Il gruppo educatori

Inserito in NPG annata 1985.

 

Giovane animatore, vita da cani /1

Riflessioni semiserie per «scoraggiare» l'animatore sprovveduto

Domenico Sigalini

(NPG 1985-04-48)


IL PROBLEMA

Composizione di luogo: domenica o lunedì sera, attorno a un tavolo, nella casa del prete, disordinata, con i piatti da lavare e il letto perennemente da rifare.

Soggetti

- Lui: il prete, sempre presente, non mai afferrabile. Va in giro orgoglioso dei suoi animatori, cui affida (affitta) gruppi di adolescenti.
È lui che tira le fila, incoraggia, si specializza in animazione e lascia fare.
- Noi: gli animatori; sono due diciottenni appena passati di qua, alle prese con gli esami di maturità; un ventenne in attesa di naia; lui e lei innamorati fino dall'estate dell'80; due ragazze che hanno sicuramente compiuto 18 anni (non si sa altro se non che rimpiangono il '75); il veterano che tira tutta la baracca e, quando il convento lo permette, c'è anche la suora, giovane e scaltra.
- Loro: sono i ragazzi, gli adolescenti con punte sui 17 anni, divisi in vari gruppi. Non sono presenti ma aleggiano nell'aria.

Fatti e misfatti

Quando inizia l'incontro ci si scambia quattro chiacchiere sul personale, in genere molto profonde, perché sanno scavare nella zona nel senso, tipo: corna stai? Bene! E tu? Taci! Ho tanto di quel sonno! Quasi subito il discorso scivola sulle condizioni meteorologiche, poi prende forma un minuto di imbarazzante silenzio durante il quale scatta l'imperativo: parliamo di loro. E da questo momento in poi «loro», gli adolescenti, il gruppo, sono il centro di ogni attenzione, riflessione, battute, preoccupazioni.
Passa in rassegna la vita dei gruppi: la prima dinamica escogitata con grande creatività dopo consultazione di dossiers, il 3x3 finito in mare di scarabocchi e frecce tracciate con pennarelli e biro su tutti i pezzi di carta disponibili, il clou della riunione di gruppo in cui finalmente ha parlato anche quello che chiamano «sordomuto» e la ragazza fatale ha smesso di scrivere cuoricini sul diario, la conclusione dell'animatore, il feed-back più riassumibile con 10 «boh!», capaci di mettere in crisi anche l'animatore più travolgente.
Il punto della situazione però è questo: i ragazzi sono contenti di fare gruppo o vengono solo per poter star fuori di casa la sera? Interessa il cammino di gruppo, o è un contorno e quel che importa è tutt'altro? Ma che cosa è che interessa a loro? Vengono in mente tutte le ricerche, tutte le analisi, tutti i quaderni di pastorale giovanile: i giovani della vita quotidiana, l'eccedenza di possibilità, la domanda religiosa, la percezione di un mondo misterioso non ancora del tutto scoperto...
Ci si appiatta facilmente su qualche parere di buon senso che non lascia spazio a grandi visioni positive.
Al riguardo però esistono alcune resistenze.
«Lui», il prete, a insistere che domande di senso ci sono e profonde. Nessuno gli ha mai tolto dalla testa l'idea che l'uomo è naturalmente religioso, e prima o poi...
«Noi» gli animatori continuano a sostenere di non essere stati così da adolescenti.
«Eravamo molto più impegnati».
Ma su queste idee il fronte si incrina ulteriormente. I due diciottenni si sono distratti: sembrano gli adolescenti di cui si parla; lui e lei si guardano e sorridono. Hanno in mano la discussione i soliti tre che sanno molto bene chi è l'animatore democratico, lassista e autoritario, ma in questo caso non val la pena di essere schematici; si stanno facendo cose serie, non si sta giocando.
La suora è del parere che bisogna essere energici; infatti nel suo gruppo, fatto quasi tutto di ragazze se si fa eccezione di due adolescenti biondi e carini, riesce anche a dettare i punti principali di una relazione, tutti scrivono con compunzione e, sembra, senza fiatare. «Gli interessi agli adolescenti bisogna crearli!».
La discussione resta un accumulo di impressioni. È un esercizio di feeling (ricerca di sensazioni), ma fatto sulla pelle degli adolescenti.
Dopo qualche altra battuta, il tavolo si arricchisce di qualche biscotto e bottiglia, due veloci considerazioni sulla dieta e si passa alla programmazione del nuovo prossimo incontro.

E ALLORA?

Fermiamo qui la fotografia del nostro gruppo animatori; potremo in seguito osservarli nella programmazione (vedi la puntata seguente).
I loro incontri sono sempre così. Erano partiti tutti ventenni o quasi, tutti provenienti da una stessa esperienza (quell'estate dell'80 così memorabile!), poi lentamente qualcuno se ne è andato, altri sono arrivati. Allora facevano una buona vita di gruppo, che ha segnato la loro crescita umana e cristiana, oggi si ritrovano sempre, ma non s'accorgono che non sono più gruppo.

Verso un gruppo educatori

Si incontrano sempre, ma in funzione degli adolescenti. È giusto: il loro è un gruppo di servizio, ma se non sono loro che entrano in discussione su se stessi, sulle loro esperienze personali, sulle loro vite, non solo ne scapita la ricerca di motivazioni profonde necessarie alle loro scelte, ma non riescono nemmeno a cogliere in profondità le dimensioni della vita degli adolescenti.
Mentre un animatore si domanda se agli adolescenti interessa il cammino di gruppo, deve poter porre questa domanda nei confronti di se stesso e del suo gruppo di animatori.
Questo mio gruppo fino a che punto mi coinvolge e mi fa ritrovare me stesso? Sono qui perché non so dove andare e perché sto esperimentando ancora un «caldo» da cui non mi posso staccare?
Quanto sono disposto a giocare di me qui dentro? Quanto riesco a parlare di me? a sentir l'altro significativo per la mia crescita, la mia vita di coppia...?

Animare il gruppo educatori

Il gruppo degli animatori è spesso una accozzaglia di persone di due o tre generazioni diverse (si tratta di «generazioni» giovanili, che distano anche solo tre anni: '75-'77-'80-'83) che non riescono a comunicare tra loro e nessuno se ne preoccupa. Una corretta metodologia per attivare la più ampia comunicazione anche nel gruppo animatori non guasta, anzi, responsabilizza le persone e le fa sentire chiamate in causa per se stesse.
Il gruppo animatori non è una riunione di professionisti in cui prevale chi ha un volume di affari maggiore.
In molte di queste riunioni qualcuno non interviene mai, qualcuno fa i giochetti col vicino, altri non ascoltano, qualcuno prevarica: si ripete la situazione del gruppo adolescenti.
A lungo andare questo ha due risultati: quando si lavora con gli adolescenti non si riesce più ad essere autentici, perché ci si percepisce caricati soltanto di un ruolo e si lavora in modo tecnico, quando si sta con gli animatori non si esperimenta cammino di crescita.
Il vivere a fondo le dinamiche di gruppo tra animatori è condizione per ringiovanire la propria passione educativa e aumentare gli investimenti di energie nello stesso ruolo educativo, e nello stesso tempo è condizione per favorire la propria formazione permanente.

La qualificazione personale

Il gruppo animatori impostato sul feeling non permette una seria qualificazione delle persone.
Capita, senza accorgersi che, quando qualcuno lascia il gruppo, vengono alla luce dei vuoti paurosi, perché lui era quello capace di esporre all'esterno del gruppo le scelte educative, lui era quello che teneva viva la discussione, lui sapeva fare le circolari o scrivere i volantini, lui sapeva «tenere» i ragazzi, lui...
Soprattutto i più giovani lentamente si sentono caricati di responsabilità senza avere fatto un salto di qualità.
I salti di qualità sono preparati, se ogni persona è messa in grado di dare tutto quello che ha e di giocare tutto quello che è.

In conclusione

Molti dicono che è impossibile tener conto di tutto questo in un gruppo di animatori. Ci sono già tante cose da fare e ci si incontra troppo poco. Se questo è vero, allora bisogna fare in modo che ciascuno si trovi in un gruppo anche minimo di «pari», di persone della stessa età, che sanno mettersi in comunicazione vitale.
Esistono però esperienze di gruppi animatori che sanno calibrare i momenti di revisione, di verifica e di crescita. Hanno in genere alcuni punti fermi:
- un animatore (non necessariamente il prete) che si fa carico della loro vita di gruppo, cioè esercita un ruolo discreto ma continuo e responsabile di animazione;
- un prete che sa «dialogare» personalmente con tutti;
- momenti di qualificazione personali e di gruppo sia per il ruolo che per la crescita personale.

PER UN APPROFONDIMENTO

Indichiamo alcune pagine de «I quaderni dell'animatore», utili per una riflessione ulteriore sul gruppo educatori:
- per gli interrogativi di tipo personale che gli animatori da soli o in gruppo devono affrontare: cf Q1 Decidersi per l'animazione, pp. 14-18;
- sulla importanza di un gruppo educatori per la maturazione personale di ogni animatore: cf Q2 La maturità umana dell'animatore, pp. 17-18 (crescere insieme nell'animazione) e Q16 II gruppo come luogo di comunicazione, pp. 6-9 (il potenziale educativo della comunicazione nel piccolo gruppo);
- sulla qualificazione personale degli animatori: cf Q1 (pp. 25-29) al paragrafo La qualificazione dell'animatore dove vengono indicate le principali aree di qualificazione; si veda anche NPG 1/1984 Una scuola per animatori di gruppi giovanili (pp. 3-22);
- per il chiarimento delle motivazioni umane e di fede alla base della scelta dell'animatore: cf Q2: la maturazione della ricerca del senso dell'animazione (pp. 3-7), la ricerca dell'identità personale (pp. 811); maturazione e ricerca di senso (pp. 11-15), l'animatore in rapporto a se stesso e in rapporto agli altri (pp. 19-20), la responsabilità dell'istituzione formativa nella formazione degli animatori (pp. 2527);
- dal punto di vista dell'esperienza di fede in cui collocare la propria scelta: Q3 L'orizzonte ultimo dell'animazione: l'amore alla vita e la causa del Regno (in particolare pp. 3-16) e tutto il Q4 La spiritualità dell'animatore.