Esercizi per abilitare il gruppo a elaborare valori, utopia, progetto e strategie per intervenire nel sociale /1

Inserito in NPG annata 1985.

 

(NPG 1985-05-73)

 

Gli esercizi e gli strumenti pubblicati nelle pagine precedenti volevano aiutare a fare gruppo, con una forte attenzione alla dimensione emotiva e relazionale.
Ora l'attenzione volge altrove. Al centro non è più il gruppo al suo interno ma nel suo rapporto con l'esterno: mentre elabora una sua visione della realtà e del suo futuro, mette insieme le tessere di un progetto di intervento nel sociale e nel politico, organizza e gestisce un certo numero di attività per contribuire, nel suo piccolo, al cambiamento culturale, sociale e politico.
Anche questi esercizi e strumenti, ripresi dall'esperienza del movimento non violento inglese, vanno «inquadrati» dentro la nostra proposta educativa espressa nei quaderni dell'animatore.
Ricordiamo alcuni punti salienti. Anzitutto lo sfondo antropologico in cui viene collocata l'animazione e dunque la formazione delle nuove generazioni. Tale sfondo è caratterizzato dall'accentuazione del rapporto tra la cultura, vista come un organismo vivente in evoluzione, e il giovane alla ricerca della sua identità.
Senza l'osmosi tra giovani e cultura mediata dal gruppo dei pari non si comprende la proposta dei quaderni. Essa è condizione della identità personale dei giovani, ma anche condizione della evoluzione della stessa cultura sollecitata a produrre, in continuità critica e creativa con la tradizione, sempre nuove forme di vita culturali. (Si veda su questi temi il Q5 L'animazione culturale, pp. 20-24 e il Q6 L'animazione culturale (seconda parte), pp. 9-15; come pure il Q18 Il centro giovanile nella chiesa e nel territiorio, pp. 4-7).
Questa osmosi a livello di humus culturale, mentre aiuta il soggetto a definire la sua identità, lo abilita ad una nuova responsabilità e partecipazione sociale, culturale, politica.
Da questo punto di vista nel Q6 L'animazione culturale (seconda parte) vengono date alcune indicazioni educative stimolanti.
Si parte dall'ipotesi dello scollamento tra mondi vitali e sistema sociale (A. Ardigò) come qualcosa che i giovani soffrono più degli adulti. Al punto che un nuovo inserimento nel sociale è possibile solo attraverso un cammino educativo che «trasformi» i soggetti negli ambiti vitali e li abiliti progressivamente a ritrovare interesse e spazio nel sistema sociale.
Fino ad abilitare i giovani a «scoprire il sociale come luogo della solidarietà in cui riproporre senza mistificazione se stessi» aprendosi ad una nuova responsabilità sociale e ad una nuova capacità di progettare il futuro, in modo da garantire lo sviluppo del sistema sociale insieme a quello delle singole persone (Q6, p. 8 e 15).
Con queste indicazioni, la nostra proposta ha voluto dare vita ad un itinerario educativo alla partecipazione sociale che evitasse i vecchi cammini di stampo ideologico o moralistico per assumere il diritto dell'adolescente ad essere accolto, riconosciuto e valorizzato negli ambiti vitali (famiglia e gruppo dei pari anzitutto) e da qui procedere, sollecitato dall'incontro con la «sofferenza», verso scelte di solidarietà, volontariato, impegno nel sociale e nel politico (cf NPG, marzo '85, il dossier sul volontariato).
Di questa maturazione nello stesso Q6 vengono indicati alcuni appuntamenti decisivi. Li ricordiamo mentre rimandiamo a quelle pagine (pp.16-20):
- l'abilitazione a comprendere e valutare gli strumenti concettuali e operativi che si utilizzano, dal punto di vista dell'immagine di uomo e quindi dei valori che si portano dentro;
- l'abilitazione a elaborare una visione critica della società insieme agli anticorpi per opporsi al conformismo imperante e ad una integrazione passiva nella logica del potere;
- l'abilitazione a tentare una sintesi creativa tra morale che si vive nel lavoro e nel sistema sociale in genere, e morale che si vive negli ambiti della vita più personali, ad esempio la famiglia e gli amici;
- l'abilitazione a «giocare il gioco per scoprire la vita», come modo di sperimentare delle «alternative» per un cambio interpersonale e anche strutturale.
Un progetto educativo realizzato alla luce delle abilitazioni ora ricordate permette al gruppo di elaborare lentamente un suo progetto culturale e mettere a fuoco gli ambienti di scambio con il territorio. Pena il rimanere chiuso in se stesso o lo sterile attivismo.
Come arrivare a questo progetto?
Nelle pagine che seguono vengono date alcune indicazioni operative e strumenti. In un primo momento si vuole aiutare il gruppo a far emergere dal suo vissuto valori, ideali, sogni, utopie.
Su questi materiali, per far emergere i quali vengono proposti alcuni strumenti, il gruppo applicherà la sua riflessione calma fino alle grandi linee di un progetto di intervento nella realtà.
In un secondo momento, una volta elaborato il progetto, si vuole aiutare il gruppo a precisare le grandi strategie attraverso cui attuare il progetto. Come organizzarsi tenendo conto della situazione, delle risorse a disposizione, delle forze in gioco...?
In un terzo momento alla luce del progetto e delle grandi scelte strategiche, si vuole aiutare il gruppo a mettere in atto azioni specifiche concrete, e a realizzarle non in modo rigido ma con un buon senso tattico che porta ad agire in un continuo feedback con la situazione.
In questo articolo vengono presentati gli esercizi relativi alla individuazione dell'utopia in cui il gruppo si riconosce, e del progetto e delle grandi strategie.
(Per esigenze di spazio, dividiamo l'argomento in due parti, e pubblicheremo il mese prossimo quella dedicata agli «strumenti di analisi strategica»).
Nel prossimo articolo verranno invece presentati gli esercizi relativi alle tattiche attraverso cui agire in concreto.
Una precisazione. I materiali, come già si diceva, sono nati in un contesto preciso, l'azione dei gruppi di non violenti. Per questo motivo il linguaggio potrà sembrare a qualcuno troppo tecnico e politicizzato eccessivamente, almeno rispetto alla gran parte dei gruppi giovanili ecclesiali. In ogni caso, sono utilizzabili in molti modi e con grande profitto per tutti i gruppi. Poi c'è da dire che il fare proprio un linguaggio come quello che segue non sarebbe un gran male...

IDEALI, UTOPIE E PROGETTO

Le utopie hanno oggi una cattiva reputazione. Il termine utopista suggerisce innanzitutto l'idea di una persona che lotta per ideali generici e illusori; secondariamente che non fa niente di concreto per realizzarli. Idealista, invece, è usato in modo più complimentoso e dinamico.

Si può ancora sognare?

Sognatori, utopisti, idealisti giocano in realtà un ruolo molto importante nei cambiamenti politici e sociali, anche se non tutti condividono le loro affermazioni. I sogni e gli ideali ci aiutano a vedere le motivazioni di ciò che facciamo e se stiamo agendo in modo giusto. Un ideale è una scena su un orizzonte lontano, il punto d'arrivo di un viaggio di mille miglia che percorriamo poco per volta. Il «viaggiatore» può navigare nei sogni e valutarne il progredire. Le mete possono accomunare più viaggiatori che potranno incamminarsi insieme, aiutandosi verso un'unica meta.
Continuando l'allegoria: la condizione per sognare è essere al tempo stesso presbiti e miopi. Chi vede solo lontano non si accorgerà delle cose ovvie e vi inciamperà; il miope, incapace di scorgere l'orizzonte, si perderà per strada.
Lo scopo di queste pagine è aiutare a sviluppare la capacità di vedere la direzione verso cui si procede e di condividere quella intuizione con altri.
La galleria dei sogni (n. 107) è lo strumento primario e può essere usato in molti modi, per aiutarci a sognare, a condividere i nostri sogni e a farli diventare realtà.
È facile rilevare la mancanza di ideali presente nella scuola, nel lavoro, nella società, nel mondo. Non è altrettanto facile però proporre delle alternative migliori. Per questo, è necessario avere un'idea chiara di ciò che è bene e di ciò che potrebbe andar meglio. A tale scopo si richiede immaginazione e capacità di sottrarsi per un attimo alle pressioni quotidiane e ai condizionamenti della realtà, e di pensare con chiarezza.
Esercizi come La galleria dei sogni possono aiutarci a superare le costrizioni che ci oscurano la vista e nascondono possibili ideali. Possiamo sognare, condividere i sogni con altri e forse maturare un ideale comune verso il quale camminare insieme.

Fine, scopi, strategia

Un elemento di questo ideale comune potrebbe poi essere scelto come un fine a lungo termine per un gruppo o una organizzazione. Gli scopi invece sono mete positive verso le quali il gruppo cammina, una realizzazione personalizzata di un elemento dell'ideale in cui si crede. Ci sono molte mete intermedie prima dell'obiettivo finale, e ciascun fine intermedio è raggiunto attraverso l'attuazione di una strategia. Una strategia, perciò, è il gradino iniziale verso l'ideale finale; ed è l'ideale stesso che informa la strategia e ne permette la verifica. (Sulla strategia vedi il prossimo articolo sulla rivista).
Le strategie, gli scopi intermedi e quelli finali hanno diverse unità di tempo.
La società moderna utilizza unità di tempo di tipo tecnologico, pianificando per soli 25 anni, dal momento che la tecnologia diventerà così avanzata da risolvere i problemi creati dal suo stesso sviluppo. Allo stesso modo, le organizzazioni militari spesso prendono in considerazione pochi mesi o anni dopo, e reagiscono piuttosto maggiormente agli eventi più immediati che ai compiti strategici a lungo termine. È facile cadere in questa sindrome di azione-reazione e, se pur sono necessarie «politiche reattive» che magari finiscono per far parte di una strategia, esse non sono sufficienti per raggiungere uno scopo finale.
Questi esercizi ci stimolano a non farci prendere da progetti a breve termine, perdendo di vista gli obiettivi finali.

107. La galleria dei sogni
Obiettivo. Esercitare l'immaginazione dei partecipanti e la capacità di pensare in positivo; aiutare un gruppo nel maturare un ideale comune; rilevare problemi e ipotesi per una discussione; facilitare l'elaborazione di una strategia o la verifica delle attività.
Materiale. Carta e penna a ciascun partecipante, fogli grandi, matite colorate o pennarelli per ogni gruppo di 4-6 persone, nastro adesivo o puntine.
Tempo. Da un minimo di 45 minuti ad un'ora, possibilmente di più.
Procedimento. Presentate l'esercizio in modo che ciascuno venga messo al corrente dell'obiettivo. Sottolineate il valore del pensare e condividere degli ideali. Date 15-30 minuti per scrivere le principali caratteristiche della propria visione ideale della scuola, del sindacato, della fabbrica, del governo locale, della società, ecc.
È importante essere precisi nel presentare il procedimento; è meglio dire: «Come vorrei vedere la società tra 10 anni» dove l'argomento è vasto, anziché parlare della «società ideale». Un altro modo di presentare l'argomento potrebbe essere: «Un giorno della mia vita in una società ideale».
In altre parole, quando si considera una società ideale, per esempio, si potrebbe pensare ad un tipo di struttura familiare, ad un sistema economico, ad un governo, ad un'organizzazione di difesa, ad una istituzione sociale, a comunità, ecc., che ci piacerebbe realizzare. Dovrebbe essere però un ideale realistico, non un sogno impossibile, dove non si prendono in considerazione le difficoltà per raggiungerlo.
Dopo che ciascuno ha scritto i tratti essenziali della propria visione ideale, si formano gruppi di 4-6 persone in. cui si mettono in comune le diverse opinioni. È preferibile che tutti, per prima cosa, leggano le riflessioni scritte, per poi discutere e successivamente tentare di sintetizzare in vista di una visione ideale comune.
È possibile che (con sorpresa di tutti) i «sogni» individuali siano differenti quanto a stile é contenuto.
Di solito il miglior modo di procedere ad una sintesi è di scrivere prima di tutto le cose su cui c'è accordo; questo potrebbe alzare il morale del gruppo e insieme fornire una gran quantità di informazioni. Si discute poi sulle aree di disaccordo.
Si fissa un tempo limite - 30-90 minuti -in cui ogni gruppo elabora un cartellone che esprima i «sogni» in comune e lo si appende al muro, come prima fase dell'esercizio.
In seguito, durante le pause e nei più svariati momenti, le persone possono visitare la «galleria dei sogni» e leggere i cartelloni degli altri gruppi.
Potrebbe essere d'aiuto discuterne in assemblea brevemente il loro significato profondo.
Il tutto potrebbe poi essere seguito da ulteriori discussioni nei piccoli gruppi, oppure unendo due gruppi e cercando di sintetizzare le loro intuizioni.
Osservazioni. Questo è un esercizio eccellente e può essere usato con molta elasticità in diverse situazioni. Non importano i risultati scritti e l'accordo raggiunto, ma la comune condivisione di ideali e il modo positivo e fantastico di pensare di ognuno. È meglio utilizzare La galleria dei sogni all'inizio della vita di un gruppo o di una sessione di studio, in modo che vengano fuori subito delle opportune modifiche al programma.
Può servire anche come primo momento di una discussione se c'è difficoltà nel parlare, in quanto spinge gli individui a pensare e ad esprimersi, concentrandosi su possibilità e intuizioni pratiche piuttosto che su astratte teorizzazioni.

108. Gli scenari
Materiale. Penna e carta per tutti.
Tempo. 30 minuti o più.
Procedimento. I partecipanti rispondono
per iscritto alla domanda: «Come dovrebbe apparire una nuova società/mondo/ città/industria/vita tra dieci anni (con considerazioni realistiche), se si verificassero i più ottimistici cambiamenti?». L'immagine ideale può essere scritta come se si trattasse di un articolo per una rivista, che descrive le condizioni tra dieci anni, o le confronta con quelle attuali. Si lascino 30 minuti per scrivere e, se richiesto, altro tempo per una discussione di gruppo.

109. Brainstorm sul futuro
Materiale. Cartellone a muro, pennarelli, nastro adesivo o puntina.
Tempo. 1-3 ore.
Procedimento. Realizzare un cartellone con cinque colonne secondo le seguenti aree: economica, politica, sociale, personale, altro. Successivamente il gruppo esprime attraverso una serie di Brainstorm (n. 15) le caratteristiche di una buona società o istituzione rispetto ad ogni area. Dopo il brainstorm ogni voce viene analizzata a turno per verificare i punti d'accordo e le divergenze. I sostenitori di diverse opinioni possono avere un po' di tempo per esprimere i loro punti di vista e le loro ragioni. Infine si mette ai voti ogni proposta.

110. Tempo di sogni
Materiale. Vedi n. 111.
Tempo. 3 minuti a testa, più altri 30 minuti.
Procedimento. Per 5-10 minuti ciascuno pensa in silenzio ai tratti di una società ideale o istituzione per lui/lei importante. Poi ciascuno a turno, in 3 minuti, dice al gruppo le proprie idee senza commenti o domande da parte degli altri. Si fa una lista delle idee chiave su un cartellone, così come vengono espresse. Dopo che tutti hanno parlato, inizia la discussione generale sulle idee raccolte e su quanto i partecipanti hanno espresso.

111. Sogni e speranze di gruppo
Tempo. Almeno 30 minuti.

Procedimento. A coppie, ci si dice a turno le proprie speranze e sogni prima su se stessi, poi sul gruppo e sul proprio rapporto con il gruppo. Se c'è tempo, le coppie si separano per formarne altre e ripetere il procedimento. Poi due coppie si uniscono e formano un gruppo di quattro con lo stesso compito; infine due gruppi di quattro formano un gruppo di otto e si comunicano sogni e speranze.

STRATEGIA PER UN CAMBIAMENTO SOCIALE

Alcuni non sanno dove vogliono arrivare, altri invece lo sanno e ciò nonostante finiscono nel posto sbagliato; altri ancora raggiungono la loro meta e poi si rendono conto che dopotutto non è il posto giusto.
Questo può accadere per i gruppi così come, per esempio, per chi viaggia in autobus.
La messa a punto di una strategia ci può portare nel posto giusto al momento giusto.

Movimenti e cambiamento sociale e politico

Sebbene la strategia sia spesso l'opposto della spontaneità e della flessibilità, non c'è tuttavia contraddizione. Una buona strategia è flessibile, aperta e antidogmatica, incoraggia la creatività e la sensibilità adattandosi agli eventi che si verificano.
Quasi tutti i gruppi hanno diversi tipi di strategie, ma spesso le mettono in pratica senza rendersene conto e senza dichiararle apertamente. Gli incontri di gruppo possono diventare molto confusi, specialmente quando i nuovi membri non sono consapevoli del tacito accordo esistente tra gli altri. Gli esercizi di questo capitolo possono aiutare un gruppo a riflettere per elaborare strategie realistiche e praticabili. Anche se in un gruppo c'è un brillante «stratega», un vero Napoleone, la sua abilità non sarà pienamente sfruttata se il gruppo non è in grado di comprendere l'intero progetto che si sta elaborando, e se non è data a tutti i membri l'opportunità di contribuire all'elaborazione della strategia.
In generale una strategia viene definita un piano per cambiare qual cosa.
Ha a che fare con un processo dinamico il cui scopo è di creare o migliorare qualcosa o impedire un cambiamento non voluto. Se si tratta di elaborare strategie realistiche, è importante capire come avviene il cambiamento sociale e organizzativo, e il ruolo che giocano i movimenti politici o sociali in una tale trasformazione.

Un poco di vocabolario «strategico» e «tattico»

^ Lo scopo di un movimento o di un gruppo è il suo obiettivo finale. Dovrebbe essere enunciato in forma semplice e breve, per poter essere condiviso anche da chi non è attivamente coinvolto nel movimento. Lo scopo da raggiungere è spesso utopico ed è meglio vederlo in modo positivo, come qualcosa che si desidera: la pace, la fine del razzismo, una società democratica e socialista, un mondo ecologico e non violento.
^ Gli obiettivi strategici. Sono i gradini verso l'obiettivo finale, che si può raggiungere attraverso progetti realistici (né ottimisti né pessimisti). Esempi di obiettivi sono il disarmo unilaterale da parte di una nazione, l'interruzione degli acquisti da una cooperativa che vende merci di un paese razzista, l'eliminazione degli sprechi, la chiusura delle centrali nucleari.
^ Gli obiettivi tattici. Sono delle realizzazioni limitate, rese possibili da poche azioni concrete. Gli obiettivi tattici devono essere raggiungibili in breve tempo e devono essere realistici, facendo il calcolo delle risorse disponibili rispetto al tempo. Un obiettivo tattico è ciò che una tattica particolare o un insieme di tattiche deve raggiungere per avere successo.
Obiettivi tattici sono, per esempio, l'organizzare una manifestazione per la pace, l'impedire la vendita di merci di un paese razzista o governato da una dittatura, l'allestire un centro zonale di assistenza sociale e redigerne lo statuto, l'attrarre l'attenzione della TV su tale attività.
^ Il piano tramite il quale un gruppo o un movimento sperano di raggiungere un obiettivo si chiama strategia. È un piano d'azione che coordina e dirige le risorse del gruppo. Perché abbia successo, deve ovviamente raggiungere i suoi obiettivi. Il «pensiero strategico» non può essere appreso da un manuale, ma può essere liberato dall'alone di mistero e reso accessibile. Lo studio di casi storici di successo - e insuccesso - di movimenti per il cambio sociale, può essere utile non meno degli strumenti segnalati nelle pagine seguenti. Una strategia non è semplicemente una serie di obiettivi. Include sequenze, tempi, priorità, responsabilità per rendere effettive le tattiche, esige un esame delle risorse, come pure momenti di elaborazione, analisi e valutazione.
^ La strategia dipende essenzialmente da un'analisi politica del problema che si affronta e dalle forze politiche in gioco in una data situazione. Una tale analisi, con l'uso magari del Tachimetro sociale o di Analisi dei campi di forza (vedi più avanti), deve essere sufficientemente dettagliata per rilevare tutti gli elementi importanti. Inizialmente si è tentati di applicare etichette o stereotipi che danno alle varie fonti di potere un'apparente coesione che in realtà non hanno. Per esempio, dovremmo prendere in blocco tutte le persone d'affari insieme e supporre che tutte abbiano la stessa opinione su un problema, quando in effetti hanno differenti punti di vista; oppure dovremmo pensare che tutti gli operai delle industrie militari sostengano la politica di difesa del governo quando, di fatto, molto sono contrari agli argomenti e preferirebbero di gran lunga lavorare su prodotti non militari.
La tendenza a stereotipare gli oppositori (come i sostenitori!) può al limite portare ad un approccio del tipo «loro-e-noi», e dare origine a un utile tiro alla fune.
In realtà entrambe le parti in gioco sono alleanze, non blocchi monolitici. Quando in una situazione si sono identificate tutte le forze di opposizione e di sostegno, vanno identificate anche quelle del centro, perché è attorno a queste che le altre lavorano. Al centro possono esserci individui (leaders di opinione o figure autorevoli) o gruppi. È su questi elementi che va concentrata la maggior parte delle strategie, anche se è importante non concentrarsi su figure centrali a scapito della costruzione di un consenso di legge.
Non appena le fonti di potere sono identificate, lo scopo del gruppo o movimento deve essere tradotto in progetti organici, e questi ulteriormente concettualizzati in piccoli e accessibili piani di intervento (obiettivi tattici), in base ad una realistica valutazione delle risorse attuali del gruppo, delle sue possibilità operative e della sua influenza nell'ambiente. Considerare ogni obiettivo tattico come parte di una strategia completa per raggiungere obiettivi strategici definiti, riduce il rischio di voler fare tutto insieme.

1985-5-78

Quando gli obiettivi tattici sono chiariti, si possono esaminare alleanze potenziali o no, e opposizioni. Come può il gruppo aumentare il potere dei suoi sostenitori, conquistarsi il favore delle parti neutrali, ridurre il potere o deviare l'influenza degli avversari?
^ Le risorse del gruppo - tempo, danaro e persone - possono essere distribuite nei vari obiettivi tattici. Ogni obiettivo scelto deve essere raggiungibile e le risorse impiegate sufficienti per raggiungerlo. Se così non fosse, tutte le energie utilizzate sarebbero sperperate. Non è bene che un gruppo sia sempre coinvolto in battaglie senza speranza; occorre che alcùni obiettivi siano raggiunti con successo, per tener alto il morale. Se si escogita una buona strategia e si scelgono attentamente gli obiettivi, molti di essi saranno raggiunti.
^ È anche importante stabilire il tempo necessario per ogni obiettivo tattico. Diversi gruppi di avversari o sostenitori arrivano al punto critico in tempi diversi. Pure le risorse sono disponibili in tempi diversi: coloro che hanno figli, per esempio, possono essere utilizzati più meno per metà tempo; l'inverno non è il momento migliore per starsene all'angolo di una strada a raccogliere firme per una petizione.
^ La sequenza degli obiettivi tattici - che include quello di un aumento qualitativo e quantitativo delle risorse - insieme al tempo necessario per le attività decise, costituiscono lo scenario strategico. Lo scenario sarà continuamente ridefinito col progredire dell'attività e l'emergere di nuovi elementi e nuove priorità. Anche le verifiche (nn. 22-26) devono essere previste specificamente nella strategia, e le informazioni risultanti vanno costantemente incorporate in essa.
^ Per molti versi la conoscenza di una situazione da parte di un gruppo o di un moviimento deriva esclusivamente dell'esperienza accumulata nell'azione. All'inizio di una campagna si possono avere solo informazioni frammentarie. L'unica possibilità consiste n! dare inizio alla campagna e vederne (Per esempio, quali gruppi e individui si schiereranno a favore e quali si opporranno). Si diventa consapevoli delle proprie risorse solo quando le si utilizza. È vitale che nel momento in cui l'informazione viene data per certa, venga assunta nella strategia collettiva e non lasciata come «esperienza» che potrebbe essere conosciuta o meno da ognuno e, di conseguenza, usata oppure no.
Alcuni gruppi, come alcune persone, non impareranno mai!