Morale sessuale e morale sociale: così pensano i giovani

Inserito in NPG annata 1985.

 

Introduzione al dossier

(NPG 1985-03-3)

 

Tra le varie iniziative per l'anno dei giovani 1985, la rivista proponeva «spazi di incontro» tra genitori-figli e tra giovani-adulti su temi che potessero mettere in rilievo conformità o diversità di opinioni, comportamenti, cultura, quasi una «reciproca confessione» (cf NPG 911984).
Un'occasione per concretizzare questa idea ci è venuta da una serie di interviste fatte a giovani di 19/20 anni in alcune città d'Italia, per la realizzazione di un'indagine (coordinata da Enrica Rosanna e Franco Garelli su commissione dell'Università salesiana di Roma) su «Giovani e Riconciliazione» (cf NPG 2-3/1984).
Queste interviste, pagine fresche e immediate, offrono uno spaccato interessante sulla stessa condizione giovanile, ma soprattutto aprono squarci interessanti sul mondo complessivo dei comportamenti etici dei giovani, rivelando precise scelte di valore e precisi orientamenti di fronte a certe azioni concrete.
Questo materiale può essere certamente utilizzato per conoscere meglio il mondo giovanile (quasi frammentate storie di vita accanto ai più «scientifici» rapporti di ricerca pubblicati di recente), ma anche per uno scambio/confronto tra giovani e adulti su tematiche scottanti, a partire da quello che i giovani pensano.

 

FATTI 

I «fatti» che presentiamo sono alcune interviste a giovani, ritrascritte utilizzando lo stesso linguaggio, a volte anche crudo, dei giovani.
Tra le centinaia di interviste realizzate, ne abbiamo scelto alcune, tra le più significative a giudizio degli intervistatori, e tra quelle immediatamente disponibili
(che erano quelle di Torino e di Catania). In realtà l'intervista, della durata media di 60-90 minuti, riguardava complessivamente
il tema del peccato e della riconciliazione.
Noi da essa abbiamo stralciato l'argomento che qui ci interessava, e cioè le seguenti tre aree:
- gli orientamenti globali di fondo (cos'è bene, cos'è male;
i criteri che guidano
le scelte;
un giudizio sull'educazione morale ricevuta);
- temi di morale sessuale (in particolare, giudizi su: rapporti prematrimoniali, tradire sessualmente il partner, masturbazione, aborto, omosessualità);
- temi di morale sociale (in particolare, giudizi su: lavoro/assenteismo, proprietà privata, evasione fiscale, occupazione di case sfitte, lavoro domestico delle donne).

 

Anche nel piccolo puoi trovare soddisfazione

Marco, 19 anni, operaio in un magazzino di imballaggi. È di Torino, e ha frequentato tre anni di scuola professionale gestita da religiosi.

A cosa miri maggiormente nella tua vita quotidiana?
Cerco di trovare un senso generale, qualche cosa che dia un senso a tutte le cose che faccio. E poi sono cattolico, credo in Dio: intorno a questo cerco di dare un senso alle cose.

È vero che i giovani vivono alla giornata? Vale anche per te?
Per me non tanto; a me interessa soprattutto rifarmi ai grandi ideali, perché le piccole cose vanno e vengono. Però se sono seguite da qualche cosa di più largo respiro, anche nelle piccole cose si possono trovare soddisfazioni.
Questo però per me è un periodo di crisi; e anche nelle cose più piccole sento la conseguenza di questo momento.

Mediare i grandi valori e il quotidiano

Cosa vuol dire momento di crisi?
È dovuto allo scontro di questi grandi valori che avevo con la realizzazione nel concreto; cioè al sentire certi valori come tuoi, però dall'altra parte la contraddizione nel non vederli completamente realizzati. I valori della solidarietà, della giustizia, di un lavoro in cui senti di essere socialmente utile perché lo fai per gli altri oltre che per il salario. Però mi rendo conto che forse ha senso anche rimanere lì, vivere certe contraddizioni, e se cerco di farlo con i miei compagni di lavoro, allora c'è forse una maturazione, la mediazione appunto tra questi valori e le cose concrete di ogni giorno.

Nel tuo modo di agire, ti rifai a qualche principio?
Sì, giustizia e solidarietà.

Cosa ne pensi delle seguenti azioni «morali»: violazione della proprietà privata.
In linea di principio non è da condannare, in quanto dipende dalle situazioni. Non è da condannare se questa violazione avviene in base a valori che uno ha, o a cose che crede giuste. Cioè se si dà un significato all'atto che si fa in base ai valori.

L'assenteismo e il disimpegno sul lavoro.
In linea di principio lo condanno perché di fatto è una mancanza di dovere. E poi uno perde anche di credibilità nelle cose che fa o dice.

Evasione fiscale.
È da condannare in ogni caso. Cioè se fatta personalmente dal singolo, la ritengo un'azione sbagliata completamente; se però è fatta in modo organizzato, pubblico e con dei modi chiari, l'obiezione fiscale non è proprio un'evasione, e la ritengo giusta.

L'aborto.
In linea di principio sono contrario all'aborto, però mi è difficile dare un giudizio perché bisogna valutare concretamente situazione per situazione. Sono favorevole all'aborto quando si vede che non c'è possibilità di allevare questo figlio, di permettergli una vita normale, un minimo che si può concedere a una persona; e poi se è conseguenza di uno stupro, di una violenza, se non lo si desidera...

La droga.
È da condannare molto come azione, perchè di fatto è danno personale, ma anche un danno al gruppo sociale. Condanno soprattutto chi dirige questa cosa, chi la fa con dei fini ben precisi; invece per il giovane che si droga c'è molta comprensione nel capire, perché una condanna non serve a niente.

Sono contrario, ma non mi sento di condannare

Rapporti sessuali prematrimoniali.
Per principio sono contrario per i pericoli, per le conseguenze che potrebbe avere. Però non mi sento neanche di condannare, perché finché si pensa che sono due persone che decidono liberamente insieme e lo fanno perché si vogliono bene, non lo trovo da condannare. Io personalmente non lo farei o cercherei di non farlo.

Occupare case sfitte.
Assolutamente lo ritengo una cosa giusta, soprattutto nel momento in cui siamo adesso. Però ritengo anche che sia più giusto farlo in modo organizzato, pubblico, proprio perché nasconde un problema molto più grande.

Tradire sessualmente il partner.
La ritengo una cosa sbagliata e da condannare, perché secondo me è un atto di infedeltà, anche in senso morale. Se una persona si dà degli impegni, è giusto che li porti, soprattutto in queste cose che si possono controllare.

L'omosessualità.
In linea di principio la condanno, perché la ritengo una cosa innaturale; però non mi sento di condannare le persone che lo fanno. Se lo fanno è proprio perché se lo sentono; se invece lo fanno per moda, perché è un fatto strano, allora lo condanno.

Lavori domestici affidati alla donna.
La ritengo una cosa sbagliata, e la condanno perché il fatto rivela un'assegnazione dei ruoli; e questo è sbagliato, perché credo nella parità, che si rivela soprattutto in queste cose.

La masturbazione.
In linea di principio non la condanno. Ma anche lì bisogna vedere sempre in che situazione viene fatta. Se è per una ricerca pura e semplice del piacere la condanno, non perché è una cosa innaturale, ma perché è una cosa da controllare entro certi limiti.

Puoi ordinare questi fatti dal più grave al meno grave?
Tradire sessualmente il partner, assenteismo e disimpegno sul lavoro, evasione fiscale (però nei termini che ho detto), lavori domestici femminili, droga, aborto, omosessualità, rapporti prematrimoniali, e come ultimo violazione della proprietà privata e masturbazione.

Bene è ciò che dà felicità

Cos'è per te bene e male?
Bene è tutto ciò che dà felicità o comunque fa star bene sia me che gli altri. Male è il contrario, tutto ciò che fa star male sia me che gli altri; prima gli altri che me, perché c'è la sofferenza personale anche nelle cose positive.

È facile stabilire oggi che cosa sia bene e che cosa sia male?
Non tanto, perché credo che ci siano tante mentalità, tanti modi di vedere, anche tanti interessi, per cui certe azioni possono essere giudicate in modo opposto. Bisogna vedere sempre i valori che uno si stabilisce.

Chi è che stabilisce cos'è bene e cos'è male?
La persona, dev'essere la persona. Certo però la cosa è complicata quando ci sono delle cose collettive, dei fenomeni collettivi, essendoci dei pareri diversi.

 

Come giovani non voliamo più tanto

Barbara, di Torino, 21 anni. Il padre è commerciante e la madre casalinga; si dichiarano cattolici non praticanti. Frequenta l'istituto tecnico commerciale e non fa parte di nessun gruppo.

Qual è l'obiettivo che più ti poni nella tua vita quotidiana?
È di essere coerente, il più possibile, con i principi che ho.
Innanzitutto aver sempre presente che non si è soli, ma ci sono gli altri: quindi cercare di far qualcosa che sia utile a loro. E questo nel mio comportamento quotidiano, nel piccolo spazio che ho intorno, cercando di lasciare spazio agli altri, anche se per me è molto difficile.

Cosa significa realizzarsi?
Significa fare le cose che si desidera, riuscire a stare bene nel migliore dei modi; in concreto vuol dire un lavoro e, se possibile, un lavoro che piaccia, che non serva soltanto per avere uno stipendio; poi la possibilità di contatti con le persone, e riuscire a vivere bene con loro.
Realizzarsi però non è solo fare le cose che piacciono a te, che servono a te solo, ma che possono servire anche agli altri.
Secondo una prospettiva di realizzazione più ampia della soddisfazione personale, come nel modello politico?
Se scegli una linea di azione politica, in questo trovi delle soddisfazioni, anche se i risultati del tuo impegno non soddisfano solo te stesso ma anche altri.

I giovani vivono alla giornata

Nel tuo modo di comportarti ti rifai a qualche principio, a qualche regola?
Sì, ci sono delle regole precise a cui mi attengo.

È vero che i giovani vivono alla giornata?
In certe cose penso di sì, perché credo che in questo momento sia abbastanza difficile non vivere alla giornata, anche se comunque cerchi di porti dei fini, delle mete. Penso che sia proprio la situazione attuale che in certi momenti porta a lasciarsi andare.
Per esempio il lavoro: si può avere delle idee chiare, cercare di far delle cose, però nel momento attuale è abbastanza difficile. Una volta si diceva: «Beh, io faccio questi studi, e mi do da fare», e bene o male ci riusciva!
Adesso è diventato molto difficile. Il vedere che si cerca continuamente di fare delle cose e non ci si riesce, porta ad assumere questo atteggiamento, di vivere alla giornata.
Come generazione giovanile non «voliamo» più tanto, perché in questa situazione è diventato difficile volare.
Io non credo tanto che ci sia carenza di valori; ci sono delle condizioni esterne che non danno la possibilità di fare quello che si vorrebbe.

Allora, i valori dove si vivono?
Si vivono a livello personale, in qualsiasi cosa si faccia, ma non soltanto nel piccolo della tua vita.

Al di là del bene e del male

Che cos'è per te bene e male?
Il mio concetto di bene e di male è abbastanza labile.
Non lo so che cosa è bene e cosa è male. Penso che sia bene tutto quello che ti fa star bene, non facendo nello stesso tempo star male gli altri.
Non credo che ci sia un bene assoluto e un male assoluto, non è così chiaro.

Chi è che stabilisce che cosa è bene e che cosa è male?
Penso che sia il soggetto a stabilirlo; poi comunque ci sono delle regole sociali che insegnano che certe cose sono bene e certe cose sono male, e non sono tanto uguali a ciò che il soggetto pensa sia bene o male. Comunque non credo che il soggetto singolo sia totalmente autonomo, perché è stato educato in un certo modo e ha subìto certi condizionamenti.
Anche se ci si rende conto che certe cose sono sbagliate, esse comunque pesano lo stesso.

Ma non c'è la sensazione che non tutto cominci con se stesso?
Secondo me è il soggetto che determina, nel momento in cui decide, che certe cose gli vanno bene, che sono per lui bene oppure male. Comunque ci sono delle cose grosse che dovrebbero per tutti essere bene o male. Una è quello che dicevo, cioè fare delle cose che non danneggiano gli altri; è una di quelle cose su cui non si sta tanto a pensare, dovrebbe essere così per tutti.

È facile stabilire oggi cosa è bene e cosa è male?
No. Penso che non sia facile oggi, come penso non lo sia mai stato. Comunque, andando avanti con gli anni, cambiano i valori, cambia il modo comune di pensare, e ci si trova sempre a scontrarsi con una mentalità diversa dalla propria.
Forse una volta era molto più definito cos'era bene e male, perché c'erano certi valori forti, che erano anche quelli di tutti; chi si discostava da queste cose faceva il male; il bene era quello compiuto da chi andava secondo corrente.
Adesso questi valori non sono più così forti, e non ci sono più neanche le condizioni esterne per avere la possibilità di giudicare completamente.
Forse io preferisco così; in un certo senso è meglio perché si è meno condizionati, si hanno più possibilità di fare scelte autonome e si deve anche pensare di più alle cose.
È chiaro però che è molto più difficile arrivare a pensare da sola e a decidere da sola.

In che cosa consiste l'educazione morale che ti è stata impartita dai tuoi genitori?
Non ho genitori che abbiano insistito particolarmente su alcune cose. Le cose principali sono l'onestà e il lavoro: cioè vedere nel lavoro una delle maggiori realizzazioni della persona, e giudicare una persona da quello che riesce a fare nella vita, come se tutto dipendesse soltanto da lei e non ci fossero cause esterne che possono impedirlo.
Anni fa questo era vero probabilmente, almeno più vero di oggi.
Loro hanno valori diversi dai miei, lo capisco vedendo come si comportano e la vita che conducono, tuttavia non hanno mai cercato di impormi certe cose.

La tua coscienza morale sta cambiando rispetto a quella dei tuoi genitori?
Penso che loro avessero dei fini diversi da quelli che ho io. Il fine principale dei miei genitori penso fosse quello di avere un lavoro che desse soddisfazione, la possibilità di avere soldi, di far star bene la famiglia, di costruirsi una casa, di avere l'automobile... Io non do importanza a queste cose; sono importanti anche i rapporti con i miei amici e con altre persone che conosco. Per me il lavoro non è finalizzato all'accumulo dei soldi, a me non importa niente avere una casa mia o altro. Poi ci sono delle cose sulle quali siamo proprio su posizioni diverse, come i rapporti sessuali.
Essi non riescono ad accettare le mie posizioni, però capiscono che viviamo in un periodo diverso e le coscienze sono cambiate. Essi hanno una concezione più rigida senz'altro, ma non condannano chi oggi fa queste cose. Penso che questo loro atteggiamento sia dovuto alla mancanza di capacità di proporre, insieme alla paura di perdere la figlia. Capiscono cioè che i tempi sono cambiati e non si possono riproporre i valori di una mentalità diversa.
Ho notato, ad esempio, che anche mio padre tante cose mie le capisce, però non le accetterebbe mai: le tollera in me perché vede che sono coerente con le cose che faccio.
Ad esempio, quando dico che non voglio aiuto da loro, che voglio fare le cose per conto mio, costruirmi la mia vita, magari sposarmi ed andare ad abitare in un buco piccolissimo, mentre avrei la possibilità di abitare coi miei, in una casa grande e in mezzo al verde...
Egli non riesce a capire che io soprattutto all'inizio voglia costruirmi una vita tutta mia. Però accetta, perché vede che rinuncio a tante cose: comodità, casa, ecc...

Quali azioni da condannare?

Che ne pensi delle seguenti azioni: violazione della proprietà privata.
Non credo sia tanto da condannare. Bisogna vedere perché avviene la violazione.
Faccio un esempio: una famiglia che non ha una casa e va ad occupare una casa sfitta, io non mi sento di condannarla, però nel momento in cui lede gli interessi degli altri...

Assenteismo e disimpegno sul lavoro.
Sono da condannare perché danno la possibilità di ritorsioni nei confronti di chi lavora.
È facile, se si fa sempre la stessa cosa che non dà alcuna soddisfazione, arrivare ad un disimpegno nel lavoro.
Però, nel momento in cui uno sceglie di lavorare, è giusto che lo faccia con un minimo di coscienza.

Evasione fiscale.
È da condannare, perché c'è una certa fascia di persone per cui l'evasione fiscale non è possibile e quelli per cui è possibile.

L'aborto.
L'aborto no, non è da condannare, nel momento in cui viene fatto per bisogno, per ignoranza, per tutta una serie di questioni. È chiaro che se viene fatto così come se fosse un anticoncezionale, si condanna, però è sempre necessario analizzare a fondo i motivi per cui una persona decide di abortire.

E se tu dovessi abortire?
In questo momento avrei grossi problemi, comunque penso che non sia una scelta facile, perché lascia anche degli strascichi per lungo tempo. Non so cosa farei.

Rapporti sessuali prematrimoniali.
Non credo sia necessaria una legalizzazione dei rapporti.
Nel momento in cui due persone sono insieme e decidono di avere un rapporto, una parte di questo rapporto è costituita dal sesso. Non vedo perché certe cose non si possano fare prima, ma solo dopo; è un tutt'uno, non bisogna scindere i vari aspetti.

Dalle ricerche emerge che i giovani tendono a mitizzare il sesso. Secondo te è vero?
Penso senz'altro che ci sia stato un periodo in cui il sesso sia stato enfatizzato. Negli anni '70 era «obbligatorio» avere rapporti sessuali, perché lo facevano tutti ed era giusto così. Penso che ciò sia stato ridimensionato. I giovani sono tornati ad essere romantici, e ad enfatizzare un po' il sesso. Per la mia generazione non è stato enfatizzato nel senso del '68, e neanche come cosa romantica. È stata una dimensione normale. Si parlava di queste cose in maniera un po' più seria, circolavano certe informazioni. Forse adesso questo non c'è più.

Tradire sessualmente il partner.
Non condanno neanche questo. Beh, se è un'abitudine, non mi sembra tanto bello; però, in un rapporto tra due persone può capitare di provare un'attrazione fisica per qualcun'altro; e non c'è tanta differenza tra il provare e il mettere in pratica...
Io non mi sentirei più gelosa se mi venissero a dire: «guarda che io avrei voluto fare questo», o «guarda che io l'ho fatto»; non vedo tanta differenza. L'importante comunque è essere sinceri, parlarne con l'altra persona.
Sì, sono per la flessibilità. È chiaro che se diventa un'abitudine, se diventa una cosa che l'altro non sa e ci si continua a comportare in questo modo... allora sì, è da condannare.

L'omosessualità.
Non è da condannare, perché penso che ognuno sia libero di esprimere la propria sessualità come meglio crede e la sente. Non vedo perché due persone dello stesso sesso che provano un'attrazione fisica debbano essere condannate. A me non verrebbe naturale, però non lo giudico anormale; potrebbe esserlo. Io non do significati diversi a vivere un rapporto tra due persone di sesso diverso. È chiaro che crea dei problemi in più, perché non si è accettato.

I lavori domestici affidati prevalentemente alla donna.
Sono da condannare per forza, molto molto.
Non penso che per i lavori domestici servano caratteristiche particolari, più consone alla donna che all'uomo. È chiaro che ci sono delle situazioni in cui, per esempio, il marito lavora e la donna no; e allora, essendo più in casa, saranno affidati prevalentemente a lei.

La masturbazione.
Non credo che sia da condannare, perché è un aspetto della sessualità, che dev'essere vissuta tranquillamente come gli altri, a tutte le età. A patto che non diventi patologico. Se crea dei problemi a livello psicologico alla persona, è soltanto da analizzare, non da condannare.


La cosa più importante? conoscere se stessi, crescere forti moralmente

Nino di Catania, studente. I dati biografici di questa intervista sono pochi, perché è andata perduta la scheda relativa.

Quali sono gli obiettivi che ti poni nella tua vita quotidiana?
Una tra le prime cose è quella di riuscire a crescere in una società tendenzialmente immatura, quella- dei miei coetanei. Infatti a partire dal '68, ho notato un processo di involuzione. Allora c'erano giovani impegnati politicamente in una lotta contro alcuni valori borghesi, a capovolgere la situazione politica, morale, sociale e religiosa, tutto ciò che costituiva la loro società in quel periodo. Praticamente non so che cosa è accaduto, ero bambino e non ho potuto vivere direttamente questa era, ma è cambiato qualcosa nel corso di questi anni. Praticamente una forma di alienazione, di disinteresse, di apatia totale nei giovani, progressiva e graduale fino a raggiungere delle vette quasi preoccupanti come quelle di oggi.

Sono morti alcuni valori

Forse sarà un processo normale dell'evoluzione che ha portato una «involuzione»; indubbiamente ormai sono quasi morti alcuni valori religiosi: praticamente oggi si vive in discoteca, si vive alla giornata, si crede in poco, addirittura in nulla, e ci sono dei grossi problemi che hanno portato conseguenze drammatiche, la droga, la disoccupazione... Trovandomi in un contesto sociale di giovani che hanno subìto questo processo, la prima cosa per me è quella di crescere, di riuscire a distinguere il bene dal male, e cercare di impegnarmi, di capire, di ragionare, di non lasciarmi trascinare da una moda giovanile o una superficialità: cercare prima di tutto di conoscere me stesso, di capire se sono veramente coerente con i miei modi di vedere, di pensare. La cosa più importante penso sia propria quella di conoscere se stessi, altrimenti non possiamo conoscere gli altri. Oltre tutto, abbiamo costantemente bisogno di confrontarci con gli altri, di identificare noi negli altri e viceversa. Allora i miei progetti per un futuro immediato sono di riuscire a crescere sano, forte dal punto di vista morale, di raggiungere il mio scopo, quello di fare il medico, che forse è dettato da una voglia di essere utile a qualcosa.

Nel tuo modo di agire ti rifai a qualche regola o principio?
Sì, evitare di fare del male, di intaccare la morale, la sensibilità degli altri. Non si tratta di evitare di essere criticato, perché specialmente per via di una concezione
prettamente meridionale, si è sempre criticati, qualunque sia l'atteggiamento; però mi sforzo di non arrecare danno agli altri anche se è un'impresa alquanto difficile, perché spesso si fa del male o si agisce impulsivamente o non si è perfettamente coscienti di ciò che si fa.
Mi sforzo di capire gli altri, evito di essere impulsivo, di giudicare affrettatamente, anzi evito di giudicare, semmai do delle opinioni, delle sensazioni addirittura, mi sforzo di non lasciarmi trascinare dalle sensazioni immediate, ma di ragionare sulle situazioni e poi di dare la mia opinione, cercare di capire cosa sta alla base di una persona prima di dare un giudizio.

Allora sì posso criticarmi

Dammi il tuo giudizio su una serie di fatti che ti elenco. Violazione della proprietà privata.
Forse è un po' generico: siamo in una campagna, sul ciglio di una strada, una campagna poco frequentata, forse abbandonata; trovo un albero di aranci, ho voglia di arancia. Da un punto di vista giuridico forse sarà un reato, però sinceramente non mi sento di autocondannarmi. Però nel momento in cui entro in una casa abitata e quindi mi trovo nella proprietà privata, allora arreco del danno, rubo, faccio qualcosa del genere, allora sì posso criticarmi.

L'assenteismo e il disimpegno nel lavoro.
È un fatto ormai cronico, congenito forse nell'italiano in genere. Forse un regime eccessivamente democratico può essere la causa principale.

È da condannare o no? 
Da evitare.

L'evasione fiscale.
Anche se è un istinto umano, non è giustificabile, è da condannare, perché non è giusto nei riguardi di tanta altra gente che è costretta a dichiarare i redditi.

Aborto.
È un problema che richiede grandi riflessioni, quindi bisogna vederlo da vari aspetti. Da un punto di vista egoistico dico che l'aborto è giusto, perché nel momento in cui a 19 anni per un errore mi trovo di fronte a una situazione dove una ragazza è incinta, forse è una cosa spontanea quella di non voler andare incontro ad una serie di problemi considerevoli, anche per il fatto che sono troppo giovane. Quindi non mi sento di far mettere al mondo una creatura, per il semplice fatto che non potrei darle ciò che merita, ciò che è giusto che riceva al momento giusto, quindi sarei un padre incapace e probabilmente anche lo sarebbe l'ipotetica madre. E quindi preferisco, da un certo punto di vista, non far nascere una creatura e non farla vivere soffrendo e trascinandosi dietro forse per tutta la vita dei traumi che vengono da bambini. Da un altro punto di vista, dico che non ho nessun diritto di evitare che una creatura nasca: è una cosa incoerente che non ho ancora superato, non riesco a prendere una posizione definitiva su questo.

Rapporti sessuali prematrimoniali.
Ci sono due tipi di rapporto sessuale: quello dettato dalle esigenze fisiologiche, e non so se condannarlo, ma non penso proprio; e il rapporto dettato dall'amore verso una persona, e allora non è da condannare.

Occupare case sfitte.
Bisogna vedere vari punti di vista. Ho assistito a scene del genere, addirittura di gente senza tetto che è andata a occupare delle case popolari ed è stata buttata via dai carabinieri, che tra l'altro hanno fatto il loro dovere contro la loro volontà. In quel caso è sempre un reato, è giuridicamente punibile, ma da un punto di vista umano non è da condannare.

Tra morale e cultura

Tradire sessualmente il partner.
Senz'altro non è una cosa bella, non è una soluzione, però capita e capita spesso, specialmente dopo lunghi anni di matrimonio. L'uomo è tentato ad avere la cosiddetta avventuretta con un'altra donna, e sono giustificati perché questa è una tra le mentalità più assurde che ancora sussistono nel meridione.

Giustificati da chi? anche dalle donne?
Dalla società meridionale, anche dalle donne di generazioni fa; la giovane in ge-
nere non ammette più certe cose. Però dalla generazione dei miei genitori si accettano queste situazioni: l'uomo può fare certe cose, la moglie si ribella, prova la sua gelosia e delle sensazioni spiacevoli, però nell'insieme l'uomo è giustificato, mentre la donna no. Questo in questi ultimi anni ha subito un processo evolutivo importantissimo e decisivo perché stanno cambiando le cose, con l'impulso vigoroso dato dalle femministe.

Come la giudichi?
La situazione è questa: ormai siamo arrivati ad un'era dove esiste quasi a tutti gli effetti la parità di diritti e quindi di doveri tra uomo e donna. Nell'istante in cui scelgo di vivere una vita dove voglio vivere assolutamente tutte le esperienze che può offrire questa vita, tutte le avventure, incluso il rapporto extraconiugale, allora devo ammettere che mia moglie faccia una cosa del genere, anche se il rapporto degenera. Non posso fare questo pretendendo che mia moglie non faccia mai una cosa del genere, non è giusto, non è leale, è un errore. Però nel momento in cui capisco che sono un soggetto estremamente geloso, possessivo, oppure capisco che una cosa non è giusta, non faccio questo e mia moglie non lo fa; c'è un rapporto di parità.

L'omosessualità?
Teoricamente nessuno è contrario all'omosessualità, neanch'io; però all'atto pratico l'omosessuale è emarginato, schivato, criticato, deriso. È una situazione veramente raccapricciante, mi fanno pena talvolta. Praticamente non condanno un omosessuale, non ha senso assolutamente. Più che da compatirlo, c'è però da aiutarlo, da inserirlo in un determinato contesto sociale: non è un soggetto da scartare, tranne il caso di quegli omosessuali che recano danno ai bambini; allora in quel caso li critico.
Cosa ne pensi dei lavori domestici prevalentemente affidati alle donne?
Naturalmente la donna ha dentro una particolare ispirazione a fare certe cose, ma forse anche questo è incoerente perché io penso che è stata soltanto l'evoluzione, la storia che fa fatto sì che la donna sia quella che si occupa di certe faccende, mentre l'uomo di altre. Però anche questo sta cambiando. Infatti molti uomini, volenti o nolenti, cominciano a partecipare, ad aiutare le mogli proprio per quel rapporto di parità che incomincia ad essere sempre più reale; quindi è giusto che l'uomo partecipi.

Bene è ciò che avvicina alla perfezione

Cos'è per te bene e male?
Bene in genere non è solo ciò che non arreca male agli altri; ma ciò che può arrecare beneficio e ciò che può farci sentire più a posto nella nostra coscienza, addirittura più evoluti, più uomini, che ci fa avvicinare sempre di più ad una forma di perfezione.

È facile per te stabilire che cos'è bene e cosa è male?
Non credo di essere in grado, per una questione di esperienza, di limitatezza tipica dell'uomo. Però ipoteticamente credo di capire se una cosa è bene o è male.

Come la capisci?
Dagli effetti che produce, dal ragionamento che faccio prima, perché nel momento in cui mi accingo a fare una cosa, in genere ragiono su ciò che sto facendo e cerco di dire se la cosa che sto facendo può fare del male o meno.

Chi stabilisce ciò che è bene e ciò che è male?
Forse anche un processo culturale, religioso. La religione ha la sua forte influenza sulla scelta del bene e del male; buona parte della società si lascia trascinare, o meglio, guidare dal messaggio religioso prima di agire in una determinata maniera.

Bene o male è qualcosa di oggettivo o di soggettivo?
Io penso che buoni si nasce e che cattivi o si nasce o si diventa, cioè la bontà è una virtù innata che però può essere influenzata dall'educazione, dalle strutture sociali. Determinare ciò che è bene e ciò che è male è soggettivo, perché un soggetto buono può rimanere buono anche in determinate situazioni ambientali e sociali con enorme sacrificio.

 

Voglio la vita mia

Katia ha vent'anni, vive a Catania. Studia e lavora, come baby-sitter, aiutante al doposcuola nelle medie e come fotografa in uno studio. Vive in una famiglia numerosa, cinque figli; il padre è artigiano dipendente e la madre casalinga. Di religione protestante.

Cosa poni alla base delle tue scelte quotidiane?
Per me la cosa essenziale per la vita di ogni individuo è realizzarsi in tutti i campi, sul piano del lavoro come su quello culturale.

Cosa significa realizzarsi per te?
Sarò una persona realizzata quando innanzitutto riuscirò a fare scelte mie, non impostemi dagli altri; quando farò qualcosa che a me piace soprattutto.

Non so se ci sarà un mio domani

Quali sono gli ambiti di queste tue scelte?
Sul campo del lavoro vorrei realizzarmi come fotografa della vita. Io vedo qualcosa di mio in quello che fotografo, colgo delle emozioni che può esprimere una persona o anche un oggetto insignificante, visti in un determinato momento e in un determinato modo. Ecco, io voglio comunicare agli altri qualcosa di mio nel mio lavoro.
Il guadagno è qualcosa di molto a parte; io sono del parere di vivere la vita per quello che offre giornalmente. Non mi piace, come fa mio padre, mettere i soldi da parte per quando sarà vecchio, magari sacrificandosi da giovani. Chissà se domani vivrò, se potrò godermi i soldi che mettessi da parte come fa mio padre? Voglio la vita mia, quella che mi dà oggi.

Il domani?... come viene!
Io ho paura della morte; tutto è precario. Si sente parlare di gente che muore, dall'oggi al domani per cancro, magari delle persone giovanissime. Quindi non mi prefiggo un domani, perché non so se ci sarà un mio domani; e neanche ho molta fiducia nel domani: sento che non so se vivrò. A volte mi pongo dei problemi sulle bombe atomiche, se scoppia una atomica, perché siamo nel secolo della precarietà.
Io voglio gustarmi giornalmente quello che la vita mi dà, tutto, intensamente, anche se a volte purtroppo non ci riesco; però voglio arrivare a vivere tutto senza riserve.

Nel tuo modo di agire, ti rifai a qualche principio?
Ognuno di noi fa sempre le cose, non dico per piacere agli altri, sennò si è schiavi degli altri, però per dare qualcosa agli altri; dentro di noi c'è una voglia di esprimersi, di essere amati, di essere capiti: lo vedo su me stessa. Io ho voglia di dare agli altri le mie sensazioni, l'intimo mio, le mie cose più profonde... comunicare agli altri cose delle quali forse nemmeno si accorgono.

Oltre a questo c'è qualche altra regola che indirizza la tua vita?
Da piccola mi hanno condizionata, soprattutto con la religione; mi hanno imposto dei valori da seguire: questo non si fa, quell'altro nemanco.
Io voglio uscire da tutto questo, voglio vivere la mia vita, scoprire cos'è la vita realmente, non voglio prefiggermi nessun valore apriori, perché penso sempre che qualcosa che per me è sbagliato, per altri può essere giusto. Io non sono del parere di condizionare le persone completamente, sennò finisce la libertà.
Perché poi qui, in Sicilia, viviamo in un ambiente strano, tutto si fa in vista delle persone: «quella gente che dice? e i vicini di casa?» ... Ecco, io sento una forte avversione, una ribellione verso tutte le persone che ti criticano qualsiasi cosa tu faccia. Forse è l'età, non me lo so spiegare.

Se è male, è perché tu lo senti

Cos'è per te il bene e il male?
C'è da perdersi. Io credo che la barriera tra il bene e il male sia così sottile che a volte è difficile scorgerla. Ci sono delle cose che per alcune persone sono buone, mentre per altre la loro coscienza le condanna.
Per me il bene è quello che io faccio consapevolmente, senza essere recriminata dalla mia coscienza.
Il male soprattutto lo faccio a me stessa, prima di farlo agli altri. Io m'accorgo quando faccio il male.
Penso che il bene e il male sia proprio dentro di sé.
Io non sono una persona fatta solo di carne; ci sono tante cose in noi, delle cose così sottili, così sfumate... io credo nella coscienza. Molti la chiamano coscienza, ma per me è la consapevolezza di cosa io faccio di bene e di male: la consapevolezza di essere, di esistere, di agire. Sono delle sfumature in noi che non possiamo catalogare, vengono spontanee.
L'uomo - mi pare diceva un autore - è fatto di uno, mille, nessuno. L'uomo è tante persone, una sola persona, niente.

È facile stabilire oggi che cosa sia bene e che cosa sia male?
Io credo che sia sempre stato difficile, perché c'è una differenza minima, impalpabile.
Oggi molte persone lo stabiliscono con dei canoni, con dei valori dati a priori: ad esempio qui «fare l'amore prima del matrimonio è male»; ma perché è male? Perché loro lo stabiliscono. Se è male, è tale perché tu lo senti. Io penso sia sempre stato difficile stabilirlo, non soltanto oggi.

Chi è che stabilisce che cosa è bene e che cosa è male?
Siamo noi stessi, sono io. Ognuno di noi è giudice di se stesso e anche boia di se stesso.

In che cosa consiste l'educazione morale che ti è stata o ti viene impartita dai tuoi genitori?
Mio padre mi ha sempre inculcato delle cose che io adesso reputo sbagliate: per esempio la distinzione tra maschio e femmina. Mio padre, quand'ero bambina e avevo sei-sette anni, non mi faceva giocare con i maschi, e non voleva che avessi nessun rapporto con i ragazzi, lui malizioso, e questo mi ha frustrata. A quindici-sedici anni infatti avevo paura dell'altro sesso; anche negli approcci amichevoli io avevo una paura tremenda perché non ero mai stata abituata a parlare con i ragazzi; per me i ragazzi, chissà, erano mostri.
Quindi era lui una persona maligna, e mi ha sempre inculcato la distinzione tra maschio e femmina: il maschio deve giocare con le pistole, la femmina con le bambole, mentre a me invece piaceva giocare con le pistole e dovevo provarci di nascosto. Mi piaceva giocare con i maschi, saltare e fare capitomboli...
E poi la religiosità. Non è che io non creda in Dio, perché dev'esserci qualcosa di più alto di me, qualcosa che va oltre le mie sensazioni, il mio pensiero, oltre me stessa. Una religiosità falsa io non la sopporto.
Mia madre; ecco lei ci ha dato molta responsabilità... e così c'è stato anche questo conflitto tra mio padre e mia madre: mio padre da una parte mi schiacciava, invece mia madre mi dava le basi per essere una persona libera.

Cosa sta cambiando nella tua coscienza morale rispetto a quella dei tuoi genitori?
Sono passata dal nero, che è l'ipocrisia, la morale come la intendono le persone che si reputano morali e mature, al bianco, che è luce. Posso dire di non essere arrivata, però sto liberandomi da quel processo di moralità oppressivo.
Mi puoi dare il tuo giudizio su ognuna delle seguenti azioni? Violazione della proprietà privata.
È molto da condannare, perché violare qualcosa che non è tuo non mi pare che sia giusto. Se io ho qualcosa di mio, posso dividerla con gli altri, posso condividerla; però che gli altri la prendano per forza, non lo sopporto.

Occupare case sfitte.
In Sicilia è successo parecchie volte. Vi sono delle case popolari, e le affittano a gente che ha già l'alloggio, e quindi famiglie numerose e senza casa vanno ad occupare case che non sono proprie. Io li condivido, per me fanno bene, perché le case bisogna darle a chi ne ha bisogno, non a chi ce l'ha già, magari perché ha una raccomandatina.
Qui non è questione di proprietà privata, è questione di corruzione dei grandi.
In questa società ci sono persone che hanno troppo e c'è chi non ha niente. Mentre invece bisogna avere un po' tutti, perché non credo che si possa parlare di fratellanza, di amore o di pace quando ci sono soprusi, o gente che rimane all'addiaccio con la famiglia, e le case restano sfitte con i prezzi alle stelle.

L'assenteismo e il disimpegno nel lavoro.
Anch'io mi assento molto da scuola, però non per questo non mi piace studiare. L'assenteismo dal lavoro non mi pare giusto, perché assentarsi e prendere la paga mi sembra rubare. Non voglio togliere niente agli altri che non sia mia. Una cosa è mia perché l'ho sudata.

E l'evasione fiscale?
Non ho mai capito cos'è, comunque è gente che non paga le tasse su per giù. Anzitutto direi che in Italia viviamo in un paese di tasse; ci tartassano di tasse in maniera impressionante, e poi magari le persone che possono pagarle non le pagano. Ecco, le persone che possono pagare e non le pagano, quelle sono da condannare. Gente magari che ha sette figli invece, dovrebbe avere una sovvenzione dallo stato.

Qual è il tuo giudizio sull'aborto?
Sono una ragazza e quindi mi riguarda da vicino. Io personalmente non abortirei mai, non perché è condannato dalle leggi di Dio, ma perché ho un forte istinto materno. Non abortirei mai perché mi piacciono i bambini: sentire la vita che nasce dentro la tua persona, dev'essere meraviglioso. Però sono del parere che ogni persona è libera e può abortire quando e come vuole, né tanto meno la condanno. Non li condanno, perché penso avranno i loro motivi.
Ci si può pensare prima, perché oggi abbiamo tanti contraccettivi, poi ci sono i consultori, e quindi si può prevenire. Ecco: non arrivare ai casi estremi, ma pensarci prima.

Per me, libertà assoluta

Rapporti sessuali prematrimoniali.
Io li ho avuti.
Non si può giudicare una persona se ha fatto prima l'amore o meno, perché l'amore è qualcosa di spontaneo, che ti viene.
Se si ama una persona, penso che sia naturale avere dei rapporti.
Io non mi sento di condannare neanche quelle persone che vogliono avere un'avventura. Per me libertà assoluta.

Tradire sessualmente il partner.
Io penso che quando si tradisce il partner, è perché c'è qualcosa che non va. Ci sono anche quei casi in cui ti piace un tipo e ci vai. Però ci deve essere una causa alla base. Per me il sesso è comunicazione profonda. perché credo che sia un modo di scoprire il proprio corpo. Credo che non lo faccia solo perchè non ha qualcuno con cui fare l'amore, ma lo fa anche per scoprire se stesso, opure per vivere da solo la sua sessualità.

L'omosessualità.
Non riesco a condannarla, perché devo rispettare la libertà altrui, e io non credo che un omosessuale possa nuocere a qualcuno. Qui l'omosessuale è guardato come persona da schifo, anche perché qui c'è una posizione dell'uomo che si basa sulla virilità, cioè l'uomo più virile è, e più uomo è. Per un uomo siciliano un uomo omosessuale è la spazzatura della società, mentre in realtà un omosessuale è un uomo pur avendo gusti sessuali un po' differenti da un altro uomo.
Nella mia scuola io conosco un ragazzo che è omosessuale, ma è un ragazzo meraviglioso; ho notato che sono anche più dolci questi ragazzi, sono persone molto tenere, molto sensibili.

Lavori domestici affidati prevalentemente alla donna.
Purtroppo è la realtà; è sempre stato così da diecimila anni. Sono comunque del parere della collaborazione domestica. Se l'uomo lavora, allora i compiti vengono divisi, ma io penso che sia anche piacevole cucinare con il tuo ragazzo o lavare i piatti magari insieme. Per me la collaborazione è la base di tutto, perché se tu ami una persona, io non credo che fai lavorare solo lei.

La masturbazione.
Non la condanno completamente, anche perché credo che sia un modo dei scoprire il proprio corpo. Credo che non lo faccia solo perché non ha qualcuno con cui fare l'amore, ma lo fa anche per scoprire se stesso, oppure per vivere da solo la sua sessualità.