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udite al Sinodo sui giovani

Jonathan Lewis

Giovane uditore al Sinodo

Jonathan
Per un mese mi sono seduto appollaiato su in alto nelle poltrone rosso-sangue (-da-naso!) dell'aula sinodale riservata agli uditori, o partecipanti laici, del Sinodo su "I giovani, la fede e il discernimento vocazionale". Esse davano proprio su Papa Francesco e sulle centinaia di vescovi, sacerdoti e laici che hanno partecipato al Sinodo. Ogni giorno ci siamo seduti per ore ad ascoltare interventi di quattro minuti, uno per ogni persona nella sala.
Mentre l'équipe di lavoro del Sinodo ha incorporato molte di queste idee nel documento finale, io ho voluto condividere alcune frasi udite che ho scarabocchiato sul mio taccuino. Tali "citazioni" sono qui ora condivise in forma anonima, poiché ci è stato chiesto di rispettare la privacy del Sinodo, che Papa Francesco ha descritto come "lo spazio protetto dove agisce lo Spirito Santo".

Ascolto e discernimento
1. Siamo qui per dimostrare che i giovani fanno bene a impegnarsi nella chiesa, e che la chiesa "vale la pena".
2. Abbiamo bisogno di sforzi pratici, non di documenti inutili.
3. Se non sono d'accordo con qualcuno, devo ascoltare più attentamente.
4. Il discernimento non è uno slogan o una tecnica per l'amministrazione, è un atteggiamento e un atto di fede.
5. La Chiesa dev’essere per prima un modello di discernimento prima che i giovani possano fare discernimento nelle proprie vite.
6. Dobbiamo passare da una cura pastorale per i giovani ad una cura pastorale con i giovani.
7. Maggiore partecipazione sinodale nella Chiesa non significa democratizzazione della Chiesa.
8. L'ascolto non mette in pericolo la dottrina; la avvicina e la rende più comprensibile.
9. Abbiamo bisogno di una rivoluzione di tenerezza che educa il cuore. 

I vescovi e la Chiesa
10. Abbiamo paura di vedere le nostre stesse ferite.
11. Le nostre istituzioni hanno bisogno della voce profetica dei giovani.
12. Abbiamo bisogno di conversione istituzionale, perché la maggior parte delle parrocchie non sono adatte ai giovani.
13. I giovani si sono stancati della burocrazia nella chiesa e sono andati altrove, dove hanno accesso.

 

Chiamati a santità

Percorsi in Oratorio verso un’umanità compiuta

Tommaso Castiglioni *

 oratorio 2

1. Educare alla libertà

Nel vangelo di Giovanni Gesù afferma che l’incontro con la verità “farà liberi” (Gv 8,32). Il tema della libertà è particolarmente importante in ogni discorso educativo e sta molto a cuore a ragazzi e ragazze (pre)adolescenti, che sperimentano – a volte in modo drammatico – la bellezza e la fatica di maturare come persone libere. Ma quale definizione possiamo fare di libertà? Tra le tante scegliamo la seguente: la libertà è la capacità di disporre di se stessi nei limiti della situazione presente.
In ogni istante della nostra vita percepiamo sempre con grande evidenza i limiti della situazione. Si tratta di limiti legati al nostro corpo (che banalmente non può essere in due luoghi contemporaneamente), alla nostra storia, alla situazione storica, civile, politica, culturale del presente. Spesso si è tentati di rammaricarci dei nostri limiti, ma è solo grazie ad essi che noi possiamo scegliere liberamente.
Spontaneamente sarebbe tentati di dire che uno è tanto più libero quanti meno condizionamenti possiede. Ma immaginiamo di cercare di camminare sul ghiaccio: l’assenza di attrito (che è un limite oggettivo, dato che consuma le suole delle scarpe) non permette di camminare. Non è allora così vero che l’assenza di limiti rende liberi. O, se per assurdo il locomotore si stufasse di percorrere sempre lo stesso tragitto avanti e indietro e volesse viaggiare sulla strada, abbandonando le rotaie, non rimarrebbe miseramente fermo?

 

Due figure di cristiani

Domenica XXXII del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

Vedova 2

12, 38-41 Due figure di cristiano

Il brano del Vangelo si compone di due parti: una in cui si descrive come non devono essere i seguaci di Cristo; l’altra in cui viene proposto un ideale esemplare di cristiano.

Come non deve essere il cristiano
Cominciamo dalla prima: cosa non dobbiamo fare. Nella prima parte Gesù addebita agli scribi, maestri della legge, tre difetti che si manifestano nel loro stile di vita: superbia, avidità e ipocrisia.
A loro – dice Gesù - piace “ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti” (Mc 12,38-39). Ma sotto apparenze così solenni si nascondono falsità e ingiustizia. Mentre si pavoneggiano in pubblico, usano la loro autorità per “divorare le case delle vedove” (cfr v. 40), che erano considerate, insieme agli orfani e agli stranieri, le persone più indifese e meno protette. Infine, gli scribi “pregano a lungo per farsi vedere” (v. 40).
Anche oggi esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto.

 

L'economia divina

è diversa dalla nostra

Domenica XXXII del T.O. (B)

a cura di Franco Galeone * 

Vedova tempio

1. La liturgia di questa domenica ci presenta due vedove: quella di Sarepta, che rinuncia al suo cibo per aiutare il profeta Elia; e quella del vangelo, che offre i suoi due spiccioli, tutto quanto aveva per vivere. La loro generosità è ancora più nobile, se confrontata con l’atteggiamento dei ricchi, con l’empia regina Izevèl che vive nel lusso, con gli scribi che “divorano le case delle vedove” (12,40). L’antitesi ricchi / poveri serve per annunciare la novità del regno, il capovolgimento che Dio opera nella storia, ma attenzione: non basta essere vedove per andare in paradiso, né essere ricchi per andare all’inferno. Il Signore non guarda lo stato civile, ma lo stato del cuore. Le letture sono per noi un invito a riflettere sui nostri gesti esteriori di carità: “Dare ciò che si è, più che ciò che si ha” è la regola d’oro, che qualifica le nostre relazioni umane e religiose.

 

Ai giovani del mondo

Lettera dei padri sinodali

XV Assemblea Generale Ordinaria
del Sinodo dei Vescovi

bassorilievo
A voi, giovani del mondo, ci rivolgiamo noi padri sinodali, con una parola di speranza, di fiducia, di consolazione. In questi giorni ci siamo riuniti per ascoltare la voce di Gesù, «il Cristo eternamente giovane», e riconoscere in Lui le vostre molte voci, le vostre grida di esultanza, i lamenti, i silenzi.
Sappiamo delle vostre ricerche interiori, delle gioie e delle speranze, dei dolori e delle angosce che costituiscono la vostra inquietudine. Desideriamo che adesso ascoltiate una parola da noi: vogliamo essere collaboratori della vostra gioia affinché le vostre attese si trasformino in ideali. Siamo certi che sarete pronti a impegnarvi con la vostra voglia di vivere, perché i vostri sogni prendano corpo nella vostra esistenza e nella storia umana.
Le nostre debolezze non vi scoraggino, le fragilità e i peccati non siano ostacolo alla vostra fiducia. La Chiesa vi è madre, non vi abbandona, è pronta ad accompagnarvi su strade nuove, sui sentieri di altura ove il vento dello Spirito soffia più forte, spazzando via le nebbie dell’indifferenza, della superficialità, dello scoraggiamento.
Quando il mondo, che Dio ha tanto amato da donargli il suo Figlio Gesù, è ripiegato sulle cose, sul successo immediato, sul piacere e schiaccia i più deboli, voi aiutatelo a rialzarsi e a rivolgere lo sguardo verso l’amore, la bellezza, la verità, la giustizia.
Per un mese abbiamo camminato insieme con alcuni di voi e molti altri legati a noi con la preghiera e l’affetto. Desideriamo continuare ora il cammino in ogni parte della terra ove il Signore Gesù ci invia come discepoli missionari.
La Chiesa e il mondo hanno urgente bisogno del vostro entusiasmo. Fatevi compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita.
Siete il presente, siate il futuro più luminoso.

 

Il Documento finale

del Sinodo

dei/sui giovani

papasinodo

 
Qui il testo

 Logo Sinodo dei giovani

Sinodo / giorno 24


Lettera dei

giovani uditori

a papa Francesco

uditori

Carissimo Papa Francesco,
noi giovani, presenti al Sinodo, vogliamo cogliere questa occasione per esprimerti la nostra gratitudine e la nostra gioia per averci dato lo spazio di fare insieme questo piccolo pezzo di storia. Le idee nuove necessitano di spazio e tu ce l’hai dato. Il mondo di oggi, che presenta a noi giovani opportunità inedite insieme a tante sofferenze, ha bisogno di nuove risposte e di nuove energie d’amore. Ha bisogno di ritrovare la speranza e di vivere la felicità che si prova nel dare più che nel ricevere, lavorando per un mondo migliore.
Noi vogliamo affermare che condividiamo il tuo sogno: una Chiesa in uscita, aperta a tutti soprattutto ai più deboli, una Chiesa ospedale da campo. Siamo già parte attiva di questa Chiesa e vogliamo continuare a impegnarci concretamente per migliorare le nostre città e scuole, il mondo socio-polotico e gli ambienti di lavoro, diffondendo una cultura della pace e della solidarietà e mettendo al centro i poveri, in cui si riconosce Gesù stesso.
Al termine di questo Sinodo desideriamo dirti che siamo con te e con tutti i vescovi della nostra Chiesa, anche nei momenti di difficoltà. Ti preghiamo di continuare il cammino che hai intrapreso e ti promettiamo il nostro pieno sostegno e la nostra preghiera quotidiana.

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3. In homepage un denso articolo sull'Oratorio e i suoi percorsi educativi

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5. Su Streetlib scaricabile a bassissimo costo il pdf arricchito sul Cammino di Santiago, a cura della nostra collaboratrice Maria Rattà, anticipato nel nostro sito

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