Il mutamento della coscienza morale nelle giovani generazioni

Inserito in NPG annata 1984.

 

Franco Garelli

(NPG 1984-06-4)


Esiste oggi una coscienza morale nei giovani? Se sì, come è vissuta? Come si esprime? Quali problemi pone?
A questi interrogativi, che costituiscono il punto naturale di partenza nella costruzione del nostro «itinerario», risponde Franco Garelli.
Egli utilizza i dati di una indagine compiuta in questi mesi tra i giovani studenti di Roma, Catania, Torino, Mestre. I risultati per un verso confermano dati precedentemente acquisiti, ma per altri versi sono «sorprendenti».
L'eclissi di coscienza morale nei giovani non è tale.
È piuttosto uno spostamento di valori e del modo attraverso cui elaborare i valori. La ricerca morale è anzi intensa ed è legata alla affermazione dell'autonomia personale nelle decisioni, di un nuovo «modo d'essere» e di una nuova identità, di una morale fondata e orientata dal bisogno di felicità.
Non mancano, nel quadro che l'autore delinea, i punti oscuri e ambigui: la mancanza di prospettive e valori ideali di grosso respiro, la riduzione dei criteri di valutazione alla propria sensibilità soggettiva...

Quanti si occupano dei comportamenti e degli orientamenti morali hanno messo in risalto la difficoltà dell'uomo contemporaneo nel mutare quel tipo di consapevolezza tradizionalmente definito come coscienza morale, la difficoltà a riattualizzare nel tempo presente la coscienza come «voce interiore», come principio di riferimento nelle dinamiche della vita. In termini morali, infatti, il concetto di coscienza richiama la sfera dell'interiorità del soggetto, il luogo depositario dei principi di bene e di male, la fonte di conoscenza dei criteri informatori di un retto comportamento.
La difficoltà dell'uomo contemporaneo risiederebbe nell'impossibilità di operare un discernimento tra bene e male, tra giusto e ingiusto, di far chiarezza sul proprio modello di comportamento, di dar trasparenza al proprio intento di ridefinizione dell'identità personale e sociale. Queste sembrano assai allargate soprattutto tra le giovani generazioni, in quanto soggetti più di altri informati da quella sensibilità culturale contemporanea chiamata in causa per spiegare i motivi dell'annebbiamento della coscienza morale.

MA ESISTE UNA COSCIENZA MORALE NEI GIOVANI OGGI?

A questo proposito qualche osservatore ha messo in dubbio che si possa individuare negli attuali giovani un processo di maturazione di coscienza morale.
Non si intende negare che gli atteggiamenti e i comportamenti delle giovani generazioni siano riconducibili ad alcuni principi e criteri di base. Ciò che si nega è che stia emergendo un tipo di coscienza formata da aspetti tra loro congruenti, che i giovani abbiano ad atteggiarsi e comportarsi secondo principi caratterizzati da coerenza interna, che sia individuabile nelle giovani generazioni una voce interiore unitaria in grado di informare il modello di vita.
La frammentarietà degli orientamenti e degli stili di vita, la caduta della progettualità, la difficoltà a individuare alcuni criteri portanti, farebbero ipotizzare il determinarsi d'una coscienza morale labile, dai confini imprecisi, il venir meno di riferimenti «coagulanti», in grado di ricondune ad unitarietà le varie manifestazioni di vita e gli orientamenti.

Alla radice: l'impatto con la società complessa

L'indeterminatezza della coscienza morale nei giovani viene fatta risalire alla loro forte esposizione ad un clima socio-culturale caratterizzato da pluralismo dei modelli di riferimento e da relativismo.
In una società complessa come l'attuale i giovani fanno quotidiana esperienza della molteplicità e diversità delle istanze culturali, dei modelli di comportamento, delle concezioni di vita. Essi avvertono la difficoltà a operare scelte in una direzione, tendono a mettere sullo stesso piano i vari riferimenti culturali, mettono in atto opzioni parziali, limitate e mai risolutive ai loro problemi. L'orientamento, pertanto, è di operare scelte ridotte, valide per le singole circostanze e i singoli individui o gruppi sociali, senza attribuire ad esse un valore totalizzante, senza fare di esse un criterio di validità allargata per la popolazione.

Il venir meno del senso di responsabilità personale

Un'altra causa della crisi della coscienza morale nelle giovani generazioni viene ricondotta da alcuni osservatori al venir meno - nella consapevolezza degli individui - del senso della libertà e, parallelamente, del senso della responsabilità personale nelle varie circostanze di vita.
A fronte di molti condizionamenti sociali e culturali, di vincoli relativi alla propria educazione e biografia, di processi sociali ed aree di problemi in rapporto ai quali il potere di modifica delle situazioni da parte dei soggetti appare nullo, di «effetti perversi» o imprevisti di azioni intraprese con altra intenzionalità, la coscienza del limite umano come fatto costitutivo dell'esperienza è destinato ad allargarsi sempre più. Nelle varie circostanze il senso della responsabilità personale appare ridotto, l'area della libertà dei soggetti assai limitata; la stessa possibilità di errore o di sbaglio umano risulterebbe attutita dall'esposizione dei soggetti al condizionamento del «male»; l'esperienza di un limite umano esistenziale avrebbe la funzione di esautorare la responsabilità degli individui e dei gruppi sociali. Alla base pertanto della crisi della coscienza morale dei giovani vi sarebbe, in questo caso, la caduta del senso dell'errore, dello sbaglio umano, del peccato, il ridursi dell'area della responsabilità oggettiva.

I RISULTATI SORPRENDENTI DI UNA NOSTRA INDAGINE

I risultati di un'indagine qualitativa sull'orientamento morale dei giovani effettuata su un campione ristretto ma rappresentativo di soggetti per lo più in condizione studentesca (19-20 anni), residenti in 4 città d'Italia (Roma, Catania, Torino e Mestre), delineano una situazione più complessa e variegata di quanto le interpretazioni prevalenti sulla coscienza morale dei giovani lasciano presagire.
Dall'analisi delle interviste relative alla concezione di bene e di male, agli obiettivi alla base della propria esistenza, alla distanza culturale tra i propri orientamenti morali e quelli dei genitori - si possono ricavare interessanti indicazioni sul processo di formazione della coscienza morale nelle giovani generazioni.

Non c'è eclisse di coscienza morale

Anzitutto non siamo di fronte - contrariamente a quanto ipotizzano alcuni osservatori e molti operatori nel settore giovanile - ad un vuoto dei giovani nel campo morale, ad un'eclisse della coscienza morale dei giovani.
Ciò emerge non soltanto dalle autodichiarazioni che i giovani hanno rilasciato sul problema in questione. Infatti anche a livello indiretto, nella valutazione ad esempio di una serie di atti e di comportamenti che si riscontrano nel nostro contesto sociale, si osserva il prevalere negli orientamenti dei giovani di alcuni punti-chiave, di alcuni criteri prevalenti e ricorrenti di riferimento, che possono essere considerati come i parametri della loro concezione di vita.
In altri termini, anche in una società differenziata e pluralistica come l'attuale, i giovani risultano ancora caratterizzati da atteggiamento selettivo, appaiono ancora in grado di svolgere una funzione di filtro tra le varie proposte culturali presenti sul mercato dei significati; ancora, in una società sempre più esposta agli influssi dei mass-media i giovani sembrano non abdicare alla ricerca di espressione personale nel campo morale.

Radicale affermazione dell'autonomia decisionale

La persistenza di principi unitari di riferimento segnala una situazione di continuità tra gli orientamenti delle giovani generazioni e quelli delle generazioni precedenti. L'aspetto di novità è invece rappresentato dal mutamento dei criteri di riferimento morale. Tra questi il prevalere nelle giovani generazioni di criteri interni, soggettivi, estremamente personalizzati di realizzazione. È il soggetto che rivendica a sé e non ad altri, alla sua coscienza e al suo sentire (alla sua sensibilità) e non a principi al di fuori del suo quadro esperienziale o dei suoi presupposti di vita, la possibilità di discernere ciò che è valido da ciò che è effimero, ciò che è appetibile da ciò che è indifferente, ciò che è opzionabile da ciò che è marginale.
Siamo pertanto di fronte alla radicale affermazione dell'autonomia decisionale da parte dei giovani nel campo morale. Ciò che viene negato è il carattere oggettivo dei principi di riferimento morale, intendendo per tale il fatto che essi siano al di fuori dell'orizzonte culturale di riferimento dei soggetti, che essi siano realtà in grado di interpellare l'uomo a mete e prospettive non ancora presenti nel quadro delle sue aspirazioni e delle sue tensioni di base.
È il rifiuto ad intravvedere i principi della morale in un ordine di tipo religioso o in sistemi di norme morali che trascendano l'immediata esperienza del soggetto, la sua esigenza di verificabilità quotidiana.
Affermare l'autonomia decisionale in campo morale non significa da parte del giovane ridurre in modo grossolano e velleitario tutta la realtà alla sua esistenza, disconoscere il potere formativo delle agenzie di socializzazione, negare che l'esperienza individuale è debitrice di apporti a molte istanze culturali presenti nella società. Qua e là, nelle dichiarazioni dei giovani, emerge la consapevolezza che nel proprio orientamento, nella propria coscienza, sono sedimentati e compresenti diversi valori maturati nell'esposizione sociale. Aldilà di questa consapevolezza, la rivendicazione dell'autonomia nel campo decisionale indica nei giovani che la ricerca di senso ha valore soltanto se ripensata e approfondita personalmente.
L'adesione a norme viene espletata soltanto se queste vengono verificate in termini individuali, vengono passate al vaglio della significatività personale. I vari riferimenti culturali vengono accettati soltanto sulla base dell'apporto che essi possono dare nelle varie situazioni e condizioni che il soggetto è chiamato a vivere. In questo quadro l'attenzione si sposta sul problema della significatività personale.

Non è prevalente la deresponsabilità morale

Il prendere su di sé la responsabilità delle decisioni, delle scelte, delle opzioni in campo morale indica che i giovani non rinunciano ad essere protagonisti nei propri riferimenti culturali e morali, a governare il loro campo di azione e di ridefinizione, a ricercare una risposta al problema del significato e dell'identità personale.
Contrariamente a quanto si poteva ipotizzare, l'esperienza della complessità sociale, la difficoltà di definizione dei criteri di comportamento, la coscienza dei condizionamenti, l'aumento di incertezza delle condizioni di vita, non producono necessariamente nei giovani l'assunzione di una posizione deresponsabilizzante nel campo morale, l'incremento irreversibile della passività e della labilità d'atteggiamento. L'orientamento all'autodecisione, l'affermazione della propria autonomia, la rivendicazione dell'autoaffermazione, sembrano valori più forti dei condizionamenti e della difficoltà d'orientamento.

La ricerca positiva di un «modo d'essere» originale

Dietro l'affermazione radicale dell'autonomia decisionale è individuabile la tendenza da parte dei giovani a distinguersi, a specificarsi, a ritrovare un'identità particolare, a non confondersi con condizioni standard, con realtà allargate, con norme largamente condivise, con modelli di vita formalizzati nella società. Un modo di essere particolare, ripensato in termini personali, assunto autonomamente, non influenzato da condizioni date e da modelli precostituiti, sembra pertanto essere una costante allargata nelle giovani generazioni. Esso rappresenta un modo d'essere specifico delle attuali giovani generazioni. È difficile stabilire quanto quest'istanza di distinzione rappresenti per i giovani un mito irraggiungibile, una meta velleitaria a cui si demanda la funzione di rappresentare un valore in una realtà povera di tensioni ideali, un riferimento teorico disancorato dalle possibilità concrete di realizzazione; o quanto invece un principio realmente alla base delle proprie manifestazioni di vita, in grado di prefigurare uno stile di vita innovativo.
Di fatto però, anche se avesse soltanto validità teorica, ideale, esso sembra indicare che l'interiorizzazione personale, non demandata ad altri, rappresenta un valore ed un orientamento specifico per le giovani generazioni.

La personalizzazione delle condizioni di vita

Un'altra indicazione sottesa alla radicale affermazione di autonomia decisionale ci permette di definire meglio il carattere soggettivo, «personale» dell'orientamento morale dei giovani.
Da quanto detto emerge che l'unica possibilità a disposizione dei soggetti per essere protagonisti nel campo morale, per non desistere dall'elaborare criteri di orientamento morale, è ridurre con un'operazione personale la situazione di complessità sociale nella quale essi sono inseriti.
Se è difficile o pressoché impossibile rispondere a fondo al problema del senso, se è velleitario individuare criteri assoluti di comportamento, se appare fuori dalla portata dei soggetti affrontare in modo definitivo e costringente il problema dell'identità, i soggetti tendono a individuare criteri di orientamento morale funzionali alle situazioni in cui vivono, alle circostanze, alle condizioni immediate di vita.
Anche nel campo morale si assiste a quel restringimento di obiettivi, di prospettive, del modello di realizzazione, che si riscontra nel campo più generale dei riferimenti culturali, nel modo di ipotizzare e realizzare la partecipazione nella società. Anche in questo settore si registra quel processo di personalizzazione delle condizioni di vita che solo permette ai giovani di sopravvivere, di non rinunciare a porsi il problema del senso, di non abdicare alla esigenza di protagonismo.
Che cosa significa personalizzazione delle condizioni di vita nel campo morale? Che il giovane di fronte alla complessità dei problemi in questo settore, di fronte al dover decidere avendo presenti varie alternative, di fronte ad una conoscenza non sufficientemente sicura e approfondita, di fronte al relativismo dominante, si affida sempre più alla propria sensibilità, assume quale metro assoluto di giudizio la propria intuizione, fa del suo modello di realizzazione immediata un principio di discernimento, restringe la realtà al proprio piccolo mondo, fa coincidere le dinamiche sociali con i propri problemi. 

Nuovi contenuti etici nel mondo giovanile

In campo morale le giovani generazioni non si caratterizzano soltanto per l'assunzione di criteri autonomi, soggettivi, personali, di realizzazione, ma anche per il particolare contenuto del loro orientamento morale, per il modello di vita che essi privilegiano nella loro tensione etica. La diversità dal modello dei padri o degli adulti è manifesta.
Gli adulti vengono per lo più accusati dai giovani di essere centrati su valori acquisitivi della carriera, della posizione sociale, del denaro, del successo, dell'assunzione di un atteggiamento di lealtà e di identificazione istituzionale che tradisce in genere la subordinazione della personalità.
Su questi criteri di realizzazione «esterna», istituzionale, su un modello di vita basato sulla fissità dei ruoli e delle scelte, su un orientamento centrato sulla stabilità sociale, i giovani più non si riconoscono. L'impegno nel campo lavorativo per il valore lavoro o per la posizione sociale, l'interiorizzazione di un atteggiamento di fedeltà nei rapporti di coppia per il valore della fedeltà, la valorizzazione della coppia soltanto in rapporto ai figli o alla esigenza di stabilità e di sicurezza affettiva, l'assunzione di un atteggiamento di lealtà istituzionale in rapporto alla posizione sociale acquisita e alle possibilità di successo e di carriera... tutti questi orientamenti di valore e criteri di comportamento e di scelta sembrano assai lontani dal modello di vita e di realizzazione delle giovani generazioni.
In luogo di ciò i giovani sembrano caratterizzati da una coscienza morale che dà largo spazio ai valori espressivi, alla ricerca della felicità, al raggiungimento di obiettivi di realizzazione in grado di avviare a soluzione i problemi immediati, alla pratica di rapporti interpersonali soddisfacenti, all'aumento del tasso di consapevolezza e di riflessività circa le proprie condizioni di vita.

CONCLUSIONE

Certo questo orientamento appare in molti casi caratterizzato da espressioni generiche, quali l'affermazione di ideali di realizzazione senza esplicitarne il contenuto o la tensione verso uno «stile di vita» che sia congruente con i valori di fondo personali non meglio specificati.
Non è detto neppure che per molti giovani l'affermazione dell'assunzione di nuovi criteri di riferimento morale si accompagni realmente a pratiche di vita conseguenti, a modelli di comportamento realmente innovativi e in grado di tradurre le aspirazioni.
Aldilà di questi limiti - tipici della maggior facilità di negare un'identità precedente o diversa, più che di affermarne una in positivo - appare però indubbio che la coscienza morale delle giovani generazioni si sta delineando secondo criteri differenti da quelli dei padri o che caratterizzano la società adulta nel suo complesso.
L'assunzione di criteri interni, personali, di realizzazione sembra privilegiare le relazioni soddisfacenti, l'assunzione di impegni dotati di una significatività immediatamente verificabile da parte dei soggetti, la ricerca di una maggior continuità di valori tra la sfera privata e la vita pubblica, la tensione verso una qualità della vita - magari ristretta e valida soltanto per le particolari circostanze ed esperienze dei soggetti - ma in grado comunque di rispondere in termini immediati al problema del senso.
L'orientamento pertanto è quello di abbandonare gli atteggiamenti velleitari, di svestirsi della pretesa di intervenire sui grandi problemi sociali o politici, per privilegiare una ricerca di significato realista, negli spazi in cui il soggetto è in grado di meglio determinare le condizioni della propria esistenza.