modo di vivere l'esperienza cristiana e il modo di leggere il mondo di oggi diventa un ostacolo molto serio in una proposta di pastorale che voglia essere accettata dagli adolescenti di oggi e perché sia un autentico servizio per loro. Di qui la necessità di un ripensamento e di una riformulazione dell'esperienza cristiana, nel dialogo con i valori emergenti. Tra questi ci sembra centrale l'attenzione all'uomo che si esprime nella coscienza di essere il dominatore della natura, il costruttore della storia, il protagonista partecipe e responsabile della vita sociale, doverosamente rispettoso della libertà di ogni singolo uomo e del pluralismo delle idee, della dignità e ruolo della donna, sempre attento a tutto ciò che ferisce o promuove l'uomo o lo libera nella consapevolezza della fatica a liberarsi che sempre accompagna la storia dell'uomo.
- Porre attenzione a questo mondo d'oggi vuol dire viverci dentro e amarlo in tutti i suoi aspetti positivi e negativi impegnandosi a portare a piena maturazione le possibilità positive dei valori ambivalenti che esso vive.
Ciò vuol dire concretamente:
- il rispetto dell'autonomia di tutto ciò che è valore umano e profano, vincendo ogni tentazione di integrismo religioso;
- il superamento dei vari dualismi religiosi che tendono a contrapporre messaggio evangelico e vita umana, come ci fosse opposizione tra diritti di Dio e diritti dell'uomo, evangelizzazione e promozione umana, preghiera ed azione, interesse alla Chiesa e servizio del mondo;
- il coraggio della testimonianza e dell'annuncio per essere fermento capace di denunciare e di redimere ciò che non rispetta l'uomo.

4. PROPOSTE PASTORALI

Dall'analisi ricavata anche dalla lettura dei documenti parrocchiali e dalle opzioni fondamentali proposte, nascono delle linee operative evidentemente legate alla situazione e alla mutabilità.

Con questo tentativo di «linee pastorali» non vogliamo accontentarci di rispondere alle domande che sembrano emergere dalla realtà attuale del mondo adolescente, né dare delle soluzioni prefabbricate, ma tentare anche di provocare le domande stesse e di educarle.

4.1. LA COMUNITÀ

Il soggetto primo della pastorale è l'intera comunità.

4.1.1. Tutta la comunità progetta e fa pastorale
La pastorale adolescenti è stata realizzata spesso in prospettive settoriali. Ne è derivato l'isolamento dei gruppi adolescenti dal resto della comunità, come si può vedere anche dai documenti parrocchiali.
Oggi è urgente verificare ed integrare la pastorale adolescenti nella pastorale della comunità ecclesiale, coordinando le mete educative degli adolescenti con le scelte e le mete proprie della comunità.
A questo fine ci sembra importante il Consiglio pastorale parrocchiale e l'inserimento di alcuni adolescenti tra i suoi membri.

4.1.2. Comunità che progetta con tutti e per tutti
Una comunità, che voglia essere attenta al compito che il Signore le ha affidato, deve avere la freschezza di una proposta per tutte le stagioni della vita.
Ma per fare questo dobbiamo credere nella nuova generazione, amare veramente gli adolescenti che stannno maturando e dire loro lealmente che abbiamo bisogno del loro aiuto e che essi hanno bisogno del nostro. Solo così possiamo progettare insieme con tutti e per tutti, non pianificando o appiattendo, ma promovendo secondo lé necessità e le sensibilità.

4.1.3. Comunità che verifica periodicamente
La condizione degli adolescenti del nostro tempo non ci permette più analisi e progettazioni defmitive, e tanto meno superficiali o affrettate.
Solo una periodica verifica degli obiettivi che ci siamo proposti e delle mete intermedie raggiunte ci permette di vedere se stiamo camminando sulla giusta strada. Le nostre comunità verificano troppo poco, e poco seriamente le iniziative e le proposte che fanno.

4.2. LA PROPOSTA

Concretamente la comunità cristiana potrebbe esprimere la pastorale adolescenti secondo queste linee:
- Prendendo coscienza del fenomeno «adolescenti oggi», in una visione serena, oggettiva, illuminata. «Conoscere l'uomo con simpatia» (DB 132).
- La proposta pastorale deve raggiungere tutti gli adolescenti della comunità ecclesiale, in qualunque situazione essi si trovino. Infatti la comunità condivide la stessa universalità che caratterizza il progetto salvifico di Dio: deve sentirsi mandata a tutti per permettere a ciascuno di incontrare il suo Signore.
- Nel lavoro pastorale con tutti gli adolescenti, meritano particolare attenzione i lavoratori senza per questo giungere a discriminazioni sia a livello di accoglienza che di linguaggio tentando di progettare con loro una pastorale più rispondente alle loro situazioni.
- Proporre un itinerario pastorale per gli adolescenti completo almeno delle tre dimensioni: ascolto (parola e fede); celebrazione (liturgia e preghiera); vita (carità e missionarietà).

4.2.1. Ascolto
- Per un itinerario che sia costruzione di comunità ecclesiale è importante sottolineare che la Chiesa è convocata, radunata, generata dalla Parola di Dio. Per questo tutta la Chiesa ha necessità di essere sempre in religioso ascolto della Parola di Dio e sentirsi responsabile e debitrice presso gli uomini di questa grande ricchezza. Che l'annuncio cristiano sia fondamentale negli anni dell'adolescenza, si rileva dalla situazione stessa dell'adolescente. L'adolescenza infatti è momento di scoperta, momento di apertura totale alla realtà: l'adolescente comincia a pensare autonomamente, a esercitare la sua libertà, ad assumere le prime prese di posizione. L'annuncio fatto nell'adolescenza è una traccia che resta per tutta la vita.
- Preevangelizzazione. Una Chiesa che rende visibile e credibile il suo annuncio nel servizio e nel dialogo con tutti gli uomini fratelli, prepara nel cuore degli adolescenti, spesso distratti, le vie al Signore che viene oggi. In questa luce assume particolare importanza la capacità di accoglienza della nostra comunità.
- Evangelizzazione radicale. Poiché oggi più che mai «occorre ridestare la fede in coloro nei quali è spenta, rinvigorirla in coloro che vivono nell'indifferenza, farla scoprire nell'impegno personale alle nuove generazioni» (DB 25), è necessaria una evangelizzazione radicale, un primo annuncio della novità cristiana per una generazione di adolescenti battezzati ma non credenti: il che vuol dire annuncio essenzializzato, vivo, incisivo.
- Catechesi. Sempre per la particolare situazione in cui vivono gli adolescenti di oggi, ci sembra importante proporre il Vangelo nelle sue linee essenziali: il mistero di Cristo vivente nella sua Chiesa.
Un itinerario catechistico organizzato attorno alla centralità di Cristo, incontro col Signore Gesù, ultima e salvifica Parola di Dio che ci chiama a servirlo nella Chiesa in novità di vita, potrebbe seguire le seguenti linee, come sono delineate anche nel Catechismo dei giovani Non di solo pane:
- Alla ricerca del Dio vivente, rivelatosi in Gesù morto e risorto: Dio ci chiama. La vita come vocazione.
- Incontro con la persona di Cristo e la sequela del cristiano nella Chiesa. - La vita nuova nel Cristo, come comunione ecclesiale e servizio agli uomini fratelli.
- Omelia. È il principale e per moltissimi adolescenti l'unico annuncio evangelico che essi ascoltano.
L'omelia deve proporsi a livello di vita vissuta e deve assumere un linguaggio incisivo e stimolante, attento alle esigenze concrete anche degli adolescenti. Necessità di una preparazione seria: Bibbia e giornale.
- Vangelo e valori umani. Soprattutto per gli adolescenti è importante, nell'annuncio della Parola di Dio, mettere in luce e saper presentare i valori umani che la fede salvaguarda e potenzia. Bisogna saper rendere consapevoli che la fede è una esperienza umana integrale. È dall'ascolto della Parola di Dio che l'adolescente trova un senso nuovo e gioioso della sua esistenza, realizzando un progetto di vita che è risposta coerente alla vocazione, alla proposta di Dio.
- Esperienze forti. Nella vita degli adolescenti e del gruppo è molto importante ritmare la quotidianità con alcune esperienze forti di ricarica e di stimolo come sono gli Esercizi Spirituali, le giornate di Ritiro, i Campi scuola e la meditazione personale.
- L'adolescente profeta. L'adolescente non è solo ascoltatore della Parola, ma ne è egli stesso annunciatore. Gli adolescenti sono i primi evangelizzatori dei loro coetanei e degli ambienti di vita: questo significa riscoprire la dimensione apostolica personale e comunitaria.

4.2.2. Celebrazione
Per l'adolescente, in fase di revisione critica del passato, il discorso liturgico sembra evidentemente fuori del proprio mondo, dei propri interessi e problemi. Inoltre il difficile linguaggio dei segni, la carenza della catechesi e l'insufficiente cammino di maturazione liturgica delle comunità cristiane, complicano ulteriormente il compito degli animatori. D'altra parte il gusto della novità può illudere: basta poco per entusiasmare. È facile cadere in una specie di regia religiosa senza incidenza nella vita. La maturazione liturgica deve portare l'adolescente ad atteggiamenti di adorazione, di rendimento di grazie, di pentimento e di penitenza, di senso comunitario.
In particolare, con gli adolescenti è importante fissare alcune linee per una maturazione:
- Del sacramento del Battesimo e della Cresima l'adolescente pone al vaglio della sua critica le scelte fatte per lui dai genitori; può essere rimessa a fuoco la scelta del proprio essere cristiano e il fatto della propria educazione alla fede. Occorre perciò far scoprire il fatto sacramentale del Battesimo come dono, come realtà che fa vivere in unione con Cristo e nella sua prospettiva le problematiche e i fatti di vita. Far capire come il Battesimo diventa scelta personale nella misura in cui l'adolescente giudicherà con Cristo i suoi fatti (vita di fede); comincerà a fare, alla luce di Cristo, le scelte che preparano al suo futuro e la realizzazione di sé (vita di speranza); ciò implica l'accettazione serena del proprio limite, delle paure, delle sconfitte, con la certezza che anche queste preparano un passaggio; si lascerà illuminare dalla Parola di Dio nel vivere le ritrovate relazioni sociali: nella vita di famiglia, di gruppo, a scuola, nel lavoro (vita di carità).
- Del sacramento della Riconciliazione:
Bisogna aiutare l'adolescente a liberarsi dai sensi di colpa per dargli il vero senso del peccato, rapportato a Cristo e alla sua Chiesa.
Educare al senso del peccato personale e alle sue dimensioni comunitarie, alle sue conseguenze sociali, all'impegno quindi per una conversione personale e una liberazione anche delle strutture.
Formare ad una maturazione e una revisione della coscienza e del senso del peccato in base ai criteri evangelici, per non ridursi a chiedere soltanto il rispetto esteriore a leggi o precetti.
Presentare la riconciliazione come incontro con Cristo e come sacramento di liberazione e di gioia.
Far percepire il legame esistente tra riconciliazione e piena comunione con Dio e con i fratelli nell'Eucaristia.
Insistere sulle celebrazioni comunitarie della penitenza.
Educare preti e laici, animatori, adolescenti, al senso, al valore, alla disponibilità alla direzione spirituale verso una maturità come cammino fraterno di sequela di Cristo.
- Del sacramento dell'Eucaristia:
L'Eucaristia, sacramento del Cristo presente nel suo sacrificio glorioso è centro di tutta la vita cristiana. Tale inserimento degli adolescenti non può essere soltanto esteriore o coreografico, ma espressione di una reale partecipazione all'Eucaristia, alla quale essi sono educati a portare tutta la loro vita da offrire come sacrificio gradito a Dio: non basta accompagnare la Messa con la chitarra, ma nemmeno usare un linguaggio, anche musicale, per loro incomprensibile.
- Accanto alla celebrazione dei sacramenti, bisogna sottolineare l'importanza della preghiera personale e di gruppo nella vita dell'adolescente. Anche se spesso egli preferisce la preghiera comunitaria, è necessario aiutarlo a comprendere e a vivere un incontro quotidiano personale con il Signore, avviandolo ad una preghiera biblica e liturgica, aperta alle dimensioni della Chiesa e del mondo, e a «pregare la sua vita».

4.2.3. Vita
L'esperienza quotidiana, come concreta espressione esistenziale, è l'unica sicura ricchezza anche degli adolescenti più poveri.
Quanto gli adolescenti hanno accolto nella Parola e celebrato nella liturgia deve diventare:
- motivo e criterio per le valutazioni e le scelte della vita (DB 52);
- fede integrata nella vita: la coscienza del cristiano non conosce fratture; è unitaria (DB 53);
- prospettiva organica e dinamica di tutta l'esistenza, luce di Dio nella vita (DB 53);
- cammino progressivo nella sequela di Cristo.
- La testimonianza negli ambienti di vita (gruppo, famiglia, parrocchia, scuola, lavoro, ambienti del tempo libero) diventa segno di maturità (EN 70,71,72). Si tratta di educare all'amore, al sacrificio, alla socialità e alla politica, alla presenza nella storia, al tempo libero, al dovere, e insomma a tutte le dimensioni della vita.
- Il problema della coeducazione, della femminilità, come quello della partecipazione e della presenza sociale, politica, ecc., sono dimensioni della vita dell'adolescente che esigono una risposta anche pastorale, forse nuova, perché nuove sono le situazioni che gli adolescenti vivono.
- La vita dell'adolescente diventa «vita per gli altri», con un buon annuncio da comunicare: è la dimensione missionaria. Educato a rilevare e rispettare tutto ciò che c'è di buono nell'uomo e nel mondo, l'adolescente si impegna per edificare la pace, la comprensione, lo sviluppo e si convince di dover partecipare in prima persona e responsabilmente all'opera missionaria della Chiesa, al suo impegno di evangelizzazione e promozione umana.

4.3. ALCUNE LINEE DI METODO PER LA COMUNICAZIONE E L'EDUCAZIONE

- Partire dalla vita o confrontare con la vita:
- è condizione pedagogica per coinvolgere l'adolescente;
- è condizione pastorale per realizzare l'integrazione tra fede e vita.
- Ascoltare la Parola di Dio in contesto ecclesiale: - è ascolto nella fede e nella Chiesa;
- è confronto con Cristo e la sua proposta; - è conversione di vita.
- Celebrare la vita: - è incontro tra l'iniziativa di Dio che salva e l'esistenza concreta dell'adolescente;
- è incontro tra la storia dell'adolescente fatta di gioia e di speranza; ma anche di tri stezza e di fatiche, e un Dio che nella sua Chiesa cammina con noi e per noi, ci salva e ci libera.
- Donare la vita nell'impegno:
- è il ritorno alla vita in modo diverso, forti della luce della Parola e della grazia del Signore;
- è il diventare «sale e lievito» per il mondo.
- Verificare l'esperienza:
- sia per vedere quanto l'annuncio e la celebrazione hanno coinvolto la vita dell'adolescente;
- sia per vedere quanto l'adolescente ha portato «ascolto» e «celebrazione» nella propria vita.

4.4. OPERATORI DI PASTORALE DEGLI ADOLESCENTI

La comunità cristiana realizza il suo servizio pastorale agli adolescenti in particolare attraverso alcune persone e alcuni strumenti metodologici.
Ne ricordiamo solo alcuni.
4.4.1. Gli animatori
- Sono adulti e giovani, sacerdoti, religiosi/e, laici, genitori, sposi, che hanno coscienza di una chiamata a svolgere un servizio con gli adolescenti, a nome e insieme all'intera comunità cristiana. Essi hanno coscienza di agire non in nome proprio ma per una missione ricevuta e di condividere il loro compito educativo con altri ambienti e persone.
Non sono quindi i proprietari né degli adolescenti, né del messaggio da comunicare.
- Essi vivono inseriti nella comunità cristiana realizzando in essa e con essa un cammino formativo di piena maturità umana e cristiana con i loro amici, che li porta a dare nella testimonianza di vita il proprio servizio agli adolescenti; si è buoni educatori, animatori solo nella misura in cui si vive la propria realtà di adulti o di giovani in pienezza.
- Essi costituiscono un gruppo che insieme si ritrova per servire, a vario titolo e in vario modo, gli adolescenti: la pluralità di modi di presenza e di testimonianza è ricchezza di proposta per gli adolescenti stessi.
Ci pare importante che tra loro, accanto a giovani ormai abbastanza maturi, ci sia sempre la presenza di coppie, di religiose, oltre al sacerdote.
- Tutto ciò richiede competenza e disponibilità. È dovere di ogni animatore unire alla sua testimonianza di fede e di maturità umana e cristiana, anche la preparazione specifica metodologica per svolgere bene la sua missione. Tutto ciò richiede tempo e sacrificio, un aggiornamento costante e globale, attenzione e capacità di ascolto.
- Ci sembra anche importante ai fini di un servizio più competente e maturo che l'impegno di animatori di un gruppo adolescenti non sia a servizio di una sola stagione, senza peraltro definire una persona in un ruolo per tutta la vita.

4.4.2. Il gruppo adolescenti
- La scelta metodologica del gruppo, ormai fatta propria da tante parrocchie, risponde a precise esigenze psicologiche e sociologiche dell'adolescente: è strumento privilegiato di azione educativa e pastorale; è lo strumento attraverso il quale meglio gli adolescenti fanno pastorale essi stessi.
- Il gruppo è luogo di incontro e amicizia (ambiente vitale), di apertura e socializzazione, di accoglienza e di condivisione dei problemi, di dialogo e di confronto, di autoevangelizzazione e di evangelizzazione.
Esso è normalmente misto perché tale è la realtà che i nostri adolescenti normalmente vivono in qualsiasi altro ambiente, pur avendo momenti specifici per sesso ed età.
- In quanto gruppo cristiano esso è esperienza di vita di fede, di Chiesa a dimensione adolescenti, anche se deve educare, rimandare continuamente ad una visione di Chiesa più ampia e ricca.
Per questo ritma il suo cammino sul passo stesso della vita della comunità cristiana: ascolto, celebrazione e vita e non si isola dalla comunità più vasta (parrocchia, vicaria, diocesi).
- Il gruppo è luogo di educazione alla fede, al senso e servizio di Chiesa, luogo di esperienza diaconale e missionaria, luogo di educazione alla storia e all'impegno di essa, dev'essere quindi sempre aperto alla comunità adulta, alla comunità ecclesiale e civile, ai problemi e alle situazioni dell'intera umanità.
- Per questo il gruppo non deve essere un ambiente totalizzante ed esaustivo, alternativo e iperprotettivo, ma deve essere mediazione per un inserimento cosciente, costruttivo, e critico nei vari ambienti di vita, nella storia e nel mondo.
- Il gruppo non esaurisce le esigenze della persona; c'è anzi bisogno talvolta di momenti specifici per i singoli o per l'approfondimento della propria realtà di uomini e donne, studenti e operai, ecc.

4.4.3. Associazioni e movimenti
Con le loro proposte specifiche, associazioni e movimenti ecclesiali, hanno un ruolo fondamentale e un posto insostituibile nella pastorale adolescenti.
- Nella vita della Chiesa:
- esprimono la vitalità del messaggio di Cristo capace di suscitare e di educare diverse vocazioni e di riempire la vita di ogni uomo;
- sono stimolo al confronto continuo e ad una continua ricerca di diversi modi di rispondere alla proposta di Cristo;
- esprimono la ricchezza dei doni dello Spirito che chiama tutti i cristiani a servire gli altri nella Chiesa e nel mondo e alcuni a farlo in forma più comunitaria; - aiutano a maturare una coscienza di partecipazione laicale; in questo modo si cresce in responsabilità acquisendo coscienza della propria fisionomia cristiana e laicale nella società e nella Chiesa.
- Nella vita dell'adolescente:
- danno una risposta alle diverse situazioni, esigenze e scelte degli adolescenti;
- li stimolano a fare delle scelte, anche'stabili e durature e impegnative, come risposta alla vocazione che ognuno ha nella Chiesa per il mondo;
- li aiutano a scoprire e a vivere la dimensione unitaria e ministeriale della Chiesa: stimolano ognuno ad assumersi impegni di servizio verso i fratelli, in un costante reciproco confronto con chi svolge tale servizio in modi diversi;
- offrono un progetto educativo cristiano che accompagna l'adolescente anche nella giovinezza e nella età adulta;
- elaborano strumenti e aiuti concreti a sostegno della pastorale adolescenti; - aiutano gli adolescenti a maturare una maggiore partecipazione e corresponsabilità nella comunità in cui vivono;
- riveste particolare importanza anche per gli adolescenti la proposta dell'Azione, Cattolica, per la scelta fatta da tale associazione laicale di servizio pastorale in comunione piena con i Pastori della Chiesa.

4.4.4. Il Centro pastorale diocesano di Casa Serena (CPD)
Esprime a livello di pastorale adolescenti l'unità dello Spirito che costruisce la sua Chiesa come Corpo di Cristo.
Il servizio del CPD. Il CPD è anzitutto un gruppo di persone (Sacerdoti, laici e religiosi/e), che ricevono dalla comunità diocesana, tramite il Vescovo, l'incarico e la corresponsabilità di servire uno specifico settore della pastorale. Esso opera a favore delle comunità parrocchiali, ponendosi come punto di riferimento, di collaborazione e di coordinamento. Il CPD si pone quindi come un servizio diocesano per promuovere, animare e coordinare la pastorale diocesana.
Tale servizio viene cosi precisato con:
- La raccolta di documenti e studi pastorali, di esperienze parrocchiali e zonali, diocesane ed extradiocesane e la valutazione critica del materiale raccolto soprattutto in relazione alla situazione pastorale diocesana.
- La proposta diocesana, opportunamente articolata, che indica a tutte le comunità, ivi comprese le associazioni e movimenti, le mète, i contenuti, le priorità che la Chiesa locale propone come comuni.
- La verifica delle proposte e delle iniziative messe in atto, per rilevare le mète raggiunte, le indicazioni emerse, i necessari ritocchi e perfezionamenti.
La realizzazione di tutto questo comporta, in ogni fase, il coinvolgimento e la collaborazione all'interno del CPD delle parrocchie, delle associazioni, dei movimenti.
- Una proposta di «animazione parrocchiale». Poiché molti adolescenti non fanno parte di associazioni, il CPD in collaborazione con l'Ufficio pastorale, si preoccupa di proporre alle comunità parrocchiali opportuni itinerari catechistici e attività pastorali.
Perciò i «servizi pastorali- che il CPD offre si muovono soprattutto come proposta e animazione nelle parrocchie tramite la vicaria, e come iniziative specifiche in sede del Centro.
Per questo il CPD dispone di una sede e di adeguate strutture per le molteplici attività.
Il CPD realizza in collaborazione con le parrocchie e con le associazioni, corsi per la formazione degli educatori-animatori, con particolare attenzione ai genitori. Queste realtà pastorali non si sovrappongono né si oppongono, ma nella distinzione si integrano.
Il Centro Pastorale Diocesano:
- elabora le linee generali diocesane della pastorale del settore, in accordo con il Vescovo e l'Ufficio Pastorale diocesano;
- attua le iniziative pastorali che non possono essere realizzate a livello parrocchiale e vicariale;
- rispetta e fa rispettare la crescita delle singole proposte educative: orienta e propone lo strumento associativo come momento di particolare valore nella vita della Chiesa e di formazione a servizio dell'adolescente;
- coordina, per quanto è utile e possibile, le iniziative delle associazioni o movimenti;
- offre, nei limiti delle disponibilità, ospitalità alle iniziative delle associazioni.
La Parrocchia:
- studia la situazione concreta delle varie età e la fa presente al CPD per collaborare nella formazione delle linee generali di programma;
- elabora, sulle linee generali date dal CPD, e tenendo conto della propria situazione concreta, un programma pastorale, anche con l'aiuto delle associazioni presenti;
- tiene conto, nel realizzare il proprio programma di attività, delle proposte di carattere vi-cariale e diocesano promosse sia dal CPD che dalle associazioni;
- si tiene in contatto col CPD per la reciproca collaborazione e verifica;
- promuove la vita associativa come segno e strumento di maturità.
Le associazioni:
- collaborano col CPD nella elaborazione delle linee generali pastorali del settore;
- nel proprio programma tengono conto delle mète e dei contenuti generali proposti dal CPD;
- ciascuno cura di sviluppare il proprio specifico;
- in parrocchia si pongono a servizio oltre che dei propri associati, anche della pastorale generale dell'età.

4.5. ATTENZIONI PARTICOLARI

4.5.1. La continuità

Una delle esigenze più spesso emerse dai documenti parrocchiali e più avvertita da tutti gli operatori pastorali nei vari incontri è quella di una continuità educativa. Nasce così il problema, l'esigenza di una pastorale organica per i giovani oltre i 18 anni, anche al di là delle proposte associative oggi esistenti.
L'adolescente ha bisogno concretamente di vedere di fronte a sé dei giovani più adulti che vivono la loro fede con impegno e serietà nelle situazioni più diverse, in un'attenzione alla storia e agli uomini (non solo quindi i suoi animatori). Si nota in diocesi la mancanza di un piano Pastorale Diocesano organico.

4.5.2. Emarginazione
Ci sembra necessaria una maggiore attenzione da parte di tutte le nostre comunità e anche degli stessi adolescenti verso gli adolescenti che vivono situazioni di emarginazione.
In particolare ci paiono degne di attenzione queste realtà: droga, pornografia, menomazioni, isolamento, lavoro nero. Vi sono coinvolti adolescenti spesso tra i più deboli e indifesi.
Sappiamo dei rischi e delle difficoltà che questo tipo di servizio e di testimonianza comporta, ci pare però che sia anche su queste frontiere che si gioca la credibilità e l'impegno delle nostre comunità cristiane.

4.5.3. Problemi aperti scottanti
- Il problema dell'educazione delle ragazze in genere e dell'educazione alla femminilità in specie, in un contesto pastorale prevalentemente indifferenziato o con stile «maschile».
- Il problema delle vocazioni di speciale consacrazione (sacerdotali, religiose, ecc.), che una comunità cristiana dovrebbe esprimere e maturare per un servizio alla propria comunità, alla Chiesa universale, al mondo intero.
- Proprio perché il nostro impegno pastorale nei confronti degli adolescenti si rivolge a tutto l'uomo, alla sua capacità di essere e di agire, alla sua esigenza di esperienza personale comunitaria, particolare attenzione dobbiamo avere nella formazione della sua coscienza morale come riscoperta di valori da credere e da vivere.
- Problema degli ambienti ricreativi parrocchiali. Se sì, in quale misura e con quali orientamenti? Alternativi? Integrativi?