UNA SERATA FUORI MA «CHI SOCCORRERÀ?»

Inserito in NPG annata 1983.

 

Giovani '80

Angelo Turchini

(NPG 1983-02-37)


Moda, musica, luci, pub: un mixaggio che nasconde/rivela le ansie e le attese dei giovani

Una serata di cabaret, di teatro (dialettale o meno), di mimo, di jazz, di film, di poesia e musica, di danzavision magari «quando la banda suona il rock» e il pub o la panineria o la spaghetteria e gelateria. Ovvero un posto dove passare una serata, anche di festa, con qualcuno in mezzo a tanti o a pochi, dove parlare e magari ascoltare.
Dopocena, dopocinema, dopoteatro o sostitutivo o alternativo dopodiscoteca che sia, un luogo che rinvia ad un tempo ritagliato per te e per chi vuoi con te.
Nel pub il barman o la barwoman ti propone un drink, long o strong drink, ma più spesso una bionda birra di targa tedesca, olandese, danese, inglese a scelta fra tante che uno non se le ricorda più. Ti propone cocktails ma anche cocacola e acquabrillante e sprite.
Sorseggiando disco elettronica d'annata bevi una buona (a seconda dei casi) programmazione musicale dalla «tua» radio locale, con un po' di new wave soft e un po' di produzione italiana indipendente, un po' di classica e di classici a partire dai Beatles immancabili come i Rolling Stones, un po' di vecchie mode morte e ripetute già due volte che vogliono l'arrivo degli anni Settanta. Ti propone di giocare o di misurarti con games audiovisuali e con gli scacchi, con briscola e scopone e sette e mezzo, di gettonare nel video juke-box sound and vision musicali.
Ma soprattutto, una volta che hai ordinato qualcosa, diventa rumore di fondo come la musica, ti lascia in pace, libero di giocare, di parlare, di bere birra e di mangiucchiare panini. Di nuovo e di piacevole non c'è solo il termine: «pub», «enoteca», «cantina» e, un po' più su di tono, il «pianobar», a fianco e a lato, naturalmente, della gloriosa, intramontabile, tradizionale osteria. Come all'osteria puoi stare in compagnia, quella solita e quella nuova, ma il vino è lontano. Non che la birra sia meno alcolica, ma non ti sballa in fretta.
Inoltre puoi trovare cantinoni divisi in ambienti funzionali, pareti grigie, ghirigori improvvisati in vernice fosforescente, divanetti in sintetico morbido e luci basse, panche e pancacce e tavoli di legno, raffinati marmi con poltroncine stile liberty: insomma un «covo» per l'infrattamento, il soft petting se vuoi, l'incontro amicale. (Roba da far venire le lacrime agli occhi ai trentenni nostalgici delle cantine umide e intime degli anni Sessanta). Ma il trasandatismo lo lasci all'osteria, anzi lo lasci del tutto anche all'osteria.
C'è una riscossa dell'apparenza del corpo sulla dittatura della parola? Gli ultimi sussulti della moda new romantic, del dandysmo elettronico, gli abiti di un'eleganza personalizzata comunque nascondono una sostanziale mancanza di riferimenti generali? Vestito come gioco direbbe l'aria smarrita e al tempo sicura di gruppi di amici annoiati e di camerieri più in divisa. O vestito di speranza come ogni giorno di festa? A cercare l'amore felice e altre chimere o ciò che tutti dicono di non volere, ma che tutti sognano, uno spazio ed un tempo liberi e tuoi?
Desiderio di star bene. Smarrimento, rabbia, insoddisfazione. Non sei contento. Il tuo star male è pronto a dar calci sulla pancia dei ripensamenti. La situazione che vivi non puoi lasciarla fuori della porta, convive con te, con un suo frammento totalizzante o meno stai parlando in questo momento. La tua fame non è soddisfatta dal panino. Vengono a galla le insicurezze, le domande aperte sulla felicità e sul mondo che si abita e che costringe: sintonizzazioni diverse di un lento contagio fatto di batticuori, di misteri nel buio, di risa e di clamori, di veglie interminabili, di umori impenetrabili, di abbaglianti sorrisi, di confidenze roche e di trepidi sussurri, di fiamme ricorrenti, in fondo agli occhi azzurri, ma soprattutto ansia che ti gela le mani di non sapere mai cosa accadrà domani. Bruci le sere per ritrovare il vino (o la birra) dell'unico bicchiere, cacciandola amaro duro feroce nell'angolo più recondito e buio, più solo e più spietato, vicino ai desideri.
Si può correre il rischio di affidarsi a vecchie certezze, magari rispolverando le teorie sul padre e sull'autorità. (Come se, per imparare a coltivare desideri, l'unico modo fosse aver chi te li ficca dentro). O parlare di calcio - la favola bella che ieri t'illuse, che oggi t'illude: il calcio è competitivo, cioè è maschio, allora il calcio tanto maschio che l'Italia mundial è trionfo, l'apoteosi dei maschi. Ma bari con te stesso, come quando sostieni che non c'è problema». Un desiderio soddisfatto dà molta felicità se era molto acuto E perché fosse acuto doveva essere molto selettivo, cioè molto legato ai sogni, all'immaginario, ai fantasmi ed ai giochi che si hanno nella testa.
Del resto se si aspira ad essere felici, di sogni se ne possono avere uno o centomila mai nessuno. Vale per desideri soddisfacibili materialmente, ma anche per bisogni diversi da un punto di vista fisiologico e psicologico, nella vita sessuale, affettiva. nei rapporti interpersonali e sociali che stai realizzando in quel preciso momento, in quel preciso luogo. Anche se è difficile avere sentimenti identicamente reciproci. Il colloquio con gli altri è accettazione della diversità, vitale e feconda, che può essere portatrice di esigenze di espressività, di creatività, di fantasia, di gioco e anche di cambiamento. Ma può anche essere segno di disparità, di differenza, di antagonismo e sopraffazione, di dolore, in uno scambio relazionale ineguale.
Non lasci perdere i tuoi problemi. Ma l'ambiente ti distende, vi abitano le occasioni, le luci e le ombre ricercate, gli spazi, le voci e le musiche che erano rimaste nei desideri. L'ambiente soft ti permette di parlare, di dimenticare e di divertirti, appiattendoti in un mixer in cui il livello di tollerabilità, la soglia del dolore oltre la quale stai male, è molto bassa. A quel punto contano i tuoi vestiti, la tua maschera oltre la quale si può instaurare un dialogo. Meglio che passare i mercoledì o i fine settimana a raccontarsi i caroselli del tipo: dormi tranquillo e asciutto, lines notte assorbe tutto.
Ma fra il paesaggio di quest'isola trovata si aggira il dubbio espresso una volta da Snoopy all'uccellino Woodstok (pala in mano e neve fino agli occhi): Chi soccorrerà?».