Verona: una diocesi si interroga sugli adolescenti

Inserito in NPG annata 1980.

 

Nicky Sardi

(NPG 1980-06-15)


La marea di adolescenti che riempiva in tutti gli ordini di gradinate l'Arena di Verona in quella piovosa domenica di fine mese nel maggio dello scorso anno, poteva sembrare una delle sempre più frequenti manifestazioni di massa a cui ci stiamo di nuovo abituando in campo ecclesiale, soprattutto a livello giovanile, con tutte le perplessità che manifestazioni del genere a volte suscitano. In realtà invece era il punto di arrivo, un momento di «celebrazione» raccolta e festosa, pur sotto la pioggia insistente, di un lungo lavoro di riflessione sugli adolescenti di tutte le forze vive della diocesi.
La grande festa all'Arena è stata il momento conclusivo di quella che gli stessi organizzatori avevano voluto come una esperienza vissuta insieme da tutta la chiesa «alla ricerca della Vita per portare al mondo d'oggi, in particolare a quello giovanile, una proposta di vita».

UNA DOMANDA: QUALE ACCOGLIENZA E QUALE PROPOSTA PER GLI ADOLESCENTI OGGI?

Con la coscienza che non ne sarebbero uscite «formule magiche per la soluzione dei problemi pastorali, ma solo una accresciuta attenzione al mondo adolescenziale, alle sue ansie e speranze, e qualche proposta operativa», la diocesi di Verona ha concentrato energia, sforzi, tempo, per «promuovere itinerari di vita cristiana più attenti a tutti gli adolescenti e alle esigenze del tempo in cui essi vivono, della chiesa che costruiscono, della società in cui sono chiamati ad essere parte viva».
Il lavoro di un anno, con la partecipazione attiva di 340 parrocchie, un numero grandissimo di giovani in fermento, tutta la fantasia e la creatività a disposizione, ed ecco il risultato: un lungo e qualificato documento teorico-pratico sulla «pastorale adolescenti».

L'attività di un gruppo di lavoro a servizio della pastorale diocesana

Centro propulsivo di questo sforzo voluto dall'intera diocesi è stato Casa Serena, un centro che da anni si propone come servizio pastorale «con e per gli adolescenti» al fianco dell'Azione Cattolica e del Centro Diocesano Missionario.
Casa Serena è da anni a Verona «un ambiente di vita» a disposizione degli adolescenti per esperienze di preghiera e convivenze; un ambiente in cui l'attenzione è rivolta soprattutto alle persone per favorire confronti ed esperienze e proporre una pastorale unitaria per gli adolescenti a livello diocesano, vicariale, parrocchiale e ambientale.
Attorno a Casa Serena si è formato un gruppo di lavoro, composto da preti, suore, giovani, che in questi anni, collaborando da vicino con le istituzioni diocesane e parrocchiali, ha proposto tutta una serie di iniziative di animazione e di strumenti di riflessione per adolescenti alla scoperta della identità umana e cristiana.
Partendo dalla vita dell'adolescente e del gruppo, hanno stimolato i giovani a vivere un'esperienza umana e cristiana all'interno del gruppo stesso e della comunità parrocchiale.
Sollecitata dal Vescovo e sostenuta dal gruppo di lavoro di Casa Serena, allargato di volta in volta per coinvolgere le altre forze vive della diocesi, la macchina del Convegno si mette in moto nell'aprile del '78, quando una bozza di lavoro viene fatta conoscere a tutti gli operatori di pastorale con gli adolescenti. Questa contiene già la scelta specifica del tema, ed alcune indicazioni generali della proposta che prevede come momento culminante un Convegno di tutti gli adolescenti della diocesi, da tenersi nell'ultima settimana di maggio dell'anno seguente. Vengono suggeriti temi, strumenti, e metodologia; si propongono scadenze precise, si indicano alcuni criteri di fondo con cui elaborare e sviluppare il progetto.
La fase operativa vera e propria ha inizio il mese successivo con la formulazione di un programma e di un itinerario intorno ai quali mobilitarsi e camminare tutti insieme, preti e laici, animatori e animati.

Il tema e i tempi di lavoro

Il tema viene individuato come: «Evangelizzazione e comunità con particolare attenzione agli adolescenti» e viene sviluppato intorno a quattro nuclei essenziali:
- l'adolescente: chi"è, cosa vuole, perché;
- l'adolescente nella società di oggi;
- l'adolescente nella comunità: fede, comportamento, partecipazione;
- l'adolescente nella vita di gruppo, nella famiglia, nella scuola, nel lavoro. Il lavoro viene suddiviso in tre grandi momenti: quello parrocchiale, quello vicariale ed infine quello diocesano.
E subito da sottolineare un aspetto caratterizzante, e cioè la scelta della parrocchia: «Abbiamo scelto la parrocchia come momento fondamentale di partenza, perché solo in questo contesto ci sembra possibile aiutare gli adolescenti a prendere coscienza della propria realtà e del proprio ruolo». E una scelta questa, che orienterà anche i momenti successivi, e che verrà ribadita nuovamente al termine del lavoro: «anche nell'attuazione delle linee di pastorale emerse da tutto il lavoro di quest'anno, ci sembra importante il rinnovamento della parrocchia: non parrocchia ghetto, ma aperte alla vicaria, alla diocesi, alla chiesa universale, sulla vita della società, e del mondo tutto».

Gli adolescenti soggetto e non oggetto della riflessione

Lo stile di lavoro che fin dagli inizi si persegue è quello del coinvolgimento in prima persona di tutti, ed in primo luogo degli adolescenti stessi, che divengono in tal modo i soggetti e non gli oggetti della ricerca.
Ed è proprio fin dal momento parrocchiale che tutto quanto converge e parte dagli adolescenti, nucleo attivo centrale di questa e delle seguenti tappe. L'obiettivo è in primo luogo quello di giungere all'elaborazione di un documento comune, frutto della ricerca, dell'azione e della riflessione della piccola comunità locale; ed in ultima analisi della diocesi tutta.
Ci pare importante porre in evidenza l'aspetto di coinvolgimento globale della parrocchia, sia in quanto comunità religiosa sia in quanto comunità civile, su di un problema che interessa e ne interpella ogni membro, pur nel suo ruolo specifico: «Riteniamo che tutta la, comunità debba affrontare il problema della pastorale adolescenti come suo: ecco il perché di certe iniziative e la necessità di ricercare le forme più opportune perché anche gli adulti, le famiglie, le religiose, i preti... affrontino il problema della crescita umana e cristiana degli adolescenti».
I risultati di questo primo studio devono infatti essere discussi ed approvati da tutta quanta la parrocchia, che si trova in un piccolo convegno, preludio di quello diocesano.
La seconda tappa è quella vicariale in cui si tenterà di coordinare e di scoprire le linee comuni di tutti i singoli lavori, per giungere ad una sintesi finale che sfocerà nel grande convegno del maggio '79 di tutti gli adolescenti della diocesi.

PRIMO MOMENTO: GLI ADOLESCENTI: CHI SONO E COSA VOGLIONO

All'inizio dell'autunno '78 all'insegna del «Insieme per vivere e sperare», parola d'ordine di tutto il lavoro e che diventerà poi il titolo del documento finale del Convegno, ha inizio l'esperienza effettiva.
Fulcro organizzativo di tutto lo sforzo sono Gruppi di animazione vicariale che mantengono i collegamenti e coordinano l'azione dei gruppi, fungendo pure da intermediari tra il centro di Casa Serena e le varie parrocchie.
Essi sono composti di giovani, religiosi, religiose, adulti e risultano un elemento fondamentale per lo sviluppo di tutta quanta l'attività.
Loro infatti è stato il compito d'intessere una fittissima rete di relazioni con i singoli gruppi per facilitare la comunicazione, organizzare i vari momenti di verifica, raccogliere il materiale, in una parola, animare tutta la diocesi e guidarla ad una riflessione organica sulla pastorale degli adolescenti.
La risposta è indubbiamente molto positiva. I tre quarti circa della realtà parrocchiale aderiscono alla proposta (rimangono escluse solamente le parrocchie più piccole), iniziando la ricerca e la riflessione sulla falsariga di un sussidio elaborato dal centro stesso.

Gli adolescenti davanti alla società e alla chiesa

Durante tutto il periodo che va fino al gennaio '79 gli adolescenti dei vari gruppi sono impegnati nello studio della propria situazione.
I problemi reali, concreti, che molti di loro vivono tutti i giorni vengono portati alla luce e denunciati; le proprie esigenze, le proprie aspirazioni e i propri sogni vengono portati a conoscenza di tutti. Gli adolescenti possono concretamente far conoscere alla comunità i problemi, le idee, i progetti di vita, tipici della loro età.
Più di qualsiasi valutazione ci sembra utile riportare alcuni stralci di ciò che gli adolescenti veronesi hanno scoperto e detto di se stessi.
La denuncia di una realtà in cui molto spesso non trovano spazio, si accompagna a quella di una società alienante e massificante:
«Dalla nostra intervista e dalla conoscenza personale degli adolescenti della parrocchia ci siamo resi conto che ci sono forme di emarginazione... Nel nostro paese non esistono movimenti politici, sociali e sportivi a cui possono partecipare gli adolescenti».
«Anche se la società offre aspetti positivi, il disinteresse e la massificazione prevalgono: questa ci propone dei falsi valori come il successo, la fama, la moda, la violenza. Ci spinge a risolvere i nostri problemi evadendo dalla realtà: droga, discoteca, proponendoci divi da imitare. Valorizza l'uomo solo per quello che fa e non per quello che è».
Non mancano le utopie, le speranze per un mondo migliore in cui «odio, violenza, cattiveria, siano solo un ricordo lontano. Se noi cerchiamo di amarci e migliorarci, muterebbe anche la società, e noi dobbiamo far sì che migliori». Gli stessi genitori non sono risparmiati.
«Vogliamo essere liberi di scegliere quello che ci piace, vorremmo che i genitori uscissero dal loro rigido modo di pensare per poter dialogare, che ci trattassero da " persone " e non da " bambini ", che avessero fiducia in noi e che ci lasciassero essere responsabili di alcune scelte».
Viene criticata anche un certo tipo di religiosità molto formale ed ancorata ad elementi di una tradizione che loro non sentono e non comprendono più, ma che nonostante tutto continua ad essere presente in maniera rilevante nella parrocchia:
«La comunità non mi aiuta perché l'essere cristiano viene considerato solo andare a Messa e rispettare certi obblighi...». «Molta gente ha paura a dimostrarsi cristiana e di parlare di Cristo in prima persona...». «La Messa per molti di noi non è che un appuntamento tradizionale...». «Alcuni sacramenti non vengono compresi e la fede è un fatto privato».

Il giudizio degli adolescenti sulla loro generazione

L'analisi continua sviluppandosi su diversi fronti; si cerca, si scava, si tenta di capire a fondo la realtà in cui si vive. Interviste, dati, statistiche, tabelle, portano alla luce poco alla volta la vita, le esperienze, le attività, i gusti degli adolescenti della zona. E il giudizio su se stessi non è meno lucido e pungente di quello riservato al mondo degli adulti.
Vengono individuati aspetti negativi e contraddizioni: l'incapacità di assumersi proprie responsabilità e la tendenza a rifugiarsi all'interno dei propri gruppi estraniandosi dalla realtà esterna; il rifiuto del passato a cui si accompagna la mancanza di nuovi modelli e motivazioni, la scarsa partecipazione ed interesse per i problemi posti dalla società, con particolare riferimento a quelli del mondo del lavoro. Sono queste alcune costanti della loro realtà di adolescenti, sulle quali il giudizio e la condanna dei ragazzi stessi cade pesantemente.

Il convegno parrocchiale: un momento di «attesa», ascolto, preghiera

Il tutto confluisce, come abbiamo già detto, in un piccolo convegno locale in cui viene coinvolta la comunità parrocchiale intera, che viene invitata a riflettere e a farsi carico dei problemi degli adolescenti, proprio in quanto problemi che coinvolgono tutti quanti, per la cui soluzione è necessario l'intervento e lo sforzo globale della comunità.
E l'aspetto di coinvolgimento totale ci pare emerga non soltanto in termini quantitativi di partecipazione, quanto piuttosto in termini qualitativi come riflessione comune che viene a verificare la prassi pastorale. Non è infatti questa una ricerca condotta sul terreno del rigore scientifico e dei metodi d'indagine sociologica; bensì lo sforzo della comunità ecclesiale d'interrogarsi, di riflettere, su un problema che le sta a cuore, confidando non solo nelle proprie forze ma anche nell'ascolto costante della parola di Dio.
Come tale non è un semplice momento che si viene ad aggiungere alla vita dei gruppi e delle parrocchie aumentando tuttalpiù il volume dell'attività, ma diviene per un anno l'aspetto centrale del cammino delle comunità che concentrano così i propri sforzi, le proprie energie, la propria funzione verso una meta finale comune.
Fin da questo momento parrocchiale, che si svolge durante il periodo dell'Avvento e del Natale, vengono infatti proposte preghiere, riflessioni, attività concrete e comuni, che siano un affondare salde radici nella celebrazione dell'Avvento in vista dell'incontro conclusivo. «Tutti i' gruppi adolescenti della nostra diocesi di Verona sono impegnati in un cammino di maturazione cristiana verso il grande Convegno ecclesiale di maggio: coraggio, lavoriamo insieme, per rinnovare la nostra mentalità e la nostra vita; solo dopo questo lavoro di maturazione personale e di gruppo possiamo far risuonare in tutta la diocesi la voce forte e ricca di speranza degli adolescenti».
Le indicazioni sono concrete e vanno nella direzione di «costruire col gruppo una celebrazione che copra le tre aree dell'attività umana: riflessione, azione, culto», e che sia una «vera celebrazione di una vita nuova, cioè un entrare nella prospettiva reale di un Dio che è già venuto e che tuttavia deve ancora venire, e che quindi viene sempre».

SECONDO MOMENTO: QUADRO DELLA SITUAZIONE E PROBLEMI EMERGENTI

Il secondo momento, dal gennaio fino a Pasqua, è quello vicariale.
Vengono raccolti tutti i documenti e si inizia il lavoro di sintesi, vicaria per vicaria.
Scopo di questa seconda tappa non è più infatti il continuare ed eventualmente l'approfondire l'analisi, bensì il costruire un quadro generale della situazione esplicitando e focalizzando i problemi emergenti dalle singole realtà locali. Vengono in luce problemi scottanti, che vanno dal lavoro nero all'isolamento culturale di certe zone della diocesi; e che condizionano evidentemente qualsiasi progetto pastorale per gli adolescenti, che voglia essere reale e che voglia effettivamente rispondere alle domande di questi ultimi.
Ogni animatore deve infatti chiedersi seriamente chi sono gli adolescenti, come vivono, come si esprimono: «Non possiamo essere dei faciloni; è necessario avere un'attenzione profonda per sapere cogliere le sfumature, le ricchezze, le particolarità di ogni adolescente».

Si delinea il quadro della condizione giovanile a Verona

Anche il momento vicariale, come già quello parrocchiale, culmina in un convegno degli adolescenti e dei loro genitori, nel quale vengono presentati e discussi i dati emersi.
A questo punto viene data carta bianca alla fantasia ed alla creatività; alcuni presentano il materiale elaborato con un giornalino, altri attraverso una serie di diapositive, altri ancora, e sembra che questa sia stata un'iniziativa che ha ottenuto molto successo, utilizzano le radio locali per far conoscere a tutti quanti i risultati della loro ricerca e del loro lavoro.

Alcuni dati da cui ripensare la pastorale degli adolescenti

I risultati forniscono alcune indicazioni molto chiare e concrete dalle quali partire per una pastorale che coinvolga realmente gli adolescenti della zona. Una prima osservazione è infatti quella di una forte presenza di lavoratori, presenza che impone di modificare radicalmente una «pastorale finora troppo spesso caratterizzata da tempi, stile, contenuti, linguaggio prevalentemente per studenti».
Risultano in crisi:
- la famiglia, accusata di essere troppo spesso priva di proposte educative serie, carente di valori, di dialogo, spesso o iperprotettiva o mancante di presenze autorevoli, con particolare assenza di figure paterne o materne;
- la scuola, vista essenzialmente come parcheggio, incapace di educare, di preparare alla vita e al lavoro, anche se mantiene il suo ruolo di luogo privilegiato di socializzazione, di amicizia, e di possibile confronto culturale;
- il mondo del lavoro, prevalentemente lavoro artigianale dipendente o stagionale (troppo spesso senza orari), che rappresenta solo un mezzo per un benessere economico e quasi mai luogo di civilizzazione delle persone;
- la comunità parrocchiale, dichiarata spesso insignificante, incapace di proposte serie, lontana dalla vita e dal nostro tempo; poco accogliente, poco attenta ai lontani, a.i Joh, agli emarginati.
Due caratteristiche appaiono evidenti e caratterizzanti la vita stessa degli adolescenti: il riflusso o disimpegno, che assume toni di indifferenza e di incapacità ad un lavoro serio in qualsiasi campo, di rifiuto totale dell'impegno politico e sociale, e l'emarginazione che si pone come problema sempre più scottante, e che investe sotto varie forme molti adolescenti: menomazioni, isolamento, pornografia, lavoro nero, droga.

Quali scelte pastorali per accogliere le nuove istanze?

Accanto alla denuncia di una certa realtà, sono presenti, anche se non sempre in modo esplicito, alcune scelte di fondo che dovrebbero caratterizzare la futura pastorale adolescenti: «fedeltà alle attese e alle esigenze degli adolescenti, veri protagonisti della pastorale; coraggio di una proposta cristiana autentica e completa, attenzione e amore fedele e sincero a questo concreto tempo e mondo in cui Dio ci ha chiamati a vivere, adolescenti cristiani nel mondo e per il mondo».
Lentamente emergono alcune proposte per una pastorale adolescenti rinnovata:
- la consapevolezza e la necessità che l'intera comunità partecipi alla progettazione, alla realizzazione e alla verifica della pastorale adolescenti stessa;
- l'attenzione a tutti gli adolescenti, in particolare agli emarginati, aiutando ciascuno a realizzarsi secondo le proprie capacità e la propria vocazione;
- l'importanza che la chiesa si faccia testimone del Vangelo che annuncia agli uomini d'oggi;
- l'urgenza di educare gli adolescenti a comprendere il mondo della liturgia, troppo spesso ridotta a riti privi di vita;
- l'esigenza di una comunità cristiana che aiuti gli adolescenti nel difficile compito della sintesi tra fede e vita quotidiana;
- importanza dell'attività del centro di Casa Serena e del suo servizio alle associazioni e ai movimenti giovanili ecclesiali.

TERZO MOMENTO: VERSO UN PROGETTO DI PASTORALE DIOCESANO

Nel mese di febbraio inizia il lavoro di sintesi totale: i vari documenti vicariali convergono verso il centro di Casa Serena che elabora il materiale a disposizione in vista della stesura di un documento finale che riassuma tutto quanto è emerso. Stesura che risulterà quanto mai complessa, e della quale ci pare importante seguire da vicino tutte le singole tappe che ci mostrano il lungo, difficile e indubbiamente serio lavoro che è stato fatto dai responsabili del centro.

Le varie stesure del documento «Insieme per vivere e sperare»

Viene preparata una bozza di documento e poi consegnata, insieme con tutto ciò che era stato elaborato dalle varie vicarie, alla Prof. Rosy Bindi, della presidenza nazionale dell'Azione Cattolica, e a Don Cesare Bissoli che riorganizzano la quantità enorme di dati ed informazioni a disposizione, giungendo ad una primissima stesura organica.
La bozza viene letta, discussa e rivista in termini abbastanza critici da un centinaio di persone, che ne mettono in luce le forzature, le distorsioni e le inesattezze, giungendo in tal modo ad una seconda stesura fatta questa volta dai responsabili del centro stesso in collaborazione con un gruppo di religiosi e laici, interessati al lavoro che si sta svolgendo, e con la Dott. Rosy Bindi.
Nasce quella che sarà la struttura portante del documento finale, ancora rielaborata e risistemata nei minimi particolari, e finalmente discussa con il Vescovo nella sua ultima e definitiva formulazione.
Mentre i gruppi di animazione vicariale raccolgono dunque il materiale elaborato e i responsabili di Casa Serena preparano il documento finale, continua l'attività delle comunità.

Si intensificano le attività per coinvolgere tutti

Siamo in Quaresima, quaranta giorni per mettersi al passo «con Gesù verso la celebrazione della Pasqua e del grande convegno ecclesiale di maggio». Se l'Avvento era stato un tempo di attesa e ascolto, la Quaresima viene vissuta come «tempo di conversione e ricostruzione» del tessuto vivo delle comunità, nella direzione delle responsabilità reciproche tra adolescenti e adulti. Si moltiplicano infatti le attività a carattere diocesano (ricordiamo l'operazione «S.O.S. Adolescenti emarginati» con la raccolta di fondi ricavati da una cena del digiuno) e gli incontri di preghiera e di riflessione, per ragazzi e animatori. Alcune scadenze, quali l'inizio della Quaresima, la Veglia del Venerdì Santo, o la festa della vita, costituiscono importanti momenti d'incontro per tutta la comunità ecclesiale.
Si tratta a questo punto di far conoscere a tutti quanti i risultati del grande sforzo compiuto durante questo anno; la parola d'ordine diviene allora «intensificare le attività».
Siamo nell'aprile del '79: la macchina messasi in moto parecchi mesi prima accelera in vista del traguardo finale: il grande concilio-convegno di maggio. Vengono interessate tutte le comunità parrocchiali; si contattano le scuole inviando un manifesto che apra al loro interno un dibattito sul convegno, ricollegando in qualche modo i fili di tutto il lavoro fatto precedentemente.
La «prelettura»: una iniziativa per sensibilizzare chiesa e città
Il fatto, da privato, della parrocchia, diviene così di dominio pubblico trasformandosi in patrimonio di tutta la città.
E proprio la città è l'obiettivo di quello che è uno degli aspetti principali della settimana del convegno: la prelettura: «Un momento in cui tutta la città, se vuole, si può rendere conto in maniera visiva dei risultati del lavoro». Questo viene infatti trasformato da alcuni ragazzi, in una quarantina di pannelli che presentano, utilizzando tecniche varie, i dati e le informazioni raccolte nell'analisi condotta, mettendo a fuoco quelle che sono le caratteristiche principali della condizione degli adolescenti della diocesi.

IL CONVEGNO CONCLUSIVO: COSTRUIRE, NON CRITICARE!

Eccoci dunque al terzo e ultimo momento: quello diocesano, che si sviluppa durante l'arco di tutta l'ultima settimana di maggio e il cui significato è espresso ed affermato dagli adolescenti stessi:
«Ci impegnamo in tutto quello che abbiamo denunciato e proposto, non vogliamo solo esprimere la nostra critica, quanto piuttosto la nostra volontà concreta, disponibilità ed impegno a coinvolgerci, perché con il nostro contributo di adolescenti sempre più pura ed entusiasmante per tutti appaia l'immagine della nostra Chiesa. Ecco il senso del nostro Convegno ecclesiale diocesano: costruire con i mattoni dell'amore e del sacrificio la terra dei vivi nel Cristo risorto».
«State insieme per vivere e sperare» è il saluto e l'augurio del Vescovo. «Insieme: con tutta la com, nità parrocchiale e con il Signore.
Per vivere: non è sufficie te stare insieme, ma si vive insieme per maturare, accostando la fonte vera della gita e diventando generatori di vita.
E sperare: per rompere l'illusione dei nostri grandi progetti e maturare in noi e negli altri il progetto del Regno di Dio annunciando la speranza che non delude».

Alcune giornate di sensibilizzazione

Ancora una volta gli adolescenti sono i soggetti di questa tappa conclusiva, che li vede impegnati a gestire momenti fondamentali della manifestazione, che si articola secondo il seguente calendario nell'arco della settimana:
- festa per tutti i ragazzi di 38 media (domenica);
- giornate di sensibilizzazione: per i sacerdoti ed i religiosi (lunedì), per le religiose (martedì), per i genitori (mercoledì), per tutta la città di Verona (giovedì), per gli insegnanti (venerdì).
Ogni giorno nella cappella del chiostro di S. Zeno, vi è Adorazione con la guida dei ragazzi stessi. Durante tutta la settimana rimane inoltre aperta al pubblico la prelettura guidata da gruppi di adolescenti che presentano in tal modo i risultati della loro ricerca a tutti quanti, genitori, insegnanti, adulti, coetanei stessi, quelli che sono i problemi, le speranze, le angosce, le richieste del loro mondo; mentre il documento viene presentato di giorno in giorno alle varie categorie invitate a partecipare al convegno.

La festa per i «nuovi adolescenti»

Vorremmo ricordare in particolare la festa per i «nuovi adolescenti» di terza media, preparata durante tutto il mese di maggio con proposte e scadenze concrete che permettono una loro reale partecipazione al Convegno quali protagonisti e non semplici spettatori.
Quattro i tempi forti della festa.
La prima iniziativa è stata l'impegno per ogni gruppo di intervistare gli adolescenti della parrocchia per far conoscere il senso e gli obiettivi del convegno. La seconda iniziativa in cui i gruppi sono stati coinvolti è stata la preparazione di una lettera da presentarsi al Vescovo durante la «Festa» in cui descrivere i problemi e le attività dei ragazzi di terza media.
I gruppi si sono poi impegnati ad una veglia di preghiera per meditare sul tema del convegno: «Insieme per vivere e sperare».
Infine si è organizzato un «grande digiuno» in cui raccogliere un contributo concreto di carità e partecipare all'operazione «S.O.S. Adolescenti emarginati», un piccolo intervento nei confronti di tutti gli adolescenti della città e della provincia che vivono in «situazioni di disagio».

La giornata di sabato: la stesura di una «lettera agli amici»

Eccoci dunque al sabato che vede l'inizio della giornata con una grande celebrazione eucaristica e l'avvio di una «assemblea di discussione» in cui i contenuti del documento vengono presentati ai rappresentanti dei gruppi. A loro si richiede esplicitamente di uscire dall'ottica ristretta della parrocchia e della vicaria, per cercare di avere una visione globale che si estenda a tutta quanta la diocesi.
Segue l'Assemblea, al termine della quale si comincia a preparare una «lettera agli amici» (la cui elaborazione durerà fino a notte inoltrata), cioè di un messaggio «a tutti gli adolescenti, agli uomini di oggi e alla Chiesa che è in Verona» per proporre quanto è stato «maturato e vissuto perché sia motivo di speranza per tutti».
I lavori vengono svolti a gruppi, sparsi in tutte le zone della città, formati da ragazzi, animatori, religiosi, in cerca di una reale ed effettiva collaborazione. Nel pomeriggio inoltrato il tutto confluisce in una commissione formata dai rappresentanti dei singoli gruppi a cui viene delegato il compito della stesura definitiva della «lettera». Ci pare interessante riportare alcuni passi per cogliere il carattere di gioia e di speranza del messaggio.
«Vogliamo rendervi partecipi della nostra gioia alla fine di un lungo cammino che vede oggi, con la celebrazione del Convegno Ecclesiale degli Adolescenti di Verona, la sua piena realizzazione.
(...) Ci proponiamo d'imparare insieme ad accettare serenamente la nostra vita e il mondo che ci circonda, di divenire attori e non spettatori della realtà in cui siamo inseriti, di ricuperare la capacità di un impegno costante rendendoci responsabili delle nostre scelte....
Conosciamo bene le contraddizioni e i problemi del nostro tempo, ma guardiamo con speranza a tanti segni positivi che emergono dalla nostra società... (a cui) affidiamo il nostro contributo critico e il nostro impegno responsabile perché ciascun uomo, soprattutto il più debole, il più emarginato, sia posto al centro di tutte le realizzazioni e venga accolto per ciò che è e non per ciò che produce...
In questa Chiesa noi vorremmo essere protagonisti, chiamati in causa non solo quando si tratta di servizi da prestare e lasciati soli, invece, quando chiediamo di essere accolti con la nostra vita e i nostri problemi... Vorremmo diventare sempre più chiesa capace di dialogo e unità tra tutte le sue componenti, di attenzione più concreta e costante agli adolescenti lavoratori, di confronto, apertura e accoglienza. soprattutto verso i lontani e gli emarginati... Questa novità di vita la possiamo esprimere solamente se tutti insieme, come comunità, ci impegniamo ad essere testimoni della Risurrezione: per vivere e sperare».
E questa apertura e accoglienza nei confronti di tutti viene testimoniata concretamente già nella scelta del luogo in cui si celebra questa penultima giornata del Convegno, cioè una chiesa in una zona centrale della città (Tempio Votivo) trasformata in sede dell'«assemblea di discussione» e centro di coordinamento dei lavori.

La domenica all'Arena: una giornata di speranza e di festa

Il momento culminante del convegno, la domenica, si svolge nel grande scenario dell'Arena di Verona, con una partecipazione veramente imponente di ragazzi, nonostante la pioggia cada con insistenza durante tutta la mattinata.
Il programma è nutrito e il tutto viene vissuto in un'atmosfera di gioia e di festa, una festa con e per gli adolescenti, a cui tutti quanti sono invitati a partecipare. Dopo l'accogligiaza dei vari gruppi, la grande assemblea che gremisce le gradinate dell'Arena, si raccoglie per una preghiera e per una riflessione proposta dalla Dott. Rosy Bindi. Segue quella che dagli organizzatori è stata definita «mattinata di speranza», l'incontro cioè con alcune testimonianze di vita presentate da Don Ciotti, dalla comunità parrocchiale di Brescello (Reggio Emilia), da un Diacono prossimo all'ordinazione sacerdotale (proprio nella chiesa locale) e da un ex animatrice che ha scelto di andare con le suore di Madre Teresa. Infine, nel silenzio totale di tutti i ragazzi, in collegamento con la radio vaticana, il messaggio di saluto e di benedizione di Papa Giovanni Paolo II a tutti gli adolescenti della diocesi di Verona.
Il pomeriggio vede l'apertura della festa a tutta la comunità con la accoglienza dei ragazzi più piccoli e con la partecipazione di tutta la comunità diocesana, adulti e sacerdoti, che sfocia in una grande celebrazione eucaristica, durante la quale viene letta la «lettera agli amici» come saluto e annuncio degli adolescenti alla comunità ecclesiale tutta.
Un recital proposto dal gruppo «Cristo uomo nuovo» conclude la giornata di festa e lo sforzo intrapreso un anno prima.

UN LUNGO CAMMINO PER FAR NASCERE DAL BASSO UN PROGETTO DI PASTORALE GIOVANILE

Vorremmo ricordare le parole stesse di coloro che hanno ideato e guidato il lungo cammino, e che in qualche modo ci pare colgano la caratteristica essenziale, il criterio fondamentale a cui si è ispirato il tutto.
«Il Convegno ecclesiale adolescenti di Verona è nato come un momento di riflessione e maturazione per una rinnovata pastorale adolescenti. Durante tutto il suo cammino, la preoccupazione principale è stata sempre quella di maturare persone e idee e partire dalla realtà concreta delle parrocchie e dai luoghi di vita degli adolescenti.
Facendo piani pastorali a tavolino, certamente più perfetti ma non veri e non aderenti, non si sarebbe cercato di maturare gli operatori di questa pastorale che sono gi adolescenti stessi, i loro animatori, l'intera comunità, e inoltre non ci si sarebbe resi conto dele esigenze e aspirazioni profonde degli adolescenti di oggi».

«Camminare insieme l'ottanta»

Il lavoro è terminato, ma il cammino continua: «ogni esperienza che insieme cerchiamo di vivere non è fine a se stessa: presuppone un serio lavoro e diventa spinta per un impegno successivo».
Ecco dunque il nuovo progetto: «Camminare insieme l'ottanta» che si propone di tradurre in pratica gli stimoli offerti dal grosso confronto diocesano sugli adolescenti.
Vengono individuati alcuni obiettivi operativi per tutte le parrocchie.
L'obiettivo numero uno è la promozione in ogni parrocchia di un gruppo adolescenti con un serio progetto pastorale. Nel fare questo, si sottolinea subito una esigenza che costituisce l'obiettivo numero due: il convegno ecclesiale degli adolescenti ha messo in luce che il cinquanta per cento degli adolescenti sono lavoratori: è necessario che ogni parrocchia stia attenta a questa nuova realtà e vi risponda.
Un terzo obiettivo viene individuato nella costituzione di un gruppo di animatori degli adolescenti in ogni parrocchia, per porre fine a individualismi educativi e al rischio di «isole» ecclesiali. Solo lavorando come gruppo si vive la chiesa del presente e si costruisce la chiesa del domani.