Il catechismo «Io ho scelto voi»: presentazione generale

Inserito in NPG annata 1983.

 

Giuseppe Betori

(NPG 1983-01-4)

 

IN UN CAMMINO PIÙ VASTO

Per comprendere le scelte e l'articolazione dei contenuti del catechismo degli adolescenti «Io ho scelto voi» (CdR/2), occorre anzitutto chiarire la sua collocazione rispetto al primo volume del catechismo dei ragazzi «Vi ho chiamato amici» (CdR/1) e al catechismo dei giovani «Non di solo pane» (CdG). Nel cammino di questa progressiva maturità il CdR/ 2 rappresenta infatti la tappa intermedia.
C. Bissoli ha già illustrato in modo esemplare il legame che unisce i due volumi del catechismo dei ragazzi (1). Essi sono anzitutto frutto di un unico progetto che inizialmente prevedeva un solo catechismo per tutta l'età della preadolescenza e dell'adolescenza. Solo in seguito la terza parte di questo progetto ha assunto una consistenza propria, fino a diventare un volume a sé stante, il CdR/2.
Ciò comporta che il cammino di fede che inizia nel CdR/1 non può considerarsi né antropologicamente né teologicamente concluso. Manca, ad esempio, in esso quel discorso, essenziale per un cammino di fede, sul futuro dell'uomo e del mondo, che apparirà solo nell'ultimo capitolo del CdR/2. L'unità del progetto è esemplificata anche nel rapporto fra i titoli dei due volumi: «Vi ho chiamato amici» e «Io ho scelto voi» sono due successive parole di Gesù prese dallo stesso contesto del vangelo di Giovanni (Gv 15,15-16). Sono due passi successivi di un'unica proposta, dono e impegno che Gesù presenta ai ragazzi.
Mi sembra poi di poter notare un ulteriore rapporto tra i due volumi, che li rende al tempo stesso dipendenti e originali. I contenuti del CdR/1 (Dio come Padre - Gesù morto e risorto - lo Spirito - la vita nuova - il discepolato - la Chiesa) vengono ripresi nel CdR/2 all'interno di ogni passo del cammino, cioè di ogni capitolo, nella prospettiva unificante delle diverse dimensioni costitutive dell'esistenza umana e cristiana dell'adolescente (vita -comunione - giustizia - libertà). Così, quelle che prima erano presentate come tematiche teologiche successive, ora vengono riproposte come componenti unitarie di un progetto di vita, che realizzi compiutamente le attese del ragazzo.
A questa prima serie di rapporti, che nascono dal progetto stesso del CdR, vanno però aggiunti altri rapporti che si stabiliscono di fatto fra il CdR/2 e il CdG. Dico che si stabiliscono di fatto in quanto sono il risultato di una particolare scelta del CdG, quella di assumere come caratterizzante la prospettiva apologetica, sia pure nelle vesti di una apologetica rinnovata e stimolante. Ciò ha reso il CdG difficilmente praticabile per un cammino catechistico globale, così come viene oggi individuato con il termine «itinerario catecumenale», lasciando in particolare aperto il problema della formazione cristiana della prima fascia dell'area giovanile, anche a causa della ricchezza culturale e lin-
guistica del testo.
Il CdR/2 viene in qualche modo a colmare tale vuoto, aprendosi ad una utilizzazione che dall'età strettamente adolescenziale può anche allargarsi a certi settori del mondo giovanile. Ma, soprattutto, tra CdR/2 e CdG si può instaurare un rapporto dialettico di complementarietà, tra la dimensione vitale e quella riflessiva, intellettuale, tra il rendersi ragione della propria fede e il saper rendere ragione della propria fede nella cultura in cui si vive. È un rapporto questo non dissimile da quello ipotizzabile tra lo stesso catechismo dei giovani e quello degli adulti.

LA SCELTA DI FONDO

È una scelta che nasce dal prendere atto della condizione esistenziale dell'adolescente, della sua problematicità, della sua ricerca di affermarsi come persona, non più oggetto di fatto delle attenzioni e delle preoccupazioni dei «grandi», ma soggetto autonomo, capace di progettare e di progettarsi in ordine alla vita. Al tempo stesso però è una scelta che tiene conto di un altro carattere tipico dell'adolescente: la ricerca di un rapporto con gli altri in cui incarnare la progettualità di cui ci si sente capaci, una ricerca in cui si alternano momenti di esaltazione e di sfiducia, ma da cui l'adolescente non sa e non può esimersi, e che traduce nella magica cifra della «amicizia».
Dall'ascolto di questi due caratteri dominanti della condizione dell'adolescente e dalla loro fusione nasce la scelta di fondo del CdR/2 e, in senso più ampio, di tutto il catechismo dei ragazzi. Tale scelta consiste anzitutto nella impostazione della proposta di fede nella chiave della interpersonalità. Non si cerca tanto di accostare l'adolescente all'oggettività del messaggio, quanto di farlo incontrare con Colui in cui questo messaggio si fa persona, con Cristo in cui l'oggettivo dato di fede non si contrappone né si distingue dalla soggettività personale della sua irripetibile e fondante esperienza. Meglio ancora, come dicono i titoli dei due volumi del CdR, è la persona stessa di Gesù a farsi incontro al ragazzo per stabilire con lui un rapporto, in cui questi si riconosca e si edifichi come persona.
Questa scelta di fondo di tutto il CdR si concretizza poi nel secondo volume nella direzione della progettualità. L'incontro tra Cristo e l'adolescente non può risolversi in un intimistico appagamento, frutto della certezza di non essere mai e mai più solo nella vita. L'incontro avviene non nel comodo, caldo e isolante cantuccio di una casa, ma sulla strada, sulle strade del mondo in cui l'adolescente è chiamato a tracciare il cammino della sua vita; non più solo, ma neanche solo con Gesù, bensì insieme con Gesù e con tutti gli uomini. L'incontro interpersonale diventa disegno di un progetto, l'amicizia si svela come scelta per un impegno (2).

LA STRUTTURA DEL TESTO

A partire da questa scelta nasce un testo, la cui identità, prima ancora che dai contenuti, è determinata dalla struttura in cui essi sono inseriti, sia nell'articolazione fra i diversi capitoli sia in quella interna a ciascun capitolo.
All'interno del catechismo i primi quattro capitoli presentano un particolare collegamento. Tra loro si sviluppa e in certo modo si conclude la riflessione e la proposta sul progetto di vita. Si parte con un capitolo dedicato alla vita e al suo significato, da riscoprire come dono di Dio, un dono che trova realizzazione attraverso lo stabilirsi di corretti rapporti con gli altri e con le cose, vale a dire rapporti di comunione, di pace e di giustizia (capitoli secondo e terzo). Condizione ultima e, al tempo stesso, contenuto profondo di questo progetto di vita è la libertà, riscoperta non solo come libertà dai condizionamenti, ma come libertà per il Regno, libertà in un rap- porto di fiducia, perché di figliolanza, con Dio (capitolo quarto). Così la vita si rivela sì come dono, ma come dono di essere figli. Sull'asse verticale del rapporto tra vita e libertà si innesta il rapporto orizzontale tra comunione e giustizia. E il primo dei
rapporti a dare significato e possibilità di realizzazione al secondo; ed è il secondo a dare concretizzazione storica alle virtua- lità insite nel primo.
Il quinto capitolo non rappresenta un ulteriore contenuto del progetto di vita, ma la traccia per individuare come il progetto globale può e deve incarnarsi in un progetto concreto, individuale. La vocazione cristiana alla vita si realizza infatti concretamente in una vocazione personale che, segno e servizio del Regno, apre ad un impegno stabile di vita.
Pressoché simile è la situazione per quanto riguarda il sesto capitolo. Seppure la speranza, come proiezione nel futuro, e quindi insieme di realtà future verso cui la vita cammina, è un contenuto del progetto di vita, essa però si rivela anzitutto come condizione che rende possibile l'attuazione del progetto stesso, come fondamento di possibilità che, aprendo alla fiducia, fondata sulla fedeltà di Dio, sostiene l'impegno e dà garanzia certa sulla sua capacità di realizzazione.
Può essere utile a questo punto offrire in uno schema una visualizzazione dei rapporti tra i capitoli così come ora sono stati descritti:

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L'individuazione di questa struttura, che esprime la funzione propria di ogni capitolo del catechismo, e che libera ogni capitolo dall'appiattimento indifferenziato, è condizione necessaria per una corretta utilizzazione del testo. Ciò non significa però che la disposizione degli elementi non possa essere mutata. Il testo può essere utilizzato anche con un ordine diverso dei temi, purché però si rispetti la specifica natura e finalità con cui essi sono presentati nell'articolazione sopra esposta.

LA STRUTTURA DEI CAPITOLI

Ognuno dei primi quattro capitoli è suddiviso in sei unità catechistiche, che vengono definite fasce per evidenziare il loro ripetersi, la continuità di discorso che viene a stabilirsi a diversi livelli tra questi capitoli del CdR/ 2.
La prima fascia può definirsi antropologica. In essa vengono offerti spunti di analisi dell'esperienza umana, in particolare quella dell'adolescente, per metterne in evidenza gli aspetti problematici, come indicano gli interrogativi che, al termine di ogni paragrafo, l'adolescente è invitato a porsi.
La seconda fascia, veterotestamentaria, resta anch'essa in questa dimensione problematica. Privilegiando la lettura di uno o due libri dell'Antico Testamento per ogni capitolo, essa cerca di mostrare come le domande dell'uomo sul senso dell'esistenza hanno già trovato in Israele una loro formulazione e un primo orientamento verso la risposta più piena. Così, questa seconda fascia è strettamente legata alla prima e insieme a questa forma il presupposto per la terza. Di ciò è indicazione la presenza al suo termine di alcuni interrogativi che riassumono e precisano quelli che avevano chiuso la prima fascia.
Centro di tutta l'articolazione è la terza fascia, quella cristologica. La persona e la vicenda storica di Gesù di Nazaret, così come ci viene presentata dalla fede della Chiesa primitiva, costituisce la risposta piena e definitiva alle domande dell'uomo. Ognuno dei capitoli in questa terza fascia ripercorre per intero la vicenda di Gesù come ce la narrano i vangeli, mettendo però in rilievo di volta in volta quegli aspetti che si legano in modo specifico al tema del capitolo. I quattro temi diventano altrettante prospettive con cui rileggere la persona di Gesù e la sua opera salvifica.
Dall'aver accettato questo annuncio nasce la novità di vita del credente, che viene illustrata nella quarta fascia, quella ecclesiale. Anche qui è la chiesa primitiva che guida con la sua esperienza. Come già nella seconda fascia, si privilegia di volta in volta la lettura di una lettera di Paolo. Si vuole mostrare come in modo analogo i cristiani di oggi debbono ricercare per il loro tempo una attualizzazione del messaggio cristiano che sgorghi da una esistenza «in Cristo» offerta loro nell'esperienza sacramentale.
La quinta fascia rappresenta la sintesi di fede e di preghiera. L'annuncio ricevuto viene riassunto in una formulazione di affermazione e di impegno di fede, che risponde alla domanda che aveva chiuso la seconda fascia. A questo annuncio (traditio fidei) l'adolescente è invitato a rispondere (redditio fidei) con una proclamazione della propria fede in forma dossologica. Infine si ha una proposta di preghiera che varia di capitolo in capitolo, lasciando così intendere il suo valore puramente esemplificativo.
Ogni capitolo si chiude con una sesta fascia, definibile come missionaria, in cui vengono offerte indicazioni per piste di ricerca su come costruire una coscienza di «testimoni della fede» nel mondo di oggi e su come esprimerla. Si rimanda all'ascolto della viva voce del magistero della Chiesa; si offre la parola di alcuni testimoni del nostro tempo; si suggerisce di guardarsi intorno alla scoperta di forme più o meno organizzate con cui oggi si incarna la testimonianza dei valori che il capitolo ha presentato. La posizione di questa fascia dopo la conclusiva «sintesi di fede» lascia di per se stessa intendere la natura puramente esemplificativa di queste ultime pagine, che solo nel concreto atto catechistico potranno trovare forma adeguata.
La struttura in fasce si limita ai primi quattro capitoli del CdR/2. Il quinto e sesto capitolo hanno invece una loro propria articolazione.
Nel quinto capitolo si parte da una riflessione di «antropologia cristiana» in cui si raccoglie il cammino fatto in precedenza. Seguono alcune esemplificazioni tratte dalla Bibbia, con cui si mostra il modo della chiamata, la crescita della vocazione e i caratteri del servizio. Il tutto converge verso una illustrazione delle più comuni ed essenziali vocazioni del popolo di Dio. Nell'unità corrispondente alla fascia della «sintesi di fede» troviamo una preghiera seguita da una formula dossologica.
Il sesto capitolo ripresenta all'inizio la fascia antropologica, che sfocia però direttamente sulla figura di Gesù, passando attraverso un breve accenno a Maria. Ritorna la fascia ecclesiale e si termina con la sintesi di fede in cui sono presenti la dossologia e la preghiera, questa volta in forma di canto.
L'intero catechismo sfocia poi in una proclamazione della fede in forma narrativa: l'adolescente è invitato a narrare «ciò che ha visto e udito».
Da ultimo va ricordato come la terza e quarta fascia siano arricchite di una banda «documentaria», in cui vengono proposti testi rispettivamente biblici e patristico-liturgici. È uno dei tanti modi con cui il testo invita ad una ricerca personale e di gruppo che vada al di là del testo stesso.

I CONTENUTI DEL CATECHISMO

Cerchiamo ora di cogliere, sia pure velocemente, i contenuti fondamentali del catechismo, quasi in una lettura corrente di esso. Li presentiamo capitolo per capitolo.

Chiamati alla vita

Si parte dalle attese e perplessità dell'adolescente, dalle sollecitazioni e influssi cui è soggetto, dalla responsabilità cui non può sfuggire, per condurlo alla domanda su quale progetto è capace di realizzare la sua esistenza. Questa stessa domanda è ripresa nelle parole del libro dei Proverbi e poi del Qoèlet, offrendo soluzioni provvisorie fino alla domanda radicale su quale progetto è capace di sconfiggere la morte. La risposta ci viene offerta dalla comunità cristiana primitiva che propone gesti, parole, morte e risurrezione di Gesù come la vita che ha sconfitto la morte, nel dono totale di sé. Quella stessa comunità ci dice che nel Battesimo ci è dato di partecipare a questa vita nuova in cui siamo guidati dallo Spirito per realizzarci come figli di Dio nella famiglia che è la Chiesa.

Operatori di pace

Non si vive da soli: famiglia, gruppo, rapporti affettivi, società ci chiamano ad un continuo ma difficile rapporto con gli altri. Le parole del profeta Osea ci aiutano ad individuare come il vivere nella comunione sia possibile solo in virtù di un dono divino di pace e di una profonda conversione del cuore. È quanto la chiesa annuncia essersi realizzato nella vita di Gesù. Offrendo a tutti la riconciliazione, Gesù si è rivelato come la pace vera di ogni uomo. Segno nel mondo di questa pace è la comunità ecclesiale: comunità di riconciliazione e di perdono, che si edifica in unità grazie alla molteplicità dei doni e dei servizi.

Assetati e affamati di giustizia

Il rapporto dell'uomo con le cose vede, accanto a conquiste che schiudono ad una vita più umana, la presenza di squilibri sociali e di asservimenti della persona alle cose. Come servirsi delle cose senza esserne schiavi e per creare condivisione? I Salmi aprono ad una visione nuova delle cose nel loro rapporto con il creatore. Amos rivela il legame che intercorre tra ingiustizia sociale e allontanamento da Dio. Gesù ha scelto la strada della povertà per creare condivisione, fino all'estrema spoliazione della morte, per poi ripresentarsi a noi risorto in ogni fratello che è nel bisogno. L'eucaristia è nella comunità cristiana fonte e forma della condivisione e della solidarietà con ogni uomo, promuovendo la Chiesa come germe di giustizia nel mondo.

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Liberi per amare

Dal sentimento di una libertà come indi-. pendenza e spontaneità l'adolescente è condotto verso l'interrogativo di fondo: quale meta ha la libertà? Geremia aiuta a scoprire come la fonte della schiavitù sia la pretesa dell'autosufficienza, che si risolve nell'assoggettamento agli idoli. Gesù si mostra libero da ogni condizionamento, libero per il servizio del Regno, libero nel rapporto unico di figliolanza con il Padre. La libertà dalla morte è la libertà del dono completo di sé al Padre. Già liberi in virtù del dono dello Spirito, i cristiani sono chiamati a ripercorrere le strade della libertà di Cristo, le strade dell'amore.

Eccomi, manda me

Il progetto di vita cristiano è chiamato ad un servizio specifico. Guardando all'esperienza di Mosè scopriamo come si manifesta la chiamata personale di Dio e come si realizza la nostra risposta. Guardando all'esperienza dei discepoli vediamo che ogni vocazione è chiamata all'intimità di vita con Gesù e partecipazione al suo servizio. Diversi sono i servizi a cui si è chiamati; lo mostra la vita della chiesa primitiva, lo mostra la molteplicità di vocazioni che arricchisce oggi la Chiesa: matrimonio, vita consacrata, presbiterato, vita missionaria, una vocazione per tutti.

Crescere nella speranza

Il progetto è grande; forte è la tentazione di ritenerne impossibile l'attuazione. Chi può darci speranza? La speranza guida la storia di Israele; nella speranza Maria pronuncia il suo sì. La vita, morte e risurrezione di Gesù sono il segno concreto che questa speranza è fondata. Lo Spirito che vive in noi dà fondamento alla nostra speranza, nell'attesa del compimento che ci attende nel futuro.

ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Mi sembra che il CdR/2 abbia voluto conciliare quello che in sede catechetica appare sempre più spesso come inconciliabile. Fino a che punto la «conciliazione può dirsi riuscita sarà solo l'utilizzazione del testo a poterlo dire. Ma non si può negare di trovarsi di fronte ad un tentativo di coniugare insieme antropologia e kerygma, Bibbia e Chiesa, cristocentrismo e attenzione all'A.T., organicità e apertura.
Il catechismo degli adolescenti appare come un testo fortemente organico. Le riflessioni sopra offerte a riguardo della sua struttura lo hanno mostrato a sufficienza. Direi che è quasi serrato nella sua consequenzialità.
Allo stesso tempo però è un catechismo aperto. Aperto a diversi itinerari, in quanto ogni capitolo può essere un punto di partenza della proposta catechistica e, allo stessa modo, ogni fascia all'interno del capitolo può svolgere la funzione di inizio di un discorso. Purché tutto converga nel dare centralità al momento cristologico e, ad esso collegato e conseguente, a quello ecclesiale, si può offrire un approccio esistenziale (prima fascia), biblico-
pedagogico (seconda fascia) o esperienziale-ecclesiale (terza fascia). Il CdR/2 è aperto anche nel senso che esso stesso provoca la formazione di un «fuori testo», quello della vita concreta, un prolungamento del testo nella vita ecclesiale, come esplicitamente suggerisce la sesta fascia. Infine il testo è aperto per lo spirito di ricerca che lo anima, di cui le bande (( documentarie» sono la testimonianza più evidente ma non unica.
«Conciliazione degli inconciliabili»? Il CdR/2 ha forse trovato la «pietra filosofale» della catechesi? Non credo. Limiti il testo ne ha e l'utilizzazione ne mostrerà i lati ancora da perfezionare. Eppure questo tentativo di far sintesi fra esigenze opposte c'è e invoglia ad un uso coerente.

NOTE

(1) Cfr. C. Bissoli, Il Catechismo dei ragazzi, strumento per la crescita nella vita cristiana. Catechesi 51 (1982) n. 12, pp. 21-41.
(2) Cfr. A. Barbi, Il CdR/2: Finalità struttura, dinamismo, Evangelizzare 8 (1982) 486-497.


Offriamo due approfondimenti:
- il primo sulla dimensione antropologica;
- il secondo sulla dimensione biblica del CdR/2.
Per dimensione antropologica si intende essenzialmente una lettura del catechismo secondo tre aspetti:
- l'accoglienza riservata al mondo dell'adolescente: chi è l'adolescente di cui parla il CdR/2? quali bisogni, domande, valori, atteggiamenti emergono in questo identikit?
- l'atteggiamento con cui ci si avvicina all'adolescente: quale taglio educativo? attraverso quali processi si tende a far incontrare questi adolescenti con la esperienza cristiana? quale metodo catechistico esprime il bisogno di integrare fede e vita?
- il volto dell'adolescente cristiano per gli anni '80: quali valori, quale stile di vita, quale atteggiamento verso se stesso, le cose, gli altri, la vita?
A queste domande risponde l'articolo di Augusto Barbi.
Il secondo articolo approfondisce invece la utilizzazione della Bibbia nel CdR/2 ed è stato preparato da Cesare Bissoli.
Egli rileva subito tre criteri fondamentali che hanno orientato l'incontro tra l'esperienza degli adolescenti e la parola di Dio, e di conseguenza la scelta dei testi lungo il cammino catechistico:
- completare e consolidare il primo approccio alla Bibbia, cominciato con gli altri catechismi;
- scelta dei testi sulla base della significatività per le domande e le attese profonde dei giovani;
- la centralità del mistero di Cristo. Dell'uso concreto della Bibbia nel catechismo Bissoli offre una duplice lettura.
Una prima lettura in chiave «verticale» che presenta come nelle «fasce» vengono utilizzati vari libri della Bibbia.
Una seconda lettura è in chiave «orizzontale» e presenta una sintesi dei principali contenuti biblici, il taglio interpretativo che si privilegia, lo stile di espressione.