Una pastorale giovanile
di qualità

Un appello a crescere nella capacità di accompagnare i giovani

Rossano Sala

(NPG 2018-03-02)


Nell’editoriale di marzo dello scorso anno abbiamo incominciato a rilanciare l’idea di “pastorale giovanile vocazionale”[1]. Ciò è partito dalla nuova grammatica proposta in vari passaggi del Documento preparatorio per il prossimo Sinodo, che ci chiede in sintesi di qualificare la nostra pastorale giovanile e di allargare la nostra pastorale vocazionale, creando un’unità sinfonica in vista di un beneficio reciproco.
Il pensiero e la proposta, che evidentemente ci provocano, vanno approfonditi e pensati a dovere e non lasciati cadere. È facile essere tentati di ritornare velocemente alla consueta separazione, sia teorica che pratica, tra pastorale giovanile e pastorale vocazionale. Sia nella teoria che nella prassi abbiamo invece molto da camminare.
Nella teoria perché è davvero difficile trovare un modello di pastorale giovanile animato da un nucleo vocazionale generativo. Riconoscere che l’istanza vocazionale è culmine e fonte della pastorale giovanile non è nel DNA di molti pensatori di pastorale giovanile. Tutti parlano di promozione umana, molti approfondiscono il tema dell’evangelizzazione dei giovani, altri tematizzano molto bene il necessario protagonismo giovanile, altri ancora sono preoccupati dei contenuti della fede e delle regole morali. Pochi mettono a fuoco il compito della pastorale giovanile radicandola in una teologia della vocazione che si preoccupa prima di tutto di pensare all’essere del giovane, alla sua identità di amato e chiamato da Dio, alla necessità di prendere in mano la sua vita nell’ottica di una risposta amorevole e generosa ad un Dio che lo ama e quindi lo chiama personalmente alla vita e alla missione. Un Dio che offre la direzione decisiva della vita proprio perché nell’incontro dona un nome specifico e con esso una missione singolare.

 

Alessandra Mastrodonato
Marianna Pacucci
Vito Orlando

Cari giovani,

adulti, educatori

L'EDUCAZIONE

CI SALVERÀ

LAS 2018 – pp. 188 – E 12,00

1303
Sommario

L'ARTE DELLA RESISTENZA
Lettera alla mia generazione (Mastrodonato)
L'ARTE DEL GENERARE E RIGENERARE
Lettera agli adulti sull'adultità (Pacunni)
FINCHÉ VITA NON CI SEPARI
Lettera agli educatori sulla vocazione educativa (Orlando)

Le tre lettere intendono stimolare attenzione e disponibilità per generare un nuovo protagonismo nell'educazione, sia riferita al percorso e alla consapevolezza personale che a compiti di responsabilità e solidarietà a cui siamo chiamati. Esse sono rivolte a tutti i giovani e agli adulti che scelgono l'impegno di educare e autoeducarsi, che rifiutano un'esistenza espropriata della ricerca di un senso, una direzione di marcia, una meta, che possano dare valore al tempo e allo spazio della quotidianità, alle esperienze e alle relazioni ordinarie, per la realizzazione di un "nuovo umanesimo" solidale.

 

Segnalazione

LaFedeCuorediTutto

San Paolo 2018 - pp.224 - € 15,00

 

Indice

1 “Come voi credo in Gesù Cristo”
“Come voi credo in Gesù Cristo”
Voglio parlarvi da persona a persone
Non bevete “frullato di fede”
La fede è una fiamma da condividere
Dove io vedo Dio
Perché la paura di testimoniare la propria fede?
Chiamati a un destino eterno
Come immagina l’eternità?
La speranza più alta
“Come possiamo vedere la mano di Dio nelle tragedie della vita?”
“Dov’è Dio, se nel mondo c’è il male?”

2 “Metti fede”
Condividere la fede e la gioia dell’incontro con Cristo
Conoscere Gesù è aprire la porta alla speranza
A volte razionalizziamo troppo la fede
Testimoniare la fede
Come spiegare perché la fede è importante
Come ha fatto a non perdere mai la fede tra gli alti e bassi della vita?

3 “Varcare la soglia della fede”
Invitati a varcare la soglia della fede…
Un cammino che dura tutta la vita
Il nostro Dio è un Dio delle parole, dei gesti, dei silenzi
Fede e le sfide morali 
 
4 Gesù vuole incontrarci, lasciarsi “vedere” da noi
Chiamati ad una relazione intima con il Padre
Gesù vuole incontrarci, lasciarsi “vedere” da noi
Nel suo battesimo Gesù condivide la nostra condizione umana
Gesù non è un’illusione
Accolti da Gesù per accogliere
“Fidatevi di Cristo, ascoltatelo, seguitene le orme”
Gesù vi accompagna
Il nostro Dio è un Dio delle parole, dei gesti, dei silenzi
“Vivere con passione la sequela di Gesù”
La speranza è Gesù Cristo

5 L’incontro più sorprendente
Non abbiate paura di aprirvi all’incontro con Cristo
L’incontro con Gesù Cristo avviene nella vita di tutti i giorni
Tre ostacoli all’incontro con Gesù
Avete incontrato lo sguardo di Gesù?
Nell’incontro Gesù troviamo pace, gioia, stupore
Fare memoria per scoprire la profondità dell’incontro eucaristico
L’incontro con Dio è una grazia
Nel suo battesimo Gesù condivide la condizione umana di Gesù

6 La Croce, via della speranza e del futuro
Nella croce di Cristo c’è tutto l’amore di Dio
Dov’è Dio, se nel mondo c’è il male?
La Croce è un amore concreto per una vita concreta

7 Fidatevi di Gesù
Con Simone sulla riva del lago di Galilea
Fidatevi di Cristo, ascoltatelo, seguitelo

8 Maria è la nostra Madre
“Un cristiano senza la Madonna è orfano”
Maria ci aiuta a riconoscere la voce di Gesù
Maria ci insegni seguire Gesù
Maria, madre della bellezza, della bontà, della verità
“Maria ci è sempre vicino e ci porta a Gesù”
Il Magnificat, “canto di chi vive le Beatitudini” dei poveri
Maria ci indica “l’amore più grande”
Cercare la mano della mamma
Pregare la nostra Madre
“Il mistero evangelico della Visitazione”
Maria aiuto nel cammino lungo la strada della vita
Maria nel nostro cammino di fede

9 La fede, un dono ricevuto da altri
La fede, l’abbiano ricevuta da altri
Giovani con ali e giovani con radici
La fede: una risposta d’amore

10 Il Vangelo nel cuore e nella mani
La Parola del Signore riempie le reti
Due domande, unica risposta: il Vangelo
Il Vangelo ci propone tre linguaggi
Fate l’esperienza di ascoltare attentamente il Vangelo
“Il cuore del Vangelo è l’annuncio ai poveri”
Il Vangelo di Cristo, Via, Verità e Vita
Come si può arrivare a essere sicuri e costanti nella fede

11 I poveri sono per noi come maestri
Il cuore del Vangelo
Aver cura per i poveri
Quali parole per chi non ha vissuto l’amore nelle proprie famiglie?
Beati quelli che sono poveri in spirito… (Mt 5,3)
Dio dona ai poveri il suo regno (Mt 5,3)
Questa è la pazzia della fede

12 Pregate “come un figlio con il Padre”
Come prega Lei, nella sua veste di Pontefice, e perché prega?
La preghiera è per me sempre una preghiera “memoriosa”
Pregate a favore e non contro!
Domandare un cuore libero…
Perché le divisioni, le lotte?
Lottare con il desiderio e la preghiera
Il dolore, la guerra che vivono tanti giovani, non sono più una cosa anonima

13 “Fede e servizio non si possono separare”
Trama e ordito, fede e servizio
“Diventate protagonisti nel servizio”
Andate senza paura, cantate il canto nuovo del servire

14 Siate viandanti della fede
Il cristianesimo è un cammino di fede
I giovani, viandanti della fede
Siate viandanti della fede
Gesù, il Signore del rischio
“Gesù si è fatto nostro compagno di viaggio”
Un messaggio per tutti: cercare di essere autentici
Perché la paura di testimoniare la propria fede?
Camminare sempre per sviluppare la capacità annuncio della fede
Il vestito della prima comunione non serve più alla gioventù
Camminiamo verso l’eternità

Per concludere, una domanda:
“Dov’è il tuo tesoro?”

 

Segnalazione

soldavini

Paoline 2018 - pp. 200 - E 16,00

La gioia è come una freccia potente che trasfigura il cuore della persona, si diffonde in tutto l’essere e si spande.
Quando mette radici nel cuore, tutto muta e tutto trasforma.
La persona che ne è abitata è riconoscibile attraverso il suo sguardo, le sue parole e le sue azioni, perché ha in sé una forza travolgente.
Si può essere ricolmi di gioia, ma questa condizione esige disponibilità, partecipazione, lotta, conquista; non sarà sempre facile rimanere nella gioia, ma, decisamente, è alla portata di tutti.
Essa è vita piena nel susseguirsi di ogni istante; possono presentarsi momenti di serenità, di fatica, di pace, di dolore, ma vanno vissuti tutti con amore, che è l’altra faccia della gioia.

 

Segnalazione

Castegnaro

I contenuti: Le nuove generazioni non sono come appaiono agli adulti: sotto la superficie dell’apparente aridità spirituale, sotto la presunta “mancanza di valori” c’è un mondo da portare alla luce. Ricca è infatti la ricerca di spiritualità dei giovani, il loro desiderio di Dio e di vita autentica. Come si fa, allora, a cambiare sguardo su di loro? L’autore di questo libretto ci invita a uscire da un certo pessimismo sui giovani, per cogliere nella giovinezza il potenziale, le tendenze e i valori su cui poter far leva. Dopo una lucida analisi (che parte da una seria ricerca sociologica), ci vengono proposti dieci passi per imparare a cambiare lo sguardo sui giovani: i “consigli” qui avanzati, rivolti a singoli e a istituzioni, riguardano atteggiamenti da assumere piuttosto che azioni da compiere.

I destinatari: Rivolto a educatori, animatori, insegnanti, genitori e presbiteri, a chi vive e lavora con i giovani.

L'Autore: Alessandro Castegnaro, sociologo, è presidente dell’Osservatorio socio-religioso triveneto e membro del Consiglio scientifico della sezione “Sociologia della religione” dell’Associazione italiana di sociologia. Insegna sociologia e religione presso la Facoltà teologica del Triveneto.

Edizioni Qiqajon Bose - pp. 127 - € 13,00

Sommario

PREMESSA

UN QUADRO INTERPRETATIVO
Alcune evidenze di ricerca
Una lettura troppo pessimistica
Giovani alla ricerca di sé
Un compito rischioso e impegnativo
Individualismo e individuazione
“Chi sono io?” e “Per chi sono io?”.
Due domande alternative?
La fine del cattolicesimo per inerzia
La nuova domanda religiosa
Religione in standby
La nuova terra di mezzo del credere

CAMBIARE LO SGUARDO, IN DIECI PUNTI
1. Accettare il fatto di non capire
2. Comprendere i valori in gioco
3. Dare fiducia, rallegrarci della loro presenza, avere occhi per i dinamismi dello spirito
4. Guardare alle persone come storie
5. Sostenere la ricerca della vita buona
6. Accettare di lasciarsi cambiare dai giovani
7. Tenere a bada l’io giudicante, creare il clima adatto
8. Favorire il protagonismo dei giovani
9. Generare con i giovani parole di salvezza
10. Porre al centro l’interesse per la vita dei giovani
Un epilogo letterario

 

In memoriam

Davanti a Dio

Jean D'Ormesson

Parigi, 16 giugno 1925 – Neuilly-sur-Seine, 5 dicembre 2017

sole-luce

Verrà molto presto il momento in cui mi troverò di fronte a Dio.
In cui mi troverò di fronte a Dio... Per noi poveri viventi in queste parole incerte tutto è soggetto a cauzione e a dubbio. Quando mi troverò di fronte a Dio probabilmente non ci sarà più assolutamente niente. Non ci sarà più il tempo. E a capire che non c'è niente io non ci sarò più. E forse non ci sarà nemmeno Dio.

Io non lo so se Dio esiste. Dio, o la natura, mi ha rifiutato il dono della fede. Chi sono io per rispondere con un sì o con un no a una domanda più grande di noi? Dio, o la natura, non mi ha permesso di decidere su un segreto e su un mistero così remoti al di sopra di me. Nel dubbio che mi assilla e spesso mi sommerge brilla tuttavia la speranza. Unamuno dice, non ricordo più dove, che credere a Dio forse consiste nello sperare che esista. Allora, sì, credo in Dio. Perché spero che esista.
Quando comparirò di fronte a quel Dio a cui devo tutto – la mia vita, le mie gioie, le mie pene, l'universo che mi circonda, il sole sul mare, la mia allegria che era viva e i miei dubbi che erano crudeli – mi getterò ai suoi piedi e gli dirò:
«Signore, perdonami. Ti ho tradito molto. Sono stato indegno della grandezza e della fiducia che mi avevi accordato poiché, nella tua bontà, mi hai dato la vita e mi hai lasciato libero di scegliere. La mia mediocrità la disprezzo con forza, ma purtroppo un po' tardi. Non sono stato né un eroe, né un martire, né un santo. Mi sono occupato di me molto più che di coloro che mi avevi affidato come fratelli. Sono stato indegno delle promesse che mi avevi elargito. Ho ricevuto molto più di quanto abbia mai dato. Ho ceduto troppo alla pigrizia, alla vanità, all'indifferenza nei confronti del prossimo, al gusto del guadagno, al delirio di voler essere sempre primo tra i primi. Ho vissuto nel tumulto e nell'agitazione. Ho cercato la felicità e troppo spesso il piacere.
Tu lo sai, mio Dio. Ho amato le baie, il tuo mare che ricomincia all'infinito, il tuo Sole che era diventato mio, molte tue creature, le parole, i libri, gli asini, il miele, gli applausi di cui provavo vergogna, ma che coltivavo. Ho amato tutto ciò che passa. Ma ciò che ho amato soprattutto sei tu, che non passi. Ho sempre saputo di essere meno di niente sotto lo sguardo della tua eternità e che sarebbe venuto il giorno in cui sarei comparso di fronte a te per essere finalmente giudicato. E ho sempre sperato che la tua eternità di mistero e di angoscia fosse anche e soprattutto un'eternità di perdono e d'amore.
Non ho fatto quasi nulla del tempo che mi hai prestato e poi ti sei ripreso. Ma, in maniera maldestra e ignorante, dal fondo del mio abisso non ho mai smesso di cercare la via, la verità e la vita».

(Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella, Neri Pozza 2017, pp. 370-371)

12624

 

cop

Molti giovani nati in Italia da genitori immigrati o cresciuti fin da piccoli nel nostro Paese documentano la presenza di una nuova e consistente realtà sociale, che ha come "cifra" quella di coniugare in modo creativo e dinamico la cultura italiana che incontrano a scuola e nei vari ambiti della società con la tradizione delle terre di cui sono originari. Come tutti i giovani, al di là della loro nazionalità, non si accontentano di una trasmissione meccanica di valori ereditati dal passato o desunti dalla società in cui vivono, vogliono verificare se e come quello che viene loro proposto è utile per vivere il presente.
La loro identità non è statica e immutabile, ma si costituisce in un rapporto aperto e dinamico con la realtà, caratterizzato dalla disponibilità a considerare "l'altro" come qualcosa di necessario al compimento del proprio "io". Così nasce e si sviluppa una "identità arricchita", capace di crescere e maturare nell'incontro con altre identità, in un rapporto di reciprocità. Sta qui il fondamento di quella "cultura dell'incontro" più volte evocata anche da Papa Francesco come antidoto alla "globalizzazione dell'indifferenza" che mina le basi della convivenza.
Le nuove generazioni sono una realtà che induce a considerare l'Italia multietnica come una risorsa che può arricchire la società, e nello stesso tempo rappresentano una sfida con cui misurarsi, perché rilanciano le domande su cosa significhi oggi essere italiani al di là dei legami di sangue e dell'appartenenza alla medesima etnia, sul fondamento del patto di cittadinanza, sul senso di una identità nazionale, su come sia possibile ritrovarsi uniti in una società dove convivono culture differenti.

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