Veramente è risorto

La via della Maddalena alla risurrezione

DOMENICA DI RISURREZIONE

Giancarlo Bruni

 rupnik pasqua

1. «Il terzo giorno risuscitò da morte» recita il Simbolo cristiano. Una risurrezione non metaforica, risorto cioè nel ricordo dei suoi, nel racconto dei suoi e nella sua causa prolungata dai suoi e non solo, ma una risurrezione personale e reale, come sottolinea con vigore il saluto pasquale delle chiese d'oriente: «Cristo è risorto. Veramente è risorto». Saluto che ritraduce il primo scarno annuncio: «Voi cercate Gesù nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui» (Marco 16, 6).
Il qui della tomba non è la sua ultima e definitiva patria. Ogni ulteriore discorso muove da questo punto di partenza: il pensare la risurrezione di Gesù, e in prospettiva la nostra, è preceduto dall'adesione alla risurrezione di Gesù, e in prospettiva la nostra, che alla coscienza credente si impone come evento di purissima grazia, l'evento del credere con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti (Romani 10, 9).
Nel cristianesimo il lógos o discorso è sempre spiegazione del kairós o evento gratuitamente rivelato e liberamente accolto in un cuore di carne, nel caso, quello di una risurrezione da non intendersi in termini di rianimazione di cadavere, di ritorno cioè alla condizione precedente la morte, ma in termini di ingresso in una forma di vita nuova non ulteriormente soggetta al male e alla morte.
Il cristianesimo, come ha ben precisato Tertulliano, nasce da qui: «La speranza cristiana è la risurrezione dei morti; tutto ciò che noi siamo lo siamo in quanto crediamo nella risurrezione». Siamo appunto testimoni del Risorto (Atti 1, 8), di colui che dice: «Non temere! Io sono il primo e l'ultimo e il vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi» (Apocalisse 1, 17), la «potenza della risurrezione» (Filippesi 3, 10) che genera i «figli della risurrezione» (Luca 20, 36). Testimoni così anche della risurrezione dell'uomo in forza dell'energia della risurrezione di lui trasmessa all'uomo. E, proprio perché testimoni del Risorto, lo siamo anche della sua croce come luogo in cui Dio si è raccontato come benevolenza folle e scandalosa per l'empio (Romani 5, 8).
La risurrezione in questa prospettiva equivale al sì di Dio a quella presentazione di Dio. Senza questo capitolo il cristianesimo semplicemente non sarebbe, e finiti nell'oblio sarebbero anche i capitoli della croce, dell'oggi di Gesù e della sua nascita, capitoli nati e spiegati dall'evento della risurrezione.

2. Chiarito il centro della fede cristiana, rimangono poi da esplicitare alcuni itinerari alla risurrezione registrati nei Vangeli, tra cui quello di Maria Maddalena, la donna di Magdala «resa grande» nel suo ruolo di «apostola degli apostoli» (Gregorio Magno), a essi annunciatrice della risurrezione. Di fatto, al grande approdo: «Ho visto il Signore» (Giovanni 20, 18) ella perviene attraverso un tragitto tutt'altro che lineare, che merita a grandi linee di essere riproposto.
L'incipit è dato dal desiderio di prolungare l'affetto verso l'amato inseguendone l'ombra anche nel regno dei morti, là ove sono «compagne le tenebre» e lontani «amici e conoscenti» (Salmo 88, 19). Un desiderio che neppure il buio riesce a trattenere, si reca al sepolcro «quand'era ancora buio» (Giovanni 20, 1). Un desiderio che diventa tormento davanti alla costatazione della tomba vuota, fenomeno da lei letto in termini di trafugamento di cadavere. Un ritornello che diventa un'ossessione: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro, [...] il mio Signore [...], e non so dove l'hanno posto», e questo ripetuto a Simone e a Giovanni (Giovanni 20, 2), agli angeli (Giovanni 20, 13) e al giardiniere (Giovanni 20, 16). La Maddalena è tutta tesa alla ricerca di un cadavere amato su cui adempiere il gesto ultimo di pietà del lutto. La sua attesa non va oltre e ciò la impedisce a una diversa attenzione alla tomba vuota, all'apparizione degli angeli e del giardiniere, non colti come possibili segni di novità.
La conclusione è che il Risorto stesso si imporrà come "il vivente" a Maria attraverso la via singolarissima della "voce" che la chiama per nome: «Maria!» (Giovanni 20, 16).
Il Risorto conosce le sue pecore (Giovanni 10, 14) e le chiama una a una per nome (Giovanni 10, 3), e le sue pecore conoscono lui (Giovanni 10, 14) e ne riconoscono la voce (Giovanni 10, 4). Maria lo riconosce da come è stata chiamata: quel timbro unico, e il suo desiderio di non smarrirne almeno l'ombra approda all'inatteso: «Ho visto il Signore», ho appreso a cercare (Giovanni 20, 15), il desiderare il volto dell'amato, il lasciarsi trovare da lui non cercandolo tra i morti (Luca 24, 5-6) e non più come prima. «È sotto altro aspetto» (Marco 16, 12), quello del giardiniere-custode del mondo-a-venire (Giovanni 20, 18) al di là del male e della morte (Giovanni 20, 15). E la veggente divenne la testimone-annunciatrice: «Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli: ho visto il Signore» (Giovanni 20, 18).

3. In definitiva, il tragitto della Maddalena alla risurrezione è per molti versi il nostro, è la "via dell'ascolto": Maria Maddalena stessa, gli apostoli, le Scritture (Luca 24, 25-27.44-47), testimoni in carne e ossa sono i nostri angeli, sono l'eco della voce del Risorto che chiama ciascuno per nome per raccontare al suo cuore: Io sono "il vivente", in me e con me puoi dire: «Dov'è, o morte, la tua vittoria?» (1Corinzi 15, 55).

Atti 10, 34.37-43; Colossesi 3, 1-4; Giovanni 20, 1-9.11-18

(Da: Il suonatore di flauto, Servitium 2012, pp.68-71