Introduzione a: Volontariato giovanile tra welfare state e nuova povertà

Inserito in NPG annata 1985.

 

(NPG 1985-02-3)

 

Ritorniamo con due dossier su un tema stimolante ma problematico, il volontariato: il primo dedicato al volontariato in genere; il secondo dedicato al volontariato giovanile. Lo facciamo a partire da una ipotesi educativa precisa: uno dei segnali nuovi nel mondo degli adolescenti alla ricerca di una nuova qualità di vita è la «solidarietà» (cf Q6, p. 8 in NPG 83/6 e NPG 84/9, p. 10).
Con questo termine intendiamo la disponibilità dell'adolescente a cercare «luoghi caldi» in cui dare una risposta al problema se «val la pena vivere», lasciandosi coinvolgere in organismi viventi come la famiglia e il gruppo dei pari. In tali ambiti, se opportunamente aiutato, egli diventa capace di sentirsi riconosciuto nella sua dignità di persona a tal punto che si genera in lui la disponibilità gratuita ad una solidarietà attiva che esplode nei momenti in cui, negli ambiti caldi o nelle - immediate vicinanze, tocca con mano la sofferenza dell'altro. Questa solidarietà legata al mondo della famiglia e del gruppo è «promessa» di un allargamento a cerchi concentrici sempre più larghi riconducibili a due: il volontariato nel sociale e la partecipazione nel politico.
Distinguiamo tra volontariato e partecipazione politica. Con il primo termine intendiamo il farsi carico della sofferenza dell'altro dandovi una risposta assolutamente gratuita che pone in gioco la dignità ultima della «mia» persona. Il luogo del volontariato è il sociale in senso vasto, l'educativo, l'emarginazione, il culturale.
In continuità ideale, ma ad un livello diverso, poniamo la partecipazione politica attraverso la presenza in strutture e organizzazioni che promuovano un nuovo assetto territoriale e ambientale, legislativo ed economico, perché migliori la qualità della vita.
Non entriamo di più nel merito di questa distinzione tra volontariato e politica. La riprenderemo in un altro momento (nel secondo dei due dossier in programma). Ci basta aver limitato l'ambito di intervento del volontariato.
Precisiamo un altro aspetto: il volontariato vero e proprio è per noi compito dell'adulto.
Quello giovanile lo consideriamo un «volontariato anomalo» (Milanesi) perché l'adolescente ed il giovane non sono in grado di garantire un servizio che richiede competenza, continuità, resistenza al dolore, tempi lunghi. Qualità che essi non hanno, almeno in forma stabile, perché ancora concentrati nella lotta per definire la loro identità in una società complessa.
Di conseguenza parliamo di volontariato giovanile come «volontariato educativo», cioè come un luogo in cui il giovane, nel dare una risposta concreta alla sofferenza, sperimenta anche che «val la pena
vivere».
Una riflessione sul volontariato in generale. Quale volontariato allora per gli adolescenti?
Per individuarlo invitiamo i lettori a percorrere un cammino in cui isoliamo due grandi tappe: prendere atto dell'espandersi del volontariato in generale; identificare una sorta di «volontariato educativo» per i giovani.
Innanzitutto prendere atto del boom del volontariato in questo momento storico caratterizzato dalla crisi dello stato previdenziale o stato del benessere (welfare state) e dalla presa di coscienza che esistono sacche di povertà economica e culturale alle quali lo stato non è in grado di dare risposta.
Tali sacche sono oggi una provocazione per chi intende ,«onorare la vita» ed è consapevole di dovervi trovare risposta attraverso un impegno personale gratuito,
coinvolgendo successivamente le forze sociali e politiche per una soluzione duratura e strutturale. Di fronte a questa situazione nel primo dossier ci proponiamo di:
- prendere atto delle dimensioni che il volontariato sta assumendo oggi in Italia e delle sue caratteristiche;
- leggere e interpretare il fenomeno e la sua espansione da due angolature: una angolatura socioculturale che chiarisca le ragioni di questo boom; una angolatura religiosa che rifletta sul fatto che per molti cristiani il volontariato è un modo di professarsi credenti alla luce del rapporto tra servizio al povero e a chi soffre e salvezza di Dio nel tempo;
- riflettere sul volto che sta assumendo il volontariato, sugli obiettivi che sta perseguendo, sull'identità di volontario che sta emergendo, sui processi attraverso cui il volontario si forma.
Una proposta educativa sul volontariato giovanile. Dopo esserci confrontati con l'esperienza più generale del volontariato e con i suoi significati culturali e religiosi ritorneremo, in un secondo dossier, al volontariato giovanile.
Anche in quel contesto procederemo a tappe:
- amplificazione dell'interrogativo: «può un giovane fare il volontariato?»;
- riflessioni per un volontariato in stile di animazione;
- itinerario di educazione al volontariato;
- il- compito delle istituzioni ecclesiali;
- condizioni operative da rispettare.