Divenire arca itinerante

IV Domenica di Avvento C

Giancarlo Bruni

mariaiconachiesa

Michea 5, 1-4a; Salmo 79; Ebrei 10, 5-10; Luca 1, 39-45

1. L'attesa qualifica il tempo di avvento, il tendere con attenzione all'evento dell'apparizione senza ombre di «colui che deve venire», il sognato dai profeti, il visto con gli occhi del cuore dal Battista e portato in grembo da Maria. La liturgia della parola fa ripercorrere per intero questo tragitto in modo particolare, in questa quarta domenica, attraverso l'annuncio di Michea e la visitazione di Maria. L'approccio liturgico alla scrittura di Michea, in sintonia con Matteo (2, 6) e con Giovanni (7,42), è chiaramente cristologico. Dalla città di Davide, la piccola – la «minima» –, la feconda Betlemme di Efrata, in obbedienza al Dio che sceglie ciò che non conta agli occhi del mondo per le sue grandi opere, nascerà il Messia. Proprio da quel luogo e nel tempo noto a Dio, quello in cui «colei che deve partorire, partorirà».
Una partoriente, secondo la lettura cristiana, essa stessa al pari del luogo piccola – minima – umile secondo lo scritto: «Su chi volgerò lo sguardo? Sull'umile e su chi ha lo spirito contrito e su chi teme la mia parola» (Isaia 66, 2; cf. Luca 1, 38.48). In Betlemme, villaggio umile, e da Maria, donna umile, nascerà il Messia mite e umile (Matteo 11, 29).

2. Il Vangelo, costruito sulla falsariga di 2Samuele 6 e di Luca 10, si sofferma poi su Maria e la presenta come arca itinerante che porta la Presenza che contiene in sé, il cui nome è "pace", all'Israele giusto e profeta rappresentato da Elisabetta e da Giovanni, così come lo farà trovare alle genti, i magi (Matteo 2, 1-12). Un viaggiare, questo della proclamata «benedetta» e «beata» perché «ha creduto all'adempimento delle parole del Signore», che arreca esultanza e gioia perché il frutto del suo grembo è «colui che deve venire», l'atteso quale buona notizia di Dio per ogni creatura. E in Elisabetta e Giovanni tutto Israele e il mondo intero danzano attorno all'arca dell'alleanza come già Davide (2Samuele 6, 16) e Dio attorno a Sion amata.

3. E Maria diventa l'icona della chiesa, di ogni comunità e di ogni persona, chiamati, nella loro piccolezza – umiltà –, a divenire luogo – arca, stalla – in cui il Mite e l'Umile trova accoglienza e attraverso cui nasce al mondo quale perdono, sapienza e pane di vita di Dio. Una nascita attraverso il volto, la parola e il gesto che fa di ciascuno Betlemme e Maria. L'atteso, quale datore di senso compiuto all'esistere, attende il nostro sì per esistere, per farsi visita nella compagnia degli uomini che ci attendono quali portatori di una buona notizia, Cristo, sole che viene a generare amici a Dio, all'uomo e alla natura, un'amicizia che neppure la morte può interrompere.

(Il suonatore di flauto, Servitium 2012, pp. 18-19)