A cura di Severino De Pieri

(NPG 1985-01-8)

 

La ricerca nazionale, affidata ai Centri COSPES per la realizzazione tecnica, è pervenuta alla conclusione della prima fase prevista.
In particolare:
- un gruppo di esperti di pastorale ha individuato le finalità da conseguire attraverso un apporto interdisciplinare centrato nell'arco di due anni di tempo (1983-1984);
- è stato contattato un gruppo di specialisti presso le Università Salesiane (UPS e Auxilium), allo scopo di predisporre le basi teoriche della ricerca;
- per l'attuazione tecnica e operativa sono stati coinvolti i 18 Centri COSPES SDB e i 12 Centri COSPES FMA d'Italia, i quali hanno realizzato entro giugno-settembre 1983 la prima fase della ricerca, attraverso l'effettuazione di 400 interviste individuali (200 ragazzi e 200 ragazze) e 100 interviste di gruppo (che hanno raggiunto 525 soggetti).
Il campione nazionale ha coinvolto tutte le Regioni italiane secondo le variabili età, sesso, scolarità, ceto sociale, appartenenza o meno di gruppo, zona geografica di residenza.
Il gruppo di ricercatori dell'Associazione COSPES in vari incontri di studio-lavoro ha elaborato le ipotesi di partenza ed ha costruito uno strumento, l'intervista semi-strutturata (comprendente 5 aree di indagine con 30 «stimoli esplorativi»).
Alla somministrazione delle interviste individuali e di gruppo hanno collaborato un centinaio di specialisti in psicologia e sociologia dei Centri COSPES, attenendosi rigorosamente ad un manuale-guida appositamente preparato.
Dopo i colloqui guidati e registrati su nastro, i ricercatori hanno raccolto un materiale verbalizzato pari a circa 3000 cartelle. Le interviste sono state condotte su un campione non rappresentativo ma indicativo, per un totale di 925 preadolescenti scelti secondo le variabili preordinate e con ponderazione statistica in tutte le regioni. I soggetti sono stati raggiunti in circa 350 capoluoghi di provincia e comune.
Per la decodifica del materiale ottenuto nei colloqui un gruppo di ricercatori ha predisposto una scheda di codifica comprendente 1028 indicatori, che hanno costituito la griglia di decodifica attraverso cui raccogliere tutte le informazioni ottenute.
L'operazione decodifica è stata condotta attraverso un gruppo appositamente predisposto.
Per l'elaborazione elettronica (effettuata presso il Centro di calcolo dell'Istituto di Didattica dell'Università Salesiana di Roma) sono stati utilizzati 870 indicatori, dopo aver eliminato quelli ritenuti di scarsa rilevanza statistica. Il presente rapporto illustra in forma sintetica i primi risultati ottenuti a seguito della prima fase ultimata nei tempi previsti dal piano di ricerca.
Questi dati possono fornire delle linee di tendenza sulla realtà studiata.
La natura dello strumento usato e la metodologia seguita hanno permesso di giungere alla costruzione di un questionario strutturato, somministrato ad un campione nazionale di 5000 preadolescenti dai 10 ai 14 anni, durante la primavera 1984 (seconda fase della ricerca, attualmente in fase avanzata di elaborazione).
Le cinque ipotesi della ricerca (presentate nel precedente articolo) si traducono, nel momento dell'indagine, in cinque aree esplorative che a loro volta si ramificano in sub-aree specifiche.
Sono le seguenti:
- area dei dinamismi di scoperta, socialità e risorse interiori;
- area del progetto di sé e valori;
- area dell'identità e dell'identificazione;
- area del rapporto genitoriale tra dipendenza e autonomia;
- area delle interazioni con gli adulti e del condizionamento ambientale.

INDICE

1. DINAMISMI DI SCOPERTA SOCIALITÀ E RISORSE INTERIORI
1.1. Nuovi interessi
1.2. Desiderio di stare con gli altri
1.3. Attività di gruppo
1.4. Amicizia
1.5. Rapporti ragazzi-ragazze
1.6. Amicizia eterosessuale
1.7. Tempo libero
2. PROGETTO DI SE È VALORI
2.1. Dimensioni dell'io ideale
2.2. Analisi dei valori
2.3. Il problema dei disvalori
2.4. La religiosità nei preadolescenti
2.5. La preghiera dei preadolescenti
3. IDENTIFICAZIONE E IDENTITÀ
3.1. L'io ideale nei preadolescenti
3.1.1. Il desiderio di assomigliare a qualcuno
3.1.2. Qualità che piacciono di più nell'ideale
3.2. Il concetto di sé nei preadolescenti
3.2.1. L'autovalutazione
3.2.2. L'eterovalutazione
4. RAPPORTI GENITORI-FIGLI
4.1. Accordo genitori-figli
4.2. Percezione del cambiamento tra genitori e figli
4.3. «Cose non concesse dai genitori»
4.4. Giudizio sull'educazione ricevuta
4.5. «Vie sbagliate»
5. INTERAZIONI CON GLI ADULTI E CONDIZIONAMENTI
5.1. Interazione preadolescente-genitore
5.2. Rapporti con gli insegnanti
5.3. Doti ideali degli adulti
5.4. Libertà a casa, a scuola, nell'ambiente
5.5. TV e percezione del condizionamento televisivo


1. DINAMISMI DI SCOPERTA, SOCIALITÀ E RISORSE INTERIORI

La prima area esplorata (dinamismi di scoperta, socialità e risorse interiori) appare collegata con la prima ipotesi da cui è partita la ricerca. Essa si propone di fornire una risposta al quesito: esiste l'età preadolescenza, connessa all'adolescenza, ma allo stesso tempo da essa nettamente distinta, con una propria specificità?
I manuali tradizionali di psicologia evolutiva quando trattano di questa età raramente tendono a connotarla come momento relativamente autonomo e specifico della crescita. In passato si assisteva alla descrizione di questa età sotto angolature settoriali, stabilendo ad esempio il profilo biologico, psicologico, sociale, morale, ecc. del preadolescente, ma senza cogliere in modo globale una precisa identità a partire dai dinamismi costitutivi e di sviluppo, unitari e in pari tempo tra loro articolati. Mediante lo strumento dell'intervista semistrutturata i ricercatori dell'Associazione COSPES hanno inteso entrare - per così dire - nel mondo interiore dei preadolescenti. Attraverso adeguati stimoli esplorativi hanno tentato di evidenziare i dinamismi di sviluppo propri di questa età, caratterizzata anzitutto da un movimento di uscita dalla famiglia e da uno di entrata nel mondo sociale attraverso la mediazione psicomotoria e di affiliazione (sviluppo psico-sessuale, attività ludico-motorie, amicizia, partecipazione al gruppo dei pari, impiego del tempo libero, ecc.).
A titolo di utile confronto, pare infatti che l'adolescenza in quanto tale, oltre a rappresentare una crisi di identità (prefigurativa di un ulteriore assestamento di personalità), sia caratterizzata da un movimento che dall'esterno - attraverso l'introspezione - porta all'interno dell'io, attivando i dinamismi dell'autodefinizione e della progettualità.
Allora, tra il mondo del fanciullo (che termina col primo decennio della vita) e quello dell'adolescente (che si situa a partire dai 14-15 anni), entrambi con caratteristiche ben definite, pare che si enuclei con altrettanta specificità l'età «preadolescenza», intesa non come tappa a se
stante di sviluppo, bensì come momento evolutivo in transizione, connotato da tipici elementi caratterizzanti.
Nel movimento di uscita dall'infanzia e dalla famiglia sembra che i fattori del cambio siano da individuare nella ricchezza e novità di dinamismi, interessi e risorse che il ragazzo e la ragazza di questa età vivono in maniera intensamente sentita e partecipata.

1.1. Nuovi interessi

Al primo stimolo dell'intervista semistrutturata («Che cosa ti interessa ora che fino a un anno fa ti interessava di meno»?) i preadolescenti intervistati hanno ammesso nella stragrande maggioranza, senza distinzione di sesso e di età, che sono attirati da nuovi interessi, articolati nella seguente graduatoria: socialità e amicizia, scuola, sviluppo fisico, sport, musica e moda.
Per la socialità e l'amicizia si assiste ad un continuum di progressione dai 10 ai 15 anni, con punte di maggiore intensità sui 13-14 anni, mentre per la scuola il salto qualitativo di interesse viene maggiormente evidenziato nel passaggio dalla scuola elementare alla media.
Lo sviluppo fisico viene colto come interesse prevalente più dalle preadolescenti, rispetto ai maschi, con un anticipo medio di un anno di età.
È da notare che i preadolescenti non riferiscono, quando sono chiamati ad esprimersi in tutta spontaneità, problemi sociali e politici o del proprio futuro professionale.
È da notare pertanto che tali temi esulano dal loro orizzonte abituale.

1.2. Desiderio di stare con gli altri

Lo stimolo introdotto nell'intervista semi-strutturata per esplorare l'impulso di «affiliazione», inteso come assunzione di contatti e confronti interpersonali e sociali, e la tendenza alla socializzazione, come processo attraverso il quale gli individui sviluppano quelle qualità che sono essenziali per una efficiente affermazione di sé nella società in cui vivono, esprime con aderenza il vissuto e la sensibilità dei ragazzi di questa età, in quanto si tratta di un input non cognitivo ma essenzialmente affettivo-esperienziale. Esso è stato loro presentato attraverso la seguente dizione:
«Senti il desiderio di stare in compagnia di altri? Perché? Ti trovi meglio con pochi o molti amici?».
Il desiderio di stare in compagnia è ritenuto molto importante sia dai ragazzi che dalle ragazze, con un'accentuazione lievemente maggiore da parte di quest'ultime. Stare insieme per parlare, dialogare, giocare, divertirsi, vincere la solitudine, per i maschi, con una sottolineatura più esplicita della finalità di parlare, dialogare, scambiare idee, discutere di problemi da parte delle femmine. Preferiscono in genere una cerchia di molti amici, tranne le ragazze, le quali optano per molti, ma anche per un numero ristretto. Evidentemente lo stare in compagnia è uno degli ambiti in cui i preadolescenti si sentono maggiormente coinvolti, con una differenziazione: i maschi per motivi prevalentemente di attività da svolgere, le femmine per motivi di contatto e di personalizzazione.
Come si vede, i bisogni di «affiliazione» e di «socializzazione» nei preadolescenti da noi intervistati vengono gestiti per una esigenza di autovalutazione e di riconoscimento, oltre che come impulso psicologico di tipo propulsivo. Il dinamismo della socializzazione primaria della prima infanzia li spinge ad apprendere e sperimentare modelli di comunicazione interpersonale e di comportamento sociale, e li orienta a influire sugli altri con specifiche caratteristiche di personalità, mediate dal ruolo psico-sessuale.

1.3. Attività di gruppo

I bisogni di «affiliazione» e di «socializzazione» vengono ordinariamente soddisfatti dai preadolescenti attraverso la modalità associativa del «gruppo dei pari» che determina le prime esperienze interpersonali e sociali (socializzazione secondaria). Il gruppo favorisce l'identificazione dell'individuo con le norme e i fini sociali, originando un sentimento di appartenenza

MI SENTO DIVERSO... NON RIESCO PIÙ A STARE IN CASA!
«Adesso sono un po' più aperto; prima non mi interessava tanto andare con le altre persone, adesso invece vado con gli amici, mi interessano le cose che fanno, entro un po' nel loro mondo.
Mi piace stare in compagnia, perché mi annoierei da solo; con loro gioco, parlo, a volte ci confidiamo qualcosa, e mi sento meglio quando mi confido...» (Tullio, terza media, anni 13).
«A me piace molto fare sempre nuove amicizie; io mi sento molto cambiata. In questo periodo non riesco più a stare in casa, devo uscire sempre. Inoltre sono cambiati i gusti nel vestire: prima mi piaceva molto portare la gonna, ora invece vado sempre in pantaloni» (ragazza di terza media, 13 anni).
«Mi interessa lo sport, mi piace soprattutto il nuoto, perché riesco e faccio parte di una squadra. E poi anche la scuola, gli amici. Adesso cerco di farmi degli amici. Io certe volte vado a catechismo, però certe altre, visto che i giorni in cui vado a nuoto corrispondono a quelli in cui vado a dottrina, beh... certe volte non posso andare» (ragazzo di seconda media, anni 12).
«Molte cose ora mi interessano. Adesso è molto cambiata la mia mentalità, infatti penso cose un po' diverse. Ad esempio: stare con le persone un po' più grandi di me; a me sembra di stare meglio con loro. E poi i ragazzi del paese: stare insieme a loro per me è normale; anche se sono un po' più grandi di me; ma come maturità, comunque, siamo lì!» (ragazza di seconda media, anni 12).
«Sento il desiderio di stare in compagnia per fare nuove amicizie, per confrontarmi con i ragazzi della mia età, per vedere se mi comporto bene o se sono gli altri che sbagliano. Mi trovo meglio con molti, perché posso esprimermi di più e posso sentire più ragioni» (ragazza di prima media, anni 11).
«Sento il desiderio di stare in compagnia, perché mi sento diversa; di solito sono sempre stata sola, quest'anno che ho stabilito una certa amicizia con la mia classe, mi sento diversa, una ragazza più grande, mentre prima mi dichiaravano non matura per avere degli amici» (ragazza di 13 anni).
più o meno intenso, a seconda che il gruppo sia formale (cioè regolato per legge ed istituzione) o informale (sorto cioè in forza di relazioni libere, personali e di indole emotivo-affettiva).

La ricerca ha documentato questa realtà di gruppo nella vita dei preadolescenti analizzando le interviste semistrutturate sia individuali che di gruppo: in entrambe infatti viene fatto riferimento a modalità formali e informali di aggregazione e di appartenenza.
Nelle interviste individuali (400 soggetti) lo stare insieme è una esigenza sentita fortemente da tutti, maschi e femmine, durante tutto il periodo della preadolescenza, con un crescendo agli inizi della preadolescenza seguito da un lieve decrescendo negli anni seguenti.
I preadolescenti si aggregano in gruppi per svolgere attività ludico-motorie, prevalentemente i maschi, ed anche socio-formative sia informali che formali, specialmente le ragazze. In altri termini i maschi preferiscono l'azione e la partecipazione, mentre le femmine cercano il dialogo e l'incontro interpersonale.
Nelle cento interviste di gruppo, che hanno totalizzato 525 partecipanti, si ha una sostanziale conferma di quanto emerso alle interviste individuali, con lievi variazioni dovute agli effetti della dinamica di gruppo instauratasi durante l'intervista (lieve preferenza di gruppi strutturati per il Nord e con attività formative specialmente tra i gruppi femminili).

1.4. Amicizia

Circa il bisogno di amicizia la ricerca ha inteso evidenziarne anzitutto l'esistenza come portata fenomenologica durante questa età e individuarne la qualità attraverso l'analisi della proiezione che può emergere al quesito: «quali doti deve avere un vero amico?».
Quanto alla consistenza del fenomeno amicizia, nella stragrande maggioranza i preadolescenti intervistati affermano di avere un amico o una amica del proprio sesso o dell'altro, non solo per cameratismo ma come bisogno di instaurare rapporti affettivi e fiducíali più profondi.

E POI: AVERE UN AMICO NON SUCCEDE PROPRIO NIENTE!
«Ho un'amica, è simpatica. Quando siamo insieme giochiamo, scherziamo, facciamo un po' di tutto, facciamo le "pazze". Giriamo da una parte all'altra, facciamo giochi, parliamo di cose personali. Le faccio vedere la mia agenda, le foto di quand'ero piccola: tutto quello che non faccio vedere agli altri -» (ragazza di seconda media, anni 13).
«Ho un amico che ha la mia stessa età, abita vicino a casa mia, stiamo sempre insieme, quindi mi fido di lui, gli confido i miei problemi e i miei segreti. Ci siamo ritrovati nella via che passa davanti a casa mia a giocare al pallone.
Assieme ci troviamo per giocare o andare in giro. Un vero amico secondo me si riconosce subito» (Giancarlo, terza media, anni 14).
«Ho simpatia per un ragazzo. È gentile, affettuoso, bravo. La nostra amicizia è sorta a carnevale: giocavamo insieme con uno spruzzo... così mi è diventato simpatico.
L'anno scorso pensavo che avere amici maschi non fosse bello, e che non andasse bene, invece quest'anno ho pensato un'altra cosa: se una ha amici maschi non succede niente!» (ragazza di terza inedia, anni 13).
«Ho un'amica, è una ragazza carina; fino all'anno scorso sembrava mi detestasse, mi parlava sempre in modo strano; l'ho detto a mio padre e mi ha spiegato che c'è gente che dimostra simpatia per una persona proprio trattandola male. Poi Dario, un amico, mi ha riferito che le piaccio, solo che non ce lo siamo ancora detto» (ragazzo di seconda media, anni 12).
«Anch'io, specialmente all'oratorio incontro molti ragazzi, e con loro ho molte relazioni: parliamo, discutiamo. Però penso sia molto opportuno avere un ragazzo come amico, perchè, un ragazzo, può consigliarti in una certa maniera; all'inizio è stata principalmente un'attrazione fisica, poi ho iniziato a conoscere lui, cosa fa e sono riuscita ad avere una relazione più vera» (ragazza di terza media, anni 13).
«Certe volte mi trovo meglio con un ragazzo, perché mi apprezza di più» (Annalisa, terza media, anni 14).

Quanto alla curva di crescita secondo l'età, pare sussista una crisi sui 13-14 anni, con una caduta di intensità, probabilmente in concomitanza con la specificazione eterosessuale. L'amico e/o l'amica vengono incontrati vicino a casa (cortile, strada, quartiere) e nell'ambiente scolastico: non sono segnalati luoghi significativi diversi da questi. La scuola in particolare sembra l'istituzione privilegiata per il sorgere ed il prolungarsi di legami amicali nella preadolescenza. Quanto al tempo in cui è sorta, per i ragazzi è un'amicizia che si protrae dalla fanciullezza, per le ragazze le esigenze di amicizia sono a livello più profondo.
Infatti le amicizie che il ragazzo aveva instaurato nella fanciullezza lo gratificano tutt'ora; per la ragazza sorge invece il bisogno di impostare con modalità nuove i suoi rapporti di amicizia. Se il ragazzo insieme all'amico gioca, chiacchera, la ragazza prevalentemente discute, si confida, esce.
Quanto all'analisi qualitativa dell'amicizia preadolescenziale, la valutazione delle doti del vero amico induce a caratterizzare questo bisogno come prevalentemente psicologico e comportamentale, di tipo individualistico e «narcisistico», in quanto le doti elencate con maggiore intensità (lealtà, sincerità, fedeltà, comprensione) illustrano il bisogno di riconoscimento e di gratificazione saturato dal rapporto amicale, con scarsa presenza di motivazioni socio-centriche, ossia di apertura e accoglienza dei valori della socialità.

1.5. Rapporti ragazzi-ragazze

La ricerca preadolescenti anni '80 potrebbe documentare un significativo mutamento di costume intervenuto negli ultimi decenni: si assisterebbe infatti ad un abbassamento di età nei rapporti ragazzi-ragazze. Tale dato dovrà essere evidentemente confermato dall'analisi quantitativa sul campione nazionale che potrà fornire dati statisticamente significativi.
A fronte di una separazione fra i sessi, quale vigeva nel costume sociale e nell'educazione fino ad un recente passato, si assisterebbe tra i preadolescenti d'oggi ad un mutamento di opinioni e di atteggiamenti
nei confronti dello «stare insieme fra ragazzi e ragazze» che potrebbe preludere ad una prassi comportamentale nuova e a modelli educativi ispirati alla coeducazione nelle varie istituzioni formative.
Al quesito di opinione proposto, i preadolescenti intervistati, sia individualmente che in gruppo, hanno affermato che lo stare insieme fra ragazzi e ragazze rappresenta un fatto naturale, giusto, utile e bello (come essi dicono). Sono infatti pochissimi che nella spontaneità dell'intervista manifestano incertezza o perplessità al riguardo, senza distinzioni di sesso, età, ceto sociale e regione di appartenenza.

1.6. Amicizia etero-sessuale

A conferma e in continuazione di quanto precedentemente detto, i preadolescenti da noi intervistati affermano nella stragrande maggioranza di «sentire simpatia o amicizia per un ragazzo o una ragazza» (amicizia eterosessuale).
Questi rapporti con l'altro sesso sono una realtà percepita, sentita e vissuta in prevalenza come simpatia e amicizia, e non come legame più profondo o impegno stabile e vincolante (salvo pochi casi, ragazze soprattutto, al termine della preadolescenza).
Dunque i preadolescenti d'oggi non solo stanno insieme senza separazione di sesso, ma vivono anche rapporti di apertura eterosessuale a livello amicale, come occasione di incontro, discussione, confidenza, sviluppo affettivo e maturativo della personalità. Tali rapporti talora permangono ambigui, problematici, e anticipatori di comportamenti adulti.
Si noti che il numero di coloro che dicono trattarsi solo di simpatia decresce gradualmente dai 10 ai 14 anni, mentre aumenta progressivamente il numero di coloro che affermano trattarsi di amicizia. La vita associativa e di gruppo ne è l'occasione principale.
A questa età dunque lo sviluppo psicosessuale, avviato dalla pubertà, viene vissuto per lo più a livello relazionale-affettivo, senza valenze di rapporto fisico o emozionale più profondo. Sono soprattutto le preadolescenti che al termine della preadolescenza dimostrano di avviare in misura maggiore rapporti affettivi e sessuali più impegnativi.
Esula dal presente rapporto la considerazione che dovrebbe essere fatta sugli influssi socio-culturali di tale fenomeno. La liberazione sessuale odierna pare comunque recepita a questa età secondo caratteristiche specifiche, all'insegna cioè di una traduzione prevalentemente relazionale ed affettiva della genitalità puberale.

1.7. Tempo libero

L'impiego del tempo libero, secondo le svariate modalità evidenziate nelle interviste semistrutturate individuali e di gruppo, mette in luce soprattutto il significato che viene ad avere questa modalità di vita per la psicologia del preadolescente. Nell'impiego infatti del tempo libero il preadolescente accentua e specifica la tendenza alla desatellizzazione, intesa come progressivo distanziamento dal controllo parentale e avvio verso una più personale autonomia.
Le modalità dell'impiego del tempo libero sottolineano queste tendenze, «ad extra» (di tipo psicomotorio e ludico, come gioco, sport, uscite, ecc.) e «ad intra» (come lettura, TV, compiti scolastici, aiuto ai lavori di casa, ecc.).
È appena da menzionare che, con il crescere dell'età, diminuisce il gioco ed aumenta lo sport. Quanto alle uscite l'incremento maggiore pare verificarsi attorno ai 14-15 anni, specialmente da parte delle preadolescenti.
Il fenomeno in atto di desatellizzazione viene evidenziato non solo dalla diversità degli interessi, ma soprattutto dalle modalità con cui i preadolescenti occupano il tempo libero, collocate prevalentemente al di fuori della famiglia e gestite attraverso rapporti prevalentemente spontanei e occasionali.

2. PROGETTO DI SÉ E VALORI

Questa seconda area della ricerca è in rapporto con l'ipotesi che nella preadolescenza lo sviluppo dell'io ideale sia, all'ini-
zio, appena abbozzato e che il progetto di sé, prevalentemente inconsapevole e implicito a questa età, venga trascritto attraverso le modalità del divenire professionale (scuola, lavoro, professione).
La ricerca sembra confermare questo presupposto. Infatti i preadolescenti da noi intervistati, non usufruendo ancora dell'introspezione e dello spirito critico propri dell'adolescenza, sembrano sviluppare una progettualità operativo-concreta, in concomitanza con alcune istanze e scelte che tradizionalmente nell'attività formativa si pongono a questa età (primo avvio all'orientamento di scelta e primo abbozzo nella formazione di alcuni valori).
Gli stimoli selezionati per sondare questi aspetti dello sviluppo preadolescenziale mettono in luce i desideri, le decisioni per il futuro e l'analisi dei valori come possono essere percepiti e vissuti in rapporto alla maturazione conseguita.
A differenza dalla prima area esplorata, dove le interviste hanno documentato interesse, vivacità e produttività da parte dei preadolescenti, in quest'area si riscontra minore ampiezza nei testi registrati, maggiore incertezza e, quanto ai valori, maggiore dipendenza dal condizionamento ambientale e socio-culturale.
Di passaggio si può osservare che un questionario a domande chiuse appare dotato di minore potere diagnostico perché maggiormente esposto al rischio di indurre delle risposte attraverso items precostituiti.
Lo strumento da noi scelto ha invece permesso - in questa fase della ricerca - di ottenere con maggiori probabilità dati più attendibili circa il vissuto reale dei soggetti di questa età.
Quanto alla produttività delle risposte si nota che decresce dai 10 ai 14 anni l'incertezza nell'esprimere desideri, decisioni e progetti per il futuro.

2.1. Dimensioni dell'io ideale

Sinteticamente a questo riguardo si potrebbe dire che in queste dimensioni dell'io ideale i preadolescenti siano abbastanza dipendenti dall'ambiente e che, più che una auto-coscienza, esprimano il protagonismo del fare, l'immediatezza e la concretezza del vivere, collegando il futuro non tanto alla progettualità quanto alla presenzialità (è la pregnanza per essi del vivere concreto, alla giornata, il primato in altri termini del «quotidiano»).

2.2. Analisi dei valori

In secondo luogo l'analisi dei valori durante la preadolescenza sembra confermare globalmente sia la dipendenza ambientale sia un inizio di avvio all'autonomia.
Le età di stacco, rispettivamente 10 e 14 anni, permettono di cogliere, quanto alla formazione dei valori, dei poli di dipendenza, all'inizio, e di indipendenza, verso la fine del periodo.
In questo continuum vengono a situarsi delle graduatorie, per così dire, di valori che, nella sensibilità e nel vissuto del preadolescente, privilegiano gli aspetti relazionali affettivi su quelli aperti ai valori della socialità. In particolare risultano assenti i valori politici, come del resto già riscontrato in altre ricerche compiute su soggetti di questa età.
Una interessante notazione potrebbe essere fatta per la variabile età quanto ai valori affettivi: verso gli 11 anni si osserva una caduta dei valori affettivi intesi del tutto passivamente (essere amati), mentre all'opposto, a partire dalla medesima età sembra crescere il valore attivo dell'amicizia (avere amici, voler bene), anche se la prospettiva del preadolescente resta al riguardo prevalentemente proprio-centrica.

2.3. Il problema dei disvalori

Connesso al tema della crescita dei valori risulta anche il problema dei disvalori presenti nell'esperienza personale e sociale del preadolescente. In genere i preadolescenti della ricerca stigmatizzano duramente tali disvalori, assumendo le categorie di valutazione dall'ambiente familiare, scolastico, ecc., dimostrando dipendenza dal giudizio altrui (ad es. nei giudizi circa la droga, la criminalità e la devianza).

PILOTA, UNA MOTO, DUE MACCHINE... E GLI AMICI
«I miei desideri per il futuro? Fare il pilota dell'aviazione e diventare ufficiale e poi comprarmi due macchine, una moto e una villa» (Fabrizio, terza media, anni 12).
«Non ho nessun progetto, perché prima voglio fare una cosa e poi cambio subito idea» (ragazzo di terza media, anni 13).
«Mi piacerebbe diventare onesto, diventare calciatore e andare sugli schermi della TV: è sempre una cosa importante, però è difficile... Se no mi accontento di un lavoro per mantenere la mia famiglia» (ragazzo di prima media, anni 12).
«Prima mi piacerebbe fare il poliziotto, l'investigatore privato; è una cosa che mi piacerebbe fare, però non credo che lo faccio, perché mi rendo conto che non è una cosa semplice come fanno vedere nei film mi piacerebbe farlo, però sicuramente non lo farò» (ragazzo di seconda media, anni 12).
«Le cose più importanti che più contano nella vita? Prima cosa bisogna avere molta fede nel Signore, perché se noi abbiamo fede il Signore ci aiuta, anche se non ce ne accorgiamo, e se invece non pensiamo proprio a queste cose qui, il Signore non ci dà una mano. Poi bisogna essere ben attaccati al lavoro, non cercare mai di fare qualcosa di male e aiutare gli altri, magari se qualcuno chiede l'elemosina... Ma prima cosa avere un amico, ché, se uno sta in solitudine, non avrà mai un appoggio reale..., magari anche avere una famiglia» (Alberto, prima media, anni 11).
«Le cose che sono più importanti nella vita, secondo me, sono molto strane; allora: che le pasticcerie non chiudano mai, che non manchi l'acqua mai, ché se no è la fine del mondo; che non manchi il sole, che non manchi il letto: il letto è una cosa importantissima per noi, è tutto, e poi che non manchino i genitori e l'amico; e una cosa molto importante: i pasticcini alla panna!» (Giulia, anni 12).

2.4. La religiosità nei preadolescenti

In particolare per l'area dei valori religiosi la ricerca ha segnato delle interessanti linee di tendenza circa la religiosità dei preadolescenti d'oggi. Mentre l'età dei 1213 anni sembra un momento felice dell'interesse ed anche del ritualismo religioso, nel periodo successivo si assiste ad un aumento progressivo del dubbio, parallelamente ad una diminuzione della pratica religiosa.
Queste tendenze dovranno essere ovviamente confermate, ma appaiono sintomatiche di un abbassamento dell'età del. dubbio religioso, dall'adolescenza alla preadolescenza, e di una progressiva perdita di appartenenza istituzionale religiosa. In altri termini sembra che nei preadolescenti d'oggi inizi, a partire dai 12 anni, la crisi religiosa vera e propria, e si verifichi il primo consistente abbandono della pratica religiosa.

2.5. La preghiera dei preadolescenti

Invece non pare presentare sostanziali disconferme il «bisogno religioso» in quanto tale, evidenziato nel fatto della preghiera spontanea, che pare abbastanza frequente, a detta degli interessati (un 70% di femmine contro il 50% dei maschi alle interviste individuali). Il bisogno della preghiera testimonia la ricerca di una religiosità spontanea, fondata su motivazioni non solo di tipo magico-sacrale, ma anche dialogico ed espressivo della realtà della persona rapportata al Trascendente.
Va comunque detto che l'analisi motivazionale effettuata nella decodifica delle interviste mette in luce nella preghiera dei preadolescenti una prevalenza di atteggiamenti propiziatori (richiesta di aiuto e protezione) su quelli più autenticamente religiosi (del riconoscimento, del dialogo e della adorazione), con residui di bisogni espiatori connessi con sensi di colpa (preghiera come espediente risolutivo dell'ansia).

CREDERE CI CREDO, TANTA VOGLIA NON CE L'HO
«La maggior parte di quelli che conoscono io non vanno a messa quasi mai e non si interessano. Io vado a messa, perché se non ci vado mio papà... Altri ci vanno perché credono nella religione.
Credere ci credo, perché se non ci fosse Gesù a quest'ora noi non c'eravamo. Tanta voglia però non ce l'ho, e poi penso che da grande non ci andrò mai.
Di rivolgermi al Signore mi capita qualche volta: in una partita, quando si sta per battere un rigore, mi viene il pensiero..., o nel fare certi compiti difficili: - speriamo Signore, dico, che riesca a farli -» (ragazza di prima media, anni 12).
«Qualche volta, quando non ci riesco in tutto e per tutto, mi faccio il segno della croce e chiedo aiuto, perché sono in una situazione troppo difficile e allora ho bisogno di una mano che mi aiuti a tirarmi fuori dai pasticci... gli parlo come ad un amico» (Fabrizio, seconda media, anni 14).
«Certe volte, quando succede qualcosa, qualche disastro, mi chiedo perché sia successo, se Dio avrebbe potuto evitare queste cose. Oppure anche riguardo a cose belle che accadono, penso che senza Dio non sarebbero potuto esistere» (ragazzo di terza media, anni 13).
«Fino a due o tre anni fa, per esempio, si andava a messa perché la mamma diceva che bisognava andare. Penso che adesso si riesca a fare una considerazione personale di quello che è giusto.
Io frequento per l'educazione che ho ricevuto; da piccola andavo in chiesa perché mi portavano i • miei; adesso vado perché sono convinta che quello che si dice in chiesa aiuti a impostare la strada della vita.
Di solito io sono contenta di essere viva e di essere come sono, per cui lo ringrazio.
Preferisco dire quello che penso come se parlassi a una persona» (ragazza di seconda media, anni 12).
«Ho notato che in questo periodo c'è un allontanamento dalla vita religiosa, forte per l'età. Anch'io non so, ma in questo periodo non vivo il cristianesimo come si dovrebbe. Non sono soltanto io, è il periodo della vita» (ragazza di prima superiore, anni 14).

3. IDENTITÀ E IDENTIFICAZIONE

La terza area della ricerca è collegata con un'altra ipotesi assunta dai ricercatori sulla base degli studi teorici di partenza: la preadolescenza sarebbe caratterizzata dal transito dall'identificazione all'identità. Per identificazione intendiamo il processo di dipendenza dal modello genitoriale, cui gli altri modelli sostanzialmente si assimilano. Questa fase comprende i primi dieci anni della vita. Nei cinque anni seguenti si instaura un dinamico passaggio che porterà - durante la adolescenza - alla costruzione della propria identità.
L'adolescenza infatti consiste propriamente nel processo di autodefinizione, mentre la preadolescenza si configura come passaggio dall'identificazione alla identità. Il vettore di tale transito è il concetto di sé, inteso come immagine che presiede alla costruzione della personalità in forma cosciente e riflessa. Desiderare infatti di assomigliare a qualcuno, imitandone le qualità, può costituire un fattore dinamico ma ambivalente di crescita, a seconda cioè che conduca all'identificazione o alla identità.
Inoltre l'autovalutazone e l'eterovalutazione rappresentano un nucleo ugualmente dinamico, ma allo stesso tempo aperto a esiti assai diversi, come nel caso di valutazione positiva o insoddisfacente, oggettiva o distorta.
Ai ricercatori del COSPES pare che questo nucleo tematico possa centrare in modo essenziale il problema della definizione della preadolescenza, in quanto spartiacque tra due importanti stagioni della vita.
Sull'io ideale come sul concetto di sé esistono - come è noto - varie ricerche, riferite tuttavia generalmente ad età superiori. L'aver tentato di portare l'analisi su questi dinamismi e processi di sviluppo durante un'età, finora trascurata, ci sembra rappresenti un modesto tentativo di chiarificazione e allo stesso tempo una premessa per approfondimenti futuri.
Cinque stimoli esplorativi sono stati impiegati per quest'area, tre sull'io ideale e due sul concetto di sé. La prima impressione che si ricava dai dati elaborati sul materiale registrato delle interviste è che al
preadolescente, mancando una sicura e abituale introspezione, non riesca agevole definirsi nel momento di transito psicologico che vive. Tuttavia le due categorie usate hanno permesso di cogliere, con una certa approssimazione, il divenire della transizione stabilendo da un lato il «terminus a quo» (l'identificazione) e il «terminus ad quem» (l'identità) e dall'altro l'acme di intensità che ad un certo punto del percorso viene raggiunta; acme che costituisce la «crisi» della preadolescenza in quanto tale e che pare situarsi - come molti indici lasciano intravedere nella ricerca - attorno al tredicesimo anno.

3.1. L'io ideale nei preadolescenti

Il desiderio di assomigliare a qualcuno

Si osserva globalmente che l'identificazione (desiderio di assomigliare ad una persona reale), persiste nella stragrande maggioranza dei preadolescenti fin quasi verso il tredicesimo anno; con il quattordicesimo anno inizia una inversione di tendenza, con l'avvio all'identità (desiderio di assomigliare a nessuno, o a se stessi o ad un ideale personalizzato).
In particolare si riscontra una maggiore tendenza di identificazione nei maschi rispetto alle femmine (che con maggiore precocità anticipano la polarizzazione sul «sé» o sull'ideale personalizzato). Un anticipo di crescita verso l'identità si constata inoltre nei soggetti dal ceto sociale alto e nelle zone geografiche del Nord e del Centro. Circa i modelli di identificazione i preadolescenti maschi- sembrano inoltre polarizzarsi maggiormente sul padre, le femmine sulla madre. Molto forte appare la dipendenza dalla figura materna in entrambi i sessi all'età di 10-11 anni, cui non segue però uno spostamento sulla figura paterna per gli anni successivi.
Quasi nulla risulta l'identificazione con fratelli e sorelle, segno evidente della scomparsa della società fraterna tipica dell'epoca patriarcale.
In caso di identificazione prevale quella con i personaggi dello spettacolo e dello sport (rispettivamente più incisivo il modello mutuato dallo spettacolo per le femmine, dallo sport per i maschi), con il decrescere già visto verso i 14 anni.
I modelli mutuati dal mondo religioso appaiono lievemente più presenti nei preadolescenti del ceto basso e nell'area centro-sud, e significativamente evidenziati nelle scuole non-statali rispetto alle scuole statali.
Sembrano poco significativi i modelli mutuati dai personaggi della cultura, della politica e della vita sociale.

Qualità che piacciono di più nell'ideale

Data la natura dello strumento - l'intervista semistrutturata - si è lasciato ai preadolescenti ampio spazio all'espressione spontanea della propria percezione riguardo alle qualità dei modelli cui vorrebbero assomigliare (sia in senso reale che ideale). Ciò consente di leggere le qualità significative per loro, il loro mondo interiore, il loro vissuto autentico, con minore rischio di induzione esterna.
Nella descrizione che ne deriva, pertanto, possono non emergere alcuni bisogni profondi che il preadolescente non può essere stato in grado di verbalizzare.
Globalmente dall'analisi di questi risultati sembra emergere l'immagine di un modello che, per il preadolescente in genere, ha queste caratteristiche (in ordine di priorità): bellezza, sportività, intelligenza-capacità-furbizia, bontà, simpatia, lealtà-sincerità, coraggio e decisione, socievolezza. In rapporto al sesso si osservano delle differenze circa la caratterizzazione dei modelli di riferimento.
Così, ad esempio, si nota che i maschi prediligono un modello con le seguenti caratteristiche: sportività, intelligenza e furbizia, coraggio e decisione, bontà, simpatia, forza. Le femmine invece guardano a dei modelli che presentano le caratteristiche della bellezza, bontà, intelligenza-furbizia, socievolezza, simpatia. In sintesi si potrebbe rilevare che le qualità maggiormente apprezzate nei modelli di identificazione per i ragazzi sono le qualità che esprimono valori esteriori di successo, intelligenza, capacità sportiva, mentre per le ragazze sono le qualità di intelligenza ma anche bellezza e relazionalità. Nella ragazza c'è la prevalenza di valori di tipo intimistico e relazionale insieme ad aspetti esibizionistici, con prevalenza delle istanze corporee.

ECCO IL MIO IDOLO!
«A me piacerebbe tanto essere bravo giocatore a calcio perché io sono tutto per il calcio. Essere bravo come Zico, Maradona, Rummenigge messi insieme. Qualche volta mi capita anche di agire come loro, miracoli!, mi vergogno dei bei goals all'incrocio dei pali» (ragazzo di prima media, anni 12).
«Fino a poco tempo fa desideravo tanto essere una ragazzina bionda, con occhi azzurri, assomigliare ai tedeschi... però mi sto accorgendo che in fondo sono come noi. Ci tenevo ad assomigliare ad una persona fantastica. Qualità solo fisiche. Certe volte mi piacerebbe assomigliare alla mia nonna che ha tanta bontà: lei darebbe tutto agli altri, invece io sono egoista» (ragazza di seconda media, anni 12).
«Quasi tutti quelli della nostra età vogliono un proprio idolo, una persona a cui vogliono assomigliare perché ha delle buone qualità. Io personalmente ho questo mio idolo: la mia maestra delle elementari, una persona veramente brava, giusta, sincera; lei non faceva delle preferenze tra le ragazze meno brave e quelle più brave» (ragazza di terza media, anni 13).
«Mi piace un'attrice che ho visto in TV: Farrow Fawcett. Mi piace la sua bellezza, il suo carattere però non lo conosco. Da come appare in TV mi piace la sua personalità: è un poliziotto che porta avanti le indagini molto bene. Non mi piacerebbe tanto imitarla, perché non mi piace il mestiere che fa: la poliziotta. Però porta avanti bene il suo lavoro!» (ragazzo di prima media, anni 10).
«Mi capita spesso di voler assomigliare a qualcun altro, a persone reali. Alcune volte per l'aspetto fisico, altre per l'aspetto intellettuale. Solo una volta ho avuto il desiderio di assomigliare ad una persona ben precisa: madre Teresa di Calcutta, che prima non conoscevo ma che poi, attraverso articoli e libri, ho scoperto. La qualità che più apprezzo in lei è la mancanza di razzismo e lo stare con i poveri. Ella infatti pur provenendo da un ceto superiore ha sorvolato tutti i pregiudizi razziali e sta in mezzo alla povera gente» (ragazza di prima sup., anni 14).

Nell'imitazione del modello vengono privilegiate soprattutto le abilità operative, i modi di fare, i comportamenti esterni; sono sottaciuti invece gli aspetti relativi all'«essere», i valori, le idee, le doti morali. In altre parole, come già rilevato, sono viste nel modello le attitudini al «fare» (abilità fisiche, cognitive, operative relazionali), come espressione concreta dell'agire della persona, rispondenti all'istanza psicomotoria e ludica che caratterizza l'età.
La tendenza invece all'imitazione dei modi di pensare (ossia attitudine teorico-astratta, capacità critica, senso dell'esistenza in modo riflesso) in generale non appare significativa, benché si rilevi un po' più presente nelle femmine piuttosto che nei maschi, nelle scuole non statali rispetto a quelle statali, e in particolar modo nei preadolescenti di 14-15 anni.

3.2. Il concetto di sé nei preadolescenti

In generale si può osservare che circa l'immagine di sé il preadolescente rivela notevoli incertezze: si dimostra poco capace di valutazione autonoma, poco critico anche in rapporto a se stesso. Demanda facilmente all'adulto significativo la valutazione di sé. Non sa quindi definire bene i suoi aspetti positivi e quelli negativi.
L'indice di incertezza è dato soprattutto dalla scarsità di risposte allo stimolo proposto. Rispondono maggiormente al quesito i preadolescenti di 10-11 anni (in cui forse prevale inconsapevolmente l'adeguazione al compito) e i quattordicenni (per una maggiore consapevolezza di sé), mentre la fascia della scuola media (11-13 anni) fa più difficoltà a rispondere, probabilmente perché - essendo nel periodo più critico dello sviluppo - stentano maggiormente ad auto-definirsi e valutarsi. Questo ci pare sia un punto centrale per caratterizzare la preadolescenza come momento fondamentale critico e conflittuale
per la costruzione di sé.
In particolare i maschi tendono ad autovalutarsi in modo lievemente più positivo delle femmine (probabilmente perché il ritardo dello sviluppo puberale rende meno critico per loro questo momento).

L'auto valutazione

Come già rilevato, i preadolescenti, essendo poco capaci di introspezione e analisi nei loro confronti, stentano a dare risposte al quesito proposto a questo punto dell'intervista. Tuttavia tra coloro che hanno reagito allo stimolo prevale in genere un buon grado di autostima e soddisfazione di sé, specialmente tra i maschi rispetto alle femmine e nelle fasce di età poste ai lati estremi del periodo adolescenziale.
Le fasce di mezzo, coinvolte nello sviluppo puberale, appaiono generalmente più inibite e più disorientate al riguardo. Allo stimolo «Hai da rimproverarti qualcosa?» emerge una lieve tendenza all'autorimprovero tra i preadolescenti di 14-15 anni, probabilmente perché più consapevoli di sé e perciò più capaci di autocritica. Questo aspetto preso in esame nell'indagine consente di farci un'idea sulla crescita di coscienza psicologica e morale nel periodo preadolescenziale. Senza richiamare qui gli studi sul moralismo nella preadolescenza, si può dire che anche la presente indagine rileva una caratterizzazione tipica per l'aspetto sia evolutivo che contenutistico o valoriale della moralità.
Il preadolescente tende a rimproverarsi soprattutto rispetto a certi atti morali inadeguati o negativi (disimpegno, egoismo, insincerità, disobbedienza). In secondo luogo mette in luce difficoltà relazionali come prepotenza, scontrosità, chiusura di carattere. Solo raramente è in grado di cogliere l'inadeguatezza morale (di aspetti connessi come l'immaturità psicologica e l'inconsistenza dell'io, scarso autocontrollo, instabilità, volubilità, ecc.).
Analizzando più da vicino gli aspetti di cui i preadolescenti si rimproverano, si nota che i maschi tendono a sottolineare il disimpegno e la disobbedienza (derivanti probabilmente dalla pulsionalità e dall'aggressività connesse con la latenza prolungata e i modelli educativi e ambientali riferiti alla mascolinità).
Invece le femmine sottolineano il disimpegno, lo scarso auto-controllo, il nervosismo, i modi scorretti e ineducati, le paure, la chiusura, la timidezza, derivanti probabilmente da una aggressività introiettata da inibizioni (connesse con la precoce pubertà e la caratterizzazione del ruolo femminile).
Sembra rilevante il fenomeno dell'auto-rimprovero in ordine all'età dei soggetti:
- i fanciulli (10-11) non sono neppur consapevoli degli aspetti dell'io di cui rimproverarsi, mentre tendono in modo notevole ad autorimproversarsi per atti morali -specialmente il disimpegno e la disobbedienza - rispecchiando così l'influsso del giudizio di disapprovazione degli adulti sulla loro coscienza autovalutativa;
- i preadolescenti dagli 11 ai 15 anni acquistano via via consapevolezza circa le cose da rimproverarsi, come ad esempio lo scarso autocontrollo e il nervosismo.

L'eterovalutazione

Si rileva subito che un preadolescente su cinque dichiara di non sapere assolutamente come sia valutato dagli altri. Solo col progredire dell'età, verso il quattordicesimo anno, i preadolescenti divengono più consapevoli dell'eterovalutazione.
In genere la percezione degli altri è sentita positivamente, specialmente per i tratti della bontà e della generosità.
Pare che il periodo di maggiore incertezza coincida con il momento della crisi pubertaria.
Inoltre i preadolescenti intervistati dichiarano di essere d'accordo su quanto gli altri pensano di loro, documentando, anche con questo indice, acquiescenza al «sistema genitoriale» da cui ancora in parte dipendono.
Solo verso la fine della preadolescenza si osserva un aumento di critica verso gli adulti e una maggiore difficoltà ad accettare eventuali osservazioni.
Anche qui le femmine si dimostrano relativamente più reattive e contestatrici rispetto ai maschi.

4. RAPPORTI GENITORI-FIGLI

Una ipotesi centrale assunta dai ricercatori ritiene che già durante la preadolescenza si instauri il dinamismo della contro-dipendenza, inteso come distacco critico e conflittuale nei confronti degli adulti in autorità, in primo luogo i genitori.
I primi dati di cui disponiamo, a seguito della decodifica delle interviste effettuate, permettono di cogliere nella personalità del preadolescente di oggi alcune trasformazioni avvenute sia come riflesso di cambiamento nel mondo degli adulti, sia come insorgenza di nuovi atteggiamenti e aspirazioni che caratterizzano la cultura delle nuove generazioni.
In sintesi si può dire che nei preadolescenti interpellati la controdipendenza non si instaura in forma massiccia e generalizzata. All'inizio della preadolescenza infatti permane abbastanza diffusamente una quasi totale dipendenza, mentre solo col progredire degli anni prende avvio in forma graduale un atteggiamento di distacco critico e di lieve contestazione.
È opportuno però fare una distinzione nei confronti di queste importanti dinamiche evolutive: se è vero che la controdipendenza in senso cognitivo e critico non si verifica con l'intensità tipica dell'adolescenza, quella per così dire spazio-motoria rappresenta invece una caratteristica significativa del processo di maturazione dei soggetti di questa età verso l'autonomia.
La pulsionalità preadolescenziale, connessa con il fenomeno della pubertà, funge in altri termini da dinamismo attivatore di processi di emancipazione da un lato e di socializzazione dall'altro.
L'ipotesi che abbiamo fatto risulta pertanto solo in parte confermata, documentando per alcuni aspetti la dipendenza e per altri l'avvio verso una maggiore autonomia.

4.1. Accordo genitori-figli

Sembra sussistere una sostanziale situazione di accordo tra genitori e figli, nonostante alcune variabilità di età e sesso: aumenta il disaccordo dai 13 ai 14 anni in poi, soprattutto tra le femmine (particolarmente nei confronti della figura materna). Le cause di eventuale disaccordo sono la mentalità sorpassata dei genitori e il loro stile rigido di educazione.
4.2. Percezione del cambiamento tra genitori e figli
Il cambiamento nei rapporti è avvertito in maniera notevole soprattutto dalle femmine. Tale percezione aumenta progressivamente col crescere dell'età ed è valutato come cambiamento in meglio: i preadolescenti di 14-15 anni nelle interviste ammettono di essere diventati più maturi e responsabili, ma il fenomeno si verifica, sia pure ad andamento ciclico, anche negli anni precedenti. Ciò induce a ritenere che alcuni indici di consapevolezza e responsabilità sono oggi anticipati durante il periodo preadolescenziale. Tale trasformazione in atto nelle modalità in cui si esprime la preadolescenza attende tuttavia di essere ulteriormente approfondita e confermata.

4.3. «Cose non concesse dai genitori»

I preadolescenti si lamentano, in maniera abbastanza generalizzata, di ottenere poco rispetto a quanto chiedono, in entrambi i sessi e con punte significative verso gli 1112 e i 14-15 anni.
Le cose non concesse sono nell'ordine:
- per i maschi: motorino, orario e uscite più ampie;
- per le femmine: orario e uscite più ampie (in modo più accentuato dei maschi).
Riportiamo a fondo pagina la scaletta delle fasce di età.
A parte il generico accenno alla «libertà», i preadolescenti dicono di vedersi negati i mezzi, gli strumenti e le opportunità di quella che abbiamo chiamato maturazione ludico-motoria e relazionale.

4.4. Giudizio sull'educazione ricevuta

Nel valutare il modo con cui i genitori li hanno educati, i preadolescenti di 10-11 anni non hanno nessuna titubanza nel dichiararsi totalmente soddisfacenti. Nelle età successive, pur registrando sempre un elevato indice di gradimento, decresce la valutazione totalmente positiva e si rilevano timidi avvii di critica. In particolare verso il quattordicesimo anno aumenta una interessante sfumatura di maggiore aderenza al reale e più attenta comprensione delle situazioni familiari («mi hanno educato come potevano»).

4.5. «Vie sbagliate»

Allo stimolo inserito a questo punto del colloquio: «Se tu fossi grande, come ti comporteresti nei confronti dei ragazzi che prendessero vie sbagliate?», i preadolescenti rispondono con soluzioni ispirate ad un moralismo di maniera, connotato da molti riferimenti emotivi.
In particolare non riescono ancora a cogliere i nessi logici tra cause sociali e situazioni di devianza, non accennano al cencetto di prevenzione e dimostrano una severità indotta dall'ambiente.
Il massimo di moralismo si avverte all'età di 12 anni.
Come si vede, la maturazione cognitiva non ancora del tutto acquisita mantiene il preadolescente in un orizzonte piuttosto ristretto, con aderenza al reale immediato e con una persistenza del moralismo oggettuale (non ancora intenzionale).

«LE COSE NON CONCESSE DAI GENITORI»
1985-1

5. INTERAZIONI CON GLI ADULTI E CONDIZIONAMENTI

Secondo l'approccio sistemico assunto al momento dell'impostazione teorica della ricerca, il preadolescente è allo stesso tempo soggetto e oggetto di molteplici interazioni.
Per questa ragione si impone una analisi delle agenzie di influsso educativo sotto il profilo strutturale e interattivo. La preadolescenza è infatti un campo privilegiato di ricerca sistemica.
Ciò è apparso tra l'altro evidente nella valutazione dei dinamismi di dipendenza e controdipendenza di cui abbiamo più sopra riferito.
Ora è importante analizzare anche il sistema di interazione che il preadolescente vive nei confronti dell'ambiente, degli adulti e dei mass-media.
L'interazione di gruppo risulta documentata nella prima area che abbiamo già analizzato.
A questo punto nel piano delle interviste strutturate vengono introdotte le modalità di interazione che si instaurano tra il preadolescente, la famiglia, la scuola, il mondo degli adulti significativi e i mezzi di comunicazione di massa, con particolare riferimento all'influsso della televisione.

5.1. Interazione preadolescente-genitore

La ricerca ha tentato di cogliere questa modalità di rapporto ponendosi nell'ottica del preadolescente, introducendo cioè uno stimolo atto ad evidenziare la comprensione da parte dei genitori: «Ti senti attualmente capito e aiutato come vorresti dai tuoi genitori?».
Nella stragrande maggioranza i preadolescenti della ricerca affermano di essere capiti e aiutati dai propri genitori, con lieve svantaggio da parte delle ragazze, indice probabilmente connesso con la precoce maturazione di quest'ultime. Viene così confermata la dipendenza dai genitori. Non è ancora iniziato in maniera consistente il processo di contestazione nei loro confronti, che appare tipico dell'età successiva.
Dai 10 ai 14 anni sembra decrescere la percezione di essere capiti: essi divengono via via più critici, mentre aumentano con l'inizio dell'adolescenza vera e propria i casi di incomprensione.

ZITTA, CHE SEI PICCOLA! È QUESTO PROPRIO CHE NON SOPPORTO
«Io vado abbastanza d'accordo con la mia famiglia, tranne qualche volta. Mi dicono che quand'ero più piccolo ero più bravo; ma è come se dicessero ad un pulcino che era più bello quand'era un uovo, perché non pigolava!
Mi piacerebbe essere ascoltato di più e non posso sopportare quando mi dicono di stare zitto a tavola, e poi loro cominciano a chiacchierare» (Andrea, seconda media, anni 12).
«Anch'io non riesco ad andare molto d'accordo con i genitori, perché ho dei punti di vista diversi dai loro.
Infatti mi impediscono di uscire la sera dopo le nove, non posso frequentare amici, dicono che sono troppo piccola per fare certe cose, però sono abbastanza grande per altre. Ci sono dei problemi poi che si ha anche paura di dire ai genitori!» (ragazza di seconda media, anni 13).
«Con qualche professore c'è amicizia, mentre con gli altri che sono un po' cattivelli, sono più irrequieta. Certi professori sono bravissimi, spiegano bene, però non hanno tatto con noi, non ci capiscono. Quando un professore non capisce i ragazzi, non viene neanche capito da loro» (Roberta, terza media, anni 13).
«Un certo senso di superiorità, di autorità sui figli ci vuole, ma non troppa. Un'autorità che consiglia, ma non ordina. I genitori dovrebbero considerarsi degli amici dei figli, che non giudicano» (ragazza di prima media, anni 12).
«A me dà molto fastidio quando ti dicono: sta' zitta, che sei piccola! Ecco, questo proprio non lo sopporto!» (ragazza di 13 anni).
«Ho delle difficoltà con gli insegnanti, non nelle cose di scuola, ma per come si comportano. Hanno delle preferenze. Qualcuno manca di giustizia, perché preferisce quello che ha più denaro, è più intelligente, e non quello che non è dotato o che è povero» (ragazzo di prima media, anni 12).

Quanto alla possibilità di esprimersi con i propri genitori, cioè di prendere iniziativa nei loro confronti, una metà l'afferma e l'altra metà o la nega o la trova scarsa e limitata o difficoltosa. In sostanza emerge una richiesta di dialogo, specialmente da parte delle ragazze, che non viene sufficientemente corrisposta per incapacità di capire i problemi dell'età, per mancanza di tempo da dedicare ai figli o per trascuratezza educativa. Infatti sembra decrescere dai 12 anni in poi la possibilità di esprimersi ed aumentano le difficoltà di dialogo e comunicazione al termine dell'età considerata.
Allora fino a che punto è vero che il preadolescente risulta obiettivo quando afferma di sentirsi capito dai propri genitori? Evidentemente tali pronunciamenti vanno decodificati e interpretati tenendo presente il sistema di «difese» che viene automaticamente attivato quando si interferisce con i vincoli emozionali ed affettivi del rapporto parentale e filiale.
È interessante a questo riguardo notare che i preadolescenti, senza distinzione tra maschi e femmine, si sentono talvolta bloccati da paura, vergogna, sensi di colpa, ecc.... anche se in percentuali non molto rilevanti.
Tali difficoltà sembrano aumentare con l'età.
In particolare gli allievi delle scuole non statali lamentano minore disponibilità di tempo da parte dei genitori e più difficoltà nella reciproca comprensione.
Si riscontrerebbero inoltre maggiori inibizioni e paure nei confronti dei genitori nel sud e nelle isole, a differenza dalle altre aree geografiche.

5.2. Rapporti con gli insegnanti

Nell'insieme i rapporti con gli insegnanti sono valutati buoni o discreti dalla maggioranza dei preadolescenti intervistati. Resta però il fatto che un preadolescente ogni quattro incontra difficoltà. Anche in questo ambito sembrano manifestare più
problemi le ragazze. Quanto all'età, l'annc più critico risulterebbe quello dei 12-13, dove i rapporti sembrano diventare più conflittuali particolarmente con alcuni insegnanti.
È interessante vedere come i preadolescenti percepiscono gli atteggiamenti assunti dagli insegnanti nei loro confronti. Tra quelli che si sono espressi, descrivono come prevalenti atteggiamenti generici di bontà, o all'opposto di rifiuto e distacco, mentre vengono sottaciuti gli stili educativi ispirati a rispetto, democrazia e giusta libertà.
Quanto alle variabili considerate, le femmine accentuano gli atteggiamenti di bontà e accoglienza, mentre i maschi sottolineano in maniera marcata atteggiamenti di rifiuto e distacco.
In riferimento all'età, percepiscono di sentirsi più accettati i preadolescenti di 5a elementare e la media e quelli che hanno ultimato la 3a media; avvertono atteggiamenti di severità, autoritarismo e di distacco particolarmente quelli di 2a media, che presumibilmente vivono l'acme del momento pubertario. Quanto al ceto, percepiscono atteggiamenti più benevoli i preadolescenti di ceto medio, mentre avvertono atteggiamenti di severità quelli del ceto alto e basso.
Al nord e al centro i preadolescenti sembrano aver maggiore consapevolezza degli atteggiamenti espressi dagli insegnanti nei loro riguardi (sia in positivo che in negativo) mentre al sud, pur avendo giudicata valida la qualità del rapporto, non la specificano nelle sue connotazioni positive o negative. In ogni caso sono i preadolescenti delle periferie delle grandi città a segnalare atteggiamenti di maggior severità, rifiuto e distacco da parte degli insegnanti nei loro confronti.
Sono in grado gli insegnanti di aiutare i preadolescenti?
Anche qui globalmente quasi la metà dei preadolescenti non si esprime, con lieve prevalenza tra le femmine. Nell'insieme si può rilevare che poco più di un terzo ritiene gli insegnanti in grado di aiutarli.
In genere non si rilevano differenze quanto alle variabili sesso ed età, eccetto un maggior senso critico al termine della preadolescenza.
Quanto all'area geografica i preadolescenti del nord valutano gli insegnanti in grado di aiutarli in maniera nettamente superiore rispetto ai preadolescenti di tutte le altre aree.

5.3. Doti ideali degli adulti

«Quali doti o qualità a tuo giudizio dovrebbero avere gli adulti?».
Nella decodifica di questo punto delle interviste abbiamo utilizzato lo schema di Shafer.
Nell'evidenziare le doti ideali degli adulti nei loro confronti, i preadolescenti sottolineano nettamente la polarità del «sostegno» (aiuto), che esprime le qualità dell'adulto che aiuta, incoraggia, conforta, sa capire e comprendere, e ciò con lieve accentuazione da parte delle femmine. Nei maschi, sia pure in seconda istanza, abbiamo l'emergere della polarità rispetto, intesa come atteggiamento democratico leale, giusto e severo.
Invece sembrano richieste meno le qualità di «responsabilizzazione» e «stimolo». Quanto all'età, la polarità rispetto (democrazia, lealtà, giustizia) viene significativamente evidenziata dal dodicenne (ragazzo o ragazza).
L'attitudine dell'adulto che «responsabilizza» e «stimola» non trova differenze significative tra le varie età, invece la dote dell'adulto che «sostiene» viene progressivamente evidenziata in un crescendo significativo da 10 a 15 anni, quasi a voler significare una risposta al senso di inquietudine e insicurezza che il preadolescente vive nella sua transizione.
L'iperprotezione pertanto, oltre che fenomeno caratterizzante gli stili educativi della nostra cultura, rappresenta una risposta ambivalente ai bisogni del preadolescente: i preadolescenti «senza protezione» non potrebbero affrontare correttamente il passaggio di età, ma l'eccesso di aiuto/incoraggiamento e sostegno prolungano la dipendenza.
Tale tendenza si accentua lievemente nei preadolescenti delle scuole non statali, dove sembra aumentare la richiesta di sostegno e decrescere lo stimolo ad iniziative.
Inoltre i preadolescenti di ceto basso, a differenza di quelli del ceto alto, sembrano richiedere meno aiuto e sostegno, soprattutto nelle aree del sud, dove all'opposto viene invocato il modello di un adulto leale, democratico, giusto, imparziale.

5.4. Libertà a casa, a scuola, nell'ambiente

«Di quali libertà dovrebbero godere i ragazzi della tua età?».
Nell'insieme i preadolescenti del nostro campione chiedono in ordine:
- libertà controllata (accettando cioè orari, controlli, ecc.);
- più autonomia (possibilità di «dire la loro», decidere da sé, ecc.);
- possibilità di uscire e andare in giro. In altri termini essi chiedono che non venga indebitamente imbrigliata la pulsionalità creativa che caratterizza la loro età. Nell'indagine infatti essi non specificano le modalità con cui viene attuata la loro libertà, ma chiedono che questa istanza, in quanto tale, venga riconosciuta. L'esigenza della libertà limitata cresce fino al 14° anno, dopo di che inizia un periodo di libertà più autoregolata. Per il bisogno di autonomia invece si riscontrerebbe una lieve flessione attorno ai 13 anni, in sintonia con la crisi puberale.

5.5. TV e percezione del condizionamento televisivo

«Immagina che non ci sia più la TV: cosa cambierebbe in te? Cosa cambierebbe nella tua famiglia?».
In genere almeno la metà dei preadolescenti intervistati immaginano che molto o qualcosa almeno cambierebbe se non ci fosse la TV. Essi evidenzierebbero quindi un certo condizionamento del mezzo televisivo «in generale», anche se oltre un terzo ritiene che poco o nulla cambierebbe, e ciò con lieve prevalenza tra le ragazze.
La coscienza che qualcosa potrebbe cambiare senza la TV, in rapporto alla variabile età, sembrerebbe maggiormente viva dagli 11 ai 13 anni, con netto balzo tra i 10 e gli 11.
Tuttavia dagli 11 ai 13 questa consapevolezza è differenziata ed assume sfumature via via più critiche e meno categoriche.

«Cosa cambierebbe in te?»

Nell'ipotesi del venir meno del mezzo televisivo, -il contraccolpo sui cambiamenti comportamentali si tradurrebbe nella direzione di:
- un maggior tempo dedicato alle attività ed interessi specifici dell'età (gioco, sport, ecc.);
- un venir meno di una proposta condizionata di gestione del tempo libero, con conseguente noia (ciò sarebbe maggiormente rilevato nelle ragazze).
Quanto alla variabile «zona», sono soprattutto i preadolescenti della collina/ montagna e campagna che percepiscono il cambiamento personale in termini di «noia» e difficoltà di gestire il tempo libero.

Cambiamenti familiari e sociali

L'immagine dei cambiamenti extra-personali in assenza della TV risulta piuttosto debole. I preadolescenti non sembrano avere consapevolezza dei condizionamenti socio-culturali.
Quelli che rispondono avvertono che, senza la TV, ci sarebbe meno informazione e più noia. L'età intorno ai 13 anni apparirebbe come quella più incerta nella valutazione.
I preadolescenti del ceto alto affermano che senza la TV nella società ci sarebbe meno informazione, mentre quelli del sud e delle isole avvertono che senza di essa cambierebbe tutto il genere di vita della società e della famiglia, confermando con ciò maggiore dipendenza dal mezzo.
Sù questi importanti aspetti del condizionamento non solo televisivo ma - più in genere - ambientale, sarà il questionario quantitativo su campione statistico nazionale a portare i dati più completi e significativi.

Al presente rapporto hanno collaborato: Anna Maria Antonacci, Pina Del Core, Marisa Lanzoni, Alessandro Mariotti, Augusto Musso, Luigi Prunotto.