Formazione degli animatori. Nuovi materiali (presentazione)

Inserito in NPG annata 1985.

 

(NPG 1985-02-61)


La rubrica «i quaderni dell'animatore» è ormai giunta al termine con la pubblicazione del Q20 come sintesi del cammino percorso in due anni.
Muore anche la rubrica con quel titolo. Muore per identificare i venti quaderni che esistono ormai come «estratti» pubblicati dalla LDC (a parte ne diamo l'elenco).
Per noi tali quaderni rimangono un punto fermo nella formazione degli animatori.
Tuttavia la rubrica muore... per continuare. Rimane un preciso impegno della rivista: proporre ulteriori materiali e piste di lavoro per la formazione degli animatori dei gruppi giovanili ecclesiali, con una particolare attenzione ai «giovani animatori».
Consideriamo tutta la rivista come la «rivista dell'animatore», ma crediamo importante offrire materiali per quel particolare momento della vita dell'animatore che è la sua formazione intensiva, metodica, intenzionale in scuole o corsi o settimane.
Detto questo, ecco il nostro servizio per la formazione degli animatori nei mesi che seguono:
^ questo animatore: veloci riflessioni sull'esperienza personale e sull'identikit dell'animatore dei gruppi giovanili ecclesiali;
^ il ciclo vitale del gruppo: passo dopo passo le principali fasi di vita di un organismo vivente come il gruppo educativo, per aiutare a capire quel che succede e per delineare alcune indicazioni operative;
^ il metodo dell'animazione culturale: sentiamo il bisogno di andare oltre i «quaderni» per rispondere alla domanda: «come fare?»
^ le tecniche di animazione e le'riunioni di gruppo: l'animazione si serve di numerosi strumenti e tecniche che potenziano il vero strumento dell'animazione, la relazione fra animatore e gruppo;
^ un piano triennale per la formazione degli animatori, alla luce delle esperienze maturate in Italia in questi anni;
^ esperienze di scuole di animazione. A partire da questo numero affrontiamo due dei temi in programma: il ciclo vitale del gruppo e le tecniche di animazione.
^ Il ciclo vitale del gruppo giovanile ecclesiale. Per una introduzione approfondita al tema rimandiamo alle pagine che seguono. Qui ci limitiamo a indicare il contesto in cui questo tema si colloca nel progetto di animazione. Siamo nell'ambito del metodo e del fatto che l'animazione utilizza le forze educative che si scatenano nel piccolo gruppo, come indicato nei Q16 e Q17. Nel Q20 tale scelta veniva ulteriormente approfondita facendo intravvedere le fasi principali di sviluppo del gruppo.
Di numero in numero prenderemo in esame una delle fasi, offrendo un'analisi della situazione, una categoria psicopedagogica che esplicita la caratteristica della fase, alcuni obiettivi per la crescita del gruppo, indicazioni operative per l'animatore, veloci suggerimenti di tecniche di animazione. Queste sono le cinque fasi del gruppo:
- prima fase: dalla dispersione all'aggregazione fisica;
- seconda fase: dall'aggregazione fisica all'appartenenza;
- terza fase: dall'appartenenza alla coesione e prime realizzazioni;
- quarta fase: dal gruppo alla sua crisi e alle prime distanze;
- quinta fase: dalla crisi del gruppo allo sbocco.
Sono pagine per tutti gli animatori, in particolare per quelli che desiderano iniziare un cammino con adolescenti in un centro giovanile, in una associazione o in altra istituzione educativa ecclesiale.
^ Le tecniche di animazione. Fin dal Q1 avevamo preso in considerazione il crescente boom delle cosidette tecniche di animazione di gruppo, un nome generico dietro al quale si nascondono materiali molto vari, come tecniche per la conoscenza del gruppo, esercizi per accrescere la capacità di interagire nel gruppo, esercizi che abilitano a lavorare insieme, strumenti per analizzare i problemi all'ambiente e per programmare adeguati interventi.
Di queste tecniche ce ne sono molte raccolte. Noi stessi nei quaderni abbiamo citato più volte il testo di B. Grom, Metodi per l'insegnamento... (LDC 1981).
Dopo aver offerto nei «quaderni» un contesto educativo e metodologico in cui utilizzare le tecniche, iniziamo ora a pubblicarne una raccolta.
Lo faremo a puntate, riprendendo un libro di prossima pubblicazione presso la LDC preparato dal Movimento non violento inglese per i loro gruppi, ma di immediata utilizzazione anche nei gruppi giovanili ecclesiali. Ci prefissiamo due obiettivi.
Il primo è che le scuole di animazione prevedano dei veri e propri training in cui tali tecniche vengono usate per migliorare la capacità di accoglienza e di lavoro dei partecipanti alla scuola.
Certi momenti formativi devono essere dei training in cui «facendo si impara e si cambia», rendendosi capaci di agire in modo nuovo.
Il secondo obiettivo è che gli animatori le utilizzino, a loro volta, nei gruppi, non come bacchetta magica, ma come strumenti per potenziare la relazione fra animatore e gruppo.