Alberto Brugioni

(NPG 1985-08-34)


Lo chiamano «centro di accoglienza» ed è aperto ai giovani dei paesini che ruotano attorno a Ponte a Moriano (Lucca). Lo hanno tirato su i giovani e sono loro, ormai da qualche anno, a gestirlo direttamente come proposta culturale alternativa, ispirata da una scelta di fede ma per niente «etichettata», per «diffondere ed incrementare la vera identità della persona umana».
Questo è detto fin dal documento/progetto di fondazione nel quale, partendo dalla costatazione che nel territorio mancano punti di riferimento per i giovani, si dichiara di voler creare un centro di accoglienza allo scopo di riunire attorno a punti di interesse comuni «una realtà giovanile che si presenta attualmente alquanto disgregata e disorientata, favorendone l'incontro, la comunicazione, l'impegno e il divertimento».
Il centro è gestito dai giovani per i giovani.
Dietro queste parole si nascondono diverse scelte.
La prima la si è già accennata. Pur gestito da credenti, il centro è aperto a tutti i giovani di Moriano e dei paesi vicini. Proprio per questo fa aggregazione su interessi giovanili.
La seconda è l'autogestione giovanile, a livello sia economica che di autonomia dai preti. Non c'è affatto contrapposizione con i preti, i quali nei paesi, del resto, sono pochi e spesso anziani. Non è l'opposizione a aver orientato la scelta ma piuttosto la consapevolezza che «tocca ai laici» assumersi certi compiti.
La terza caratteristica è che per i giovani si intende un gruppo originale in cui sono confluiti, oltre agli attuali adolescenti, alcuni «vecchi» che avevano già fatto gruppo nei lontani anni 69-74 e che ora, ormai sposati e con bambini, si sono chiesti come cosa potevano «rientrare» attivamente nella chiesa e nella società.
Per capire cosa succede a Ponte a Moriano conviene spendere qualche riga proprio su questi «vecchi-giovani».
Presentiamo velocemente la zona e la loro storia.

 

IL VECCHIO GRUPPO GIOVANILE NEGLI ANNI DEL DOPOCONCILIO

Ponte a Moriano non è molto grande: 3.500 abitanti e non è neppure comune, perchè fa parte di Lucca da cui dista otto kilometri. Al centro di una piccola area prevalentemente residenziale, non possiede una grande agricoltura e neppure una notevole attività industriale.
Da un punto di vista religioso il paese è punto di riferimento per una zona pastorale non molto estesa, «ordinaria» quando non tradizionale e conservatrice, al cui interno i giovani hanno svolto nel passato e svolgono oggi nuovamente un ruolo stimolante.
Il passato sono gli anni del concilio e del dopoconcilio.
A Ponte a Moriano in quegli anni si costituì un vivace «centro giovanile» da fare invidia, per la intelligenza e per la continuità del suo lavoro, alle altre zone pastorali e alla stessa città, dove invece proliferano i gruppi spontanei che spesso morivano prima del tempo e soprattutto ignoravano quasi del tutto il collegamento con gli altri gruppi.
Molti giovani hanno avuto in questo centro il loro riferimento settimanale e quotidiano. Vi hanno trovato infatti spazio per la preghiera, occasione per un'amicizia e un confronto, pista di lancio per una presenza nella società e nella stessa comunità ecclesiale.
Un'esperienza riuscita, segnata, come si diceva, dall'entusiasmo del Concilio e dalla ventata di impegno nel sociale e nel politico. Qui come altrove non sono mancate, pur senza esasperazione, le contestazioni, dovute anche alla innegabile pesantezza nel fare spazio, sia a livello di clero che di adulti in genere, allo «stile conciliare».
I giovani di allora ricordano questi anni come anni di entusiasmo ma anche di emotività, eccessivo spontaneismo, troppo lento maturare come uomini credenti da parte dei singoli. Ricordano anche, come fatto positivo, l'essere rimasti attaccati, in un tempo di forte spontaneismo, all'Azione Cattolica.

DUE GENERAZIONI GIOVANILI SI «SALDANO» INSIEME

Ad un certo punto il gruppo però si scioglie. Sono gli anni dei primi disincanti a livello di utopie e di presenza rinnovatrice dei giovani nella società e nella chiesa.
Non tutto muore tuttavia, anzi. Il «movimento» di quegli anni è in effetti riuscito a formare una mentalità ecclesiale e pastorale in molti giovani. È vero che, per alcuni anni, molti si sono messi in disparte. Ma è anche vero che, appena si è presentata un'occasione concreta di impegno, essi, ormai alle soglie della maturità, non si sono tirati indietro. Li si ritrova oggi, confortati da una intensa ripresa della pastorale diocesana, nei consigli pastorali, nei gruppi famigliari, nei vari ambiti del volontariato cha a Lucca e dintorni ha trovato modo di esprimersi con molta creatività.
Li ritroviamo, in particolare, a contatto con i nuovi giovani, vestiti da «educatori» o animatori.
Questo è un elemento decisivo per comprendere quello che succede a Ponte a Moriano. Sono in effetti riusciti, attraverso l'impegno diretto nei gruppi a trovare un terreno di raccordo con i più giovani. Due generazioni si sono saldate, non senza difficoltà, dando vita al «centro di accoglienza», che viene così a raccogliere l'esperienza dei giovani di oggi e quella faticosamente accumulata dal vecchio gruppo giovanile. Una volta tanto l'aggancio con la memoria storica ha funzionato, portando frutti preziosi.
Il primo frutto è proprio l'incontro tra generazioni giovanili, ognuna delle quali porta la sua sensibilità, i suoi bisogni, la sua compentenza. In questo modo si è anche usciti dallo spontaneismo, promettente vitalità di tanti gruppi ma anche cancro che annuncia una morte prematura. L'aggancio con l'Azione Cattolica, che ha tenuto il collegamento con i gruppi anche negli anni più difficili, ha ulteriormente arricchito questo confronto con la memoria giovanile, ecclesiale, culturale.
Il secondo frutto è stata la possibilità di avviare il centro giovanile a servizio della zona. Erano i più «vecchi» a sentirne il bisogno. Per evitare gli errori del passato, ma sopratutto per agire con una maggiore sensibilità ecclesiale.
La sensibilità ecclesiale del nuovo centro giovanile si è espressa, in modo originale, come servizio alla formazione delle persone, partendo dai loro reali interessi fino ad una maturazione integrale. La ispirazione cristiana si apre alla promozione educativa delle persone attraverso un radicamento nella tradizione e nei problemi della zona.
Il terzo frutto è stata la possibilità di raccordarsi più organicamente alla rinata pastorale giovanile diocesana, evitando di ridurla ai soliti incontri di massa tanto per fare scena o spettacolo. Il raccordo è avvenuto sulla formazione di una comune mentalità pastorale e sull'impegno di dare spazio ai giovani, riconoscendo, in quanto laici, i loro diritti di credenti a pieno titolo. Il bisogno adolescenziale di comunicazione e di festa, unita all'impegno degli animatori per una comune mentalizzazione, incontrandosi con le proposte della pastorale giovanile diocesana hanno dato vita ad una sorta di «movimento giovanile diocesano» di cui il centro a Ponte a Moriano è espressione e frutto.

IL PUNTO DI RINASCITA: IL CONVEGNO DIOCESANO DEL'78

Di fatto la rinascita a Ponte a Moriano non è cominciata del tutto «dal basso». Ci sono stati quattro o cinque anni, se non di morte, di ordinaria amministrazione: senza grossi slanci, senza vivacità, con un orizzonte limitato alla parrocchia.
I vecchi del gruppo se n'erano ormai andati o si erano dedicati ad attività di volontariato. Diversi si erano anche trasferiti. Solo alcuni, pochi, ripensavano con nostalgia agli anni passati e alle battaglie sostenute delle quali non si vedevano i frutti. Qualcuno meditava anche di rifondare un gruppo con gli adolescenti, ma non trovava né coraggio né credito.
L'occasione per ripartire venne dal primo convegno diocesano di pastorale giovanile. Siamo nel 1978. Momento forte e coinvolgente, ridiede voce ai giovani, permise loro di confrontarsi, ritrovò fiducia nelle istituzioni e in particolare nel vescovo, richiese ad ognuno di verificare il suo servizio alla chiesa e alla società da credentegiovane-laico.
Molte iniziative ripresero coraggio e spinta da quel convegno. Ma a livello di animazione degli adolescenti si faceva ancora molta fatica. Ogni volta che si provava a creare dei gruppi, si percepiva la diffidenza dei nuovi giovani. Dopo un poco tutto crollava, e spesso senza sapere il perché.
Fu ad un campo scuola tenuto un anno dopo il convegno tra i vari gruppi per affrontare questo problema che si trovò una pista di lavoro nuova: ripartire dai «temi generatori» degli adolescenti, cioè da quei temi che suscitano la «domanda» negli adolescenti e nello stesso tempo lasciano intuire, almeno come germe, una risposta dalla quale cominciare il lavoro di educazione e di evangelizzazione.
L'intuizione fu trovata soddisfacente anche da alcuni giovani di Ponte a Moriano.
In questo modo riprese l'avvio di un riferimento settimanale interparrocchiale aperto a tutti i giovani che si sentivano via via interpellati dai temi proposti in modo semplice e discorsivo, testimoniale e carico di giusti interrogativi.
Insieme agli incontri settimanali ripresero forza altri servizi curati dagli stessi giovani, come l'animazione liturgica di alcune comunità, il servizio educativo a nuovi gruppi di giovanissimi e di ragazzi, gli incontri periodici di preghiera e i ritiri spirituali.
Tutto ciò avveniva senza l'aiuto diretto di alcun sacerdote appositamente incaricato per la pastorale giovanile.
L'esperienza rinasce «laica», anche in mezzo a diverse difficoltà di accettazione e di comprensione.
La bravura di questo gruppetto di animatori è consistita nella capacità di farsi aiutare, volta a volta, da diversi sacerdoti e dai parroci, chiedendo a ciascuno quello che poteva dare o per l'età o per la sensibilità. Superando le più facili presunzioni di «fare da soli» o magari appoggiarsi solo a sacerdoti di proprio gradimento. Non sono mancati momenti di sofferenza, dalla quale li ha salvati il forte senso di amore alla Chiesa locale e il confronto sul loro operato e programmato direttamente con il Vescovo.

L'IDEA E LA REALTÀ DI UN «CENTRO GIOVANILE» A SERVIZIO NEL TERRITORIO

Riprende così l'attività del centro giovanile. Vengono individuati diversi temi generatori: la psiche umana e il rapporto con se stessi e gli altri, la solitudine e la incomunicabilità nella società attuale, la possibilità di un dialogo con Dio, la pace nel mondo, la libertà e la guistizia...
I temi vengono affrontati in modo attivo: tracce di lavoro, testimonianze vive, riflessione sul piano culturale e su quello della fede, attenzione a suscitare la domanda negli adolescenti....
I frutti non mancano.
Dopo un paio d'anni di attività formativa che ha permesso di aggregarsi in modo stabile e di maturare una mentalità comune, nasce l'esigenza di un salto di qualità: impegnarsi nell'ambiente circostante.
Non è un impegno in più, ma il necessario sbocco al precedente cammino.
Il gruppo entra così in una nuova fase di vita. Ci si mette al lavoro, si creano commissioni, si stendono i primi fogli, si discute a non finire, ci si confronta con altri giovani e con adulti, se ne parla persino con il vescovo ed infine si arriva ad cosidetto «progetto», cioè alla proposta programmatica di un «centro di accoglienza» per tutti i giovani della zona.
Non è un centro di recupero dalla droga o da altro, ma un centro educativo che si propone di prevenire tali problemi, e sopratutto di dare un contributo per elaborare una «cultura alternativa», partendo dagli interessi giovanili.
Gli interessi riconosciuti come educativi sono i più diversi. Li ricoidiamo riprendendoli dalle pagine del «progetto».
^ Interessi musicali. Riconoscendo il valore formativo della musica, si intende contrapporsi al consumismo attraverso due iniziative alternative. Anzitutto, creare la possibilità di ascoltare musica insieme. In secondo luogo, offrire la possibilità di fare musica insieme e quindi valorizzare i testi e le musiche composte dai giovani.
^ Cinema e fotografia. Anche questi due interessi vengono riconosciuti come elementi di coesione giovanile. Due le proposte concrete. La prima è la creazione di una sorta di cineforum itinerante, visto che i paesini della zona sono piccoli e numerosi. Non si vuole fare del consumismo, ma impegnarsi a trovare dei materiali che suscitano dibattito.
La seconda iniziativa è un gruppo di tecnica fotografica, per apprendere a fare fotografia e così superare l'apatia e la disaggregazione.
^ Teatro. Non è un interesse immediatamente giovanile, anche perchè spesso viene presentato come una barbosa attività, da riservare a élite culturali ristrette. Anche qui le proposte sono due. Da un lato offrire occasioni per andare a teatro e poi discutere e dall'altro costituire un vero e proprio gruppo di «animazione teatrale».
^ Cultura. Ci si riferisce alla cultura in senso ristretto: l'attività di studio e di confronto su tematiche giovanili, sociali, religiose, culturali. Ci si propone di rintracciare i possibili temi caldi tramite un sondaggio tra gli stessi giovani, per poi programmare delle serate e degli altri incontri.
Ci si propone, in secondo luogo, di dare vita ad una biblioteca specializzata su temi e problemi culturali di interesse giovanile.
^ Attività sportivo-ricreative. Sport e tempo libero sono due importanti componenti nella vita di ogni giovane e non vanno quindi trascurati nel centro giovanile. Le iniziative possono essere molteplici: gite, passeggiate in montagna, footing insieme...Non si ritiene di dover specificare troppo l'elenco delle attività, le quali invece dovranno mutare a seconda delle esigenze sempre nuove dei giovani.

DALLE PAROLE AI FATTI

Le proposte hanno un sottofondo comune che può essere riassunto nell'impegno di far nascere e solidificare rapporti di amicizia e di comunicazione, nel tentativo di infrangere le barriere tra giovani e giovani, tra giovani e società, tra giovani e cultura, tra giovani e fede cristiana.
Questo il «progetto» steso con cura viene fatto conoscere in giro dai giovani compromettendosi così davanti a tutti.
Il nuovo centro non impiega molto a passare dalle parole ai fatti: quasi tutte le proposte sono entrate almeno in cantiere. Le iniziative sono state molte. Ne ricordiamo alcune.
La prima è stata il reperimento dei fondi per l'autogestione, ritenuta uno dei motivi conduttori della nuova esperienza. Superato questo scoglio si è scesi al pratico. Così, ad esempio, si è comprato un proiettore da 16 millimetri per cinedibattiti e si gira di paese in paese, offrendo occasioni per gustare un buon cinema e di discutere insieme nelle sale parrocchiali ed anche nelle case private. Si è anche comprata una fotocopiatrice, indispensabile strumento di lavoro per moltiplicare volantini, tracce di discussione e sopratutto il giornale di collegamento.
Un gruppo di giovani appassionati della musica è riuscito a comporre una serie di canzoni sulle problematiche giovanili, a registrarle in cassetta stereo e farne uno spettacolo-messaggio, intitolato «Iris. I colori della vita», spettacolo dato nel teatro principale della città e ripetuto diverse volte, in particolare nel centro di Ponte a Moriano.
Altra iniziativa è stata la realizzazione di una videocassetta sui giovani della zona, messa in visione durante una manifestazione per la vita realizzata nel gennaio 1985.
La stessa circoscrizione come organismo civile di zona, ha preso atto della capacità di questi giovani e ha preso accordi per una presenza più adeguata ai bisogni del territorio, in particolare per quelli dei giovani.

UNA NUOVA SENSIBILITÀ ECCLESIALE NEL CONVEGNO DEL 1984

Una caratteristica nuova, rispetto al vecchio gruppo giovanile, è stata, fin dagli inizi, la grande sensibilità ecclesiale. Non solo, come si è detto, il centro nasce dopo il primo convegno diocesano, ma si caratterizza subito per il fatto di essere una proposta di «zona», aperta a tutti i giovani nel territorio. Ad esso accedono di fatto non solo i giovani del paese, ma anche quelli dei paesi vicini, i quali essendo piccoli non avrebbero altro modo di organizzarsi a livello ecclesiale.
Un momento in cui la dimensione zonale e la sensibilità diocesana si è manifestata con maggior intensità è stato il secondo convegno diocesano di pastorale giovanile, tenuto a Lucca dal 23 al 25 marzo 1984.
Per prepararsi adeguatamente i giovani che ruotavano attorno al centro si sono costituiti «consulta giovanile» zonale, formandola in modo da rappresentare tutte le comunità e gruppi giovanili.
Il primo impegno è stato la sensibilizzazione capillare dei giovani, anche di quelli che troppo comodamente alcuni definivano «i lontani» dalla fede. Il convegno veniva presentato come un'occasione in cui ripensare la propria identità di uomini e cristiani attraverso un confronto tra giovani; consolidare il ruolo dei giovani nella comunità ecclesiane già identificato positivamente nel convegno giovanile del 1978; individuare le «fessure» attraverso cui rientrare, consapevoli e responsabili, nei vari ambiti del sociale e del politico.
Si moltiplicano gli incontri e le attività zonali, coinvolgendo più gente possibile. Con un risultato insperato ma gradito. Man mano che ci si incontra, si evidenziano problemi comuni, si dialoga «alla pari» con le istituzioni sociali ed ecclesiali, si individuano temi attorno a cui ridefinire la propria identità, si è venuti anche a condividere un insieme di punti fermi per il futuro della pastorale giovanile in diocesi e in zona. Il dialogo come stile, l'incontro con tutti, la disponibilità a riprendere seriamente il rapporto con il sociale, il sentirsi responsabili in prima persona della comunità ecclesiale, la consapevolezza di doversi dedicare non solo agli emarginati ma anche ai giovani attraverso una animazione preventiva sono venuti a costituire un patrimonio pastorale comune.
Tutto questo non è nato improvvisamente. Alla maggior disponibilità dei giovani, meno prevenuti rispetto al passato verso le istituzioni ecclesiali, si è accompagnata una crescente attenzione ai giovani da parte della chiesa, che in questi ultimi anni a Lucca non solo ha riaperto le porte ai giovani ma li ha aiutati a riorganizzarsi, a darsi una strutturazione pastorale che garantisse collaborazione, confronto, impegno educativo, qualificazione al servizio.
Il convegno dell'84 ha reso evidente un processo in atto da tempo. Se funziona un «movimento diocesano» di pastorale giovanile e se questo si propone non solo come luogo di smistamento delle iniziative ma soprattutto come luogo in cui arrivano i «prodotti» dei gruppi per essere rielaborati con pazienza e rilanciati agli stessi gruppi, allora i giovani sono più attenti del passato all'osmosi tra centro e periferia e sono capaci di vivere radicati nel proprio ambiente ma con respiro territoriale e diocesano.
Un ruolo particolare, in questa osmosi, ha avuto lo stesso vescovo al quale oggi i giovani riconoscono di essere punto di confluenza dei messaggi e punto di rielaborazione di linee teologiche, pastorali, evangelizzatrici per tutta la diocesi. Un modo nuovo di fare il vescovo che alimenta un modo nuovo di essere giovani e laici nella diocesi.
Da questo punto di vista va letto anche il nuovo piano di pastorale giovanile, pubblicato dal vescovo dopo il secondo convegno giovanile. In esso vengono utilizzati molti degli spunti eleborati dai gruppi nei giorni del convegno, a livello di linea di fondo su cui muoversi e a livello di piste operative e di campi di intervento nella chiesa e nel territorio.

QUALCOSA DI NUOVO SUL FRONTE ADULTI-GIOVANI

Una esigenza sempre più sentita al «centro di accoglienza» è il raccordo con le altre forze della comunità ecclesiale. Il centro fin dai primi passi, aveva coinvolto, come si è detto, un certo numero di «vecchi-giovani». Ora si vuole fare un passo in avanti, convinti che la esperienza maturata a livello giovanile debba arricchire come stile e come contenuti tutta la comunità. Si percepisce che si deve pazientemente camminare insieme per scambiarsi i «prodotti» di ogni generazione.
Il centro viene così a porsi come movimento di animazione non solo dei giovani ma anche degli adulti. È il ponte di raccordo, il luogo dove confluiscono le diverse istanze e energie.
Le strade prescelte per incontrarsi sono due: la formazione e l'impegno missionario.
L'impegno formativo prevede appuntamenti comuni per la preghiera, un dopocena al mese, e per un ritiro mensile nel pomeriggio di un giorno feriale. Ogni settimana viene distribuito un «itinerario personale di preghiera», che consiglia brani della scrittura e preghiere particolari perché, pur senza incontrarsi, ognuno preghi con gli altri.
Una volta al mese ha luogo la catechesi, in cui ci si confronta con il messaggio cristiano alla luce della mentalità e dei problemi dell'uomo d'oggi.
Infine, sempre una volta al mese, ci si incontra per un dibattito sui «problemi dell'uomo» che riguardano da vicino la zona. In collegamento con le altre forze nel territorio si vuole costituire un luogo di ricerca comune, orientamento al sociale, elaborazione di iniziative concrete.
Un impegno formativo è anche il collegamento con il centro diocesi, attraverso la partecipazione alle giornate diocesane, in particolare agli appuntamenti annuali dell'Azione Cattolica.
Per quel che riguarda invece l'impegno missionario, il centro considera prioritario realizzare il «progetto» di animazione culturale, ricreativa e sportiva dei giovani.
Ma non ci si ferma a questo. Si è disposti anche a dare una mano ai gruppi parrocchiali per organizzare gli incontri sui «problemi dell'uomo». Inoltre si è dato il via ad un giornalino trimestrale di collegamento zonale.
Una immediata conseguenza è il consolidarsi di un gruppo di laici adulti, già nato parallelamente al ricostruirsi del gruppo giovanile, ma senza trovare appoggio sufficiente. Ora, ritrovata la fiducia, il gruppo adulti ha ripreso vitalità e può contare sulla presenza dei giovani del vecchio gruppo degli anni del dopoconcilio.
Il modello che si persegue è identico per lo stile e la proposta a quello dei giovani: costituire gruppi di adulti che si incontrino su temi di esperienza umana e cristiana in quanto laici nella chiesa e nella società. Ciò su cui si insiste è proprio la dignità e responsabilità del laico dentro la chiesa.
Il nuovo clima fra giovani e adulti lo si coglie nei momenti di formazione e di preghiera in comune a livello zonale. È importante, essi dicono, che tutti si facciano carico dei problemi di tutti e sentano di essere responsabili non di un piccolo settore ma di tutta la comunità e della stessa società. Solo riconoscendo che si è giovani e adulti, uomini e donne, laici e preti, sposati e non, e che si hanno delle speranze e dei problemi in comune, ha senso moltiplicare gli incontri. Solo a quel punto infatti per tutti diventa più facile rispondere alla domanda che tutti accomuna: come vivere oggi da uomini e da credenti ? Una domanda che per la mutata situazione culturale chiede sempre nuove risposte che possono essere date solo attraverso il confronto tra tutti.