Troppo giovane per essere adulta, troppo diversa per essere giovane

Inserito in NPG annata 1985.


(NPG 1985-07-4)


Presentiamo una serie di fatti diversa dal solito.
È una serie di testimonianze, di esperienze di giovani che hanno vissuto o in qualche modo affrontato il problema dello sbocco, del «dopo» del gruppo giovanile.
Si è partiti da una testimonianza di una ragazza «troppo giovane per essere adulta, troppo diversa per essere giovane». Il problema è centrato in poche battute: cosa esiste, e cosa si può fare, nella chiesa per chi non fa più parte di un gruppo giovanile secondo i canoni consueti, e si trova a disagio nei gruppi degli adulti già formati e anche «abbastanza avanti con gli anni»?
Tale domanda, a dire il vero, può benissimo anche essere anticipata da chi vive ancora l'esperienza di gruppo giovanile in una parrocchia o presso qualche associazione e movimento: cosa fare ad una certa età, quando subentrano nuovi interessi, e il gruppo giovanile «sta stretto»?
Abbiamo chiesto ad amici in giro per l'Italia di «rispondere» a questa testimonianza.
Pubblichiamo le varie risposte. I toni sono diversi: chi racconta la sua esperienza, chi introduce riflessioni globali, chi suggerisce prospettive, chi propone nuovi gruppi. Ma sono voci che indicano un'area di vita ecclesiale forse troppo dimenticata.

 

Sono Rossana, di Brescia. Ho 24 anni e da un anno sono sposata, insegno, ho una vita molto «normale».
«Da sempre» lavoro all'interno dell'oratorio, in un gruppo di adolescenti di 14 anni e questi impegni per me sono, e sono stati, in un certo senso, formativi; mi hanno fatto acquisire una sensibilità, un impegno per quanto possibile costanti e profondi, e sono stati il luogo privilegiato della mia crescita di fede, avendo qui trascorso tante ore durante gli anni decisivi dell'adolescenza e della giovinezza, e avendo incontrato qui persone che tanto hanno influito sulla mia vita.

Non ci basta la catechesi

Il problema nasce ora, perché, a 24 anni, essendo sposata, comincio ad avere problematiche e interessi diversi dagli altri giovani del gruppo parrocchiale, i quali hanno qualche anno meno di me, ma soprattutto sensibilità ed esigenze diverse. Allora andare al loro incontro formativo non è più sufficiente; non è più una risposta adatta ai miei bisogni più profondi.
Così, essendo questa situazione non solo mia (oppure mia e di mio marito), ma comune ad alcune coppie giovani sposate che hanno fatto la nostra stessa esperienza, ci siamo messi alla ricerca. Abbiamo cercato all'interno della nostra comunità un momento di formazione, di riflessione per noi, peculiare per la nostra problematica. Il parroco ci ha allora subito invitati all'incontro di catechesi biblica per adulti.
Questo incontro è impostato in modo molto «dottrinale»: è una lezione di esegesi biblica. Vi partecipano solo persone piuttosto anziane, mentre è del tutto assente la fascia di età a noi più prossima: quella dai 30 ai 40 anni. Che tristezza!
Già diventare «grandi» è difficile; passare dal mondo della giovinezza a quello della maturità è abbastanza traumatico; se poi il passaggio è reso così brusco, è veramente troppo.
I problemi nostri non sono ancora quelli di adulti sposati da tempo, con figli già grandi che possono dare preoccupazioni!
I nostri incontri avrebbero ancora bisogno di animazione, talvolta anche di uso di tecniche, e soprattutto di vivacità, di gioia, di freschezza. Invece nella nostra comunità tutto questo non esiste. Nonostante la nostra buona volontà, non abbiamo potuto creare un gruppo di giovani sposi, che tra l'altro sarebbe stato importante per noi, e anche un servizio per tutta la comunità, vista l'assenza totale di questa fascia d'età in parrocchia.
A questo punto allora ci siamo seriamente interrogati sul da fare.
Non è assolutamente possibile pensare di rinunciare a un incontro formativo, perché la fede ha sempre bisogno di essere alimentata e sostenuta per non soffocare; e poi in questi anni in cui stiamo costruendo le fondamenta della nostra famiglia è indispensabile un confronto fra noi e con la parola di Dio per formare, nonostante e al di là di tutti i problemi, una famiglia cristiana.
Ci sentiamo ancora un po' «sbandati» e soli; un po' «né carne, né pesce»: troppo giovani per essere adulti, ormai troppo diversi per essere giovani.
Ma esiste uno spazio per noi?
Abbiamo allora provato ad ampliare i nostri orizzonti al di là dei «confini» della parrocchia. Ci siamo accorti così di non essere soli ad avere questo problema, ma che a livello più generale di diocesi ci si sta sensibilizzando. Infatti il vescovo ha incaricato l'Azione Cattolica di Brescia di uno studio sulle problematiche delle giovani coppie, e l'AC ha costituito un gruppo che se ne occupa. La ricerca è però, per ora, solo agli inizi.
Così mio marito ed io siamo entrati a far parte di questo gruppo, un domani potrà servire.
Resta però ancora aperto il nostro problema. Quest'anno, come già lo scorso anno, ci accontenteremo di un «palliativo», e guardiamo già avanti verso l'anno prossimo; speriamo con forza di poter arrivare a qualcosa, e per questo chiediamo aiuto anche agli altri, anche a voi. Un aiuto, perché questo continua ad essere, per ora, un problema molto aperto. e penso molto grosso. (Rossana, Brescia)