Dio prepara, vede

e chiama

III Domenica del tempo ordinario B

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

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1,14-20 Gesù, il Vangelo, al centro [1]

Mettere al centro Gesù
Il tempo liturgico che abbiamo appena vissuto aveva al centro l’attesa di Gesù e poi la venuta di Gesù: la nascita e i misteri della nascita fino al battesimo. Oggi incomincia un nuovo tempo liturgico e la Chiesa ci fa vedere al centro di questo inizio anche Gesù. Dunque il centro della liturgia di oggi è Gesù: Gesù come la prima e l’ultima parola del Padre. Infatti Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo: Gesù il Figlio, il Salvatore, il Signore, lui è il Signore dell’universo.
È stato un lungo cammino affinché arrivasse questo momento della manifestazione di Gesù che abbiamo celebrato nel tempo di Natale. Egli continua a essere il centro della vita cristiana: Gesù Cristo, Figlio del Padre, Salvatore del mondo. Non ce n’è un altro, è l’unico. È questo il centro della nostra vita: Gesù Cristo che si manifesta, si fa vedere, e noi siamo invitati a conoscerlo, a riconoscerlo nella vita, nelle tante circostanze della vita.

 

Il Regno di Dio

è vicino... (Mc 1,14)

a cura di Franco Galeone *

Duccio di Buoninsegna

La domenica di “Gesù, che invita a convertirsi e a credere al vangelo”

1. Dopo il battesimo nel Giordano, Gesù si reca in Galilea, dove annuncia il vangelo di Dio. Quattro sono i temi del suo annuncio: due riguardano la proposta del Signore (il tempo è compiuto, il regno è già in mezzo a noi), e due riguardano la risposta degli uomini (convertitevi, credete al vangelo). Quel regno di Dio, che i profeti avevano annunciato, ora è tra noi; è finito il tempo dell’attesa, inizia quello della realizzazione. Nessuno può più ignorare gli inviti alla conversione, che partono già dall’Antico Testamento (I lettura). Si tratta di appelli urgenti, perché il tempo si fa breve, sempre più breve.

Il vangelo di Marco
2. A partire da questa domenica ascolteremo il vangelo di Marco; per questo cerchiamo di presentare, in rapida sintesi, le caratteristiche maggiori di questo evangelista. Il vangelo di Marco fu il primo ad essere composto (70 d.C.); amico, segretario, compagno di Pietro, Marco è uno scrittore semplice ed elementare; le frasi sono brevi e collegate con “e”, ma vivaci e pittoresche: il suo è il vangelo più breve: appena 11.229 parole greche, rispetto alle 19.404 di Luca e le 18.278 di Matteo; perciò Agostino lo chiama “il divino abbreviatore”. Brevità e semplicità, ma con un progetto teologico: usando un’immagine, dalla oscurità alla luce; possiamo dire che Marco ci conduce prima sulla soglia di una basilica, in cui si intravede alla lontana il volto di Gesù nell’abside; poi, avanzando sempre più, quel volto diventa più chiaro: nei capitoli 1-8, Gesù raccomanda il silenzio sulla sua persona (il segreto messianico); nei capitoli 8-15 inizia la rivelazione, che culmina nella confessione di Pietro: “Tu sei il messia”; dal capitolo 15 in poi abbiamo la rivelazione conclusiva: “Veramente quest’uomo è Figlio di Dio”.

 

In memoriam

Davanti a Dio

Jean D'Ormesson

Parigi, 16 giugno 1925 – Neuilly-sur-Seine, 5 dicembre 2017

sole-luce

Verrà molto presto il momento in cui mi troverò di fronte a Dio.
In cui mi troverò di fronte a Dio... Per noi poveri viventi in queste parole incerte tutto è soggetto a cauzione e a dubbio. Quando mi troverò di fronte a Dio probabilmente non ci sarà più assolutamente niente. Non ci sarà più il tempo. E a capire che non c'è niente io non ci sarò più. E forse non ci sarà nemmeno Dio.

Io non lo so se Dio esiste. Dio, o la natura, mi ha rifiutato il dono della fede. Chi sono io per rispondere con un sì o con un no a una domanda più grande di noi? Dio, o la natura, non mi ha permesso di decidere su un segreto e su un mistero così remoti al di sopra di me. Nel dubbio che mi assilla e spesso mi sommerge brilla tuttavia la speranza. Unamuno dice, non ricordo più dove, che credere a Dio forse consiste nello sperare che esista. Allora, sì, credo in Dio. Perché spero che esista.
Quando comparirò di fronte a quel Dio a cui devo tutto – la mia vita, le mie gioie, le mie pene, l'universo che mi circonda, il sole sul mare, la mia allegria che era viva e i miei dubbi che erano crudeli – mi getterò ai suoi piedi e gli dirò:
«Signore, perdonami. Ti ho tradito molto. Sono stato indegno della grandezza e della fiducia che mi avevi accordato poiché, nella tua bontà, mi hai dato la vita e mi hai lasciato libero di scegliere. La mia mediocrità la disprezzo con forza, ma purtroppo un po' tardi. Non sono stato né un eroe, né un martire, né un santo. Mi sono occupato di me molto più che di coloro che mi avevi affidato come fratelli. Sono stato indegno delle promesse che mi avevi elargito. Ho ricevuto molto più di quanto abbia mai dato. Ho ceduto troppo alla pigrizia, alla vanità, all'indifferenza nei confronti del prossimo, al gusto del guadagno, al delirio di voler essere sempre primo tra i primi. Ho vissuto nel tumulto e nell'agitazione. Ho cercato la felicità e troppo spesso il piacere.
Tu lo sai, mio Dio. Ho amato le baie, il tuo mare che ricomincia all'infinito, il tuo Sole che era diventato mio, molte tue creature, le parole, i libri, gli asini, il miele, gli applausi di cui provavo vergogna, ma che coltivavo. Ho amato tutto ciò che passa. Ma ciò che ho amato soprattutto sei tu, che non passi. Ho sempre saputo di essere meno di niente sotto lo sguardo della tua eternità e che sarebbe venuto il giorno in cui sarei comparso di fronte a te per essere finalmente giudicato. E ho sempre sperato che la tua eternità di mistero e di angoscia fosse anche e soprattutto un'eternità di perdono e d'amore.
Non ho fatto quasi nulla del tempo che mi hai prestato e poi ti sei ripreso. Ma, in maniera maldestra e ignorante, dal fondo del mio abisso non ho mai smesso di cercare la via, la verità e la vita».

(Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella, Neri Pozza 2017, pp. 370-371)

12624

 

cop lavoro dopo studi

 

Presentazione

Le entrate previste nelle imprese italiane nel 2017

Le opportunità di lavoro per i diplomati

Le opportunità di lavoro per i laureati

... e per concludere... Gli introvabili

(qui il testo pdf)

 

 

 

cop

Molti giovani nati in Italia da genitori immigrati o cresciuti fin da piccoli nel nostro Paese documentano la presenza di una nuova e consistente realtà sociale, che ha come "cifra" quella di coniugare in modo creativo e dinamico la cultura italiana che incontrano a scuola e nei vari ambiti della società con la tradizione delle terre di cui sono originari. Come tutti i giovani, al di là della loro nazionalità, non si accontentano di una trasmissione meccanica di valori ereditati dal passato o desunti dalla società in cui vivono, vogliono verificare se e come quello che viene loro proposto è utile per vivere il presente.
La loro identità non è statica e immutabile, ma si costituisce in un rapporto aperto e dinamico con la realtà, caratterizzato dalla disponibilità a considerare "l'altro" come qualcosa di necessario al compimento del proprio "io". Così nasce e si sviluppa una "identità arricchita", capace di crescere e maturare nell'incontro con altre identità, in un rapporto di reciprocità. Sta qui il fondamento di quella "cultura dell'incontro" più volte evocata anche da Papa Francesco come antidoto alla "globalizzazione dell'indifferenza" che mina le basi della convivenza.
Le nuove generazioni sono una realtà che induce a considerare l'Italia multietnica come una risorsa che può arricchire la società, e nello stesso tempo rappresentano una sfida con cui misurarsi, perché rilanciano le domande su cosa significhi oggi essere italiani al di là dei legami di sangue e dell'appartenenza alla medesima etnia, sul fondamento del patto di cittadinanza, sul senso di una identità nazionale, su come sia possibile ritrovarsi uniti in una società dove convivono culture differenti.

(testo pdf)

 

Volti e situazioni

di vulnerabilità giovanile:

dal disagio manifesto

ai diritti negati

Rapporto Caritas 2017

 Cop Rapporto Caritas2017

(estratto pdf)

1. Il divario generazionale
2. La mobilità sociale
3. Abbandono scolastico, dispersione e povertà educativa
4. La disoccupazione
5. Neet, senza lavoro e senza studio
6. Il diritto all’abitare
7. Il doppio svantaggio dei giovani stranieri
8. Rifugiati e richiedenti asilo di nuova generazione
9. Vecchie e nuove dipendenze

 

Il silenzio e la fede

Max Picard

 silenzio

I
Un intimo rapporto lega il silenzio e la fede. La sfera della fede e la sfera del silenzio s'implicano a vicenda. Il silenzio è la base naturale sulla quale si dispiega la dimensione sovrannaturale della fede.
Un Dío si è fatto uomo per amore dell'uomo: questo evento è talmente enorme e contrario ad ogni esperienza della ragione o ad ogni visione dell'occhio che l'uomo non riesce a rispondervi con la parola. Uno strato di silenzio sí posa quasi spontaneamente tra questo evento eccezionale e l'uomo e in questo silenzio l'uomo si avvicina a quell'altro silenzio che circonda Dio. È nel silenzio che in primo luogo s'incontrano l'uomo e il mistero, ma la parola che nasce da questo silenzio è originaria come la prima parola che non ha ancora mai detto alcunché; per questo è capace di parlare del mistero.

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