Interessi, vissuti, relazioni interpersonali che fanno il nuovo nel preadolescente

Inserito in NPG annata 1985.

 

Giuseppina Teruggi

(NPG 1985-06-37)


Proseguiamo nella pubblicazione di una serie di studi sulla condizione della preadolescenza oggi, rimandando al dossier di gennaio '85 della rivista per coglierne più approfonditamente la collocazione e la finalità. Questi studi infatti rappresentano l'approfondimento delle singole aree della ricerca Cospes sui preadolescenti, ora che è possibile disporre di tutti i dati e della loro interpretazione globale.
Lo studio apparso in NPG 5/85 ha cercato di far luce sul problema della persistente dipendenza e del forte legame dei preadolescenti di oggi con il loro sistema familiare. Si è parlato di disagio, irrequietezza, tentativi regressivi, ma anche di soluzioni nuove, via via più adeguate, operate dai soggetti.
Il presente studio di Giuseppina Teruggi rappresenta un ampio e documentato approfondimento interpretativo intorno alla prima area di indagine esplorata che illumina e conferma l'ipotesi prima della ricerca (vedere NPG 1/85): il momento preadolescenza dotato di dinamismi specifici.
Non solo esistono i preadolescenti, perché ci sono, perché così noi li definiamo, ma quel che li rende tali, perciò specificamente distinti da quelli che non sono più (fanciulli) e quelli che ancora non sono (adolescenti), non è solo un insieme di fattori estrinseci di ordine sociologico, o anagrafico.
Neppure risulta soddisfacente il tentativo tradizionale di descriverli scomponendoli in «settori» distinti, quasi vivisezionandoli (approccio strutturale).
In un recente seminario si auspicava, da parte di esperti, la delimitazione della categoria «preadolescenza». Non esistono - si diceva - elementi descrittivi sufficienti a definirla, ad interpretarla, a spiegarla. Si preferiva considerarla una variabile dipendente, sottolineando però la necessità di un suo «picchettaggio». La ricerca Cospes sembra offrire elementi sufficienti per definirla, o per lo meno per un suo più preciso «picchettamento», per una sua delimitazione, capace di indurci a riconoscerla anche variabile indipendente. Non vuole però essere il tentativo di istituzionalizzare nuovamente la realtà, nè di congelare in un'immagine di età ciò che viene colto più come filmato che come fotografia.
Tale opera di delimitazione obbliga gli operatori nel settore educativo al rispetto del campo, a commisurare l'azione, a calibrare l'offerta educativa partendo da una specifica domanda.
E la domanda, come istanza di personalizzazione presente nei preadolescenti odierni, è rintracciabile nel «nuovo».
^ I nuovi interessi sono appunto la traduzione dei nuovi bisogni, espressi attraverso dinamismi che spingono dall'interno i soggetti verso l'esplorazione e la conquista.
Che significa, per una agenzia educativa rispetto e riconoscimento degli interessi del preadolescente? Fino a che punto questi interessi sono autentici o indotti? Come interpretarli? Come assumerli?
^ Accanto agli interessi, la percezione di nuovi vissuti.
I preadolescenti danno segni di percepire la novità di ciò che stanno vivendo e di gustare in profondità il nuovo di cui vanno facendo esperienza, quasi con esaltazione. È un vissuto che spesso fa paura per la sua «profondità» e la risonanza anche emotiva imprevedibile.
Ma un vissuto scarsamente rielaborato. Non sarà forse questo lo spazio riservato alle agenzie educative?
Fornire la parola, gli strumenti linguistici, per radicare il vissuto nel terreno della cultura; perchè i preadolescenti possano vivere con consapevolezza, dirsi, e dirsi insieme, e sentirsi uniti a quanti si sono detti prima di loro.
^ La nuova relazionalità sembrerebbe infine costituire uno dei «picchetti» più significativi che delimitano l'universo preadolescenziale odierno. Rappresenta la ricerca di ridefinirsi nei confronti con gli altri. Un tentativo sofferto e in buona parte mancato con l'adulto. L'adulto è ancor oggi una montagna tutta da smuovere. L'adulto è forte, è potente (non più onnipotente), ma non rappresenta più il suo ideale.
Il preadoloscente perciò si volge verso il rapporto più promettente coi coetanei, con coloro che sa di poter incontrare su un piano diverso da quello dell'adulto. E tutto ciò mentre intuisce, attraverso modelli confezionati su misura, la possibilità di incontrarsi anche con se stesso, e per la prima volta.
È un'ulteriore sfida all'educatore, alle istituzioni, ai luoghi educativi.

 

È l'età «preadolescenza» connotata da caratteristiche proprie, tipiche, tali da differenziarla da altri stadi evoluti, pur in stretta connessione con essi?
E se esiste, come si caratterizza sotto il profilo psico-dinamico? Si parla infatti, a proposito di questa età, di «momento transizionale», quasi fosse un periodo senza peculiarità proprie, da non considerare in sé e per sé, ma in funzione dell'età successiva, molto meglio specificata sia nel dato esperienziale sia nella ricerca teorica.
È comunemente ammesso tuttavia che la preadolescenza segna un periodo di insorgere di nuovi e inediti problemi che possono anche allarmare, ma di cui talvolta non ci si fa del tutto carico, poiché, si sa, scompaiono con la stessa rapidità con cui insorgono. È dunque la percezione radicata della «transitorietà» a falsare la nostra ottica e a impedire un'attenzione seria e approfondita sulla specificità della preadolescenza, sia nei risvolti concreti sia in una riflessione concettuale rigorosa.
La prospettiva in cui la ricerca si situa è la seguente: la preadolescenza è una fase evolutiva in cui si possono identificare interessi, risorse, dinamismi tipici, inediti, con carattere di novità, vissuti come definitivi, ma che sono essenzialmente transitori.
È un'età, di nuclei specifici, di nodi conflittuali, di modalità nuove di relazione, di nuove scoperte, con un'intrecciarsi e un sovrapporsi di elementi e di dimissioni, che si evidenziano o che si attenuano in relazione all'intensità emozionale e al coinvolgimento esistenziale con cui sono vissute. Ed è una fase importante, completamente differente dalle altre.
Di questa fase vogliamo globalmente analizzare i nuovi interessi, la percezione di nuovi vissuti, il nuovo modo di relazionarsi.

PREADOLESCENZA: ETÀ DI NUOVI INTERESSI

Pare che a dare specificità alla preadolescenza sia tutta una costellazione di interessi che agganciano ora, più di quanto non avvenisse in passato. Sorgono infatti interessi nuovi, decrescono in modo vistoso interessi che a lungo avevano polarizzato l'attenzione e coinvolto profondamente il fanciullo.
Il passaggio d'età tra i 10 e i 14 anni è tutto un incalzare di incremento e di decrescita di motivazioni ed esperienze nuove con una mutabilità vertiginosa.
É il preadolescente stesso ad avvertire questo cambiamento, con una percezione sempre più acuta a mano a mano si affina la sua capacità di introspezione.
Quali sono dunque le realtà che incidono sui gusti di questi ragazzi, che paiono tanto volubili e sfuggenti? Quali modificazioni si creano in relazione alla varietà dei loro interessi, nell'arco della preadolescenza?

Esplosione ludico-motoria, relazionalità, forte dinamismo emotivo

Sembra che il «giocare, il divertirsi» focalizzi ancora in gran parte l'attenzione e le opzioni dei preadolescenti a dieci anni, soprattutto dei maschi (66.2%M; 45.4%F). Ma è significativo che a quattordici anni il gioco cede il posto ad altri interessi ritenuti più attraenti e coinvolgenti: lo stare insieme con amici, non necessariamente per scopo di divertimento e di evasione, diventa esigenza rilevante, ed esprime il bisogno fondamentale, che il preadolescente comincia ad avvertire, di comunicazione, di confronto, di scambio di confidenze.
Il 43.7% dei maschi e il 56.5% delle femmine di quattordici anni affermano di avvertire dei cambiamenti, in relazione ad un anno prima, nel piacere di «stare di più con gli amici». Diviene gradualmente emergente nella preadolescenza la ricerca dei compagni, in genere coetanei, con cui poter condividere le esperienze, i vissuti più intimi, con una possibilità di scambio del tutto nuovo. Ciò può essere in parte motivato dal processo (anche se incipiente) di distacco dai genitori e dall'ambiente familiare, processo che sarà parte integrante dell'adolescenza vera e propria.
I rapporti interpersonali extrafamiliari fanno inoltre da supporto al senso di ansia, di incertezza e agli eventuali conflitti che vengono vissuti proprio in relazione alle figure genitoriali. L'amico vive le stesse situazioni; con lui non si prova disagio ad esprimersi e a confidarsi: non è un «arrivato», ma un compagno di viaggio che sperimenta le identiche realtà.
Dunque la componente ludico-motoria, all'inizio esplosiva, segna un ribasso al termine della preadolescenza per l'insorgere prepotente di un'esigenza di relazionalità, come dimensione che acquista tipicità e sempre più solida consistenza.
Motivazioni diversificate tra maschi e femmine stanno alla base di questo nuovo dinamismo evolutivo: i maschi sembrano impostare le relazioni su un registro di azione e di vitalità psico-motoria. In essi l'interesse per «gioco/sport» e quello dello «stare con amici» vengono espressi con valori globalmente paritetici.
Per le ragazze la relazionalità è connessa alla soddisfazione dei bisogni emotivi e viene vissuta in termini intimistici, meno esplosivi sotto il profilo psico-motorio: a quattordici anni il 23.3% delle preadolescenti dice di amare ancora interessi di gioco, mentre il 56.5% afferma di preferire l'uscita con i coetanei per il puro piacere di «stare in compagnia».
In sintesi, pare di poter affermare che l'insorgenza di alcuni interessi e particolari dinamiche nell'arco di età 10-14 anni faccia della preadolescenza un momento di esplosione ludico-motoria, temperata dal progressivo emergere dell'esigenza di relazionalità, vissuta con motivazioni diverse dai ragazzi e dalle ragazze.
Nella preadolescenza si registra pure una crescita di interesse per tutto ciò che riguarda il proprio avvenire e una preoccupazione sempre più cosciente per la propria realizzazione futura. Lo affermano con intensità diverse, ma con una evidente progressione, sia i ragazzi che le ragazze, registrando una notevole accentuazione col crescere dell'età.
La cura del proprio corpo in quello che è motivo di attrattiva e di aggancio con gli altri (abbigliamento, aspetto esterno) e la maggiore attenzione per i compagni di sesso diverso dicono «novità di scoperta» da parte del preadolescente, ma sono anche occasione di apertura a realtà che toccano, più vitalmente che nel passato, la dimensione emozionale, forse a scapito di quella cognitiva e valoriale. I dati evidenziano infatti la decrescita del gusto per l'impegno scolastico (dal 48,9% a dieci anni al 28.9% a quattordici anni) e la quasi indifferenza per i problemi sociali (8.7%), religiosi (7.8%), politici (2.5%).
Pare che la preadolescenza inauguri un periodo di esplosione di energie, in passato sopite o quasi inesistenti, con un movimento alternativamente di oscillazione in riferimento a polarità diverse (la realtà esterna/il proprio io; il nucleo familiare/il mondo sociale): un periodo certamente di grande dinamismo e di profonde trasformazioni.

Preadolescenti e tempo libero

Il modo di gestire il tempo libero è fortemente rivelativo dell'evoluzione dinamica di questi anni e permette di individuare alcuni ambiti specifici in cui il preadolescente esprime le sue preferenze.
Il gioco, come si è più sopra accennato, è inizialmente rilevante (60.6% a 10 anni) ma registra una graduale e fortissima discesa a 14 anni (27.3%). È in relazione inversa l'impiego del tempo libero «uscendo con amici», che si rivela esigenza sempre più fortemente avvertita (dal 26.8% a dieci anni al 56.5% a quattordici anni).
L'interesse per la TV è in calo, quantunque il preadolescente ami ancora alimentare la sua fantasia con i contenuti propinati dai mass-media e si trovi, nel complesso, a suo agio quando può scorazzare liberamente nel mondo dei sogni.
È in evidente salita l'attrazione esercitata dal mondo della musica e della canzone, con un incremento triplicato nell'arco del periodo preadolescenziale (da 11.8% a 35.5%).
Lo sport rimane costante come interesse in tutti questi anni, perché risponde molto bene all'esigenza di espansione psicomotoria che, come abbiamo sottolineato, perdura nella preadolescenza. Tale esigenza viene confermata anche dal crescente interesse per la «bici» e il motorino, che rappresentano una vivace attrattiva, anche per il senso di autonomia e di emancipazione che possono garantire e che il preadolescente avverte sempre con maggior intensità.
Appaiono meno rilevanti le attività che implicano vita sedentaria, escludono la partecipazione con gli amici o richiedono prestazioni verbali o cognitive (letture, diario personale, telefono, lavoretti).
Lo stesso genere fumettistico, che pareva agganciare l'interesse del fanciullo, avido di avventure, lascia relativamente indifferente il preadolescente che, d'iniziativa sua antepone, tra i mass-media, la musica, la TV, la lettura di libri e riviste.
I dati ci permettono di affermare che la preadolescenza è un'età di espressioni assai differenziate e mutevoli non solo in relazione agli altri periodi evolutivi (fanciullezza e adolescenza), ma anche in relazione al sesso. Nei maschi si nota uno scarto quantitativamente brusco tra gruppi differenziati di interessi, con un'accentuazione marcata di alcuni (gioco, sport, uscite con amici). Ciò fa supporre che il ragazzo sia molto proiettato in attività e interessi esplicitamente motori, esplorativi, estrinseci, di potenziamento del corpo e della dimensione psico-corporea.
La ragazza delimita un ventaglio molto più omogeneo di interessi, che l'attraggono con pari intensità: gioco, sport, musica. Dà tuttavia la prevalenza a valori che si riferiscono al contatto sociale, all'incontro interpersonale; è ancora notevole per lei lo spazio dato alla TV, pur con la decrescita in età: i contenuti televisivi le offrono facili spunti per fantasticare e alimentare così la sua vivace dinamica affettivo-emozionale. Interessi diversi esprimono un differente modo di essere da parte del ragazzo e della ragazza, ma non impediscono, anzi sembrano favorire, un graduale avvicinamento e una sempre maggior attrattiva reciproca, per l'emergenza di nuove dinamiche emotive, che orienteranno il preadolescente all'interesse eterosessuale.
Il preadolescente a dieci anni si presenta con un volto semplice, spensierato, tutto proiettato nell'esplorazione dello spazio, nella scoperta entusiasta della realtà che lo circonda, concreta o immaginaria. Lo ritroviamo a quattordici anni con una fisionomia diversa, nello sforzo di atteggiarsi a ragazzo «cresciuto» e con un'esigenza fondamentale di comunicazione, di amicizia, di sentirsi accolto e importante soprattutto per i pari d'età. Sono essi ad acquistare sempre maggior pregnanza ai suoi occhi, fino a poterlo condizionare nel suo modo di essere, di scegliere, di fare, nonostante perduri la significatività degli adulti. Gli può anche capitare, a quattordici anni, di dimenticare il suo passato, di sentirsi del tutto diverso, di illudersi di poter costruire un suo «io» totalmente nuovo.
Troverà un gruppo valido con cui confrontarsi e con cui esprimere la sua nuova ricchezza emozionale? Sarà favorito dalla presenza di adulti significativi, capaci di comprenderlo con simpatia e di guidarlo con fiducia?

PERCEZIONE DI NUOVI VISSUTI

La dinamica comportamentale del preadolescente si esprime attraverso l'incalzare e il susseguirsi di interessi specifici e nuovi, diversi da quelli del fanciullo e anche dell'adolescente, e che instaurano in lui una serie di modificazioni di cui incomincia ad avvertire egli stesso l'entità.
Il bambino nelle fasi precedenti ha vissuto una vita quasi esterna a se stesso, con un «io» continuamente proiettato verso gli altri, in un processo identificatorio realizzato in modo inconsapevole.
Dai 10 ai 14 anni si evidenzia un vero e proprio ribaltamento nel senso di una centrazione sempre più marcata su di sé, sulle nuove dinamiche che vengono avvertite, con una ricerca prioritaria di se stesso attraverso gli altri. Non siamo ancora nella fase della piena autocoscienza, come attitudine riflessa che si esprime nella capacità di introspezione, di valutazione autonoma di sé e della realtà, ma se ne creano i presupposti.
Il preadolescente avverte le modificazioni che si verificano in lui e non ne è propriamente soddisfatto, anzi ne constata l'onere e il disagio.

Vivere il corpo tra novità e disagio

Percepisce le trasformazioni del suo corpo e, pur non ammettendo come peculiare, tra gli interessi nuovi, il «fare attenzione al corpo e al suo sviluppo» (12.9%), indirettamente conferma tale sua preoccupazione quando esprime tra le «cose che più contano nella vita» la salute, ponendolo come valore prioritario (66.8%).
È effettivamente attento e ansioso per ciò che avviene in lui e che provoca indubbiamente una modificazione negli atteggiamenti e nei comportamenti.
L'accrescimento staturale e ponderale, la maggior consistenza della forza muscolare provocano una modificazione dell'immagine che ha di sé e del modo in cui percepisce gli altri. L'irrequietezza fisica, l'esigenza profondamente sentita di esplorazione dello spazio, l'espansione psicomotoria, ammessa dallo stesso preadolescente, permettono di verificare l'effettiva percezione di nuove dinamiche bio-psichiche proprie di questa età.
Se la pubertà, come complesso di trasformazioni somatiche, non costituisce lo specifico della preadolescenza, ne è tuttavia uno dei fenomeni salienti, che determinano molte delle sue scelte e dei suoi comportamenti. Un fenomeno avvertito in modo ancora assai misterioso, anche se coscientizzato nei particolari (come avviene ormai nella prassi informativo-educativa abituale di oggi), e che il preadolescente esprime più in modo indiretto che esplicito, soprattutto di fronte agli adulti.

Il fascino dell'altro sesso

Le dinamiche emotivo-affettive e relative all'incontro eterosessuale sono quelle che toccano con particolare intensità il vissuto preadolescenziale, sia per la novità con cui si presentano, sia per la rapidità con cui sorgono.
Lo stare insieme ragazzi/ragazze è ritenuto positivo dalla quasi totalità dei preadolescenti, con criteri valutativi diversi da parte dei due sessi.
Il ragazzo tende a valutare il fatto come cosa del tutto naturale. La ragazza accentua la valutazione vedendo la coeducazione nell'accezione dell'esplicita validità e opportunità, della "cosa buona in sé" e quindi da preferire assolutamente ad una crescita separata tra maschi e femmine.
Il preadolescente percepisce quindi che il clima favorevole per una sua crescita completa è quello dell'integrazione con l'altro sesso e lo esplicita con sempre maggior convinzione quanto più cresce. Questo lo deduce non tanto dalla sua esperienza diretta (solo un 37.7% degli intervistati dice di far parte di un gruppo misto) quanto dalla coloritura emotiva con cui investe il fenomeno che percepisce come nuovo.
L'incremento di attenzione a questa realtà è a sfondo più emotivo che operativo-funzionale: pare tipica della preadolescenza la connotazione fortemente emotiva della coeducazione, mentre l'aspetto collaborativo è caratterizzante la fanciullezza.
Il preadolescente, dunque, valuta positivamente il fatto che ragazzi e ragazze stiano insieme. È questo il presupposto che orienta l'esperienza soggettiva: la simpatia eterosessuale esplicita è ammessa dalla quasi totalità dei preadolescenti (82.3%, con una punta massima di 88.7% a 14 anni). Lo esprima o no, questo è il tipico vissuto del preadolescente, che si evidenzia con un notevole balzo in alto nel passaggio tra i 12 e i 13 anni, periodo che segna lo «spartiacque» di tutto l'arco preadolescenziale in ordine ai nuovi dinamismi di scoperta.
L'iniziale sentimento di simpatia si tramuta presto in «qualcosa di più»: l'attenzione specifica verso la singola figura che coinvolge emotivamente l'intero vissuto e assorbe una gran quantità di energie.
Il tutto è spesso realizzato nella piena convinzione di fare sul serio, con un'immedesimazione tanto intensa e tumultuosa quando è viva la percentuale emozionale.
L'età «clou» risulta ancora quella dei 13 anni. Ora più che mai il ragazzo percepisce (perché lo sperimenta!) che tutto un complesso di situazioni nuove ribollono dentro di lui, mentre il suo recente passato registrava esperienze assai diverse.
Nella fanciullezza aveva la tendenza a mantenere le distanze nei confronti dell'altro sesso, con una separazione portata fino alle manifestazioni dell'opposizione e della rivalità. Ora ricerca appositamente questi approcci dapprima in modo dissimulato e poco spontaneo, poi molto più esplicito. Attraverso questi tentativi graduali di esperienze affettive sempre più vivaci, ma segnate da ambivalenze e incertezze, il preadolescente scopre sempre più a fondo le risorse della sua sensibilità e sente di potersi immettere a pieno titolo nel mondo adulto, che gli appariva dapprima molto più lontano.

La ricerca di uno spazio di autonomia

Un'esigenza che si fa gradualmente più viva è quella di uno spazio di autonomia nel gestire il proprio tempo, nello scegliersi gli amici, nell'esprimere opinioni proprie (pur consapevole di non possedere motivazioni adeguate nel sostenerle).
La spinta alla conquista di una sua indipendenza viene vissuta e realizzata in modo ambivalente, poco autentico. Il preadolescente si rivela ancora molto legato alla famiglia, soprattutto ai genitori, per una radicale esigenza di sicurezza, di approvazione, di gratificazione affettiva che solo in essi è certo di trovare. Globalmente evidenzia un rapporto di sintonia con loro.
Alla domanda «ti capita di bisticciare con il papà - con la mamma», gran parte dei preadolescenti afferma di non farlo «mai o quasi mai» (43.1% con la madre - 50,2% con il padre). Ma è rilevante che la percentuale sia equivalente in relazione alla risposta «poche volte e spesso» che, cumulativamente, dà un analogo valore (56.4% con la madre - 48.0% con il padre).
I valori in favore dell'accordo tuttavia decrescono sensibilmente col crescere dell'età, per cui il preadolescente quattordicenne è assai vicino a quella conquista di autonomia che siglerà, spesso in modo conflittuale, il rapporto genitori-figli nell'adolescenza.

Una porta da aprire sull'avvenire

Attraverso la percezione di nuovi vissuti emotivi il preadolescente avverte che una porta si apre sul suo avvenire, su una sua possibilità di progettazione.
Richiesto di esprimere delle preferenze sulla progettualità futura («Che cosa vorresti per il tuo futuro?»), vengono sottaciute le realtà di tipo consumistico e funzionale (fare soldi, essere famoso/importante; non avere fastidi, girare per il mondo), per lasciare ampio spazio a valori etici o inglobanti dinamiche emotive e di rapporto interpersonale: «essere onesto e responsabile» risulta una delle massime aspirazioni (67.5%) seguita, al secondo posto, dalla prospettiva di «formarsi una famiglia» (45,1%).
L'assaggio di nuove, positive energie che emergono nella preadolescenza, produce gioia, fa percepire sensazioni piacevoli, stimola a prospettare un futuro in cui onestà, senso di responsabilità e stabilità affettiva possono costituire uno status permanente e duraturo che permetta una piena auto-realizzazione.
In riferimento al suo futuro, tuttavia, il preadolescente non evidenzia di sapersi coinvolgere in modo approfondito, e non rivela un'attitudine spontanea a proiettarsi sulle responsabilità del domani. La categoria per lui dominante pare sia quella del «quotidiano», con tutto l'intrecciarsi di esigenze, bisogni, ricerca di gratificazioni, che lo rendono prevalentemente caratterizzato da «presenzialità».
Prepara il suo futuro per ora pensando «solo a terminare la scuola»: lo dicono in maggioranza i preadolescenti incontrati (62.8%), pur con un calo di valore con il crescere dell'età.
Si nota comunque, una graduale accentuazione di sensibilità alla propria progettualità futura, confermata dal tentativo di «informarsi» e di «chiedere consiglio» sulle possibilità professionali.

La difficoltà del passaggio alla logica formale

Questo dato ci permette di affermare che la preadolescenza inaugura un momento specifico anche in ordine alla dimensione cognitiva, perché segna il passaggio dal pensiero logico-operativo a quello logico-formale, anche se con lentezza.
La maturazione del pensiero, la capacità astrattiva sono legate al processo di acquisizione di giudizio autonomo e indipendente, inclusivo della tendenza a distanziarsi dal dato concreto per porsi in prospettiva di nuove e differenti possibilità.
La realtà, i fatti, i rapporti, vengono valutati sulla base di ipotesi, formulate personalmente, verificate successivamente e che possono essere modificate in relazione ai dati. È tipico del pensiero logico-formale inoltre sviluppare il senso della prospettiva temporale, che include il futuro e rende possibile impostare le relazioni in modo nuovo e responsabile.
I dati della ricerca offrono elementi per poter affermare che questo passaggio (dalla logica operativa alla logica formale) avviene con difficoltà e con lentezza, e dà l'avvio ad una acquisizione che sarà costituita, mediamente, solo nell'adolescenza. Questa nostra affermazione si sostiene valutando alcuni aspetti, tipici della preadolescenza:
- la tendenza, vista più sopra, a vivere radicato nel presente e a non lanciare spontaneamente la propria attenzione alla realizzazione futura.
Anche il quadro valoriale del preadolescente, come si vedrà, e la gamma di interessi, sono segnati da questo orientamento a immedesimarsi nel presente.
- La notevole dipendenza, che perdura, in relazione ai modelli, alle situazioni ambientali, alle figure significative, quantunque emerga la spinta all'autonomia e ad una visione più personalizzata.
In realtà è un'autonomia labile e che non va molto al di là di alcune manifestazioni esterne e ostentate di sicurezza, di presa di posizione rigida, di scontro ribelle.
- Il preadolescente va strutturando una sua capacità critica, ma ne è ancora poco capace. Le sue affermazioni, le sue opinioni segnano un processo prevalente-
mente deduttivo, in concomitanza con quanto affermano gli adulti, i coetanei, le fonti di informazione a cui attinge. Sente comunque l'esigenza di «dire la sua idea», «avere maggiori responsabilità», ma non si azzarda molto a chiedere la libertà di «decidere le scelte da fare» (17.5%).
- La poca consistenza di un'immagine di sé e di un'immedesimazione in se stesso più che in modelli extra (come verrà sottolineato in seguito), è un ulteriore motivo che evidenzia questo lento passaggio ad un'impostazione di pensiero robusta, oggettiva, capace di realismo e di generalizzazione.
Ci pare di poter concordare con alcune recenti ricerche secondo le quali l'esercizio pieno della capacità di pensiero logico-formale si raggiunge verso i 16 anni. È possibile comunque supporre che i prerequisiti si costruiscano proprio nell'arco preadolescenziale .

IL NUOVO MODO DI RELAZIONARSI

Il preadolescente si avvia gradualmente verso la capacità critica, ma gli mancano gli elementi di oggettività e di realismo per un'effettiva valutazione della realtà, degli altri e di sé.
Nei confronti del mondo adulto perdura in lui l'atteggiamento di recettività, di disponibilità acritica, pur registrando una flessione di tale atteggiamento con il crescere dell'età.
Il preadolescente è ancora in un periodo di idealizzazione dell'adulto, che percepisce positivamente. In particolare gli insegnanti sono visti «buoni e amichevoli» (58.8%), inseriti come sono nel contesto scolastico valutato favorevolmente, perché la scuola, dicono i preadolescenti intervistati, «insegna cose nuove» (78.6%), «prepara ad un lavoro e ad una professione» (41.6%). Un quadro aconfittuale e ancora apparentemente sereno.
Con tutto ciò non risulta una significativa incidenza dell'adulto in ordine al processo identificatorio che il preadolescente sta abbozzando in modo cosciente.
La domanda «a chi vorresti assomigliare di più» provoca risposte che evidenziano la priorità del personaggio dello sport e dello spettacolo (35.7%) o di un'immedesimazione con se stesso («assomigliare a me stesso» 21.6%), con lilla quasi totale esclusione dell'adulto educatore (2.2% !) come ideale di vita.
Se l'adulto, come la ricerca dimostra, non crea rapporti conflittuali, neppure risulta polo di attrazione incisivo per il preadolescente.
È qui, ci pare, uno degli elementi innovativi tipici della preadolescenza rispetto al periodo della fanciullezza, in cui la figura dell'adulto educatore (in particolare il maestro) assumeva un ruolo identifica-torio di notevole prestigio. E anche rispetto al periodo dell'adolescenza, in cui l'adulto rappresenterà il polo dialettico per una ridefinizione di sé in funzione della propria identità.

Il «nuovo» nella relazione con i genitori

Un altro elemento del periodo preadolescenziale è costituito dal passaggio da una dipendenza totale dai genitori tipica dell'infanzia e della fanciullezza, ad una dipendenza «ambivalente».
Il preadolescente infatti ricerca l'approvazione e l'appoggio dei genitori e non vive episodi di acuta controdipendenza nei loro confronti, avverte tuttavia l'esistenza di altre fonti di sicurezza che possono offrirgli nuovi spazi di espansione e costituire punti di riferimento validi per le sue scelte comportamentali.
D'altra parte i preadolescenti continuano a valorizzare i genitori perché essi si interessano ai loro problemi (66.5% in riferimento alla madre; 55.1% in riferimento al padre) e li aiutano a migliorare (59.2% in riferiemnto alla madre; 58.8% in riferimento al padre).
Inoltre riconoscono che è avvenuto un cambiamento in meglio (54.4%) dovuto al fatto di non sentirsi più trattati da bambini e di avere la possibilità di un dialogo più aperto, soprattutto con la madre (72.4%), ma anche con il padre (47.7%).
È evidente comunque dai dati il sorgere di motivi d'attrito, dovuti a divergenze di idee (58.0%), che sottolineano il tentativo di impostare nuove modalità relazionali, ricuperando spazi di iniziativa personale nei confronti dei genitori. Il riconoscimento di tali divergenze fa scattare nel preadolescente un senso di disagio che egli si affretta a neutralizzare addebitandosi la responsabilità dei contrasti nei confronti delle figure genitoriali e adducendo la motivazione «me la prendo subito».

La novità della relazione coi pari

Il preadolescente si pone con modalità nuove anche in rapporto con i coetanei, che ama incontrare sia in una compagnia estesa, sia in un piccolo gruppo, come in maggioranza essi affermano.
È interessante verificare «dove» il preadolescente incontra di preferenza i pari di età e «quali» attività realizza con loro, per individuare lo specifico emergente in questa età. La ricerca è ricca di dati significativi al riguardo.
Lo spazio fisico in cui il preadolescente esprime più facilmente il suo bisogno di socializzare in modo aperto e superando ambiti ristretti, è la strada, il cortile, il quartiere.
Non ci sono grosse differenziazioni per età in relazione a questo "spazio", che è quello più neutro, meno compromettente. È la zona che segna in modo morbido e graduale il passaggio dalla casa all'ambiente totalmente diverso (bar, discoteca), indice del bisogno di autonomia e di indipendenza, ma pure del legame ancora stretto con le radici familiari.
Il valore paritetico tra maschi e femmine evidenzia la realtà tipica di oggi, molto meno discriminante che non nel passato. La scuola è l'ambiente naturale di vita in cui il preadolescente può realizzare incontri differenziati: ma è sentita e vissuta in modo sempre meno significativo, come luogo di aggregazione spontanea, a mano a mano che cresce l'età (dal 25.7% a 10 anni al 17.4% a 14 anni).
Tra il luogo all'aperto (strada, quartiere) e le mura scolastiche è notevolmente alto il divario in favore del primo.
La scuola è, in realtà, il luogo del cameratismo (tipico della fanciullezza), mentre l'ambiente extraistituzionale è il luogo dell'amicizia (che inizia a esprimersi nella preadolescenza).
Il preadolescente ama ancora incontrare in casa gli amici a 10-11 anni; meno verso i 14 anni.
L'esplosione psico-motoria, che abbiamo descritto come uno degli elementi caratterizzanti la preadolescenza, trova in questi dati un'ulteriore conferma.
Alla domanda: «che cosa fate più spesso insieme» si deduce che il gioco risulta l'interesse prevalente che accompagna il preadolescente nel suo primo aprirsi verso nuove prospettive di vita e di azione. È comunque un interesse che decresce fortemente nell'arco di poco tempo.
Il passaggio significativo che segna un ribaltamento da interessi infantili a interessi più personali è quello tra i 12 e 13 anni, già visto come «spartiacque» che delimita in modo deciso la svolta preadolescenziale, in ordine ai dinamismi di scoperta e alle modalità di rapporto interpersonale.
A 10-11 anni il gioco è ancora l'espressione privilegiata con cui il ragazzo si accosta alla realtà e agli altri; a 13-14 anni ne è una delle tante espressioni, che lascia comunque sempre più lo spazio ad altre modalità di incontro, quali: l'andare in giro con gli amici, il chiacchierare, il farsi le confidenze. Interessi, questi ultimi, che vanno gradualmente assumendo consistenza e acquistando sempre maggior pregnanza. Denotano una progressiva esigenza da parte del quattordicenne di interiorizzazione, un bisogno di comunicazione e di rapporto interpersonale realizzato non solo a livello motorio, ma a livello verbale-cognitivo (chiacchierare), oltre che includente un forte coinvolgimento emotivo (farsi le confidenze).
Ragazzi e ragazze esprimono in proposito evidenti differenze: il ragazzo denota, più fortemente della ragazza, il perdurare del gioco come attività tuttora prevalente.
La ragazza segnala una più forte attitudine a stabilire contatti su base verbale, sia nel chiacchierare con gli amici, sia nel fare confidenze.
Dai dati della ricerca pare che gli incontri tra coetanei nella preadolescenza siano sostanzialmente motivati da fattori di tipo ludico-motorio ed emotivo-relazionale più che da esigenze a fondo collaborativo-funzionale («fare i compiti», «impegnarsi in qualcosa di utile»).

La scoperta di se stesso

Una delle caratteristiche tipiche dell'età preadolescenziale è il nuovo modo di scoprire e percepire se stesso, nel senso di un avvio alla presa di coscienza di sé come individualità tipica, fino alla formulazione del grande interrogativo che impegnerà esistenzialmente nell'adolescenza: «chi sono io?». Nei confronti di se stesso, il preadolescente dimostra tuttavia notevoli incertezze e ambivalenze, dovute a fattori inerenti al suo particolare momento evolutivo: debole capacità critica; dipendenza dall'ambiente; limitata capacità di introspezione.
Si trova quindi a disagio nel definire se stesso e nell'attribuirsi dei tratti specifici, sia positivi sia negativi. Tende a demandare all'adulto la valutazione di sé, oppure a proiettarsi in un modello, ricercando in essi nuovi ruoli personali, sociali o professionali che gli permettano di sperimentare idealmente nuove forme di realizzazione. Con tutto ciò, evidenzia, in germe, i presupposti per guardare con occhi nuovi la sua realtà personale: l'accresciuto interesse per il proprio corpo, legato alle trasformazioni puberali, il confronto e l'identificazione con altre persone, reali o immaginarie, avviano il preadolescente alla scoperta e affermazione di un'immagine di sé che è spesso fonte di ansia o di incertezza, di valorizzazione o di timore. È determinante, in ordine a questo, la percezione del suo «io corporeo», poiché l'attenzione alla dimensione bio-somatica risulta, in questi anni, particolarmente acuta, come esprimono gli stessi preadolescenti quando sono richiesti di definire le «novità» che percepiscono rispetto al passato («cura della persona e attenzione al proprio corpo»: 38.8%, con una più forte accentuazione da parte delle ragazze: 43.1%).
I connotati espliciti che il preadolescente si attribuisce quando è richiesto di esprimere «le doti che pensa di avere», risentono del suo proiettarsi in un «dover essere» che è da costruire, ed evidenziano più un'immagine di sé prospettica che non dedotta da effettiva valutazione critica della sua realtà.
La maggior parte dei preadolescenti si ritiene «simpatica», «intelligente», «socievole», «sincera» sottolineando con tali voci i vari livelli di aspirazione circa il proprio ideale.
Il tratto della «simpatia» rimane un attributo costante che volentieri il preadolescente afferma di avere. Il ritenersi «intelligente» decresce con l'età, mentre cresce la percezione del sentirsi «socievole» (dal 24.6% al 43.4%), tratto che effettivamente viene ritenuto importante e basilare e che risulta una delle caratteristiche più spiccate nella preadolescenza, come si è potuto sottolineare in precedenza.
Questo andamento nella percezione di valori che si mantengono costanti (simpatia), che crescono o decrescono (socialità/dotazione mentale), segue quanto generalmente avviene nel periodo preadolescenziale e fa presumere come innovativo dell'età il passaggio da un'assenza di autocoscienza ad una valutazione gradualmente oggettiva e puntuale di sé.

Ricerca di modelli nuovi

Alla domanda «a chi vorresti assomigliare», i preadolescenti del campione reagiscono con risposte che fanno luce sia sul modo di relazionarsi con i nuovi modelli di comportamento, sia con la percezione più chiara del concetto di sé.
Non ci sono valori numerici significativamente alti che definiscono delle vere e proprie priorità di proiezione su specifici modelli, tranne una forte concentrazione sul «personaggio dello sport» da parte dei maschi (43.1%), con un'evidente decrescita con l'età (dal 31.8% al 21.7%), e un balzo significativo nel passaggio tra i 12 e i 13 anni.
I genitori polarizzano sempre meno l'attitudine identificatoria dei ragazzi quasi che il preadolescente voglia capovolgere radicalmente l'immagine (pure poco cosciente) che si ritrova ad avere. E tende a prendere sempre più in considerazione se stesso come nucleo focale e come individualità, che coglie misteriosa, ma che emerge con crescente chiarezza.
Una percentuale, sia pure ancora non consistente, di preadolescenti afferma decisamente: «voglio assomigliare a me stesso», e lo sottolinea con un balzo rapido nell'arco di questi anni.
Nel cammino verso una sua identità, il preadolescente vive uno stadio di grande incertezza e ambivalenza, ma diventa sempre più consapevole di sé, a differenza del periodo precedente in cui registrava una totale immedesimazione nelle figure significative (identificazione primaria).
Si può realmente dire che egli vive ora, in relazione alla scoperta di sé, uno dei passaggi più critici e nodali nella sua evoluzione e che, se riesce ad impostare in modo adeguato tale passaggio, potrà orientarsi decisamente verso una sua consistente identità, in cui l'aspirazione ad «essere se stesso» diviene effettiva realtà.

La scoperta di valori «vicini»

La preadolescenza segna pure un momento di scoperta o di maggiore accentuazione di una «gerarchia di valori» che specifica ulteriormente la dimensione di novità che le è tipica.
È interessante osservare in proposito la diversità di valutazione tra i dieci e i quattordici anni, in cui si nota un movimento di incremento e decremento abbastanza accentuato in relazione ad alcuni valori.
La «salute» perdura come valore costante (66.8%) e conferma ulteriormente la preoccupazione che il preadolescente dimostra per il suo «io corporeo». Si registra anzi un incremento con il crescere dell'età (da 65.5% a 68.9%).
«Credere in Dio», valore assai sottolineato dal preadolescente a dieci anni (53.2%), è in calo a quattordici anni (38.9%). In riferimento a tale valore pare che già dagli undici ai dodici anni si verifichi il passaggio critico. Forse il ragazzo oggi vive con notevole anticipo, rispetto al passato, la messa in discussione dei valori di fede, inserito com'è in un contesto sociale apertamente secolarizzato.
Il preadolescente comunque crede in Dio, ma nel suo quadro valoriale non attribuisce sempre importanza a questo valore: sono le sue esigenze relazionali e i suoi vissuti affettivi a determinare le sue preferenze, con le probabili scelte operative ed esperienziali che ne derivano.
Diventa sempre più importante il «volersi bene» e «avere tanti amici». Nell'attenzione alla propria progettualità futura comunque, assume a poco a poco maggiore interesse il «lavoro» come aspetto significativo (18.3% a dieci anni; 23.2% a quattordici), mentre i valori consumistici e di puro prestigio personale non vengono particolarmente evidenziati dal preadolescente (denaro: 6.3%; successo: 5.0%; titolo di studio: 12.3%).
È possibile dedurre da questa breve analisi, che la valutazione espressa dal preadolescente nei confronti delle realtà che più contano nella vita si distanzia per alcuni aspetti da quella generalmente quotata dal mondo adulto e anche da quello adolescenziale, come evidenziano i dati di recenti indagini.

Conclusione

Ci siamo posti, all'inizio dell'articolo, un interrogativo: esiste l'età «preadolescenza»? E abbiamo ipotizzato che l'arco di età tra i dieci e i quattordici anni non si definisce tanto per dei tratti rigidamente costituiti che la differenziano in blocco dalle altre età, quanto piuttosto dall'intrecciarsi e dal sovrapporsi, in modo estremamente fluido, di un complesso di dinamismi psico-sociali che emergono e scompaiono in modo notevolmente rapido e spesso imprevedibile. A dare specificità alla preadolescenza è quindi la transitorietà, la mutabilità di elementi nuovi che si rincorrono e che vengono a poco a poco avvertiti dal soggetto. È un'età di assestamento, che pone i presupposti per una stabile definizione di sé.
Il preadolescente si trova a doversi misurare con tutta una serie di vissuti nuovi, che avverte dapprima in modo confuso, e che affronta poi con crescente immedesimazione. Variano i suoi interessi; ha davanti a sé una vasta gamma di possibilità di gestire il suo tempo libero, pur avvertendo delle priorità tra queste possibilità.
Stabilisce modalità diverse e sempre nuove di relazione con gli adulti, in particolare con i genitori, di cui ha tuttora fortemente bisogno.
È affascinato da modelli e ideali di vita che lo proiettano in una nuova immagine di sé e gli fanno desiderare qualità e doti che non si ritrova ad avere, ma è confuso in relazione ad una equilibrata autoconoscenza, poiché tende a formulare un'immagine prospettica più che reale. È consapevole tuttavia, come non lo era in passato, dei nuovi dinamismi che sperimenta e con cui tenta di destreggiarsi: lo sviluppo puberale provoca un'esplosione psicomotoria che tocca espressioni insolite e variegate; si accentua la consistenza dell'attrattiva eterosessuale, colorata di forte emozionalità; imposta i primi tentativi di autonomia, pur con tanta intima incertezza; abbozza (se sollecitato) qualche tratteggio di progettualità futura; si avvia con fatica, ad una nuova e più matura organizzazione di pensiero.
È un vissuto assai vario, fluido, complesso: pone problemi anzitutto al preadolescente stesso, e stimola gli adulti (genitori, educatori), chiamati ad essergli guida, ad un impegno educativo serio, documentato, coerente, adeguato alla tipicità di questo momento evolutivo.