Tratti di maschilismo e femminismo nella interazione di coppia

Inserito in NPG annata 1983.

 

Maria Teresa Bellenzier

(NPG 1983-08-12)


Così com'è enunciato dal titolo, in questo contributo si intendono individuare nella relazione di coppia quelle connotazioni negative che insorgono o possono insorgere per il fatto che ad essere in relazione sono un uomo e una donna nella cui originale e unica individualità sono però presenti tracce più o meno consistenti di ciò che culturalmente, socialmente e tradizionalmente si ritiene maschile e femminile.

IL PESO DEI CONDIZIONAMENTI EDUCATIVI E CULTURALI

Il problema così enunciato non è esclusivo dell'oggi, ma è dell'oggi una sua particolare difficoltà, dovuta al fatto che tutti ormai avvertono l'anacronismo e la debolezza della maniera tradizionale di impostare il rapporto di coppia, ma poche e spesso contraddittorie sono le idee sul come impostarlo in maniera nuova e adeguata alle esigenze odierne. Ciò avviene anche perché in questo campo ciò che si esplicita in modo razionale (definizione di concetti, esame della loro validità, applicazione di essi alla realtà) spesso non diventa risolutivo in quanto occorre tener presente il peso e l'interazione di molti altri elementi non facilmente incapsulabili in un ragionamento logico.
Si prenda, ad esempio, l'idea base per l'impostazione moderna del rapporto uomo-donna, quella della parità: tutti d'accordo facilmente sul fatto che essa sia elemento imprescindibile: parità di diritti e di doveri, di dignità, di considerazione dell'importanza delle rispettive mansioni, e via dicendo. Ciò non toglie che il punto di vista sia inevitabilmente diverso: per esprimersi in termini spaziali, l'uomo vede la parità dall'alto, la donna dal basso, e quindi se la si vuol raggiungere ciò significa che l'uomo deve scendere un poco, la donna salire; un cammino che i due devono compiere non tanto a causa di ciò che singolarmente pensano in proposito, bensì per quanto in essi si è sedimentato della considerazione sociale del problema.
Il peso dei condizionamenti educativi e culturali è dunque molto forte, e sarebbe errore il sottovalutarlo.
Come pure sarebbe illusorio pensare di semplificare la questione riducendola a una serie di comportamenti da cambiare (ad esempio, la distribuzione fra i due delle incombenze casalinghe e familiari).
Il primo passo, faticoso, è appunto quello di porsi veramente gli interrogativi di fondo, che conducono allora al concetto stesso di persona e al significato della libertà.
Bisogna sviluppare una forte capacità critica nei confronti del continuo riaffiorare, in ognuno di noi, di modelli comportamentali e di criteri di valutazione che, per essere frutto di quei condizionamenti, comportano spesso un'interferenza di ciò che è secondario in ciò che è essenziale. Si rischia cioè di dare più importanza a quanto è nella scia della mentalità comune e del costume consolidato, che non alle esigenze più profonde della persona, specie quando la si consideri alla luce della visione cristiana.

L'INFLUSSO DEL NEOFEMMINISMO: LIMITI E ISTANZE POSITIVE

Dicevamo che una certa coscienza critica è oggi più diffusa, più forse per il timore di apparire superati che non per effettiva convinzione della necessità di cambiare.
Ciò è indubbiamente anche effetto del discorso femminista degli ultimi quindici anni, che ha rilanciato con forza ed esiti controversi il problema di un diverso rapporto fra mondo maschile e mondo femminile. Ma come spesso avviene per fenomeni complessi e scomodi, ciò che è stato più ampiamente recepito di tale discorso sono i toni rivendicativi, gli slogans provocatori, le prese di posizione più eclatanti e con più evidenti risvolti «politici» come il referendum per il divorzio, le leggi per la legalizzazione dell'aborto e contro la violenza sessuale.
Molto poco invece si è fatto per cogliere e far germogliare le potenzialità positivamente rivoluzionarie che il femminismo pure contiene.
Ed è invece un lavoro indispensabile per superare la fase attuale, caratterizzata da un certo inquietamento della coscienza comune. Nel mondo femminile si può riscontrare un malessere diffuso, atteggiamenti di insofferenza e di rivendicazione malamente espressi, o al contrario un rifiuto acritico di ogni sollecitazione a riflettere sul problema; mentre nel mondo maschile si può rilevare un certo allarmismo di fronte alle effettive o supposte ribellioni femminili, e sintomi di crisi di identità negli uomini che colgono l'insostenibilità di ruoli e posizioni sociali tradizionalmente considerate proprie dell'uomo.

La diversità della donna come ricchezza

Fin dalle sue prime espressioni il neofemminismo ha posto l'accento sulla necessità di una vera e propria rivoluzione culturale, partendo proprio dalla diversità della donna, elemento che troppo spesso storicamente è stato usato per emarginare la donna, limitarne e ostacolarne il cammino. La diversità invece dev'essere intesa non più come mancanza, menomazione, ma come ricchezza, possibilità di ampliare la creatività di tutta la società. Perciò la lotta intrapresa dal femminismo acquista un valore intrinseco di trasformazione, proprio in quanto riconosce alle donne un compito storico nel contribuire a modificare la realtà e la gerarchia dei valori dell'ordine sociale esistente.
Parlando di specifico femminile il neofemminismo usa il termine non in senso rivendicativo ma alternativo e propositivo, al fine di contrastare e riequilibrare le forme esasperate del raziocinio maschile.
Non intende mirare a raggiungere l'eguaglianza con l'uomo, ma permettere alla donna di riconoscere ed esprimere liberamente la sua originalità, che le deriva non solo dalle diversità fisiologiche, ma anche dal suo vissuto, dalla sua esperienza personale nella quale peraltro confluisce l'esperienza storica di generazioni femminili che attraverso l'educazione e i vari condizionamenti sociali hanno in lei affinato certi aspetti, sviluppato determinate capacità e sensibilità.
Per questo specifico femminile il femminismo chiede spazio nel mondo della cultura, dell'organizzazione sociale, economica, politica, ecclesiale. Non solo per riparare al torto di esclusioni secolari, ma soprattutto in nome di una possibile migliore qualità di vita per tutta l'umanità.

Il senso dell'affermazione: «il personale è politico»

Ciò può essere possibile se si riescono anzitutto a mutare i criteri di valutazione di quanto appartiene all'ambito del personale, rispetto a quanto appartiene all'ambito del politico. Ponendo in discussione i rapporti fra vita privata e vita pubblica, tra bisogni individuali e bisogni collettivi, tra famiglia e società, il neofemminismo ha coniato la formula «il personale è politico», come formula di accesso della donna alla storia.
Le donne cioè, rifiutando che il personale -così come comunemente avviene - riceva una considerazione sociale inferiore a quella attribuita al politico, rifiutano in concreto di essere considerate meno importanti se e quando si occupano di cose e dimensioni «private» (in altri termini, la casa, la famiglia). Verso le tradizionali occupazioni della donna non sono mai mancati apprezzamenti verbali altamente positivi, e tutta una retorica è fiorita per esaltare la nobiltà e l'importanza dei compiti familiari; tuttavia ogni donna avverte con chiarezza che solo attraverso un'attività professionale e remunerata si raggiunge un peso sociale e l'apprezzamento relativo. Contestando questa impostazione, il femminismo intende avviare il recupero di valori integranti della personalità non solo femminile ma anche maschile, i quali non hanno avuto finora nella storia lo spazio necessario per manifestare la loro utilità collettiva: ad esempio i valori della corporeità, della materialità della vita, dell'espressività degli affetti, della dimensione più intima e profonda dei rapporti individuali: aspetti essenziali della vita di ognuno, da cui dipende il grado maggiore o minore di felicità sperimentabile. Con la formula del «personale politico», le donne propongono in sostanza agli uomini di recuperare la loro dimensione femminile per realizzare una più completa esperienza umana. Si tratta dunque di un tema le cui implicazioni nel rapporto di coppia sono ampie e profonde, se si tiene presente quante tensioni e conflitti possono originarsi dal diverso modo di valutare l'importanza della propria attività da parte di uomo e donna.

Il rifiuto femminista del potere

Altro tema controverso del discorso femminista è quello relativo al potere: rifiutarlo sempre e comunque in quanto ogni sua modalità sarebbe maschilista, oppure puntare a raggiungere almeno quella misura che consenta al movimento delle donne di farsi ascoltare e acquisire un peso socio-politico?
Il dibattito è ancora aperto, e soprattutto in occasione di scadenze elettorali si ripropone mettendo in luce la varia composizione del movimento delle donne, pur nella sua collocazione globale nell'area della sinistra.
Senza dilungarci nell'esaminare le varie posizioni assunte in proposito dalle militanti femministe, ci preme qui richiamare l'importanza del tema in quanto evidenzia molto bene quei tratti maschilisti e femministi che ci sono o possono esserci nella relazione uomo-donna.
Nella coppia infatti prevale spesso un modello in cui l'uomo ha un ruolo dominante (colui che decide, che lavora e sostenta la famiglia; che condiziona il tempo libero, la comunicazione, i rapporti esterni con gli amici, colui che decide il rapporto sessuale, che ha l'ultima parola, ecc.), al quale è complementare un ruolo feminile globalmente di sottomissione (colei che chiede permessi, che rinuncia a ciò che desidera per seguire le decisioni del marito o per il bene della famiglia, che cura la casa e i figli affinché l'uomo possa lavorare senza preoccupazioni domestiche, ecc.). Si sa bene, ed è oggetto di battute di spirito a non finire, che la donna può esercitare in altre forme il suo potere: ricatti affettivi, accentramento di mansioni specie educative, impostazione dei rapporti familiari in modo compensatorio della sua esclusione da quelli sociali, e così via. Ma se queste due modali-
tà di esercitare potere si configurano in termini non solo diversi, ma di contrapposizione e di rivalsa, o se la donna inalbera un «femminismo» che intende ribattere punto per punto le posizioni di forza dell'uomo, la qualità del rapporto di coppia ne viene deteriorata inevitabilmente.
La contestazione femminista del potere comunque esercitato potrebbe invece aiutare lo sviluppo di una forte coscienza critica in proposito, stimolando la ricerca di modalità nuove per esercitare i rispettivi compiti e responsabilità senza giungere a prevaricazioni di alcun genere.

La «realizzazione» della donna

Per contro la femminista appare, secondo l'opinione comune, come la donna che mette al primo posto il diritto/dovere di «realizzarsi» anche quando ciò dovesse costare disagi o sacrifici dei familiari.
Il tema femminista della realizzazione della donna sarebbe allora nient'altro che una nuova forma di esercizio di potere, nella misura in cui la gratificazione personale ha la meglio su altre considerazioni, ribaltando la visione tradizionale secondo cui alla donna si richiedeva una maggiore capacità di rinuncia e di abnegazione.
È certo facile intendere e mettere in pratica la «realizzazione» di sé anche a scapito del benessere altrui; tuttavia nel discorso femminista in proposito vi è anche un valido richiamo al diritto-dovere di ognuno ad esprimere il meglio di sé, non accettando di essere incapsulati in ruoli precostituiti in cui le scelte non possono essere espressione di autentica libertà.
Si tratta cioè di vedere se una donna, per realizzarsi, debba necessariamente calpestare qualcosa o qualcuno, o se invece ciò possa avvenire anzitutto nella ricerca della propria identità e nell'individuare le proprie più valide aspirazioni e il modo migliore di mettere a frutto le capacità di cui si è dotati. Discorso che ovviamente vale per ogni essere umano, e che vien fatto con forza per la donna partendo dalla costatazione che troppo spesso ella accetta di non realizzarsi per quieto vivere, per pigrizia o vigliaccheria, più che per motivi etici.

La riappropriazione della sessualità e corporeità

Anche in ordine al modo di realizzarsi sono facili le interpretazioni distorte, che l'opinione comune è pronta a cogliere e generalizzare: per cui l'ambito in cui più evidente e frequente è apparsa la novità del comportamento femminile risulta essere quello della sessualità. La riflessione femminista ha dato ampio spazio a questo tema, in quanto da sempre la donna è stata ed è ancora oggi identificata con l'uso del sesso: qualcosa quindi da usare, godere e consumare. Oppure, all'estremo opposto, si è avuta la de-sessualizzazione della donna per apprezzarne ed esaltarne solo gli aspetti affettivi, spirituali, morali, fino a renderla quasi un essere disincarnato.
Un simile procedimento schizofrenico ha caratterizzato a lungo la nostra tradizione culturale, e ogni tentativo che storicamente la donna ha messo in atto per uscire dal confinamento entro i limiti della genitalità, è stato considerato - e represso - come elemento di disordine.
Il neofemminismo quindi contesta tale identificazione, e il modo più facile per sottrarsi ad una considerazione negativa del sesso è quello di una libertà sessuale pari a quella che di fatto è stata sempre riconosciuta all'uomo. Ma ciò si rivela un'arma a doppio taglio, in quanto finisce ancora una volta per ribadire l'equivalenza donna-sessualità. In un clima di lassismo e di edonismo imperante un discorso «liberatorio» in ordine alla sessualità finisce spesso per fornire giustificazioni ideologiche ai comportamenti sessuali più permissivi e deresponsabilizzati. È quanto l'opinione comune ha colto negli slogans dei primi anni del femminismo, fino a ritenerli spesso esaustivi di tutto il discorso femminista.
La riflessione femminista contiene ben altre suggestioni, sia in merito alla sessualità che in merito alla riappropriazione della corporeità. Quest'ultimo discorso, nei suoi aspetti più validi, intende sostanzialmente recuperare l'unità della persona umana, superando la scissione manichea fra elemento spirituale ed elemento materiale, che così spesso si è risolta ai danni della donna (identificata con la materia, elemento negativo, più che con lo spirito, elemento positivo).
Purtroppo, poiché tale rivendicazione avviene in un clima culturale fortemente materialista, essa si risolve spesso in un'esaltazione del corpo e di quanto lo vede protagonista, senza altri criteri di giudizio etico che l'autenticità dell'esperienza che vive e l'intenzione di arrecare il danno minore possibile alle persone coinvolte nell'esperienza stessa.

Considerazione nuova sulla maternità

Altro punto cruciale nella situazione attuale su cui è stato notevole l'influsso del discorso femminista è la considerazione della maternità.
Molti elementi diversi dal passato caratterizzano il rapporto della donna con questo fatto pur sempre centrale nella vita femminile: alcuni sono conseguenza di progressi scientifici (crollo della mortalità infantile e prolungamento della vita media della donna, possibilità di controllare le nascite, migliori condizioni igienico-sanitarie nel parto e nell'allevamento dei figli), altri sono più legati a mutamenti culturali e di mentalità.
La donna non vede più la maternità come unica prospettiva per la sua realizzazione e rifiuta la proposta di un ruolo fatta in termini impositivi; intuisce, e spesso riesce ad averne chiara consapevolezza, un significato della vita sessuale molto più ampio e profondo della sua finalizzazione alla procreazione; è consapevole della grave responsabilità educativa che consegue al diventare genitori; è certo anche molto meno propensa ad accettare il peso e i sacrifici connessi al compito materno, anche perché quasi nulla e nessuno nell'educazione e nel clima socio-culturale aiuta a capire e ad accettare la positività dello spirito di sacrificio.
Non è quindi solo colpa delle femministe e delle lotte per la legalizzazione dell'aborto se oggi le donne sono meno disposte ad essere madri. E la facile accusa di egoismo (in parte certo fondata) va per lo meno estesa a tutto un clima socio-culturale che privilegia l'importanza dell'appagare qui e subito i bisogni dell'individuo (maschio compreso).
Un intreccio di motivazioni positive e negative sta dunque dietro il fenomeno ormai così palese del decremento demografico; e se non si può imputarlo solo alla donna, certo la donna è la protagonista principale. Così come è certo che il problema della regolazione delle nascite è al centro del rapporto di coppia, e può costituire una fonte di angosce e di conflitti o un forte stimolo al raggiungimento di un'intesa veramente intensa e profonda.

LA COMPLESSITÀ DEL PROBLEMA

Toccando alcuni dei temi messi a fuoco dal neofemminismo, non si intendeva fare un'analisi esauriente né dare una valutazione completa di quel fenomeno, bensì indicare alcuni elementi che oggi giocano in modo nuovo, o diverso che in passato, nella relazione uomo-donna.
Di tali elementi occorre tener conto per interpretare in modo corretto atteggiamenti e reazioni che per molti versi oggi rendono tale relazione così problematica, pur in presenza di condizioni che per altri versi potrebbero favorirne un'impostazione paritaria.
Si diceva più sopra che lo schema rassicurante di ruoli maschili e femminili definiti e distinti è oggi vacillante, e ciò può suscitare speranza di novità positive ma anche inquietudine e disagio, sia nell'uomo che nella donna. Si parla da varie parti di «crisi del maschio», si definisce come «riflusso» ogni ridimensionamento delle tesi femministe estremizzate, e si può cogliere qua e là la speranza inespressa che tutto questo rivolgimento si plachi nella restaurazione del «buon tempo antico», con le donne a casa e l'uomo al lavoro. E nessuno del resto può escludere che tutto, o quasi, ritorni come prima, una volta che fattori esterni (cf crisi occupazionale e del Welfare State) fornissero argomenti cogenti per una simile restaurazione. Tuttavia qui non si tratta di fare previsioni socio-economiche, bensì di cogliere e non lasciar perdere gli stimoli che innegabilmente questi ultimi quindici anni hanno fornito ad un'approfondita riflessione sull'identità femminile, e di conseguenza maschile. Riflessione più che mai urgente e necessaria, poiché la realtà quotidiana di crisi e fallimenti di coppia è lì a dimostrare la fragilità di relazioni instaurate su una carente conoscenza, comprensione e accettazione di sé e del partner.
È ancora ben poco acquisita la coscienza dello spessore culturale dei problemi di fondo che sottolineano il rapporto uomo-donna e quindi la necessità di non illudersi su facili soluzioni, affidate alle buone intenzioni e alla qualità dei sentimenti.
Certi interrogativi si riproporranno continuamente, sia pure in forme diverse a seconda delle circostanze, e nessuno può essere in grado di stabilire una volta per tutte quanto dell'essere donna o uomo sia dovuto alla natura e quanto alla cultura, di decidere in assoluto quali compiti spettino all'uno e all'altro sesso, di descriverne con esattezza caratteristiche e ruoli. E ciò perché sempre la realtà si incaricherà di smentire in una qualche misura le teorizzazioni, per il semplice fatto che non esiste uomo o donna al 100%, ma persone concrete alla ricerca e alla conquista faticosa di un'identità e di una maturità a loro misura.