Cesare Bissoli

(NPG 1983-02-19)

 

UNA PARABOLA CHE CONTINUA

Ricordiamo tutti l'incontro di Gesù con il ricco giovane (così lo qualifica Mt 19,20). Ogni volta che lo ascoltiamo, ne usciamo sempre colpiti (Mt 19,16-23).
Un giovane, esposto necessariamente a delle scelte, di fatto quel giorno dimostra la volontà di farne una, radicale, a proposito di vita addirittura eterna! (v. 16). La scelta avviene confrontandosi prima con Gesù di Nazaret, probabilmente per una simpatia nata nel cuore, del resto ricambiata dal Maestro che «lo amò», sottolinea Marco (10,21).
Gesù sotto forma di appello, di vocazione addirittura, gli propone un progetto di vita in cui tre sono gli elementi in gioco: una relazione nuova con le cose («Va', vendi ciò che hai...»), in funzione di una relazione nuova con gli altri («Dallo ai poveri») e più rapidamente stabilendo una relazione totale con Gesù («Poi vieni e seguimi»). È un progetto carico di un intenso futuro («Avrai un tesoro in cielo», ma soprattutto va ricordato il dialogo appassionato di Pietro con Gesù subito dopo: «E noi che abbiamo lasciato tutto, che cosa ne otterremo? Siederete anche voi sui dodici troni...» Mt 19,27-29). La cerniera fra il giovane e Gesù si muove ultimamente sulla libertà del giovane, poiché, quanto al Maestro, egli la scelta a favore del giovane sembra averla già fatta dal modo con cui lo tratta.
Sappiamo come andò a finire: la cerniera non si chiuse, e tutti e due si congedarono tristi, il giovane, ma anche a suo modo, e forse di più, Gesù stesso (cfr. Mt 19,22.23).
Ecco, questo racconto mi sembra rappresentare il primo, fondamentale tratto biblico che fa da sfondo al CdR/2, la parabola permanente dell'incontro di un giovane con il Vangelo, di cui il CdR vuol essere ampliata attualizzazione e commento. È facile notare come i nuclei del catechismo riprendano i punti nodali dell'incontro evangelico. Del resto è un catechismo che del racconto evangelico non ignora la carica drammatica che sfocia fino al rifiuto, proprio perché accetta di mettere così fortemente al centro la funzione della libertà, ovviamente non pensando solo ai rischi del rifiuto, ma guardando con fiducia quanti intorno a Gesù, allora ed oggi, accettano il progetto di Gesù fino in fondo.
Su questa biblicità programmatica e costitutiva, riassunta ancor più in miniatura nel titolo Io ho scelto voi, e filigrana di tutto il CdR/ 2, si distende una biblicità articolata esplicativa. Di questa saranno toccati qui tre aspetti, quali chiavi di lettura per capire non soltanto la dimensione biblica, ma la totalità del testo dal punto di vista della finestra biblica.
Ecco i tre punti:
- l'intenzione fondamentale che illumina sulla finalità della Bibbia nel CdR/ 2;
- i tratti essenziali o le modalità di presenza della Bibbia nel CdR/2;
- la valorizzazione catechistica della dimensione biblica.

L'INTENZIONE FONDAMENTALE: LA PAROLA DI DIO COME PEDAGOGIA DI VITA

Quando la redazione ha pensato alla Bibbia in questo catechismo, subito si sono tenute presenti tre variabili, prestando attenzione alle quali si venivano a conseguire certe finalità e di conseguenza a dare forma specifica alla dimensione biblica.

Consolidamento del cammino biblico precedente

Il CdR/2 giunge al seguito di una lunga, intensa frequentazione della Bibbia lungo i catechismi precedenti, quello dei fanciulli e soprattutto dei preadolescenti (CdR/1), e in senso più vasto in rapporto al grosso volume di conoscenze bibliche legate all'insegnamento religioso nella scuola media. Non doveva perciò esservi una Bibbia ripetitiva, ma riempitiva, cioè illustrativa di aree bibliche altrimenti ignorate, una presenza biblica insomma di completamento e consolidamento del cammino biblico precedente.
Questo spiega il riferimento, che è pure una novità forse in assoluto, ai Sapienziali (cap. 1), alle lettere di Paolo, a monografie di profeti come Osea, Amos, Geremia, alla rinuncia di una trattazione di Gesù sulla base di un solo vangelo e lungo il filo più marcatamente storico-culturalebiografico come nel CdF e nel CdR/1. Certamente forse si poteva dare una fondazione più culturale a tutto l'impiento biblico, per es., fissando una scheda informativa sui Sapienziali e sui Profeti. In ogni caso la scelta di personaggi, invece che di temi per l'AT e il riporto materiale di passi del NT dovrebbero favorire il contatto diretto con il Libro Sacro.

Il criterio della significatività nella scelta dei testi biblici

Ma la rinuncia ad ampliamenti esegetici forse si lega alla seconda variabile: in questo catechismo si tratta di adolescenti, dunque di una situazione di personalità tale che nei confronti della Bibbia non pare offrire quelle possibilità di coinvolgimento determinato dall'interesse della notizia «nuova», quanto piuttosto dalla notizia «significativa». È stato osservato che tipico di questa età è la valutazione morale o valoriale del dato («è vero se è buono per me»), la predilezione perciò di concrete figure umane (modelli) più che della sequenza di avvenimenti, la tendenza prepotente di leggere gli stessi avvenimenti nella loro capacità di significati vitali.
Da questo punto di vista si spiega la precisa scelta in questo catechismo della Bibbia per personaggi, i profeti, al vertice Gesù di Nazareth; la lettura fortemente attualizzante dei testi, in funzione cioè dei problemi di vita del ragazzo; il superamento di conseguenza di una presentazione puramente esegetica o anche meramente kerigmatica.
In senso, speriamo, corretto, penso si debba parlare di una lettura squisitamente antropologica dei passi scritturali, spinti per dare al massimo significati esistenziali.
Riprendendo un celebre testo del Documento di Base, si può affermare che scopo della Bibbia nel Catechismo è quello di fare in modo che alla luce dell'esperienza biblica, il ragazzo si comprenda davanti a Gesù Cristo, ritrovi in Dio una parola che sia «apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni» (RdC, 52).

La centralità del mistero di Cristo

La terza variabile tenuta presente corrisponde a quella che è la linea diretta del RdC e di altri documenti catechistici a proposito della Bibbia: ossia la centralità del mistero di Cristo, all'interno del più grande piano della historia salutis, sia quindi rispetto a ciò che precede (AT), sia a quanto segue (la vita delle prime comunità cristiane). Ed in effetti con regolarità si articolano per ogni capitolo, sia pur con modalità diverse, i tre momenti anticotestamentario, evangelico-cristologico, delle prime comunità.
La centralità più che da un parlarne di più (quanto si dice sull'AT, ad es., circa il profeta Osea, nel II c., non è quantitativamente inferiore a quanto si dice su Gesù nel medesimo capitolo), emerge dall'essere Gesù Cristo inteso come «culmen et fons» in rapporto a quanto precede e a quanto segue. Secondo una dinamica in cui si dà al cosiddetto cristocentrismo non la totalità dell'area biblica (sarebbe un depauperato e pericoloso cristomonismo), ma la funzione di centro, punto di convergenza e di partenza dei significati delle altre parti della Bibbia.
In sintesi, l'intenzione che ha guidato l'inserimento della Bibbia nel CdR/2 è accentuatamente pedagogica, da due punti di vista fra loro implicati:
- evidenziare la pedagogia di Dio all'interno della stessa Bibbia mediante un intelligente intreccio fra AT e NT;
- mostrare che tale pedagogia continua in rapporto alla condizione degli adolescenti, mettendo in luce appunto la significatività della Parola detta un giorno nel passato, mostrando come la parola di sempre si confronti oggi, a tu per tu con i problemi e bisogni di vita del ragazzo di questa età.
Della bontà di questo sforzo, gli operatori potranno giudicare in base alle esperienze pratiche. Ma prima conviene arricchire questa dichiarazione di intenti precisando la modalità di presenza della Bibbia nel CdR/2.

I TRATTI ESSENZIALI

Molte cose sono già state accennate, ora cerchiamo una visione più organica. Da una prima osservazione oggettiva colpisce l'abbondanza del dato biblico. Lascio a chi vuole il gusto di contare le citazioni. Mi limito ad un dato per sé rivelativo: su 184 pagine, comprese quelle in bianco, ben 116 contengono tematiche bibliche, quasi due terzi del totale, proporzione che si mantiene quasi simile dentro ogni capitolo. Una mensa certamente assai imbandita di Bibbia, che può generare dei problemi di digestione e che domanderà certamente una specifica, intelligente mediazione, ma entro un cantiere, quello offerto dal catechismo, degno di essere visitato e in cui lavorare.
Per ogni capitolo la parte biblica forma praticamente tre fasce centrali, la seconda, la terza e la quarta. I capitoli 5 e 6, per la diversa funzione nell'insieme del testo, sviluppano diversamente il dato biblico. Si possono ritrovare altri motivi biblici specialmente a conclusione, nelle dossologie e alla conclusione di tutto il catechismo, nel «Credo» conclusivo che è la rinarrazione della storia di Gesù ispirata al discorso di Pietro in Atti 10.
Sarebbe facile a questo punto tracciare un grafico riassuntivo dei temi biblici all'interno di ogni capitolo e nella sequenza dei diversi capitoli.
Di questo quadro è utile fare una lettura verticale, badando a tutto quanto riguarda l'AT nella fascia seconda, poi a quello che si dice di Gesù nella fascia terza, e infine alle menzioni della vita delle prime comunità nella fascia quarta.
Successivamente si procede ad una lettura orizzontale, individuando la dinamica che sta dentro ogni capitolo fra i diversi momenti biblici, e di questi con le altre fasce precedenti e seguenti (cioè la prima, la quinta e la sesta).

I contenuti delle diverse fasce bibliche (lettura verticale)

Antico Testamento

Per quanto riguarda l'AT (seconda fascia), si snoda la trattazione dei temi seguenti:
- la lettura che i sapienziali fanno della vita evidenzia le ragioni del ben-essere (Proverbi), ma anche del mal-essere, al cui vertice sta l'ombra della morte (Qohelet), per cui urgente si fa l'attesa di una luce ulteriore;
- la lettura del profeta Osea, quale profeta dell'amore e della riconciliazione nella società violenta del suo tempo, richiama fortemente l'attenzione su Jahvè, Dio di comunione nuziale (c. II);
- la lettura di alcuni Salmi della creazione e di altri testi analoghi di Genesi e di Siracide, e poi l'impiego di testi dell'Esodo e Deuteronomio focalizzano l'attenzione sul Dio dei poveri a cui vanno i beni della terra, per allargarsi alla figura profetica di Amos, profeta del Dio giusto (c. III);
- la lettura del profeta Geremia pone in risalto quel Dio intimo nel cuore dell'uomo, grazie al quale la libertà prende il giusto senso (c. IV);
- successivamente lo studio si posa sulla figura di Mosè, secondo Esodo 2-3, testimonianza altissima della vocazione nel popolo di Dio (c. V);
- infine ci imbattiamo in cenni, ma luminosi, circa le speranze del popolo di Dio, da Abramo, ai profeti, a Maria di Nazaret nella sua annunciazione (c. VI). Ulteriormente si trovano altre citazioni di Salmi (come il 138 nella fascia quinta del c. I) sparsi qua è là.
In sintesi l'AT nel CdR/2 gira attorno ad alcune delle più grandi personalità profetiche dell'antica alleanza, in attesa di saldarsi con il profeta più grande. Non sarà da poco impegnare degli adolescenti sulla strada qui segnata, tante sono le possibilità di esplorare un mondo ricco di fermenti umani e aperto sul futuro.

«Narratio Jesu»

Per quanto concerne la fascia Gesù o cristologico-evangelica (terza fascia) anzitutto va osservato che non un vangelo, ma una vita Jesu sta al centro, secondo l'apporto indifferente dei tre sinottici (però nel c. V, dedicato alla vocazione è il quarto vangelo che offre i propri testi), sempre in rapporto stretto e determinante con il tema generale del capitolo trattato. Per cui, sempre in una lettura verticale, abbiamo queste corrispondenze:
- al discorso sulla vita, Gesù si presenta come «fonte di vita» (c. I);
- circa la pace: «In Gesù la vera pace» (c. II);
- sulla giustizia: «Gesù l'uomo giusto» (c. III);
- a proposito della libertà: «Gesù uomo libero» (c. IV);
- quanto alla vocazione sono considerate le chiamate di Gesù (c. V);
- ed infine sul futuro della vita e del mondo, Gesù è colui che porta promesse decisive (c. VI).
La vita di Gesù viene intesa quindi come ermeneutica decisiva della vita del ragazzo. E della vita Jesu sono riportati i tratti fondamentali delle sue parole, delle sue opere e soprattutto l'evento della sua morte e risurrezione, con chiara dominanza del fatto pasquale come chiave risolutrice di tutto. Diciamo ancora che è una narratio Jesu attorno a certe tematiche, più che veri e propri sviluppi di teologia biblica. Infine, alla domanda inevitabile se non finisca con l'essere ripetitivo questo ritorno plurimo sulla stessa vita Jesu, va risposto e tenuto presente che criterio di distinzione sta nell'ottica diversa di approccio, nelle angolature differenti. O se si vuole, è l'evento Gesù in qualche modo scomposto nei diversi colori.

La comunità ecclesiale

La fascia terza, definibile come ecclesiologica, rientra nel quadrante biblico in quanto il significato di Gesù viene visto anzitutto attuato nelle prime comunità, attraverso in particolare la guida di Paolo:
- così il Battesimo è compreso secondo Romani (c. I);
- la riconciliazione, secondo Efesini (c. II);
- la pratica della giustizia nella comunità, secondo i principi di agape di 1 Corinti (c. III);
- l'esercizio della libertà viene confrontato con i criteri di Galati (c. IV). In termini più generali, è da Atti che vengono riprese preziose annotazioni sui carismi e ruoli nelle prime comunità (c. V), mentre l'Apocalisse ed altri testi proiettano la loro luce nella decifrazione del cammino della Chiesa nel tempo (c. VI). Va subito detto che in questa fascia quarta il tratto biblico è fortemente apparentato al discorso sacramentale ed etico-comunitario, poiché a partire dalle origini è la stessa realtà di motivazioni e di prassi che compenetra la vita delle comunità cristiane nella storia. Per queste ragioni, il momento biblico in questa fascia appare meno autonomo, più diluito, ma pur sempre ampio e ricco di significati vitali.
Non vorremmo dimenticare un quarto momento biblico, sia pur non tanto ampio, ma reale che emerge lungo la fascia quinta, cioè nelle sintesi traditio-redditio della fede, ricche di spunti scritturistici, nelle dossologie in particolare e poi nella grande narratio fidei finale, conclusiva di tutto il CdR nelle sue due parti.

Il taglio di lettura delle diverse fasce bibliche (lettura orizzontale)

Sarebbe gravemente incompleto il discorso sulla Bibbia, se non afferrassimo il rapporto fra i diversi momenti: AT, Gesù,
prime comunità. È tutto, salvo che giustapposto, e nemmeno però possiede una eguale rilevanza sul piano del valore. Per capire la corretta connessione ci aiuta la lettura orizzontale, ossia il confronto della II, III, IV fascia dentro ogni singolo capitolo, soprattutto per quanto concerne i primi quattro capitoli.

Organicità di visione

Richiamo anzitutto l'attenzione sulla organicità di visione della Bibbia, per cui questa è intesa come progetto di Dio, come discorso articolato di salvezza, che dall'AT, attraverso Gesù, si realizza a partire dalla Chiesa del NT fino a noi.
Salta agli occhi la consonanza con la trilogia «profeta-vangelo-apostolo», secondo cui la Chiesa presenta la liturgia della parola nella messa domenicale.

Antico Testamento, pedagogia a Cristo

Per sua natura intrinseca, il progetto della salvezza ha, nella visione cristiana, il proprio centro in Gesù Cristo. Questo comporta una certa rappresentazione dell'AT. Di questo nel CdR/2 si stima necessaria la presenza (e con un'ampiezza proporzionatamente maggiore che in altri catechismi), ma come presenza pedagogica. Nel CdR / 2, ciò sta ad indicare una peculiare caratteristica: l'AT è posto in continuazione anzitutto con gli interrogativi umani della prima fascia, e quindi in maniera tale che l'adolescente, in quelle antiche pagine, si trovi in certa misura accomunato dalla problematica umana di Israele e da questa stimolata. (In questa prospettiva, il ragazzo che è stato sensibilizzato su qualche aspetto dell'esistenza nella prima fascia, ora si ritrova a casa nell'AT, vede come i suoi problemi di vita lo aiutino ad educare, raffinare, approfondire, orientare la propria crescita inquieta).
Ma insieme alla comunione nelle domande, l'adolescente con Israele e sotto la guida del profeta di turno, cammina in buona compagnia verso la luce piena di Cristo, riceve dei presentimenti di verità di decisivo valore propedeutico.
Riconosciamo quindi all'AT un valore relativo e relazionale, emergente sia dal frasario ritornante (nell'AT «inizia, ora ha avvìo, qui si attende, si guarda in avanti»...) sia dall'esplicito contatto con la fascia prima (l'abbiamo qui sopra detto), con la fascia terza, con Gesù appunto, con la fascia quinta, quella dell'impegno (infatti le domande che sempre punteggiano la conclusione del confronto con l'AT sono riprese all'inizio della quinta fascia ormai in chiave risolutrice).
L'AT possiede dunque nel CdR/ 2 un ruolo educativo insostituibile.
Dovrà quindi essere direttamente contattato dai ragazzi. A questo scopo è di grande facilitazione l'aver scelto la via monagrafica, del libro unico, e non invece la via della somma di testi diversi, nella presentazione dell'Antica Alleanza.
Detto con molta franchezza: il senso del CdR/ 2 per quanto riguarda l'AT sarà dunque rispettato soltanto mantenendo la concezione relazionale sopra descritta, in particolare il rapporto fra prima e seconda fascia.

Gesù Cristo al centro

Ulteriormente la centralità di Gesù Cristo emerge, oltre che dall'ovvia ragione del. ruolo affidato ad esso nel catechismo, secondo quanto veniamo fin qui dicendo, dal fatto di riprendere il «tutto Gesù», sia pur sotto angolature diverse, in ogni capitolo ed ancora di privilegiare la trattazione della fascia terza con letture di testi evangelici posti espressamente in calce.

Chiesa, tempo di Gesù che continua

Ma vi è un altro tratto che mentre esalta il mistero di Cristo, definisce il taglio di presenza della Bibbia. Se la historia salutis giunge fino a noi e ci avvolge, allora va riconosciuta la forte saldatura fra il tempo di Gesù e quello della Chiesa, in un Gesù che si affida e si prolunga nella comunità dei credenti.
Ciò appare nel catechismo con annotazioni brevi, ma fondamentali.
Parlando di Gesù nella fascia terza, inizia a farlo dando la parola sempre alla comunità nata a Pasqua. La comunità non vi porta assolutamente il timbro dell'archeologia o della nostalgia, bensì compie un atto di memoria indispensabile per poi subito identificare il Maestro nella testimonianza di Paolo, nei sacramenti, nell'esercizio della vita delle comunità. Gesù è intenzionalmente visto come colui che continua sotto altri segni l'annuncio di Palestina nelle comunità di ieri e di oggi.
Questa prospettiva ecclesiale di lettura si trova in certo modo anche nella fascia dell'AT, perché è sempre in mezzo al popolo e per esso che emerge la figura del profeta, e quindi del libro sacro che ne parla.
Oltre che corretta esegeticamente, questa ottica sociale di comprensione può avere efficaci risonanze nell'educazione della fede, perché così si mantiene l'unità fra ieri, oggi e domani della storia della salvezza, si sottolinea la permanenza del mistero di Cristo, con chiara rigenerazione del significato dei sacramenti, della stessa vita ecclesiale, si dona l'unica base solida che giustifica e sorregge la impegnativa responsabilità di vita cui il catechismo richiama (basti pensare alle implicanze del c. H e c. III). Per meglio approfondire tutto ciò anche nella fascia quarta appaiono in calce dei testi rilevanti del NT extraevangelico.

Visione profetica della vita

Un'ultima notazione circa il taglio biblico del CdR/ 2. Potremmo definirlo profetico-etico.
La Bibbia cioè propone una interpretazione profetica della realtà complessa della vita: di fatto sono in scena dei profeti, e Gesù ha chiaramente tale lineamento.
Un discorso profetico in funzione etica, cioè per impegnare in precisi settori della esistenza personale e collettiva, ultimamente per ritrovare la vita come vocazione, realizzando così la risposta all'appello dell'«Io ho scelto voi».
In sintesi, possiamo esprimere così la dinamica della Bibbia nel CdR/ 2: Dall'esperienza della vita in qualche aspetto fondamentale (prima fascia);
- ci si avvia ad una comprensione religiosa secondo la Parola dell'AT (seconda fascia);
- se ne ha la verità sostanziale nella vita, ossia dalle parole ed opere, di Gesù Cristo ( terza fascia);
- la si riceve tale verità attualizzata nei molteplici segni sacramentali della comunità (quarta fascia);
- vi si reagisce e la si interiorizza con la preghiera (quinta fascia);
- la si sperimenta incarnata nella vita concreta da cui si era partiti (sesta fascia). Alla fine, e questo può valere come verifica, l'adolescente dovrebbe concludere non alla ripetizione di una serie di nozioni bibliche, anche corrette, ma attraverso l'esperienza dell'incontro con uomini biblici, al vertice Gesù, afferrare che il Dio di Gesù Cristo ama e vuole la vita, la mia, quella di ogni persona, e che Gesù si è impegnato perché tutti abbiano la vita e in pienezza, secondo un progetto originale, quello costituito dalla vicenda dello stesso Gesù.

LA VALORIZZAZIONE CATECHETICA

Ce n'è abbastanza, secondo me, per parlare di un originale approccio alla Bibbia, sia per contenuti che per taglio di presentazione, sulla accertata base di una correttezza esegetica invidiabile, di una reale possibilità che il catechismo ha di riuscire significativo, capace di dialogo con i problemi del ragazzo, ed infine di una ben compaginata articolazione dei tre momenti biblici secondo una verace lettura ecclesiale.
Il problema dell'attuazione fra gli adolescenti consiste in questione: nel farli entrare e mentalizzarli sulla dinamica globale che sottostà al discorso biblico, così come veniamo dal mostrare. Ma per giungere a ciò, occorre che l'animatore (non credo molto all'efficacia di una lettura soltanto individuale) stesso si renda conto anzitutto della qualità e funzione date alla Bibbia nel CdR/ 2.
Ecco a mio parere alcuni aspetti di particolare rilevanza.
- Ciò che conta non sono i singoli testi dei due Testamenti, ma la prospettiva di lettura, ossia le funzioni, le capacità di verità che hanno i testi in rapporto al tutto. In questo senso sta una ermeneutica reciproca fra il resto del catechismo e la parte biblica.
La domanda che fa da precomprensione, ultimamente la dà la condizione esistenziale dell'adolescente. Egli stimola i testi morti a diventare parole vive, ne fa sprigionare luci nuove. E reciprocamente la Bibbia interpreta, illumina e conforta la vita del ragazzo, i suoi personaggi incontrano questo personaggio che è il giovane. Pertanto la categoria dell'incontro è quella fondamentale, da applicare didatticamente. Incontro comporta esperienza di due diversi, che hanno qualcosa da dirsi, nel rispetto della libertà delle conclusioni, ma certamente nella fondata speranza di un arricchimento di un'amicizia reciproca.
- Tutto ciò esige, in secondo luogo, la lettura diretta dei passi biblici, in modo da completare la parafrasi del catechismo.
- Si può, in terzo luogo, partire anche dalle fasce bibliche, se si vuole, ma rispettando la interiore, indivisibile dinamica e connessione con la fascia antropologica ed ecclesiale.
- Nulla impedisce che il contatto con la Bibbia del catechismo avvenga sotto forma di gruppo biblico, con la componente meditativa ed attualizzante che lo caratterizza.
- Soprattutto conta leggere la Bibbia esplicitando in permanenza l'incidenza esistenziale nella vita del ragazzo (uomo), e non avvalendosi dell'ipse dixit («è Parola di Dio»!) o di dimostrazioni puramente logiche.
- Ciò richiede necessariamente l'invenzione di un linguaggio adeguato agli adolescenti che traduca ciò che il catechismo sulla Bibbia dice in modo chiaro, ma assai denso e concettuoso. Per linguaggio intendo tutti i segni necessari verbali e non verbali, di tipo cognitivo, affettivo, operativo, che formano e parlano al mondo degli adolescenti del nostro tempo.

PER L'AZIONE

La utilizzazione del CdR/2, come del resto degli altri catechismi, richiama alla mente la frase del RdC citata nell'introduzione al dossier: «Prima sono i catechisti e poi i catechismi; anzi, prima ancora sono le comunità ecclesiali» (n. 200).
Partendo da questa riflessione Lucio Soravito suggerisce come arrivare ad una corretta utilizzazione di questo catechismo. Occorre anzitutto rendersi conto del contesto pastorale e catechistico in cui viene a cadere una possibile utilizzazione. In quale direzione muoversi, una volta individuati i problemi?
L'autore risponde indicando alcune strategie pastorali e catechistiche.
Nella seconda parte dell'articolo Soravito, mettendo a frutto anche la sua esperienza in mezzo ai gruppi di adolescenti, affronta il come concretamente utilizzare il testo.
Le indicazioni sono ricche e stimolanti. Anzitutto si sofferma sui metodi di lettura. Ne indica quattro:
- lettura continua;
- lettura per aree preferenziali;
- lettura per capitoli;
- lettura per temi.
Subito dopo offre un itinerario didattico nei suoi vari momenti:
- individuazione della meta;
- educazione delle domande;
- consolidamento di domande religiose;
- risposta-proposta di Cristo alle domande;
- il cammino verso una «vita nuova».
Infine l'autore offre un esempio di lettura attorno ad un «tema», cosi formulato: «possedere il senso della responsabilità verso gli altri e assumere impegni di servizio nel territorio».