Tecniche di gruppo per introdurre il lavoro, chiarire il tema, valutare i risultati

Inserito in NPG annata 1985.

 

(NPG 1985-02-75)

 

Anche se nessuno oggi crede che le tecniche di animazione siano una sorta di bacchetta magica per risolvere i problemi della noia, apatia, conflitto, incapacità di accettazione reciproca e azione del gruppo, è innegabile che ci siano tra gli animatori di gruppo forti attese nei loro confronti.

LE ATTESE DEGLI ANIMATORI VERSO LE TECNICHE

Queste attese, pur eccessive, nascono da alcune esigenze educative che possono essere riassunte nella ricerca di nuovi linguaggi di comunicazione che facciano spazio, oltre che alla parola, alla affettività, alla psicomotricità e all'azione; nella ricerca di modalità concrete con cui coinvolgere il gruppo nell'azione e nelle riunioni; nelle modalità operative per incrementare la distribuzione del potere, l'apertura del gruppo verso l'esterno, verso l'ambiente e la società. Pur condividendo queste esigenze, ci sembra importante non enfatizzare il ruolo delle tecniche e degli esercizi di animazione. Per noi il vero strumento dell'animazione è la relazione tra animatore e gruppo, una relazione che si svolge nel faccia a faccia quotidiano, fatto di accoglienza reciproca, autorevolezza fondata sulla testimonianza, competenza acquisita nel tempo. Le tecniche, in questo contesto, sono un modo per potenziare, consoli-
dare, concretizzare la relazione fra animatore e gruppo.
Condividiamo quello che scriveva Mario Pollo nel Q6: «Un animatore che conosca le tecniche e non invece il metodo ed i fondamenti dell'animazione, è simile ad un chirurgo che sappia tagliare, suturare e cucire senza però conoscere né l'anatomia né la fisiologia del corpo umano... Le tecniche servono all'animatore, e sono un potenziamento della sua azione solo se egli le può usare all'interno di un discorso educativo coerente e finalizzato. Con un paradosso si potrebbe dire che l'animatore è abilitato ad usare le tecniche solo quando potrebbe farne a meno... La sola conoscenza delle tecniche non crea animatori, ma solo apprendisti in cerca di guai» (Q6, p. 28).

Per utilizzare le tecniche nella formazione degli animatori

Vogliamo presentare un certo numero di tecniche anzitutto per una loro utilizzazione nei corsi e nelle scuole di animazione.
Se pensiamo un corso di animazione come un insieme articolato di momenti di riflessione teorico-pratica, momenti di scambio relazionale tra i presenti, momenti di programmazione e verifica delle attività interne e dei tirocini pratici all'esterno, diventa comprensibile come possano essere di grande aiuto alcuni strumenti, tecniche ed esercizi.
In un certo senso, l'intero corso di animazione dovrebbe essere un lungo tirocinio pratico, un vero laboratorio di apprendimento mediante l'azione di gruppo, la partecipazione, la programmazione e verifica delle attività, che tuttavia è ben altro che spontaneismo e improvvisazione.
Ogni tecnica va adattata all'ambiente e al gruppo con un minimo di creatività, riflettendo sia sugli obiettivi educativi che sono in gioco sia sul come concretamente deve svolgersi il lavoro.
Prima di utilizzare qualsiasi esercizio, si legga la parte introduttiva del capitolo e si dia un'occhiata a tutti gli esercizi suggeriti per essere sicuri di aver scelto il più idoneo. Ci si assicuri di aver ben compreso l'obiettivo e il procedimento e come si collega con la situazione.
È un paradosso delle tecniche di animazione che i gruppi che avrebbero più bisogno di far esperienza aiutati da un esercizio siano precisamente quei gruppi meno capaci di agire in questo modo!
Per diverse ragioni. Alcuni guardanocon un mezzo sorriso a queste tecniche ed esercizi.
In realtà questi mezzi sorrisi nascono spesso in soggetti che istintivamente si difendono di fronte a qualsiasi novità che turbi gli equilibri precedenti. Si ha paura di compromettersi davanti agli altri, di doversi esporre alla critica, di aprirsi a relazioni interpersonali più profonde.:. Secondo alcuni queste tecniche sono infantili. In questo modo vengono a dire che tutte le attività di gioco sono infantili e inutili, prive di qualsiasi serietà. Ed invece è giocando che si apprende un grande numero di nuovi atteggiamenti e comportamenti. In fondo se alcuni degli esercizi proposti sembrano infantili, va anche aggiunto che proprio in questo consiste la loro forza, cioè la loro capacità di cambiare ed arricchire quelli che li fanno.
Secondo altri gli esercizi sono artificiali. In effetti lo sono, perché si propongono positivamente di creare un nuovo clima di lavoro, in cui sia più facile esprimere nuove idee o vecchie idee in modo nuovo. Le persone timide apprendono ad affrontare il gruppo in un clima protetto. Un gruppo chiuso all'esterno è sollecitato ad aprirsi verso l'ambiente. Del resto, se queste tecniche sono ritenute artificiali, fino a che punto non lo sono tanti incontri formali di gruppi, tante conferenze, dibattiti e tante attività burocratizzate?
Certo molte delle tecniche proposte sono insolite. Ma hanno proprio lo scopo di affrontare situazioni che di solito non vengono, per paura in genere ma anche per pigrizia o per incompetenza, affrontate.
Certi momenti possono essere programmati come dei training di animazione, nei quali vale il principio che «si impara facendo», e che il fare insieme secondo un certo stile trasforma le persone abilitandole a nuovi atteggiamenti e comportamenti, oltre che ad acquisire nuove competenze.
In fondo in un corso di animazione le tecniche possono essere utilizzate secondo due modalità che confluiscono nel principio dell'apprendere facendo. Secondo la prima modalità l'intero corso va gestito utilizzando le tecniche. In base alla seconda modalità un corso deve prevedere dei momenti precisi di sperimentazione di nuove tecniche per colmare, come si dice, la lacuna tra il dire ed il fare.

La nostra raccolta di tecniche ed esercizi

In questo e nei prossimi numeri della rivista pubblicheremo circa 130 tecniche e strumenti per l'animazione, raccolte attorno alle seguenti tematiche:
^ tecniche ed esercizi per facilitare i primi momenti degli incontri di gruppo, per impostare il tema o problema all'ordine del giorno, per valutare il risultato di un incontro, di una serata, di un corso;
^ esercizi e tecniche per conoscersi meglio come gruppo, far emergere e affrontare i problemi relazionali, apprendere ad utilizzare positivamente le energie e le forze di tutti i membri del gruppo o dei partecipanti ad una settimana di lavoro o ad un corso;
^ esercizi che aiutano il gruppo a consolidare le relazioni personali ed affettive, in modo che cresca la fiducia reciproca e la disponibilità a lavorare insieme;
iii esercizi e tecniche che aiutano il gruppo a fare corrette analisi della realtà sociale e politica in cui vivono, e a ricercare insieme un quadro di ideali e valori dai quali partire per un progetto di cambio e intervento sociale e politico nell'ambiente;
^ esercizi per sviluppare la capacità di elaborare una strategia di gruppo per trasformare l'ambiente individuando gli obiettivi significativi e praticabili, le strutture d'intervento necessarie, i ruoli e le competenza di ognuno nell'azione;
^ esercizi per passare dalla strategia alle singole azioni e attività, facendo attenzione a misurare concretamente le possibilità del gruppo, le reazioni dell'ambiente, i tempi e i luoghi, le verifiche da fare nelle varie occasioni.
Ancora una parola sulla loro utilizzazione nelle scuole di animazione e nella vita dei gruppi giovanili.
Per ogni esercizio è stato indicato il tempo necessario e il numero ottimale delle persone. Ovviamente sono indicazioni approssimative. Man mano che si fa pratica con le tecniche ci si rende conto di poterle e doverle usare con un buon grado di libertà.

TECNICHE E STRUMENTI PER LAVORARE INSIEME

Le pagine che seguono sono una specie di «cassetta degli attrezzi»: contengono tecniche e strumenti che possono essere utilizzati nei gruppi per conoscere gli altri (soprattutto nei primi incontri di gruppo o ad un corso o una settimana con persone che provengono da diverse parti), per creare un clima di fiducia e una disponibilità maggiore da parte di tutti, per lavorare in gruppi efficaci e soddisfacenti.
Sotto il titolo «tecniche e strumenti per apprendere a stare e lavorare insieme» raccogliamo tre tipi di materiali:
- tecniche di presentazione per conoscersi prima di lavorare insieme;
- tecniche di chiarificazione del tema, del problema o delle aspettative in un incontro di gruppo;
- tecniche per la verifica degli incontri e del lavoro svolto.
^ Molti dicono di non vedere nei vari incontri di gruppo la necessità di presentazioni tra i presenti - o di niente più di un semplice giro di nomi. «Noi conosciamo gli altri man mano», dicono. Ma spesso i partecipanti agli incontri e attività non si conoscono, vedono dell'altro soltanto un aspetto. Ciò limita seriamente la loro efficacia nel lavoro di gruppo;
^ Le chiarificazioni sono esercizi per migliorare la qualità della comunicazione all'interno dei gruppi. Possono fornire l'opportunità ai timidi e ai meno dinamici di partecipare più del solito, o permettono a tutti di capire ciò che viene proposto e discusso.
^ Le verifiche fanno parte dell'apprendimento. Valutando sistematicamente i risultati di ciò che si fa, si può imparare come migliorare.
La maggior parte delle persone verifica inconsciamente gli effetti di ciò che fa e di ciò che continuamente gli succede intorno; ma quando sono implicati i gruppi, bisogna esplicitare e confrontare le diverse esperienze e valutazioni per trarne suggerimenti per le migliorie. Le tecniche qui suggerite possono aiutare in questo processo che comprende la condivisione delle analisi individuali, l'assunzione da parte di tutti dei dati emersi, il proporre correttivi efficaci.
Gli esercizi non forniscono risposte magiche, ma possono facilitare la conoscenza reciproca e rendere più piacevole ed efficiente il lavoro di gruppo.

PRESENTAZIONI E INTRODUZIONI

Più conosciamo la gente e più è facile farsene un'idea adeguata ed entrare in relazione su basi reali, piuttosto che partendo da idee stereotipe costruite sulle apparenze e su un numero limitato di informazioni. Tuttavia ci sentiamo spesso a disagio a parlare di noi stessi. È quasi come se temessimo di dare troppo, di lasciare penetrare gli altri nei nostri segreti, di definire noi stessi impropriamente in una specifica situazione (le persone che vengono per una conferenza, per esempio, si definiscono in rapporto al lavoro e all'ambiente in cui vivono; ma raramente menzionano la loro situazione familiare, gli interessi del loro tempo libero o le loro tendenze politiche).
Il nome da solo non dice niente della persona, a meno che sia ben conosciuta; perciò le introduzioni al lavoro che si esauriscono nel dire il nome sono quasi sempre insufficienti. Ciò non significa che i nomi non siano importanti, dal momento che essi forniscono etichette, qualcosa a cui associare facce, indizi visuali e comportamentali e altre informazioni.
Le introduzioni sono più efficaci se si dice il proprio nome aggiungendo anche qualche informazione sulla propria persona. Queste possono essere direttamente collegate agli scopi del gruppo (a ciò che ci si aspetta dal gruppo, all'associazione o istituzione che si rappresenta, alla propria mansione, alle proprie competenze) o magari irrilevanti ma curiose (il dolce preferito, dove si sono trascorse le ultime vacanze). L'obiettivo delle introduzioni è di abbattere le barriere tra le persone, di dar loro l'occasione di interagire sia in modo formale che informale.
Di solito le notizie più significative sono quelle scelte dalla persona stessa. Ciò che si vorrebbe che gli altri sapessero. Se non si dà l'opportunità di scegliere le informazioni, l'elemento più significativo diventa il proprio lavoro. Alcuni degli esercizi introduttivi che seguono chiedono a ciascuno di selezionare le proprie informazioni; altri si concentrano sull'apprendimento del nome e cercano di far progredire in questo senso; altri ancora sono suddivisi in due momenti, nel primo si ha una presentazione a coppie o a tre, nel secondo una presentazione più breve di se stessi nel gruppo più ampio; infine alcuni esercizi utilizzano il linguaggio non verbale perché più facile da ricordare che la parola.
In qualsiasi momento un gruppo si riunisca per un qualsiasi scopo, ci dovrebbe essere un momento introduttivo, a meno che tutti si conoscano personalmente. Fare una presentazione diventa ancora più importante se c'è anche un solo nuovo membro: serve per riconoscere la sua presenza e il suo arrivo. Sebbene di solito non ci sia speranza che tutti i nomi possano essere ricordati, devono essere comunque detti. Ovviamente, nei gruppi dove le persone pensano di conoscersi reciprocamente, non è il caso di ripetere ogni volta il nome. Ci possono essere dei nuovi componenti, altri possono avere la memoria labile, altri possono essere stati assenti quando qualche nuovo arrivato veniva presentato per la prima volta. Ad una conferenza è una buona cosa cominciare ogni riunione con un giro di nomi, se questo è fattibile.
Le introduzioni migliori sono quelle integrate nel programma e che non hanno l'apparenza di un rituale forzato. Come minimo, però, ognuno dovrebbe sentire il nome di tutti i presenti. Al di là di questo la scelta di una tecnica introduttiva dipenderà dalla dimensione del gruppo, dal numero di nuovi arrivati, dalla procedura e dal tono del resto dell'incontro, dal livello di rischio che ci si può permettere e dal
tempo a disposizione. È da tener presente che gli esercizi introduttivi, a volte, aumentano le tensioni all'interno del gruppo, rendendo i partecipanti più consapevoli della presenza di sconosciuti e di conseguenza di essere osservati. Non è bene creare una situazione in cui la gente, soprattutto i nuovi arrivati, senta di doversi esibire per essere accettata dal gruppo.

1. Nomi
Obiettivo. Presentare i nomi dei partecipanti il più velocemente possibile; introdurre altre informazioni ad uso del gruppo.
Tempo. 1/4 - 1/2 minuto ciascuno.
Procedimento. Se è possibile, i partecipanti siedono in cerchio, e ciascuno dice il suo nome. Queste informazioni saranno maggiormente fissate nella mente se tale opportunità è offerta per stabilire o precisare l'ordine del giorno (ciascuno dice per quale motivo è venuto), per una presentazione personale (ciascuno elenca le proprie abilità), per pensare e rivelare positivamente la propria personalità (ciascuno racconta qualcosa di originale o di nuovo che gli è accaduto nell'ultima settimana), oppure per condividere altre informazioni.
Osservazioni. Fornendo ulteriori informazioni oltre al nome, c'è maggiore possibilità di ricordare il nome stesso. Le altre notizie sono utili in se stesse, in quanto pongono l'individuo a suo agio con gli altri.

2. Accumulo di nomi
Obiettivo. Presentare e ricordare i nomi in un gruppo di 20 persone; «riscaldare» il clima del gruppo.
Tempo. Circa 1/2 minuto a testa.
Procedimento. Seduti in cerchio, uno dice il suo nome, la persona che segue ripete il nome del vicino e aggiunge il suo, la terza dice tutti e tre i nomi e così via («Lui è Mario Delpiano, lei è Stella Morra e io sono Antonio Nanni»).
Osservazioni. Ciascuno deve ascoltare attentamente, per ricordare i nomi quando è il suo turno. Se preso come divertimento, questo gioco può distendere i partecipanti, ma può anche aumentare la tensioni tra gli ultimi o tra quelli che hanno una memoria labile o difficoltà di udito. La situazione può essere alleggerita facendo ripetere soltanto i nomi delle ultime sei persone.

3. Sacchetto di fagioli
Obiettivo. Introdurre i nomi di tutti i presenti, magari con ulteriori informazioni, in un gruppo di 20-25 persone; rilassare il gruppo.
Materiale. Un sacchetto di fagioli (o una palla di gomma, un paio di calze arrotolate...).
Tempo. Circa 45 secondi a testa.
Procedimento. I partecipanti, disposti in cerchio, dicono i loro nomi e qualcos'altro (serio o divertente) di se stessi. Dopo che ciascuno ha fatto la sua parte, sarebbe una buona idea far ripetere ancora una volta a ciascuno il proprio nome, questa volta molto in fretta, per fissarlo nella mente dei presenti. Qualcuno allora tira il sacchetto di fagioli ad uno qualsiasi e chi lo prende deve dire il nome e qualche altro particolare della persona che glielo ha tirato. Dopo aver parlato, lo tira ad un altro che a sua volta deve dire il nome e qualche informazione su colui che ha lanciato il sacchetto e così via, finché tutti hanno avuto la possibilità di prendere e tirare il sacchetto.
Osservazioni. Per questo gioco si impiega parecchio tempo, ma in compenso il gruppo si distende molto in fretta, soprattutto se i particolari riferiti oltre il nome sono divertenti. Ci sono altri giochi simili, in cui i partecipanti dicono il nome della persona alla quale gettano il sacchetto -ma ciò comporta il rischio di scegliere solo le persone di cui si ricorda il nome. È importante che ciascuno abbia tirato il sacchetto; in un gruppo numeroso può essere utile incaricare qualcuno di osservare che tutti facciano il loro giro.

4. Presentazioni reciproche
Obiettivo. Fare in modo che ciascuno conosca bene almeno una persona.
Materiale. Un orologio.
Tempo. 7 minuti più 2 per persona.
Procedimento. I partecipanti formano delle coppie, preferibilmente con chi non conoscono. Ciascuno ha a disposizione 3 minuti per presentarsi al suo compagno. Qualcuno avverte ad alta voce del trascorrere del tempo e, dopo i primi tre minuti, ordina di invertire i ruoli all'interno delle coppie. Dopo altri 3 minuti il gruppo si riunisce e ciascuno presenta a tutti il suo compagno. Le presentazioni possono essere evidenziate facendo stare chi parla in piedi dietro il suo compagno seduto e parlando di lui in prima persona.
Osservazioni. Questo esercizio è particolarmente utile se molti non hanno mai visto gli altri prima. Permette di conoscere bene almeno una persona. La lunghezza della presentazione può essere variata; lo stare dietro la persona di cui si parla focalizza molto l'attenzione degli altri, e parlare in prima persona può migliorare la capacità di identificazione, sebbene possa confondere gli ascoltatori se non sono sicuri di chi è l'«io» di cui si parla. Una variante consiste nel permettere alle coppie di procedere come se si trattasse di un'intervista, facendosi domande a vicenda.

5. Triadi
Obiettivo. Fare in modo che ciascuno conosca almeno due persone nuove.
Materiale. Un orologio. Tempo. 15 - 20 minuti.
Procedimento. I partecipanti formano dei gruppi di tre componenti ciascuno. A impiega tre minuti per dire a B e a C quanto ritiene sufficiente per farsi conoscere. Lo stesso fanno, a loro volta, B e C. B e C insieme hanno due minuti per dire ad A che cosa hanno capito di ciò che ha detto e che cosa hanno dedotto da ciò che non ha detto. C ed A fanno poi lo stesso con B, ed A e B lo stesso con C. Di solito tali informazioni non vengono condivise con l'intero gruppo; a tale scopo è meglio utilizzare un esercizio come l'Accumulo di nomi (n. 2).
Osservazioni. Questo esercizio dura 15 minuti, più il tempo impiegato per spiegarlo.
Una persona dovrebbe scandire i tempi ad alta voce, dicendo anche che cosa fare di volta in volta. Ci sono tre fasi di tre minuti ciascuna in cui ognuno presenta se stesso, seguite da tre fasi di due minuti in cui si risponde (reagisce) a coppie. In questo esercizio si intrecciano diversi elementi: ascoltare attentamente, rendersi conto se si capisce o meno, lavorare in coppia. Si può inoltre imparare qualcosa di due persone - il tutto in 15 minuti. Le triadi non devono diventare delle mini discussioni di gruppo: nella prima parte parla una sola persona per volta, nella seconda soltanto due.

6. Autobiografia
Obiettivo. Conoscere gli altri come gruppo; registrare ciò che si apprende per farne un punto di riferimento nel lavoro di gruppo.
Materiale. Una scheda a testa, penne o matite, puntine.
Tempo. 6 minuti più 30 secondi a testa.
Procedimento. Ogni partecipante ha 5 minuti per scrivere sulla sua scheda qualsiasi cosa voglia dire di se stesso, eccetto il nome. Si raccolgono le schede, si mescolano e si passa il mazzo alla prima persona del gruppo che legge ad alta voce la prima scheda. Gli altri devono indovinare chi l'ha scritta. Una volta indovinato, si scrive il nome sulla scheda e la si appende al muro. Il mazzo delle schede viene quindi passato alla persona successiva.
Osservazioni. Questo esercizio è ideale in un gruppo in cui proprio non ci si conosce. Il niuro su cui saranno appese le schede può diventare punto di riferimento.

7. Esperienze
Obiettivo. Comprendere gli altri oltre i semplici dettagli biografici.
Tempo. 2 - 3 minuti per persona.
Procedimento. Ognuno ha circa 2 - 3 minuti per rendere partecipe il gruppo di qualche momento critico della propria vita, di fatti e eventi significativi che lo hanno portato a far parte del gruppo, di
esperienze particolari della propria infanzia o di un avvenimento importante accaduto di recente.
Osservazioni. Questo esercizio può essere utilizzato solo in un gruppo di poche persone - al massimo 8 o 10 - o diventerebbe troppo lungo e pesante. È inoltre da preferire in un gruppo in cui ci si conosce già un po' e dove c'è l'intenzione di lavorare e incontrarsi per un lungo periodo di, tempo.

8. Presentazione mimata
Obiettivo. Presentare le persone in modo indimenticabile; distendere ,il clima di gruppo.
Tempo. 3 - 5 minuti a testa.
Procedimento. Chiedere a ciascuno di rappresentare senza parole un'occupazione che gli piace, qualcosa particolarmente importante o un modo di fare che esprime la propria personalità.
Osservazioni. Nessuno deve essere obbligato a fare questo esercizio. Le informazioni date attraverso un mimo sono auto-selezionate e spesso molto attinenti: una persona, per esempio, insisteva nel cercare di far stare in piedi due matite, una con la punta sopra l'altra, per dimostrare che gli si proponeva sempre delle cose impossibili. Le azioni si imprimono nella memoria molto più delle parole e costituiscono una buona introduzione al mimo.

9. Disegno
Obiettivo. Esprimersi e condividere la propria personalità; dipingere una bella carta da parati!
Materiale. Carta, pastelli, pennarelli, matite.
Tempo. 10 -15 minuti più 2 minuti a testa.
Procedimento. Si chiede a ciascuno di disegnare ciò che può essere maggiormente rappresentativo di sé; 10-15 minuti sono sufficienti. Poi ciascuno mostrerà e spiegherà il suo disegno al gruppo. Infine, scritti tutti i nomi, i disegni saranno appesi al muro.

10. Posters
Obiettivo. Presentarsi facendo in modo che le informazioni siano visualizzate e a disposizione di tutti per tutto il tempo; stimolare la formulazione di domande, associazioni e riflessioni.
Materiale. Un cartellone (cm. 15 x 12 o più grande), pastelli, matite e pennarelli.
Tempo. Da 5 a 30 minuti.
Procedimento. Ciascuno scrive il proprio nome su un poster e vi aggiunge qualsiasi notizia o trovata che vuole. Si possono richiedere ai partecipanti informazioni specifiche, come idee a proposito di un tema, le ragioni per cui hanno deciso di venire, cosa pensano dell'insieme dei membri del gruppo, quali sono i loro interessi, e così via. I posters vengono appesi tutti in uno stesso posto.
Osservazioni. Questo esercizio è molto elastico. Attraverso i posters si può conoscere molto di ciascuna persona, specialmente se vengono usati pastelli e pennarelli. Alcuni possono scrivere episodi della loro vita, al si disegnare una scena, altri scrivere una composizione poetica o una citazione significativa; alcuni potranno scrivere delle domande o decorare minuziosamente i bordi del poster. Se si fa una specifica richiesta, come per esempio ciò che ci si aspetta dall'incontro, le risposte possono essere utilizzate nella stesura del programma di lavoro o nella sua verifica.

CHIARIFICAZIONI

Gli esercizi di chiarificazione che presentiamo sono, per la maggior parte, basati su disegni ed elenchi. Entrambi vengono elaborati dai gruppi o, comunque, tengono conto della loro esperienza.
Disegni ed elenchi sono solo semplificazioni; non danno informazioni complete, né sono in grado di indicare tutto ciò che è stato detto e inteso, o tutti i collegamenti tra fatti e idee. Possono tuttavia servire come «memoria di gruppo»; forniscono una serie di informazioni da esaminare in dettaglio, per scoprirne i collegamenti.

11. Cartelloni sul muro
Obiettivo. Visualizzare idee e punti di vista; evidenziare il programma di lavoro in modo che in ogni momento vi si possa fare riferimento; fissare nella memoria i punti discussi durante l'incontro.
Materiale. Grandi fogli di carta (carta da pacco, o retro di cartelloni usati), sostegni o pareti per appendere i cartelloni, puntine da disegno e matite colorate, grandi pennarelli di vari colori.
Tempo. 1 - 2 minuti per spiegare.
Procedimento. La compilazione dei cartelloni fa parte integrante della riunione. Su di essi si riporta l'elenco delle voci e dei temi così come vengono discussi. Possono però essere utilizzati in modo più informale, incoraggiando i partecipanti a scrivervi le proprie osservazioni, idee e commenti in qualunque momento vogliano.
Osservazioni. Se un convegno dura a lungo, l'intero salone delle riunioni finisce per essere tappezzato di cartelloni. Più i problemi, le domande, i programmi e i tempi di lavoro sono visualizzati, più è facile seguire, persino per chi ha una memoria labile. Anche i più distratti riescono a ritrovare il filo del discorso. Sono molti gli esercizi in cui si fa uso di cartelloni.

12. Ordine del giorno murale (agenda)
Obiettivo. Visualizzare l'o. d . g. ( = ordine del giorno o agenda) in modo che ciascuno, consapevole di come l'incontro deve procedere, si assuma la responsabilità di una buona riuscita; abituare a rifarsi all'o.d.g. come è stato deciso durante la riunione e a cambiarlo, se necessario.
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Quanto serve per concordare un'agenda.
Procedimento. L'ideale è scrivere le voci una sotto l'altra, lasciando degli spazi vuoti per eventuali modifiche. A volte è utile raggruppare le voci per categorie o trascriverle con colori diversi. Le categorie più comuni di raggruppamento sono: Comunicazioni, Punti da discutere, Cose da decidere.
Osservazioni. Se si tratta di un'assemblea o di un gruppo di lavoro, l'agenda murale diventa particolarmente utile per sviluppare la responsabilità collettiva nel lavoro e per imparare una disciplina di gruppo. Spesso può rivelarsi utile assegnare un limite di tempo per ogni voce all'ordine del giorno, per non rischiare di perdere troppo tempo su cose secondarie, tralasciando quelle più importanti. Una volta che l'agenda è stata scritta e i tempi fissati a seconda dell'importanza e dell'ampiezza delle voci, solo una decisione collettiva può varare delle modifiche.

13. Segnatempo murale
Obiettivo. Prendere atto dei dibattiti e delle decisioni di una riunione; prendere coscienza del procedere di una riunione.
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile.
Procedimento. Alla fine della discussione di ogni singola voce dell'agenda si trascrivono i minuti impiegati per arrivare alla conclusione. Dopo l'incontro si ricopiano i tempi su un registro, per farvi riferimento in seguito.
Osservazioni. Anche se è impossibile registrare tutti i tempi, il segnatempo deve almeno comprendere tutte le decisioni importanti. In molti incontri è difficile ricordare esattamente quali decisioni si sono prese e chi ha dato il suo consenso; il segnatempo murale può eliminare (o almeno minimizzare) la confusione e assicura che tutti i partecipanti concordino nelle formulazioni. I segnatempo murali sono utili specialmente nei procedimenti lunghi e complicati.

14. Giornale murale
Obiettivo. Creare un mezzo di espressione che rimanga sempre a disposizione di tutti; misurare le sensazioni; comunicare con gli altri pur mantenendo l'anonimato.
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. 1 - 2 minuti per spiegare.
Procedimento. Appendere un grande foglio di carta bianca in modo che sia visibile a tutti. Legarvi accanto un pennarello e assicurarsi che non si stacchi facilmente e vada perso. Chiarire che chiunque può scrivere o disegnare sul cartellone in qualsiasi momento.
Osservazioni. Ottimo per sfogarsi ed esprimere sensazioni ed idee. Può essere molto utile per la verifica di una riunione - mantenendo, dove necessario, l'anonimato. Potrebbe comunque anche fallire, soprattutto se qualcuno prende l'occasione per un esibizione di talenti grafici personali, mettendo gli altri in una situazione di disagio.

15. Brainstorm
Obiettivo. Far emergere quante più idee originali possibile su un argomento.
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile.
Procedimento. È importante spiegare a tutti che cosa è un brainstorm (lett.: attacco di pazzia) e avere qualcuno che annoti le idee con chiarezza, cura e velocità. Spiegando l'esercizio si sottolinei che le idee vanno espresse e scritte senza paura di essere criticati o derisi. Perciò non si devono fare assolutamente commenti, né ci devono essere mormorii o risatine sommesse. Di solito ci si accorda in precedenza su una durata massima di 5 - 10 minuti. Il tema da sviluppare viene scritto in alto sul cartellone nei termini più specifici che è possibile, in modo che gli interventi non si allontanino troppo dall'argomento in esame. Non appena si inizia, i partecipanti devono dire le proprie idee ad alta voce il più vivacemente possibile. Queste vengono trascritte sul cartellone e sintetizzate con non più di quattro o cinque parole. Quando il tempo è scaduto, e anche prima se le idee si sono esaurite in fretta, si esaminano le voci sul cartellone. Ce ne saranno alcune impossibili da trattare e verranno scartate; altre invece potranno essere adattate o combinate; altre ancora magari dovranno essere riesaminate.
Osservazioni. In dieci minuti un gruppo di 8 persone potrebbe facilmente produrre una lista di 40/80 idee, almeno metà delle quali sarebbe stato difficoltoso far emergere in una discussione convenzionale. La straordinaria produzione di idee provocata dal brainstorm mostra quanto di solito inibiamo la nostra creatività per paura delle critiche o perché le nostre idee ci sembrano squilibrate o assurde e quindi da non dire. In questo procedimento persino un'idea non buona può diventare stimolo per qualcun altro.
L'argomento deve essere ben definito: per esempio, quello che ci si aspetta dal fine settimana, che cosa fare nel pomeriggio, come migliorare le riunioni, le tattiche per denunciare l'inquinamento nella zona. Lasciare tutto il tempo necessario per passare in rassegna le idee che sono saltate fuori; sebbene il brainstorm abbia bisogno di pochi minuti, l'analisi dettagliata delle idee può durare tre o quattro ore (non troppo però se si sta parlando di che cosa fare nel pomeriggio).
Gruppi troppo numerosi possono inibire questa esplosione di idee, perché verrebbero dette troppo in fretta per poterle scrivere, ed alcuni potrebbero lasciarsi intimidire dalle dimensioni del gruppo. Se ci sono più di quindici partecipanti è meglio dividerli in gruppi più piccoli.

16. Brainstorm in serie
Obiettivo. Proporre idee originali; sviluppare le idee in tappe diverse; dimostrare l'interrelazione di molti problemi.
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile.
Procedimento. Dopo un primo giro di brainstorm, viene scelta dall'elenco una delle idee e riproposta come soggetto di un secondo brainstorm. Una delle voci nuove emerse, diventa soggetto di un brainstórm successivo e così via.
Osservazioni. Ogni brainstorm divide il problema in parti sempre più piccole, finché si giunge ad un elemento ben delimitato. L'interrelazione e la gerarchia delle questioni vengono evidenziate con chiarezza. È un esercizio che può essere utilizzato per definire un progetto che il gruppo potrebbe intraprendere.

17. Aspettative
Obiettivo. Scoprire ciò che la gente si aspetta o meno dall'incontro.
Materiale. Non più di cinque foglietti di carta a testa (cm. 2x3), cartelloni, penne, puntine e nastro adesivo.
Tempo. 15 - 45 minuti.
Procedimento. I partecipanti scrivono su ciascun foglietto una cosa che vogliono o che non vogliono dalla riunione. Possono fare riferimento al contenuto, allo stile, o a dettagli pratici (non fumare...). L'animatore dovrebbe aver preparato tre cartelloni con i titoli: Contenuto, Metodo, Suggerimenti pratici. I partecipanti incollano i loro foglietti sul cartellone appropriato, raggruppando quelli relativi ad una particolare voce o idea. Per esempio, i foglietti che invitano al servizio in cucina occuperanno un angolo del cartellone Suggerimenti pratici. In un gruppo numeroso è consigliabile suddividere ulteriormente i cartelloni - per esempio: Tecniche di discussione, Tecniche di decisione... Quando si sono raccolte tutte le aspettative, quelle in positivo e quelle in negativo, si possono discutere fino a raggiungere il consenso.
Osservazioni. Questa tecnica visualizza ciò che le persone vogliono e non vogliono dall'incontro. Ciò rende più facile determinare il grado di consenso già esistente, per poi raggiungere un livello di accordo più alto. È anche vantaggioso ritornare ai cartelloni durante la verifica alla fine dell'incontro, per vedere fino a che punto le aspettative sono state rispettate.

18. Chiarificazione di valori
Obiettivo. Aiutare la gente nel definire gli aspetti soggettivamente più importanti della vita.
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile, minimo 30 minuti.
Procedimento. È meglio annunciare l'impiego di questa tecnica alcuni giorni prima. Chiedete ai partecipanti di fare un elenco degli aspetti della vita (valori, libertà, beni...) per loro più importanti, disponendoli sotto una delle tre categorie: Cose alle quali non rinuncierei in nessuna circostanza, Cose alle quali rinuncerei per una società migliore, Cose che vorrei condividere. Ora, in gruppi di 5 - 12, gli elenchi vengono messi insieme e riportati su un cartellone da appendere al muro.
Osservazioni. Come nel brainstorm, si fa affidamento sull'aumento di produttività e creatività che si rilevano nei gruppi in cui viene messa da parte la paura di essere giudicati. La chiarificazione di valori è un processo aperto e non una sentenza di giudizio. Se ci sono dei disaccordi tra persone, queste vanno incoraggiate a discutere i loro punti di vista in altri momenti, piuttosto che nel contesto della tecnica. La tecnica può rendere più facile la richiesta di aiuto agli altri per quanto riguarda ricerche e fatiche personali, e può fare in modo che ciascuno si renda conto che le proprie esperienze sono simili a quelle degli altri. Può essere utile all'inizio di una serie di incontri sul cambio o sul coinvolgimento personale.

19. Chiarificazione dell'azione personale
Obiettivo. Identificare e rimuovere le barriere all'azione personale.
Materiale. Carta e penna per tutti. Tempo. Variabile, non meno di 30 minuti.
Procedimento. Ciascuno scrive sul foglietto, in alto, un'azione che fa fatica ad intraprendere. Poi traccia una linea verticale al centro del foglio dividendolo così a metà; sul lato sinistro scrive gli ostacoli percepiti e reali, esterni o interni, che sembrano impedirlo nell'agire; sul lato destro elenca dei provvedimenti da prendere, che potrebbero rimuovere gli ostacoli. Questo lavoro può essere fatto individualmente o in gruppi molto piccoli in cui a turno si dà e si riceve aiuto dagli altri.
Osservazioni. Come per l'esercizio Chiarificazione di valori (n. 18).

20. Chiarificazione degli scopi
Obiettivo. Esaminare gli scopi della vita e metterli in relazione con l'attività quotidiana.
Materiale. Due fogli di carta e una penna a testa, orologio.
Tempo. Variabile, non meno di 30 minuti.
Procedimento. Distribuite i fogli di carta e le penne. Invitate i partecipanti a rispondere in due minuti alla domanda: «Quali sono gli scopi della mia vita?». Trascorsi i due minuti, invitateli ad esaminare ciò che hanno scritto e ad aggiungere eventualmente qualcosa, entro altri due minuti. Nello stesso modo procedete con la domanda: «Come vorrei trascorrere i prossimi tre anni?», «Come vorrei vivere i prossimi sei mesi, se sapessi che sono gli ultimi della mia vita?». Invitate poi ogni persona ad analizzare i suoi quattro elenchi. Ci sono dei temi che ricorrono nelle varie risposte? La maggior parte degli scopi possono rientrare in una categoria come «personale», «familiare», «sociale», «professionale», «comunitaria», o «spirituale»? Gli scopi scelti come più importanti differiscono in qualche modo dagli altri? Può essere utile discutere i risultati in gruppi di 4 - 5 persone.
Osservazioni. Attenetevi strettamente ai limiti di tempo e non permette ai partecipanti di discutere il significato delle domande. Nel rispondere alle domande devono ignorare tutto ciò che potrebbe metterli a disagio.

21. Parafrasi
Obiettivo. Migliorare la comunicazione e chiarire le posizioni, particolarmente nei gruppi con dei gravi disaccordi.
Procedimento. In un momento in cui la discussione si sta polarizzando e surriscaldando e in cui i malintesi cominciano a diffondersi, si invita coloro che parlano a parafrasare ciò che gli altri hanno detto, prima di aggiungere il proprio contributo. Chi interviene ripete con parole sue ciò che ha sentito da altri, chiedendo successivamente all'interessato se la sua interpretazione è stata esatta. In caso negativo, colui che ha parlato in precedenza può riprendere la parola, finché tutti hanno capito. È meglio rivolgersi all'altro dicendo: «credo di averti inteso dire», invece di «non sei stato chiaro», oppure «che cosa hai detto?».
Osservazioni. Nel momento in cui la comunicazione si interrompe, la confusione e la tensione peggiorano rapidamente. Suggerire questa tecnica quando ancora c'è disponibilità al dialogo e al momento giusto, può salvare la discussione. Sebbene questa procedura sembri poco pratica e lenta, può effettivamente sveltire la discussione, localizzando con precisione l'area dei malintesi. Perché questa tecnica sia più efficace è importante che chi interviene resista alla tentazione di esagerare e ridicolizzare le posizioni degli altri.

TECNICHE DI VERIFICA

Verificare è determinare il valore: un processo deliberato che soppesa i fattori e considera le ragioni del risultato e di un eventuale cambiamento nel futuro. In una verifica si prende in esame se l'obiettivo è stato raggiunto, il modo in cui è stato raggiunto, quali vantaggi ha arrecato e a quale prezzo (pro e contro).
Le informazioni risultanti dalla verifica, combinate con i risultati di altre verifiche, possono costituire la base per arrivare a conclusioni che portano ad un cambiamento dei fini e degli obiettivi, o ad una modificazione della strategia e della tattica. Molti preferiscono piuttosto giudicare gli avvenimenti e le attività, che non verificarle, ottenendo informazioni assai meno utili.
La verifica fa parte di un processo continuo di ricerca e di analisi, che dovrebbe costituire un elemento importante di ogni lavoro di gruppo. La ricerca comprende l'esplorazione, la sperimentazione, la verifica, la progettazione, un'esplorazione ulteriore e così via, ponendo ciascuno nel duplice ruolo di soggetto e di oggetto, di osservatore e attore. La verifica degli eventi e delle attività abilita inoltre alla pratica di microanalisi, importanti per dare luogo a generalizzazioni che conducono alla comprensione di eventi di vaste
dimensioni e all'elaborazione di una teoria. Chiarisce, infatti, la relazione tra una ideologia organica e la realtà sociale particolare e concreta.
La verifica è la riflessione su una situazione a cui si è partecipato. Più in generale, facendo riferimento alla percezione che ognuno ha della natura e della realtà sociale che lo circonda, la verifica diventa parte di un processo di crescita nella consapevolezza e nella conoscenza.
Una verifica almeno in parte scritta può rivelarsi utile per ripensare una programmazione. Quando si valuta un lavoro lungo e complesso, è importante suddividerlo in modo che tutti parlino della stessa cosa nello stesso momento. Possibili suddivisioni sono il contenuto (che cosa è avvenuto) e il processo (come è avvenuto); l'organizzazione, la conduzione, le tecniche, il programma e il clima; oppure che cosa è successo in un dato corso o in un dato giorno. Alcune tecniche di verifica classificano non tematiche, ma impressioni; per esempio, impressioni positive o negative, suggerimenti per il futuro. Qualche volta potrebbero essere utili due verifiche: una per l'attività nel suo insieme e una per i suoi aspetti particolari.

22. Verifica orale
Obiettivo. Fornire un feedback sulle tecniche e sugli incontri; abituarsi alla verifica per apprendere dall'esperienza; imparare ad esprimere le proprie impressioni e a dare dei suggerimenti creativi.
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile.
Procedimento. Discutere, sia in piccoli gruppi che tutti insieme, valutando l'accaduto e la propria reazione. Può essere d'aiuto verificare il contenuto (che cosa è avvenuto) separatamente dal processo (come è avvenuto). Per facilitare la discussione nei gruppi, si possono formulare delle domande. I risultati verranno riportati su un cartellone.
Osservazioni. Questa tecnica e le altre che seguono, possono essere impiegate per verificare un'attività nel suo complesso o una parte di essa. La verifica di un esercizio di gruppo deve essere rapida e verbale, mentre chi l'ha animata si limita a prendere appunti, senza esprimere il suo parere. Le verifiche di un laboratorio o di una serie di incontri di training necessitano di un'atmosfera più riflessiva. In un corso la verifica complessiva è l'ultima fase del programma. A volte è meglio non fare verifiche immediatamente dopo un incontro o un corso.

23. Verifica scritta
Obiettivo. Quello della tecnica della Verifica orale (n. 22).
Materiale. Una penna e un foglio a testa. Tempo. Variabile.
Procedimento. Ogni partecipante scrive ciò che desidera sia valutato. Per chiarire le riflessioni e per esprimere le proprie opinioni nel modo più vantaggioso può essere utile dare dei precisi temi di verifica. I fogli possono essere anonimi e, se rimane tempo, li si può leggere ad alta voce a tutto il gruppo e commentarli. La verifica può svolgersi sotto forma di questionario; questo accorgimento si rivela particolarmente pratico per la verifica di fatti accaduti a distanza di alcune settimane.

24. Verifica attraverso brainstorm
Obiettivo. Quello della tecnica della Verifica orale (n. 22).
Materiale. Come per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile.
Procedimento. In gruppi non superiori alle 15 persone, si elencano «impressioni positive» e «impressioni negative» e «suggerimenti costruttivi» attraverso un brainstorm. È bene affrontare le voci secondo quest'ordine, suddividendole ulteriormente in «processo» e «contenuto». Altri titoli di verifica possono essere: «Che cosa abbiamo imparato» e «Come utilizzare in futuro ciò che si è appreso».

25. Verifica utopica
Obiettivo. Quelli della tecnica della Verifica orale (n. 22); abilitarsi a pensare in modo positivo e concreto.
Materiale. Carta e penna per tutti, oppure lo stesso materiale occorrente per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile.
Procedimento. Individualmente, o in piccoli gruppi, si presenta un progetto in riferimento ad un evento analogo che sia il meglio - qualcosa di utopico.

26. Pagella di verifica
Obiettivo. Quello della tecnica della Verifica orale (n. 22).
Materiale. Carta e penna per tutti, oppure la stessa materia occorrente per l'esercizio Cartelloni sul muro (n. 11).
Tempo. Variabile.
Procedimento. Fare un elenco di ciò che si è fatto durante un'attività e chiedere che ciascuno classifichi ogni voce in una graduatoria da –2 a +2, sia dal punto di vista dell'utilità che della gratificazione. Questo potrebbe essere fatto individualmente o utilizzando un cartellone e invitando ciascuno a scrivere il proprio voto in una colonna, in modo che i totali di ciascuna sezione diano una specie di valutazione complessiva.