«Il manifesto delle beatitudini» nell'anno dei giovani

Inserito in NPG annata 1984.

 

Centro Internazionale di pastorale giovanile delle Figli di Maria Ausiliatrice (Roma)

(NPG 1984-10-25)


Il sussidio che riprende un incontro di tre giorni tenuto la scorsa estate a Pella (Novara) da un gruppo di ragazze e un'equipe di suore Figlie di Maria Ausiliatrice, offre una pista concreta di lavoro per scrivere nel contesto del proprio ambiente educativo, dalla scuola al centro giovanile, un originale «manifesto delle beatitudini», come veniva suggerito - sia da Egidio Viganò, Rettor Maggiore dei Salesiani, che da Giuseppe De Rita - nella tavola rotonda sull'anno dei giovani riportata in NPG, aprile di quest'anno.
Chi lo utilizzerà vi troverà una pista intelligente per ridire il vangelo assumendo la cultura del mondo d'oggi e per riformulare le beatitudini con la «generazione della vita quotidiana».

Il «manifesto delle beatitudini» è la parola di speranza che i giovani vogliono proclamare quest'anno nella comunità degli uomini del nostro tempo.
L'Anno Internazionale dei giovani, indetto dall'ONU per il 1985 e il Convegno CEI su «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini», hanno orientato la stesura del «manifesto», nell'intento di non far risuonare parole vuote o retoriche sulla realtà giovanile e di porre i giovani di fronte alla comunità degli uomini per stabilire un dialogo che superi ogni barriera generazionale.
L'incontro di Pella dal 27 giugno al 1° luglio 1984, è stato voluto appunto per ricercare con le giovani e le loro educatrici le modalità più adeguate per la proposta tematica.

IL SENSO DELLA PROPOSTA

La proposta vuole aiutare le giovani ad avere il coraggio di proclamare con la loro vita quelle parole che danno e costruiscono speranza nel proprio ambiente. Parole di speranza consapevoli e coraggiose, scaturite dall'analisi seria del contesto attuale e dalla consapevolezza della positività e del limite che caratterizzano i giovani di oggi.
Il criterio che orienta la proposta tematica è il realismo ottimista: da una parte si è consapevoli e partecipi dei grandi problemi del nostro tempo, dall'altra si è attenti a cogliere e moltiplicare i tanti segni di speranza e di vita presenti in esso, con la certezza di contribuire alla realizzazione del Regno di Dio.
La proposta è rivolta in primo luogo alle giovani degli ambienti educativi ecclesiali: scuola, oratorio-centro giovanile, gruppi parrocchiali o di quartiere, ma vuole raggiungere tutti i giovani anche i lontani, quelli «fuori dai cancelli» per coinvolgere tutta la realtà giovanile nella proclamazione delle parole di speranza, delle beatitudini da annunciare con la vita.
Raccontiamo l'esperienza di Pella nell'articolarsi delle sue giornate, della sua gioiosa fatica, delle sue conclusioni sfociate nel «manifesto delle beatitudini». Non tanto perché sia ripetuta nello stesso modo, ma perché sia reinventata là dove si ritiene opportuno coinvolgere nella fatica della ricerca educatori, adolescenti e giovani.
Una proposta infatti diviene valida solo nella misura in cui:
- si colloca in un preciso contesto socio-culturale ed ecclesiale;
- è attenta ai destinatari e a tutte le dimensioni della loro vita;
- si adegua ai ritmi di maturazione della persona;
- contempla livelli diversi di attuazione;
- coinvolge la totalità della comunità educante favorendo il dialogo, il confronto e la verifica.
L'esperienza di Pella può essere indicativa sia di una metodologia che dei nuclei fondamentali in cui la proposta si articola.

UNA RICERCA «CON» I GIOVANI

La proposta tematica «Allora diranno: beati...» si articola in tre nuclei:
1. È questo il tempo
2. ... di essere parola di speranza
3. ... e il mondo saprà!
Essa vuole aiutare i giovani ad essere segni di speranza nella comunità degli uomini. Quale speranza?
La risposta va ricercata con i giovani:
- a partire dalla propria situazione ambientale, dal contesto in cui vivono per individuare segni, gesti, problemi che creano malessere, disorientamento o lasciano intravedere germi di positività, di vita.
Dalla propria situazione lo sguardo si allarga e si confronta con i problemi più vasti della comunità degli uomini per ricercare quali parole di speranza "scrivere", quali certezze proclamare perché in questa comunità la vita vinca ogni segno di morte;
- a confronto col proprio mondo di giovani per individuare atteggiamenti, modi di vivere, comportamenti che delineano i contorni di un volto.
Come dare colore a questo volto giovane, quali tratti mettere in luce per essere giovani costruttori di vita in una comunità che rischia di ammalarsi in modo mortale e non trova cure efficaci per guarire?
- per proclamare le beatitudini giovanili. Dall'incontro con la comunità degli uomini e con il proprio volto in bianco e nero, scaturisce l'impegno di annunciare che è possibile vivere secondo le beatitudini.

Quali? Quelle più urgenti, quelle che nel proprio ambiente fanno dire OK alla vita, all'uomo, a Dio, quelle che sconvolgono la logica del potere, della violenza, dell'egoismo, dell'emarginazione...
Non si tratta di un annuncio fatto a parole, ma di una ricerca concreta, di un impegno che coinvolge giovani ed educatori per trovare strade di condivisione e di profezia.

IL MANIFESTO DELLE BEATITUDINI GIOVANILI

Noi giovani che diciamo OK alla vita, alla festa, all'amicizia, che vogliamo rapporti sinceri e leali, pur nella fatica di andare controcorrente, di vivere senza maschere;
noi giovani che crediamo all'uomo, in ogni uomo, e tuttavia siamo intolleranti, incapaci di dialogo tra di noi e con gli adulti;
noi giovani che siamo in ricerca di valori in cui credere, che abbiamo fiducia nel futuro ma temiamo lo sforzo, il sacrificio, la stabilità;
noi giovani che desideriamo vivere l'accoglienza, l'amore gratuito, l'ottimismo, il sì alla vita;
vogliamo dire una parola di coraggio in questa comunità degli uomini segnata dall'ipocrisia, dalla violenza, dall'alienazione,
dalla sete di potere, dalla negazione di Dio, dallo sfruttamento del debole; perchè crediamo che l'uomo è il pezzo forte di Dio;
in questa comunità di uomini in cui angoscia e speranza si incontrano e fanno germogliare semi di solidarietà, di accoglienza, di gratuità, di perdono, di comunione,
noi giovani vogliamo proclamare:

Beati noi giovani...
^ se avremo il coraggio dell'autenticità e della lealtà, quando falsità e compromesso sono più convenienti: la verità ci farà liberi;
^ se costruiremo la nostra giovinezza nel rispetto della vita e nell'attenzione all'uomo, in un mondo malato d'angoscia e sfiduciato: saremo profeti di speranza;
^ se in una società dove ciascuno pensa per sé, sapremo accogliere tutti, anche gli ultimi, con il coraggio di pagare di persona: offriremo un mondo diverso;
^ se esprimeremo gesti concreti di collaborazione e faremo il primo passo nel dialogo tra generazioni: novità e saggezza si incontreranno;
^ se sapremo rimboccarci le maniche nelle situazioni di dolore, di miseria, di disperazione: saremo, come Maria, presenza amica e discreta che si dona gratuitamente;
^ se non avremo paura di ricercare con onestà e realismo i valori che danno senso all'esistenza: costruiremo insieme la vita;
^ se in questo mondo disorientato avremo il coraggio di dire nella famiglia, nella scuola, tra gli amici che Cristo è la nostra certezza: saremo sale della terra.

Primo nucleo: è questo il tempo

Obiettivo: descrivere il volto della comunità degli uomini, nelle antinomie che la caratterizzano, per interrogarci e prendere coscienza: "chi" vogliamo essere e "cosa" vogliamo proclamare in questa comunità umana.
Questo primo nucleo vuole aiutare i giovani ad analizzare l'ambiente in cui vivono e in cui sono chiamati ad essere presenza attiva.
- È dentro una realtà concreta, caratterizzata da "certe" contraddizioni e da "certi" segni di speranza, che ognuno vive l'esperienza della propria vita.
- È necessario lasciarsi scalfire da tutto quello che lacera la grande comunità umana per non vivere come stranieri su questa terra.
- Bisogna uscire dall'intimismo, da ciò che tocca solo la propria pelle per avere occhi che vedono un mondo segnato dal male, ma in cui sono già presenti germi di bontà.
- Prendendo coscienza che il male esiste e non è lontano da noi, possiamo nella preghiera domandare perdono. Ma sapendo che c'è un Dio fedele che in Gesù ha già ascoltato il grido di dolore di ogni uomo, possiamo avere mille ragioni per sperare e impegnarci a costruire un mondo diverso.

ARTICOLAZIONE DELLA GIORNATA

Orario
1. Preghiera (ore 8.00) «Il mio grido salga a Te».
2. Assemblea (ore 9.00) Introduzione all'incontro e presentazione della giornata.
3. Gruppi (ore 9.30-10.30)
La situazione dei nostri ambienti di provenienza.
- Presentare le antinomia più forti (squilibri e segni di speranza) presenti nel nostro contesto ambientale, che caratterizzano i rapporti: nella famiglia, nel quartiere, nella scuola, nel mondo del lavoro, tra generazioni...
- Ritrovare le costanti, cioè sia gli aspetti positivi che negativi, che si ripetono nei vari contesti ambientali (sintesi scritta).
4. Assemblea (ore 11.00)
«Io cosa c'entro?» (Diapomontaggio).
5. Gruppi (ore 11.30-12.30)
Le antinomia del nostro tempo.
- Dare un «nome» ai problemi che il montaggio ha presentato tenendone presenti le contraddizioni.
- A confronto con le costanti emerse dall'analisi dell'ambiente: ricercare quali sono le «autonomie» più forti del nostro tempo, e realizzare un cartellone, un mimo, o altro per presentarle in assemblea.
6. Assemblea (ore 15.30-18.00)
- Presentazione del lavoro dei gruppi e sintesi delle antinomie.
- Intervallo.
- Ricerca delle parole di speranza, che come giovani vogliamo «scrivere» in questo nostro tempo.
7. Preparazione e celebrazione della eucaristia (ore 18.30)
8. Incontro di fraternità (ore 21.00).

La «logica» della giornata

Il cammino di ricerca prevede:
1. L'analisi del proprio ambiente di provenienza per individuarne i problemi, i conflitti e i segni di bontà (analisi delle antinomie dentro la famiglia, la scuota, il quartiere, la chiesa locale...).
2. Un diapomontaggio: «Io cosa c'entro?». Una rapida sequenza sui grandi squilibri del mondo (consumismo e povertà, emarginazione, fame, guerra...) con l'indicazione di alcuni gesti di solidarietà che fanno vivere anche oggi la speranza tra gli uomini.
3. Il confronto tra la realtà del proprio ambiente e i problemi del mondo, per individuare le costanti presenti (cf «Antinomie del mondo»).
4. La presentazione, attraverso modalità diverse e creative, dei problemi individuati.
5. La ricerca delle «parole di speranza» che i giovani vogliono essere nella comunità degli uomini (cf «Quale parola per il mondo?»).

PREGHIERA DEL MATTINO: IL MIO GRIDO SALGA A TE!

Canto iniziale
G Al mattino innalziamo il nostro cuore a Te Signore.
T Indicaci la via dei tuoi insegnamenti e li seguiremo sempre.
G Noi ci affidiamo completamente a Te nostro Dio e Padre.
T Aiutaci a camminare sul tuo sentiero, sostieni la nostra speranza.
P Dio onnipotente e misericordioso, ristoro nella fatica, sostegno nella debolezza, conforto nel pianto, ascolta l'invocazione che sale a Te dagli uomini. Accorri al nostro grido di dolore e salvaci con la tua grazia. Tu sei Dio...
G Ci hanno detto che l'adolescenza è la stagione più propizia al fiorire della speranza: scoprire un volto nuovo della vita, gustare l'amore e far fiorire la pace, guardare al mondo col cuore riconoscente ed edificarlo nella giustizia, trovare la strada della libertà...
Ma la nostra è una speranza piccola e fragile, incapace di spezzare la grande paura del mondo, di vincere le angosce, le violenze, gli squilibri del nostro tempo.
Nella nostra preghiera, come gli ebrei esuli e pellegrini, gridiamo al nostro Dio: come possiamo attendere nuovi orizzonti in una terra che geme? T O Dio, a Te grido il mio sconforto.
S Strappato al mio sole, al paese, alla famiglia, straniero nel regno dei ricchi, disadatto al lavoro e malvisto da chi mi circonda.
Che strada dovrò fare per ritornare a Gerusalemme?
Chi dei fratelli mi attenderà sulla soglia di casa?
T O Dio, a Te grido il mio sconforto.
S L'età mi sottrae al mondo dei vivi, la malattia mi chiude nell'orizzonte della mia camera.
Che strada dovrò fare per ritornare a Gerusalemme?
Chi troverò ancora a ricevermi?
T O Dio a Te grido il mio sconforto.
S Semplice anonimo numero di una catena di montaggio senza peso né voce nella decisione dei magnati, alienato da me stesso, dal mio amore, dall'avvenire.
Che strada dovrò fare per ritornare a Gerusalemme?
Chi mi farà suo cittadino in dignità e libertà?
T O Dio, a Te grido il mio sconforto.
S Io che pago a fondo perduto il prezzo dell'esistenza, la carne dilaniata dai reticolati, l'avvenire squarciato dal bagliore dei proiettili: che strada dovrò fare per ritornare a Gerusalemme?
E chi saprà offrire la vita per accrescere la pace e l'amore?
T O Dio, a Te grido il mio sconforto.
S Immerso in un mondo senza volto, sballottato e consumato, senza pace e senza luce, giorno dopo giorno in cerca di un fratello: che strada dovrò fare per ritornare a Gerusalemme?
Quale amore saprà riportare la giustizia sulla terra?
P Misericordia o Dio per tutti quelli che sono addolorati, che piangono e sono esuli. Per quelli che sono perseguitati e senza speranza.
Per coloro che sono dispersi; per chi è carcerato, sottoposto ai soprusi; per chi è senza casa, senza lavoro; per chi piange i suoi cari, per chi non ha mai conosciuto il volto della pace. Di tutti abbi pietà Signore, Dio di misericordia e salvezza.
T Ascoltaci Signore, sostieni la nostra speranza.

Canto
G «Ho compassione di tutta questa gente». È lo sguardo di Dio che in Gesù suo Figlio si è posato sul dolore di ogni uomo, quello di ieri e quello di oggi; ha condiviso la fatica e la miseria dell'uomo, ha sacrificato la sua vita per liberarci dalla morte, per aprirci un futuro certo di speranza. Il Regno di Dio è già in mezzo a noi. Dobbiamo cercarne umilmente i segni di bontà, di giustizia, di amore che germinano fecondi nella vita dell'uomo.
L Dal Vangelo secondo Marco (Mc 4,26-32).
T Donaci occhi per vedere Signore, dilata la nostra speranza, concedici di attendere e di preparare con impegno e dedizione il tuo Regno.

Riflessione personale
P Siamo popolo di Dio in cammino nel tempo, per far fiorire nel mondo la libertà, la giustizia e la pace. Con fiducia di figli invochiamo Dio Padre per noi e per tutti gli uomini.
T Padre nostro...
P Il Dio della speranza, Padre Figlio e Spirito Santo, sia sempre con noi. T Amen.

Secondo nucleo: essere la parola di speranza

Obiettivo: delineare il volto dei giovani con le contraddizioni che lo caratterizzano per individuare quale parola di speranza debbono essere nella comunità degli uomini di oggi.
- Dall'analisi più vasta e generale del contesto ambientale si passa a quella più precisa e particolare della realtà giovanile.
- È necessario scoprire e sapere chi sono veramente i giovani di oggi, che cosa li distingue da quelli della generazione passata, che cosa li caratterizza e li accomuna.
Guardare in profondità per cogliere quei tratti in «bianco e nero» che delineano il loro volto.
- L'analisi è finalizzata a dare consapevolezza e pregnanza alle parole di coraggio che i giovani vogliono dire al «mondo malato» in cui vivono, ai gesti concreti di «restituzione» che devono porre per far germinare i semi di bene che il mondo porta in sé.
- I contenuti che l'obiettivo propone vengono espressi e ripresi anche nella proposta di preghiera che cerca di fare luce su questo volto giovane da ricreare continuamente, da confrontare con Cristo, l'Uomo Nuovo, che si è fatto solidale con ogni uomo, anche il più piccolo e sofferente, per dare speranza all'uomo di ogni età e tempo.

ARTICOLAZIONE DELLA GIORNATA

Orario
1. Preghiera (ore 8.00) «Giovani: speranza della/nella chiesa».
2. Assemblea (ore 9.00) Presentazione del lavoro della giornata.
3. Gruppi (ore 9.30-10.30)
I verbi che coniughiamo con la vita.
- Esprimere, a ruota libera, i «verbi» che rivelano atteggiamenti, modi di vivere dei giovani oggi.
- Ricercare dal materiale raccolto prima del convegno (attraverso testi di canzoni, poesie, brani...) i «verbi» che emergono ed esprimono un comportamento giovanile.
- Costruire un elenco dei «verbi» coniugati dai giovani d'oggi (sintesi scritta).
4. Intergruppo (ore 11.00-12.00)
Il volto dei giovani in bianco e nero.
In base all'elenco dei verbi ritrovati da ogni gruppo, delineare i tratti del volto dei giovani d'oggi, in bianco e nero (sintesi scritta).
5. Assemblea (ore 12.00-13.00) Relazione degli intergruppi e sintesi: quale volto giovanile?
6. Gruppi (ore 15.30-16.30)
- Ricercare i verbi essenziali (non più di tre) che fanno del volto dei giovani un volto di speranza.
- Trascriverli in modo originale sul pezzo di un mosaico che è stato consegnato (ogni pezzo è parte di un mosaico che rappresenta un volto di giovane).
7. Assemblea (ore 17.00-18.30)
Relazione dei gruppi e costruzione su un grande cartellone del «mosaico» che sono i giovani mettendo insieme il pezzo di ogni gruppo.
8. Preparazione e celebrazione dell'eucaristia (ore 18.30).
9. Incontro di fraternità (ore 21.00). Ogni «intergruppo» riesprime il «volto» dei giovani nelle modalità più creative.

La «logica» della giornata

L'articolazione di questa seconda giornata prevede delle tappe successive per arrivare a delineare i tratti essenziali del volto dei giovani:
1. Si parte dall'analisi dei «verbi» che i giovani coniugano con la vita e dei «verbi» che ritornano con più frequenza nelle canzoni, nelle poesie, nella letteratura giovanile contemporanea (cf «Verbi coniugati»).
2. Dall'elenco dei verbi si passa alla ricerca dei tratti tipici del volto dei giovani d'oggi. Tratti in "bianco e nero" che esprimono lo sforzo di leggersi con oggettività, ma senza pessimismi e sfiducia (cf «Il volto dei giovani in bianco e nero»).
3. Dal volto reale, dalla costatazione oggettiva di ciò che i giovani di oggi sono, si profila il volto che vorrebbero avere, il volto di speranza che vogliono offrire alla comunità degli uomini. Un volto da condividere e da assumere come il proprio volto di speranza (cf «Tratti essenziali del volto dei giovani»).
4. Il momento della celebrazione eucaristica conclude, sintetizza e dà forza a tutto l'itinerario della giornata. In particolare viene proclamato un "Credo" costruito sui tratti essenziali del volto dei giovani concordato precedentemente in assemblea (cf «Noi crediamo»).

PREGHIERA: BEATA TE CHE HAI CREDUTO!

Canto iniziale
G Noi ti lodiamo Signore per la tua parola e per i segni del tuo amore.
T Gloria a Te, Signor.
G Gesù il Cristo è nato dallo Spirito Santo per darci la vita, è in mezzo a noi. T Gloria a Te, Signor.
G Ecco, la Vergine ha dato al mondo il Salvatore.
T Gloria a Te, Signor.
G Il Signore è risorto, la vita è più forte della morte.
T Gloria a Te, Signor.
P Dio, Padre di misericordia, accogli la nostra lode del mattino e concedici la gioia di chi pone in te tutta la sua fiducia.
Per Cristo nostro Signore. Amen.
G Di fronte al grido di dolore del suo popolo, di fronte al pianto della sua gente, Gesù ha detto: beati! Come un'eco possente quel "beati" risuona di generazione in generazione: parole di un pazzo? annuncio di speranza? ma quale speranza?
Anche la nostra preghiera oggi si fa domanda: Signore perchè hai detto beati?
S Tu ai poveri avevi promesso ricchezza, e nel mondo la miseria non cessa di crescere.
Ai miserabili avevi promesso felicità, ma i ricchi dividono con essi solo un minimo del loro superfluo.
E intanto costruiscono le loro fortune sul profitto ricavato dai Paesi più poveri.
T Signore, perché hai detto "beati"?
S Tu agli affamati avevi promesso pane a sazietà e sul mondo continua a regnare la fame; avevi promesso felicità, ma i sazi danno loro solo un briciolo insufficiente.
E intanto li armano per le loro guerre, mentre negano a loro i mezzi per una crescita in umanità.
T Signore, perché hai detto "beati"?
S Tu a coloro che piangono avevi promesso consolazione e gioia; avevi promesso felicità, ma i benestanti rifiutano al vecchio tutto solo una presenza amica.
E intanto gridano allo scandalo per non ascoltare la disperazione dei giovani che si drogano.
T Signore, perchè hai detto "beati"?
S Tu agli oppressi avevi promesso pace, ma giammai persecuzione e guerra tante vite hanno distrutte; avevi promesso felicità, ma i potenti in prigione li fanno morire.
T Signore, perchè hai detto "beati"?
P Signore Gesù, che hai condiviso la debolezza dei poveri, che hai spezzato il tuo pane con gli affamati, che hai conosciuto l'amarezza del nostro pianto, che hai subito la persecuzione e la morte a causa della giustizia, donaci di penetrare il mistero della tua parola e di attuarlo nella nostra vita.
Tu sei Dio...
G Maria, l'umile donna di Nazareth, la povera tra i poveri del Signore, è stata proclamata beata. Beata perchè ha creduto, perchè ha accolto la parola di Dio e l'ha realizzata nella sua non facile esistenza.
L Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45; 11,27-28).
T Signore Gesù, donaci di accoglierti e di credere all'impossibile della tua Parola.

Breve omelia e riflessione personale
G Ognuna di noi ha in qualche modo la stessa incredibile vocazione di Maria: mettere Dio al mondo, far sì che Dio viva in questo mondo.
Per questo abbiamo bisogno di credere alla sua Parola; se crediamo alla sua Parola, alla sua presenza in mezzo a noi, anche noi siamo "beati". Beati perchè crediamo, beati perchè ci impegniamo a costruire un mondo diverso. Chiediamo alla Vergine Madre che ci aiuti a vivere le "beatitudini" del Signore. Diciamo insieme: "Maria, nostra sorella, aiutaci".
T Maria, nostra sorella, aiutaci.
S A crescere come te nella fede...
- A essere come te beati, perchè come te crediamo...
- Ad accogliere la parola del Signore...
- Ad attendere e sperare senza stancarci mai...
- A essere solidali con chi soffre, forti nella prova...
- A servire i nostri fratelli e condividere con loro i nostri doni...
- A saper donare agli altri il Cristo tuo Figlio...
- A essere costruttori di comunione...
- A impegnarci perchè venga il Regno di Dio in mezzo a noi...
P O Dio, nostro Padre, tu che hai inviato lo Spirito Santo su Maria per far nascere in lei Gesù, manda, ti preghiamo, lo stesso Spirito d'amore, perchè possiamo realizzare tra noi una vera novità di rapporti fraterni ed essere nel mondo il segno della nuova umanità.
Te lo chiediamo per Cristo nostro fratello e Signore.
T Amen.
P Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, che ha posto nel nostro cuore il germe della vita nuova, ci aiuti a proclamare con la vita le "beatitudini" del suo Regno. T Amen.
P La benedizione di Dio onnipotente sia sempre con noi. Andiamo nella sua pace.
T Andiamo nel deserto della città, nel deserto della scuola, nel deserto della casa, nel deserto della strada... Andiamo a proclamare le beatitudini del Regno!

Canto finale

Terzo nucleo: e il mondo saprà

Obiettivo: individuare le beatitudini essenziali da vivere per dare speranza a questa comunità degli uomini, precisando un'esperienza forte in cui proclamare tali beatitudini.
- Con questo terzo nucleo i giovani, consapevoli del loro volto, dei loro timori e delle loro speranze, ritornano alla "comunità degli uomini" e si interrogano, come credenti, quali beatitudini proclamare con la loro vita per costruire speranza in questo nostro mondo segnato da problemi e contraddizioni.
- Beatitudine ha qui il significato evangelico di qualche cosa che va contro corrente, che non è facile, che può sembrare assurdo, ma che in realtà può cambiare questo nostro mondo malato.
Sono beati prima di tutto quelli che, come Maria la donna della fede, credono che il Regno di Dio è già in mezzo a noi e perciò vedono la felicità, la salvezza e la pace germinare su questa nostra terra.
- Ogni beatitudine deve esprimere l'impegno concreto di rendere più umano il contesto in cui si vive: la famiglia, la scuola, il gruppo, il quartiere ecc. È importante che di ogni beatitudine vengano precisate le modalità concrete di attuazione.
- Un gruppo, una comunità educante, potrebbe individuare un'esperienza forte capace di impegnare le adolescenti nella proclamazione vitale di una beatitudine evangelica.

ARTICOLAZIONE DELLA GIORNATA

Orario
1. Preghiera (ore 8.00) «Beata Te, che hai creduto».
2. Assemblea (ore 9.00) Presentazione del lavoro della giornata.
3. Gruppi (ore 9.30-10.30)
«E allora diranno: beati voi...».
Dopo un confronto con le beatitudini evangeliche e con il «volto di speranza» dei giovani, esprimere le «beatitudini» del nostro tempo:
- beati se... (cosa vogliamo essere)
- quando... (nel contesto del nostro ambiente)
- perché... (l'incidenza che vogliamo realizzare nel mondo di oggi). Riflessione personale e sintesi in gruppo (sintesi scritta).
4. Intergruppo (ore 11.00-12.00)
Quali beatitudini per il nostro ambiente?
Seguendo lo schema del precedente lavoro di gruppo, farne una sintesi e ricercare le grandi beatitudini (non più di quattro) da proclamare nel nostro tempo (sintesi scritta).
5. Assemblea (ore 12.00-13.00) Relazione degli intergruppi e scelta delle «beatitudini».
6. Gruppi vari (ore 15.30-17.30)
Il manifesto delle beatitudini.
In un gruppo redazionale (2 membri di ogni intergruppo) si scrive il «manifesto» secondo il seguente schema.
«Noi giovani... con questo volto... (in bianco e in nero) per questa comunità degli uomini... che si caratterizza per... vogliamo essere una parola di speranza proclamando:
Beati noi giovani se...
perchè...».
Come e dove proclamarle?
Mentre nel gruppo redazionale si stende il «manifesto», le altre divise a gruppi di provenienza si chiedono:
- Dove e come è possibile proclamare le beatitudini nel proprio contesto?
- Quali condizioni educative sono necessarie, a livello personale e comunitario, per rendere possibile l'attuazione delle beatitudini? (sintesi scritta).
7. Assemblea (ore 17.30-18.30)
- Lettura e assunzione del «manifesto delle beatitudini».
- Comunicazione delle proposte operative emerse dai gruppi.
- Conclusione e ... «motto-programma».
8. Celebrazione dell'eucaristia (ore 21.00).

La «logica» della giornata

Il lavoro della giornata si articola in questi momenti fondamentali:
1. Confronto con le beatitudini evangeliche e con il volto di speranza dei giovani per individuare le beatitudini da proclamare in questo nostro tempo (cf «E allora diranno: Beati»).
2. Stesura del «manifesto delle beatitudini giovanili» da parte di un piccolo gruppo (cf «Manifesto delle beatitudini»).
3. Precisazione delle modalità concrete (come e dove) con cui proclamare tali beatitudini nel proprio contesto.
4. Ricerca delle condizioni educative, a livello personale e comunitario, che favoriscono l'attuazione delle beatitudini (cf «Condizioni educative»).

PREGHIERA DEL MATTINO: GIOVANI SPERANZA NELLA/DELLA CHIESA!

Canto iniziale
G Signore apri le mie labbra
T e la mia bocca annuncerà la tua lode.
G Rendiamo grazie al Signore, Egli è buono:
T il suo amore è per sempre.
G Insegnaci Signore le tue vie,
T cammineremo nella tua verità.
G O Dio, fonte di vita e di speranza, guarda a noi riuniti nel tuo nome. Concedici di essere fra i fratelli gli annunciatori del tuo Regno.
Tu che sei Dio...
G Siamo parte viva di un popolo che si ostina a credere al domani, che vede la pace nascere sul dolore del mondo. Siamo la Chiesa di Cristo in cammino nel tempo per far fiorire nel mondo la libertà, la giustizia e l'amore. Il Signore ci ha scelti, ci chiama a crescere giorno dopo giorno, forti nella fede e sereni nella speranza.
Con la preghiera del salmo ci affidiamo a Lui, alla sua fedeltà di Padre e ci impegniamo a ricercare ogni giorno la sua Parola.
Cori alternati
1. Come potrà un giovane tenere pura la sua vita? Custodendo le tue parole.
Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti.
2. Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato. Benedetto sei tu, Signore: mostrami il tuo volto.
1. Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene.
Voglio meditare i tuoi comandamenti, considerare le tue vie.
2. Indicami la via dei tuoi decreti e la seguirò fino alla fine.
Dammi intelligenza, perchè io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore.
1. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perchè in esso è la mia gioia.
Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete di guadagno.
2. Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via.
Con il tuo servo sii fedele alla parola che hai data perchè confidiamo nel tuo nome. (Salmo 118) Gloria...
G Chi siamo noi giovani nel mondo, nella Chiesa? qualè il nostro vero volto? da che parte ci mettiamo? che cosa vogliamo essere?
La parola di Dio è chiara ed esigente: nel Regno non c'è posto per chi approfitta degli altri, per chi ha paura, per chi incrocia le braccia, per chi non crede che qualcosa può cambiare...
L Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,1-10).
T Signore, entra nella nostra casa: ci faremo dono per gli altri!
Riflessione personale e breve omelia
G C'è un disegno di Dio sulla nostra vita. C'è un posto per ognuno di noi a servizio del Regno. Il Signore Gesù entrando nella nostra casa, nella nostra vita, ce lo rivela. Se ci rifiutiamo nessuno ci può sostituire, se diciamo di no si apre un vuoto nel mondo.
Noi siamo responsabili dei nostri fratelli.
Cori alternati
1. C'è un fratello affamato, ha gli occhi infossati e le costole in agghicciante processione: noi siamo i responsabili.
2. C'è un fratello mutilato, ustionato dalle bombe, non avrà più fiducia negli uomini: noi siamo i responsabili.
1. C'è un fratello incarcerato, dicono che sia per una giusta causa, che era un ribelle sabotatore: noi siamo i responsabili.
2. C'è un fratello denudato, offerto in pasto al pubblico su uno schermo in technicolor: noi siamo i responsabili.
1. C'è un fratello piagato per una lebbra che si poteva curare con pochi spiccioli: noi siamo i responsabili.
2. C'è un fratello nevrotico, perchè è stato associato al ritmo crudele di una macchina: noi siamo i responsabili.
1. C'è un fratello moribondo, che rantola in un'agonia che sa di odio e di vendetta: noi siamo i responsabili.
T Ogni volta che un nostro fratello è affamato, mutilato, incarcerato, denudato, piagato, nevrotico, discriminato, moribondo, è Cristo che soffre, e noi siamo i responsabili.
P II nostro Dio è un Dio fedele. Egli ci dona il suo Regno e lo affida alle nostre mani. Preghiamo perchè il suo Regno venga ogni giorno nella nostra vita e in quella dei nostri fratelli.
T Padre nostro...
P Dio che vi chiama ad essere nel mondo segno di speranza vi sostenga con la sua grazia.
T Amen.
P Vi dia la forza di portare frutto e di crescere davanti a Lui come alberi rigogliosi e carichi di frutti.
T Amen.
P E la benedizione di Dio onnipotente, Padre Figlio e Spirito Santo, sia sempre con voi.
T Amen.
Canto finale

Condizioni educative

Se non si vuole correre il rischio di affidarsi all'improvvisazione, allo spontaneismo dei singoli educatori, si devono individuare delle condizioni educative che aiutino ad attuare la proposta.
La ricerca delle condizioni educative va fatta tenendo presenti alcune convinzioni di fondo:
- la comunità: fare un cammino con le giovani per proclamare le beatitudini significa assicurare un clima, un ambiente, degli atteggiamenti che non siano in contrasto con ciò che vogliamo proclamare.
Convinte che l'educazione è opera di ambiente, dobbiamo interrogarci come comunità per individuare quali "segni" concreti di lealtà, di coraggio, di dialogo, di autenticità, vogliamo porre in atto perchè i giovani, respirando questo clima comunitario, abbiano il coraggio di essere leali, autentici, accoglienti, carichi di speranza negli ambienti in cui si trovano e nelle concrete situazioni in cui vivono;
- i destinatari: perchè una proposta sia vivibile e non scoraggi nessuno, deve essere adeguata alla situazione dei destinatari. Adeguarsi significa privilegiare certe condizioni educative: quelle che riteniamo più importanti perchè la proposta sia recepita da quei giovani, in quella loro situazione, secondo quel ritmo di crescita. Se ragione, religione, amorevolezza sono le condizioni di fondo che guidano ogni educatore salesiano, rimane importante individuare concretamente come riuscire a far breccia, a trovare il punto da cui partire per rendere il giovane sensibile alla proposta;
- gli ambienti educativi: ogni ambiente educativo, scuola, oratorio, educandato, ha la sua particolare fisionomia e ogni proposta va calata nell'ambiente concreto. Così è anche per l'individuazione delle condizioni educative.
Quali condizioni educative privilegiare nella comunità scolastica perchè si possa attuare questa proposta in un ambiente caratterizzato dall'assimilazione critica e dall'elaborazione di cultura?
Quali condizioni educative privilegiare nell'oratorio-centro giovanile, spazio tipicamente salesiano, per favorire l'espressione dei giovani, per stabilire un raccordo con il proprio contesto ambientale all'insegna della festa, della collaborazione, della condivisione delle fatiche e delle speranze con altri giovani, anche con quelli che sono fuori dai nostri cancelli?
- la verifica: non ha senso ricercare delle condizioni educative se non si fissano delle tappe in cui fare il punto, riprendere in mano la situazione come comunità per vedere il cammino fatto, valutare i risultati, metterci in discussione di fronte ad eventuali lacune, errori, omissioni, per ripensare alle condizioni educative poste in atto, per riformulare ciò che non è ancora chiaro per tutti o non è stato esplicitato. Se mancano delle chiare e condivise condizioni educative che ci impegnano come comunità, che cosa verifichiamo? E attorno a che cosa costruiamo comunità?