Proposte per l'utilizzazione del CdR/2

Inserito in NPG annata 1983.

 

Lucio Soravito

(NPG 1983-01-26)

 

Il CdR/2 è venuto a completare la serie dei volumi dell'unico «catechismo per la vita cristiana», che la CEI ha voluto offrire alla Chiesa italiana, quale occasione e strumento per una catechesi rinnovata.
Esso è proposto come «libro della fede» a tutte le nostre comunità ecclesiali (cfr. presentazione, p. 4), ma in particolare a quella fascia di età in cui la necessità di una nuova evangelizzazione si fa quanto mai urgente: l'adolescenza.
I destinatari del CdR/2 non mancano; anzi, sono raggiungibili ancora in una percentuale notevole (a differenza dei destinatari del CdG e del CdA). Ciò nonostante, la pubblicazione di questo ultimo catechismo non sembra aver suscitato eccessivi entusiasmi. Gli operatori della catechesi, alla fine di questi anni '70, così «prolifici» per quanto riguarda gli strumenti catechistici, si sono resi conto che i catechismi, per quanto utili e ben fatti (e il CdR lo è senza dubbio), non risolvono automaticamente i problemi della catechesi. Anzi, sembra che essi mettano in evidenza le incoerenze e le contraddizioni della nostra pastorale catechistica, fino al punto di diventare scomodi e, quindi, oggetto di critiche e di facili polemiche.
E chiaro, tuttavia, che non ha senso fermarsi a fare la guerra ai catechismi, scaricandovi addosso le frustrazioni di un impegno ecclesiale poco gratificante, quando non si sanno o non si vogliono risolvere i problemi pastorali che stanno a monte. Semmai i catechismi, con tutti i loro limiti, hanno il merito di aver impegnato le nostre Chiesa locali in una profonda conversione di mentalità:
- ci hanno chiamati a prendere più sul serio i destinatari: siamo catechisti non per servire un testo, ma per servire le persone (come Cristo, che si è incarnato per noi!);
- ci hanno chiamati a prendere più sul serio la parola di Dio: non si è mai finito di trovare il linguaggio più adatto per annunciarla con fedeltà;
- ci hanno chiamati a prendere più sul serio la comunità ecclesiale: è questa il primo catechismo che abbiamo il dovere di scrivere insieme ogni giorno («La nostra lettera siete voi... scritta non con l'inchiostro ma con lo Spirito del Dio vivente»: 2 Cor 3,2-3); cfr. RdC 145.
Prima di suggerire delle proposte per una utilizzazione fruttuosa del CdR/2, ci chiediamo: quali sono i problemi che incontriamo nella catechesi degli adolescenti? Quali problemi ed esigenze dobbiamo tenere presenti nel progettare gli itinerari di formazione degli adolescenti?

IL CdR/2 INTERROGA LA CATECHESI DEGLI ADOLESCENTI

L'età dell'adolescenza di per sé è la più favorevole ad una riflessione religiosa, perché più di altre età è aperta al problema del senso della vita. L'adolescente è alla ricerca di un «Tu totale» che dia una risposta definitiva ai suoi interrogativi di fondo (cfr. CdR/2, pp. 10-12).
Egli vive quella stagione della vita in cui l'uomo, di fronte alla realtà sociale, si chiede: «E io, che cosa sono chiamato a fare?». Vive quel momento cruciale dell'esistenza in cui si è chiamati a fare una scelta personale e motivata e a dare l'orientamento di fondo a tutta la vita (cfr. CdR/2, p. 12).
Eppure buona parte degli operatori pastorali constatano che proprio nell'adolescenza si verifica l'esodo più massiccio degli adolescenti dalla parrocchia (se non se ne sono già andati nella preadolescenza). Lo si constata amaramente anche nelle comunità ecclesiali che hanno portato la celebrazione della Cresima verso i 14-15 anni. Perché questo congedo dalla comunità parrocchiale e, spesso, anche dalla fede cristiana?
- Nell'adolescenza scoppia in maniera decisa la crisi religiosa, se non ha avuto modo di manifestarsi già nella preadolescenza.
All'adolescente non è più sufficiente una fede ricevuta dalla famiglia o dalla tradizione locale; l'immagine di Dio che si è formata dentro di sé è inadeguata alle nuove esperienze; ha bisogno di appropriarsi personalmente del messaggio cristiano, di scoprire il rapporto serio che intercorre tra la fede e la propria vita, di cogliere il valore della scelta cristiana in modelli credibili, di sperimentare direttamente la validità e la credibilità del messaggio evangelico. Se non ha la possibilità di fare questo salto di qualità e questo cammino di maturazione, abbandona tutto e prende altre strade.
- Gli adolescenti oggi si trovano a vivere, il più delle volte, in un ambiente socioculturale che offre ben pochi stimoli per la loro crescita religiosa; anzi, di solito esso contrasta apertamente questo processo. Infatti da una parte domina una cultura efficientista («vali quanto possiedi o produci») e funzionalista («è importante ciò che serve immediatamente») e, dall'altra, resiste una visione della vita povera di speranza (di qui la tendenza a vivere alla giornata). Queste istanze contraddicono ogni progetto a lunga scadenza e ogni visione religiosa della vita.
Inoltre mancano spesso modelli di cristiani adulti, che facciano percepire significativa per gli adolescenti la scelta della vita cristiana. Di qui la crisi e l'abbandono della pratica religiosa e l'atteggiamento di indifferenza di fronte alla proposta cristiana.
Una situazione del genere dovrebbe trovarci impegnati più seriamente nell'animazione della catechesi degli adulti (senza la quale la catechesi dei giovani e degli adolescenti rimane mortificata) e più attenti nell'impostare la catechesi degli adolescenti.
- Ma una semplice analisi della situazione ci avverte che la catechesi degli adolescenti è intristita da troppi limiti ed incoerenze.
L'atteggiamento di rifiuto (o per lo meno di indifferenza) che gli adolescenti dimostrano verso la catechesi, è dovuto anche al fatto che quest'ultima è condotta avanti troppe volte con un tono impositivo e ripetivo: essa non è pronta ad accogliere gli interrogativi, i problemi, le attese degli adolescenti; spesso è ridotta ad una serie di risposte preconfezionate e astratte, che cadono addosso agli adolescenti senza trovare in essi un terreno preparato, una domanda, un'attesa. È un indottrinamento astratto e lontano dalla vita e, quindi, inutile.
- L'esperienza ci insegna che in questa età il principale luogo educativo è la vita di gruppo. Eppure troppe volte non si è preoccupati di promuovere tra gli adolescenti il gusto dello stare insieme, del lavorare, del ricercare, del fare festa insieme. Mancando questa esperienza di gruppo, gli adolescenti trovano gli incontri di catechesi poco significativi per loro e per le loro attese di socializzazione. L'adolescente si sente portato ad operare nell'ambiente; vuole sentirsi utile. Ma spesso le nostre comunità ecclesiali non sono capaci di offrire loro spazi operativi. Dopo averli chiamati, attraverso l'iniziazione cresimale, a diventare attivi e responsabili nella comunità parrocchiale e nell'ambiente sociale, non sa quale compito affidare loro, per cui gli adolescenti appaiono altrettanti «disoccupati» o, tutt'al più, - quando vengono chiamati per qualche impegno -sono costretti ad assumere un ruolo del tutto subalterno, esecutivo, da «manovalanza» ecclesiale. La conseguenza più logica è quella di «cercare lavoro» altrove. Di fronte a tale situazione, quali scelte pastorali di fondo sono necessarie, per non vanificare tutto il nostro sforzo catechistico e per non defraudare gli adolescenti del loro diritto di percorrere nella comunità ecclesiale un cammino di reale promozione umana e cristiana?

LE PROPOSTE DI FONDO DEL CdR/2 PER LA CATECHESI DEGLI ADOLESCENTI

I due volumi del CdR/1-2, con le scelte di mete, di contenuti e di metodo, con la loro struttura e con il loro dinamismo, confermano alcune scelte di fondo che la prassi catechistica ha suggerito da tempo.

La comunità parrocchiale chiamata a farsi carico degli adolescenti

Anche il CdR/ 2 (cfr. p. 6), come il CdR/1, vuole essere per le comunità ecclesiali «un'occasione forte per guardare agli adolescenti che crescono, con attenta disponibilità, considerando la loro presenza e la loro partecipazione alla vita della comunità un dono dello Spirito, uno stimolo per il cambiamento e la conversione continua, un richiamo ad una sempre più autentica testimonianza evangelica e missionaria» (CdR/1, p. 7).
Farsi carico del mondo degli adolescenti, significa:
- mettersi in ascolto delle loro reali esigenze di crescita ed accoglierli così come sono, con i loro limiti, entusiasmi, intemperanze, incoerenze, stanchezze;
- trattarli da soggetti attivi e non da «oggetti di cura» e, quindi, valorizzare quello che sono in grado di fare,- senza strumentalizzarli per «riempire i quadri» della organizzazione parrocchiale;
- mettere a loro disposizione mezzi, ambienti, spazi operativi e, soprattutto, riservare loro degli animatori. Non si tratta solo di «fare spazio»; occorre piuttosto che degli adulti accettino di lavorare con gli adolescenti, nei vari ambiti della vita ecclesiale e sociale e mostrino incarnato nella propria vita il progetto cristiano, a cui educare anche gli adolescenti (cfr. CdR/2, p. 6).

La formazione degli adolescenti inserita in un cammino progressivo e permanente

La catechesi degli adolescenti ha bisogno di un «prima» (la catechesi dei fanciulli e dei pre-adolescenti) e di un «poi» (la catechesi dei giovani e degli adulti). L'esperienza insegna che, di solito, difficilmente un adolescente si accosta alla proposta cristiana se non ha avuto la fortuna di conoscerla e di vivere una certa esperienza di chiesa negli anni precedenti (cfr. CdR/2, P. 5).
D'altra parte, un itinerario di formazione cristiana che non preveda una sua continuità nella giovinezza, in vista della maturazione del cristiano verso una fede adulta, è destinato a svaporare nel nulla (a meno che nell'età adulta non si ricreino nuove occasioni, per fare fiorire quel seme della Parola, che è stato gettato nel corso dell'adolescenza).

L'educazione alla fede all'interno del loro processo globale di crescita

Non è pensabile un impegno educativo cristiano, che non promuova la crescita degli adolescenti in tutte le loro dimensioni, da quella affettiva-volitiva-intellettiva, a quella operativa-sociale-religiosa (cfr. la grande attenzione alla «condizione» degli adolescenti, che si riscontra nella prima fascia di ogni capitolo del CdR/2.
La catechesi in ogni età, ma soprattutto in questa, deve diventare «luce» che permette di scoprire che la salvezza annunciata è già in atto dentro la vita, «orientamento» che dà significato all'esistenza personale e comunitaria, «motivazione» che sostiene tutto il processo di maturazione degli adolescenti.
Solo a queste condizioni essa si rivelerà significativa, vivibile (cioè traducibile in vita concreta), irrinunciabile (cioè, non se ne può fare a meno, se si vuole essere vivi pienamente): in una parola, credibile. A queste condizioni gli adolescenti riterranno ragionevole e sensato impegnarvisi personalmente.

Una catechesi centrata sulla vita

Gli adolescenti sentono il bisogno di vedere chiaro dentro la propria vita, di fare luce sui problemi personali e sociali, di avere un senso per vivere (cfr. CdR/2, pp. 12, 41, 74, 162,...). Essi accetteranno la catechesi nella misura in cui essa risponderà a queste loro esigenze. Perciò la catechesi dovrà restare aderente alla vita degli adolescenti e ai problemi che devono affrontare man mano che si chiarisce il loro progetto in rapporto alla società.
Non si tratta però solo di dare risposte di fede alle domande emergenti, ma di approfondire la domanda adolescenziale, di farli passare dagli interrogativi immediati a domande più profonde, di stimolare la ricerca, di far aprire gli occhi non solo sulla loro vita, ma su tutta la realtà umana che li circonda. Perciò il contenuto della catechesi sarà la vita stessa degli adolescenti, le situazioni storiche nelle quali si trovano a vivere, i problemi, le attese, le sofferenze degli uomini, letti e interpretati alla luce della vicenda di Gesù e di tutta la storia della salvezza (cfr. CdR/2, p. 4; cfr. la prima fascia di ogni capitolo).

Una catechesi fatta di gesti e parole

La pedagogia della fede ci insegna che la catechesi deve essere fatta di gesti e di parole, di esperienze di vita e di riflessione sull'esperienza, illuminata dalla Parola di Dio. Se questo vale per la catechesi di ogni età, vale in particolare per la catechesi degli adolescenti, in cui «si impara per esperienza» (CdR/2, p. 4), in cui si sente il bisogno di unità interiore e di superamento delle varie schizofrenie.
Lo stesso CdR/2 presenta una struttura, delle mete e dei contenuti, che intenzionalmente vogliono aiutare gli animatori a superare il rischio di una catechesi solo «verbale», nozionistica, e a privilegiare la sua dimensione esperienziale ed operativa. Esso chiama i catechisti a promuovere un itinerario di formazione cristiana in cui «si impara facendo», in cui le conoscenze sono approfondite ed interiorizzate per esperienza.
Il CdR/2 vuole portare gli adolescenti dall'accoglienza del messaggio di fede, ai gesti della fede, alla testimonianza, alla celebrazione e alla professione della fede, consapevole che la fede cresce nella misura in cui viene vissuta, professata, celebrata. Vuole promuovere una catechesi che fiorisce dentro la vita (la situazione esistenziale), si nutre della vita (delle esperienze concrete e non solo di parole), porta ad una vita «nuova» e all'impegno della carità.

L'esperienza di gruppo luogo dell'itinerario di fede

L'esperienza propone come «luogo» indispensabile di formazione degli adolescenti la «vita di gruppo» (CdR/2, p. 39). Esso è il «soggetto» che in qualche modo filtra le informazioni e le esperienze; è lo strumento di una nuova socializzazione; è l'ambiente naturale che permette ai ragazzi di interiorizzare valori e proposte cristiane; è lo strumento di mediazione che favorisce una più viva educazione alla vita ecclesiale; rappresenta il «volano» che sostiene il cammino degli adolescenti nei momenti di abulia e di «impasse».
È importante che essi vivano positivamente questa esperienza e che vivano nel gruppo da protagonisti e non da «consumatori» o da conformisti (cfr. CdR/2, p. 6). Il gruppo degli adolescenti, infine, deve partecipare alla vita della comunità parrocchiale ed integrarsi armonicamente con le altre componenti della vita ecclesiale. Esso ha bisogno di nutrirsi dell'esperienza di fede e della testimonianza degli altri gruppi di cristiani (soprattutto giovani e adulti); sono questi i frammenti della parola che Dio pronuncia nella vita dei ragazzi.
Solo all'interno di una catechesi che ha fatto proprie queste scelte, è pensabile un'utilizzazione efficace del CdR/2. Ma in concreto, come utilizzarlo?

IPOTESI METODOLOGICHE DI UTILIZZAZIONE DEL CdR/2

Per una corretta utilizzazione del CdR/2 è necessario tenere sempre presenti le scelte di fondo che ne hanno determinato la stesura, la strutturazione interiore (l'anima del catechismo), i rapporti tra le diverse sezioni o fasce, le categorie unificanti (vocazione - missione), la correlazione tra esperienza biblica, ecclesiale e culturale-umana, ecc.
Tenendo presenti queste scelte, si possono ipotizzare diversi itinerari di formazione cristiana per adolescenti e, quindi, diversi modi di utilizzare il CdR/2.
A modo di ipotesi ne suggerisco quattro.

«Lettura continua» del CdR/2

La presentazione del CdR/2, fatta nelle pagine precedenti, ci ha mostrato che il testo ha una struttura globale organica e che i suoi capitoli possono essere pensati come sei tappe di un unico cammino, che vuole portare gli adolescenti a scoprire la loro vocazione e a darvi una risposta personale.
Le tappe di questo cammino costituiscono altrettante mete intermedie e consecutive, che conducono gli adolescenti:
- a dare alla propria vita il senso che Cristo ha dato alla sua: fare della vita un «dono per gli altri» (c. 1);
- a vivere questa donazione con gli altri, per costruire un mondo riconciliato e per promuovere la pace (c. 2);
- a «investire» questa vita donata nell'impegno per la giustizia e per il rispetto della dignità umana di tutti, soprattutto dei più «poveri» (c. 3);
- a camminare insieme verso una progressiva liberazione e, quindi, verso una maggiore disponibilità al servizio (c. 4);
- ad attuare questo servizio in un preciso stato di vita, corrispondente alle proprie attitudini e alle esigenze emergenti nel territorio (c. 5);
- a perseverare nel servizio, sostenuti da una speranza che si radica nella fedeltà di Dio e nell'attesa della piena realizzazione del suo Regno (c. 6).

Lettura del CdR/2 per aree preferenziali

Una seconda utilizzazione del CdR/2 è quella che privilegia o la linea della soggettività o la linea della socialità e, quindi, costruisce un itinerario coniugando insieme quei capitoli che rispondono meglio all'una o all'altra «area» di interesse.
- Se un animatore ha un gruppo di adolescenti, che sentono il bisogno di capire innanzitutto la propria identità e di scoprire la propria vocazione, potrà scegliere la linea della soggettività e, di riflesso, costruire un itinerario con i capitoli 1, 4, 5: vita - libertà - vocazione.
Questa linea gli fornisce motivazioni profonde per far scoprire ai ragazzi che la vita è insieme «dono» e «compito» e che essa non può crescere se non in dialogo con gli altri (in particolare nella comunità cristiana e nel territorio) e nella misura in cui è «spesa» per gli altri («missionarietà»), in un preciso stato di vita.
In questa prospettiva i ragazzi potranno vivere il dono di grazia e l'impegno assunti nei sacramenti del battesimo e della confermazione.
- Se un animatore, invece, ha un gruppo di adolescenti che sentono il bisogno di capire meglio il loro rapporto «attivo» con l'ambiente e desiderano inserirsi responsabilmente nella comunità ecclesiale e nel territorio, potrà scegliere la linea della socialità e, di riflesso, costruire un itinerario con i capitoli 2, 3, 6: pace - giustizia -speranza.
Questa linea aiuta i ragazzi a cogliere le radici e la direzione ultima del suo essere «sociale». Li impegna a diventare costruttori della comunità, attraverso l'utilizzazione dei carismi che lo Spirito ha dato loro «per l'utilità comune» (1 Cor 12,7), e a partecipare all'edificazione del Regno nel mondo.
In questa ottica, i ragazzi potranno approfondire ulteriormente il senso dell'Eucaristia nella loro vita, come vocazione alla comunione e al servizio.

Lettura del CdR/2 per capitoli

Una terza ipotesi di utilizzazione del CdR/ 2 è quella di prendere ognuno dei primi quattro capitoli come altrettante piste per costruire un itinerario di formazione cristiana, da percorrere nell'arco di un intero anno catechistico.
Infatti ognuno dei primi quattro capitoli del CdR/ 2 si presenta come un progetto di cammino, in sé completo: questo cammino parte dall'analisi della «condizione» e delle domande adolescenziali, evoca gli interrogativi di fondo che soggiaciono a tale «condizione», offre un annuncio di fede in risposta a queste domande (un annuncio che per sua natura trascende le domande degli adolescenti), chiama gli adolescenti ad una «vita nuova» nella comunità ecclesiale e nel mondo.
La distribuzione dei «contenuti» - all'interno dei singoli capitoli - in «fasce» diverse (cfr. pagine precedenti) offre la possibilità di far partire il cammino da punti diversi, facilmente rintracciabili nel testo:
- partenza antropologica: i problemi dei ragazzi, la realtà socio-culturale del territorio, i modelli di vita che circondano i ragazzi (prima fascia);
- partenza biblico-pedagogica: gli interrogativi e le speranze del popolo di Israele, messi in confronto con le domande dei ragazzi oggi (seconda fascia);
- partenza esperienziale-ecclesiale: le problematiche, le testimonianze, gli impegni delle nostre comunità ecclesiali sollecitano la riscoperta delle motivazioni e degli orientamenti evangelici (quarta fascia). Da qualsiasi punto si parta (dall'esperienza culturale, dall'esperienza biblica, dall'esperienza ecclesiale), il cammino deve convergere sempre verso il cuore dell'annuncio cristiano (la persona di Cristo), per approdare alla «novità» di vita, di cui la Chiesa è segno e strumento (terza e quarta fascia).
Nelle pagine seguenti indicheremo come sviluppare, da un punto di vista metodologico-didattico, un itinerario del genere.

Lettura tematica del CdR/2

Una quarta ipotesi di utilizzazione del CdR/2 è quella che si realizza mediante una «lettura tematica» del testo. Fare una lettura tematica del CdR/2 significa cogliere nel catechismo ed enucleare, in maniera organica e progressiva, quei «contenuti» che sono funzionali al raggiungimento di determinati obiettivi pedagogici, individuati precedentemente dall'animatore del gruppo degli adolescenti.
Se un animatore ritiene urgente educare il suo gruppo di ragazzi alla «missionarietà» (perché il gruppo tende a chiudersi in se stesso), coglie all'interno dell'intero CdR/2 quei «contenuti» (sia biblici, sia ecclesiali, sia culturali) che possono motivare, promuovere e portare a maturazione negli adolescenti l'impegno del servizio per la promozione umana.
Se un animatore, invece, vuole educare il suo gruppo di adolescenti ad una maggiore partecipazione ecclesiale, coglie nell'intero catechismo i «contenuti» che possono orientare e motivare l'impegno attivo degli adolescenti nella comunità cristiana. Una volta enucleati questi contenuti:
- riesaminerà la «condizione» in cui si trovano gli adolescenti del suo gruppo; le pagine del CdR/2 lo aiuteranno a mettersi più attentamente in ascolto della loro situazione e a cogliere più compiutamente le esigenze pedagogiche emergenti da tale situazione;
- ridefinirà l'obiettivo finale del suo impegno educativo, alla luce delle mete catechistiche del CdR/2, e ipotizzerà le tappe intermedie, secondo cui sviluppare l'itinerario di formazione;
- articolerà i contenuti, desunti dal CdR/2, attorno a ogni obiettivo intermedio, indicando le modalità secondo cui approfondirli con gli adolescenti;
- progetterà le esperienze da far vivere agli adolescenti, per interiorizzare i contenuti, per promuovere la loro conversione e per abilitarli a compiere le «opere della fede».
Alla fine di questo studio, proporremo u: itinerario dd genere.

IPOTESI DIDATTICA DI UTILIZZAZIONE DI UN CAPITOLO DEL CdR/2

Una volta scelto l'itinerario da percorrere - secondo una delle ipotesi metodologi che sopra indicate - come utilizzare i CdR/2 dal punto di vista didattico?
Le possibilità di utilizzazione didattica d un catechismo sono diverse.
Propongo quella che ho sperimentata più valida nella catechesi degli adolescenti. Il CdR/2 costituisce un punto di partenza per l'animatore del gruppo e un punto di arrivo per gli adolescenti. Esso infatti indica le possibili mete da raggiungere, offre i contenuti da approfondire, suggerisce le piste di ricerca (il CdR/2, tra l'altro, è pieno di interrogativi espliciti); indica a modo di esempio la documentazione (biblica, patristica, liturgica, magisteriale) da valorizzare e le testimonianze da raccogliere; propone testi celebrativi da utilizzare direttamente o da riformulare.
Prima di utilizzarlo, però, l'animatore degli adolescenti deve verificare le loro reali esigenze pedagogiche: non quelle che essi manifestano immediatamente (a volte manifestano solo indifferenza o «voglia di nulla»), ma quelle latenti sotto le manifestazioni più epidermiche, quelle che devono «soddisfare», per crescere verso la maturità.
Facciamo l'ipotesi che, grazie alla conoscenza diretta degli adolescenti e al dialogo continuo con essi, emerga preminente in loro il bisogno di capire più chiaramente «che cosa ci stanno a fare in questo mondo», «che cosa devono fare della vita che hanno in mano», come spenderla per essere vivi pienamente e quindi felici.
Agli adolescenti che si interrogano esplicitamente o implicitamente sul senso della loro vita, tutto il CdR/2 offre una possibilità di ricerca ed una risposta, a partire soprattutto dal cap. 1: «Chiamati alla vita». L'animazione del gruppo potrà avviare il cammino di ricerca utilizzando questo primo capitolo.

Avere chiara la meta educativa

È importante che l'animatore chiarisca a se stesso quale meta educativa viene proposta dal cap. 10 «portare ad accogliere e a vivere il progetto di vita di Cristo, come l'unico progetto capace di rispondere alle attese ed esigenze più profonde del nostro cuore».
Questa meta, supposto che corrisponda pienamente alle esigenze degli adolescenti, dovrà essere il principio ispiratore e coordinatore di tutte le attività educative (riflessione, celebrazioni, esperienze ludiche ed operative) che l'animatore promuoverà assieme a loro.

Educare le domande

Se l'animatore ritiene di sviluppare l'itinerario, seguendo lo svolgimento suggerito dalla struttura interna del cap. 1 (la vita degli adolescenti, l'esperienza dell'AT, la riscoperta della persona di Cristo, la vita nuova nella Chiesa, la celebrazione, la testimonianza), inizierà il cammino guidando a interrogarsi sul senso che stanno dando alla loro vita.
Per fare questo, li aiuta a passare progressivamente dalle domande-attese più «immediate» alla domanda di senso, all'invocazione di salvezza, facendo vivere loro delle esperienze che «turbino» l'equilibrio di presunta sicurezza ed autosufficienza dei ragazzi, che «destabilizzino» la tranquillità di coloro che preferiscono vivere alla giornata.
Anziché sviluppare la riflessione leggendo e discutendo intorno alle pagine 10-12 del CdR/2, l'animatore potrà promuovere un lavoro di ricerca, intorno ai contenuti di quelle pagine, utilizzando varie tecniche di comunicazione. Ad esempio:
- una serie di interrogativi (desunti dai contenuti delle pp. 10-12), che aiutino gli adolescenti a riflettere sulla loro «condizione» psicologica e sociologica;
-una sequenza di diapositive che portino gli adolescenti a interrogarsi di fronte ai diversi progetti di vita che li circondano;
- la raccolta di testimonianze di persone che hanno dato un senso pieno alla loro vita e di persone che hanno rinunciato a darselo (alcolizzati, drogati, ecc.).
In questo processo di riappropriazione delle esperienze, gli adolescenti hanno bisogno di un animatore che sia realmente «esperto» nella vita, cioè «attento al senso profondo degli avvenimenti», e che viva in atteggiamento di ricerca permanente (senza avere la pretesa di avere già le risposte pronte), consapevole di essere lui pure bisognóso di salvezza.
Una volta approfondite le domande e preso coscienza della propria identità e degli interrogativi di fondo, ci si potrà confrontare con le pagine 10-12 del CdR/2, per allargare le conoscenze, per completare la diagnosi fatta, per aprirsi più che mai alla ricerca di una risposta esaustiva.

Cercare una risposta «religiosa»

Di fronte agli interrogativi di fondo della vita, gli uomini di tutti i tempi hanno dato varie risposte: alcune immanenti, altre trascendenti. L'animatore, se lo ritiene opportuno, aiuterà a scoprire, mediante una piccola ricerca, le varie risposte che vengono date da quegli «uomini di cultura» che sono rappresentativi di certi filoni culturali del nostro tempo. Ciò educherà gli adolescenti a interpretare criticamente la realtà culturale in cui vivono, con tutte le sue espressioni: un servizio, questo, non indifferente per la loro liberazione e promozione umana; esso è previsto dallo stesso CdR/2 (p. 13).
Quindi l'animatore accosterà il gruppo alla Bibbia, per aiutarlo a cogliere le risposte «religiose» che gli uomini credenti hanno dato ai problemi esistenziali (il senso della vita, del dolore, della malattia, della morte, ecc.). Potrà fare con loro una ricerca sui testi sapienziali suggeriti dal CdR/2 alle pp. 14-15, avendo cura di stabilire un continuo «va e vieni» dalla vita alla Bibbia e dalla Bibbia alla vita.

Riscoprire e accogliere la risposta-proposta di Cristo

Quale risposta ai problemi esistenziali hanno saputo dare le persone che hanno incontrato Gesù? Quale risposta ha dato Gesù stesso?
Se il cammino di ricerca è stato sostenuto da un'autentica passione per la vita degli adolescenti, non sarà difficile accompagnarli a un nuovo incontro con Cristo, per scoprirlo come il «Signore della vita», colui che libera l'uomo da tutto ciò che impedisce la sua felicità piena, colui che dona la sua vita, perché noi abbiamo «vita sovrabbondante» (Gv 10,10).
Questa «rivisitazione» della persona di Cristo potrà essere realizzata attraverso l'approfondimento e la meditazione personale dei testi evangelici suggeriti dal CdR/2, attraverso una ricerca di gruppo sui «tratti» della persona di Cristo particolarmente significativi, attraverso incontri comunitari di preghiera e di contemplazione, attraverso personali gesti di impegno e di attenzione verso le persone in situazione di necessità (sull'esempio di Cristo).
L'attualità della persona di Gesù (che si è fatto «contemporaneo» di ogni uomo) potrà essere colta soprattutto nei gesti di amore per la vita, manifestati dai testimoni della fede a noi contemporanei. Il CdR/2, a modo di esempio, riporta una testimonianza particolarmente significativa per gli adolescenti: quella di Madre Teresa di Calcutta (pp. 35-36). Ma sarà importante che l'animatore guidi a scoprire nella vita odierna anche altri testimoni «appassionati per la vita».

Accogliere e valorizzare il dono della «vita nuova»

La scelta cristiana di vivere la vita come dono e come «servizio» verso gli altri non è una semplice imitazione esteriore di Gesù, ma è una possibilità, una attitudine, una capacità dataci dallo Spirito mediante il battesimo.
La riflessione sulla «vita nuova» inizierà con il battesimo (cfr. CdR/2 pp. 25-30: ha lo scopo di far scoprire agli adolescenl che la storia di salvezza è in atto anch nella loro vita e che le loro domande, atte se, esigenze, sono i «segni» di questa sal vezza.
È di fondamentale importanza aiutare gl adolescenti a scoprire le tensioni positivi che avvertono dentro di sé, a valutare po sitivamente anche quelle crisi spiritual che non permettono loro di «dormire tranquilli», a rendersi conto che esse sono segno dello Spirito di Dio che abita in lo ro e che vuole fare di essi degli «uomin nuovi».
A questo scopo l'animatore aiuterà ad ap. profondire alcuni testi paolini (suggerit, dal CdR/2 alle pp. 25-30), confrontandoli con alcuni testi conciliari (cfr. i testi esemplificativi di p. 34), con altri documenti del magistero e con testimonianze vive de] nostro tempo.
È soprattutto utile valorizzare questi testi nelle celebrazioni, veglie, incontri di preghiera; in questi momenti si potrà aiutare i ragazzi a cogliere il senso dei testi paolini e di alcuni testi liturgici battesimali e ad interiorizzarlo anche attraverso il canto (oggi esiste un vasto repertorio di canti del genere).
Infine è necessario che l'animatore aiuti a cogliere nella comunità cristiana i segni di «passione per la vita» (sia pure poveri e il più delle volte nascosti) e a porli anche loro. Il CdR/2 a p. 36 richiama l'attenzione degli adolescenti su quell'importante segno dei tempi che è, oggi, il volontariato. Sarà necessario coinvolgerli in queste esperienze di solidarietà; l'animatore avrà cura di individuare con loro le necessità emergenti nel territorio e di stimolarli a scegliere concreti impegni di servizio.
La disponibilità al volontariato non è automatica e tanto meno continua. Ai primi entusiasmi succedono normalmente le lunghe crisi. Gli atteggiamenti di fondo che vanno maturando riescono a manifestarsi negli impegni concreti in maniera ancora episodica. È necessario allora che l'animatore accetti i tempi lunghi della maturazione della fede e che rispetti i ritmi di crescita di ciascuno.

IPOTESI DI UTILIZZAZIONE «TEMATICA- DEL CdR/2

Nelle pagine precedenti abbiamo accennato ad una «lettura tematica» del CdR/2 e abbiamo detto che essa consiste nel cogliere dal catechismo quei «contenuti» che sono funzionali al raggiungimento di determinati obiettivi pedagogici, senza contraddire la natura e le finalità del catechismo stesso.
Per illustrare meglio questa possibile utilizzazione del CdR/2, proponiamo un esempio di lettura tematica, mediante la quale vogliamo portare gli adolescenti a questa meta: possedere il senso della responsabilità verso gli altri e assumere impegni di servizio nel territorio.
Gli adolescenti di fronte all'impegno di «promozione umana»
Se vogliamo educare gli adolescenti alla responsabilità verso gli altri e all'assunzione di impegni di servizio nel territorio, non possiamo ignorare il loro atteggiamento di fondo di fronte a questo progetto ed i condizionamenti che limitano o impediscono la, sua realizzazione. Anzi, devono prenderne coscienza gli adolescenti stessi. Il CdR/2 ci offre molte proposte di riflessione a questo riguardo. Ne presentiamo alcune.
- L'adolescente sente il bisogno di intervenire nell'ambiente per rinnovarlo, ma spesso la realtà sociale problematica e contraddittoria, le prime delusioni, la difficoltà di tradurre l'ideale in realtà frenano i suoi entusiasmi e possono «chiuderlo» in se stesso (pp. 38, 74,...).
- L'adolescente è proteso verso il futuro, verso una certa idealità. Ma l'attuale cultura, caratterizzata dal senso del «provvisorio», la mentalità funzionalista, la ricerca di gratificazione immediata, dominante oggi nel nostro ambiente portano l'adolescente a chiudersi nel presente, in una concezione «proprietaria» e difensiva della vita (pp. 162,...).
- L'adolescente incomincia a vedere più chiaramente che cosa è giusto e che cosa e sbagliato e sente di essere chiamato a fare le sue scelte e a rinunciare, in forza di quelle scelte, ad altre possibilità. Ma il relativismo odierno lo portano spesso a vivere senza criteri stabili di giudizio, ad affidarsi alla variabilità delle culture e a diventare conformista (pp. 41).
Quale annuncio-proposta fa il CdR/2 agli adolescenti che vivono in tali condizioni?

L'annuncio cristiano: siamo chiamati per una «missione»

- Cristo ci chiama ( Io ho scelto voi) perché ha fiducia in noi. La sua, però, non è una chiamata a chiudersi nella calda intimità di un gruppo securizzante, ma è una chiamata in vista di una «missione» da compiere: la realizzazione di una «nuova qualità della vita», il Regno di Dio.
- Chiamandoci, Cristo ci ha fatto dono del suo Spirito, ci ha resi capaci di amare come lui, ci ha resi ricchi dentro: capaci di promuovere una vita di comunione e di pace, di far germogliare la giustizia e rapporti di condivisione, di essere solidali con i più «poveri».
- Ora siamo chiamati a portare frutto, a vivere la nostra identità di «missionari», di «inviati» (di «cristi», appunto), restando profondamente attenti:
- ai doni («carismi») che lo Spirito Santo ci ha dato;
- alle situazioni del nostro territorio, che reclamano la nostra solidarietà;
- alle proposte che ci vengono fatte dai Pastori della Chiesa;
- alle testimonianze di servizio e di promozione umana, presenti nell'ambiente.
- Ognuno di noi è chiamato a prendere il suo posto nella comunità ecclesiale e sociale e a adempiere il proprio compito, in base alle proprie attitudini; in un preciso stato di vita (da definire attraverso un paziente lavoro di ricerca e di preghiera).
- In questo impegno di servizio siamo sostenuti nella speranza dal fatto che il Regno di Dio è già all'opera in mezzo a noi. Ogni impegno assunto e speso in direzione del Regno non va perduto. I frutti che noi portiamo sono anticipo di quella vita che risplenderà in pienezza nella «casa di Dio».

Gli atteggiamenti da promuovere

L'annuncio del messaggio cristiano è destinato a «convertire» le persone, a promuovere degli atteggiamenti interiori di fiducia, di disponibilità, di accoglienza, di impegno, al seguito di Cristo «servo».
In particolare il CdR/2 si propone di maturare negli adolescenti alcuni atteggiamenti specifici. Li elenco velocemente.
- Una grande passione per la vita. Dio è dalla parte della vita. Egli ha detto un «sì» totale all'uomo. La nostra vita è qualcosa di troppo importante per banalizzarla nella disperazione del «nonsenso» o nel facile compromesso del «consenso». Gesù ci mostra la strada per «vivere in pienezza»: fare dono della vita, farci «prossimi» di tutti, senza mezze misure (pp.. 21-24).
- Una vita da spendere nella logica dell'amore. Dio ha fatto «ricca» la nostra vita: l'ha riempita di doni o «carismi»; ma questi doni ce li ha dati «per l'utilità comune». Perciò occorre uscire da una concezione individualistica e proprietaria della vita ed assumere il proprio compito di servizio nella comunità (pp. 60-64).
- Il senso della corresponsabilità sociale. Per essere responsabili dentro la storia occorre maturare la nostra capacità critica di fronte ai vari condizionamenti sociali e culturali dell'ambiente (pp. 74-75), prepararci ad una professione per essere in grado di collaborare al bene di tutti, lasciarci provocare dai bisogni concreti delle persone (pp. 78-81).
- «La libertà per gli altri». Una libertà che non è per nessuno non è libertà. La libertà è possibilità e capacità di donarsi. L'esercizio autentico della libertà è l'amore (pp. 128-132). Essa cresce in un amore che percorre le vie concrete del perdono, della solidarietà e del servizio.
- L'impegno per promuovere la vita. G adolescenti sono chiamati a individuai situazioni bisognose di intervento (p< promuovere la dignità e i diritti di ogi uomo) e a combattere ciò che va contro I vita e offende la dignità umana. Le mode lità di impegno sono quelle suggerite ogk dal volontariato.
- L'impegno per promuovere la pace. GI adolescenti sono chiamati a costruire pace nelle relazioni interpersonali più im mediate (famiglia, gruppo, rapporto ragazzo e ragazza), nel proprio ambienti (togliere barriere ed emarginazioni), società (denunciare la corsa agli arma menti, favorire la mentalità della non. violenza, ecc.).
- L'impegno per promuovere la giustizia. Gli adolescenti sono chiamati a partecipa. re alle iniziative per il Terzo Mondo, a scoprire i poveri presenti nel loro ambiente, a rendersi conto dei problemi del territorio, mediante la partecipazione a varie iniziative di studio.
- L'impegno per promuovere la libertà. Gli adolescenti sono chiamati a prendere coscienza (e a far prendere coscienza) delle varie forme di,schiavitù (dell'avere, del potere, ecc.), a prendere coscienza dei problemi che stanno alle radici di tante situazioni di miseria, a collaborare nelle iniziative promosse dalla comunità ecclesiale e sociale contro la droga, la prostituzione, la miseria di ogni genere.
Una volta colti dal CdR/2 i contenuti dell'itinerario catechistico, che si prefigge di educare gli adolescenti al senso della responsabilità, verso gli altri e all'impegno del servizio nel territorio, l'animatore organizzerà il cammino di formazione cristiana secondo la dinamica suggerita nelle pagine precedenti, al punto Ipotesi didattica di utilizzazione di un capitolo del CdR/2.

Gli impegni di servizio concreto proposti dal CdR/2

Gli atteggiamenti interiori di disponibilità e di servizio tanto più sono veri e tanto più maturano, quanto più si traducono in impegni concreti di servizio. Il CdR/2 propone quattro «aree» di impegno.