A tu per tu con Paolo

Inserito in NPG annata 2010.

Guida alla lettura delle Lettere

Cesare Bissoli

(NPG 2010-03-23)


Paolo di Tarso è stato definito «il primo dopo l’Unico», cioè colui che dopo Gesù Cristo, che resta «unico» nella sua identità insuperabile di Figlio di Dio fatto uomo, è il «primo», la voce più autorevole del Vangelo, perché più di ogni altro nella storia egli ha testimoniato chi è Gesù e cosa vale. Lo ha fatto con la sua vita di missionario nel mondo greco-romano, un’avventura indimenticabile, documentata da 13 lettere e dal libro di uno storico, Luca, negli Atti degli Apostoli.
Ne abbiamo visto i lineamenti maggiori in NPG lungo l’anno 2008-2009, chiamato «anno paolino», dedicato da Benedetto XVI a Paolo di Tarso nel ricordo dei duemila anni dalla sua nascita (anno 8 d.C.-2008).
Con questo dossier chiudiamo il nostro cammino sulle tracce di Paolo, proponendo una sintesi in due parti:
– la prima parte ha per titolo «Paolo a noi»:
* ossia propone uno sguardo su ogni lettera dell’Apostolo (è chiamato abitualmente così nella tradizione cristiana);
* e poi cerca di mettere a fuoco i principali tratti del suo messaggio;
– nella seconda parte intitolata «Noi a Paolo» tentiamo almeno di indicare delle linee operative che permettano di avviare un itinerario di scoperta che rappresenta la nostra reazione a quanto egli ci ha donato. Ed è l’obiettivo sostanziale della serie di articoli proposti.


PAOLO A NOI /1. UNO SGUARDO A OGNI LETTERA

È senz’altro presuntuoso toccare tutte le lettere di Paolo. L’Apostolo ci perdoni! Cercheremo per ogni lettera, secondo l’importanza, di richiamare i punti più significativi del pensiero paolino:
– incentrato sempre su tre «realtà di base»: Gesù Cristo, la Chiesa, la vita del cristiano;
– articolato in tre prospettive: l’attesa (Gesù «davanti»), la compagnia (Gesù «dentro»), la supremazia del Signore Gesù (Gesù «sopra»);
– aggiungiamo la lettura delle «lettere pastorali» a Timoteo e Tito: la guida-Gesù (Gesù pastore).

1. IN ATTESA DEL SIGNORE GESÙ

* Come nei vangeli, anche Paolo, lungo tutta la sua vita e in tutte le sue lettere, attende la seconda venuta di Gesù (parusia) per il grande giudizio finale e la salvezza degli «eletti», discepoli fedeli, lui per primo.
* Ma è vero che il motivo dell’attesa della venuta del Signore compare accentuato nella prima fase della missione apostolica di Paolo. Nelle comunità di Tessalonica e anche di Corinto si manifesta un desiderio ardente, quasi una febbre, che solo l’amore per Gesù può creare, di poterlo incontrare e stare con Lui, superando le tribolazioni della vita e l’enigma della morte.

«Cristo, il Signore che verrà» 
(livello escatologico o delle cose ultime)

– Gesù è visto come colui che porterà la salvezza definitiva, grazie alla nostra partecipazione alla sua risurrezione. 
– La Chiesa è intesa come il popolo di Dio definitivo, erede dell’antico Israele, pellegrino verso il Signore, comunità che attende di riunirsi a Lui.
– Il cristiano è ansioso di unirsi al Signore, è l’uomo della speranza attiva, operosa e vigilante, come «figlio della luce»: sarà l’etica cristiana.
Fonti: 1-2 ai Tessalonicesi; c. 15 della 1 ai Corinti.

Cristo nostra speranza

1 e 2 Tess; 1 Cor 15 (cf At 17,1-18,17)

Prima lettera ai Tessalonicesi
«In mezzo a voi siamo stati come una madre… Saremo sempre con il Signore» (1Tess 2,7; 4,17).

* Paolo scrive da Corinto, durante l’inverno 50-51, nel corso del secondo viaggio missionario, dopo l’insuccesso di Atene. La comunità è fedele ma tribolata da avversari giudaizzanti. Si acutizza la tensione escatologica: quando tornerà il Cristo per liberarci?
La 1 Tess è ritenuto il primo scritto del Nuovo Testamento.
* Tre sono i contenuti principali: Paolo, la comunità, insegnamenti vari.
– Paolo: è l’uomo del cuore che ama come una madre la comunità (1 Tess 2,1-12; cf 2 Tess 2,17-20), uomo leale e disinteressato (1 Tess 2,1-7), lavoratore per non essere di peso a nessuno (cf 2 Tess 3,7-11).
– La comunità: è veramente esemplare (vedi il grande elogio in 1 Tess 1,3-10); essa è chiamata a condividere la tribolazione col Signore (1 Tess 2,13-15; 3,3-5) dal quale riceverà però sicuramente la giusta ricompenza (cf 2 Tess 1,4-7).
– Gli insegnamenti di vita sono tanti:
• un annuncio consolante: la venuta (parusia) di Cristo porta con sé la risurrezione dai morti: 4,13-18;
• impegno per una castità di vita grazie all’aiuto dello Spirito Santo (1 Tess 4,3-8);
• la reciproca fraternità assicura l’ordine della comunità di fronte all’opinione pubblica (1 Tess 4,9-12). Il proprio lavoro quotidiano è segno di tale dignità (cf 2 Tess 3,6-15);
• tra gli insegnamenti ne emerge uno riguardante il domani del cristiano: chi muore nel Signore risorge con Lui (1 Tess 4,13-18; cf 1 Cor 15,12-22). Ciò avverrà in un tempo ignoto (non precisato) che richiede vigilanza da parte dei «figli della luce» nella notte del mondo (1 Tess 5,1-11), sapendo che il «mistero dell’iniquità» opera nella storia contro il «mistero della salvezza» di Cristo (cf 2 Tess 2,1-17). Coraggio, dunque: «saremo sempre col Signore».

Seconda lettera ai Tessalonicesi
«Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma il Signore Gesù lo distruggerà» (2 Tess 2,7).

* La lettera è attribuita dagli studiosi a discepoli di Paolo. Forse di qualche decennio dopo la 1Tess. Probabilmente vuol dare una corretta interpretazione del pensiero escatologico di Paolo a gente che se la godeva e aveva bisogno di una vita cristianamente più genuina, «ordinata».
* Tra gli altri insegnamenti citati con la 1 Tess, richiamiamo due punti centrali:
– Il brivido che suscita la venuta di Gesù giudice, una venuta dirompente e giustiziera: 2,1-17;
– Monito severo a non condurre una vita disordinata e da fannulloni: 3,6-15.

Prima lettera ai Corinti, c. 15
«Se Cristo non è risorto vana è la vostra fede… Ora invece Cristo è risorto» (1 Cor 15, 16.20).

È un capitolo tra i più famosi delle lettere di Paolo perché espone:
– il Credo più antico dei cristiani. Esso ha al centro l’evento di Gesù morto e risorto: 15,1-8;
– sul fatto indiscutibile della risurrezione di Cristo si basa la risurrezione dei cristiani, e quindi tutto il senso dell’annuncio, anzi della vita di Paolo e dei discepoli di Gesù: 1 Cor 15,12-34.

Cristo, come speranza, e perciò la vita cristiana coraggiosa e limpida: ecco il Vangelo di Paolo a noi, che talvolta siamo come «coloro che non hanno speranza» (1 Tess 4,13).

2. IN COMPAGNA DEL SIGNORE GESÙ

* È la seconda fase della riflessione di Paolo, allorché, prolungandosi il tempo della missione e crescendo la Chiesa, egli comprende che il Cristo che verrà, in forza della sua risurrezione è già presente misticamente (nei segni sacramentali) tra i suoi discepoli, il suo Spirito è già operante nei credenti.
* Paolo non trascura certamente la futura venuta del Signore, ma richiama con forza che Gesù viene già da ora nei sacramenti e abita «dentro il cuore» del cristiano, la Chiesa fa parte del suo corpo, giacché riceve energia dal corpo stesso di Gesù nell’Eucaristia, per cui il cristiano vive già nel mondo la salvezza, riconoscendo che non è ancora completa.

«Cristo, il Signore presente»
(livello mistico o sacramentale)

– Cristo è annunciato come realtà già da oggi presente nel mondo, sorgente di vita nuova, nostra giustizia (salvezza) e nostra sapienza, nella potenza dello Spirito.
– La Chiesa è la comunità dei discepoli di Cristo, suo «corpo» reale, ben articolato, cui si appartiene per la fede, il battesimo e gli altri sacramenti, e grazie all’animazione dello Spirito Santo.
– Il cristiano è colui che già oggi partecipa alla vita del Signore («in Cristo»), «con-crocifisso» oggi con Lui, per essere con Lui «con-risorto e con-glorificato». Sua legge è l’amore (agape) animata dallo Spirito.

Fonti: 1-2 Corinti, Galati, Romani (le «grandi» lettere), Filippesi, Filemone; cf Atti degli Apostoli 18-28.

 

Cristo nostra sapienza

Prima lettera ai Corinti
«Cristo crocifisso è scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani, ma per quanti sono chiamati Cristo è potenza e sapienza di Dio» (1 Cor 1,23-24).

* La «Chiesa di Dio in Corinto» fu quella che più appassionò Paolo, perché è quella che gli procurò le più serie preoccupazioni per la minaccia del paganesimo e insieme lo colpì per l’intensità fremente di vita cristiana (carismi). Paolo scrive alla comunità almeno quattro lettere, e ci va di persona. Ce ne rimangono due. Riguardano abusi e questioni varie (1 Cor) che intaccano lo stesso apostolato di Paolo (2 Cor). La 1 Cor fu scritta tra il 52-55, al tempo del terzo viaggio, da Efeso (cf At 18,1-17; 20,2-3).
* Problema di fondo: i Corinti, greci, inclini all’intellettualismo e al libertinaggio (Corinto era allora città moralmente assai bassa), sono tentati di farsi un Dio, una religione, una morale su misura dell’uomo. La «sapienza» dell’uomo diventa la fonte dei valori. Paolo risponde affermando che la fonte dei valori è la «sapienza» di Dio, la quale si manifesta nella croce di Cristo. Queste sono le due «prospettive» di fondo su cui si muove la 1 Cor.
Caratteristico il modo di procedere secondo lo schema A-B-A’: si parte da un fatto, che suscita un problema – si sale arditamente a qualche aspetto dell’insegnamento di Gesù – per poi apportare la soluzione all’interrogativo iniziale. È un procedere sul tipo della «revisione di vita».

Abusi vari (cc.1-6)

* Problema: Nella comunità vi è profonda divisione, addirittura si formano dei partiti attorno al predicatore preferito: Paolo, Apollo, Cefa... (1 Cor 1,11).
Risposta: Cristiano genuino («sapiente») è colui che accetta lo stile del Cristo Crocifisso, Lui che si è donato fino in fondo per amore (1,18-3,4). L’apostolo (il predicatore, chi esercita un ministero) poi va considerato non in se stesso, per la sua bravura, ma in quanto è collaboratore fedele del Cristo (3,5-4,21).

* Problema: un caso di incesto tra cristiani.
Risposta: La Pasqua di Cristo è portatrice di vita nuova, libera dal peccato, quindi il cristiano è uomo «pasquale», nuovo, che non fa il male (c. 5).

* Problema: Dei cristiani si accusano tra di loro e vanno nei tribunali dei pagani.
Risposta: «Siete di Cristo», quindi fratelli tra di voi (6,1-11).

* Problema: nella comunità si commettono peccati di lussuria in nome della libertà.
Risposta: «Noi siamo corpo di Cristo, siamo il tempio dello Spirito». «Glorificate Dio nel vostro corpo» (6,12-20).
Due quesiti (cc. 7-10)

* Questione: Matrimonio o celibato? Quale è lo status migliore?
Risposta: Ognuno viva dove Dio lo ha chiamato (c. 7).

* Questione: Nella comunità vi sono «forti» nella fede, ma anche «deboli» che si scandalizzano di fronte a chi mangia carne che era stata immolata agli idoli.
Risposta: Il cristiano è libero da questi problemi di cibo, però – sull’esempio di Paolo – sa fare rinuncia del suo diritto a favore dei fratelli «deboli» per non scandalizzarli. I «forti» non presumano, ma imparino la lezione dolorosa di Israele infedele (cc.8-10).

Avvisi a proposito delle assemblee liturgiche (cc. 11-14)
* Invito alle donne ad un contegno corretto (11,2-16).
* La celebrazione della Cena (Eucaristica) sia decorosa e ispirata dall’amore (11,17-34).
* Per un corretto uso dei carismi: siano per il bene della comunità, gerarchizzati a quello dell’amore fraterno, comprensibili a tutti e per questo costruttivi (12-14).

La grande domanda: Si risusciterà dai morti? (c. 15) (v. sopra)
Sì, a causa del Cristo che è veramente risorto. Il suo essere sarà totalmente «spirituale», pervaso dallo Spirito santo, nuova creatura come all’origine dell’umanità (v. sopra la prima fase).

Importanza eccezionale della lettera
* A livello teologico: più della sapienza (= il punto di vista) dell’uomo, ha valore la sapienza di Dio rivelata in Cristo crocifisso. La croce di Cristo è scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani, potenza e sapienza di Dio per coloro che credono (cf 1 Cor 1,23-25).
* A livello morale: la condotta cristiana è vita secondo la sapienza di Cristo.
* A livello pastorale-missionario: si manifesta la realtà della missione: è una esperienza «cruciale», esposta a tribolazione; avviene nella dinamica del mistero pasquale (morte e vita) il quale diventa criterio autentico di inculturazione.
* A livello autobiografico: conosciamo chi è veramente Paolo. Vedi ad esempio 4,14-21.

Cristo potenza nella nostra fragilità

Seconda lettera ai Corinti
«Il Signore mi ha detto: ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9).

* Fra tutte le lettere è la più appassionata, poiché Paolo deve giustificarsi di fronte a falsi apostoli operanti in seno alla comunità. Ricorda loro la sua dignità di apostolo, i segni di grazia e di sofferenza ricevuti. Raccomanda ai cristiani di curare la colletta per i poveri come segno di comunione ecclesiale. 2 Cor viene da Efeso non molto dopo la 1 Cor (52-55).
* La lettera è documento autobiografico di primo ordine: manifesta diversi momenti della vita spirituale e missionaria di Paolo e ci offre tratti significativi della sua personalità: amore, dolore, ira, amarezza, volontà di riconciliazione, coscienza di sé…
* Contenuti maggiori
– Il ministero apostolico è diaconia (servizio radicale) dello Spirito pur nella fragilità della carne (1,1-6,10).
– Il grande cuore di Paolo (6,11-7,4).
– La colletta per le Chiese povere, quale segno di unità nella carità (cc. 8-9).
– La grande autodifesa: fatiche e carismi di Paolo (cc. 10-13).

Cristo crocifisso nostra liberazione

Lettera ai Galati
«Cristo ci ha liberato per la libertà» (Gal 5,1).

* È stata scritta da Paolo sotto forte emozione (come la 2 Cor) per difendere l’autenticità dell’Evangelo e dunque la validità del suo essere apostolo. Egli infatti è contestato da giudaizzanti operanti nelle comunità della Galazia (Turchia centrale), che definiscono Paolo falso apostolo, giacché egli va affermando che la «giustificazione» (salvezza) è dalla grazia di Cristo e non dall’osservanza della legge mosaica. L’argomento sarà ripreso dalla lettera ai Romani e trattato più serenamente sotto un’angolatura positiva. È una lettera non facile, ma forte e toccante. Scritta verso il 57 alle comunità cristiane della Galazia.

* Tutti riconoscono la grande importanza:
– per la storia della Chiesa delle origini: la fatica della crescita della comunità cristiana; il farsi della verità della salvezza in misura universale, oltre Israele, anche per i pagani:
– per la storia di Paolo, il quale per difendere la sua missione narra le vicende della sua vocazione, corredandola di tanti dati storici e manifestando ulteriormente la sua vita interiore e tratti della sua forte personalità;
– per il dogma della grazia e per il dialogo ecumenico: si afferma il primato assoluto della grazia e della fede rispetto alle opere; si rimarca con forza la libertà dalla carne e i doni dello Spirito apportata dalla croce di Cristo.
La lettera ai Galati è stata definita la magna charta della libertà cristiana.

* Organizziamo la lettura della lettera attorno a tre interrogativi:

– Da dove viene il Vangelo di Paolo?
Per «rivelazione» di Cristo stesso (a Damasco) (1,1-24), ma in accordo con le «colonne» della Chiesa (Pietro, Giovanni, Giacomo) (2,1-10). Paolo parla schiettamente e vive in profonda intimità con il Signore Gesù («Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me») (2,11-21).

– Che cosa contiene il Vangelo di Paolo?
Riferendosi ampiamente alla Parola di Dio (Antico Testamento), Paolo fa notare il piano di Dio:
• Dio ha promesso ad Abramo la salvezza per la sua fede non per un qualche diritto proveniente dalla sue opere; la Legge del Sinai (mosaismo) è sopravvenuta come pedagogo-carceriere a causa del peccato; ma grazie a Cristo che muore in croce per amore di noi «maledetti» (peccatori), il cristiano è liberato dal peccato e dai suoi alleati (= mondo, carne) e dalla sua malefica collaboratrice: la pura legge, il comandamento a sé stante.
• Alla fede del discepolo, il Padre dona il frutto della promessa: lo Spirito del Figlio, per cui gridiamo a Dio: Abba (papà) quali figli veri (3-4).
• In 3,1-5 e in 4,12-20, Paolo lascia trasparire il suo grande cuore.

– Dove conduce il Vangelo di Paolo?
A vivere la «legge di Cristo», cioè a porre la libertà al servizio dell’amore che lo Spirito ispira, evitando le opere della carne e curando i frutti dello Spirito (5-6).

Cristo pasquale nostra salvezza

Lettera ai Romani
«Il Vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rom 1,16).

* Interessa relativamente conoscere la situazione della comunità di Roma alla quale Paolo scrive, ma che non è stata da lui fondata, mentre è interessante conoscere lo stato interiore di Paolo.
Secondo Rom 15,14-33, siamo all’incrocio di una triplice esperienza:
– l’intenso apostolato ormai svolto da una decina di anni ha maturato Paolo: ha scoperto progressivamente un piano per la salvezza del mondo, nel quale la Pasqua di Gesù è l’evento determinante, Gesù si manifesta redentore-salvatore esclusivo e insieme salvatore di tutti, ma questo ha anche riacceso il problema di come si pone l’incredulità di Israele nel piano di Dio;
– un audace progetto di viaggio missionario attira Paolo: andare in Spagna. Il che però provoca ulteriore distacco dalla Chiesa-Madre di Gerusalemme, e dunque dal contesto ebraico;
– vi è una colletta raccolta dalle Chiese da portare ai «poveri» di Gerusalemme come segno di unità, ma che troverà ostile accoglienza.

* Entro una prospettiva ecclesiale-missionaria-ecumenica che dona l’atmosfera, Paolo medita radicalmente sul Vangelo di Dio (Gesù Cristo) nel mondo, donandoci la grande cattedrale della fede, secondo un prospetto denso ma pure sereno, chiaro.
In questa lettera Paolo fa il punto teologico, missionario, ecumenico e precisa la sua visione teologica, quantunque non affronti tutti i temi della sua teologia.
«Quelli che considera, però, li tratta con profondità, chiarezza e forza singolari. In nessun’altra parte dei suoi scritti l’Apostolo parla in modo più grandioso della potenza della grazia, della maledizione del peccato, della giustificazione attraverso la fede, della morte e della vita con Cristo risorto, dell’azione dello Spirito...» (Bibbia TOB).
La lettera è stata scritta verso l’anno 58 da Corinto.

* Diamo uno schema di lettura che esprima anche le nervature del pensiero.

Il prologo: 1,1-15
Splendido triangolo della salvezza: Gesù; Paolo; la comunità.

Il tema generatore: 1,16-17
L’Evangelo di Gesù Cristo (= il Vangelo che è Gesù Cristo), incentrato sulla Pasqua, è salvezza di colui che crede, perché dona la «giustizia» di Dio (la misericordia del Padre) e dona il suo Spirito che fa vivere da figli di Dio.

Lo sviluppo

(1) Alla base sta il grande progetto («mistero») del Padre che giustifica gli uomini grazie a Cristo Redentore (1,18-4,25).
– Paolo dimostra che tutti (pagani e giudei) sono sotto il peccato e la morte: l’ira di Dio incombe su loro, privati come sono della sua gloria (= la sua vita intima), e fatti estranei alla vita di comunione con Dio (1,18-3,20).
– Ma Dio non condanna il mondo, ma decide di salvarlo tramite Gesù: Dio manifesta la sua giustizia (= azione salvifica) nella morte di Cristo, vero sacrificio redentore/liberatore. L’uomo con il sì della fede, senza nessun diritto basato sulle proprie opere, accoglie come puro dono tale «giustizia» riconciliatrice con Dio (3,21-31).
Questi 10 versetti formano uno dei punti vertice della Lettera ai Romani.
– Questo modo di agire di Dio non si oppone, bensì è coerente con lo stile di azione di Dio nell’AT, come lo dimostrano le grandi figure di Abramo e di Davide, «giustificati» cioè resi amici di Dio, per la loro grande fede (c. 4).

(2) La condizione del cristiano reso uomo nuovo (cc. 5-8).
Obiettivo di Paolo è convincere il cristiano che dal punto di vista di Dio nulla ormai si oppone alla sua salvezza.
– Si considerano i doni ricevuti. Il primo e principale è lo Spirito Santo che genera una «vita nello Spirito». È lo Spirito del Figlio Gesù. Si dimostra così l’amore del Padre, da cui deriva una grande speranza che toglie la paura al cristiano (5,1-11).
– Un secondo dono è la libertà dalla schiavitù del male. Siamo uomini liberati: dal peccato radicale (originale) (5,12-21), a livello personale mediante il battesimo (c. 6), e dalla legge (ossia dalla impossibilità di raggiungere la realizzazione di sé, a causa della carne) (c. 7).
– Penetrati ormai dallo Spirito, pur lottando con i desideri della «carne», diventiamo «figli del Padre (Abbà), fratelli di Cristo» in attesa certa della gioia della salvezza non solo degli uomini, ma anche del cosmo (8,1-30). Una grande, piena, assoluta certezza sostiene il cristiano: «Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?» (8,31).
Altro vertice sublime della lettera! È come un trionfale Te Deum.

(3) La sorte di Israele è un mistero che appartiene soltanto a Dio che per altro ama il suo popolo (cc. 9-11).
Obiettivo di Paolo è di rispondere ad una obiezione logica: come essere certi che Dio ci salverà quando sembra che Egli abbia rigettato Israele cui si era legato con le «promesse»?
– Dio non è venuto meno al suo disegno di salvezza di Israele, che rimane sempre il suo popolo primogenito anche se Israele si è reso colpevole di incredulità (cc. 9-10).
– Se altri, cioè i gentili o pagani, sono entrati ed entreranno a far parte del Popolo di Dio, l’Israele antico non sarà rigettato per sempre (c. 11).

(4) Come il cristiano vive nel mondo. Esortazioni pratiche (cc-12-16).
Compito del cristiano è realizzare tutta la vita, morale e civile, tra cristiani stessi, e tra cristiani e non cristiani, come una «liturgia» a Dio (12,1), mediante l’impegno della carità (cc. 12-15).
Nel c. 16 si può notare come Paolo valorizzasse i laici, uomini e donne.

Valori e portata della lettera ai Romani

I valori di Rom sono incommensurabili.
– A livello dottrinale, la lettera ai Romani non è tutto il cristianesimo, ma dice il cristianesimo nel «profondo», che deve ispirare ogni riflessione teologica sia nell’evangelizzazione sia riguardo la propria fede personale (concretezza teologica, gerarchizzazione delle verità, esistenzialità).
– A livello storico, ha influenzato il pensiero cristiano in ogni tempo, dandogli il colpo d’ala per risollevarsi nelle decadenze.
– A livello ecumenico, resta l’asse centrale del dialogo ecumenico.

Legge bene Rom chi legge dicendo: «Vado alla scoperta della mia fede».

Cristo nostra gioia unificante

Lettera ai Filippesi
«Rallegratevi nel Signore, sempre» (4,4).

* Lettera di Paolo, scritta quando è in prigione forse a Cesarea, tra il 58 e il 60, è diretta alla chiesa di Filippi, in Macedonia, una delle prime chiese fondate dall’Apostolo e tra le più generose, a lui carissima, «mia gioia e mia corona» (4,1).
«Questo scritto – afferma la Bibbia di Gerusalemme –, è poco dottrinale. È piuttosto un’effusione del cuore, uno scambio di notizie, una messa in guardia contro i cattivi operai che altrove stanno rovinando i lavori dell’Apostolo e potrebbero facilmente infiltrarsi anche tra i suoi cari Filippesi».
* Come la 1 Tess e la 2 Cor anche questa lettera ci esprime tanta parte dell’intimo sentire di Paolo, con la sua ardente aspirazione di incontrare Gesù Cristo, essere pellegrini verso il «Signore vicino», ma anche la serenità, anzi la gioia di stare con la comunità e servirla.
* Tra i passi più rilevanti ricordiamo:
– notizie autobiografiche con uno squarcio sulla sua vita spirituale («per me vivere è Cristo e morire un guadagno»: 1,21) (1,1-26);
– l’invito a vivere nell’unità imitando l’umiltà di Cristo (1,27-30; 2,1-30). Qui Paolo inserisce il celebre inno a Gesù che «si è umiliato fino alla morte» e poi stato «stabilito Signore (Kyrios)» del mondo (2,6-11). È un inno cantato nella comunità prima di Paolo, testimonianza di fondamentale valore sulla fede primitiva nella preesistenza divina di Gesù;
– segue un brano polemico contro i soliti avversari giudaizzanti, in cui Paolo offre preziose note autobiografiche (3,1-21);
– conclude con esortazioni alla gioia: «Siate sempre lieti nel Signore» (4,4).

Cristo nostra fraternità liberatrice

Lettera a Filemone
«Ricevilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo» (v. 16).
È l’unica lettera privata che abbiamo di Paolo, inviata a Filemone, padrone di Onesimo, lo schiavo che si era rifugiato da Paolo e che Paolo gli rimanda ricordandogli di riceverlo come «un fratello carissimo nel Signore».
Il cambio di coscienza nei rapporti tra padrone e schiavo contribuì necessariamente e decisamente al superamento della schiavitù in tutto l’impero. In questo senso il «biglietto» paolino rappresenta una pietra miliare nel movimento spirituale per la liberazione degli schiavi.

3. GESÙ È IL SIGNORE SOPRA OGNI COSA

* È la terza fase del pensiero paolino. Si caratterizza per una grande, nuova verità: Dio ha posto Cristo al centro della storia dell’uomo, anzi del cosmo, di cui è costituito Signore sopra ogni altra potestà.
* Comprende le lettere ai Colossesi e agli Efesini. Sono lettere un po’ speciali:
– i destinatari sono Chiese a noi ignote e che forse Paolo fondò per interposta persona e alle quali egli stesso (o qualche suo discepolo) si rivolge in blocco, come se inviasse una «circolare»;
– lo stile è solenne, quasi astratto, non spontaneo e vibrante come di consueto;
– un nuovo errore è insorto: non più la difesa della vecchia legge da parte dei giudaizzanti, ma l’eresia dello gnosticismo che pone Cristo come inferiore alle forze cosmiche con conseguente tentazione di aderire alle religioni misteriche.
Appaiono scritte dalla prigione. Le date sono posteriori alla vita di Paolo, verso gli anni 80.
* La risposta è netta: l’unico «mistero» è il progetto di salvezza di Dio rivelato in Cristo, costituito capo perciò del cosmo, dell’umanità e, in particolare, della Chiesa. Tale «mistero» Paolo deve predicare.

«Gesù, il Signore che ha il primato su tutto»
(livello apocalittico o rivelativo di Gesù Signore)

– Cristo è il cuore del «mistero», egli svolge un ruolo cosmico (in Lui tutto è stato creato e riconciliato) ed ecumenico (nel suo Sangue Egli unifica Giudei-pagani nell’unità del suo «corpo», la Chiesa, di cui è Capo). È il Figlio di Dio.
– La Chiesa è comunità universale (cattolica), corpo di Cristo, di cui Egli è il capo ed essa le membra, pienezza di grazia in espansione (pleroma). È l’immagine terrestre della Chiesa celeste. 
– Il cristiano è colui che ha la «conoscenza» vitale del «mistero» di Cristo e cresce verso il capo fino all’uomo perfetto.
Fonti: Colossesi, Efesini.

Cristo, colui che ha il primato dell’universo

 

Lettera ai Colossesi
«In Lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra» (1,16).

* È una chiara polemica contro i propugnatori di una filosofia deviante, secondo cui l’uomo è sotto il potere di potenze cosmiche negative. No, Cristo, pienezza della divinità, ha il primato universale, egli è della Chiesa che ne forma il corpo. È la conoscenza profonda di Cristo che dona la vera filosofia o gnosi che salva.
Colosse era una città dell’Asia Minore (Turchia).
La lettera ai Colossesi è come l’abbozzo di cui quella agli Efesini è la rifinitura sublime.

* Rileviamo alcuni passi più importanti:
– Il primato di Cristo si manifesta sul creato e sulla chiesa. Qui si trova il famoso inno a Cristo «in cui tutto sussiste» (1,13-23).
– Viene adombrata una ricca omelia battesimale 3,1-4,6 che presenta il seguente insegnamento: la partecipazione alla vita di Cristo risorto mediante il battesimo (3,1-4) esige che il cristiano si svesta dell’uomo vecchio per rivestirsi dell’uomo nuovo (Gesù), compiendone le opere (3,5-17; 4,2-6), tra cui emergono gli obblighi familiari (3,18-4,1).
«L’universo prende la forma di Cristo» (Teilhard de Chardin).

Cristo capo dell’umanità nella Chiesa

Lettera agli Efesini
«Il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose» (1,10).

* Sviluppa i temi della lettera ai Colossesi ma in forma più ampia, insistendo soprattutto sul tema della «Chiesa» e riflette sul fatto ormai pacifico dei pagani che partecipano al corpo di Cristo, in unità ecumenica con i giudei. Ne viene fuori una sintesi dottrinale parallela a quella di Romani, vero capolavoro della maturità di Paolo, frutto evidente di contemplazione amorosa e riconoscente.
* Così la Bibbia TOB ne riassume il contenuto: «Il tema centrale è quello del disegno di Dio (il mistero), fissato da tutta l’eternità, rimasto velato lungo i secoli, realizzato in Gesù Cristo, svelato all’apostolo, spiegato nella Chiesa. Questa è celebrata come una realtà universale, terrena e celeste, o meglio, come la realizzazione attuale dell’opera di Dio, l’opera della nuova creazione».
La sua espansione, a partire da Cristo, che ne è il capo, fino alle dimensioni complete previste da Dio, costituisce la vasta prospettiva verso cui l’autore dirige lo sguardo dei credenti.
* Questo dinamismo si esprime nelle immagini incrociate della crescita del corpo e della edificazione della casa di Dio. Nella lode, nella conoscenza e nell’obbedienza i cristiani diventano creature nuove, inseriti col battesimo in quell’unico corpo dove sono riuniti Israele e le nazioni pagane. La Chiesa appare così come il nucleo della riunificazione dell’universo».
* Tra i passi più celebri ricordiamo:
– Il grande inno (1,1-14): esiste il «mistero» progettato da Dio fin dall’eternità. Riguarda la chiamata di tutti i popoli alla fede mediante la loro unione nel Cristo 1,1-14.
– Tale «mistero» ha la sua realizzazione nel Cristo glorificato. Grazie al suo sacrificio Dio offre la salvezza a tutti (1,15-23; 2,1-10), abbattendo muri di divisione e fondendo in un unico popolo Giudei e pagani (2,11-22): è la Chiesa, corpo di Cristo di cui Lui è il capo.
– Paolo è il banditore del «mistero» di Dio (3,1-19).
– Conseguenze pratiche: vivere nell’unità del corpo di Cristo (4,1-16); con una vita nuova che cresce verso il Capo (4,17-24), in uno stile di carità (4,25-5,2) e di castità (5,3-14), facendo della famiglia una piccola Chiesa (5,21-6,9), disponendosi ad una esistenza cristiana come lotta (6,10-24).

4. CRISTO PASTORE DELLA CHIESA

«O Timoteo, custodisci ciò che ti è stato affidato» (1 Tim 6,20).
* Attribuite a Paolo sono tre lettere, dette «lettere pastorali», perché indirizzate due al vescovo Timoteo (1 Tim, 2 Tim) e una al vescovo Tito (Tit). Gli studiosi ritengono che siano state scritte da un discepolo di Paolo, che conosce bene il maestro e di cui riporta importanti notizie biografiche, sia dei sentimenti di Paolo come pastore, sia a riguardo dell’ultima fase della sua vita.
* La tre lettere si rivolgono a comunità ben organizzate di cui non sappiamo il nome (probabilmente dove Paolo è stato missionario). In esse serpeggiano tendenze ereticali sincretistiche, pericolose speculazioni, che compromettono la sana dottrina (didascalia), il «deposito della fede» e rischiano di inquinare la vita della comunità.
* Le lettere toccano diversi argomenti dandoci come uno spaccato della comunità cristiana alle origini (verso la fine del I secolo):
– l’obbligo della fedeltà al «deposito» della fede (la Tradizione apostolica);
– i doveri pratici delle diverse categorie dei cristiani, clero e laici (1 Tim 2,1-15; 5,1-2; 6,1-2.17-19; Tit 2,1-3,7);
– emerge così un interessante profilo ideale del pastore d’anime ispirato a Gesù pastore (1 Tim 1,18-20; 4,6-16; 6,11-16; Tit 3,8-11; 2 Tim 1,6-18; 2,22-26; 3,14-4,5);
– dalla 2 Tim veniamo a conoscere gli appassionati, dolorosi e coraggiosi ultimi giorni di Paolo.

* Punti salienti

Prima Lettera a Timoteo
«Tu, uomo di Dio...» (6,11).
– La preghiera liturgica, in cui unico è il mediatore: Gesù (2,1-8).
– La Chiesa comunità bene ordinata con il vescovo (3,1-7), i diaconi (3,8-13), i presbiteri (5,17-25).

Lettera a Tito
«Insegna ciò che è secondo la sana dottrina» (2,1).
– La sana dottrina è fondata sull’epifania della «grazia di Dio» (incarnazione di Gesù, il suo Natale) (2,1-15).
– Prima e dopo la venuta di Gesù (3,3-7).

Seconda Lettera a Timoteo
«Annunzia la parola, insisti in ogni occasione» (4,2).
– Le sofferenze dell’apostolo cristiano (2,1-13).
– I falsi dottori (2,14-3,13).
– Il dono incomparabile delle Scritture (3,14-16).
– Paolo al tramonto della sua vita (4,6-22).


PAOLO A NOI /2. UNO SGUARDO DI SINTESI

Presentiamo ora nelle sue grandi linee la visione teologica di Paolo.

* Paolo aveva certamente un pensiero da comunicare. E conoscendo la sua vita, deve essere stato forte e audace.
Miriamo a renderci conto dei tratti fondamentali di esso.
Miriamo pure a verificare che cosa conosciamo noi delle sue idee...

* Riconosciamo che è sempre stato arduo capire Paolo fino in fondo. La sua parola ha suscitato vivaci discussioni.
Purtroppo la sua parola, non ben capita, talvolta ha diviso la Chiesa (si pensi a Lutero).
Intendiamo rendercene conto, per capire perché Paolo sia una fonte ineguagliata della fede comune.

* «Imbrigliamo un vulcano?» si chiede il biblista G. Giavini a riguardo del pensiero di Paolo.
Vuol dire che il messaggio paolino non è riconducibile ad un trattato di verità bene disposte come un manuale scolastico. Il momento «teorico» dell’Apostolo che pure è presente ha sempre un aggancio strettissimo con la vita e la storia delle chiese che istituiva.
L’abbiamo visto nella presentazione delle diverse Lettere.
Si possono tuttavia trovare certi punti irrinunciabili e costanti che possiamo chiamare i grandi nuclei della teologia di Paolo.
Li proponiamo su due colonne, la prima indica il contenuto paolino, la seconda un commento esistenziale attualizzante.

I GRANDI NUCLEI DEL PENSIERO DI PAOLO

1. «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo figlio» (Gal 4,4)

La storia dell’umanità prima e fuori di Gesù è sotto la tirannia del peccato e della morte, però è caratterizzata dalla promessa di salvezza fatta a Israele e realizzata da Gesù. Rom cc. 1-8 ne è il documento più luminoso. Cf anche Gal cc. 3-4.
Paolo pensa in categorie storicosalvifiche: un piano di Dio (economia) è all’opera nella storia: dal tempo transitorio del peccato si passa con Gesù all’epoca definitiva della redenzione, del compimento della salvezza.

2. «Cristo nostra pasqua è stato immolato» (1 Cor 5,7)

Il passaggio decisivo dalla morte alla vita, dalla promessa alla realtà avviene nella morte e risurrezione (Pasqua) di Cristo: in Gesù Redentore Dio vince il peccato (morte) e salva il mondo, riconciliandolo con sé. Si veda Ef c. 1; Fil 2,6-11; Rom 3,21-28; 5-6; 2 Cor 5,18-21; 1 Cor 15,3-4.
Bastano tre aggettivi per qualificare la visione di Paolo:
– cristocentrica,
– pasquale,
– salvifica.

3. «Giustificati gratuitamente per la sua grazia» (Rom 3,24)

* La salvezza di Cristo arriva all’uomo (giustificazione) per puro dono (grazia) di Dio, non per una conquista dell’uomo (le opere della legge). Dio chiede all’uomo una «fede che opera tramite la carità» (Gal 5,6).
* Di questo celebre tema della giustificazione per la grazia-fede trattano soprattutto Gal e Rom.
* Per Paolo la virtù assolutamente prima è la fede, radicale riconoscimento che la grazia di Dio sostiene tutto e realizza il progetto di Dio.
* Le opere della fede sono le opere dell’amore (agape).

4. «Lo Spirito di Dio abita in voi» (Rom 8,9)

L’esistenza del cristiano è vita nello Spirito, i cui lineamenti salienti sono:
– condizione intrinsecamente filiale nei confronti di Dio Padre (Gal 4,1-7);
– profonda e totale compenetrazione mistica con Cristo (Gal 2,20-21; Fil 3,7-14), animazione interiore dello Spirito (Rom c. 8), nella lotta contro le seduzioni della carne (uomo vecchio) (Gal c. 5);
– la condizione del cristiano è di combattente [nel segno della croce] (1 Cor cc. 1-3) che progredisce nella costruzione dell’uomo nuovo su immagine di Cristo, nuovo Adamo (2 Cor c. 3; Ef 4,13-30);
– l’attesa operosa, trepidante e fiduciosa (speranza) della venuta (parusia) del Signore Gesù (1 Tess 4,13-5,11; 1 Cor c. 15).
* Paolo ha una concezione profondamente esistenziale della vita cristiana.
* I cristiani sono sotto il continuo influsso dello Spirito, nella coscienza di dover essere ciò che sono, «già» liberati e «non ancora» salvati, intimamente sorretti e confortati dalla speranza.

5. «Ora voi siete corpo di Cristo» (1 Cor 12,2)

* Cristo vive un rapporto con i suoi discepoli (i cristiani), come il capo con il corpo. È la Chiesa, il popolo nuovo di Dio.
* Nel Corpo-Chiesa si entra con il Battesimo (Rom c. 6).
* Cibo e modello è l’Eucaristia (1 Cor 11,7-34).
* È vivificato dai carismi sotto la guida dei pastori (1 Cor cc. 12-14; Ef 4,11-12; 1-2 Tm, Tt).
È la concezione ecclesiologica di Paolo: in Cristo Dio si fa un popolo nuovo, espansione del Corpo di Cristo, la Chiesa-comunione, imperniata sul Battesimo e sull’Eucaristia, resa dinamica dai carismi e guidata dai Pastori.

6. «Vi esorto a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto» (Ef 4,1)

Il primo principio dell’etica di Paolo è diventare ciò che si è (sii ciò che sei); si è radicalmente amati da Dio (Rom 5,1-11), per cui il credente è un essere operativo nuovo che ha per comandamento l’amore (agape) (1 Cor c. 13), produce i frutti dello Spirito (Gal 5,22-23), manifesta un profondo sentimento di gioia e di pace (Fil 4,4-7); nel concreto delle situazioni, si tratta di discernere tutto quello che nelle istituzioni e nelle situazioni è vero e buono e viverlo nel Signore (Fil 4,8; Ef 6,1-4).
La morale paolina è dei grandi orizzonti della fede, è la fede in Cristo morto e risorto che ispira la prassi, che configura l’esistenza come un cammino di santità, con un atteggiamento di amore. Le decisioni concrete nascono dal discernimento dello Spirito che tiene conto delle situazioni.


NOI A PAOLO

* Si tratta di reagire di fronte a questo personaggio che è stato con noi lungo un anno.
Che cosa si può fare?
Riassumo una risposta che renderà felice San Paolo perché è la verità: non dimentichiamo mai che egli, così amico di Gesù Risorto, è risorto con Lui e ora vive e pensa a noi, anzi prega per noi. Anche per i giovani. E soprattutto per loro. Li ha difesi di fronte a padri violenti (cf Ef 6,1-4), ne ha risuscitato uno che dormiva sul davanzale di una finestra mentre lui predicava (At 20, 9-12) e ha voluto bene al giovane Timoteo come ad un figlio (2 Tim 1,3-5; 2,1)
È chiaro che il discorso si rivolge agli animatori perché possano continuare loro con i giovani.
* Propongo tre verbi: domandare, conoscere, attualizzare.

DOMANDARE

Dopo un anno in compagnia di Paolo, per quanto si è letto su NPG, ma anche assumendo notizie da altrove, provocare domande di curiosità, di senso, di obiezione, secondo la traccia qui indicata. Serve a capire ciò che effettivamente l’uditorio conosce.:
Che cosa conosciamo (conoscete) di Paolo?
Vi è un episodio che segna il suo cambio di vita: quale?
In che tempo è vissuto Paolo, e dove?
Di che razza era Paolo: greco, romano, ebreo? Che lingue conosceva?
Ha scritto qualche cosa?
Si dice che è stato un grande missionario: dove? Venne a Roma?
Ci capita mai di sentirlo nominare? In che occasione?
Ci viene in mente qualche sua espressione? Ad esempio a riguardo di Gesù?
Perché è così importante da spingere il Papa a promuovere in tutta la Chiesa un «anno paolino» a lui dedicato?
Ho per caso qualche domanda personale da fare, magari qualche obiezione?
Ha senso fare un collegamento tra Paolo e il mondo dei giovani? In che modo?...

CONOSCERE

* Sono convinto che a determinate condizioni l’incontro con Paolo vale anche per i giovani, sia perché tratta certi argomenti che toccano la vita nelle radici di ogni persona, sia perché è ben raccontabile, se il pensiero viene contestualizzato nella vita oltremodo dinamica dell’Apostolo (gli Atti degli Apostoli sono indispensabili). Toccherà all’animatore saper dare le necessarie spiegazioni a riguardo del senso di certi testi.
* Bibliografia: tra i tantissimi libri ne propongo tre per la loro facilità e completezza:
– Fabris R., Paolo di Tarso, Paoline, Milano 2008. «Racconta» Paolo in modo completo;
– Fabris R.-Romanello S., Introduzione alla lettura di Paolo, Roma. Borla 2006 (livello più alto, scientifico, permette di avere una visione globale dei problemi e soluzioni)
– Maggioni B.-Manzi F. (a cura di), Lettere di Paolo, Cittadella Ed, Assisi, 2005. Presenta tutte le lettere con un breve commento.

* Quale strada seguire? Proporrei le seguenti tappe.

Conoscenza della vita di Paolo
Avvalendosi degli Atti degli Apostoli. Mentre si svolge l’itinerario della vita compaiono anche le lettere e il suo pensiero, da riassumere in termini elementari. Il primo libro di Fabris citato sopra aiuta bene.

Una conoscenza delle Lettere
Nel presente articolo abbiamo dato uno quadro organico che si può riprendere. Se vi fosse una scelta da fare, proporrei:
– 1 Tessalonicesi, o come si fonda una chiesa;
– 1 Corinti, o come si vive e soffre con una chiesa;
– Romani, o quale progetto ha Dio tramite Gesù Cristo nella storia del mondo;
– Filippesi, o la gioia di essere chiesa;
– Efesini, o la scoperta della grandezza di Gesù e della sua chiesa;
– 1 Timoteo, o il buon governo di una chiesa.

Una visione di insieme
La cosa migliore è proporre la lettera ai Romani perché è la più completa e, stando un po’ attenti a spiegare i termini e le idee soggiacenti, si ha a che fare con un argomento comprensibile e sufficientemente attraente.
Sopra abbiamo dato uno schema di Rom bene utilizzabile. Possiamo riportarlo in un dramma di quattro atti più un prologo e un epilogo.
- Prologo: Paolo presenta il suo vangelo alla comunità di Roma 1,1-17.
- Primo atto: si attesta in maniera dura che il male del peccato e della morte dominava il mondo fino alla venuta di Gesù: 1, 18-3,20.
- Secondo atto: Gesù con il suo sacrificio porta nel mondo la redenzione o liberazione (3,21-31) e fa dono del suo Spirito (5,1-11). Ne sgorga la liberazione dal peccato radicale o originale (5,12-21), dai peccati personali tramite il battesimo (c. 6), dalla tirannia di una impossibile osservanza della legge (c. 7).
- Terzo atto: si stabilisce una nuova vita secondo lo Spirito e la vittoria su ogni paura (c. 8).
- Quarto atto: il popolo di Israele che ha rifiutato Gesù non è stato rifiutato né da lui né da Dio, appartiene al «mistero» della misericordia di Dio (cc.9-11).
- Epilogo: la vita del cristiano nel mondo è una «liturgia», un servizio sacro a Dio nei tanti aspetti della convivenza fraterna (c. 12), verso l’autorità civile (c. 13), nel mutuo rispetto (c. 14). Progetti di Paolo (c. 15), Il coro dei saluti (c. 16).

Una ricerca tematica
– Far emergere nelle Lettere la relazione che Paolo ha con Gesù;
– … e la relazione che ha con i cristiani.
– Discutere e approfondire motivi come salvezza, peccato, Spirito, Chiesa, vita oltre la morte, battesimo, Eucaristia… e ogni altro tema significativo, in particolare la vita come progetto di crescita in Gesù.

ATTUALIZZARE

La conoscenza più approfondita porta a qualche riflessione, decisione, preghiera.
Si intravvede l’impostazione di lectio divina su questo o quel testo.
Ritengo che sia importante un duplice atto:
* mettere insieme, dopo opportuno tempo di riflessione, i pensieri che i giovani esprimono, in modo tale da chiarire, spiegare, suscitare idee nuove, aiutando a cogliere la grande umanità di Paolo, e come per lui seguire Gesù Cristo è diventare più uomini.
Certamente una scoperta sempre più ampia di Gesù nella vita del credente diventa il più grande obiettivo che fa giustizia al pensiero di Paolo e fa del bene a noi;
* il secondo atto si traduce in preghiera, con intenzioni preparate e libere.
Un’utile ricerca è censire la lettura delle Lettere di Paolo nel Lezionario domenicale.
Umanamente parlando forse non ci viene da sperare troppo da questo viaggio nel mondo paolino.
Ma dal punto di vista di Paolo, cioè di Gesù Cristo, sì. Colui che maggiormente annunciò l’azione della grazia nell’anima umana ci conforta a provare a seminare, come lui del resto ha fatto e con notevoli difficoltà, come Gesù stesso ha insegnato nelle sue parabole del seme (Mt 13).
E qualcosa è venuto: noi ad esempio e tanti altri!

APPENDICE

Pensieri e parole di Paolo circa la sua relazione con Gesù

* E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore? «. E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti!».
(At 9,4-5)
* Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco. È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede.
(Rom 1,16-17)
* Giustificati dunque per la fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo; per suo mezzo abbiamo anche ottenuto, mediante la fede, di accedere a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. E non soltanto questo: noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
(Rom 5,1-5)
* Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
(Rom 8,14-17)
* Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
(Rom 8,31-39)
* E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.
(1 Cor 1,22-25)
* Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me.
(1 Cor 15,1-10)
* Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita.
(2 Cor 2,14-16)
* Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore; quanto a noi, siamo i vostri servitori per amore di Gesù. E Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo.
(2 Cor 4,5-6)
* Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.
(2 Cor 4,7-14)
* Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
(2 Cor 12,7-10)
* Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.
(Gal 2,19-20)
* Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è venuto perciò ad annunziare pace a voi che eravate lontani e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.
(Ef 2,14-18)
* So infatti che tutto questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia ardente attesa e speranza che in nulla rimarrò confuso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede, perché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo, con la mia nuova venuta tra voi.
(Fil 1,19-26)
* Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Non però che io abbia già conquistato il premio o sia ormai arrivato alla perfezione; solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo. Fratelli, io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
(Fil 3, 7-14)
* Rendo grazie a colui che mi ha dato la forza, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamandomi al ministero: io che per l’innanzi ero stato un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo senza saperlo, lontano dalla fede; così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù.
Questa parola è sicura e degna di essere da tutti accolta: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori e di questi il primo sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità, a esempio di quanti avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
Al Re dei secoli incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.
(1 Tim 1,12-17)
* Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione. Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato avendo preferito il secolo presente ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Efeso. Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Troade in casa di Carpo e anche i libri, soprattutto le pergamene. Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere; guàrdatene anche tu, perché è stato un accanito avversario della nostra predicazione.
Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Non se ne tenga conto contro di loro. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché per mio mezzo si compisse la proclamazione del messaggio e potessero sentirlo tutti i Gentili: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi salverà per il suo regno eterno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
(2 Tim 4,6-18)