Riunioni di massa: manifestazioni, meeting, convegni

Inserito in NPG annata 1985.

 

Gabriela Tavazza

(NPG 1985-09-69)

 

A seguito dell'articolo precedente nel quale abbiamo introdotto diverse tipologie di riunioni di gruppo, ora ci fermeremo sulle prime delle quattro indicate.
Questo tipo di riunioni ha come caratteristica un numero molto elevato di partecipanti.
L'assunzione di questo aspetto per definire un gruppo potrebbe essere considerata di poco conto perchè estrinseca, ai valori o alla età dei membri. Va tuttavia assunta con particolare importanza, perchè da essa derivano comportamenti personali e collettivi che differenziano un gruppo numeroso da un gruppo relativamente ridotto.
Spesso, anche nel parlare comune, si usano termini diversi per indicare queste realtà, si parla di cortei, di riunioni di masse, di manifestazioni, di meeting. Non è di tutti i giorni che un piccolo gruppo locale o un animatore debba aderire a un gruppo molto numeroso, tuttavia può capitare di avere un invito a partecipare dal momento che il gruppo fa riferimento a una istituzione o a un movimento o condivide con altri valori e contenuti.
In questi casi l'animatore o il gruppo si interrogano sull'opportunità o meno di aderire all'invito. Ci si chiede quale vantaggio possa derivarne o quali risultati si possano ottenere. In ogni caso, è importante che nella decisione non si faccia solo riferimento ai «contenuti» che vengono proposti o agli «scopi» che si vogliono ottenere, ma anche alle dinamiche e comportamenti che scaturiscono proprio dal fatto che sono «molte» persone a trovarsi insieme.
Ciò metterà in guardia il gruppo e l'animatore circa gli obiettivi che possono essere ricercati e conseguiti, circa le profondità con cui possono essere assunti certi contenuti, circa l'impatto, i rischi e i limiti che tali raduni possono avere sulla vita successiva del gruppo.
Tutto ciò potrà orientare meglio e più sicuramente il giudizio e le attese dell'animatore e del gruppo, anche per non esigere da tali riunioni cose che esse non possono strutturalmente offrire, come, ad esempio, una intensa relazione tra tutti i partecipanti, la possibilità di essere tutti protagonisti, larghi spazi alla spontaneità e iniziativa individuale.
Come vedremo subito dopo, le riunioni di masse possono avere molte manifestazioni e si può formulare una classificazione in base a criteri molto diversi. Noi eseguiremo una suddivisione in base al criterio del numero. Distingueremo le riunioni con un numero superiore alle 500-1000 persone (riunioni di massa, meeting, manifestazioni) da quelle con un numero inferiore tra i 50 e i 500 (cioè il congresso, il convegno...).

RIUNIONI DI MASSA

Con il termine manifestazione, oggi sempre più usato ed in contesti molto diversi, s'intende l'incontro di un numero elevato di persone; quest'ultime che, per utilizzare un vocabolo comune, potremmo definire masse, si incentrano in relazione a momenti, fatti, motivi, finalità diverse, dando vita a particolari modi di manifestare.
Un tipo di manifestazione è quella in cui si viene ad attivare un'azione contestativa-aggressiva, e cioè dove le persone vanno a rivendicare un riconoscimento dei propri diritti o dei vissuti emotivi (disoccupazione, mancanza della casa, giusta retribuzione, spazi verdi...).
Spesso l'espressione formale di tale rivendicazione prende la forma di cortei e sit-in. Un secondo tipo è caratterizzato da un comportamento chiaramente diretto verso il raggiungimento di uno scopo. Ad esempio, lo stesso sit-in può diventare un'azione specifica, quando per le persone che partecipano non c'è solo il desiderio di esprimere un'opinione, ma l'idea di raggiungere fattivamente un obiettivo. Il sit-in diventa il mezzo esplicativo per tale realizzazione. Si pensi al caso di Comiso, o di occupazione delle case, dove ci si trova di fronte a forme di manifestazione che definiremo con «obiettivo». Purtroppo, la vita di tutti i giorni ci propone, spesso, anche un altro tipo di manifestazione: quella di reazione ad eventi improvvisi. Si pensi ai fenomeni di fuga e di ripiego di fronte al crollo di una tribuna, o ad un terremoto, un'alluvione.
In ultimo, ci sono le manifestazioni celebrative o di gioco, dove le persone si incontrano per commemorare, festeggiare, celebrare i valori o/e i contenuti condivisi. È questa la categoria a cui ci riferiamo, in modo particolare, all'interno di questo articolo, in quanto modalità privilegiate, per entrare in contatto con le persone, sia dalle istituzioni, dalle grosse associazioni, che dai movimenti.
La componente celebrativa commemorativa può avere vita sotto diverse forme. Noi indicheremo con manifestazione celebrativa le riunioni di massa che hanno carattere di occasionalità e limitazione di tempo (un pomeriggio, una giornata), mentre chiameremo meeting le manifestazione celebrative che hanno una codificazione temporale prolungata (una settimana, 10 giorni).

Manifestazioni

La manifestazione, dal punto di vista in cui le assumiamo, è un incontro generalmente legato a degli avvenimenti specifici come commemorazioni, elezioni, ricorrenze o motivate da un bisogno di espressione o di trovarsi insieme.
Proprio per queste sue caratteristiche difficilmente ha un vissuto che può ripetersi: cambiano le persone, muta il momento storico, il clima emotivo e le modalità dell'incontro. Il modificarsi di queste variabili attribuisce a questi incontri una veste di originalità e di unicità, tipica dell'esperienza che non può ripetersi.

Le scelte di organizzazione

La manifestazione può essere organizzata in contesti svariati quali una piazza, un anfiteatro, un parco, una città.
In genere sono scelti luoghi pubblici, luoghi che per la loro stessa natura, spazi ampi e senza confini, non danno una sensazione di limite e di controllo, come può essere sperimentato in una sala congressi o in un grosso auditorio. Anche lo «spazio» gioca un ruolo, nella percezione dei partecipanti di una assenza di contenimento.
Questo tipo di incontri, che in passato era soprattutto utilizzato a fini rivendicativi, oggi trova un ampio impiego nelle associazioni, movimenti e istituzioni.
La manifestazione è uno strumento per raggiungere un numero elevato di persone, in un arco di tempo limitato (un pomeriggio, una giornata).
L'istituzione e i leaders del movimento hanno la possibilità di raggiungere «istantaneamente» e con certezza la maggioranza degli iscritti o simpatizzanti. La maggiore o minore presenza dà inoltre agli organizzatori la misura delle rispondenze e condivisione delle proposte fatte.
Il trovarsi insieme, in tanti, sul versante dei partecipanti, risponde ad un bisogno dell'individuo di verificare «esternamente» l'estensione e l'accettazione dei propri valori. Il piccolo gruppo, che vive nella diaspora, ha nell'incontro numeroso la possibilità di riconfermare la propria scelta.
Sempre più le manifestazioni perdono connotati organizzativi standard, per assumere via via gli aspetti più svariati grazie alla creatività e originalità degli organizzatori.
Una riunione celebrativa può utilizzare ingredienti diversi come: l'ascolto collettivo su esperienze individuali significative, l'annuncio di assenze motivate ma che comunicano la propria adesione, l'organizzazione di balli, il canto, l'intervento del capo carismatico, la fiaccolata, l'adesione di personaggi significativi...
Tuttavia, in tutte, si possono riscontrare delle costanti. Non si deve dimenticare che tutto ha come riferimento il grande numero dei presenti, e quindi la scelta dei «gesti» deve essere condivisa da tutti, comprensibile da tutti, visibile e fattibile dalla maggioranza.
Sono questi i motivi che danno la possibilità ai partecipanti di ricordare e fare riferimento a stessi contenuti e esperienze vissute.
Si può inoltre aggiungere che le sensazioni che ognuno di noi ha potuto sperimentare partecipando a questi incontri, sono al di là del tema e quindi del contenuto per cui la manifestazione era stata indetta. Esse hanno come denominatore comune «l'influenza» o «l'impatto con la folla».

Alcuni fenomeni psicologici in gioco

Una delle sensazioni più frequenti che si prova dopo una «giornata celebrativa» è che le proprie idee, i propri valori sono condivisi, e quindi come tali hanno diritto di «voce». È un po' come se la persona ricevesse una carica nuova di energia, una trasfusione di «forze». Quanto descritto è frutto di fenomeni psicologici che trovano in queste situazioni un terreno fertile per manifestarsi.
Infatti si è oggi del parere che l'assenza di interazioni regolative fra gli individui raggruppati provoca in questi una «sensazione di forza» e di «universalità», producendo così un contagio che spinge «l'azione al cambiamento».
Un'altra sensazione, accanto a quella della forza, è quella della «fusione affettiva»: l'aggregazione in questi contesti dà un livellamento dei comportamenti manifestati dai partecipanti sulla base dell'impressione di avere elementi comuni di condivisione, ciò spinge gli individui a sentirsi omogei. Come terza sensazione, potremo individuare l'identificazione con il «capo» carismatico. Questo elemento risulta più significativo in quegli incontri celebrativi o commemorativi dove il perno della manifestazione stessa è il «discorso». In questi casi, più l'argomento trattato è sentito dai presenti, più è importante che l'oratore scelto sia a conoscenza dei problemi, dei bisogni e delle attese del pubblico, e più sarà facile il processo di identificazione con lui.
Perché questa identificazione abbia luogo, necessita che il conduttore sia in possesso di alcuni requisiti quale l'avere un dominio particolare di sè che gli possa permettere di esprimersi, mostrarsi, rischiare. Tale requisito determina il grado di stima nei suoi confronti e quindi la «legittimazione», e cioé il diritto che ha il conduttore di rivestire quel ruolo in quelle particolari circostanze, rispetto a quel pubblico definito. Vi sono anche altre caratteristiche quali la voce (il tono è lo strumento principale per ottenere l'attenzione degli ascoltatori, colpire la loro immaginazione, rimarcare i concetti chiave), l'empatia (l'attenzione ad individuare o addirittura anticipare gli umori, le tensioni della folla; una corretta empatia potrà permettere al «tribuno» di assecondare i sentimenti del gruppo), l'improvvisazione (capacità di far fronte ad ogni eventuale imprevisto), la lucidità e la visione d'insieme (capacità di non perdere di vista i punti chiave del suo messaggio). Un quarto effetto della manifestazione può considerarsi la diminuzione delle «soglie di riflessione», che è direttamente proporzionale ad un aumento dell'espressione affettiva collettiva e quindi alla suggestionabilità delle masse.
Il vivere come assenti le distanze personali facilita un propagarsi di veloci emozioni collettive, quello che in gergo viene definito contagio della folla. Infatti sondaggi su campione hanno evidenziato come per le stesse persone (sotto gli stessi imput) il tempo impiegato, in termini di «riflessione attuata» prima di «agire» un determinato comportamento, sia considerevolmente diverso se la persona si trova in situazione di gruppo o da sola.
Nel primo caso il tempo di riflessione prima di «agire» il comportamento è più breve che se la persona fosse da sola. In conclusione, volendo utilizzare un'immagine, diremo che è una «sensazione di pelle» quella che si presenta in questi tipi di incontri; infatti gli organizzatori di queste manifestazioni privilegiano il canale emotivo, la relazione e non il contenuto. L'attenzione è al tipo di clima e di «feeling» che si viene ad instaurare piuttosto che fornire contenuti dettagliati.

Meeting

Come abbiamo detto sopra, assumiamo il termine meeting per indicare quelle manifestazioni di masse che si prolungano per un certo tempo e in uno spazio diversificato.
Questo termine, nel passato poco presente nel nostro vocabolario, ha assunto in questi ultimi tempi diverse accezioni. Il meeting, momento di incontro con la possibilità di una fruizione del messaggio e delle emozioni più lente e dosabile a seconda dei bisogni dei singoli, è diventato una realtà che ha trovato una diffusione e accettazione all'interno del mondo giovanile e non.
Il partecipare ad un meeting ha come condizione innanzitutto una condivisione, per i presenti, di sentimenti, di attese, e di contenuti comuni.
La finalità di un meeting è di provocare le nascite e le conferme di un'emozione collettiva attraverso una articolazione di attività.
A differenza della manifestazione che dà al partecipante l'idea del vivere «tutto e subito», sia in termini di emozioni che di messaggi da recepire, il meeting offre, grazie alle scansione di tempi lunghi, l'opportunità di entrare in contatto con quanto proposto rispettando di più i modi, i gusti, i tempi personali di ciascuno.

Aspetti organizzativi

In genere il meeting viene organizzato intorno ad un tema-problema. Questo costituisce il leit-motive dell'incontro, esso è proposto secondo modalità che tendono a coinvolgere il maggior numero possibile di persone.
Ci sono stands che richiamano l'attenzione con l'arte, oppure l'esposizione di pubblicazioni. Ci sono mostre fotografiche, diagramma e prodotti artigianali.
Ci sono tavole rotonde di personaggi significativi e incontri con i capi carismatici. C'è musica per le diverse età, balli, canti e luoghi di ristoro tipici.
Tutto ciò è distribuito nel tempo (4/5-10 giorni) dove il momento «top» è posto verso la conclusione del meeting.
In questo modo tutto ciò che avviene prima di esso, si configura come preparazione e lenta crescita delle emozioni che trovano in questo momento la loro massima espressione.
Alcuni fenomeni psicologici in gioco
Si possono individuare nel meeting alcuni processi specifici.
Anzitutto, la polarizzazione comune: l'essere presenti, il partecipare, determina la creazione di una attesa e quindi di bisogni che attendono una soddisfazione. Rispetto a queste attese gli avvenimenti, le cose dette o no, prenderanno un significato particolare.
In secondo luogo la ugualizzazione delle persone: nella grande massa si assiste ad una dimenticanza delle differenze individuali e delle distanze sociali, c'è un livellamento di status. Le persone sono vicine le une alle altre, di fronte ad una medesima attesa si sentono uguali, nelle dimenticanze momentanee delle loro differenze sociali.
In terzo luogo, il rovesciamento della «fobia» di contatto: si assiste ad un processo per alcuni versi opposto a quello presente nella vita quotidiana, e cioè quello dell'individuazione. È come se le persone poste le une vicine alle altre venissero a costituire un solo corpo. L'incontrarsi in tanti conduce alla formazione di un essere nuovo, sovraindividuale, di una anima collettiva.
Il sentirsi tanti, condividenti le stesse attese, è il presupposto per le nascite di miti e valori collettivi.
Tutti questi ingredienti costituiscono «l'idea della forza», del gruppo, la sua mistica.
Il rapporto che si viene ad instaurare tra il piccolo gruppo ed una manifestazione è, per alcuni aspetti, diverso da quello che si viene a creare tra il piccolo gruppo ed il meeting.
Nel primo caso, il gruppo è presente nel suo insieme, c'è una partecipazione di tutti, in un arco di tempo preciso. È un'esperienza che riconferma soprattutto a livello emotivo il piccolo gruppo come tale (il fatto di essere stati insieme in quell'occasione produce un «sentirsi più vicini») e allo stesso tempo lo fa sentire parte di un tutto più grande e complesso.
Diversa è la situazione del meeting che, per la sua articolazione, permette una fruizione scandita in tempi e spazi diversi. I membri del piccolo gruppo possono parteciparvi, sia come singoli che in sottogruppi, in base agli interessi personali. A differenza della manifestazione, nel meeting la variabile del contenuto è presunta quanto quella della relazione, gli aspetti di condivisione più emotivi sono alternati a momenti di riflessione e confronto su temi precisi.

Riflessioni educative per l'animatore

Manifestazioni e meeting, che abbiamo ora descritto, sottolineano per l'animatore e il gruppo aspetti problematici e positivi. Da un certo punto di vista, essi sembrano una condizione importante per l'individuo e per il gruppo di «incontrare gli altri», per vivere momenti ed esperienze di collettività e universalità che superano quelle locali e personali.
Da un altro punto di vista, tutto ciò sembra non poter avvenire se non attraverso forme contestuali difficilmente definibili o occasionali.
Se si pensa che certe emozioni possono avere una diffusione collettiva, queste, in alcuni casi, si possono tradurre in gesti e comportamenti massificati, dando origine a dei comportamenti per imitazione.
Questo potrebbe portare alla possibilità di assunzione di contenuti e comportamenti, da parte dei singoli, in forma acritica e razionalmente non sufficientemente definita. Da ciò la necessità, sia per l'animatore che per il gruppo, di porsi di fronte a questi incontri con la consapevolezza degli stimoli a cui si verranno ad esporre, agli effetti che possono scaturire.
Indichiamo brevemente alcuni correttivi che un animatore e un gruppo può utilizzare per controllare gli eventuali rischi legati alla partecipazione di un piccolo gruppo a momenti quali le manifestazioni ed i meeting.

Individuare il momento del ciclo vitale del gruppo

Semplificando, si potrebbe dire che la partecipazione di un gruppo ad una manifestazione nella prima fase del ciclo vitale, cioè del passaggio dalla «dispersione» alla «aggregazione fisica» (cf NPG 85/2, pp. 63-74), può produrre la riconferma delle proprie idee e della proposta del gruppo.
Di fatto l'esperienza è valutabile diversamente qualora il gruppo si trovasse nella terza fase del ciclo vitale, cioè al momento del passaggio dalla «appartenenza» al «progetto» (cf NPG 85/4, pp. 51-61). Infatti questo, avendo ormai raggiunto una coesione e una coerenza di contenuti, ritroverebbe nella manifestazione la possibilità di un'autentica espressione di un vissuto.

Far precedere un tempo di riflessione

Essendo entrambi questi incontri momenti caratterizzati da un intensa componente emotiva, può essere opportuno farli precedere da una riflessione che individui variabili motivazionali e razionali circa l'opportunità per il gruppo di una partecipazione. È tuttavia importante che tale componente riflessiva non risulti eccessiva, tale da provocare un controllo e un impedimento alla partecipazione esperienziale. La migliore misura sarebbe quella di collocare tale esperienza all'interno di un momento di riflessione che la preceda e la segua.

Verificare i contenuti

I contenuti devono essere congrui con quanto il gruppo ha elaborato e sta elaborando. Non si deve dimenticare che il gruppo, oltre ad un ciclo evolutivo di relazioni interpersonali, ha un suo sviluppo logico di contenuti. Ciò esige una continuità di direzione e di sviluppo. Certi temi, affrontati in tempi prematuri, non possono essere elaborati e vissuti, e richiedono tempi lunghi per orientarsi ad essi. L'animatore dovrà quindi stare attento a valutare se i contenuti proposti dalla manifestazione sono accessibili e accettabili dal gruppo.
Verificare se la proposta permette la partecipazione
Essendoci manifestazioni nelle quali il gruppo è chiamato ad eseguire passivamente delle direttive, ed altre nelle quali invece il gruppo e le persone sono rese corresponsabili o coprotagonisti, l'animatore dovrà privilegiare le seconde, in quanto favoriscono maggiori possibilità educative.

Fare attenzione alla frammentazione

Bisogna che un animatore sappia valutare come ciascun membro abbia «utilizzato per sè», alla ricerca di conferme personali e di gruppo, quanto avvenuto durante l'esperienza di un meeting. Nel meeting, per la sua strutturazione articolata, il gruppo può a sua volta suddividersi, fruendo in maniera diversa delle proposte offerte. Tale caratteristica richiede, perché questa esperienza non risulti un momento di frammentazione e dispersione, che l'animatore del gruppo sappia valutare e ricontestualizzare, all'interno del medesimo, l'esperienza, le considerazioni, le riflessioni dei membri.

CONVEGNO E CONGRESSO

Questo tipo di riunioni differiscono da quelle descritte precedentemente, se non per il numero dei partecipanti (a volte possono esserci conferenze con 600 persone), dal modo di convocazione, dal tipo di pubblico, dal luogo, e dal tipo e modo di conduzione.
Una delle prime differenze consiste nella struttura dell'incontro che si può definire come «formale», intendendo per formale una situazione istituzionalizzata. Infatti il gruppo promotore che organizza un convegno o un congresso si riconosce in una istituzione, culturale, scientifica o politica che sia.

Finalità possibili

Questo tipo di incontri possono avere come obiettivo l'informazione o la dimostrazione. Talvolta la finalità può essere anche pedagogica.
Anzitutto il convegno può essere, per i membri di un gruppo, un momento di qualificazione o riqualificazione, intendendo, nel primo caso la possibilità di venire a conoscenza di dati, elementi, riflessioni e in. dirizzi nuovi per i partecipanti, nel secondo l'opportunità di integrare informazioni nuove con quelle già possedute.
In secondo luogo il convegno può essere un momento di incontro e di confronto fra i gruppi.
In questo caso lo spazio del convegno è utilizzato per verificare il cammino, le difficoltà, le scelte, le iniziative, le proposte che ogni gruppo può aver maturato, al suo interno, nel lavoro quotidiano.
In genere questo tipo di convegni hanno un tema preciso rispetto al quale focalizzare l'attenzione dei partecipanti.
In terzo luogo il convegno può essere un momento di servizio, come divulgazione di determinate idee, opinioni, fatti. In questo caso non è diretto ad un pubblico specializato, da addetti ai lavori, bensì ha l'obbiettivo di raggiungere proprio gli esterni fornendo delle informazioni.
Il comune denominatore di tutti e tre questi tipi di convegni è un pubblico che condivide un tema. La finalità è uguale per tutti: sapere qualcosa di più su un determinato argomento. L'aspetto del contenuto, del «dato», è sicuramente privilegiato rispetto a quanto avviene per l'argomento che crea un feeling fra l'uditorio.

Modalità organizzative

Il convegno può essere organizzato con modalità diverse e quindi richiedere tipi di conduzione diversi.
La modalità classica è quella di un insieme composto da un oratore e da un pubblico.
L'oratore è scelto da chi promuove l'incontro, ed è colui che «sa», che è in grado di «dire» qualcosa. Perché sia favorita l'accettazione del relatore da parte del gruppo, è necessario che l'uditorio «senta» di avere in comune con lui l'interesse per il tema della discussione. In genere questo tipo di convegno si impernia su una relazione centrale e l'informazione, di cui l'oratore è detentore, viene passata in modo verticale dall'alto verso il basso. Il dibattito, di fatto sempre previsto in questi incontri, spesso risulta povero e stentato. Per i partecipanti risulta difficile superare le distanze che siffatta organizzazione fa sperimentare e che è sancita anche spazialmente. Il confronto, che spesso rimane limitato tra il vertice e la base, è completamente assente all'interno della stessa base, almeno in quel contesto.
Accanto a questa modalità, sempre meno utilizzata, si assiste al diffondersi di convegni con struttura pluriarticolata.
In genere l'esperto è sostituito da un gruppo di esperti, e alla relazione centrale subentra la tavola rotonda, come momento in cui vengono raccolti ed integrati i contributi di discipline ed orientamenti diversi. A questa modalità introduttiva fa seguito un lavoro di gruppo.
L'uditorio può scegliere di partecipare all'approfondimento di un aspetto di quanto trattato, in base all'interesse, al desiderio, alla curiosità personale.
Infine i lavori si concludono con la raccolta in assemblea di quanto dibattuto ed emerso nei piccoli gruppi.
È proprio da questo secondo tipo di convegni che spesso nascono indicazioni, programmi, linee di riflessione ed approfondimento per i componenti del piccolo gruppo.
Questa modalità permette la fusione delle «conoscenze» (del vertice) con i bisogni, le carenze, i limiti, la fantasia, l'originalità, il quotidiano della base. L'informazione non ha più il carattere di verticalità, assumendo la possibilità di una reale verifica. È solo in questo secondo caso che la partecipazione di un piccolo gruppo ad un convegno può diventare un momento educativo, di comunione e di crescita. La modalità organizzativa e di conduzione di un simile incontro è una variabile significativa nell'ottica di rendere il convegno un momento educativo e non una semplice «acculturazione».

La modalità comunicativa e il contenuto

Perché questo possa avvenire non bisogna però dimenticare altri due aspetti: la modalità comunicativa e il contenuto.
La modalità comunicativa può essere intesa, da un lato, come il tipo di linguaggio utilizzato per dare, passare le informazioni.
Si può infatti parlare più o meno difficile, adoperare termini usuali o tecnici, periodare scarno o complicato.
Nella scelta del linguaggio bisogna tenere conto anche delle caratteristiche dell'uditorio. Sarà diverso parlare ad un gruppo di specialisti, o comunque di persone del campo piuttosto che ad un gruppo di neofiti. Un livello di diverse conoscenze imporrà l'uso di un differente tipo di linguaggio, terminologia e scientificità. Questo permetterà di evitare congressi in cui gli oratori diano delle informaizoni ovvie, già conosciute dai presenti, che non arricchiscono il loro bagaglio iniziale, o viceversa forniscano dei dati troppo specifici o scientifici per potere essere adeguatamente valutati e inseriti nel proprio quadro di riferimento.
La modalità comunicativa, dall'altro lato, va intesa come la capacità di favorire contenuti che non esauriscono la loro azione nell'ambito del convegno, ma si proiettino, in seguito, attraverso ogni singolo partecipante, nell'ulteriore attività del piccolo gruppo.
La proposizione di concetti in maniera scientifica, definitiva ed esaustiva, porta, in genere, solo ad un aumento di conoscenze nei presenti.
Un approccio possibilista, interrogativo, con un ventaglio di ipotesi, crea delle aree di riflessione e stimola l'aspetto creativo dei partecipanti, con un maggiore coinvolgimento anche emotivo. Questo approccio dovrebbe essere sempre impiegato in quei convegni di gruppi e dovunque venga usata la modalità di lavoro in sotto-gruppi. La scelta del «contenuto» (tema) di un convegno richiede una corretta analisi dei
bisogni, delle attese, delle esigenze di coloro che fruiranno di tale iniziativa. Infatti è una prassi sempre più in voga far precedere la scelta del tema da un «pre-testing» e cioè da un'indagine da parte dell'istituzione, del movimento, dell'associazione promotrice. L'obiettivo è di ottenere una identificazione reale delle aree-problema su cui i destinatari desiderano o necessitano di una verifica o di un confronto.

Riflessioni educative per l'animatore

Molti dei correttivi indicati per il meeting e la manifestazione rimangono validi anche per il convegno. Non va dimenticato che, spesso, a questi incontri possono partecipare un numero molto elevato di persone e quindi facilmente si possono ricreare i fenomeni psicologici di massa sopra citati. È evidente che per un animatore l'essere a conoscenza del numero degli iscritti possa permettere di tenere sotto controllo questa variabile.
C'è il rischio che il piccolo gruppo consideri «l'andare ai convegni» come un modo per ritenersi un gruppo aggiornato, all'avanguardia, impegnato.
Questo modo di pensare può trasformarsi in una «moda» e quindi produrre esattamente gli effetti opposti a quelli di crescita sopra menzionati. Questo rischio, oggi, non è lungi da essere corso da molti gruppi giovanili, forse a causa di questo pullulare disordinato e convulso di incontri, dibattiti, congressi.
L'animatore deve attentamente valutare l'opportunità della partecipazione o meno a queste iniziative.
In tale senso, una traccia gli può essere fornita dalla valutazione del ciclo vitale del proprio gruppo (rispetto alle relazioni interpersonali e al cammino culturale), dall'uso che di tale esperienza il gruppo può trarre, dal come si va ad integrare con le attività ed iniziative in corso.
Così come è vero che una chiusura nel piccolo gruppo può determinare povertà nel processo di crescita, altrettanto pericoloso, in quanto fonte di confusione e di sbandamento, può essere il sottoporsi ad eccessivi stimoli esterni.