Un corso di educazione alla pace per gruppi giovanili

Inserito in NPG annata 1985.

 

Centro per l'educazione alla pace e allo sviluppo - ACLI Bergamo

(NPG 1985-09-53)

 

Il CEPAS (Centro per l'educazione alla pace e allo sviluppo) è un centro costituito dalle ACLI bergamasche col fine di meglio organizzare e sviluppare iniziative a favore dello sviluppo e della pace. Nell'ambito delle numerose iniziative di sensibilizzazione ai temi della pace che già esistono localmente, il centro ha trovato il suo specifico in attività di educazione e nella ricerca di linee politiche realistiche, praticabili nel rispetto di alcuni valori per noi intangibili (apertura al dialogo, coerenza fini-mezzi, scelta degli ultimi, rispetto della verità, ricerca di una sempre maggiore giustizia, sensibilità per linee di sviluppo rispettose di tutti i popoli, superamento di ogni nazionalismo per aprirsi alla mondialità).
In questo anno 1985, iniziato con la giornata della pace dal tema: «I giovani e la pace camminano insieme», il CEPAS propone alle comunità ecclesiali, agli oratori, ai gruppi ed associazioni questo modello di percorso formativo per giovani sui temi della pace, nella speranza che possa venire incontro ad una esigenza che ci pare sentita. Il CEPAS assicura inoltre la disponibilità di propri animatori per la conduzione di corsi sul territorio.

 

EDUCARE ALLA PACE

Valori e obiettivi della pace

Se c'è una specificità dell'educazione alla pace questa va costruita individuando obiettivi e valori particolari inerenti al termine della pace.
La pace come obiettivo e convinzione nella possibilità di costruire un livello sempre superiore di convivenza pacifica che attraversi tutti i livelli della comunità umana.
^ Una convivenza che anche per gli elevati livelli di conflittualità presenti nelle società odierne non ha futuro se basata sulla forza e la costrizione; bensì dovrà fondarsi sulla libera scelta e sulla valorizzazione e condivisione di alcuni strumenti pacifici; parliamo in particolare della non violenza e del metodo democratico.
^ La prima soprattutto per il suo richiamo pregnante ad atteggiamenti personali di ascolto e di rispetto dell'avversario o del diverso, di linearità dei propri comportamenti, di gradualità degli obiettivi, di accettazione della mediazione e del compromesso compatibilmente agli obiettivi.
^ Il secondo, il metodo democratico correttamente inteso e praticato, in quanto forma di convivenza in una società complessa che ammette le differenze, che non tende all'omologazione, che crea spazi di confronto prima e decisione poi, non autoritari o coercitivi, ma basati su regole condivise.
Vivere in una democrazia incompiuta, riconoscere che la politica oggi non sempre usa la forma della democrazia, ma spesso tende a costruire il consenso sul potere dei mass-media è un fatto che non può comunque far rinunciare al metodo in quanto tale.
Sviluppare la democrazia oggi significa rendere maggiormente possibile la pace. Il limite forse maggiore presente oggi intorno a questo aspetto è la applicazione dei concetti di democrazia esclusivamente e limitatamente ad ambiti statuali.
Le stesse regole che permettono una convivenza nello stato non risultano applicate nella convivenza e nei conflitti tra gli stati, dove dominano ancora troppo frequente-
mente le regole della libera economia, della dominazione ideologica, della sicurezza nazionale e il metodo della violenza armata.
Sono pochi i luoghi di trattativa tra nazioni fondati sul riconoscimento della priorità dei problemi, sulla necessità di giustizia e di equa distribuzione delle risorse.
E probabilmente saranno possibili in proporzione alla disponibilità dei popoli ricchi ad accettarne le conseguenze.
^ Altro grosso ambito di ricerca è il riconoscere la pace come valore primario al pari di altri valori quali la giustizia, la libertà, il bene comune e la vita.
Il fatto di averlo considerato bene insufficiente o valore inferiore agli altri ha permesso di scegliere molto spesso nella storia anche attuale tra guerra e pace semplicemente come strumenti per realizzare il valore superiore, con gli effetti di distruzione di cose e valori che ben conosciamo.
In questa discussione sulla liceità dei mezzi il termine pace inserisce elementi nuovi. La pace è un valore in sé in quanto mira ad una convivenza pacificata tra gli uomini.
Ma oltre che ad essere un traguardo vuole essere una indicazione di metodo ed una esperienza quotidiana di vita.
^ Una convalida del paradigma educativo che presuppone continuità tra mezzo e fine: il mezzo educa, plasma di sè l'obiettivo e il futuro; un mezzo violento, non rispettoso della dignità umana alimenta la visione del nemico cattivo, crea paura, diffidenza, isolamento che si diffondono nella mentalità comune, nei rapporti politici e sociali.

Itinerari educativi

Solo dopo esserci posti il problema di riconoscere valori ed obiettivi specifici di una educazione alla pace, così come abbiamo tentato di fare nei paragrafi precedenti, è possibile ricercare i luoghi, i tempi, le metodologie per costruire e gestire itinerari di educazione alla pace.
Solo una condizione è ancora opportuno sottolineare: educare, educare alla pace non può che essere una composizione tra parole di analisi, informazioni, conoscenze da una parte, ed opere, testimonianze, azioni concrete di solidarietà di proposta politica, capaci di produrre cambiamento ma insieme stimolatrici di ulteriori energie.
^ La prima attenzione deve essere posta verso tutti quegli ambiti che hanno già una funzione formativa. Occorre che in essi si sviluppi una sensibilità che ponga la pace non già o non solo come materia di insegnamento, bensì come specificità di valori e di problemi su cui educare.
Molte materie di insegnamento scolastico, i testi scolastici possono essere riveduti in questa ottica e già numerose sono le esperienze prodotte in tal senso.
^ Anche la Chiesa locale, l'oratorio sono luoghi formativi non secondari in cui è possibile operare forme di catechesi e di evangelizzazione specificatamente legate ai problemi della pace.
Ciò tanto più se si tiene conto dello stretto legame di questi con i temi propriamente evangelici della creazione, della costruzione del regno, della carità, della comune condizione di figli di Dio.
^ Non meno importante è la ricerca di itinerari educativi dentro gli ambiti della vita sociale e collettiva:
- nel mondo del lavoro dove possono essere ricercati e fatti conoscere;
- nei nessi economici del riarmo e del sottosviluppo, l'interdipendenza fra le scelte produttive e commerciali del nostro sistema e quelle (spesso obbligate) dei sistemi più poveri;
- nelle comunità, tra la gente, che con le svariate forme della festa, del volantino, dell'assemblea, della raccolta di fondi ecc., può essere avvicinata, sensibilizzata e informata ai temi della pace;
- nelle diverse forme di aggregazione presenti sul territorio che devono essere chiamate ad operare in termini di convivenza pacifica, di espressione concreta di solidarietà, di incontro e dialogo tra loro per riconoscere i bisogni più veri.
^ Sul versante delle azioni riteniamo di particolare valore educativo tutte quelle proposte in grado di chiamare le persone ad una scelta di valore e ad una adesione fattiva.
Su questo filone occorre individuare proposte politiche, come la proposta di abolizione del segreto militare sul commercio delle armi che aveva ed ha carattere di comprensibilità, di immediatezza e realizzabilità.
^ Ancor più significative sono le esperienze di cooperazione e volontariato internazionale di cui è molto ricca la nostra realtà bergamasca e che, per parte notevole, sono mediate da religiosi e laici direttamente presenti nei paesi poveri.
Questa realtà così ricca di umanità, di solidarietà concreta, sensibile ad un cambiamento a partire dalla dimensione dei valori e degli impegni personali è un bene forse poco conosciuto perché silenzioso.
Ma attraverso queste esperienze e testimonianze è passato e può ancora passare nella società, a partire dai singoli, un nuovo stile di vita ed una concezione dello sviluppo.

FINALITÀ DEL CORSO DI EDUCAZIONE ALLA PACE

La nostra visione della pace richiede di superare angolature ristrette ed unilaterali, perché l'opera educativa sia effettivamente tale. Per tracciare le linee di un progetto educante occorre conoscere il problema nella sua complessità.

Finalità generali e obiettivo

^ Innanzitutto le forme antiche e nuove che violenza e pace assumono oggi: violenza e pace sono nel cuore dell'uomo, nella vita quotidiana privata e pubblica, si strutturano e si consolidano nei sistemi e nelle prassi di natura politica, sociale, economica, culturale, morale e religiosa; si presentano in modo più evidente nei campi del crimine e della guerra.
La stessa complessità la ritroviamo se cerchiamo le radici della violenza e le sorgenti della pace: infatti pace e violenza possono nascere dall'interiorità dell'uomo, dal cuore, dalla volontà, dal cervello capaci di scelte responsabili di amore e di odio; dalla cultura di violenza o di pace, nel costume dell'ambiente e del gruppo e nella scienza; dalle strutture sistemiche e dalle prassi di vita sociale e politica; dall'apertura o chiusura all'amore di Dio.
^ Allora anche l'azione per la pace non può essere semplicista, ma avrà finalità ed obiettivi diversificati da costruire:
- la pace personale interiore, interpersonale, relazionale;
- la pace sociale e civile;
- la pace politica;
- la pace culturale, morale, religiosa. E tutto ciò non esorcizzando i conflitti, ma comprendendoli e rielaborandoli, perché le diversità da cui scaturiscono possano essere non più competitive ma collaborative nel reciproco rispetto.
È necessario rendersi subito conto che, rispetto a questi compiti immani, l'educazione è uno strumento «povero», limitato. Rendersi conto dei suoi limiti serve a superare le tentazioni di onnipotenza, a calibrare le finalità a cui può ragionevolmente arrivare, a rianimare i momenti di delusione e di scoraggiamento di fronte alla pochezza (almeno apparente) dei risultati raggiunti.
L'obiettivo che si prefigge il nostro impegno di educazione alla pace è di far emergere la coscienza che la pace è un bene e un valore «sintetico»; è un bene insufficiente se assunto nell'accezione riduttiva di «assenza o acquietamento dei conflitti», ma è centrale se collegato ai valori della verità, della giustizia, della libertà, della solidarietà. In tal modo il concetto di pace diventa dinamico e può riunificare attorno a sé il senso di un multiforme impegno di fronte ai problemi dell'uomo e del mondo d'oggi. All'interno della frammentazione dei problemi e dei livelli a cui si presentano, delle forme che assumono (appunto il livello dell'interiorità, delle relazioni interpersonali e sociali, delle strutture, del rapporto con la natura, del rapporto con la trascendenza), ci sembra che spesso si tenti di affrontarla proponendo criteri di valori e indirizzi di senso, significati diversi e frammentati anch'essi.
Ad esempio, nella nostra cultura sembra che il valore della vita abbia pesi diversi a seconda che sia quella propria, quella di un amico oppure di un nemico, di un nascituro, di un anziano; oppure il significato di «onestà» sembra diverso nella vita privata e personale. (qui tutti sono onesti...) e nella vita pubblica; sul lavoro, nel pagare le tasse, nelle scelte di consumo, nella vita politica e nell'economia nazionale. Oppure ancora mentre si ritiene ingiusto che un singolo uccida o rubi, si accetta tranquillamente che uno stato muova guerra o venda armi per uccidere, o che faccia una politica economica e scelte internazionali che strozza e deruba interi popoli. In questo modo si addormentano le coscienze nel relativismo morale.
Certo, occorre rendersi conto della complessità assunta dal mondo moderno, in cui ognuno dei livelli diversi sopra indicati ha regole di funzionamento e meccanismi suoi propri, che occorre conoscere e rispettare, per non semplificare tutto in un vago moralismo.
Ad esempio, non si può dire che «se tutti andassero d'accordo col loro vicino non ci sarebbero più guerre», perché il «grande», lo stato e i rapporti tra stati non sono semplicemente il sommarsi aritmetico di tante entità «piccole», di singoli cittadini atomizzati e dei loro rapporti.
Questa concezione rischia di indurre atteggiamenti individualisti: «Io cerco di essere onesto nel mio piccolo e trascuro le scelte politiche più generali», avallando così scelte che magari non sono per niente oneste verso altri popoli.
Ebbene, ci sembra che la pace, in quanto concetto dinamico, permetta contemporaneamente, e richieda, di conoscere e rispettare la complessità e di attraversarla con criteri di valore unificanti che valgono a qualunque livello si agisca.
L'obiettivo di fondo della nostra educazione alla pace è proprio questo: far prendere coscienza della complessità odierna e dei suoi meccanismi, e far emergere quei criteri di valore, quegli indirizzi di senso che valgono per ognuno dei vari livelli.

Autoeducazione e collegamento

La pace non si può insegnare come una qualsiasi tecnica; richiede un impegno e una motivazione personale e di gruppo. Il nostro compito può essere soltanto di stimolo ad affrontare la questione con una certa saldezza di impostazione, perché poi singoli e gruppi possano proseguire da soli il cammino.
In fondo nostro intento è di educare le persone ad autoeducarsi.
Però è nostro fine anche quello di superare le tentazioni di autosufficienza e di chiusura in ambiti ristretti e sicuri.
Sempre più per costruire la pace occorre collegarsi, coordinarsi, superare lo spezzettamento in tanti gruppetti incomunicanti.
Anche abituarsi a comunicare e interagire con altri, senza chiusure e sospetti ma senza neppure timori reverenziali e dipendenze, da pari a pari, è educare alla pace.

Educare competenze specifiche

L'educazione per noi non è solo un'attività che aggiunge sapere o fa crescere la coscienza; è un'attività che stimola e prepara l'azione, l'intento consapevole e responsabile di cambiamento. In particolare l'educazione alla pace deve avere come sbocco la realizzazione di gesti di pace.
Infatti spesso quando i giovani prendono coscienza della vastità dei problemi e della distanza della situazione dai valori proposti, vengono presi da un senso di impotenza. Per superarlo occorre proporre gesti operativi concreti che, pure adeguati alle possibilità e alle dimensioni di intervento di un gruppo giovanile locale, non siano semplificatori o puramente agitatori. Si tratta quindi di innestare competenze specifiche per saper operare in uno dei tanti settori che la costruzione della pace comporta, sempre con uno sguardo attento alla complessità. Si può così prendere coscienza sia del limite di ciò che si fa («non si sarà mai fatto abbastanza, ci sarà sempre qualcosa di più da fare»), ma anche della sua importanza («nessun altro verrà a sostituirmi per portare il contributo che io posso e devo portare»); inoltre si può capire quali problemi ed obiettivi vengono raggiunti o meno da una certa azione: quali vengono toccati sostanzialmente e quali simbolicamente.
Per questo al termine del corso che proponiamo, verrà dedicato spazio alla definizione di progetti operativi e in ogni caso verrà assicurato il contributo del nostro
centro per successivi approfondimenti e per il coordinamento di iniziative e progetti.

Gli utenti

Innanzitutto i contenuti dell'iniziativa di formazione che proponiamo andranno preventivamente discussi con la committenza, per porre in chiaro quali sono le aspettative e i contributi che il centro può offrire.
In secondo luogo, data la complessità degli obiettivi e del modello formativo proposto, riteniamo che abbia bisogno di due condizioni, dal punto di vista dell'utenza:
- il gruppo deve essere già formato (gruppo missionario, di oratorio, catechisti, ecc...): se il gruppo è un aggregato costituito per l'occasione occorrono ben altri preliminari per permettere un minimo di conoscenza tra le persone e per rendere omogeneo il linguaggio quanto basta per capirsi;
- i partecipanti devono avere almento dai 17-18 anni in poi; i temi proposti richiedono una certa capacità di elaborazione personale; soprattutto richiedono di avere risolto alcuni problemi adolescenziali e quindi la capacità di guardare fuori di sé e della propria cerchia ristretta.

MODELLO DI CORSO DI EDUCAZIONE ALLA PACE

Presentiamo un modello di corso per una prima sensibilizzazione.

Primo incontro
- Presentazione da parte del centro per l'educazione alla pace e allo sviluppo: chi siamo, che fine ci proponiamo nelle nostre attività.
- Presentazione del gruppo e degli obiettivi che si propone con questo corso: parla qualche responsabile.
- Gioco di animazione per una reciproca presentazione da parte dei partecipanti del corso.
- Presentazione del corso: finalità, contenuti, tappe intermedie e metodologia; discussione.

Secondo incontro
Frammenti per una coscienza di pace
- Dalle domande sulla violenza alla elaborazione di valori di pace.
- Discussione in gruppo: domande e problemi che la violenza e la pace pongono nella vita e nella riflessione dei giovani; quale attenzione esiste verso i problemi della mondialità?

Terzo incontro
(Continuazione dell'incontro precedente).
- Comunicazione: un tentativo di chiarificazione sulle radici della pace e della violenza: cenni dal punto di vista antropologico, etico e culturale.
- Discussione in gruppo.

Quarto incontro
Coscienza della mondialità - conoscere per cambiare
^ Lezione sui dati fondamentali della situazione internazionale.
Temi trattati:
- la sicurezza di tutti si realizza con meno armi;
- non c'è vero sviluppo e progresso se non è per tutta l'umanità;
- quale terra lasceremo ai nostri figli?
- il problema ecologico e delle risorse;
- autodeterminazione dei popoli e diritti umani;
- cambiare il cuore e la cultura dell'uomo per costruire la pace.
^ Dibattito a piccoli gruppi.
^ Discussione in assemblea.

Quinto incontro
Approfondimento tematico
^ Assemblea di sintesi dei lavori.

Sesto incontro
Che fare?
^ Proposta di alcune ipotesi operative realizzabili nelle realtà sociali;
^ costruzione di una metodologia progettuale di intervento successivo.

ISTRUZIONI PER L'USO

Il corso si compone di 6 incontri della durata, all'incirca, di 2 ore ciascuno. L'articolazione del corso, da precisare in relazione alle concrete caratteristiche del gruppo, dovrà essere concordata e definita insieme: è sempre possibile aggiungere, in caso di necessità, qualche incontro. Più difficile e sconsigliabile è invece accorciare il corso.
Si possono distinguere 4 fasi.

Prima fase (1° incontro): presentazioni
^ Obiettivo: partire con una chiarezza comune sugli obiettivi e sulla articolazione del cammino formativo, nonché con un minimo di conoscenza vicendevole tra animatori esterni e gruppo. Dovrà servire quindi a chiarire le aspettative reciproche, alzando il livello di consapevolezza sugli obiettivi.
^ Metodologia: questo primo incontro è basato quasi esclusivamente sulla parola detta ed ascoltata; per le reciproche presentazioni tra CEPAS e gruppo si può ricorrere a cartelloni o, anche, alla lavagna luminosa; lo stesso per la presentazione del corso.
Il gioco di animazione serve ad approfondire la conoscenza tra i partecipanti, con specifico riferimento ai vissuti personali rispetto alla pace e alla violenza.
Contemporaneamente dovrebbe servire a riscaldare l'atmosfera.

Seconda fase (2° e 3° incontro): frammenti per una coscienza di pace
^ Obiettivo: far crescere la coscienza di criteri valoriali di riferimento, cercando di offrire alcuni spunti di riflessione sui concetti di violenza, aggressività, pace, legandoli direttamente alle domande e ai problemi che emergono dall'esperienza giovanile e facendone vedere le implicazioni di valore più generali, anche in direzione sociale e'mondiale.
^ Metodologia: nel primo incontro si procede semplicemente alla raccolta di domande, dubbi, non chiarezze o riflessioni
di fronte a una domanda-stimolo (potrebbe essere: «Che domande sorgono in te di fronte alle parole "violenza" e "pace"?»).
Successivamente, per problematizzare e «drammatizzare» questa ricerca, si attua un «role-playing» (gioco dei ruoli): il gruppo si divide in due parti, incaricate di sostenere due posizioni contrapposte (ad esempio: sostenitori della legittima difesa - non violenti ad oltranza). Infine, al termine dell'incontro, viene razionalizzato il materiale prodotto e raccolto in alcune domande-chiave.
Il secondo incontro si apre con una comunicazione che, lungi dal pretendere di chiarire tutte le questioni che possono essere state sollevate, ha il compito di cercare un minimo di chiarezza delle definizioni, indicando un quadro concettuale a cui legare una ricerca di valori.
Nella discussione successiva si cerca di chiarire eventuali punti dubbi della comunicazione. In particolare si pone l'attenzione sulla validità universale di alcuni valori fondanti della pace, che quindi non possono essere perseguiti solo nel rapporto interpersonale, ma hanno bisogno di una traduzione anche sociale e mondiale.

Terza fase (4° e 5° incontro): sensibilizzazione sui dati principali della scena internazionale
^ Obiettivo: conoscere alcune informazioni essenziali per capire la realtà mondiale e leggere questi dati in modo non neutrale e distaccato, ma con la coscienza dei valori umani in gioco in ciascuna situazione. Non basta sapere; occorre capire e poi leggere con il cervello e con il cuore.
^ Metodologia: una lezione fornisce sinteticamente le informazioni essenziali e il quadro interpretativo rispetto a una serie di problemi internazionali. Segue un breve confronto tra i corsisti a gruppetti di 3 o 4, senza muoversi dalla sala, col solo scopo di scambiarsi e chiarirsi reciprocamente i pareri.
Poi si apre la discussione e il dibattito con il relatore. Nel 5° incontro si costituiscono ancora piccoli gruppi che scelgono ognuno un tema di particolare interesse tra quelli toccati dalla lezione e lo approfondiscono con la lettura di testi (proposti dal relatore) e la discussione. Il risultato dell'approfondimento viene esposto a tutti.

Quarta fase (6° incontro): che fare?
^ Obiettivo: assumersi la responsabilità di gesti concreti, alla portata del gruppo, ma non semplificatori (meglio ancora, di un progetto) per dare il proprio contributo alla costruzione della pace; intravedere potenzialità e limiti dell'iniziativa proposta, per evitare successive frustrazioni derivate da eccessive aspettative e per educare ad un sano senso del realismo che deve ispirare ogni progetto; apprendere criteri per verificare il progetto attuato, cioé per constatare se ha corrisposto alle aspettative e alle intenzioni inziali e per analizzare positività e negatività in vista della continuazione dell'iniziativa.
^ Metodologia: da parte del CEPAS vengono proposti alcuni esempi di possibilità di iniziative, di progetti realizzabili in una realtà locale; insieme poi si discute su quali progetti il gruppo può impostare in seguito la sua attività, quali ulteriori competenze possono essere necessarie, quali strumenti operativi. Eventualmente si possono tentare «simulazioni» di una progettazione di iniziative, per evidenziare le «attenzioni» da tener presenti.