Introduzione a: Preadolescente in Italia: risultati dell'«indagine PA/84»

Inserito in NPG annata 1985.


(NPG 1985-01-3)

 

Il presente dossier idealmente si ricollega al numero di dicembre '82 della rivista NPG, in cui annunciavamo la temporanea sospensione della rubrica «Preadolescenti».
Non è stato un voler «chiudere» con i preadolescenti e con l'animazione in questa fascia di età.
Si trattava piuttosto di una sospensione, di un prender tempo per farci carico di alcuni interrogativi emersi in ricchi momenti di confronto tra operatori nel settore: cos'è la preadolescenza? Chi sono i preadolescenti di oggi?
Le redazioni di NPG e di «Da Mihi Animas» hanno inteso rispondere a questi interrogativi realizzando una ricerca psico-sociale e affidandola alla Associazione nazionale COSPES.
La ricerca su tutto il territorio nazionale è stata condotta a due livelli: uno di tipo qualitativo-intensivo, attraverso interviste semistrutturate; l'altro di tipo quantitativo-estensivo, modulato sulla ricerca statistica, attraverso lo strumento del questionario.
Un laborioso iter di due anni di lavoro che si è dispiegato dalla ardua opera di definizione delle ipotesi descrittivo-esplicative sulla preadolescenza alla lettura ed interpretazione dei dati.
Ciò che offriamo in questo dossier è la lettura globale dei dati della prima fase della ricerca.
Ci sembra essenziale ed irrinunciabile una attenta lettura per recepire i messaggi provenienti da questo «pianeta».
La preoccupazione di un serio approfondimento della situazione dei preadolescenti nel nostro contesto nazionale e «regionale» è prioritaria rispetto ad ogni altra, compresa quella pedagogica e pastorale.
È urgente confrontarsi con la realtà concreta, partendo dalla sua analisi, attraverso i contributi delle scienze descrittivo-interpretative, liberandoci il più possibile dalle immagini stereotipe che ci portiamo dietro, spesso riduttive o deformanti la realtà preadolescenziale.
Un dato sintomatico in questa direzione, facilmente verificabile, è l'assenza totale di analisi recenti sui preadolescenti italiani, proprio in un momento critico di trapasso culturale e strutturale nel quale viviamo. Questo assopimento dell'interesse e dell'attenzione sembra contrastare vistosamente con il moltiplicarsi delle ricerche sui giovani degli anni '80, dai 15 anni in su.
Perché i preadolescenti continuano ad essere ignorati nelle ricerche, e non, meritano, se non sporadicamente, attenzione?
È un atteggiamento di presunzione, o è la dichiarazione silenziosa di «rinuncia» a voler capire questo contraddittorio ed insieme affascinante mondo?
Eppure questi tre milioni e mezzo circa di soggetti possono a ragione considerarsi i destinatari privilegiati dell'azione di socializzazione e di inculturazione, spesso anche di saccheggio e di colonizzazione, che la società nel suo insieme compie per la propria autoconservazione. Essi infatti vengono a trovarsi all'incrocio dell'azione di diverse agenzie: dalla famiglia che tende a procrastinare lo sganciamento attraverso le più velate forme di iperprotezione, alla scuola, che vuole essere «dell'obbligo»; dalle agenzie di gestione-mercato del tempo libero, all'azione delle comunità cristiane con la loro proposta dei cammini di fede del pre-post cresima.
Ma questo è solo il primo passo.
Il rimando della realtà ascoltata potrà divenire un prezioso contributo per la revisione critica della nostra prassi educativa, spesso non sufficientemente radicata in quadri di riferimento teorici ed operativi corretti.
Per questo avvieremo in un secondo momento, coinvolgendo gli stessi operatori, un tentativo di riformulazione delle ipotesi educativo-pastorali, una riprogettazione dell'educazione e dell'educazione alla fede dei preadolescenti con la riscrittura degli obiettivi generali e specifici e la costruzione di itinerari educativi praticabili.

I contributi del dossier

Il contenuto di questo dossier è stato volutamente limitato al primo momento, quello descrittivo-interpretativo, collocato in una prospettiva di lettura di tipo psicologico-sistemico, come verrà successivamente illustrato.
Il primo contributo di Giorgio Tonolo illustra l'impianto teorico e metodologico assunto dai ricercatori: le categorie di sviluppo e di stadio evolutivo, la specificità della fase «preadolescenza», le ottiche di analisi, le cinque ipotesi che la ricerca intende verificare.
L'ampia relazione curata da Severino De Pieri è la presentazione analitica dei risultati della prima fase della ricerca; un contributo che porta alla luce regioni inesplorate del pianeta preadolescenza, spesso date troppo per scontate, sottolinea la vitalità, l'originalità ed il ricco potertziale innovativo di questa età, con i suoi spazi di espansione riconosciuti o negati, con le sue luci e le sue ombre, in rapporto continuo con il sistema-ambiente.
Proprio perché in relazione con il sistema socio-culturale, sembrano emergere caratteristiche nuove rispetto al passato, in termini di anticipazioni nell'età o di veri e propri cambiamenti di sensibilità, di atteggiamento, di costume.
Il terzo contributo, ancora di Giorgio Tonolo, contiene un'interpretazione in termini globali dei dati esposti, attraverso l'evidenziazione di alcune linee di tendenza emergenti nelle singole aree; è una sintesi prospettica che, oltre il fatto di raccogliere attorno ad alcune categorie la marea di dati, anticipa le risultanze del secondo livello della ricerca ed intende collegarsi ad una lettura di tipo pedagogico dell'universo preadolescenziale, lettura che è ancora tutta da venire.