Esercizi di comunicazione affettiva nel gruppo e cambiamento interpersonale

Inserito in NPG annata 1985.


(NPG 1985-04-61)


Nei quaderni dell'animatore il gruppo (il «piccolo gruppo») è stato presentato come un sistema di comunicazione (Q16, pp. 3ss) caratterizzato dal fatto che offre lo spazio per una comunicazione «faccia a faccia» (Q16, p. 8) in cui entrano la parola, la gestualità, la corporeità nel suo insieme.
Come comunicazione «faccia a faccia», il piccolo gruppo è capace di innescare un forte coinvolgimento emotivo, sensoriale ed affettivo che permette alle persone di sperimentare solidarietà, unità con le altre persone, pur mantenendo vivo il senso della propria distinta individualità.
Senza escludere il ruolo dei concetti e delle informazioni a livello cognitivo, si può dire che il clima affettivo è ciò che permette alle persone di cambiare, sperimentando con serenità nuovi atteggiamenti e nuovi comportamenti.
Il gruppo, in altre parole, scatena al suo interno delle forze affettive capaci di chiedere alle persone di modificarsi, di andare oltre l'esperienza finora raggiunta (016, pp. 16-17).
A partire da queste scelte di fondo del nostro progetto di animazione, presentiamo alcuni «esercizi» legati alla crescita della dimensione relazionale e affettiva del gruppo.
La maggior parte degli esercizi presentati sono destinati a gruppi non occasionali, che lavorano insieme per un certo periodo. Cercano di costruire collaborazione, fiducia e atmosfera positiva. Sono molto utili per un lavoro efficace di gruppo.
Gli esercizi vogliono anche essere piuttosto divertenti e distensivi e, una volta ogni tanto, non fanno male neppure a quei gruppi totalmente orientati verso il compito.
Nell'epoca dei satelliti e dei computer, dove si può ottenere tutto subito, si è tentati di pensare che questi esercizi diano risultati immediati e funzionino inevitabilmente. Non è così. Sono parte di un processo di apprendimento, non «levette di comando» per conversioni tipo quella di Damasco. Gli esercizi sono sussidi che hanno lo scopo di instaurare relazioni interpersonali e sono diretti al gruppo. Non sono quindi esercizi per una terapia individuale.

TRASFORMAZIONE PERSONALE E TRASFORMAZIONE POLITICA

Alcuni considerano un training sulla dimensione affettiva come un giocare coscientemente con le proprie ansie da parte di nevrotici borghesi, invece di portare avanti un lavoro «reale» (cioè politico). Ma il modo con cui lavoriamo insieme è un elemento significativo per portare avanti bene il nostro lavoro «reale», qualunque sia. Cambiare a livello personale è importante, dato che favorisce la ragione pragmatica e dunque un lavoro più efficace.
Effettivamente gli esercizi centrati sulla struttura affettiva possono aiutare un gruppo, e gli individui in quel gruppo, ad un eventuale cambiamento.
Con questo non si vuole dire che la trasformazione personale sia più importante di quella politica, né che debba precedere la lotta politica e sociale: sarebbe un luogo comune per non fare nulla. Trasformazione personale e politica sono due facce della stessa medaglia, due aspetti della stessa battaglia; in momenti diversi della nostra vita possiamo privilegiare l'uno o l'altro, ma non c'è dubbio che la lotta per un mondo migliore non sia completa senza una trasformazione in entrambi gli aspetti. Ognuno di noi deve raggiungere il suo personale equilibrio tra questi due imperativi di trasformazione.
Gli esercizi presentati possono aiutarci a distinguere forme organizzative e tattiche che agiscano su entrambi i fronti.
Cambiare a livello personale è possibile. Ma ad alcune condizioni. Anzitutto è decisivo non rimanere seduti da soli a pensare, autocontemplandosi. Per questa strada non possiamo andare molto lontano.
Invece, insieme agli altri, sforzandoci di superare le barriere, possiamo cambiare e capire di più, comunicando le nostre esperienze e ricevendo un feedback dal gruppo. Il processo di rivelazione e scoperta di sé si verifica quando si agisce in situazioni che lo favoriscono, superando vecchi modelli e sperimentandone di nuovi. Questo può avvenire solo in un clima di fiducia e di incoraggiamento. Gli altri rappresentano una sollecitazione dall'esterno e uno stimolo che convoglia la nostra attenzione tanto dentro quanto fuori di noi.
Cambiare è segno di vita, ma cambiare in sé non significa necessariamente progredire: questo è uno dei miti del nostro secolo. Non sempre si cresce nella giusta direzione. Un training sull'affettività incoraggia a cambiare in certe direzioni. Parte del presupposto che la maggior parte delle persone condivide l'obiettivo di voler rispondere in modo adeguato alle situazioni, concentrarsi su ciò che accade, ascoltare gli altri, sviluppare pienamente e usare i propri talenti, vincere la paura, sperimentare la gioia, essere aperti agli altri, essere più felici e più impegnati nel mondo che ci circonda.

APPRENDERE DIVERTENDOSI

È evidente come alcuni di questi obiettivi stiano direttamente in relazione con lo stare in gruppo; altri di meno, ma sono ugualmente importanti.
La paura, per esempio, è un'importante causa del comportamento in gruppo: la paura di essere troppo compromessi, la paura di essere feriti, la paura di perdere la propria identità. Individui paurosi potrebbero tentare di boicottare tutto ciò che accade, o stare sulle difensive ed erigere muri attorno a sé per evitare di essere feriti o «schiacciati».
Si verifica anche che, a qualsiasi livello di organizzazione, il gruppo tende a chiudersi e a mettersi sulle difensive, considerandosi quale unico detentore della verità.
È un sentimento che ci fa sentire più giusti degli altri ma politicamente impotenti, poichè se non si è aperti e capaci di stabilire alleanze e compromessi non si giunge a grandi conclusioni.
Forse potrà sorprendere, ma la capacità (o l'incapacità) di provare gioia e di divertirsi è, per un gruppo, altrettanto significativa. A casa, a scuola, sul posto di lavoro si fa una netta distinzione tra «tempo per divertirsi» (dopo la scuola, durante il week-end...) e «tempo lavorativo». Dal momento in cui ci siamo impegnati in attività politiche sociali, ci è stato insegnato che «la politica» è un affare serio, da considerare come «lavoro» piuttosto che qualcosa da cui trarre piacere. Sì, la politica è seria, così seria e così importante da abbracciare sia il «lavoro» che il «divertimento».
Dovremmo guardarci dalla troppa serietà e credere che quanto più una persona è seria, grave e malinconica, tanto più ha bisogno di divertirsi e provare gioia. Quasi sempre le persone sono disposte ad assumere impegni considerevoli e duraturi, a credere in un'organizzazione o in un ideale, se questo può essere vissuto con soddisfazione e si rivela piacevole.

TRE BISOGNI INTERPERSONALI

Quando si riflette sul modo in cui gli individui entrano in relazione tra loro nel gruppo e su come un cambiamento a livello personale può influire sul funzionamento del gruppo stesso, è necessario prendere in considerazione tre importanti aree di esigenze interpersonali:
- bisogno di inclusione;
- bisogno di controllo;
- bisogno di affetto.

Bisogno di inclusione

Come individui distinti abbiamo bisogno di essere riconosciuti e presi in considerazione. L'essere in relazione è legato al riconoscimento, all'identificazione, all'importanza e al prestigio, al bisogno di essere riconosciuti come individui distinti. Un'introversione eccessiva, come un'eccessiva estroversione sono gli estremi di un continuum di un comportamento che cerca la relazione.
L'introverso vuole coscientemente mantenere le distanze fra sé e gli altri, non vuol perdere la sua privacy (non vuole rinunciare alla sua intimità), né essere irretito (preso nella rete) dagli altri. Ma, più o meno consapevolmente, gli introversi desiderano che gli altri prestino loro attenzione. La loro più grande paura è che la gente li ignori: «Nessuno si interessa di me e io non voglio correre il rischio di essere ignorato. Rimarrò lontano dalla gente e tirerò avanti da solo», pensano. Hanno l'impressione che «gli altri non mi capiscono». La loro più grande preoccupazione è di non valere nulla.
L'estroverso cerca gli altri e vuole che gli altri lo cerchino. Con il suo comportamento si propone come centro di attenzione: ora con atteggiamenti esibizionisti, ora, più sottilmente, col tentativo di acquisire potere, ora cercando di farsi apprezzare con l'unico scopo di attirare l'attenzione su di sé. Il suo ragionamento inconscio è: «Dal momento che nessuno si interessa di me, farò di tutto perché gli altri mi prestino attenzione».

Bisogno di controllo

Il comportamento di controllo si riferisce al processo che porta le persone a prendere una decisione e ai giochi relativi di influenza, potere e autorità.
Il bisogno di controllo varia lungo un continuum che va dal desiderio di controllo, potere e autorità sugli altri, al desiderio di essere controllati ed esentati da responsabilità.
Gli atteggiamenti di indipendenza e ribellione indicano una non propensione ad essere guidati, mentre quelli di compiacenza e sottomissione mostrano fino a che punto si accetta un'autorità: un dispotico sergente può accettare con piacere gli ordini dal capitano, mentre uno scolaro che fa il bullo può non accettare l'autorità dell'insegnante.
Ai due estremi del continuum di controllo c'è da un lato chi si sottomette e rinuncia a potere e responsabilità e, dall'altro lato, l'autoritario e il dominatore. Chi si sottomette consapevolmente vuole essere liberato da obblighi e non prendere mai decisioni, se lo può fare qualcun altro. Chi si sottomette inconsciamente ha l'impressione di non essere capace di comportarsi responsabilmente da adulto e che gli altri lo sappiano. Dietro queste sensazioni può esserci ostilità e diffidenza nei confronti di chi potrebbe negare aiuto in situazioni in cui si sentono impotenti.
L'autoritario vuole stare in cima alla gerarchia del potere. Il bisogno di controllo sugli altri può esprimersi negli ambiti più diversi, come, per esempio, nella superiorità intellettuale.
Sotto un certo punto di vista non c'è molta differenza tra chi vuole dominare e chi vuole essere dominato; entrambi non si sentono in grado di assumersi responsabilità e temono che gli altri se ne accorgano. Il ragionamento inconscio è: «Nessuno pensa che io possa prendere da solo delle decisioni, ma glielo dimostrerò. Prenderò decisioni io per tutti, sempre». Si ha la sensazione di sfiducia verso gli altri.

Bisogno di affetto

Il comportamento affettivo si accompagna, di solito, a sentimenti intimi tra due persone, specialmente sentimenti di amore e di odio. Nei gruppi si accompagna ad ogni sentimento di un membro verso ogni altro.
Agli estremi stanno, da un lato, coloro che evitano legami troppo stretti e personali e, dall'altro, coloro che vogliono giungere ad una intimità estrema.
I primi tendono a mantenere i rapporti ad un livello superficiale e distante: «Trovo l'area affettiva ardua, ho sperimentato il rifiuto, perciò in futuro eviterò qualsiasi legame di amicizia troppo personale».
Per mantenere tale distanza emotiva si attua un comportamento di rifiuto evitando le persone, ci si pone in antagonismo o, più sottilmente, si cerca di essere amichevoli e senza problemi con tutti, ma ad un livello superficiale. L'ansia più profonda per queste persone è di essere insopportabili: temono di entrare troppo in relazione con gli altri, che potrebbero appunto trovarli antipatici.
Il tipo che cerca i rapporti personali tenta di avvicinarsi molto agli altri e vuole essere trattato molto confidenzialmente. Il suo sentimento inconscio è il seguente: «La mia esperienza affettiva in passato è stata dolorosa ma, forse, un nuovo tentativo avrebbe un esito migliore». Il comportamento per guadagnarsi l'approvazione è personale e ingraziante, intimo e confidenziale; oppure, più sottilmente, può essere questo un modo per manipolare e punire tentativi di stabilire altre amicizie.

FATTORI DI CAMBIAMENTO ALL'INTERNO DEI GRUPPI

Il comportamento di inclusione differisce da quello di controllo per il diverso scopo che persegue. In una discussione per esempio, colui che cerca potere desidera vincere, mentre colui che assume un atteggiamento di inclusione è interessato a partecipare, magari è anche disposto a perdere. Il « burlone » è un chiaro esempio di esigenza di inclusione unita ad uno scarso bisogno di potere; « colui che agisce dietro le quinte » è invece l'opposto. Il comportamento inerente al controllo differisce da quello inerente all'inclusione nel senso che ha a che fare con relazioni di potere piuttosto che con vincoli emotivi.
L'immagine fondamentale di sé, relativa a questi tre tipi di bisogni personali, consiste nel percepirsi vuoti e privi di valore, irresponsabili e stupidi, ripugnanti e insopportabili. Il comportamento estremo all'interno di ognuno di questi bisogni personali può essere molto distruttivo oppure rivelarsi utile ad un buon processo di gruppo. Il gruppo, di per sé, può aiutare offrendo ai singoli membri l'opportunità di crescere e cambiare in meglio attraverso il riconoscimento positivo, la fiducia e il calore.

1985-4-65

Riconoscimento positivo

Spesso l'immagine che abbiamo di noi non si è costruita attraverso eventi traumatici, ma attraverso piccole esperienze quotidiane, nelle quali l'idea di noi si è formata e riformata, consolidata o contraddetta.
Uno dei modi migliori per incoraggiare una persona a cambiare è quello di contraddire gli aspetti negativi dell'immagine che ha di sé e di rinforzare, invece, quelli positivi. Una tale conferma deve necessariamente comprendere valori, bontà, capacità di assumere responsabilità.
La conferma può essere verbale e non verbale, spontanea e strutturata. Per esempio, offrire la possibilità a tutti, prima o poi, di guidare un incontro, conferma il fatto che ognuno può esercitare tale responsabilità. Due elementi particolarmente importanti sono il dar credito, che conferma la fiducia e la responsabilità, e il calore umano, che conferma la bontà, il valore e la simpatia.

Fiducia

Solitamente, almeno nella nostra cultura, ai bambini si insegna a non fidarsi degli estranei. Da soli poi loro stessi dagli adulti imparano il cinismo. Nel momento in cui raggiungiamo l'età adulta, la paura e la sfiducia sono diventate una parte importante delle nostre reazioni verso gli estranei, gli sconosciuti e i nuovi arrivati, persino in situazioni relativamente sicure. Sentiamo che fidarci di qualcuno e aprirgli una parte di noi stessi potrebbe degenerare in un abuso della fiducia da parte sua. La «miglior» cosa da fare è non fidarsi di nessuno e chiudersi nel proprio guscio. La fiducia è qualcosa di totale: o ci fidiamo di qualcuno fin dov'è necessario, oppure non ci fidiamo affatto. La fiducia parziale (o meglio la sfiducia parziale) può a volte trasformarsi in un abuso creando così un circolo vizioso.
Rompere questo cerchio va spesso contro la nostra educazione e comporta dei rischi. Gli esercizi che seguono hanno lo scopo di creare un clima in cui si possa verificare tale rischio e vincere le nostre abituali paure e sfiducie.

Calore umano

Ancora più difficile che esprimere fiducia, specialmente per gli uomini, è l'esprimere calore (diverso dalla facile affabilità). Il calore umano viene comunicato nel linguaggio verbale con parole di apprezzamento e nel linguaggio non-verbale con atteggiamenti e, a volte, col contatto fisico. Il linguaggio non-verbale è il più eloquente ed è anche quello meno facilmente accettato. Nel linguaggio non-verbale si esprime calore soprattutto attraverso lo sguardo e l'abbraccio.
Nella nostra cultura il contatto fisico è legato a tabù di carattere sessuale rendendo molto difficile, ad esempio, l'abbraccio tra un uomo e una donna che non siano coppia; ancor più difficile è abbracciarsi tra due uomini e relativamente difficile tra due donne.
Il senso degli esercizi e delle tecniche
Perché si verifichi la crescita personale devono essere cambiate alcune abitudini, mentre vanno infranti necessariamente alcuni tabù. Gli esercizi che seguono intendono creare situazioni che rendono accettabile e facilitano il cambiamento.
Alcuni esercizi sono giochi che incoraggiano le relazioni o comunque scuotono le persone. Giochi come questi partono dal presupposto che la persona è un tutto, con la mente e col corpo, con la fantasia, con i pensieri, i sentimenti e le tensioni. Comunicazione, crescita e cambiamento comprendono tutto questo.
Altri esercizi creano un clima adatto per la condivisione, la conferma reciproca e lo sviluppo della fiducia. L'insieme dei giochi non ha la pretesa di trasformare un gruppo conflittuale e difficile, di gente che notte e giorno cerca potere, in un gruppo felice e disponibile, ma potrà contribuire allo sviluppo di tale processo.

GIOCHI PER INFONDERE ENERGIA

Questi giochi altamente «energetici coinvolgono l'attività vocale e/o fisica, e possono scaldare o sciogliere i partecipanti. Simbolizzano la rottura di barriere, la libertà e il cambiamento. Possono quindi essere utilizzati come introduzione ad un programma o a una serie di incontri di gente nuova. Particolarmente adatti a tale scopo sono quei giochi come i mimi: un buon sistema per distendersi ed esprimersi.
I giochi più brevi possono essere utilizzati come «momenti ricreativi», durante o dopo una tranquilla fase di discussione o un incontro particolarmente serio. Un cambiamento di tecniche e di clima al momento opportuno otterrà lo scopo di rivitalizzare il corpo e la mente. Questo tipo di giochi può inoltre essere proposto durante la pausa per il caffé.
Dal momento che l'attenzione è focalizzata sull'intero gruppo, o sul corpo, questi giochi di «recupero» sono a basso rischio e non costituiscono pericolo alcuno per le persone del gruppo. Alcuni partecipanti potrebbero tuttavia pensare, almeno inizialmente, che simili esercizi non siano appropriati durante un incontro «serio».

44. Tiro alla fune
Procedimento. Due gruppi tirano agli estremi di una corda immaginaria nel tentativo di portare il gruppo avversario nel proprio campo. La corda non è allungabile.

45. Salto della rana
Procedimento. Si tratta di un gioco molto noto (e comunque risulta piuttosto difficile spiegarlo verbalmente!).

46. Il drago
Procedimento. Sei o sette persone formano una fila e ciascuno prende per la vita la persona che sta davanti. La prima persona (la testa del drago) cerca di toccare l'ultima dietro (la coda), mentre questa cerca di evitarlo, senza comunque lasciare la presa. Il gioco può risultare molto spassoso, soprattutto se ci sono tre o quattro draghi in una piccola stanza.

47. Spinte
Procedimento. Si formano delle coppie i cui partecipanti sono posti uno di fronte all'altro e si toccano le mani. Partendo dal centro della stanza, ciascuno deve spingere l'altro verso una parete.

48. Ritornelli
Procedimento. Stando in piedi ci si prende per mano e in coro si canta una canzone nota a tutti. Si ripete il «gioco» scambiandosi di posto.

49. Ceffoni
Procedimento. Ogni partecipante si alza in piedi e picchia un altro, naturalmente senza fargli male, finché le parti colpite iniziano a non sopportare i colpi.

50. Battiti ritmici
Procedimento. Ad occhi chiusi ciascuno batte in modo rumoroso le mani e i piedi, con un ritmo qualunque. Pian piano il ritmo si stabilizza e diventa alquanto complesso. Si termina quando tutti riaprono gli occhi e il ritmo si smorza.

51. Un mattino nella giungla
Procedimento. In piedi ad occhi chiusi, si immagina di essere un animale della giungla. Sta spuntando l'alba e ogni animale comincia a svegliarsi. All'inizio, con molta lentezza, ciascuno fa il verso del proprio animale e gradualmente aumenta l'intensità del simpatico coro mattutino. Mentre si svegliano, gli animali possono «stiracchiarsi» e, una volta svegli, si muovono nella giungla, salutando gli altri animali.

52. Schiaffi alle spalle
Procedimento. Si sta in cerchio uno dietro l'altro. Tutti insieme si comincia a battere con il palmo della mano (non molto forte) la testa, il collo, le spalle, la schiena, le gambe della persona che si ha davanti.

GIOCHI DI COLLABORAZIONE

Si tratta di giochi a basso rischio, relativamente «energetici», nei quali si lavora insieme. In tutti gli esercizi di contatto fisico l'azione è guidata dal gioco stesso. Il contatto fisico è incidentale e non è mai lo scopo che si vuol raggiungere. Tali giochi incoraggiano la collaborazione, la fiducia negli altri e la consapevolezza di calore umano.
Utilizzate i giochi di collaborazione per riconfermare la solidarietà alla fine di un incontro o di una giornata, o come parte di una serata, o inserendoli nel programma di una giornata dedicata ad esercizi sulla dimensione affettiva, per mettere in evidenza come il gruppo sia di sostegno per ogni individuo. Alcuni degli ultimi esercizi abilitano a correre dei rischi.
I tempi indicati sono approssimativi. Alcuni giochi sono così divertenti che possono protrarsi a lungo.

53. Seduti in cerchio
Tempo. 3 - 4 minuti.
Procedimento. Si forma un cerchio di dieci persone che stanno una dietro l'altra, con le mani sulle spalle di chi sta davanti. Il cerchio deve essere piccolo e perfetto, in modo che la punta dei piedi di ciascuno stia esattamente dietro i talloni dell'altro. Poi, lentamente e simultaneamente (entrambe le cose sono essenziali), ognuno si siede sulle ginocchia della persona che gli sta dietro. Ci vuole un po' di fatica, pratica, poi ciascuno simultaneamente muove prima la gamba sinistra e poi la destra, camminando in modo che il cerchio ruoti su se stesso. Se si riesce a fare tutto questo senza interruzioni è per il gruppo una conquista; altrimenti a vincere sarà la «forza di gravità».

54. La macchina di gruppo
Tempo. 10 - 15 minuti.
Procedimento. Una persona si trasforma in una «macchina», muovendo ritmicamente una parte del corpo e producendo un rumore meccanico. Prima due persone, poi, gradualmente, gli altri si aggiungono a catena, fino a formare una macchina immaginaria di persone in diverse posizioni: chi batte i piedi, chi agita le braccia come ruote o pistoni, sibilando, fischiando e stridendo. L'animatore può far aumentare la produzione o rallentarla prima delle vacanze... Il gioco finisce quando alla sera la «fabbrica» chiude e tutti tornano a casa.

55. Nodi
Tempo. 10 - 15 minuti (a volte solo tre minuti, a volte 20 e forse più).
Procedimento. Tutti in cerchio ad occhi chiusi, si comincia a camminare lentamente verso il centro. Si tende ora una mano, cercando quella di un altro; poi si fa lo stesso con l'altra mano. Quando tutti stringono due mani, possono aprire gli occhi e tentare di snodarsi senza lasciare la presa. Tutto il gruppo deve collaborare per poter sciogliere i nodi. Si verificano situazioni molto comiche, finché il gruppo si trova a formare un grande cerchio tenendosi per mano, ma spesso restano nodi o i cerchi sono due, separati o annodati.

56. Groviglio
Tempo. Circa 15 minuti.
Procedimento. Due persone lasciano la stanza. Tutti gli altri, in cerchio, si prendono per mano e si attorcigliano in modo confuso, chi restando in piedi, chi sedendosi o sdraiandosi sul pavimento, senza mai lasciarsi. Poi rientrano le due persone che erano uscite e cercano di sciogliere il groviglio. Tutto il gruppo collabora.

57. Abbraccio di gruppo
Tempo. 10 secondi, 10 minuti...
Procedimento. Ovvio! Si forma un cerchio e ci si abbraccia tutti.

58. Risate a crepapelle
Tempo. 3 - 10 minuti.
Procedimento. Una persona si stende supina sul pavimento. Una seconda le si stende sopra, sempre supina, appoggiando la testa sullo stomaco della prima. Una terza si stende ancora nella stessa posizione, con la testa sullo stomaco della seconda persona e così via, fino a costituire una catena di corpi. La prima persona ride o esclama «Aho», la seconda «Ah! ah!» e così via. La risata è contagiosa e un mormorio di risate scorrerà da un capo all'altro della catena. È un modo bizzarro per distendersi, ma se la gente si sente a proprio agio, può voler continuare a rimanere distesa anche dopo che si sono spente le risate.

59. Disegno di gruppo
Materiale. Un grande foglio di carta da poco prezzo, diverse matite colorate e pennarelli, nastro adesivo o puntine.
Tempo. 10 - 30 minuti.
Procedimento. Collocare il foglio in maniera tale che tutti possano girarvi attorno. Insieme, i partecipanti disegnano un segmento, in modo tale che il disegno di ciascuno si colleghi con quello del suo vicino.

60. Nascondino
Tempo. 15 - 20 minuti.
Procedimento. Uno si nasconde e gli altri lo cercano. Il primo che lo trova si nasconde con lui, e così via finché si trovano tutti nel nascondiglio. È un gioco che riesce meglio al buio.

61. Vicini ciechi
Materiale. Una sedia a testa.
Tempo. 2 - 3 minuti per ogni giro.
Procedimento. Disporre le sedie in cerchio. Metà delle persone si siedono a sedie alternate e tengono gli occhi chiusi. Si siedono poi anche gli altri e cominciano a cantare una canzone a loro scelta. Chi sta ad occhi chiusi deve indovinare l'identità del suo vicino di destra.

62. Avverbi
Tempo. Variabile, fino a 30 minuti.
Procedimento. Uno lascia la stanza; gli altri scelgono un avverbio (es.: libertinamente, smorfiosamente). Al suo rientro la persona che era uscita chiede individualmente di fare o mimare qualcosa secondo il modo dell'avverbio; per esempio, può dire ad uno: «Allacciati le scarpe nel modo dell'avverbio». Poi tenta di indovinare.

63. Palla ginocchia
Materiale. Un pallone leggero.
Tempo. Variabile, di solito 5 - 10 minuti.
Procedimento. Seduti in cerchio sul pavimento con le gambe allungate verso il centro (fino a 15 persone). Le mani appoggiate dietro, sul pavimento, non possono essere mosse. I talloni non devono mai essere sollevati. Il pallone viene passato da ginocchia a ginocchia il più velocemente possibile, cercando di non farlo cadere. Si possono passare contemporaneamente due palloni in direzioni opposte.

64. L'isola
Materiale. Una corda (se la stanza ha la moquette) o un gesso (se il pavimento è lavabile).
Tempo. Variabile, di solito 5 - 10 minuti.
Procedimento. Disegnate un'isola al centro della stanza, grande a sufficienza per accogliere tutti. I partecipanti stanno in piedi appoggiati alle pareti. Informateli che devono raggiungere l'isola attraversando il mare e portare tutti in salvo. Ci si dirige verso l'isola «nuotando» sul pavimento e aiutando gli altri a raggiungerla finché tutti saranno raggruppati su di essa. Il successo verrà celebrato con un abbraccio di gruppo.

ESERCIZI DI DISTENSIONE

Sono giochi piuttosto divertenti. Il loro scopo è quello di distogliere l'attenzione della persona dai suoi pensieri e dai suoi problemi, dal suo corpo e dagli avvenimenti. Rimuovono le tensioni permettendo così una condivisione più profonda e, di conseguenza, rapporti di fiducia. Alcuni esercizi, come per esempio Respirazione di base (n. 67) e Rilassamento progressivo (n. 68) (Savasana), non saranno nuovi per chi pratica yoga.
I giochi di rilassamento possono essere impiegati come momento ricreativo all'interno di un gruppo ben funzionante o inseriti come esercizi in un training sulla struttura affettiva. Sono giochi che richiedono poche energie e di medio rischio. Alcuni di essi focalizzano l'attenzione su una persona per volta e questo potrà creare difficoltà a qualcuno.

65. Armando/Armanda
Tempo. Di solito 5 - 10 minuti.
Procedimento. Armando o Armanda è un oggetto immaginario che tutti devono plasmare mentre lo si passa dall'uno all'altro; è tutto e niente, infinitamente versatile, come un pezzo di mastice qualsiasi. L'animatore estrae con cura dalla tasca Armando o Armanda e lo appoggia sul palmo della mano. Poi lo tira, lo arrotola, lo distende, lo plasma in un oggetto immaginario o in qualcosa con cui si può giocare. È bene che tutti stiano in silenzio, seduti in cerchio. Armando o Armanda viene poi passato in altre mani, lanciato o fatto rotolare verso qualcuno che a sua volta lo plasmerà secondo la sua immaginazione e così via finché sarà passato nelle mani di tutti. Quando torna all'animatore verrà riposto con molta cura, nella tasca, al sicuro.

66. Passare la maschera
Tempo. Solitamente 5 - 10 minuti.
Procedimento. È uno dei molti giochi in cui qualcosa «passa». Si gioca stando seduti in cerchio. La prima persona assume un'espressione particolare poi, con le mani, «passa» la maschera alla persona che ha vicino. Questa la indossa (imita chi indossa una maschera) per poi trasformarla in un'espressione diversa e passarla a qualcun'altro. Il gioco può svolgersi anche nel chiasso.

67. Respirazione di base
Tempo. 2 - 3 minuti, o più.
Procedimento. Ciascuno si siede comodamente (possibilmente a gambe incrociate sul pavimento) nel proprio spazio. L'animatore invita tutti a chiudere lentamente gli occhi e ad ascoltare il proprio respiro. Esorta a respirare con regolarità, profondamente, ritmicamente e in silenzio, facendo scendere l'aria dritta nel corpo. Lascia che la gente faccia tutto questo in silenzio, per 2 o 3 minuti o più, poi invita a riaprire gli occhi molto lentamente.

68. Rilassamento progressivo
Tempo. Minimo 10 - 15 minuti, forse più.
Procedimento. È preferibile fare questo gioco in una stanza riscaldata e con un tappeto. Invitate i partecipanti a togliersi le scarpe, gli occhiali e ad allentare ogni indumento stretto, a distendersi sul pavimento quanto più lontani è possibile gli uni dagli altri. Supini, con le braccia lungo i fianchi, le palme voltate in basso, i pollici attaccati al corpo e i piedi leggermente divaricati. Date le seguenti istruzioni lentamente, sottovoce e con chiarezza, con lunghe pause tra l'una e l'altra: «Assicuratevi di essere in una posizione comoda... il peso equamente distribuito... chiudete gli occhi molto lentamente... respirate con regolarità... profondamente... rilassetevi... sentite il peso del vostro corpo sul pavimento... lasciate andare le vostre spalle, lasciatele affondare nel pavimento... lasciate andare la vostra schiena, lasciatela riposare sul pavimento... sentite che il pavimento vi sta spingendo verso l'alto... voi siete parte del pavimento... rilassatevi... respirate regolarmente... ascoltate il rumore dell'aria che passa attraverso il naso e la gola... fingete di essere un pezzo di una vecchia corda che giace sul pavimento... vi sta avvolgendo una lenta corrente di acqua, calda, limpida, che libera il vostro corpo dalla tensione... scorre sul vostro viso rimuovendo ogni tensione dagli occhi, dalle labbra, dalla lingua, dal mento... lasciate che quest'acqua calda e limpida scorra sul vostro collo, lavando via la tensione, poi sulle spalle e sulle braccia, sui gomiti, sui polsi, sulle dita... lasciatela scorrere sul petto e sul ventre e dietro, giù per la spina dorsale... rilassandovi delicatamente, liberandovi da tutta la tensione... sulle cosce... le ginocchia... i polpacci... le caviglie... e finalmente fuori, attraverso le dita dei piedi... ascoltate il vostro respiro regolare, inspirate ed espirate... inspirate ed espirate... come un'onda sulla spiaggia... immaginate di vedere delle nuvole trasportate dal vento verso l'alto... nuvole bianche in un cielo limpido... guardatele volare... fluttuanti... (più sottovoce) fluttuanti...».
L'animatore rimane poi in silenzio per tutto il tempo in cui le persone rimangono rilassate. Se l'esercizio ha funzionato e le persone si sono veramente rilassate, le loro labbra si dischiudono leggermente, i piedi formano un angolo retto (i talloni uniti e le punte dei piedi divaricate). Lasciate che la gente si «risvegli» e cominci a muoversi dando tutto il tempo necessario; non mettete fretta. Mentre si svegliano, l'animatore potrebbe suggerire con delicatezza di alzarsi e stirarsi lentamente.

69. Lo specchio
Tempo. 5 - 10 minuti.
Procedimento. A coppie, in piedi, uno di fronte all'altro. Uno dei due si muove e l'altro lo copia come uno specchio. Il gioco si svolge in silenzio. Poi (potrebbe anche essere una variante) le stesse coppie si siedono, sempre uno di fronte all'altro, e uniscono le mani in modo che le dita e le palme si tocchino, la mano destra dell'uno con la mano destra dell'altro e viceversa. I più piccoli movimenti delle mani delle braccia, delle dita di uno dei due, vengono «riflessi» dall'altro. L'iniziativa viene presa a turno. È meglio procedere ad occhi chiusi; se ci si muove molto lentamente si ha una strana e rilassante sensazione.

70. Massaggiati dalla pioggia
Tempo. 15 - 20 minuti.
Procedimento. In gruppi di sette, una persona si distende prona sul pavimento, ad occhi chiusi. Gli altri le si inginocchiano attorno e picchiettano con le dita molto velocemente, usando tutte e due le mani, dappertutto. I colpetti devono imitare il picchiettio della pioggia. È molto rilassante e rianima. Due o tre minuti per ciascuno.

71. Pioggia nella foresta
Tempo. 15 - 20 minuti.
Procedimento. Uno sta in piedi, ad occhi chiusi, in mezzo ad un piccolo cerchio (sei o sette persone). Gli altri lo picchiettano leggermente con la punta delle dita dalla testa e dal viso giù fino ai piedi.
È molto piacevole e rilassante. Può essere seguito dal Cerchio della fiducia (n. 102), sollevando e facendo oscillare a turno tutte le persone.

72. Acquazzone
Tempo. 5 minuti.
Procedimento. In piedi o seduti uno dietro l'altro, si forma un cerchio, con la punta delle dita delicatamente appoggiate sulle spalle della persona davanti. Ognuno picchietta leggermente con le dita le spalle e la schiena di chi gli sta davanti, mentre vengono date le seguenti istruzioni: «Sta cominciando a scendere una pioggerellina lieve... leggere gocce tiepide sulle vostre spalle... la pioggia diventa un po' più fitta, ora sono goccioloni che scendono spruzzando su di voi... diventano sempre più pesanti... li sentite che picchiano realmente sul vostro corpo... sta diventando un vero e proprio acquazzone, goccioloni che scendono su tutta la schiena... piove più forte, sempre più forte... ora comincia ad attenuarsi... la pioggia sta diminuendo, ora scende una pioggerellina fitta e leggera... pioviggina, le gocce diminuiscono ancora... è finita!». È un esercizio che può creare un notevole senso di unione all'interno del gruppo.

73. Canto di gruppo
Tempo. Da 2 minuti a tutta la notte!
Procedimento. Un modo «originale» per rilassare un gruppo. A piena voce viene particolarmente bene, oppure ciascuno cerca di ronzare a bocca chiusa, mugolando e cantando ciò che vuole, simultaneamente.

74. Ballare e oscillare
Procedimento. Oscillare è particolarmente rilassante, soprattutto a suon di musica (dal vivo o registrata).

75. Racconto di gruppo
Tempo. Da 10 minuti a...
Procedimento. Qualcuno inizia a raccontare una storia e si ferma in un momento cruciale; la persona successiva continua. È bene procedere con un ritmo vivace. In un incontro di due o più giorni, si può interrompere la storia in un momento emozionante, per continuarla durante l'intervallo successivo.

76. Aneddoto di gruppo
Tempo. 2 - 3 minuti.
Procedimento. È come il Racconto di gruppo (n. 75), ma qui ciascuno dice solo due o tre parole, una frase molto breve. Può diventare un veloce e divertente diversivo appena prima o dopo la pausa per il caffè, durante un incontro serio e prolungato.

77. Sillabe musicali
Tempo. 2 - 3 minuti per giro.
Procedimento. Una persona esce. Gli altri si siedono in cerchio e scelgono una parola di tre o più sillabe. La si suddivide in modo che venga assegnata a ciascuno una sillaba («no...vem...bre»). Poi si sceglie l'aria di una canzone ben conosciuta e ciascuno canta la propria sillaba su questo motivo (perciò un terzo del gruppo canterà «no, no, no»..., l'altro terzo «vem, vem, vem» e l'altro terzo «bre, bre, bre». Chi è uscito deve indovinare la parola. Non è molto semplice.

78. Pantomima
Tempo. Variabile.
Procedimento. Seduti in cerchio, una persona alla volta mima un qualsiasi lavoro e gli altri devono cercare di indovinare.

79. Pantomima di gruppo
Tempo. Da 30 minuti a tutta la notte.
Procedimento. Molto conosciuto.

ESERCIZI DI CONDIVISIONE

Questi giochi creano un clima che favorisce la condivisione di esperienze, sentimenti ed informazioni, che non verrebbero altrimenti espressi. Aiutano a vedere gli altri in una prospettiva più ampia, come gente con un passato, esperienze recenti, emozioni e speranze. Ci si accorge che gli altri sono più di qualsiasi definizione che possiamo dare in determinate situazioni.
Alcuni giochi possono andare bene ovunque, altri invece vanno inseriti in un training sulla affettività. Si legano bene agli esercizi di introduzione (nn. 1-26), ma di solito non sono adatti per i nuovi arrivati. Sono giochi a basso rischio; questo è dovuto in parte al «che cosa» si condivide e in parte al grado di coinvolgimento personale che il gioco richiede. Nessuno deve essere forzato a partecipare più di quanto si sente e ci deve essere un'atmosfera incoraggiante. Questi esercizi non richiedono molte energie.

80. Ultime novità
Tempo. Come minimo 30 secondi a testa.
Procedimento. Ciascun membro dice il proprio nome aggiungendo qualche novità positiva accadutagli nell'ultima settimana o nel giorno stesso. Nessun commento o analisi da parte degli altri.

81. Condivisione entusiasmante
Tempo. 30 secondi a testa, come minimo.
Procedimento. Ciascuno, dopo aver detto il proprio nome, dice che cosa lo rende particolarmente contento in quel momento. Può essere qualcosa già accaduto oppure qualcosa che non si vede l'ora che accada.

82. Attitudini
Tempo. 30 secondi a testa.
Procedimento. Detto il proprio nome, ciascuno elenca le proprie attitudini.

83. Personalità nascoste
Tempo. 30 secondi a testa.
Procedimento. Dopo il proprio nome, ciascuno deve anche menzionare qualche elemento personale e significativo, non evidente ad un primo contatto, e che si vuole che gli altri conoscano.

84. Sensazioni
Tempo. 3 - 5 secondi a testa.
Procedimento. Ad un certo punto - dopo dei giochi o durante l'incontro di gruppo - ciascuno dice con una sola parola che cosa prova in quel momento: noia, frustrazione, esaltazione, stupidità, entusiasmo, confusione, rabbia...

85. Oggetti
Tempo. Variabile, almeno 5 minuti a testa.
Procedimento. Qualcuno si offre volontario ed esce. Gli altri scelgono una persona tra loro. Chi è uscito rientra e deve indovinare chi è la persona prescelta, facendo delle domande al gruppo (o individualmente); per esempio: «Se questa persona fosse un'automobile/un fiore/una strada/un libro/una malattia/un dipinto/un colore/un giocattolo/, che tipo di (automobile/fiore...) sarebbe?».

86. Dipinti
Materiale. Un cartoncino bianco (una scheda) a ciascuno.
Tempo. Variabile, minimo 20 minuti.
Procedimento. Distribuite a tutti un cartoncino invitandoli a scrivere le risposte a tre o quattro domande numerate su un tema, su esperienze personali, su un ambiente o su opinioni relative a un problema. Raccogliete e mescolate i cartoncini e passate il mazzo in modo che ciascuno possa leggere velocemente la prima osservazione e dire se la condivide. Mettete il primo cartoncino in fondo al mazzo e fatelo di nuovo girare. Questo gioco permette di esprimersi in modo obiettivo e anonimo; aiuta inoltre le persone a rendersi conto che altri hanno le stesse opinioni, esperienze, sentimenti.

88. Dieci domande
Materiale. Questionari per metà partecipanti (vedi sotto), penne.
Tempo. 30 minuti circa.
Procedimento. Preparate dei fogli con dieci domande. Dividete a coppie i partecipanti e distribuite un foglio per coppia. All'interno di ogni coppia ci si interroga a turno: il primo pone all'altro una domanda per volta, ascolta attentamente la risposta e ogni volta risponde con un «grazie». Poi ci si scambia di ruolo. Dicendo «grazie» dopo ogni risposta si crea l'atmosfera di rispetto, si concentra l'attenzione sull'altra persona e si riduce l'impulso a far commenti.
Domande possibili:
1) Che cosa ti è successo di bello la settimana scorsa?
2) Che cosa ti piace di te stesso?
3) Che cosa non ti piace di te stesso?
4) Che cosa ti piace?
5) Che cosa non ti piace?
6) Che cosa mi vuoi dire?
7) Che cosa non mi vuoi dire?
8) Come ti trovi nel gruppo?
9) Come ti vedi rispetto al mondo?
10) Che cosa ti aspetti da questa occasione?

89. Il mio mondo
Materiale. Carta a tutti, matite colorate, pennarelli.
Tempo. Mezz'ora o un'ora.
Procedimento. Come nel Rilassamento progressivo (n. 68), ognuno si stende sul pavimento supino, a occhi chiusi e per un minuto cerca di rilassarsi. L'animatore invita i partecipanti a scoprire il mondo che li circonda, tenendo gli occhi completamente chiusi. Senza sedersi, i partecipanti annusano, toccano, ascoltano qualsiasi cosa capiti. Poi, lentamente, si siedono, si alzano e si muovono esplorando qualsiasi cosa riescano a toccare. Chi sono le persone con cui mi imbatto? Suggerite di pensare ai colori che li attorniano. Dopo un po' invitateli a riaprire gli occhi lentamente, a prendere fogli e matite e disegnare il proprio mondo. Poi, in cerchio, ciascuno mostra e spiega il suo disegno. Non ci deve essere nessun tipo di analisi da parte degli altri.

90. Silenzio
Tempo. 1 - 10 minuti.
Procedimento. Tutti si siedono silenziosamente in cerchio, magari tenendosi per mano. Dopo un'esperienza indimenticabile o dopo aver fatto dei giochi, se c'è l'atmosfera adatta e le persone non sono né troppo stanche né troppo eccitate o senza fiato, 5 o 10 minuti di silenzio possono costituire un'esperienza profonda e significativa. Il cerchio può rompersi quando da qualcuno parte come una scossa che viene trasmessa a tutti attraverso le mani.

91. Fantasia
Tempo. Variabile; almeno 20 minuti.
Procedimento. I partecipanti si distendono supini in modo che le loro teste si incontrino al centro di una ruota immaginaria, di cui i loro corpi costituiscono i raggi, protesi verso l'esterno. È una posizione particolarmente intima, anche il bisbiglio più leggero può essere percepito da tutti. A occhi chiusi, ciascuno si rilassa per breve tempo. Poi sottovoce qualcuno dice che cosa riesce a vedere nella sua immaginazione, descrivendo la scena. Qualcun altro si inserisce nella descrizione o ne propone
una diversa. Ciascuno immagina la scena nella propria mente. Se anche non viene fuori niente, si rimane distesi ugualmente, rilassandosi e ascoltando il ritmo del proprio respiro. Questo esercizio può essere molto efficace e la fantasia può arrivare a livelli molto profondi. È importante che l'animatore non partecipi.

ESERCIZI DI CONFERMA

Gli esercizi di conferma incoraggiano sia l'autoaffermazione che l'affermazione di gruppo, scoprendo e sperimentando i lati positivi degli altri, o aiutando ciascuno a creare un'immagine positiva di sé. È un processo contrario a quella tendenza polemica, cinica e negativa che mostrano diverse persone.
Gli esercizi sono sia verbali che non verbali. È importante ricordare che la comunicazione avviene a molti livelli; le persone non dovrebbero essere semplicemente valutate per ciò che dicono, ma vanno osservate globalmente. È l'atteggiamento di chi parla che dovrebbe essere afferrato. In molti casi non si tratta solo di osservare una persona per confermarla, ma di comprenderla nel profondo.
La conferma dovrebbe essere, ma non è sempre così, un elemento normale del contatto interpersonale.
Questi esercizi vanno impiegati solo quando le persone si conoscono un pochino e hanno già svolto attività in comune. Alcuni possono essere proposti alla fine di un incontro di gruppo, ma la maggior parte si presta ad essere inserito nella programmazione di un training sull'affettività, insieme ai giochi di condivisione e agli esercizi sulla fiducia.
Gli esercizi di conferma non richiedono molta energia, ma comportano da un medio ad un alto grado di rischio. Al vedersi considerare in modo positivo, le persone che hanno una immagine di sé prevalentemente negativa, possono sentirsi molto intimidite. Parecchi esercizi richiedono un contatto fisico che può intimidire alcune persone. Non c'è bisogno di dire che l'atmosfera deve essere sincera e per niente forzata.

92. La passeggiata
Materiale. Orologio.
Tempo. 20 minuti.
Procedimento. I partecipanti, a coppie, passeggiano in un luogo tranquillo fuori dalla portata degli altri gruppi, a faccia a faccia e tenendosi per mano, se è di aiuto. Il primo, in 10 minuti, dice tutto ciò che gli/le piace di sé. L'altro ascolta, osservando chi parla per tutto il tempo e senza fare assolutamente nessun commento. Poi si danno il cambio. Ci si distrae di meno se l'animatore tiene il calcolo del tempo e annuncia ad alta voce lo scadere dei dieci minuti.

93. Il solletico con le parole
Tempo. 4 minuti.
Procedimento. I partecipanti si dividono, in coppie; ognuno dice tante cose simpatiche dell'altro quante ne pensa. Questo generalmente fa ridere la persona che ascolta: le parole la solleticano. Dopo 2 minuti si scambiano i ruoli.

94. Una calda coperta
Tempo. 2 - 3 minuti.
Procedimento. Serve per tirare su il morale a qualcuno. Magari qualcuno che è appena rimasto male per una osservazione, o una cosa non riuscita. Oppure i partecipanti lo possono fare a turno. L'intero gruppo, unito sottobraccio si avvolge attorno la persona in causa come una calda coperta umana.

95. Il cerchio della condivisione
Tempo. Variabile, almeno 30 secondi o un minuto a testa.
Procedimento. Il gruppo forma un cerchio, con le braccia attorno alla vita o alle spalle. Ciascuno racconta qualcosa che gli o le piace della persona che sta alla sua destra. Può trattarsi di un apprezzamento di qualcosa che è stato d'aiuto al gruppo. Tutti dovrebbero osservare la persona della quale si sta parlando. Si può ricominciare di nuovo il giro, questa volta parlando della persona sulla sinistra.

96. Il cerchio dell'attenzione
Tempo. 1 o 2 minuti a testa; può essere necessario un tempo maggiore.
Procedimento. Questo esercizio può essere sia verbale che non verbale, ma ciò dovrà essere specificato prima. Il gruppo forma un cerchio tenendosi per mano, in piedi o seduti. Si sceglie una persona alla quale vanno indirizzate frasi di interesse, affetto, apprezzamento e qualsiasi altra cosa che si trova intimamente in lui o lei. Questo può essere fatto da un membro del gruppo alla volta, oppure da tutti insieme come un «bombardamento». Dopo un minuto o due si passa alla persona accanto.

97. Autoconferma
Materiale. Orologio a cronometro.
Tempo. 3 minuti a testa.
Procedimento. Ogni persona, in piedi di fronte al gruppo, parla per tre minuti delle «cose che apprezzo in me stesso». Gli altri osservano chi parla. L'animatore interrompe chi parla allo scadere dei tre minuti.
Nessuno deve essere forzato a parlare per tutti e tre i minuti, soprattutto se non si sente a suo agio.

98. Affetto verbale
Tempo. Variabile; un minimo di 2 - 3 minuti a testa.
Procedimento. Si invitano i membri del gruppo ad esprimere alla persona al centro dell'attenzione tutti le sensazioni positive che sentono verso di lei. Questa deve solo ascoltare. Un modo più semplice per la persona chiamata in causa è quello di allontanarsi dal gruppo di qualche passo, voltare le spalle, e «origliare» che cosa si sta dicendo. Potrebbe essere troppo imbarazzante per l'individuo rimanere al centro del gruppo e guardare negli occhi chi sta parlando di lui.

99. Affetto non verbale
Tempo. Almeno 4 - 5 minuti a testa.
Procedimento. Molto più efficace dell'Affetto verbale. La persona in causa rimane in piedi al centro del gruppo, chiude gli occhi e tutti gli altri le si avvicinano e le esprimono i loro sentimenti positivi non-verbalmente, in qualsiasi altro modo. Di solito ci si esprime con gomitate, pacche sulle spalle, carezze, baci. Una tale esperienza di affetto di massa è molto insolita e capita spesso che chi riceve questi gesti e chi li compie si commuovano. Questa reazione è segno di crescita e di salute psichica. Dopo di ciò una discussione non sarebbe proprio d'aiuto, serverebbe solo a rompere l'atmosfera.

ESERCIZI CENTRATI SULLA FIDUCIA

L'obiettivo di questi esercizi è quello di sviluppare fiducia all'interno del gruppo e fiducia negli altri, rafforzare tale fiducia e diventare più sensibili alle esigenze del gruppo e degli individui. Ciò significa diventare consapevoli degli altri come di persone con delicati sentimenti umani.
Dal momento che molti di questi esercizi richiedono fiducia e relazione, è meglio tenerli per ultimi, a conclusione di un programma basato su giochi ed esercizi sull'affettività. La sera è il momento migliore, perché la stanza può essere più buia, si ha più tempo a disposizione e le persone sono leggermente stanche, oppongono meno difese e sono più rilassate.
La maggior parte degli esercizi sulla fiducia, anche se non tutti, sono ad alto rischio, perché fidarsi delle persone significa rischiare di essere delusi; viene inoltre coinvolto il contatto fisico. Se tutti partecipano, l'atmosfera è di conseguenza sicura e incoraggiante. Alcuni parteciperanno sempre prontamente, forse per fare sfoggio davanti a tutti di come ci si deve «fidare»: è molto facile infatti che nel Cerchio della fiducia salti fuori qualcuno che vuole far vedere a tutti la sua temerarietà. In questi casi l'animatore deve assicurarsi che tali esibizioni non intimidiscano gli altri.
Molti esercizi sulla fiducia sono conferme non verbali, oppure esercizi di condivisione; i collegamenti con gli altri esercizi salteranno fuori poi nella eventuale verifica.

100. Il cieco guidato
Materiale. Bende per gli occhi per metà partecipanti.
Tempo. 20 minuti.
Procedimento. I partecipanti si dividono a coppie e uno di essi viene bendato. L'altro conduce la persona bendata in giro per la stanza o per l'edificio, in modo che lui o lei sentano le cose, percepiscano il loro odore, le tocchino. Dopo dieci minuti, si scambiano i ruoli. È consigliabile utilizzare una benda, perché risulterebbe difficile tenere gli occhi chiusi per dieci minuti.

101. Incontro
Tempo. 5 - 10 minuti.
Procedimento. A occhi chiusi tutti camminano lentamente in giro per la stanza, percependo lo spazio che li circonda. Quando incontrano un'altra persona, la esplorano toccandola (possibilmente limitandosi al viso, alle spalle, alle braccia e alle mani). Suggerite di esplorare particolarmente il viso, toccando il più leggermente possibile. Quando lo desiderano, se ne vanno per conto loro, incontrando poi qualche altro. Se qualcuno vuole rimanere in disparte può appoggiarsi a una parete, ma non deve aprire gli occhi. Potrebbe esser d'aiuto della musica classica di sottofondo.

102. Il cerchio della fiducia
Tempo. 40 minuti.
Procedimento. A gruppi di circa dieci persone, in piedi, in cerchio con una persona al centro. Qualche volta può essere utile che le persone che stanno in cerchio abbraccino chi sta nel mezzo, prima di incominciare l'esercizio. La persona in mezzo deve stare esattamente al centro del cerchio, a piedi uniti e interamente rigida, tranne le caviglie. Chiude gli occhi. Il gruppo sta il più vicino possibile; la persona in mezzo si lascia cadere verso l'esterno, cioè addosso alle persone che le stanno attorno in cerchio, le quali la prendono e se la passano delicatamente tutt'intorno. Chi sta al centro deve rimanere rigido e tenere i piedi fissi nella stessa posizione. L'esercizio si svolge in silenzio o con un sottofondo musicale.
Questo esercizio rilassa e si ha la sensazione di sentirsi quasi trasportati fuori da se stessi, piacevolmente. Può anche essere un'esperienza molto forte. È molto importante che il gruppo sia abbastanza grande, forte e unito per sostenere il peso della persona.
L'obiettivo non è far sì che chi sta al centro oscilli quanto più possibile, ma sospingerlo avanti, indietro e intorno quanto più dolcemente e delicatamente possibile.

103. Massaggio da seduti
Tempo. Almeno 20 minuti.
Procedimento. A due a due, seduti uno di fronte all'altro, magari a gambe incrociate. Uno massaggia e manipola le dita e le mani dell'altro. Applicate una moderata ma decisa pressione particolarmente alla base di ogni dito. Chi è massaggiato, chiuda gli occhi e si rilassi. Se questo avviene, entrambi dovrebbero concentrarsi sul proprio respiro per alcuni minuti, respirando lentamente e profondamente. Dopo le mani, si tocca delicatamente il viso usando i polpastrelli, massaggiando sulle ossa con delicatezza e decisione, compiendo un movimento circolare. Passate sul cuoio capelluto e sul collo. Fare attenzione ai muscoli della mascella e a quelli del collo, cominciando sotto le orecchie e collegando il collo con le spalle. È bene massaggiare il viso simmetricamente con tutte e due le mani contemporaneamente.

104. L'arancia
Materiale. Un'arancia a testa.
Tempo. 20 - 30 minuti.
Procedimento. È primariamente un esercizio di consapevolezza sensoriale, ma si ricollega all'atmosfera degli esercizi di fiducia e ha gli stessi fini. Ognuno ha dieci minuti per percepire e prendere coscienza dell'arancia in tutti i modi: aspetto, odore, dimensione, forma, sapore. Poi lentamente ciascuno la sbuccia, di nuovo con una consapevolezza totale e contemplativa dell'esperienza dello sbucciare.
Poi la si assaggia e alla fine a due a due, o in piccoli gruppi, ci si imbocca gli uni gli altri.

105. Chiacchiere attraverso le mani
Tempo. 15 - 20 minuti, forse di più.
Procedimento. È un esercizio di percezione e comunicazione. A due a due, seduti l'uno di fronte all'altro, con gli occhi chiusi. Cercate le mani dell'altro, fatene esperienza e comunicate attraverso le mani. Si può comunicare dolcezza o tenerezza, silenzio, rabbia, si può fare un combattimento con i pollici... Dopo di che è bene parlare delle sensazioni provate all'interno delle coppie o in gruppo.

DIALOGO DI GRUPPO

Il «dialogo di gruppo» è una tecnica di approfondimento delle relazioni interpersonali in un gruppo, attraverso il confronto verbale di esperienze significative ed importanti. La tecnica comprende l'ascolto creativo, la condivisione e il silenzio. Il minimo di tempo richiesto è di una o due ore per seduta. È necessaria un'atmosfera sicura e recettiva e ciascuno deve almeno un po' conoscere gli altri. L'ideale è un gruppo di 8 - 12 persone. Il gruppo può essere misto o no, comprendere persone di tutte le età. Se sono presenti delle coppie o genitori e figli, è bene che si suddividano in gruppi diversi.

106. Un dialogo di gruppo
Tempo. 2 ore.
Procedimento. L'animatore seleziona e prepara una serie di domande (vedi sotto) e mentalmente elabora delle risposte personali. Quando tutti sono seduti comodamente e dopo alcuni secondi di silenzio, spiega le condizioni, pone la prima domanda e dà la propria risposta. Ciascuno poi, facendo il giro, esprime la sua posizione sul problema, e così via fino alla domanda seguente. Chiunque può «passare» e non rispondere alla domanda. Le condizioni sono le seguenti:
- si parla per sentire e sperimentare, e non per fare della teoria o fornire un'opinione;
- la scelta di non rispondere va pienamente rispettata;
- non c'è nessuna discussione su ciò che i partecipanti dicono;
- qualsiasi cosa detta va presa come una confidenza da mantenere segreta.
L'animatore si considera uno del gruppo, conscio che la concretezza, la chiarezza e l'onestà delle sue risposte daranno un certo tono e spirito all'incontro. Si deve assicurare inoltre che nessuno parli a lungo e che tutti abbiano l'opportunità di partecipare, sempre entro un limite ragionevole di tempo. Non cercate di ammassare troppe cose in molte domande; tre o quattro sono sufficienti, forse troppe per un incontro.
Alla fine dell'incontro si deve prevedere un feedback e una verifica e, se pensano di incontrarsi di nuovo, i partecipanti potranno consigliare all'animatore ulteriori domande. Può essere una buona idea quella di far guidare ogni incontro da un animatore diverso.
Alcune domande semplici.
1) Dove abitavamo all'età di 4 - 6 - 8 anni? Siamo in grado di ricordare luoghi rimasti particolarmente vivi nella nostra memoria e che sono stati per noi piacevoli o soddisfacenti?
2) Com'era composto il gruppo familiare o il nucleo al quale eravamo particolarmente affezionati, e come ci trovavamo?
3) Quando eravamo piccoli, chi rappresentava l'autorità per noi e come ne prendevamo gli ordini? Ci ribellavamo e in che modo? Chi o che cosa rappresenta autorità per noi oggi?
4) Dove noi abbiamo autorità e come la usiamo? Come ci facciamo obbedire?
5) Come ci poniamo nei confronti della gente se ci troviamo in situazioni mai vissute prima? Sono cambiate le cose con gli anni?
6) Che atteggiamento abbiamo di fronte agli errori e alle imperfezioni che troviamo in noi, e come reagiamo? Con gli anni, è cambiato il nostro atteggiamento?
7) Che cosa negli altri e dentro di noi ci fa arrabbiare? Come reagiamo a questa rabbia?
8) Quando emergono problemi che coinvolgono gli altri, noi ci arrabbiamo, ci arrendiamo o cosa? Come abbiamo imparato a comportarci in queste situazioni?
9) Quando eravamo piccoli, quali erano i nostri modelli o eroi, veri o falsi? Che cosa pensavamo di diventare da grandi?
10) Quali ci sembrano le nostre migliori qualità e come vogliamo usarle?
11) Ricordiamo un'esperienza di separazione fisica o psicologica o entrambe dai nostri genitori? Come accadde?
12) Come definiremmo la nostra costituzione fisica se avessimo a che fare con qualche malattia?
13) Ricordiamo una delle prime esperienze in cui abbiamo notato la bellezza della natura o di un'opera d'arte? L'estetica che posizione occupa nella nostra vita e come si collega al significato della vita?
Osservazioni. Dato che molti non hanno mai preso in considerazione questioni di questo tipo, lasciateli tranquilli a confrontarsi e sperimentarsi con gli altri. Può essere un esercizio molto utile considerare e scoprire le risposte a queste domande. Scopo del dialogo è un'amicizia più intima, ed una comprensione reciproca e condivisa, non una teoria o una liberazione emotiva, sebbene l'emotività possa essere liberata. Il rischio può essere grande o piccolo a seconda degli individui, dal momento che nessuno è forzato 'a rispondere, non ci sono commenti o analisi e qualsiasi cosa detta viene considerata una confidenza. È importante sottolineare che non devono esserci commenti, domande, analisi (al di fuori dell'autoanalisi), interpretazioni, teorizzazioni, generalizzazioni. L'animatore dovrebbe gentilmente ricordarlo a chi lo dimentica. Come è difficile far parlare semplicemente'l'esperienza!