Dalla vita dell'adolescente alla formazione dell uomo cristiano

Inserito in NPG annata 1983.

 

Augusto Barbi

(NPG 1983-02-11)

 

Questo intervento ha lo scopo molto preciso di mettere a fuoco come è presente, nel CdR/ 2 «Io ho scelto voi», la vita dell'adolescente, con tutte le realtà che la caratterizzano e la condizionano, e a quale mentalità ed atteggiamenti cristiani occorre educarlo perché egli riesca ad assumere la totalità della sua esperienza nell'ottica della fede. Si tratta perciò di un momento rilevante per comprendere e vitalizzare lo strumento catechistico che ci è posto nelle mani. Qualsiasi proposta o itinerario di educazione alla fede, infatti, non può prescindere da una conoscenza, il più possibile ampia, del soggetto a cui si rivolge e delle mete a cui intende gradualmente educarlo.

QUALE ADOLESCENTE NEL CdR/2?

La base per un esame della presenza della vita dell'adolescente nel CdR/2 ci è fornita essenzialmente dalla fascia di ogni capitolo del volume. Una lettura attenta di queste pagine ci permette di scoprire varie aree di interesse e talvolta anche linguaggi diversificati. Alla fine sarà possibile penetrare la mentalità, il metodo e la finalità con cui queste pagine sono state pensate e chiedono di essere utilizzate nella catechesi viva.

Attenzione alla soggettività dell'adolescente

L'adolescente è molto attento ai fenomeni nuovi e alle nuove sensazioni che nascono dentro di lui. Avverte il bisogno di esprimerle, di comunicarle, di confrontarsi. Forse però non è sempre in grado di dare contorni lucidi a ciò che preme dentro di lui. Il CdR/2 si fa interprete di questa esigenza, con una modalità espressiva che talora tenta di essere coinvolgente (l'uso del «noi»). Certo, lo scopo che il catechismo si prefigge non è quello di descrivere con compiutezza i fenomeni dell'adolescenza, ma soltanto quello di fornire provocazioni al fine che il soggetto-adolescente stesso sia invogliato a reagire e a scoprirsi.
Il CdR/2 accenna così alle nuove tensioni e alle prime delusioni che possono nascere nell'impatto più diretto che l'adolescente ha con la vita: «Nascono prepotentemente in noi tensioni nuove, per una vita più degna... Sotto la pressione di queste spinte nuove, sperimentiamo anche le prime delusioni...» (p. 10).
Interpreta i sogni e le paure che affiorano di fronte alle prospettive del futuro: «Anche il futuro della vita pone interrogativi...» (p. 10).
Provoca ad esprimersi circa le esperienze più immediate di socializzazione: la tensione con la famiglia dovuta al bisogno di indipendenza (pp. 38-39), le nuove amicizie e l'inserimento nella vita di gruppo (p. 39), le pulsioni affettive e sessuali con la loro carica di appello e con le loro ambivalenze (pp. 39-40).
Interroga sul significato da dare all'uso delle cose: «... si assume la concezione dominante che la vita di una persona vale e si realizza nella misura dei beni che possiede» (p. 76).
Stimola a manifestare le motivazioni che sorreggono la scelta del lavoro e l'impegno della scuola: «La scelta del lavoro... anche la scuola e la cultura possono essere pensate unicamente in vista del benessere a cui danno accesso» (p. 76).
Dà corpo a quelle che possono essere le prime sensazioni di fronte agli spazi di libertà conquistati gradualmente: desiderio di indipendenza e di originalità: «Guai a chi vuole intromettersi nelle nostre decisioni... Non siamo più disposti a comportarci da satelliti...» (p. 110); esigenza di spontaneità: «La voglia di essere liberi, poi, reclama il bisogno di spontaneità» (p. 111).
È attento anche ai disagi e alle incertezze che l'adolescente prova quando misura la spinta dei suoi sogni con il freno permanente della realtà: «Ma la realtà non è troppo diversa e distante da questo progetto ideale?» (p. 162).
Questa lettura che il CdR/2 fa della soggettività dell'adolescente è sufficientemente equilibrata. In ogni momento, essa è attenta sia agli elementi positivi che a questa età emergono, sia ai ripiegamenti e alle involuzioni che sono sempre in agguato.

Allargamento ai modelli sociali e agli influssi culturali

Uno sguardo che si fosse limitato alla soggettività e alla sensibilità dell'adolescente sarebbe risultato riduttivo. Il CdR/2 si sforza perciò di aprire gli occhi su una realtà più vasta che può influenzare la vita dell'adolescente. Questi infatti si orienta sulla base di modelli sociali, è segnato da fenomeni culturali di cui non sempre riesce a percepire la portata. Il catechismo desidera aiutare l'adolescente a guardarsi attorno e lo provoca a tentare una prima valutazione di tali modelli e fenomeni.
Le pagine del CdR/2 accennano, in concreto, ad una gamma assai varia di problematiche. Attorno all'adolescente si muovono modelli-adulti che comunicano un progetto di vita più o meno felice e riuscito: «Quali testimonianze offre il mondo degli adulti?» (p. 11).
I mass-media propagandano, in modo incisivo, stereotipi dell'uomo realizzato: «Giornali, radio, televisione, propongono con insistenza modelli di vita, reclamizzati come ideali...» (p. 11). La vita dell'adolescente è toccata, per esperienza diretta o per una informazione coinvolgente, da processi sociali a più largo raggio: divisioni, discriminazioni, conflitti sociali, povertà economica e culturale, emarginazione, violenza; ma anche, spinte pacifiste e non violente, coscienza dei diritti umani e movimenti di emancipazione (pp. 40-41). L'adolescente vive immerso in una società industriale, tecnologica, consumistica.
bene perciò che si renda conto, in qualche modo, delle radici di questo tipo di sviluppo che, se offre alcune possibilità nuove, produce anche evidenti distorsioni: nell'esperienza del lavoro, nella creazione di falsi bisogni, nel crescente divario tra nazioni ricche e povere, nell'alterazione dell'equilibrio ecologico (pp. 74-76).
Nel nostro clima culturale, la libertà stessa che l'adolescente desidera conquistarsi è continuamente sottomessa a malattie e a pericoli di manipolazione: il venir meno del senso critico e la massificazione dei comportamenti (p. 41), la concezione di un libertarismo radicale («io sono libero perché faccio quello che mi piace, quello che mi fa sentire bene», p. 111) o di una falsa e frustrante «libertà dalle cose» (p. 112), la possibile cattura da parte di visioni ideologiche rigide (p. 112).
Anche la speranza nel futuro, di cui l'adolescente ha bisogno per aprirsi alla vita, può trovare, nel clima attuale, basi fragili e illusorie attraverso un sentimento vitalistico superficiale, per il quale la vita, vissuta giorno per giorno, è già apportatrice di felicità: «Talvolta la speranza in un futuro nuovo e in una esistenza riuscita, è sostenuto da un ingenuo ottimismo» (p. 162); e attraverso una prospettiva da «super-uomo» che costruisce da sé e con propri criteri il domani. «In altri casi la speranza sembra poggiare tutte le sue possibilità sulle capacità dell'uomo» (p. 163). L'allargamento di orizzonti che, in diverse maniere, il CdR/2 tende a produrre non si propone analisi dettagliate, ma piuttosto una prima presa di coscienza della complessità del reale sociale e culturale, una basilare valutazione critica degli influssi positivi o negativi che esso può esercitare sugli orientamenti di vita dell'adolescente e, alla fine, il limite che le risposte dei modelli storici hanno rispetto alle domande radicali ed ultime che si nascondono nel cuore dell'uomo.

Responsabilizzazione e attività del soggetto

L'adolescente ha il giusto desiderio di essere protagonista della propria vita e sta iniziando un cammino di giustificata indipendenza, alla ricerca di un'identità e di un volto originale. Il CdR/2 vuole aiutarlo a percorrere correttamente questi sentieri, perciò usa spesso il linguaggio della responsabilizzazione. È possibile divenire protagonisti infatti, solo alla condizione di assumere, lentamente, con chiarezza e responsabilità il compito e gli impegni della propria vita. Un volto originale nasce soltanto là dove, in diverse maniere, non si opera una fuga dalla libertà.
Il linguaggio di responsabilizzazione e il tentativo di attirare il soggetto-adolescente trova così larghi spazi nel CdR/2.
L'adolescente è posto di fronte alla imprescindibilità di prendere in mano la propria vita per cominciare a dargli un senso ed un progetto: «Tante persone ci possono aiutare, nessuno ci può sostituire nel rischioso mestiere di vivere» (p. 11).
Lo si rende cosciente che egli sta già giocando il proprio futuro nelle scelte che matura giorno per giorno: «Nei giudizi e nelle decisioni di ogni giorno, stiamo progressivamente delineando il nostro volto di domani» (p. 11).
Lo si scuote dal pericolo di un ripiegamento su se stesso, attraverso la constatazione che «nessun uomo è un'isola» e che i processi di socializzazione, con tutto il peso che comportano, non possono essere elusi: ^ Vivere con gli altri non è un fatto che si può ignorare o rifiutare con una semplice decisione. Fa parte dell'essere uomini» (p. 38).
Anche il mondo delle cose, realtà necesaria alla vita ma anche palestra dove l'uomo forgia se stesso e costruisce cultura, è sottoposto all'attenzione e all'impegno dell'adolescente: «Sognare il mondo, trasformarlo, usare le cose per far crescere la vita: è un compito che nessuno di noi può eludere» (p. 74).
Se anche i condizionamenti sociali e culturali possono apparire pesanti, l'adolescente non è esautorato dalla propria responsabilità e non può scaricare solo sulle strutture l'eventuale peso dei propri fallimenti: «nessuno può addossare unicamente alla società la colpa del proprio disorientamento...» (p. 76).
Al contrario egli è chiamato a sviluppare il suo senso critico e la capacità di analisi dei fenomeni (p. 77); deve farsi attento alle forme palesi e subdole di manipolazione con cui una società interessata cerca di blandirlo: «C'è chi ha grossi interessi e mezzi di persuasione... per pilotare e sfruttare il nostro bisogno di libertà e la nostra voglia di vivere, di godere» (p. 111s.).
Alla fine, l'adolescente è aiutato a sfuggire alla tentazione della precarietà, del «giorno per giorno», dei progetti a corto respiro, per avviarsi invece a prospettive stabili di vita e a orizzonti di largo respiro.

La verità e la progressione delle domande

L'adolescente matura un vero protagonismo, non solo se è responsabilizzato, ma se è avviato a cogliere le domande più vere che emergono dalla propria vita e dalla vita che sta attorno a lui. Spesso queste domande sono sommerse, sepolte nel cuore distratto e dilaniato da esigenze e bisogni falsamente e artificialmente indotti. Fare opera di ripulitura e di chiarificazione, è far emergere un vero soggetto-protagonista, capace di orientare bene la propria ricerca e il proprio impegno.
E ciò che il CdR/2 si propone di fare con la serie di domande che punteggiano la chiusura di ogni paragrafo.
Spesso questi interrogativi sono collocati in una voluta progressione. Si vedano, ad esempio, le domande del capitolo primo: Come esprimere queste intense energie di crescita? Quale progetto coltivare per il futuro? Di fronte ai modelli di vita, cosa fare? Su quale progetto stiamo scommettendo la nostra vita? Esiste un progetto capace di resistere a tutte le intemperie della vita? Si possono confrontare anche le domande incalzanti che caratterizzano la fine del capitolo quarto (p. 112).
Può darsi che la codificazione scritta dia talvolta a questi interrogativi un sapore di apparente retoricità. La catechesi parlata però deve far loro ritrovare vitalità ed incisività. La serie di domande poi, si somma alla fine in una domanda radicale e totalizzante. Questa domanda è tesa, in certo modo, ad invocare il senso ultimo delle esperienze esistenziali: «Esiste un progetto di vita capace di resistere alle intemperie della vita?» (p. 12); «Ci sarà una pace vera e profonda?» (p. 41); c'è «un progetto di vita in cui le cose servano alla crescita della persona e permettano una vita soddisfacente per tutti»? (p. 77); «Chi ci rivelerà la via che conduce a conquistare la piena libertà?» (p. 112).
Attraverso queste domande ultime e decisive, l'adolescente è educato a farsi «uditore» e «capace di invocazione».
Il significato definitivo di ciò che più gli sta a cuore, non può essere detto da lui. Occorre che qualcuno, di cui egli è richiesto di porsi in ascolto, gli sveli il senso e l'orientamento chiaro della vita e delle esperienze più vitali. A questa condizione, la proposta, che è Cristo, per quanto apparentemente lontana dalle piccole domande quotidiane, acquista rilevanza e sapore di «proposta di vita».
Questa progressiva educazione alle domande vere non deve mai essere svilita a puro aggancio strumentale. Essa è stata invece pensata come reale «preevangelizzazione», capace di purificare il vissuto, di penetrarne Io spessore fino al punto in cui esso affonda nel mistero, in quel mistero a cui la fede darà il volto di Dio, il Padre di Gesù Cristo.

UN METODO EDUCATIVO

Il tentativo che abbiamo fatto di comprendere come il CdR/2 guardi al vissuto, più o meno immediato dell'adolescente, si sforzi di chiarificarlo fino a farvi emergere le domande radicali di senso, costituisce un metodo educativo che può avere limiti pratici, ma ha anche possibilità e aperture che vanno sfruttate correttamente.
Il pericolo più prossimo che può essere corso, nell'utilizzo del testo da parte dell'educatore che non abbia bene assimilato la «mentalità» della prima fascia, è la dispersione e, quasi, la fuga all'infinito sui dettagli dell'esperienza dell'adolescente e dei fenomeni socio-culturali in cui questi è immerso. Se ciò dovesse avvenire, l'itinerario della proposta catechistica si incepperebbe o diverrebbe, per lo meno, disarmonico. Ci si troverebbe infatti a parlare, per tempi lunghi, delle problematiche degli adolescenti, con tutte le sfacettature, le diversificazioni e le opinioni differenziate che esse possono suscitare, e si arriverebbe, tardi, in modo tortuoso o solo impositivo («adesso finalmente parliamo di Gesù Cristo»), alla proposta della sequela di Cristo e all'educazione dell'uomo nuovo.
Il pericolo presentato non è solo teorico. Esso può essere accentuato dal desiderio che l'adolescente ha di parlare di sé, di esprimere e di dibattere le proprie idee. In esso può incorrere anche l'educatore, non pienamente attento, appagato e gratificato dal fatto di aver trovato finalmente un terreno di contatto e di interesse con i soggetti-adolescenti talora così difficili da contattare.
Per un utilizzo corretto e ricco della prima fascia, occorre invece che l'educatore rispetti, non tanto materialmente ma formalmente (come mentalità quindi), la logica con cui è stata pensata e che ha trovato, più sopra in questa riflessione, una esposizione adeguata. Il vissuto rievocato assieme agli adolescenti deve essere finalizzato a far emergere le domande più vere sul significato e sull'orientamento della vita, dell'amore, della pace, del mondo delle cose, della libertà. In definitiva è l'interrogativo «su quale progetto» è possibile scommettere la realizzazione piena ed integrale della persona.
Anche se, per l'attenzione più immediata riservata alla vita e alla persona dell'adolescente, la prima fascia è stata convenzionalmente chiamata «antropologica», occorre rendersi conto chiaramente che la «dimensione antropologica» del CdR/2 non si esaurisce in essa. L'interesse e l'attenzione per la vita dell'adolescente percorrono, con sfumature diverse, tutti gli altri momenti del catechismo.
Nella fascia veterotestamentaria infatti, le domande di senso, emerse dalla vita dell'adolescente, lo rendono compagno di viaggio dell'antico popolo di Dio. Egli si trova così accomunato alla ricerca che Israele ha compiuto sui significati fondamentali dell'esistenza, alla luce della fede in quel Dio che si era rivelato. Assieme a questo popolo, l'adolescente è educato alle prime scoperte e ad approfondimenti decisivi. Con l'aiuto dei Sapienziali (cap. 1), egli è aiutato a superare la frammentazione delle sue esperienze di vita per andare alla ricerca di unitarietà; è invitato a non fermarsi a progetti di corto respiro, per invocare invece un progetto che riesca vittorioso anche sulle sconfitte, sul dolore e sulla morte. Sulla scorta della parola profetica (Osea, Amos, Geremia nei capp. 2-34), l'adolescente è chiamato ad attendere e cercare la strada dell'amore, della giustizia, della libertà, non solamente in spazi e realizzazioni esteriori, ma nel miracolo radicale che è la trasformazione interiore, il dono di un «cuore nuovo». Nella preghiera di alcuni Salmi (cap. 3), egli è sollecitato poi a riscoprire una dimensione contemplativa che rischia di restare sommersa nel clima efficientista e funzionale della nostra cultura. Con queste sollecitazioni, l'adolescente è introdotto nella pedagogia salvifica di Dio e nella profezia che apre all'attesa del Cristo.
Nella fascia cristologica, l'adolescente rimane presente come «l'orizzonte», a partire dal quale l'evento di Cristo è interpellato e diventa memoria viva. Sono infatti le domande vitali dell'adolescente quasi a pressare da vicino Cristo perché riveli il suo dono, la sua proposta, il suo mistero.
Nel contempo, lo svelarsi del Cristo è sempre anche «funzionale». Egli infatti manifesta la sua strada per introdurre in essa l'adolescente a modo di discepolo, rivela il suo mistero come risposta sovrabbondante e definitiva alla domanda dell'adolescente.
Nella fascia ecclesiologica, l'adolescente è presente come colui che è provocato a riscoprire il dono di vita che lo Spirito di Cristo gli ha visibilmente offerto nella comunità ecclesiale e nel contempo come colui che, dallo stesso Spirito, è sollecitato ad un impegno di crescita a misura di Cristo, ad un protagonismo nell'opera di riconciliazione, di edificazione della comunione e della giustizia.
La quinta fascia vuole aiutare l'adolescente a confessare la propria fede, a manifestare la propria riconoscenza, per il dono ricevuto, nella forma dossologica della contemplazione, lode, gioia, a farsi orante perché il dono di Dio continuamente si rinnovi. E, alla fine, la sesta fascia coinvolge l'adolescente nel discernere e nel decidere l'apporto missionario e testimoniante che egli può dare al progetto di vita che viene da Dio.
Il coinvolgimento, progressivo e a diversi livelli, dell'adolescente, che abbiamo tentato schematicamente di evidenziare, costituisce realmente un tracciato educativo che porta la vita dell'adolescente verso la crescita nella «vita nuova».

QUALE «UOMO NUOVO- NEL CdR/2?

L'obiettivo del CdR/2 è far crescere e maturare nell'adolescente l'uomo nuovo che, per l'azione dello Spirito resa visibile nella comunità ecclesiale, lentamente assume i tratti del volto di Cristo. È interessante perciò mettere in luce, guardando in particolare alla terza e quarta fascia dei capitoli, quali fondamentali atteggiamenti nuovi il CdR/2 intende educare nell'adolescente. La chiarezza di questi obiettivi nell'opera educativa permetterà di scegliere bene le tappe e gli accenti degli eventuali itinerari di educazione alla fede.

Il senso della gratuità della vita

Collochiamo al primo posto questo atteggiamento fondamentale perché esso costituisce quasi una «dimensione» che percorre con insistenza gran parte delle pagine del CdR/2.
La vita, strappata dal limite, vittoriosa sulla potenza del male, ricostruita fin nell'intimo dal perdono (pp. 20-21), portata alla pienezza al di là del baratro della morte (p. 24) è frutto di un'iniziativa gratuita di Dio. In Gesù Cristo, «Dio si prende personalmente e pienamente cura della vita degli uomini: instaura su di essa il suo Regno liberatore» (p. 18).
Questo dono di vita ha raggiunto germinalmente e visibilmente anche l'adolescente nel segno del Battesimo: «Vivere con Cristo, condividere il suo destino, essere in lui figli di Dio, strappati e liberati da un mondo di morte, partecipare ad una vita nuova che ha il suo compimento nella resurrezione finale: ecco il dono che Dio fa ad ogni uomo che riceve il Battesimo» (p. 27). Questa vita cresce gratuitamente per l'opera dello Spirito che, nella comunità cristiana, continua a far risuonare la Parola di vita, a suscitare testimoni di vita, ad offrirci il Pane della vita, che è l'Eucarestia (pp. 29-30).
È importante che l'adolescente scopra che, se la sua vita è liberata dal male e dall'egoismo, aperta ad orizzonti nuovi e ad esperienze inattese, resa capace di sperare e di amare, non è un caso fortuito, ma è frutto di una iniziativa gratuita di Dio che permanentemente è all'opera nella sua esistenza.
Se la vita vera cresce per dono gratuito, deve essa stessa farsi dono.
Gesù ha indicato questa direzione della vita nella capacità di «perdere la vita, fidandosi di Dio e spendendosi nell'amore per ogni uomo» (p. 21) e ha percorso per primo in pienezza questo tracciato offrendo la vita sulla croce (pp. 23-24). Egli ha mostrato il senso della libertà vera come servizio: infatti «è venuto per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (p. 122); si è rivelato «capace di amare e di servire fino all'estremo!» (p. 123).
L'adolescente è invitato, alla sequela di Cristo e con la forza del suo Spirito, a percorrere questa stessa strada del dono gratuito di sé: strada aperta dal segno del Battesimo (p. 29), rafforzata dalla Confermazione (pp. 128-129). Gli atteggiamenti molteplici della gratuità sono descritti nelle «mappe dell'amore» (pp. 129-131) che presentano le caratteristiche dell'uomo nuovo. Infine il senso della gratuità, educato alla luce di Cristo, è chiamato ad esprimersi in impegni concreti, ad esempio a favore della giustizia (p. 93), nelle iniziative di volontariato (p. 36).

La struttura dell'esistenza cristiana

Il CdR/2 si propone di educare quelli che sono gli atteggiamenti essenziali all'esistere cristiano: la fiducialità, la speranza, l'amore, assieme a quelle che sono le virtù più legate a questa nuova modalità di esistenza.
- La fiducialità. Gesù ci ha svelato un volto di Dio che è Padre, perché si prende cura fino in fondo della vita dell'uomo (p. 24). La relazione di fiducia nel Padre è stato il segreto di tutta la sua vita (pp. 122-123). È questa fiducia che lo ha sorretto anche nel momento tragico della morte (es. p. 24).
All'adolescente il dono di poter fidarsi è stato aperto dallo Spirito nel segno del Battesimo: «La prima qualità del nuovo modo di stare al mondo è una sconfinata fiducia in Dio, nel suo immenso amore di Padre» (p. 28). La presenza permanente dello Spirito permette all'adolescente di affidare la propria vita ad un Dio che può invocare come «Abbà, Padre!», liberandolo così dalle eccessive ed egoistiche preoccupazioni per se stesso (p. 127).
Aperto a questa fiducialità totale, l'adolescente è chiamato a dare piena fiducia anche ai fratelli: «A tutti la libertà dell'amore concede un grosso credito di fiducia, perché solo una fiducia gratuita è la forza che può far scaturire negli altri possibilità nuove di vita: la carità tutto crede» (p. 130). Con questo stile di fiducialità contrasta il pericolo sempre incombente (il peccato radicale) di fidarsi solo di se stes-
si, dei propri gusti, delle proprie capacità (pp. 124-126). È questa la tentazione latente che occorre sempre superare. - La speranza. Cristo è l'uomo della speranza donata e radicata da Dio nel cuore del mondo: di questa speranza egli ha posto i segni e ha promesso la pienezza (pp. 167-168). «La resurrezione conferma la speranza sconfinata di Gesù» (p. 169) e mostra che essa è possibile anche nelle situazioni di umana disperazione. La radice ultima di questa speranza sta nel fatto che «il Figlio di Dio... si era fatto uno di noi» e che da allora in poi «egli sarebbe per sempre rimasto accanto a noi e ci avrebbe offerto la possibilità di partecipare alla sua stessa vita» (p. 170). A testimoniare nel cuore dell'adolescente la fondatezza di questa speranza è lo Spirito: «Lo Spirito ci rassicura che non siamo più soli. Mentre, con fatica, muoviamo i passi verso i grandi traguardi della speranza, Dio è con noi e ci fa già pregustare la gioia della realizzazione piena» (p. 171).
Se la speranza della vita piena è fondata, allora già da ora è possibile costruirne e gustarne i segni, attendere un «di più» che ancora non si vede: «Il cielo è cominciato a fiorire su questa terra... Ogni passo, mosso su questo cammino, non sarà l'ultimo. Ogni realizzazione resta aperta ad altri esperimenti e tentativi» (p. 172).
Per costruire però questa speranza occorre aver fiducia che a Dio nulla è impossibile: in questo atteggiamento, Maria può divenire il modello per l'adolescente (pp. 165-166). La vita e la libertà piena che possiamo sperare, e che già cominciamo ad edificare, le viviamo dentro i limiti e i condizionamenti della storia (pp. 128172), l'adolescente perciò è invitato ad essere forte di fronte alle difficoltà e paziente di fronte alle realizzazioni parziali e alle apparenti cadute di speranza, capace di contemplare sempre con nostalgia la mèta che Dio ci ha promesso.
- L'amore. Non insistiamo oltre su questo aspetto che è già stato ampiamente tratteggiato nell'educazione al senso della gratuità. Aggiungiamo solo come il CdR/2 sottolinea la possibilità di vivere l'agàpe cristiana nel rapporto «uomo-donna», nelle relazioni familiari e sociali (pp. 62-63; cfr. pp. 152-153).
- Il dominio di sé. È un atteggiamento che di solito viene inteso solo in chiave ascetica. Il CdR/2 lo presenta come una costante dell'esistenza cristiana. Nel Battesimo il cristiano muore e rivive con Cristo (pp. 25-26).
L'adolescente è chiamato a scoprire che questa rimane la logica di tutta la sua nuova esistenza: «Il cristiano nasce lottatore. Sarà una lotta permanente contro tutto ciò che contraddice al Vangelo di Gesù...» (p. 28). Per vivere la vita nuova di Cristo, occorre saper morire alla potenza del peccato e alle sue opere. Anche la vera libertà cristiana non si vive se non rinunciando ad un uso della libertà schiava dei propri gusti e dei propri interessi: «Solo chi ha il coraggio... di rinunciare ad una libertà chiusa su se stessa comincia a vivere da uomo libero» (p. 126).

La scoperta dell'esistenza ecclesiale

Il CdR/2 intende educare l'adolescente alla scoperta di che cosa significa essere e vivere nella Chiesa. È proprio, infatti, attraverso la comunità cristiana e nella comunità cristiana, che egli può incontrare visibilmente il progetto di vita, donato da Gesù, e crescere in esso.
L'adolescente è chiamato a scoprire che lo stare insieme nella comunità cristiana è frutto di un dono divino. Persone, infatti, di età diversa, di differente estrazione sociale e culturale possono incontrarsi come «popolo nuovo» per opera dello Spirito di Dio. Questa è la coscienza che esprimevano le prime comunità cristiane (p. 49) e questa è la testimonianza che la vita della Chiesa ancora oggi può offrire (pp. 5960). L'adolescente è perciò iniziato a comprendere la Chiesa come mistero di comunione.
Il CdR/2 sollecita anche a scoprire la comunità cristiana come «sacramento di comunione»: «...la Chiesa, vivendo la comunione, offre un servizio agli uomini, bisognosi di riconoscere le strade che conducono alla pace» (p. 60) e apre ad atteggiamenti fondamentali come l'umiltà,
l'accoglienza, la pazienza, il perdono, il servizio che possono fare anche dell'adolescente uno strumento di comunione (pp. 52-55; 60-61). La Chiesa si manifesta come sacramento di comunione anche nei segni di condivisione dei beni che essa attua e nei tentativi di edificazione della giustizia che essa promuove (pp. 97-99). L'eucaristia che essa celebra diventa la sorgente, la forma e la misura del suo essere ed edificare comunione (pp. 99-100). L'adolescente è invitato, ancora, a vedere la comunità cristiana come corpo differenziato nella ricchezza dei carismi che lo Spirito suscita in essa. È un richiamo a saper accogliere ed apprezzare i doni degli altri e a divenire protagonista di servizio, mettendo a disposizione i propri doni per la crescita di tutti nell'amore (p. 61).
Infine il CdR/2 presenta all'adolescente la Chiesa come realtà sempre bisognosa di purificazione e di riconciliazione. Lo interpella perché anch'egli ritrovi continuamente le strade della penitenza (pp. 51-54; cfr. la documentazione a fondo pagina 5860) e riscopra il significato del sacramento della riconciliazione (pp. 63-64).
È interessante notare a parte, come la visione di una Chiesa, sacramento di comunione e di salvezza, promuova l'educazione ad uno stile ecumenico in senso ampio. L'adolescente infatti, reso cosciente che la Chiesa è segno di un disegno più grande di rappacificazione che Dio vuole per tutta l'umanità, è spinto a leggere i segnali di amore e di pace, dovunque essi nascano, ad apprezzarli (p. 58), a collaborare con tutti quanti si sforzano di edificare un'umanità veramente nuova (p. 132).

L'esistenza cristiana nel mondo

Ci sono alcuni atteggiamenti, che il CdR/2 intende promuovere nell'adolescente, che dovrebbero aiutarlo a crescere in un'autentica presenza cristiana dentro il mondo. Vi accenniamo solo brevemente. Le pagine del catechismo sollecitano a recuperare il senso della contemplazione nel mondo (p. 85), il significato della laboriosità (p. 85; cfr. la documentazione di p. 105s.), l'essenzialità nell'uso delle cose e il valore della povertà scelta volontariamente (p. 86). Fanno riflettere sulle motivazioni profonde che rendono la ricchezza miraggio fatuo e realtà profondamente disumana (p. 89).
Nell'impegno dentro il mondo, che in qualche misura coinvolge anche l'adolescente, il CdR/2 gli richiede attenzione ai poveri (p. 87), senso del primato dell'uomo sopra ogni altra realtà (p. 88), solidarietà viva e servizio disinteressato per quanti soffrono (pp. 56.92-93) sia nelle forme del volontariato che in quelle istituzionalizzate.
L'adolescente infine è inviato a farsi carico delle pesantezze della storia, delle difficoltà del quotidiano e del politico. Non deve rifuggire da esse ma deve immergervi il suo impegno per essere davvero lievito e sale del mondo (pp. 94-96). Nel contempo però, è sollecitato a non adagiarsi nel mondo ma a mantenere viva la nostalgia e la contemplazione per le grandi realtà che egli spera al di là della storia (p. 96).

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

Le osservazioni che abbiamo steso non vogliono certo essere conclusive.
Dal punto di vista tematico, resterebbe ancora da analizzare come nel CdR/2 l'adolescente è stimolato a scoprire la propria vita come vocazione e come storia di salvezza (cfr. soprattutto il capitolo quinto).
Dal punto di vista dello stile, le note stese vogliono essere soltanto una provocazione e rileggere meglio il catechismo, non con la semplice attenzione alla proposta contenutistica, ma con lo sguardo attento ad un metodo educativo e alla finalità educativa, che sono tesi a far crescere l'uomo nuovo.
Dal punto di vista operativo, le indicazioni offerte desiderano essere uno stimolo per gli educatori e per la comunità cristiana a divenire creativi nel trovare le forme pastorali e le esperienze vitali capaci di tradurre in realtà un progetto di crescita cristiana che le pagine del CdR/2 hanno tentato di codificare.