(NPG 1984-08-3)

 

Abbiamo messo a titolo del dossier alcune parole grosse. Richiamano problemi impegnativi e prospettive affascinanti. Ciascun termine meriterebbe una lunga riflessione.
In questo dossier li abbiamo collegati, nel tentativo di sottolineare, nella relazione, la reciproca funzione dal punto di vista educativo e pastorale.
Dobbiamo, per forza di cose, giustificare questa pretesa.
Abbiamo spesso fatto riferimento a problematiche simili. Su diversi elementi del ricco mosaico dei gruppi abbiamo dedicato lunghe riflessioni. Qui tentiamo di guardare all'insieme, per fare una lettura globale della esperienza associativa attuale. Non vogliamo però disperderci in rassegne. E neppure vogliamo imbarcarci in rischiose valutazioni dell'esistente. Certo, l'una e l'altra cosa sono urgenti e, evidentemente, inevitabili. Si può però risolverle in una prospettiva indiretta e più positiva: evidenziare un problema attorno al quale far girare la ricerca, suggerire soluzioni e aprire verso punti di confronto. Riflettendo così si riesce a fare il punto, senza arrogarsi la pretesa di giudicare. Abbiamo scelto questa strada.
Per guidare il lettore lungo le pagine del dossier, precisiamo l'ambito della proposta e il metodo con cui l'abbiamo elaborata. Prima di tutto l'ambito.
Ci siamo chiesti: quali sono i problemi oggi più urgenti?
Sono molti, certo, ed è rischioso semplificarli. Sono anche molte le indicazioni di soluzione che stanno emergendo. Sarebbe sciocco ignorarle. Tra tutto questo materiale abbiamo ritagliato un tema articolato a diversi livelli.
Per restare aderenti alla realtà, abbiamo messo al centro la diocesi come organismo di collegamento dell'azione pastorale con i giovani, e l'unità di base (parrocchia e «centro giovanile») come luogo concreto dove si fa azione pastorale.
Nella diocesi e nella base parrocchiale la scelta del gruppo come spazio privilegiato di azione educativa e pastorale comporta il confronto con i diversi movimenti e associazioni che rappresentano una proposta concreta e organica di «fare gruppo».
Anche se diocesi e base non possono risolvere la loro azione di gruppo nell'associazionismo organizzato, devono però fare i conti, positivamente, con essi. In questo confronto (non sempre facile) abbiamo collocato il «problema» centrale: da qui nascono proposte, suggerimenti, tensioni.
Riflettendo per cercarne soluzioni, abbiamo presto scoperto altri due «problemi», di natura diversa: da una parte ci è sembrato urgente ricomprendere la funzione educativa ed ecclesiale del gruppo, alla luce delle nuove sensibilità correnti, e, dall'altra, ci siamo trovati alle prese con alcune provocazioni che attraversano oggi la vita di gruppo e delle associazioni ecclesiali. Pensiamo, solo per fare qualche esempio, a temi come: lo sbocco, il tipo di presenze giovanili, le procedure di entrata' uscita nel gruppo, la capacità di gestire «impegni politici»... Da questa ottica complessa abbiamo studiato «gruppi/movimentil associazioni e esperienza ecclesiale».
Una parola ancora per dire il modo con cui abbiamo progettato il dossier.
Tutto il materiale del dossier si ricollega a una «due giorni» di studio, promossa dalla rivista, tra responsabili diocesani di pastorale giovanile.
Con loro abbiamo cercato di comprendere i problemi e con loro abbiamo maturato le soluzioni. Essi stessi hanno sollecitato la divulgazione del materiale.
Gli articoli riportano lo sviluppo delle tracce introduttive, la sintesi del lavoro di commissione, le considerazioni conclusive. Anche a nome di questo qualificato gruppo di amici, li rilanciamo ai nostri lettori, per aprire un dialogo e un confronto.

Il primo articolo del dossier fa il punto sulla situazione attraverso una ricognizione interpretativa di quello che sta capitando nell'ambito associativo ecclesiale.
Le chiavi di lettura della descrizione potrebbero essere molte, proprio perchè la realtà da analizzare è complessa.
Tra le tante abbiamo scelto quella sociologica.
Il contributo ha come obiettivo la definizione dell'immagine media dell'utente dei gruppi giovanili ecclesiali. Indirettamente viene recensita la rilevanza dei gruppi, movimenti e associazioni in ordine ai processi di educazione alla fede. Da questa radiografia rimbalzano molte provocazioni sugli operatori pastorali. L'autore stesso, con la sensibilità nota, ci aiuta a penetrare in queste dimensioni già educative e pastorali.
L'intervento funziona soprattutto come esempio di ricerche da continuare su altre variabili.
Si pensi, per segnalare compiti concreti, alla verifica della capacità insita nel gruppo di sostenere esperienze religiose, alla necessità di studiare la vita di gruppo in chiave psicologica e culturale, alla esigenza di verificare fino a che punto è presente quella logica di animazione che tante volte abbiamo raccomandato nella rivista.