Domenico Sigalini

(NPG 1985-03-29)

 

Suggerivamo all'inizio la possibilità di un «uso» del materiale finora offerto, attraverso uno scambio( confronto tra giovani e adulti.
È possibile cioè utilizzare interviste e approfondimenti per una serie di incontri tra giovani e adulti, o tra genitori e figli; o per tavole rotonde, forum, riunioni di gruppo, ecc.
Abbiamo chiesto a Domenico Sigalini di preparare alcune pagine a questo scopo. In sostanza, egli offre una griglia di lettura per un approfondimento dell'identità morale dei giovani, per una riflessione da parte dell'adulto sul suo mondo etico, e per una riformulazione «nuova» dei temi trattati, insieme con alcuni strumenti di discussione e di confronto.
Il tono del confronto non è certamente quello di un'aula giudiziaria, in cui gli adulti o i genitori siedono come giudici rappresentanti la «legge», e i giovani sul banco degli imputati, come trasgressori da punire o da convincere di errore.
O, se si vuole, tutti sono contemporaneamente giudici e imputati. L'invito comunque è per un confronto culturale, che è suggerimento di dialogo e di tolleranza: attraverso un gioco (quasi), alla riscoperta della serietà e coerenza delle proprie scelte.


Riguardo alle tre aree (orientamenti globali, morale sessuale, morale sociale) sulle quali si vuol convergere attraverso un dialogo, giovani e adulti non si incontrano per far prevalere la propria opinione o per insegnare agli altri come ci si deve comportare, ma per una ricerca della verità e del piano di Dio sull'uomo.
Gli adulti non devono essere coinvolti soprattutto perché abbiano a insegnare a questi «giovinastri» quale è il corretto comportamento, cioè non sono convocati in funzione del ruolo soltanto, ma per poter anch'essi maturare un giudizio e un comportamento morale secondo giustizia e verità.
Non si deve cioè dare per scontato che i genitori rispetto alle tre aree toccate siano maturi, dalla parte della verità, abbiano giudizi e valutazioni ispirate al Vangelo. Anch'essi debbono mettere in atto un cammino di conversione.
Il lavoro assume allora la caratteristica di un confronto «ermeneutico» non tra giovani e adulti, ma tra giovani, adulti, le loro aree esistenziali e le esigenze del Vangelo. È opera condotta con stile di animazione, capace cioè di operare una profonda integrazione tra fede e vita.

Griglia di lettura

Per poter affrontare i vari temi conviene usare un metodo ricorrente, che ha il pregio di iscrivere il lavoro in una metodologia educativa coerente. Griglia è modo di vedere, una specie di precomprensione maturata da alcune scelte educative che stanno alla base dell'animazione.

Approfondimento dell'identità morale giovanile

Il giovane non può essere consultato solo con qualche intervista. Ha un suo «statuto», un suo modo di pensare, una serie di problemi, delle domande, una consapevolezza, di cui l'intervista è solo la punta dell'iceberg. Occorre allora che a partire dalla intervista sia aiutato a capire chi è, a trovare le ragioni del suo comportamento, a leggere quanto la sua «spontaneità» è debitrice di fenomeni culturali, sociali.
È necessario inoltre che lui stesso sia aiutato a leggere al di là dei semplici giudizi o comportamenti il filo conduttore che li lega, le esigenze profonde di cui sono la traccia.
A questo scopo sono molto utili gli interventi di Garelli e Piana sui quali i giovani sono chiamati a formulare un, per così dire, indice di gradimento, capacità di sintonia, valutazione e personalizzazione.

Ricupero da parte dell'adulto del suo mondo etico

Per lui non ci sono interviste da leggere, esiste però una esperienza e una consapevolezza che va esplicitata.
L'adulto deve mettersi in discussione e rendersi conto dei valori che vive o della distanza che da essi li separa, delle convinzioni morali e delle motivazioni che le sostengono.
Inoltre è all'adulto che oggi è chiesto l'onere della prova della validità della sua impostazione morale: il sentito dire, «si è sempre fatto così», «su questo non si discute» non sono atteggiamenti validi per un dialogo. Non solo, ma la forza propositiva di un cambiamento è legata anche a una attrezzatura pedagogica fatta di comprensione, di gradualità, di decisione, di proposta chiara.
L'intervento del pedagogista suggerisce non pochi atteggiamenti. La lettura degli altri due interventi, oltre che a una conoscenza più articolata del mondo giovanile, serve a cogliere le matrici culturali di cui il mondo adulto stesso è portatore. La vita dei giovani ha una sua originalità, ma anche una sua forte dipendenza dal modo di vivere dell'adulto.

Approfondimento e riformulazione dell'etica per i giovani e per gli adulti

Dall'intervista emerge abbastanza chiaramente il bisogno dei giovani di sapere, di venire a contatto con comportamenti morali motivati, con proposte coerenti. La contraddittorietà di tante risposte dà più l'idea di un isolamento e abbandono che di una autonomia cresciuta nel confronto. I due modi di concepire la morale non si incontrano o scontrano perché l'uno prevalga sull'altro, ma perché ne emerga uno nuovo. Le polarità classiche del problema morale quali oggettività-soggettività, natura-cultura, individualità-socialità vanno superate attraverso un confronto in cui la razionalità è rigorosa e il riferimento alla fede è costante.
Si potrebbe parlare anche qui di traditioredditio, cioè di consegna di una esperienza da parte dell'adulto e di riconsegna di una nuova attualizzazione da parte del giovane.

Strumenti di discussione e confronto

Le preoccupazioni espresse nella griglia di lettura e il taglio educativo sono elementi di un progetto più che di una serie di incontri genitori-figli, adulti-giovani. Comunque non si può sempre partire da zero, «rifondare» l'educazione nella pastorale giovanile: restiamo cioè nell'ordine di una esperienza attuabile nella concretezza dei nostri gruppi pur tenendo lo sguardo al progetto globale.

Incontro tra giovani. Lettura delle interviste e approfondimento del proprio mondo etico

Questo può essere fatto con il rivolgere ai presenti le stesse domande dell'intervista. Ciascuno risponde a quella che sente più vicina ai suoi problemi, quindi si fa un confronto con i testi delle interviste. È meglio suddividere le tre aree in tre momenti successivi.
I gruppi più affiatati potrebbero avviare la discussione con drammatizzazioni, oppure preparare dei cartelloni sui quali sono segnate le frasi più «shoccanti» delle interviste e passare alla valutazione col metodo del «sono d'accordo, non sono d'accordo; faccio morire, faccio rivivere».
L'inquadramento del problema che si coglie negli interventi di Garelli e Piana, viene presentato attraverso relazione e dibattito «obbligatorio» con un 6x6 o altri strumenti.
Alla fine si giunge a una serie di domande da porre agli adulti e a una specie di messaggio.

Incontro tra genitori o adulti

Si presentano le inchieste o con cartelloni o con una relazione. Si lascia spazio per le eventuali «meraviglie» o disappunti. Si orienta la discussione sulle proprie convinzioni e motivazioni.
Si leggono gli apporti di Piana e Garelli.
In un terzo tempo ci si pone il problema educativo facendo perno sul contributo dello psicopedagogista.
Alla fine si giunge a una serie di domande da porre ai giovani e a una specie di messaggio.

Incontro genitori-figli, giovani-adulti

Si inizia con le domande, si cercano di chiarire le posizioni, si leggono i due messaggi, se ne vedono le convergenze e divergenze e si avvia la discussione.
Da ultimo vi è una relazione che privilegia la parte propositiva dei tre interventi di Garelli, Piana e Fizzotti, al fine di orientare la riformulazione della morale sui tre fronti contemporaneamente.
Ognuno dei tre tipi di incontro (giovani tra loro, adulti tra loro, giovani con adulti) possono occupare una serata, in maniera da risultare un piano globale di incontri programmati; oppure possono essere fatti in una singola serata, in due momenti successivi: dapprima il gruppo dei giovani tra loro, e contemporaneamente, in un'altra sala, gli adulti tra loro in gruppo; e successivamente, dopo la stesura del «messaggio», in assemblea comune.
Per un buon funzionamento delle serate, è necessaria la presenza di un «animatore» che tenga il filo del discorso e sappia intervenire nei momenti opportuni. Alcuni minuti iniziali dovrebbero essere dedicati (soprattutto nel caso degli adulti tra di loro, e poi nell'incontro giovani-adulti) alla reciproca conoscenza e interazione corporea.
Per alcune «tecniche» concrete da utilizzare, rimandiamo a NPG 9/84, pp. 27 ss.