Imparare ad amare

Inserito in NPG annata 1984.

 

Chiesa e giovani

Carlo Molari

(NPG 1984-02/3-95)

 

Attraverso una riflessione sulle esperienze dei gruppi e sui dati delle scienze umane, linee di educazione all'amore in un recente documento ecclesiale.

I giornali laici italiani hanno reagito in modo sarcastico o almeno con qualche pregiudizio al documento della S. Congregazione per l'Educazione cattolica dal titolo: «Orientamenti educativi sull'amore umano. Lineamenti di educazione sessuale» (1 novembre 1983).
Ma in realtà il documento presenta una sintesi chiara delle acquisizioni più recenti ed offre alcune indicazioni applicative di notevole utilità.
Se si esaminano le dichiarazioni del Magistero che vengono citate, ci si accorge che in mezzo secolo il Magistero ha modificato progressivamente il suo atteggiamento adeguandosi alle mutate situazioni culturali e sociali. Lo stesso documento lo riconosce quando cita Pio XI che nella Enciclica Divini illius Magistri dichiarava «erronea l'educazione sessuale», anche se poi si suggerisce con una certa generosità che la ragione della condanna stava nel modo con cui veniva effettuata «ai suoi tempi, cioè un'informazione naturalistica, impartita precocemente e indiscriminatamente» (n. 5). Ma a questa condanna non corrispondeva alcuna indicazione positiva sulla educazione sessuale.
Poi progressivamente con Pio XII e soprattutto con il Concilio, il Magistero ha accolto le conclusioni più sicure delle scienze umane, relative alla sessualità, ed ha offerto indicazione pratiche di raro equilibrio.
Il documento le raccoglie in modo organico e con notevole chiarezza.
Ne elenco alcune.
Il silenzio non è più considerato una regola d'oro, la sessualità esige una educazione positiva ed esplicita. Ci sono ancora molti adulti che di fronte alla difficoltà dell'impegno, si dichiarano convinti che la natura da sola insegni le cose fondamentali dell'esistenza, e che ogni intervento esterno sia più dannoso che utile. Il documento dichiara esplicitamente: «il silenzio non è una norma valida di condotta in questa materia, soprattutto quando si pensi ai numerosi 'persuasori occulti' che usano un linguaggio insinuante. Il loro influsso è innegabile...». «Nell'attuale situazione socio-culturale è urgente dare ai fanciulli, agli adolescenti e ai giovani una positiva e graduale educazione affettivo-sessuale» (n. 106), è necessario «vigilare non solo per riparare ai danni causati da interventi inopportuni e nocivi, ma soprattutto per prevenire opportunamente» (ib) i giovani.
La natura della castità. Essa «consiste nella padronanza di sè, nella capacità di orientare l'istinto sessuale al servizio dell'amore e di integrarlo nello sviluppo della persona» (n. 18). Secondo una bella formula di Giovanni Paolo II, citata nel documento (n. 24) la castità «rende la persona capace di rispettare e promuovere il 'significato sponsale' del corpo» (Familiaris consortio n. 37). Dove la formula «significato sponsale» esprime la tensione profonda che il corpo porta a realizzare comunione con gli altri, a fondere la propria vita con quella altrui. Tale forza è appunto la sessualità. Per questo «il corpo in quanto sessuato esprime la vocazione dell'uomo alla reciprocità, cioè all'amore e al mutuo dono di sè (n. 24), e quindi alla fecondità «come a uno dei significati fondamentali del loro essere sessuato» (n. 24). La fecondità caratterizza ogni rapporto autentico; ogni gesto di amore alimenta la vita. La castità perciò è la virtù che governa i dinamismi della «fecondità» umana in tutte le sue espressioni, e rende operativa la «la costitutiva vocazione alla fecondità» di ogni essere umano.
Il carattere teologale dell'amore umano. I rapporti che gli uomini stabiliscono fra di loro sono portatori di vita perché «il corpo contribuisce a rivelare Dio e il suo amore creatore» (n. 23). Per questo il corpo viene detto, con un'espressione desunta da Giovanni Paolo II, «testimone dell'amore come sorgente da cui è nato questo stesso donare» (n. 23). Ogni espressione di amore è feconda perché è traduzione umana dell'amore creatore di Dio. Essa porta una carica più grande di se stessa.
L'amore di Dio, infatti, non può essere efficace per gli uomini se non diventa gesto umano. Solo quando traspare attraverso un atto umano, l'amore di Dio perviene all'uomo. Nessuna madre ad esempio potrebbe mettere al mondo un figlio e illudersi che possa crescere solo per l'influsso dell'amore di Dio: esso infatti non può pervenire al bambino se non attraverso l'amore della madre. L'amore umano perciò è luogo creato dell'amore di Dio. Ma solo quando è amore autentico, perché solo allora è trasparenza di un Bene assoluto.
Amare perciò in modo possessivo ed inautentico è tradire il dono di Dio, è illudere gli altri e promettere ciò che non verrà mantenuto. Offrendosi come termine di un rapporto si promette un Bene più grande della propria realtà personale, ci si dichiara disponibili a trasmettere un dono che viene da Dio. Ogni persona umana è mendicante di amore perché bisognosa di un'offerta divina per diventare ciò che ancora non è: «la persona umana per sua intima natura esige una relazione di alterità, implicante una reciprocità di amore» (n. 25).
Stabilire rapporti autentici è lasciare fluire la forza di vita, che non ci appartiene e che cerca continuamente di entrare nella storia umana. Per questo chi ama cresce come persona e fa crescere persone attorno a sè: diventa centro di irradiazione divina.
Gruppi giovanili. Nell'esaminare i diversi luoghi dell'educazione sessuale, il documento mette in primo piano la famiglia, in quanto possiede «una carica affettiva adatta a far accettare senza traumi anche le realtà più delicate e ad integrarle armonicamente in una personalità ricca ed equilibrata» (n. 48). Vengono poi ricordate «la scuola cattolica, la parrocchia e altre istituzioni ecclesiali... chiamate a cooperare con la famiglia» (n. 54). In altro contesto vengono esplicitamente menzionati i gruppi giovanili (n. 77) ma con alcune annotazioni che meritano una particolare sottolineatura. Si afferma, infatti, che la vita di gruppi, impegnando intensamente l'adolescente e il giovane, «si affianca all'azione della famiglia e della scuola, e spesso ha influenza anche maggiore nella formazione della persona».
Questo breve accenno è completato poco oltre dove si parla dell'educazione all'amicizia (nn. 90-93), che nei gruppi è fortemente favorita.
L'amicizia, infatti, «vertice della maturazione affettiva», viene presentata come «un fattore di straordinaria importanza per la costruzione della personalità nella sua dimensione individuale e sociale» (n. 92).
È utile notare che sono cadute tutte le riserve sulla coeducazione che era facile incontrare nei documenti ecclesiali di qualche decennio fa.
Nel 1950 l'Enciclopedia cattolica riassumendo i documenti del Magistero scriveva che la «teoria della chiesa...è, in linea di principio, nettamente avversa alla...educazione simultanea di individui dei due sessi, in un medesimo ambiente e sotto i medesimi educatori» (EC 5, p. 101). Le ragioni erano soprattutto viste nella prosmiscuità dei sessi e nei pericoli che essa comportava.
Il documento della S. Congregazione in termini positivi afferma invece: «i vincoli di amicizia, che uniscono i giovani di diverso sesso, contribuiscono alla comprensione e alla stima reciproca, quando essi si mantengono nei limiti di normali espressioni affettive» (n. 93). Il pericolo è indicato solamente in quegli atteggiamenti che diventano «manifestazioni di tipo genitale», e che come tali «perdono l'autentico significato di amicizia matura, pregiudicano gli aspetti relazionali in atto e le prospettive riguardo a un eventuale matrimonio» (n. 93).
In conclusione il nuovo documento riassume i dati convergenti delle numerose esperienze di gruppi ecclesiali ed insieme le conclusioni più sicure delle scienze umane riguardo ad una delle esigenze più avvertite dai giovani: come imparare a gestire la sessualità in modo da giungere ad un amore autentico.